Progetto San Lucido

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Carlo Borsani

L’ultimo atto del Progetto Ribaltone va in scena il prossimo 26 febbraio. Questa la data in cui la Quinta Sezione del Consiglio di Stato si riunirà in udienza per discutere la richiesta di riesame della sentenza della stessa sezione con cui sono state annullate le elezioni del 2006, emessa esattamente otto mesi prima, il 26 giugno 2007.

Il sindaco uscente, Carlo Borsani, insieme con alcuni tra i suoi, si è rivolto infatti ad uno studio legale di Genova specializzato in questo tipo di contenzioso, in particolare all’avvocato Maria Luisa Sarni, per invalidare la sentenza, proseguendo in tal modo sulla strada dello scontro legale coi promotori del Ribaltone.

Un’ultima, risolutiva battaglia tra toghe questa, dopo il primo giudizio del Tar che ha respinto il ricorso di Progetto San Lucido, l’appello al CdS che l’ha accolto (mandando a casa Borsani con la sua giunta) e la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso dell’ex giunta per il reintegro al governo del paese.

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Ben venga la partecipazione politica, ma attenzione al qualunquismo. Carlo Di Buono, consigliere d’opposizione uscente, invita alla riflessione sull’attuale momento sociale e politico di San Lucido.
Carlo Di Buono

A fronte di quel «buon segnale in vista del voto amministrativo» rappresentato dalle «riunioni che diversi gruppi di cittadini tengono settimanalmente», sintomo che «la coscienza del degrado in cui è piombato il nostro paese tocca la sensibilità collettiva», esiste per Di Buono «il rischio che la suggestione “dell’uomo qualunque” alla Giannini finisca per mettere tutti i partiti ed i loro esponenti politici nello stesso calderone.

Troppe volte – afferma Di Buono – ho dovuto assistere alla pratica del “cambiare tutto per non cambiare nulla”». Bisogna perciò, per Di Buono, considerare il fatto che, facendo tabula rasa del passato, sussiste il pericolo che «quello che viene definito “nuovo”, che in apparenza può risultare innocente, è invece potenzialmente la più corrotta delle proposte politiche».

Sostiene l’ex consigliere: «Chi non ha idee e valori a cui si richiama nelle scelte, diviene vittima del quotidiano, perché senza una chiara prospettiva politica è sempre l’interesse privato a fare la differenza. Le ultime esperienze amministrative dovrebbero avercelo insegnato, e noi dovremmo sempre ricordare di non cancellare il passato. Ricordo che per tanti di noi è stata questa la diversità di fondo che ci ha portato a creare Progetto San Lucido. Tanti cittadini ci hanno votato perché rappresentavamo una speranza. Credo che da quella felice intuizione bisogna ripartire, naturalmente senza ripetere gli stessi errori di eccessiva chiusura, magari cominciando a rendere Psl indipendente dagli stessi partiti che vi aderiscono. Una casa politica che ha per fondamenta i valori del centrosinistra, per struttura i partiti ed i movimenti che vi si richiamano, e che è abitata da tutte quelle persone che liberamente si riconoscono nelle idee e nei programmi di questa coalizione». Quindi, richiamandosi ad una storia da avvalorare e alle responsabilità assunte dinanzi alla cittadinanza, «da domani – esorta Di Buono – ripartire».

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SAN LUCIDO. Per l’ex presidente della convenzione comunale della Margherita di San Lucido, Franco Nunziata, «la nascita del Partito democratico deve costituire la pietra miliare che dovrà segnare una svolta reale nel comune tirrenico» perché «un partito nuovo che ha visto partecipare alle sue primarie una vasta rappresentanza del popolo sanlucidano non può deludere le speranze di chi crede nel cambiamento».

tutti insieme appassionatamente

Per questo motivo, secondo Nunziata occorre «ricompattare al più presto le varie anime del nuovo Pd sanlucidano, mettendo da parte le contrapposizioni del passato rispetto al prioritario interesse per la risoluzione dei gravi problemi che affliggono la cittadinanza; puntare alla ricostruzione più organizzata del centrosinistra locale, sforzandoci, se possibile, di realizzarlo con tutte le forze politiche che si richiamano al quadro politico nazionale e regionale; superare l’attuale formula di Progetto San Lucido allargando il tavolo alla partecipazione di altri gruppi che si richiamano all’Unione ed alla coalizione governativa, alla società civile ed al mondo dei giovani, del volontariato e dell’associazionismo».

E al Pd, che «dovrà trovare tutta la coesione possibile», Nunziata assegna un ruolo guida in «un nuovo e meno asfittico Progetto San Lucido che sappia respirare aria rinnovata, fresca e salutare per il paese».


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Il segretario del Pdci sostiene la tesi di una coalizione unita e felice

SAN LUCIDO. Pietro Covelli, segretario dei Comunisti italiani, replica così al nostro articolo d’ieri che evidenziava come le spaccature interne al centrosinistra sanlucidano siano causa della sua puntuale disfatta elettorale:

Pietro Covelli

«Non è vero che il centrosinistra è litigioso; durante il dibattito che si è svolto al polifunzionale a tutti è parso che sia iniziata una nuova fase di “patto sociale”, come mi piace definirla, tra tutti i partiti del centrosinistra.

I dissensi di Cavaliere, che sicuramente non è di centrosinistra né sicuramente faceva parte di Progetto San Lucido, non sono da annoverare fra i componenti del centrosinistra.

Pertanto sarebbe stato più opportuno riportare anche e soprattutto gli interventi propositivi, sia da parte dei cittadini che da parte dei politici.

Devo apprezzare, fra tutti gli interventi, quello del professore Grande e di Nunziata, che, anche se a titolo personale, ha dimostrato saggezza e correttezza nei confronti del centrosinistra.

Auspicio è quindi che tutto il centrosinistra si possa ricompattare intorno ad un programma per il bene supremo di San Lucido. Per quanto riguarda il ricorso, rientriamo perfettamente nei canoni istituzionali, tant’è che il CdS ha valutato accettabile il ricorso. Spero che una volta per tutte finisca questa storia del Ribaltone, anche perché il ricorso proposto al Tar dagli amministratori è stato respinto.

Pensiamo invece tutti quanti a ricostruire il centrosinistra con questo o con un altro nome, non è importante, senza cercare di fare le prime donne, perché non servono a nessuno, tantomeno alla collettività».


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Amministrative, sinistra litigiosa – 10 ottobre 2007

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Quando tira aria di elezioni, la sinistra litiga e gli avversari vincono

SAN LUCIDO. Le prime parole di Progetto San Lucido, dopo una lunga fase taciturna, non possono certo dirsi ben augurali per il futuro, tanto da far pensare che stia per aprirsi una stagione tutt’altro che quieta per la coalizione di centrosinistra sanlucidana che il 7 ottobre è tornata a parlare pubblicamente alla cittadinanza.

litigio

La manifestazione tenutasi quel giorno ha rotto, e ha rotto malamente, un silenzio durato ben un anno e mezzo, come in un prolungamento del silenzio elettorale prima del voto del maggio 2006.

Interrotto soltanto dalla cerimonia d’insediamento e dai vari consigli comunali, convocati nemmeno troppo spesso, il silenzio dell’opposizione non è stato infranto nemmeno per spiegare alla cittadinanza il perché e il per come del ricorso presentato per annullare le elezioni perse.

Nemmeno per tenere quella manifestazione pubblica sul Progetto Ribaltone che si sarebbe dovuta tenere subito dopo aver depositato il ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Calabria o il successivo appello al Consiglio di Stato. Nonostante le promesse.

E anche oggi Progetto San Lucido rompe il silenzio non per parlare della strada fatta, ma per disegnare quella da fare.

Bruno Bruno

Bruno Bruno, aprendo la manifestazione del 7 ottobre, ha infatti bandito le «discussioni vecchie» e accennato solo brevemente al Progetto Ribaltone, e così Mario Amendola in chiusura dei lavori.

Progetto San Lucido adesso vuole discutere delle elezioni del 2008, non di quelle del 2006, ormai démodé. In piazza infatti c’è tornato «per costruire l’alternativa», come al solito all’egemonia del gruppo Pizzuti-Borsani che conquista un elettorato più ampio da tre consiliature.

Un’impresa ardua per un centrosinistra che puntualmente ha il fiato corto quando tira aria di elezioni e che si presenta alla cittadinanza con l’intento di farcela questa volta perché quella passata ha insegnato tanto, e che invece poi ricade negli stessi errori. Nelle stesse divisioni.

Progetto San Lucido è la “casa comune dell’intero centrosinistra” che ha perso inquilini strada facendo. Gli affezionati però rimangono.

Seduti in poltrona, il 7 ottobre, ci sono:

Bruno Bruno che aveva capeggiato la lista come candidato a sindaco ma poi si è dimesso da consigliere di minoranza «non essendo stato eletto nella carica detta»;

Roberto Filippo di cui non si contano più le candidature;

Mario Amendola di cui non si contano più le consiliature;

Carlo Di Buono, pluriconsigliere d’opposizione.

E di Ilde Di Bella, già candidata in lista, e Gianluca Veltri che rappresenta il volto nuovo di Rifondazione.

È da qui, e dai suoi sostenitori storici che emergono a turno dalla platea, che riparte Progetto San Lucido.

Forse però rimette in moto con la marcia sbagliata, tanto da andarsi subito a schiantare: lo scontro tra Mario Amendola e l’ex assessore Giuseppe Cavaliere che vi abbiamo raccontato ieri rappresenta quello che il centrosinistra non potrebbe permettersi se non vuole perdere possibili elettori.

Tra i banchi dell’opposizione e il consigliere “sciolto” della maggioranza si era sempre allungato un filo di “cooperazione a distanza”, come succede tra amici che sono tali perché hanno un nemico in comune.

Se quel filo comincia a sfilacciarsi, se proprio adesso arrivano i pugni dopo le carezze, non è certo una buona partenza per Progetto San Lucido.

Certamente le elezioni della prossima primavera sono ancora abbastanza lontane perché si possano ricucire gli strappi. O perché altri se ne possano procurare, all’interno forse dello stesso Progetto San Lucido che prima o poi dovrà anche fare i conti con questioni di cariche, ambizioni, visibilità e posti in lista.

Intanto, come al solito, l’asse Pizzuti-Borsani si gode comodamente lo spettacolo dei due litiganti.

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SAN LUCIDO. Una delle (poche) note accese dell’incontro pubblico tenuto da Progetto San Lucido lo scorso 7 ottobre è stato il “confronto” tra Mario Amendola e Giuseppe Cavaliere.

Mario Amendola

O forse sarebbe meglio chiamarlo scontro, perché ad un certo punto il primo si è così rivolto al secondo: «Mo’ la coscienza critica di San Lucido sei tu. Hai fatto la guerra perché ti hanno tolto l’assessorato»; ma soprattutto: «Se intendi fare opposizione coi carabinieri, non andremo mai d’accordo. La politica si fa col convincimento».

Prima di lasciare la sala, la replica: «Quando le cose non vanno, la prima cosa è chiamare l’Arma».

È su questo punto che oggi Cavaliere riprende la parola: «A Progetto faccio i migliori auguri, anche se non mi pare sia partito bene – afferma. In particolare, vorrei ricordare al signor Amendola che nei consigli comunali parecchie volte ha ribadito l’impossibilità a ragionare con l’altra parte, sostenendo che questa faceva quello che voleva.

Allora una decisione si deve pur prendere, e l’unica via pare quella legale.

Giuseppe Cavaliere

Mi sembra di capire che non condivida il fatto di rivolgersi ai carabinieri: ma allora come la mette con Roberto Filippo che, secondo me giustamente, ha fatto ventisette denunce alla Procura, anni addietro?

Come mai il mio comportamento non lo condivide e quello del suo alleato sì? Poi, all’affermazione per la quale mi dirà le cose che deve dirmi dal balcone dei comizi, rispondo che il signor Amendola ha poco da dire su di me, anzi nulla.

Tra l’altro mi viene da pensare che se parla di balconi, vuol dire che già pensa ad un ruolo nella prossima campagna elettorale, magari di candidato a sindaco. Secondo me dovrebbe piuttosto lasciare spazio a chi ha voglia di fare.

Specialmente se ha intenzione di fare ancora “trattative”, come dice si faccia politica».

Cavaliere contesta duramente i modi con cui la minoranza, di cui Amendola era capogruppo, ha fatto opposizione: «La minoranza? Il suo unico pensiero era il Progetto Ribaltone».


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Riparte il “Progetto San Lucido” – 8 ottobre 2007

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Il gruppo di centrosinistra si riorganizza in vista delle elezioni comunali

SAN LUCIDO. A un anno e mezzo dalle ultime elezioni, Progetto San Lucido è tornato a parlare pubblicamente alla cittadinanza.

progetto san lucido 071007

Era quello che si attendeva in verità dal giugno 2006, da quando Progetto presentò ricorso per l’annullamento delle elezioni perse contestando i certificati per il voto assistito.

Ma se Bruno Bruno, che la lista allora l’ha guidata, accenna solo brevemente alla cosa come ad un modo per «combattere contro chi ha sfruttato la democrazia per occupare posti di potere» e comunque «nel rispetto del voto democratico», l’argomento della sera (ma in sala c’erano essenzialmente gli addetti ai lavori) non è questo: è piuttosto il futuro, cui guardare «già da adesso, bandendo personalismi e corse a pennacchi e indennità».

Tra gli interventi di volti noti, ci sono anche Giuseppe Cavaliere e Mario Amendola che danno vita ad un dibattito acceso sui metodi della politica, tra la fiducia nell’Arma da una parte e gli strumenti della concertazione dall’altra.

Tra l’una e l’altra cosa, il giovane Francesco Carbone che simpatizza per un governo di esperti d’impresa e il professore universitario De Leo che guarda al patrimonio storico «dimenticato».

È un nuovo esordio, comunque, per la coalizione di centrosinistra, con la costante della critica dura verso la maggioranza uscente: «Meglio il commissario – ha affermato Amendola – che quella giunta».


Le foto della manifestazione

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A casa Borsani e compagni. Lo ha deciso ieri il Consiglio di Stato

SAN LUCIDO. Ed è così che riuscì il Progetto Ribaltone. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorso in appello di Progetto San Lucido tramite i rappresentanti Bruno Bruno, Roberto Filippo e Libero Presta, dopo la sconfitta presso il Tribunale amministrativo di Catanzaro del 6 ottobre 2006, annullando le elezioni comunali del maggio precedente.

E col trionfo del Progetto Ribaltone torna a casa la giunta in carica, guidata da Carlo Borsani e uscita vittoriosa da quelle competizioni di voto. Ma il sindaco, che tale resterà ancora per qualche giorno (finché il Prefetto di Cosenza, notificata la sentenza del Consiglio di Stato, non scioglierà il consiglio comunale, inviando un commissario prefettizio a governare il paese) non pare volersi arrendere e ventila la possibilità di promuovere ricorso alla Corte di Cassazione.

Insomma all’atto primo presso il Tar e al secondo presso il CdS, potrebbe seguire l’atto terzo. Ogni cosa futura tuttavia rimane per adesso nel campo delle ipotesi.

Restando invece con lo sguardo puntato sul presente, quel che è certo è che San Lucido, di fatto, non ha più una giunta a governarlo dalle ore 16,10 di ieri pomeriggio, quando la Camera di Consiglio, dopo lunghe disquisizioni, si è pronunciata favorevolmente al ricorso in appello annullando le elezioni comunali di un anno prima.

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La minoranza non nasconde la propria gioia

SAN LUCIDO. E’ il giorno di Morcavallo. I vincitori presso il Consiglio di Stato e la minoranza hanno festeggiato coi fuochi d’artificio ma hanno lasciato a lui il passo per le ore del più intenso commentare.

E le parole trionfanti dell’avvocato, che di questo tipo di cause ne ha guidate eccome, non si sono fatte attendere. «E’ motivo di grande soddisfazione l’esito del ricorso elettorale, per il quale non ho mai avuto dubbi – ha commentato Oreste Morcavallo – perché ho sempre sostenuto, da anni, che la legge sulla privacy non è preclusiva all’applicazione della legge elettorale ma recessiva di fronte a questa, ad evitare che attraverso le persone anziane si voti due volte. Il Consiglio di Stato ha accolto pienamente tale tesi. Ne sono molto felice sul piano professionale ed amministrativo».

La questione verteva infatti sostanzialmente sul corretto esercizio del voto assistito in relazione alle disposizioni della legge sulla privacy: a quanto pare il Consiglio di Stato ha dato la precedenza alla necessità di indicare i dettagli della patologia accusata dall’elettore accompagnato rispetto a quella di ometterli in ossequio al diritto alla riservatezza.

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Pizzuti vince sempre sulla frammentazione degli avversari

SAN LUCIDO. Sfatiamo una leggenda metropolitana: la sentenza del CdS non implica l’approdo automatico al governo cittadino da parte della minoranza che ha vinto il ricorso, bensì annulla semplicemente il voto, togliendo legittimità alle cariche di tutti coloro che sono stati eletti nella tornata del maggio 2006.

Una nuova amministrazione comunale si avrà, in poche parole, solo con l’indizione di nuove elezioni. E per questo dovrà passare molto probabilmente un anno, fino al giugno del 2008.

Una nuova campagna elettorale attende dunque San Lucido nei prossimi mesi, e già si prospetta una lotta tra le parti politiche perfino più combattuta del 2006: un anno fa infatti solo 72 sono stati i voti che hanno distanziato l’una lista dall’altra.

Stavolta la guerra per accaparrarsi consensi e adesioni potrebbe rivelarsi molto più dura, ed è difficile immaginare quanto ripensando all’ultima campagna elettorale.

Ma chi saranno i protagonisti della tornata 2008?

C’è chi già pensa che questa vittoria dell’opposizione finirà col tradursi in beneficio per il vicesindaco uscente, Roberto Pizzuti.

Si dice che questi, una volta saltato il fosso del mandato “di mezzo” lasciando la guida del municipio, dopo due legislature, a Carlo Borsani che l’aveva affiancato nella precedente esperienza amministrativa, si ricandidi a sindaco. L’interruzione della sequenza, dopo due mandati, glielo permetterebbe.

E Borsani che farà? Gli resterà accanto o s’orienterà verso altri lidi?

E Giuseppe Cavaliere?

Ma soprattutto cosa farà il centrosinistra? Si presenterà al solito diviso consentendoci di titolare nuovamente “centrosinistra spaccato, fallimento annunciato”, oppure riuscirà a coagulare le forze in un’unica lista capace di sconfiggere Pizzuti e i suoi?

E i giovani portatori d’innovazione che ruolo avranno questa volta, dopo il quarto di protagonismo dell’ultima tornata elettorale? Ogni pezzo del puzzle dovrà trovare il suo posto, possibilmente al sole. Il tempo per farlo senz’altro non mancherà.

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