Rifondazione comunista

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Le forze d’opposizione in cerca dell’unità. I loro rappresentanti si sono incontrati per mettere a punto un nuovo soggetto politico, un contenitore di tutti (o quasi) i partiti e i movimenti collocati in minoranza. Alle prime riunioni hanno partecipato consiglieri comunali, segretari di partito, coordinatori di circoli e movimenti ed esponenti politici.

L’iniziativa nasce da Franco Nunziata, che se n’è fatto promotore in base alla convinzione che «per dar vita ad un’opposizione più forte e spazzare via un’amministrazione non adeguata alle vere esigenze del paese, occorre creare una coalizione amministrativa di larga convergenza». Da qui la decisione del suo gruppo di uscire dalla compagine Progetto Democratico, che aveva candidato a sindaco Mario Amendola, per fondare un nuovo assembramento di forze, superando gli steccati dell’alleanza elettorale – stretta due anni addietro – e pure le appartenenze di partito, per suggellare intese più ampie in vista del prossimo appuntamento col voto.

Ma proprio in considerazione della divergenza d’idee tra le forze rappresentate è arrivato il no di Rifondazione comunista, che ha deciso di non entrare nel nuovo raggruppamento, ribadendo la propria appartenenza a Progetto Democratico, che «esiste e lavora», sottolinea il segretario Gianluca Veltri. «Andiamo avanti come fatto finora».

Nella prossima settimana dovrebbero definirsi le adesioni. Fatto ciò, il nuovo organismo si metterà al lavoro per un’opposizione incisiva alla maggioranza Staffa.

Maria Francesca Calvano – “Gazzetta del Sud”, 25.06.2010

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Ascoltando il disordinato intervento del segretario locale di Rifondazione comunista, Gianluca Veltri, in occasione dell’incontro tra amministratori e giovani che si è tenuto il 23 ottobre nella sala polifuzionale, si ha l’inquietante impressione di trovarsi di fronte non il giovane quale egli è, bensì i meno giovani che sembra rappresentare.

In pieno lancio della Consulta giovanile (costituita tramite atto del consiglio comunale e sogno di quel primo nucleo di ragazzi che, sotto la guida di Floriana Chiappetta, ha steso il programma amministrativo dei giovani che ha poi arricchito la proposta elettorale della lista Staffa), Veltri ha sostenuto in buona sostanza che tutto ruota intorno alla politica. E tale affermazione avrebbe forse incontrato il favore unanime degli astanti se non fosse stato per il fatto che col termine “politica” Veltri ha inteso indicare non l’impegno finalizzato al bene collettivo, ma la militanza nelle fila di un partito. Insomma l’equivalenza, per il segretario, è: politica uguale partito.

I giovani riunitisi per dare avvio ad un progetto che vuole raccoglierli tutti sotto un’unica bandiera rappresentata dall’attaccamento al proprio paese, si sono sentiti dire, in parole povere, che questo progetto non va bene, che non basta. Che dovrebbero fare qualcosa di più «serio». Qualcosa che, guarda caso, corrisponde all’adesione ad un partito politico. Magari al suo, a quello di Veltri, che, attualmente, per sua ammissione è a corto di giovani. Il segretario ha perciò tutto l’interesse ad ingrossarne le fila.

«C’è stato un periodo di allontanamento dei ragazzi – ha detto il segretario, prendendo la parola nel corso dell’incontro. Il mio è un piccolo partito oggi, bisogna dirlo, con la presenza di pochi giovani, ma che si confrontano e parlano di problemi che affliggono il nostro paese e sarei contento se pure i ragazzi che vedo qua si avvicinassero alla politica in modo più serio». Stupisce che nessuno dei giovani presenti abbia preso la parola per dichiarare la propria indignazione dinanzi alle affermazioni con cui un segretario di partito giovane, giovanissimo (di anni, ce lo ha ricordato con una nota recente, ne ha 27) dichiarava poco seria la stessa iniziativa che in quella sede si stava lanciando.

Ma se il silenzio di giovani poco avvezzi a parlare in pubblico può essere comprensibile, lo è meno quello del presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco, che ha aperto l’incontro e lanciato l’iniziativa: ci si sarebbe aspettati che ne difendesse la serietà. Così non è stato. Dunque Veltri ha continuato col suo sussultante discorso, sostenendo, in poche parole, che per fare politica bisogna «studiare» e che i giovani sanlucidani disconoscono i grandi problemi d’attualità. Moramarco gli ha fornito l’assist quando, in perfetto stile da interrogazione scolastica, ha chiesto ad uno dei giovani presenti cosa sapesse per esempio della riforma Gelmini. Data l’imprecisa risposta del ragazzo, ch’era convinto di partecipare alla prima riunione di una consulta e che invece si è ritrovato a rischiare un quattro sul registro del professore, Veltri ha potuto tenere una lezione, purtroppo non meno approssimativa, sull’argomento. Lezione terminata affermando che il giovane «non lo sa per cosa sta protestando».

Riassumendo, un gruppo di giovani senza tessera è un gruppo poco serio e all’oscuro dei grossi problemi di cui dovrebbe occuparsi. L’impegno nell’ambito di un partito è la sola garanzia di serietà.

È la medesima idea che sta alla base della reazione scomposta dello stesso gruppo Progetto democratico, al quale appartiene il partito di Veltri, alle dichiarazioni di un giovane senza partito come Federico Cimini, che tempo fa si era permesso di dire la sua sulla gestione della programmazione estiva nonostante non abbia mai messo piede in una sede di partito.

È la medesima idea che sta alla base della reazione dello stesso Veltri che, dinanzi al «confronto generazionale», sulla stampa aveva affermato: «Solo alcuni giovani, nel nostro paese, sono esposti in prima persona, avendo in tasca una tessera di partito, partecipando alla vita politica dei partiti, del nostro paese, della nostra provincia, della regione e della nostra nazione».

Ebbene: non possono essere questi i soli legittimati a fare politica. Tesserarsi è solo uno dei modi per fare politica. Iscriversi ad un partito significa scegliere di impegnarsi a fare il bene collettivo alla luce degli ideali da esso incarnati, ed è una scelta legittima, nobile. Ma non è l’unica. E Veltri, giovane com’è, dovrebbe saperlo. Certo, minore consapevolezza di ciò si può sospettare abbiano quelle personalità molto più navigate che lo circondano e delle quali s’è fatto strenuo difensore, prima sulla stampa e poi nel corso dell’incontro. Riporto qui soltanto le parole pronunciate da Veltri nel suo intervento del 23 ottobre e non anche quelle riportate sulla stampa giorno 9 perché sono sostanzialmente identiche, nonostante Veltri abbia affermato che le seconde sono state «fraintese», salvo poi esprimere in sala gli stessi concetti. Domandandomi se siano gli uomini, una volta divenuti politici, a perdere la capacità di spiegarsi oppure i giornalisti e i lettori a smarrire quella di comprendere la lingua italiana, trascrivo dunque testualmente le parole di Veltri durante l’assemblea del 23: «Ci deve essere il confronto anche con le minoranze, aprire il dialogo a loro, un confronto anche con queste persone. Quando mi sono avvicinato alla mia fase politica, ad alcune persone non mi avvicinavo perché sembrava a me di avere un distacco, oggi invece ho creato un rapporto di amicizia anche con persone che fanno politica da quarant’anni, di confronto, che magari porta la loro esperienza a dirmi qualcosa, però io in molti casi li contesto, anche in malo modo, e loro rispondono in maniera cordiale perché magari capiscono che hanno sbagliato su quell’aspetto del discorso». «Questa consulta deve far capire che ci vuole apertura verso le persone che non hanno la nostra stessa età, anche i minori perché tutti sanno i problemi di San Lucido, anche il bambino, come si dice, ha le proprie esigenze».

A questo punto, sarebbe cascata a fagiuolo un’altra affermazione di (ab)uso comune, del tipo: “si stava meglio quando si stava peggio”, ma Veltri ha stupito la sala scegliendone un’altra di più alto spessore, per cui bisogna «comunicare con tutti, avere rispetto di tutti, ma non quello che io non ci parlo perché è una persona più grande e magari mi tratta male. No, bisogna far valere le proprie idee, io penso di esserci riuscito in questo momento. E spero che voi non chiudiate, cioè la chiusura generazionale. Coinvolgete l’amministrazione, le minoranze, le persone più adulte che magari hanno varie esperienze in quel campo che possono fornire una serie di informazioni. Noi ragazzi dovremmo essere la classe dirigente del futuro, quindi dovremmo studiare alcuni aspetti».

In buona sostanza, dagli scafati politici alleati di Veltri non si prescinde.

Tantomeno si prescinde dalla tessera di partito. Il segretario ha fornito subito dopo un’altra ottima ragione per tornare, come il figliuol prodigo, alla segreteria del padre: «Io vi dico che voi fate bene a fare questo, però la politica oggi è alla base dell’amministrazione a tutti i livelli, perché oggi chi fa girare l’economia dei comuni purtroppo è la politica, perché non esistono più i settori come una volta che si chiamavano terziari diciamo, dove attingevi per raccogliere qualcosa. Oggi non esiste più, la politica è alla base di tutto». E dire che una famosa pubblicità ci avevi convinti che fossimo noi acquirenti, con la nostra spesa al supermercato, a far girare l’economia. Invece è la politica «alla base dell’amministrazione» a far «girare l’economia dei comuni» perché non ci sono più «i settori terziari» di una volta. La nuova teoria economica veltriana dovrebbe persuadere i giovani a tesserarsi in Rifondazione comunista. Non resta che attendere qualche tempo e poi verificare se nelle fila del partito sia comparso, nel frattempo, qualche volto imberbe per effetto di tale enunciazione. Intanto, un po’ di sana propaganda. Veltri ne ha approfittato per annunciare la nascita di «una nuova cellula» di Rifondazione «in un paese vicino, composta solo da giovani». «Vorrei che pure a San Lucido – ha detto testualmente Veltri, esprimendo un desiderio peraltro già chiaro – perché la politica è alla base di tutto».

Lo spot partitico è terminato quando Antonella Gioia, assessore alla cultura e alle politiche sociali del comune, dalla prima fila ha ripristinato in sala un clima da consulta. «Anch’io faccio parte di un partito politico. I giovani sono stanchi di sentire solo polemiche, attacchi personali. Loro vogliono fare qualcosa di diverso, vogliono costruire. Questo modo di fare politica li allontana, non li avvicina a noi perché sono stanchi di sentire sempre le stesse cose. Cominciamo ad essere costruttivi, facciamo proposte. Smettiamola con i diverbi personali, a loro questo fa paura. Loro non vogliono sentire polemiche, vecchie beghe politiche, vogliono un’altra aria, nuova, pulita. Se noi riusciremo a fare questo, saranno loro stessi ad avvicinarsi a noi, ne sono sicura, senza che noi lo chiediamo», ha detto rivolgendosi a Veltri, al quale è stato indirizzato anche l’intervento successivo, quello del consigliere di maggioranza Albino Sessa.

«È inopportuno parlare di questo, qui non sta nascendo un nuovo partito politico, non si devono inculcare delle idee – ha sostenuto. Sono dei giovani che si stanno avvicinando alla vita amministrativa di San Lucido, per risolvere dei problemi, per progredire. In questa fase parlare di partiti è fuori luogo. Col discorso che fai tu anticipi i tempi. Fai avvicinare i giovani, poi sarà il giovane stesso a fare le sue scelte, senza che nessuno che gli dica cosa fare». Ma soltanto pensare che possa esistere un aggregato autonomo dai gruppi di potere (che riesca o meno a mantenersi tale è circostanza verificabile soltanto in corso d’opera, vale a dire quando la Consulta avrà cominciato a lavorare) è evidentemente arduo per una parte della politica locale. Rileggiamo per esempio le dichiarazioni trasmesse qualche giorno fa da Franco Nunziata e Pino De Luca agli organi di stampa. I giovani, secondo i due, «demagogicamente, vengono usati sulla stampa» e «strumentalizzati», «senza offrire loro nessuna proposta concreta di sviluppo e di lavoro». Si fa largo la ragionevole certezza che Veltri sia tutto sommato d’accordo.

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Ma quale rivoluzione culturale, questa è un’involuzione. E’ quanto sostiene Gianluca Veltri, segretario locale di Rifondazione comunista, in risposta alle affermazioni del sindaco Antonio Staffa che, registrata la novità della partecipazione dei giovani alla vita politica cittadina, aveva sostenuto alcuni giorni fa che «la rivoluzione culturale è iniziata».

«Avendo 27 anni, facendo parte anche io della categoria dei giovani ed essendo il segretario del partito della Rifondazione comunista, sostengo che non siamo alle prese con una rivoluzione, ma che oggi, invece, siamo alle prese con una vera involuzione – sostiene Veltri. Solo alcuni giovani, nel nostro paese, sono esposti in prima persona, avendo in tasca una tessera di partito, partecipando alla vita politica dei partiti, del nostro paese, della nostra provincia, della regione e della nostra nazione. Aiutati a San Lucido dall’esperienza, dal confronto e dalle capacità dei pochi giovani e meno giovani nelle sezioni, per la crescita politica ed amministrativa che oggi è di fondamentale importanza nelle amministrazioni. La mia esperienza e vicinanza alla politica è iniziata circa 10 anni fa entrando in una sezione di partito, con il rilascio della mia prima tessera. Da allora ho frequentato le sedi e i luoghi della politica arrivando da qualche anno a ricoprire il ruolo di segretario nel mio partito, avendomi creato una cultura politica e amministrativa che mi ha permesso tutto ciò, dandomi tante soddisfazioni e tanta voglia di fare e di crescere. Nei partiti si cerca di portare un percorso politico, costruito e portato avanti da persone di diverse generazioni e estrazioni culturali, che si confrontano, studiano, crescono insieme, cercando soluzioni politiche adeguate alla risoluzione dei problemi».

Ma la rivoluzione culturale, intorno alla quale si discute oggi, consiste proprio nel fatto che i giovani, per la prima volta, si sentono protagonisti della vita cittadina e partecipano ad essa, indipendentemente dall’appartenenza ad un partito. Ma una parte della politica locale tende a non voler riconoscere e legittimare il ruolo dei “non addetti ai lavori”. Si ricorderà che, alcuni giorni fa, Mario Amendola e Franco Nunziata e relativi gruppi avevano reagito alla novità dei “giovani parlanti” chiedendosi cosa ne sappia di politica uno (leggi Federico Cimini) che non ha mai messo piede in una sede di partito.

Oggi Veltri, allo stesso modo, invita «tutti i giovani e meno giovani che hanno nel cuore le sorti di questo nostro paese e vogliono fare politica in modo sano, a partecipare alla vita attiva dei partiti, per far valere e portare avanti le proprie idee, rispettando quelle degli altri e trovare un punto di incontro per trovare le soluzioni per il bene della collettività. Creando quel confronto generazionale che oggi è minimo per formare i dirigenti e gli amministratori di oggi e di domani, non solo per San Lucido, ma anche per livelli politici di più alto valore. Abbandonando la politica ad personam, che non porta a nessuna crescita, né politica né culturale».

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«Quella di sindaco e vice sindaco è una reazione spropositata»

SAN LUCIDO. Una «reazione spropositata» quella del sindaco uscente Carlo Borsani e del vice Roberto Pizzuti alla sentenza del Consiglio di Stato con cui, il 26 giugno, sono state annullate le elezioni del maggio 2006 secondo Carlo Di Buono, consigliere di minoranza.

Carlo Di BuonoEgli commenta così le dichiarazioni rese da Borsani e Pizzuti appena saputo dell’invalidazione del voto che un anno prima li aveva incoronati alla guida del paese: «Sono sinceramente colpito dal grave livello qualitativo delle affermazioni rilasciate da Borsani e Pizzuti in merito alla sentenza del Consiglio di Stato. È veramente inconcepibile che persone che rappresentano le istituzioni da tanti anni utilizzino espressioni quali “vittoria meschina”, “barbarie dal punto di vista sociale”, per commentare la decisione dell’organo di più alto grado della giustizia amministrativa nel nostro Paese», afferma Di Buono.

In foto: Carlo Di Buono, consigliere di minoranza

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SAN LUCIDO. Su uno sfondo cittadino in cui «tutti, nessuno escluso, si affannano nell’evidenziare le doti particolarmente negative che mostra il sindaco nell’amministrare San Lucido», c’è lui, Carlo Borsani.

Carlo Di BuonoIl primo cittadino tuttavia non è solo, «non lo è mai stato, è sempre stato accompagnato dalla sua giunta e dalla sua maggioranza».

Questo il quadro dell’attuale governo dipinto in una nota stampa dal consigliere di minoranza Carlo Di Buono: «Le sgradevoli ipocrisie di chi lascia trapelare un suo privato disappunto a tale modo di gestire la cosa pubblica, per poi votare pedissequamente in giunta o in Consiglio comunale a favore delle proposte del sindaco – scrive il consigliere – sono lo specchio fedele di un preciso modo di intendere il proprio ruolo istituzionale, teso solo ai piccoli o grandi vantaggi personali».

In foto: Carlo Di Buono (Prc), consigliere di minoranza

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De Bartolo coccola Polizza e attacca la Margherita

SAN LUCIDO. Una carezza e un pugno dal consigliere di minoranza Vittorio De Bartolo.

Vittorio De Bartolo, consigliere comunale di San Lucido

La prima è per il neoeletto segretario Diesse, Francesco Polizza; il secondo è indirizzato alla Margherita e al Nuovo movimento democratico.

Partiamo dalla carezza. “Invito Polizza a prender parte alle riunioni del gruppo di minoranza, così come già fa il nuovo segretario del Prc. Riteniamo di aver bisogno del suo apporto e di quello del suo partito”.

E a proposito delle più recenti elezioni di segretari, tra cui appunto quella di Gianluca Veltri a segretario Rc, osserva De Bartolo: “Ritengo positiva la tendenza delle sezioni locali a portare avanti una linea di rinnovamento”.

Ed è da qui che parte il pugno: “Allo stesso modo – continua De Bartolo – sono rammaricato che la Margherita non abbia seguito la stessa linea”.

In foto: Vittorio De Bartolo, consigliere comunale di minoranza di San Lucido

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Ignoti hanno squarciato tre gomme dell’auto di Filippo del Prc

Roberto FilippoSAN LUCIDO. “L’ennesimo atto intimidatorio”. Così la sezione locale di Rifondazione comunista stigmatizza quanto accaduto a San Lucido nella notte tra il 7 e l’8 marzo scorsi ai danni del consigliere comunale di minoranza e dirigente del partito Roberto Filippo.

Questi, rincasando intorno alle ore due, ha trovato la sua automobile, una Ford Fiesta, con tre gomme squarciate. Dopodichè l’indomani mattina ha sporto denuncia presso la locale stazione dei carabinieri. Contro ignoti.

Un termine, quest’ultimo, che il partito pone tra virgolette in una nota a firma del direttivo, nella quale si legge: “Lo vogliamo dire subito senza mezzi termini, questi ‘ignoti’ sono per noi gli stessi che da qualche tempo colpiscono esclusivamente rappresentanti consiliari di minoranza, cercando di intimidire chi si oppone fortemente ad un certo modo di amministrare il nostro paese”.

In foto: il consigliere di minoranza e dirigente del Prc, Roberto Filippo

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Scuola di Acqualeone senza riscaldamento. Appello del Prc

Se i bambini della scuola elementare Acqualeone B non vanno a scuola, c’entra un tubo. L’edificio nella periferia di San Lucido nei giorni scorsi s’è allagato, e per una volta non per mani ignote ma per un guasto all’impianto di riscaldamento. E’ rotto da quattro giorni almeno, cioè da quando gli alunni fanno vacanza e le loro mamme, di conseguenza, sono un po’ irritate. E pure Carlo Di Buono (Prc), consigliere comunale di minoranza, che ha steso a questo proposito un intervento di fuoco. Il fatto “di per sé sarebbe facilmente risolvibile – sostiene – se non fosse per l’assoluto menefreghismo dell’amministrazione Borsani”.

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Solidali con Calabria Ora per i fatti di Cetraro e Reggio Calabria

“Finalmente si torna a parlare di politica nobile”. Lo afferma la Quercia sanlucidana in merito alla proposta di deliberazione per il civico consesso protocollata qualche giorno fa dal consigliere di minoranza Carlo Di Buono.

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Di Buono propone una delibera sul tema con atto di indirizzo

La lotta al lavoro nero è l’argomento di una proposta di deliberazione consiliare protocollata ieri dal consigliere di minoranza Carlo Di Buono. La proposta è quella d’inserire nelle pratiche d’appalto nei settori edilizio e lavori pubblici (e nel regolamento apposito) clausole che obblighino le ditte partecipanti ad essere in regola con i versamenti assicurativi e previdenziali per i lavoratori impiegati e ovviamente coi contratti collettivi nazionali e la legislazione in materia di sicurezza, pena l’esclusione dalle gare o l’immediata risoluzione del contratto.

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