Sentenze

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Ha torto chi afferma che un’eventuale sua elezione a sindaco sia illegittima. Lo sostiene Roberto Pizzuti nel trasmettere agli organi di stampa, e agli altri probabili candidati, la sentenza della Corte di Cassazione Civile del 5 giugno 2007 con cui si stabilisce che è «possibile la candidatura di un sindaco al terzo mandato in caso di annullamento delle consultazioni».
roberto pizzuti

Pizzuti è stato eletto primo cittadino due volte, nel 1999 e nel 2002, mentre nella tornata di voto successiva, nel 2005, si è candidato nella lista di Carlo Borsani, ricoprendo, una volta vinte le elezioni, la carica di vicesindaco. Nel suo caso, un’interruzione nella successione dei mandati c’è stata, anche se le ultime elezioni sono state poi annullate.

Pizzuti sostiene che ciò renda possibile una sua nuova elezione a sindaco, proprio in base a quanto stabilito dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione decidendo il caso del candidato sindaco di un comune di Roccasicura (Campobasso) che, dopo aver ricoperto la carica per due volte consecutive, si era candidato per la terza volta; alla candidatura si era opposto un concorrente alla carica sostenendo che il terzo mandato non fosse ammesso dalla legge, e sulla stessa linea si era mosso il comune interessato, impugnando la sentenza della Corte di Appello di Campobasso che aveva dato il via libera alla candidatura in quanto l’ex sindaco si era ricandidato immediatamente dopo che la successiva tornata elettorale (la terza) era stata annullata per mancato raggiungimento del quorum di votanti.

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Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani per il riesame della sentenza di giugno 2007 con cui era stato annullato il voto del maggio 2006.

A San Lucido si voterà perciò ad aprile per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale.

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Ad un avvocato genovese si sono rivolti l’ex sindaco Carlo Borsani e i suoi perché si occupi della rievocatoria della sentenza con cui il Consiglio di Stato, il 26 giugno scorso, ha annullato il voto elettorale di un anno prima, determinando lo scioglimento del consiglio comunale.

Carlo Borsani

Si tratta di un professionista specializzato in questo genere di contenziosi, al quale l’ex maggioranza affida il compito di «difendere i diritti di tutti i cittadini usurpati del loro voto dato secondo coscienza, indipendentemente dal fatto che esso sia andato alla nostra o all’altra parte».

È quanto afferma Borsani, che abbiamo raggiunto telefonicamente. Se potesse, ci dice, questa richiesta di revocatoria la firmerebbe lui, ma «lo farà un cittadino a nome di tutti»: spetterà a lui il compito di difendere le ragioni non soltanto di chi promuove l’appello, ma di tutti i sanlucidani in quanto elettori.

Sostiene infatti il sindaco uscente che «è una questione di diritto dei cittadini che hanno votato e che si sono visti annullare il voto. Una violazione dei diritti per la quale avremmo potuto andare a Strasburgo».

Invece si resta in Italia per dire che «la sentenza contiene a nostro avviso un sacco di incongruenze, basandosi su teoremi matematici inediti e calcoli numerici per così dire avventurosi che non tengono conto dei diritti dei cittadini e dell’espressione di voto, aprendo una questione morale e politica. Il ragionamento fatto ci pare un po’ strano. Crediamo ci sia un palese errore di calcolo, insomma che i conti non tornino. Ma questo è soltanto il fatto più evidente. Per questo l’avvocato sta riesaminando completamente la sentenza, che riteniamo totalmente sbagliata. Finché sul suo contenuto non sarà fatta chiarezza, non si può parlare di elezioni», aggiunge Carlo Borsani. «Se poi dovessero esserci ritardi, non sarebbe certo dipeso da noi. Non è certo mia responsabilità se le motivazioni sono uscite a novembre».

Il riferimento è al timore, espresso qualche giorno fa da Giuseppe Cavaliere, che la richiesta di riesame possa ritardare troppo il ritorno dei sanlucidani alle urne, in base al quale l’ex assessore ha invitato a rinunciare all’iniziativa «per il bene cittadino». Ma Borsani replica: «Il fatto che Cavaliere si inserisca in mezzo a due solo per benedire non serve a niente».

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La battaglia che non c’è in assise va in onda in tribunale. È infatti ancora conflitto aperto tra maggioranza e opposizione uscenti di San Lucido che, se sul piano elettorale sono oramai ex, su quello legale a quanto sembra continuano ad incrociare le spade. E la guerra si combatte ancora sul campo del Progetto Ribaltone.

Chi credeva che la saga sul ricorso della minoranza per l’annullamento delle operazioni di voto del maggio 2006, giunto a buon fine con la sentenza favorevole del Consiglio di Stato del 26 giugno scorso, fosse giunta a conclusione quel giorno, probabilmente dovrà ricredersi.

carlo borsani

All’atto primo e secondo (presso il Tar e il CdS), potrebbe seguire il Progetto Ribaltone atto terzo. Infatti sarebbe intenzione della maggioranza uscente, con l’ex sindaco Carlo Borsani in testa, riaprire il caso ed opporsi proprio oggi alla sentenza del CdS che l’ha mandata a casa.

Esistono buoni margini di probabilità che entro il 7 gennaio 2008, cioè non oltre i sessanta giorni dalla pubblicazione della decisione del CdS, Borsani e company richiedano il riesame. Una mossa questa che era stata caldeggiata dal legale che ha seguito la maggioranza sia al Tar sia al CdS.

L’avvocato Francesco Perri, da noi sentito, aveva infatti manifestato, sulle colonne di Calabria Ora, forti perplessità sulle motivazioni che hanno indotto il collegio dei giudici della quinta sezione del CdS a disporre l’annullamento del voto di maggio, sostenendo persino ci fossero «tutti gli estremi per una revocatoria» della sentenza. A quanto pare, Borsani e i suoi devono aver valutato attentamente il suo parere, tanto da presentare l’istanza di riesame.

Se ciò dovesse trovare conferma nei fatti, le conseguenze per la minoranza di Progetto San Lucido sarebbero almeno due: dovrebbe organizzare l’ennesima colletta per pagare l’avvocato, che finora è stato Oreste Morcavallo; potrebbe vedere fallire il Progetto Ribaltone.

Intanto però un lungo periodo di commissariamento avrebbe già fatto il suo corso. Che, per una minoranza che ha sostenuto: «Meglio il commissario che quella giunta», non sarebbe neppure tanto male.

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«Il riesame? Sì, ma solo se ad aprile sarà campagna elettorale». Giuseppe Cavaliere, ex assessore della giunta Borsani ma distante più che mai da questa come dall’opposizione, commenta così la possibile istanza di ricorso della maggioranza uscente.
Giuseppe Cavaliere

«Se questa può garantire che il riesame si concluderà in tempo per poter votare a maggio, va bene; ma se così non è, non commetta l’errore che ha già fatto la minoranza: quello di scegliere strade penalizzanti per la cittadinanza», dichiara Cavaliere.

A suo parere, se da una parte l’ex maggioranza non fa altro che reagire alle iniziative avversarie in un ping-pong infinito di ricorsi, dall’altra si mette sullo stesso piano di una minoranza che non ha saputo incassare la sconfitta e che «ha presentato un ricorso (basato su certificati medici che essa stessa, per la maggior parte, ha fatto) del quale si poteva benissimo fare a meno e che personalmente non ho mai condiviso, infischiandosene della cittadinanza. Borsani non faccia lo stesso errore».

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I quattro condannati per omicidio colposo ricorrono alla Corte d’Appello

SAN LUCIDO. Ricorso in appello. Consultati i rispettivi avvocati difensori, sarà quasi certamente in questa direzione che muoveranno i quattro sanlucidani condannati due giorni fa per il reato di omicidio colposo. Che intanto si dicono “scossi” dall’inaspettata sentenza sfavorevole.

Il processo si era aperto in seguito ad un’inchiesta penale su sette indagati avviata dopo i fatti del 25 luglio 2003.

Quel brutto giorno, Antonio Magnone, nel tentativo di spostarsi lungo i ponteggi allestiti all’esterno del fabbricato per lavori di recupero strutturale, scivolò sulla vernice fresca, precipitando dai 7 metri e 70 dell’impalcatura. Lo sventurato operaio morì sul colpo a causa delle gravissime lesioni riportate.

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