
Compatibilità dei consiglieri, solidarietà ai popoli oppressi, commissione ambiente, acqua potabile, cimitero, acquisizione delle strade provinciali, regolamento per la disciplina delle attività estrattive. Sono gli argomenti affrontati nel corso del consiglio comunale che si è tenuto a San Lucido il 15 ottobre scorso, per un totale di nove punti all’ordine del giorno. Una seduta fiume lungo la quale si è parlato di questo, e di molto altro. Ma andiamo con ordine.
SI APRE LA SEDUTA. Un applauso di benvenuto al nuovo segretario comunale, nonché direttore generale, Giuseppe Santoro, apre la seduta, che prosegue tuttavia in tutt’altro clima. Infatti, dato avvio ai lavori, via con le richieste e le piccole polemiche che tradizionalmente precedono la trattazione dei punti all’ordine del giorno.
Il round d’inizio si svolge tra i due Roberto dell’opposizione: Pizzuti da una parte e Filippo dall’altra. Il primo, capogruppo di Direzione San Lucido, chiede che in una prossima seduta del consiglio si affronti l’argomento delle stabilizzazioni dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità impiegati presso il comune di San Lucido, e degli incarichi loro affidati. Il secondo tiene a sottolineare come il tema sia stato già portato all’attenzione dell’organo consiliare dal gruppo al quale appartiene, Progetto Democratico, guidato da Mario Amendola.
Il secondo round vede sul ring lo stesso Amendola contro Giuseppe Moramarco, presidente del consiglio. Tra i due, sin dal principio della consiliatura, non sono mancati i contrasti. Stavolta Amendola accusa Moramarco di fare quello che gli «fa comodo. Ha messo la seconda convocazione del consiglio di domenica, non sappiamo nulla delle altre commissioni, nulla del Psc (Piano strutturale comunale, ndr)».
Il terzo round vede di nuovo in campo Pizzuti e Filippo, che stavolta fanno fronte comune contro il sindaco Antonio Staffa nel sostenere che l’ordine del giorno del consiglio non poteva essere integrato con cinque nuovi punti «a meno di ventiquattr’ore». Ma Staffa guarda l’orologio e calcola che di ore, dalla notifica della convocazione all’ora dell’adunanza, ne sono trascorse ventiquattro e mezza ed annota che «su nove punti all’ordine del giorno, quattro sono stati inseriti su richiesta della minoranza».
L’APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLA SEDUTA PRECEDENTE. Conclusa la fase del riscaldamento, si passa al dibattito vero e proprio. Primo argomento in calendario: l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti. Filippo evidenzia come non sia mai stato effettuato questo passaggio per il verbale dell’assise del 25 luglio. Il segretario Santoro liquida il fatto come un probabile errore dell’ufficio, e si passa oltre: all’esame dell’incompatibilità dei consiglieri Armando Mazza, Franco Nesci e Vittorio Calomeni.
LA COMPATIBILITA’ DEI CONSIGLIERI. È Calomeni a prendere per primo la parola per chiarire subito che a suo parere «la causa d’incompatibilità non esiste» ma siccome la somma al quale rinuncerebbe annullando la lite non è poi significativa (ammonterebbe a 1500 euro) e «l’interesse a rimanere consigliere è abbastanza forte», Calomeni s’impegna ad eliminare la causa d’incompatibilità. Del resto la proposta di deliberazione della maggioranza è tesa a dichiararlo definitivamente incompatibile con la carica e a concedergli, secondo legge, dieci giorni di tempo per uscire dall’empasse.
Differente la posizione della maggioranza per quanto riguarda Mazza e Nesci. I documenti da questi presentati rispettivamente il 30 luglio e il primo agosto vengono ritenuti adatti a provare che i due non sono titolari di liti pendenti. Ma l’opposizione non ne è per nulla sicura. Per Amendola «sono stati sforati i termini di legge», visto che «la delibera del consiglio del 25 luglio», con cui è stata contestata la posizione dei tre consiglieri, «è stata notificata il 20 agosto» e «il consiglio doveva essere convocato entro dieci giorni, cioè il 30 agosto», invece ciò è avvenuto «con 45 giorni di ritardo. È regolare?», domanda il capogruppo di Progetto democratico, che conclude: «Tutta la proposta è pasticciata, riteniamo che sia illegittima perciò al momento della votazione ci allontaneremo». Direzione San Lucido invece sceglie l’astensione: «Non siamo soddisfatti della dichiarazione di Mazza perché priva di delucidazioni», sostiene Pizzuti, per il quale «non c’è protocollo nella dichiarazione resa da Mazza – datata primo luglio 2004 – peraltro ininfluente rispetto alla questione, in quanto Mazza non rinuncia alla causa ma agli emolumenti (che potrebbero derivarne, ndr)». «La causa è stata fatta dopo la rinuncia agli emolumenti e Mazza non c’ha rinunciato», aggiunge. Riguardo al documento presentato da Mazza, Amendola rincara la dose: «Chi ci dice che l’ha fatta nel 2004 e non nel 2009?».
Ma per Staffa questo è «un processo alle intenzioni» e «i termini dell’iter non sono perentori». La sua maggioranza vota favorevolmente la proposta. Mazza e Nesci vengono dichiarati compatibili con la carica; Calomeni incompatibile. Quest’ultimo dovrà regolarizzare la sua posizione entro dieci giorni. Se ciò non dovesse avvenire, sarà Giuseppe Cavaliere a prendere il suo posto in consiglio comunale.
LA SOLIDARIETA’ AI POPOLI OPPRESSI. Fila liscia la discussione, e non potrebbe essere altrimenti, sulla solidarietà ai popoli oppressi dai regimi dittatoriali. L’argomento è stato proposto da Progetto democratico, ritenendo che il consiglio non dovesse manifestare vicinanza soltanto al popolo tibetano, come fatto precedentemente.
LO STATUTO DELLA COMMISSIONE AMBIENTE. Relaziona il consigliere con delega al ramo Albino Sessa. «È il primo dei tanti statuti di commissione che si approveranno», annuncia. Si levano le proteste dai banchi dell’opposizione: «Questo statuto non è il frutto del lavoro di tutto il consiglio comunale, ma solo della maggioranza», sostiene Filippo. «Dello statuto si è già parlato con Amendola e Pizzuti ma non sono state fatte osservazioni», ribatte Sessa. «Non abbiamo fatto osservazioni perché ci sono cose più importanti di questa, come la commissione urbanistica, al personale, alla trasparenza, ai lavori pubblici», risponde Amendola. Così il dibattito si conclude col voto favorevole dell’intero consiglio e l’astensione dal voto di Progetto democratico. «Non lo votiamo perché riteniamo questo statuto modesto», dichiara Filippo; «lo potevi integrare quand’era il momento», ribatte Staffa.
La discussione sull’acqua potabile e quella sul cimitero non prevedono una votazione, ma non per questo il dibattito è meno acceso. Sia per l’uno, sia per l’altro argomento la maggioranza di Antonio Staffa si affida al parere dei tecnici.
IL DIBATTITO SULL’ACQUA POTABILE. Riguardo all’acqua potabile, Staffa rassicura gli abitanti di località Pollella, allarmati dai risultati delle analisi effettuate dall’Arpacal il 27 agosto scorso sull’acqua della vasca di raccoglimento che rifornisce la zona, notificati al comune di San Lucido il 25 settembre, con cui l’Agenzia chiedeva al sindaco di emettere un’ordinanza di non potabilità dell’acqua, che venne emessa lo stesso giorno. L’8 ottobre la Biochem ripete le analisi nelle località Cerasuolo, Acqualeone, Varco, Deuda, in Piazza Fiume e presso il serbatoio centrale. Da esse risulta che i valori sono nella norma. S’ipotizza che il problema sia sorto per circostanze momentanee (leggi scarsità d’acqua nel mese di agosto) o dovuto a prelievi errati. Staffa quindi dichiara che «si è tornati alla normalità», ma che chiederà «una relazione più dettagliata sulla zona di Pollella».
IL DIBATTITO SUL CIMITERO. Per quanto concerne invece il cimitero, sull’argomento gli ex sindaci Amendola, Pizzuti e il primo cittadino attuale Staffa si contendono i meriti. Tutto comincia quando l’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano sostiene che le condizioni del camposanto non erano delle migliori quando l’amministrazione s’è insediata, nel maggio scorso, e che perciò le responsabilità del degrado sarebbero piuttosto da ricondurre a chi avrebbe dovuto occuparsene in precedenza. Non bisogna attendere granché la replica di Pizzuti, sindaco e poi vicesindaco negli ultimi sette anni: «Non è vero che dal 2000 al 2006 non è stato fatto niente. Chi ricorda com’era il cimitero nel 1999 lo sa». E chi dice anni ‘90 dice Mario Amendola, all’epoca primo cittadino, che ribatte: «Le mie amministrazioni hanno ristrutturato il cimitero tre volte». Ma Staffa non è tipo da mandarle a dire: «Lei ha ristrutturato il cimitero tre volte in dieci anni – afferma rivolgendosi ad Amendola – io spero di farlo una volta sola in un anno». Già qualche minuto prima Staffa non aveva risparmiato staffilate agli avversari politici: «Quest’amministrazione, in carica da sei mesi, ha fatto scelte di natura economica tese a privilegiare il cimitero, dimostrando grande sensibilità nei confronti dei defunti. È paradossale leggere sul giornale che la disattenzione è nostra quando lor signori siedono in consiglio da una vita. Chi ha delle responsabilità forse è meglio che taccia», aveva affermato.
L’ACQUISIZIONE DELLE STRADE PROVINCIALI. Quando l’amministrazione Borsani, il 24 novembre 2006, aveva portato in consiglio la proposta di acquisire il territorio provinciale al patrimonio comunale, l’assise aveva dato sostanzialmente il proprio assenso, a patto che fosse la Provincia ad occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade. Il comune, in tal modo, avrebbe solo tratto guadagni dall’operazione, scrollandosi di dosso le spese che sarebbero dovute rimanere appannaggio della Provincia. Ma l’ente sovracomunale, interessato a ridurle le spese e non ad accollarsele senza ottenerne benefici, non ha accettato, proponendo al municipio una controfferta: della manutenzione si occupi il comune, dietro contributo di 100mila euro. «Questa cifra è niente rispetto ai costi», sostiene Filippo. «Abbiamo molte perplessità perché non siamo nelle condizioni di accollarci le spese di una strada lunghissima (sono 6 km in tutto, ndr). Facciamo un acquisto a perdere», aggiunge Amendola. Entrambi, per la terza volta, al momento delle alzate di mano, si asterranno dalla votazione. Il resto del consiglio voterà invece a favore, ma facendo sapere alla Provincia che l’acquisizione avverrà a condizione che «le strade siano consegnate in buono stato di manutenzione». Dunque le vie che oggi ricadono sotto la responsabilità provinciale (tratto di strada San Lucido – Falconara Albanese, dal piazzale della stazione in località Marina fino a località Croci in prossimità della galleria sulla Ss18; tratto di strada dal confine con il comune di Paola in località Deuda fino al bivio sud sulla Ss18) dovrebbero divenire a breve di proprietà del comune, a meno che la Provincia non accetti le condizioni del consiglio comunale.
L’APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE E DI CAVA. «Vogliamo regolarizzare una materia che in tanti anni non è stata affrontata»: è l’intenzione dichiarata da Albino Sessa, consigliere con delega all’ambiente, presentando al consiglio l’ultimo punto all’ordine del giorno. Sessa sottolinea a più riprese che il regolamento proposto «non interferisce con le competenze degli altri enti» e che lo stesso rappresenta «un passo storico per San Lucido» perché consente di «far progredire gli operatori del settore». Il documento fissa i costi delle attività estrattive sul territorio sotto forma di «compensazioni dei disagi dovuti» alle stesse attività. Sessa parla di «danno ambientale» riportato da simili operazioni, ma il sindaco Staffa preferisce poi sostituire l’espressione con «depauperamento del patrimonio ambientale». Viene rivista anche l’entità del contributo: da 20mila a 12mila euro annui. Le ditte che già esercitano l’attività sul territorio sono tenute ad adeguarsi alle nuove normative entro sei mesi dalla notifica del regolamento. Dall’opposizione, Amendola esprime «molte perplessità. Non so – ha detto – se il consiglio è abilitato a far pagare questo contributo, per cui il mio gruppo si astiene». È la quarta astensione. «Chi stabilisce i prezzi? Il consiglio non può imporli», sostiene Amendola. Filippo aggiunge che il regolamento «potrebbe essere fonte di contenzioso col privato». Pizzuti, da parte sua, decide di astenersi «per eccesso di spesa dei gestori»; Pastore esprime voto contrario per «illegittimità» della decisione.
Staffa rispone alle «perplessità» della minoranza affermando che sarebbe stata l’occasione per il consiglio per «fare gli interessi dell’Ente». All’interno della sua maggioranza, Renato Filippo si astiene dalla votazione perché esisterebbe «una fidejussione di 50mila euro» stipulata dalle ditte «per il ripristino dello stato dei luoghi».
Sul punto si raggiunge il picco delle astensioni (Amendola e Roberto Filippo, Pizzuti e Renato Filippo), ma la maggioranza si esprime a favore. Chiosa Staffa: «È il caso di dire che oggi è stata posta la prima pietra».
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