Progetto San Lucido

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Che non ci sia un progetto nel futuro di San Lucido è chiaro da quando ben due “progetti”, Progetto San Lucido prima e Progetto Democratico poi (per non dire tre, se si considera anche il Progetto Ribaltone), sono stati bocciati dall’elettorato. Quindi ha indubbiamente ragione Franco Nunziata quando, in una nota pubblicata qualche giorno fa, afferma che «non un progetto» s’intravede nel futuro di San Lucido.

Sarebbe possibile esprimersi anche in merito ad altre affermazioni contenute nel documento, come quella per cui gli atti della giunta Staffa «sembrano caratterizzarsi solo per clientelismo», se esse non fossero alquanto ermetiche. Non è dato infatti conoscere gli atti concreti sui quali si basa tale accusa di clientelismo lanciata da Nunziata e dai suoi, perché nella nota non se ne fa menzione: senza queste informazioni fondamentali, risulterebbe a chiunque piuttosto difficile farsi una qualsiasi idea in proposito che abbia il pregio di fondarsi su qualche minimo dato di fatto.

Perciò, attendendo che Nunziata disperda le nubi, cercheremo un po’ di trasparenza nel resto del documento. Andiamo all’accusa di improvvisare l’attività d’amministrazione del paese, rivolta alla maggioranza del sindaco Antonio Staffa. Qui registriamo con molta gioia un passo in avanti: Nunziata e i suoi infatti stavolta approfondiscono l’anatema. C’è improvvisazione, spiegano, perché non esiste una programmazione adeguata per nessun settore. Non c’è pulizia, non c’è ordine, non c’è sicurezza. Non c’è un piano per la casa di riposo ex Onpi. Alt. Qui dobbiamo doverosamente fermarci. Quest’ultima mancanza, infatti, è piuttosto grave. Perché un piano per l’ex Onpi, Nunziata, ce l’aveva eccome.

Esso prevedeva la creazione di 150 (su 300 complessivi) nuovi posti di lavoro presso la struttura, e venne esposto dettagliatamente nel corso di un comizio elettorale, nell’aprile scorso. In quell’occasione, il medico sciorinò numeri che nemmeno all’estrazione del Lotto, con l’obiettivo di provare che comeno?sipuòfare. Le malelingue sotto il pulpito obiettarono subito che per impegnare tutti quei posti di lavoro sarebbe stato necessario importare disoccupati dai paesi vicini. Da parte loro gli elettori, forse perché presi da un certo scetticismo, o forse a causa di una sorta di insensibilità maturata di fronte alle promesse stratosferiche, o forse perché nemo profeta in patria o magari soltanto perché non ci sono più le mezze stagioni, non consegnarono la palma della vittoria alla lista nella quale Nunziata era candidato (quella di Mario Amendola), che pure, viste le prospettive, avrebbe dovuto raccogliere il voto della nutrita categoria dei disoccupati del paese.

Tuttavia, nonostante la bocciatura elettorale, Nunziata pare non aver mai smesso di carezzare il suo sogno per l’ex Onpi; così, nella sua nota recente, insiste e parla della Casa Serena come di «una possibile fonte occupazionale per i tanti disoccupati». È in questa definizione che riecheggia la promessa mai dimenticata di un incredibile miracolo in via Marina.

Si dà però il caso che per il sindaco Staffa tale promessa sia invece storia di ieri. Ha detto il primo cittadino replicando alle affermazioni di Nunziata: «Siamo aperti alle proposte, che non siano però come quelle per l’ex Onpi già bocciate dagli elettori». Caso chiuso. Forse.

A riaprilo ci pensa Pino De Luca. Per aiutare Nunziata a riprendersi dalla staffilata di Staffa, uno che non le manda certo a dire, De Luca afferma: «I posti di lavoro prospettati da Nunziata in campagna elettorale – scrive in una nota – non sono certamente “chiacchiere” di cui superficialmente parla Staffa o da ridicolizzare come ha fatto qualche altro in campagna elettorale: Nunziata dirige una struttura per anziani di appena 60 posti letto, con ben 72 dipendenti; immaginate la Casa Serena con almeno il doppio dei posti letto e con almeno 144 dipendenti». E, voglia Dio, con Nunziata alla direzione di quel grandioso piano di recupero della struttura che realizzi finalmente il sogno occupazionale. «Ma chi ha raccolto questi inviti del nostro gruppo per creare ordine, armonia ed occupazione a San Lucido?», chiede De Luca. L’elettorato certamente no, o almeno non abbastanza da incaricare Nunziata e i suoi di governare il paese. Tantomeno pare intenzionato a farlo Staffa.

Ma veniamo ad oggi. Ex Onpi a parte, appare chiara la volontà di Nunziata e dei suoi di sfidare Staffa sullo stesso campo di battaglia che l’ha visto vincitore: un campo grande quanto le zone sfornite d’acqua potabile.

Chiede Nunziata «cosa si sta programmando per l’acqua della zona Varco, per la frana di contrada Margherita, per il piano urbanistico, per il personale precario, per le zone rurali, per il lavoro dei giovani e soprattutto per il ripristino della legalità e dell’ordine pubblico nel paese». Se si “geografizzano” i punti elencati, si vede che almeno tre di essi riguardano le periferie e stanno dunque particolarmente a cuore ai loro abitanti. A quegli stessi sanlucidani che hanno portato il neo sindaco in braccio fino al portone municipale. Sostenere che proprio questi impegni non sono stati ancora rispettati significa tentare di aprire una breccia nell’elettorato di Staffa e della sua maggioranza.

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Nel 2006 fu tutta colpa dei «traditori». Nel 2008, anche. Il fatto di aver perso due volte le elezioni avrebbe dovuto convincere quello che ieri si chiamava Progetto San Lucido ed oggi porta il nome di Progetto Democratico (ma il cambio di etichetta non ha poi alterato la sostanza) a porsi qualche utile interrogativo sugli errori commessi.

Invece, dopo un’altra sconfitta elettorale, Progetto non si batte il petto ma torna a puntare il dito intorno a sé.

Nel 2006, per giustificare la disfatta, Progetto San Lucido si era affrettato ad accusare i «traditori politici» e a presagire per loro «le giuste conseguenze politiche e d’appartenenza» da parte delle segreterie provinciali dei partiti e degli elettori. I nefasti vaticinii si sono invece ritorti contro l’oracolo: quegli stessi elettori che avrebbero dovuto punire i «traditori», due anni dopo sono tornati a bocciare proprio Progetto. Si potrebbe pensare quindi che esso, almeno stavolta, abbia optato per una sana autocritica, così da vincerle, le elezioni, alla prossima chiamata alle urne.

Invece la colpa della sconfitta elettorale è ancora degli altri.

Sono Franco Nunziata, Giancarlo Cinelli e Pino De Luca, i primi due candidati nella lista Progetto Democratico di Mario Amendola, a raccogliere l’eredità di Progetto San Lucido. In una riunione dedicata all’analisi del voto, essi sono giunti alla conclusione che il reato di “alto tradimento” sia da addebitare questa volta a dirigenti Pd, Sdi, Sd, Prc e Pdci che avrebbero «strumentalizzato giovani e meno giovani in cambio di promesse e di spazi, favorendo la diaspora dei partiti e la fuga di candidati notoriamente di centrosinistra in liste capeggiate da esponenti di centrodestra» e «a chi li ha sostenuti ed ora cerca di manovrarli»; hanno dedotto che è tutta colpa della «presenza in liste diverse da quella più specificatamente di centrosinistra capeggiata da Mario Amendola di candidati Pd, Sd, Prc, insieme a candidati del centrodestra».

Insomma la responsabilità della sconfitta di Progetto Democratico, come per Progetto San Lucido, è ancora degli altri, quelli “cattivi”. Le urne invece descrivono una realtà diversa, in cui Progetto perde le elezioni per volontà dell’elettorato. E con essa Progetto dovrà decidersi, prima o poi, a fare i conti.

Nota: quest’articolo è una pubblicazione esclusiva del sito.

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Signori, si vota: il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani volto ad ottenere l’annullamento della sentenza con cui sono state invalidate le ultime elezioni comunali. Il verdetto col quale il CdS ha reso nullo il voto del 2006 resta dunque valido. Il collegio dei giudici presieduto da Sergio Santoro e composto da Cesare Lamberti, Claudio Marchitiello e Marco Lipari, con Vito Poli come relatore, ha confermato la sentenza del 26 giugno 2007 che, annullando il voto di un anno prima, aveva portato al commissariamento del comune.
Carlo Borsani

Ciò significa che la giunta Borsani non potrà tornare al governo per mezzo del capovolgimento della sentenza e che anche a San Lucido si terranno le elezioni amministrative. Già ieri mattina, insieme con l’ufficialità della decisione del CdS, dalla Prefettura di Cosenza è arrivato in municipio il decreto di indizione dei comizi elettorali per il 13 e 14 aprile prossimi. Tra un mese e mezzo dunque il popolo di San Lucido dovrà recarsi nuovamente alle urne per scegliere il sindaco e il consiglio comunale.

La cittadina è rimasta in attesa del verdetto per un giorno intero. L’udienza si è infatti tenuta nella mattinata del 26 febbraio ma l’ufficialità della decisione è giunta soltanto ventiquattr’ore dopo.

Immediato il commento dell’avvocato Oreste Morcavallo che, in quanto rappresentante di Roberto Filippo, depositario del controricorso, è uscito vittorioso dalla vertenza: «Sono particolarmente soddisfatto dell’esito giudiziale che conferma la validità delle mie tesi giuridiche e soprattutto il principio che non può essere proposto ricorso per revocazione su punti della controversia su cui si è dibattuto e vi è stato un pronunciamento del Giudice. La parola passa ora agli elettori».

È con quest’atto infatti che si conclude la saga del Progetto Ribaltone; giunge cioè al capolinea la battaglia giudiziaria intrapresa dall’ex minoranza per annullare le elezioni perse sfruttando un cavillo di legge relativo alla compilazione dei certificati medici per il voto assistito e dei verbali di seggio.

«I mestieranti della politica hanno avuto la meglio sulla nostra lotta per la dignità del voto popolare che è stato calpestato e penalizzato – commenta l’ex sindaco Borsani. I cittadini, depositando nell’urna il loro voto, avevano fatto una scelta diversa dal Ribaltone. Per me il voto era e resta legittimo, ma chiaramente accettiamo il verdetto dei giudici». I giochi elettorali, dunque, sono aperti.

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Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani per il riesame della sentenza di giugno 2007 con cui era stato annullato il voto del maggio 2006.

A San Lucido si voterà perciò ad aprile per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale.

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Elezioni, il giorno della svolta. L’udienza di oggi al Consiglio di Stato non rappresenta solo l’ultima puntata della saga Progetto Ribaltone, ma anche un passaggio decisivo per la politica sanlucidana. Infatti, nel momento in cui il collegio dei giudici deciderà se accogliere o meno il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani contro il Progetto Ribaltone che ha mandato a casa lui e la sua maggioranza, determinerà anche se a San Lucido debbano tenersi o meno le elezioni amministrative.

Invalidare la sentenza di giugno 2007 con cui lo stesso CdS ha annullato il voto del maggio 2006, come chiede Borsani, eletto sindaco in quelle consultazioni, significa annullarne gli effetti. La maggioranza potrebbe perciò riavere indietro il mandato amministrativo scippatole dall’opposizione grazie ad un cavillo legale e tornare in municipio a governare il paese come se niente fosse successo.

In questo caso (considerato dai più piuttosto improbabile, vista l’ufficialità di alcune candidature e il fatto che altre liste sono in preparazione) la scialuppa Progetto Ribaltone naufragherebbe ingloriosamente proprio mentre i suoi marinai più navigati, da Bruno Bruno a Roberto Filippo, insieme con tutta l’opposizione, gridano “terra!” da prua.

Ma il viaggio intrapreso dall’opposizione proprio all’indomani (e a causa?) della sconfitta elettorale si concluderà oggi, secondo i più, con un approdo trionfale che non muterà le condizioni attuali, e sarà per un verdetto incontestabile della giustizia.

Certo, però, annullare le elezioni non è come vincerle. Partire da una pura formalità nella compilazione di certificati medici e verbali di seggio per tentare di rimediare alla sconfitta elettorale, come ha fatto Progetto San Lucido col Progetto Ribaltone, non è gratificante come arrivare al governo col solo voto dei cittadini. Ma forse in campagna elettorale, come in amore e in guerra, tutto è permesso. Anche il Ribaltone.

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Tra partiti, movimenti e gruppi proseguono incontri e consultazioni in vista delle elezioni amministrative come se fosse certo che in aprile si apriranno i seggi. Come se nessun Progetto Ribaltone mettesse in dubbio ciò che sarà. Alcune candidature a sindaco sono state addirittura ufficializzate, come quella di Vittorio Calomeni a capo di una lista civica appoggiata, tra gli altri, dall’ex assessore Giuseppe Cavaliere. Anche Franco Nunziata aveva resa nota la propria candidatura a primo cittadino in cima ad una lista civica, dichiarandosi poi disponibile a compiere un passo indietro nel caso in cui dovesse essere raggiunta l’unità del centrosinistra.

E di tante altre liste, più o meno verosimili, si parla nella cittadina, in una moltiplicazione di candidature che è consueta nella fase delle trattative ma che sicuramente non facilita la lettura del panorama elettorale. Se a sinistra si parla sempre più insistentemente di una lista capeggiata da Mario Amendola, a destra vige il riserbo assoluto.

In teoria, l’ex sindaco alleanzino (ormai pidiellino) Carlo Borsani, il vice Roberto Pizzuti e i suoi non dovrebbero lavorare a nessuna lista elettorale prima di martedì prossimo, visto che quel giorno il Consiglio di Stato si pronuncerà sul ricorso che proprio l’ex maggioranza ha presentato per tornarci lei, e nessun altro, al governo della cittadina. Altro che elezioni ad aprile.

Con l’udienza del 26 febbraio il CdS potrebbe non solo invalidare la sentenza con cui è stato annullato il voto del 2006, ma anche rimettere la fascia tricolore indosso all’ex sindaco Borsani e restituire il mandato amministrativo al consiglio comunale eletto con quelle consultazioni.

È dunque ancora una volta il Progetto Ribaltone a gettare la politica cittadina nell’incertezza più totale. Un’incertezza su ciò che accadrà tra due giorni della quale neanche i sostenitori più accaniti del Ribaltone, come Bruno Bruno, Roberto Filippo e Libero Presta che c’hanno messo la firma, non possono non tener conto.

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Subito dopo la riunione del 13 febbraio che il candidato a sindaco Franco Nunziata ha tenuto con Progetto San Lucido, o meglio con quel che resta della vecchia coalizione di quasi tutti i rappresentanti del centrosinistra, si era sparsa la voce che lo stesso Nunziata avesse ritirato la propria candidatura a sindaco. Eppure essa era stata ufficializzata poche ore prima, in mattinata, tramite gli organi di stampa. Nella cittadina si vociferava che Nunziata aveva fatto “un passo indietro” per favorire la candidatura di Mario Amendola. La voce di popolo tuttavia si è rivelata falsa.

Franco Nunziata

È Nunziata, quando lo contattiamo, a smentire ogni indietreggiamento: «Nella maniera più assoluta», risponde. «È un no?», domandiamo. «Certo. Non ho mai ritirato la mia candidatura, che resta perfettamente in piedi, e lo è anche in questo momento, tant’è che tra qualche giorno avrò un incontro proprio in qualità di candidato a sindaco. Quello che ho affermato è semplicemente questo: se il centrosinistra dovesse riunificarsi tutto, senza eccezioni, e la candidatura dovesse rappresentare un ostacolo per l’unità, sarei pronto a ritirarla. Però devo essere messo nelle condizioni di trovare il centrosinistra unito. Io c’ho provato per due mesi e non ci sono riuscito, perciò addebito agli altri la responsabilità delle lacerazioni, che comunque riguardano tutti i partiti: Rifondazione comunista, Comunisti italiani, non soltanto il Partito democratico. Su questo non c’è da scandalizzarsi, tutti i partiti sono in difficoltà. Da parte mia sono disponibile a stare con tutti, ma dobbiamo condividere metodi, percorsi, componenti della lista, che devono essere di grande spessore e capacità, e naturalmente il programma».

A proposito di definizione della lista, abbiamo chiesto a Nunziata se ci sarà anche il cognato Roberto Pizzuti, che è un esponente del centrodestra, precisamente di quella che fu Forza Italia. «Questo non è assolutamente possibile. La lista è aperta alla società civile ma, come ho detto, la sua impostazione politica è di centrosinistra. Mi dispiace per Roberto ma non sarà nella mia lista».

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E al Progetto Ribaltone chi pensa? Mentre tutti si affannano a preparare le liste per le elezioni che verranno, nessuno si preoccupa della creatura prediletta di Progetto San Lucido. Eppure il 26 febbraio prossimo presso il Consiglio di Stato si terrà un’udienza decisiva non solo per la sorte del Ribaltone, ma anche per quella delle liste che in questo momento stanno vedendo la luce in vista delle prossime competizioni elettorali.

elezioni

Infatti tra dodici giorni il Ribaltone potrebbe andare in fumo per sempre e con esso i sogni di gloria di coloro che aspirano a diventare sindaco di San Lucido da qui a due mesi. Se i giudici dovessero accogliere il ricorso volto al riesame della sentenza con cui sono state annullate le elezioni del 2006, presentato dall’ex sindaco Carlo Borsani, non ci sarà nessun appuntamento con le urne.

La fabbricazione delle liste e le candidature di queste ore potrebbero perciò risolversi in una messinscena, senza avere alcun risvolto nei fatti. Nessuno però sembra curarsene; tutti paiono dare per scontato che il Consiglio di Stato non riterrà di riesaminare il caso, che il Progetto Ribaltone trionferà anche questa volta e che presto si andrà a votare. Per questo, ci si affretta a preparare le liste elettorali.

I padri del Ribaltone, cioè i rappresentanti di Progetto San Lucido che hanno promosso la battaglia legale per annullare le elezioni perse, oramai hanno smesso di preoccuparsi del voto del 2006 per pensare a quello del 2008. Li confortano, del resto, le sentenze emesse in casi analoghi.

Borsani però, fosse in loro, non sarebbe così tranquillo: «Non conosco le motivazioni con cui sono stati respinti gli altri ricorsi, ma certo di una sentenza non si può fare un fascio», ci risponde quando facciamo presenti le decisioni precedenti del CdS. «Respingere il ricorso sarebbe un’assurdità, perché le elezioni sono state annullate sulla base di pure ipotesi», aggiunge. E conclude: «Presentare questo ricorso era doveroso, anche se non dovesse andare a buon fine».

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«Che senso ha fare ricorso, andare davanti al Tar, fare collette su collette, tra l’altro anche coi soldi dei cittadini, dare battaglia per arrivare fino in fondo e poi non pagare l’avvocato proprio al traguardo?».

L’ex assessore Giuseppe Cavaliere commenta con un interrogativo il fatto che Progetto San Lucido non si sia (ancora) costituito in giudizio davanti al Consiglio di Stato per opporsi alla richiesta di riesame della sentenza che lo stesso tribunale romano ha emesso il 26 giugno 2007 e con la quale sono state annullate le elezioni amministrative di un anno prima.

Bruno Bruno

Eppure lo stesso Progetto, con le ferite inferte dalla sconfitta elettorale ancora aperte, dedicò anima e corpo (e finanze) al tentativo di annullare il verdetto delle urne e mandare a casa i vincitori a forza di battaglie legali, cioè al Progetto Ribaltone.

E infine è riuscito nel suo intento perché, come già avvenuto nel caso di Conca Casale e di Maierà, dopo il giudizio sfavorevole del Tar, in secondo grado il CdS ha accolto il ricorso in appello e annullato le elezioni. Per una mera questione formale, legata alla corretta compilazione dei certificati medici per il voto assistito e dei verbali di seggio.

Quel che ne è conseguito è storia recente: qualche giorno dopo il sindaco uscente Carlo Borsani, spoltronizzato dal Ribaltone, ha consegnato le chiavi del comune al commissario prefettizio Carlo Ponte. Da allora sono trascorsi otto mesi, e in quest’arco di tempo l’ex primo cittadino non è rimasto con le mani in mano.

Convinto nel fatto di dover «difendere il diritto dei cittadini che hanno votato legittimamente», prima ha chiesto presso il Tar di sospendere la nomina del commissario prefettizio, senza ottenere tuttavia successo, e poi si è rivolto al Consiglio di Stato perché la sentenza di giugno fosse rivisitata, ritenendo, come il legale che l’assiste, che contenga errori significativi.

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I promotori del Progetto Ribaltone, cioè Libero Presta, Roberto Filippo e Bruno Bruno, non si sono costituiti in giudizio per opporsi al ricorso presentato presso il Consiglio di Stato dall’ex sindaco Carlo Borsani per annullare la sentenza del 26 giugno 2007 con cui lo stesso CdS ha invalidato le elezioni comunali del 2006.

Coloro che hanno firmato il primo ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro nel giugno 2006, appena incassata la sconfitta elettorale, e poi l’appello al Consiglio di Stato per il giudizio di secondo grado, non hanno fatto lo stesso per opporsi al riesame della sentenza finale.

Nessuna costituzione in giudizio, quindi, da parte di Progetto San Lucido o di ciò che rimane di esso. Almeno finora. Il fatto di abbandonare il Progetto Ribaltone proprio al terzo e ultimo match da parte di quelli che l’hanno partorito, battezzato e accarezzato fino a riuscire a mandare a casa gli avversari politici a suon di sentenze, può essere dovuto ad alcuni ordini di motivi.

Probabilmente Progetto San Lucido ritiene scontato l’esito del ricorso, considerando che si risolva in un nulla di fatto, e quindi pensa che sia ininfluente una sua costituzione in giudizio (ammesso, ovviamente, che una sicurezza possa esistere sul verdetto dei giudici).

Oppure si tratta ancora una volta di una questione economica, in poche parole della difficoltà di mettere insieme quanto serve per la parcella dell’avvocato, com’è già successo per il primo e per il secondo grado di giudizio.

Fatto sta che, ad oggi, non è stata ufficializzata, a quanto ci risulta, nessuna costituzione in giudizio da parte di Progetto San Lucido. Si tratta, in ogni caso, di un’iniziativa possibile fino alla data dell’udienza, fissata per il prossimo 26 febbraio. La partita, dunque, è ancora aperta.

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