Progetto Ribaltone

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E’ una vita che ti candidi o fai candidare alle elezioni e non riesci a vincere? Hai perso e fatto dolorosamente esperienza di quanto può costare caro mettere in atto un piano per annullare il voto? Hai dovuto fare collette varie per coprire le spese e il tuo conto in banca è in rosso? Sei ancora provato dallo sforzo economico? Sei alla ricerca di strategie alternative, che siano adattabili ad ogni tipo di competizione elettorale e soprattutto GRATIS?

Noi sappiamo come aiutarti! La soluzione di tutti i problemi si chiama:

DECALOGO DEL RIBALTONISTA PROFESSIONISTA

Quattro semplici parole, quattro semplici piani che ti permetteranno di non perdere mai più un’elezione! Leggi attentamente i nostri consigli e assapora già ora il gusto dolce della vittoria!

E se sei già stato sconfitto e non vuoi rassegnarti, no problem! Puoi ancora salvare la situazione, grazie al decalogo del ribaltonista professionista!

Attua i nostri piani, il successo è assicurato! Hanno nomi facili da ricordare, perché tu possa sempre tenere a mente il tuo obiettivo!

E ricorda: NON C’E’ DEMOCRAZIA CHE TENGA!

IL DECALOGO DEL RIBALTONISTA PROFESSIONISTA

Piano A, “PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE”: consiste nel fare in modo che il temibile avversario non arrivi affatto a candidarsi. Quando si tratta di candidature interne a qualche gruppo o partito o movimento o simili, uno dei modi più utilizzati per raggiungere tale obiettivo è la cosiddetta strategia del Superamento Name. Consiste nel tentare di sostituire il candidato indesiderato col proprio uomo facendo credere a tutti che il proprio uomo metta tutti d’accordo. In realtà si tratta semplicemente di un’imposizione della propria volontà sotto mentite spoglie. Laddove il temibile avversario dovesse non accettare il Superamento Name, si può sempre dire che non ha voluto dialogare.

Pro: in caso di successo, hai risolto un grande problema. Infatti, senza il temibile avversario in campo, la strada verso l’elezione sarà molto più facile.

Contro: in caso di insuccesso, sarà chiaro a tutti che per te il temibile avversario è appunto temibile.

Piano B, “NON ESISTE ALTRO CANDIDATO AL DI FUORI DEL TUO”: consiste nel fare in modo che la gente creda che il temibile avversario non sia candidato, quando invece lo è. In tal modo, le persone saranno convinte che non esiste candidato al di fuori del tuo, perciò non potranno che votare quest’ultimo.

Pro: in caso di successo, così come per il piano A, si può dire di aver risolto il problema più grande. Nello stesso modo, infatti, sarà avvenuta di fatto l’eliminazione dell’avversario.

Contro: si tratta di una strategia molto rischiosa in quanto è molto facile che la verità venga a galla e il piano smascherato. Il dato “candidatura” è infatti di tipo ufficiale, perciò difficilmente lo si può nascondere o dissimulare, a meno che gli strumenti d’informazione non ti diano una mano, prendendo per buona ogni cosa che esce dalla tua bocca.

Piano C, “LA LEGGE SEI TU”: ostacolare il normale procedimento elettorale, inventando vizi di forma vari. Concluse le operazioni di voto, dirai che i vizi di forma sollevati sono reali SOLTANTO se avrai perso le elezioni, che quindi considererai nulle. Segue ricorso al piano D. Se avrai vinto le elezioni, considererai il voto assolutamente regolare poiché avrai già raggiunto il tuo obiettivo.

Pro: considerato che il cavillo ha la sua importanza nella legge italiana, utilizzarlo per mettere in discussione un iter o un verdetto elettorale è spesso garanzia di successo, perciò la pratica va molto di moda. Se qualche volta dovessi dubitare della bontà del piano, ripensa al Progetto Ribaltone.

Contro: attuare il piano richiede un’indole molto sospettosa per quanto riguarda tutto ciò che compie il temibile avversario e una grande dose di attenzione per ogni minimo movimento dello stesso. Inoltre, facilmente il piano può essere smascherato perché sarà evidente che il tuo atteggiamento è strumentale. Si richiede dunque notevole discrezione.

Piano D, “COSTI QUEL CHE COSTI”: consiste nell’utilizzare il cavillo per mettere discussione l’iter o il risultato elettorale, laddove le procedure di voto siano proseguite nonostante le tue interferenze.

Pro: se tutto va secondo il piano, ci sarà qualcuno a darti ragione e il risultato raggiunto dal temibile avversario verrà annullato e con esso l’espressione democratica di voto degli elettori. Tu avrai così raggiunto il tuo obiettivo di invalidare la vittoria del temibile avversario.

Contro: il piano D potrebbe avere un costo, dal momento che probabilmente dovrai ricorrere ad un legale per far trionfare il cavillo. Inoltre, laddove gli elettori avessero una qualche consapevolezza democratica, essi condannerebbero senza pietà i tuoi piani e ti punirebbero nelle elezioni future. Ti ricordo che, infatti, il fine ultimo è quello di andare tu al potere al posto del temibile avversario, per quanto già invalidare il trionfo del temibile avversario possa essere per te motivo di grande godimento.

NOTA BENE: dal momento che viviamo in democrazia, l’unico modo per raggiungere il potere è quello di prendere più voti degli altri. Il ricorso ai piani finora elencati, una volta noto agli elettori, potrebbe pregiudicare la possibilità che ciò avvenga, dal momento che gli abitanti di un paese democratico non gradiscono, spesso, le macchinazioni sottobanco. Si raccomanda dunque di tenere il ricorso a tali piani nella più attenta segretezza. Al limite, laddove gli elettori dovessero prendere coscienza del fatto, si consiglia vivamente di negare, negare, negare.

E RICORDA: se vuoi vincere, NON C’E’ DEMOCRAZIA CHE TENGA!

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Signori, si vota: il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani volto ad ottenere l’annullamento della sentenza con cui sono state invalidate le ultime elezioni comunali. Il verdetto col quale il CdS ha reso nullo il voto del 2006 resta dunque valido. Il collegio dei giudici presieduto da Sergio Santoro e composto da Cesare Lamberti, Claudio Marchitiello e Marco Lipari, con Vito Poli come relatore, ha confermato la sentenza del 26 giugno 2007 che, annullando il voto di un anno prima, aveva portato al commissariamento del comune.
Carlo Borsani

Ciò significa che la giunta Borsani non potrà tornare al governo per mezzo del capovolgimento della sentenza e che anche a San Lucido si terranno le elezioni amministrative. Già ieri mattina, insieme con l’ufficialità della decisione del CdS, dalla Prefettura di Cosenza è arrivato in municipio il decreto di indizione dei comizi elettorali per il 13 e 14 aprile prossimi. Tra un mese e mezzo dunque il popolo di San Lucido dovrà recarsi nuovamente alle urne per scegliere il sindaco e il consiglio comunale.

La cittadina è rimasta in attesa del verdetto per un giorno intero. L’udienza si è infatti tenuta nella mattinata del 26 febbraio ma l’ufficialità della decisione è giunta soltanto ventiquattr’ore dopo.

Immediato il commento dell’avvocato Oreste Morcavallo che, in quanto rappresentante di Roberto Filippo, depositario del controricorso, è uscito vittorioso dalla vertenza: «Sono particolarmente soddisfatto dell’esito giudiziale che conferma la validità delle mie tesi giuridiche e soprattutto il principio che non può essere proposto ricorso per revocazione su punti della controversia su cui si è dibattuto e vi è stato un pronunciamento del Giudice. La parola passa ora agli elettori».

È con quest’atto infatti che si conclude la saga del Progetto Ribaltone; giunge cioè al capolinea la battaglia giudiziaria intrapresa dall’ex minoranza per annullare le elezioni perse sfruttando un cavillo di legge relativo alla compilazione dei certificati medici per il voto assistito e dei verbali di seggio.

«I mestieranti della politica hanno avuto la meglio sulla nostra lotta per la dignità del voto popolare che è stato calpestato e penalizzato – commenta l’ex sindaco Borsani. I cittadini, depositando nell’urna il loro voto, avevano fatto una scelta diversa dal Ribaltone. Per me il voto era e resta legittimo, ma chiaramente accettiamo il verdetto dei giudici». I giochi elettorali, dunque, sono aperti.

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Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani per il riesame della sentenza di giugno 2007 con cui era stato annullato il voto del maggio 2006.

A San Lucido si voterà perciò ad aprile per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale.

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Elezioni, il giorno della svolta. L’udienza di oggi al Consiglio di Stato non rappresenta solo l’ultima puntata della saga Progetto Ribaltone, ma anche un passaggio decisivo per la politica sanlucidana. Infatti, nel momento in cui il collegio dei giudici deciderà se accogliere o meno il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani contro il Progetto Ribaltone che ha mandato a casa lui e la sua maggioranza, determinerà anche se a San Lucido debbano tenersi o meno le elezioni amministrative.

Invalidare la sentenza di giugno 2007 con cui lo stesso CdS ha annullato il voto del maggio 2006, come chiede Borsani, eletto sindaco in quelle consultazioni, significa annullarne gli effetti. La maggioranza potrebbe perciò riavere indietro il mandato amministrativo scippatole dall’opposizione grazie ad un cavillo legale e tornare in municipio a governare il paese come se niente fosse successo.

In questo caso (considerato dai più piuttosto improbabile, vista l’ufficialità di alcune candidature e il fatto che altre liste sono in preparazione) la scialuppa Progetto Ribaltone naufragherebbe ingloriosamente proprio mentre i suoi marinai più navigati, da Bruno Bruno a Roberto Filippo, insieme con tutta l’opposizione, gridano “terra!” da prua.

Ma il viaggio intrapreso dall’opposizione proprio all’indomani (e a causa?) della sconfitta elettorale si concluderà oggi, secondo i più, con un approdo trionfale che non muterà le condizioni attuali, e sarà per un verdetto incontestabile della giustizia.

Certo, però, annullare le elezioni non è come vincerle. Partire da una pura formalità nella compilazione di certificati medici e verbali di seggio per tentare di rimediare alla sconfitta elettorale, come ha fatto Progetto San Lucido col Progetto Ribaltone, non è gratificante come arrivare al governo col solo voto dei cittadini. Ma forse in campagna elettorale, come in amore e in guerra, tutto è permesso. Anche il Ribaltone.

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Tra partiti, movimenti e gruppi proseguono incontri e consultazioni in vista delle elezioni amministrative come se fosse certo che in aprile si apriranno i seggi. Come se nessun Progetto Ribaltone mettesse in dubbio ciò che sarà. Alcune candidature a sindaco sono state addirittura ufficializzate, come quella di Vittorio Calomeni a capo di una lista civica appoggiata, tra gli altri, dall’ex assessore Giuseppe Cavaliere. Anche Franco Nunziata aveva resa nota la propria candidatura a primo cittadino in cima ad una lista civica, dichiarandosi poi disponibile a compiere un passo indietro nel caso in cui dovesse essere raggiunta l’unità del centrosinistra.

E di tante altre liste, più o meno verosimili, si parla nella cittadina, in una moltiplicazione di candidature che è consueta nella fase delle trattative ma che sicuramente non facilita la lettura del panorama elettorale. Se a sinistra si parla sempre più insistentemente di una lista capeggiata da Mario Amendola, a destra vige il riserbo assoluto.

In teoria, l’ex sindaco alleanzino (ormai pidiellino) Carlo Borsani, il vice Roberto Pizzuti e i suoi non dovrebbero lavorare a nessuna lista elettorale prima di martedì prossimo, visto che quel giorno il Consiglio di Stato si pronuncerà sul ricorso che proprio l’ex maggioranza ha presentato per tornarci lei, e nessun altro, al governo della cittadina. Altro che elezioni ad aprile.

Con l’udienza del 26 febbraio il CdS potrebbe non solo invalidare la sentenza con cui è stato annullato il voto del 2006, ma anche rimettere la fascia tricolore indosso all’ex sindaco Borsani e restituire il mandato amministrativo al consiglio comunale eletto con quelle consultazioni.

È dunque ancora una volta il Progetto Ribaltone a gettare la politica cittadina nell’incertezza più totale. Un’incertezza su ciò che accadrà tra due giorni della quale neanche i sostenitori più accaniti del Ribaltone, come Bruno Bruno, Roberto Filippo e Libero Presta che c’hanno messo la firma, non possono non tener conto.

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E al Progetto Ribaltone chi pensa? Mentre tutti si affannano a preparare le liste per le elezioni che verranno, nessuno si preoccupa della creatura prediletta di Progetto San Lucido. Eppure il 26 febbraio prossimo presso il Consiglio di Stato si terrà un’udienza decisiva non solo per la sorte del Ribaltone, ma anche per quella delle liste che in questo momento stanno vedendo la luce in vista delle prossime competizioni elettorali.

elezioni

Infatti tra dodici giorni il Ribaltone potrebbe andare in fumo per sempre e con esso i sogni di gloria di coloro che aspirano a diventare sindaco di San Lucido da qui a due mesi. Se i giudici dovessero accogliere il ricorso volto al riesame della sentenza con cui sono state annullate le elezioni del 2006, presentato dall’ex sindaco Carlo Borsani, non ci sarà nessun appuntamento con le urne.

La fabbricazione delle liste e le candidature di queste ore potrebbero perciò risolversi in una messinscena, senza avere alcun risvolto nei fatti. Nessuno però sembra curarsene; tutti paiono dare per scontato che il Consiglio di Stato non riterrà di riesaminare il caso, che il Progetto Ribaltone trionferà anche questa volta e che presto si andrà a votare. Per questo, ci si affretta a preparare le liste elettorali.

I padri del Ribaltone, cioè i rappresentanti di Progetto San Lucido che hanno promosso la battaglia legale per annullare le elezioni perse, oramai hanno smesso di preoccuparsi del voto del 2006 per pensare a quello del 2008. Li confortano, del resto, le sentenze emesse in casi analoghi.

Borsani però, fosse in loro, non sarebbe così tranquillo: «Non conosco le motivazioni con cui sono stati respinti gli altri ricorsi, ma certo di una sentenza non si può fare un fascio», ci risponde quando facciamo presenti le decisioni precedenti del CdS. «Respingere il ricorso sarebbe un’assurdità, perché le elezioni sono state annullate sulla base di pure ipotesi», aggiunge. E conclude: «Presentare questo ricorso era doveroso, anche se non dovesse andare a buon fine».

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«Che senso ha fare ricorso, andare davanti al Tar, fare collette su collette, tra l’altro anche coi soldi dei cittadini, dare battaglia per arrivare fino in fondo e poi non pagare l’avvocato proprio al traguardo?».

L’ex assessore Giuseppe Cavaliere commenta con un interrogativo il fatto che Progetto San Lucido non si sia (ancora) costituito in giudizio davanti al Consiglio di Stato per opporsi alla richiesta di riesame della sentenza che lo stesso tribunale romano ha emesso il 26 giugno 2007 e con la quale sono state annullate le elezioni amministrative di un anno prima.

Bruno Bruno

Eppure lo stesso Progetto, con le ferite inferte dalla sconfitta elettorale ancora aperte, dedicò anima e corpo (e finanze) al tentativo di annullare il verdetto delle urne e mandare a casa i vincitori a forza di battaglie legali, cioè al Progetto Ribaltone.

E infine è riuscito nel suo intento perché, come già avvenuto nel caso di Conca Casale e di Maierà, dopo il giudizio sfavorevole del Tar, in secondo grado il CdS ha accolto il ricorso in appello e annullato le elezioni. Per una mera questione formale, legata alla corretta compilazione dei certificati medici per il voto assistito e dei verbali di seggio.

Quel che ne è conseguito è storia recente: qualche giorno dopo il sindaco uscente Carlo Borsani, spoltronizzato dal Ribaltone, ha consegnato le chiavi del comune al commissario prefettizio Carlo Ponte. Da allora sono trascorsi otto mesi, e in quest’arco di tempo l’ex primo cittadino non è rimasto con le mani in mano.

Convinto nel fatto di dover «difendere il diritto dei cittadini che hanno votato legittimamente», prima ha chiesto presso il Tar di sospendere la nomina del commissario prefettizio, senza ottenere tuttavia successo, e poi si è rivolto al Consiglio di Stato perché la sentenza di giugno fosse rivisitata, ritenendo, come il legale che l’assiste, che contenga errori significativi.

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I promotori del Progetto Ribaltone, cioè Libero Presta, Roberto Filippo e Bruno Bruno, non si sono costituiti in giudizio per opporsi al ricorso presentato presso il Consiglio di Stato dall’ex sindaco Carlo Borsani per annullare la sentenza del 26 giugno 2007 con cui lo stesso CdS ha invalidato le elezioni comunali del 2006.

Coloro che hanno firmato il primo ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro nel giugno 2006, appena incassata la sconfitta elettorale, e poi l’appello al Consiglio di Stato per il giudizio di secondo grado, non hanno fatto lo stesso per opporsi al riesame della sentenza finale.

Nessuna costituzione in giudizio, quindi, da parte di Progetto San Lucido o di ciò che rimane di esso. Almeno finora. Il fatto di abbandonare il Progetto Ribaltone proprio al terzo e ultimo match da parte di quelli che l’hanno partorito, battezzato e accarezzato fino a riuscire a mandare a casa gli avversari politici a suon di sentenze, può essere dovuto ad alcuni ordini di motivi.

Probabilmente Progetto San Lucido ritiene scontato l’esito del ricorso, considerando che si risolva in un nulla di fatto, e quindi pensa che sia ininfluente una sua costituzione in giudizio (ammesso, ovviamente, che una sicurezza possa esistere sul verdetto dei giudici).

Oppure si tratta ancora una volta di una questione economica, in poche parole della difficoltà di mettere insieme quanto serve per la parcella dell’avvocato, com’è già successo per il primo e per il secondo grado di giudizio.

Fatto sta che, ad oggi, non è stata ufficializzata, a quanto ci risulta, nessuna costituzione in giudizio da parte di Progetto San Lucido. Si tratta, in ogni caso, di un’iniziativa possibile fino alla data dell’udienza, fissata per il prossimo 26 febbraio. La partita, dunque, è ancora aperta.

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Carlo Borsani

L’ultimo atto del Progetto Ribaltone va in scena il prossimo 26 febbraio. Questa la data in cui la Quinta Sezione del Consiglio di Stato si riunirà in udienza per discutere la richiesta di riesame della sentenza della stessa sezione con cui sono state annullate le elezioni del 2006, emessa esattamente otto mesi prima, il 26 giugno 2007.

Il sindaco uscente, Carlo Borsani, insieme con alcuni tra i suoi, si è rivolto infatti ad uno studio legale di Genova specializzato in questo tipo di contenzioso, in particolare all’avvocato Maria Luisa Sarni, per invalidare la sentenza, proseguendo in tal modo sulla strada dello scontro legale coi promotori del Ribaltone.

Un’ultima, risolutiva battaglia tra toghe questa, dopo il primo giudizio del Tar che ha respinto il ricorso di Progetto San Lucido, l’appello al CdS che l’ha accolto (mandando a casa Borsani con la sua giunta) e la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso dell’ex giunta per il reintegro al governo del paese.

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L’ex assessore Giuseppe Cavaliere il Progetto Ribaltone non l’ha mai condiviso, e neanche l’ultimo sviluppo, l’atto terzo, della battaglia legale tra maggioranza e opposizione uscenti gli va a genio.
giuseppe cavaliere

La richiesta di riesame della sentenza del CdS che ha annullato il voto elettorale di un anno e mezzo fa, voluta da Borsani, non gli pare proprio una buona idea, tanto che Cavaliere formula una proposta alternativa su come utilizzare i fondi che le parti dovrebbero destinare alle parcelle legali: organizzare «un bel Natale per San Lucido, se ci tengono tanto al bene comune. Tanto la minoranza ha dimostrato di sapersi impegnare in questo tipo di cose, avendo dovuto trovare i fondi per i ricorsi precedenti. Invece di pagare gli avvocati, diamo fondi alla Chiesa, che sicuramente saprà usarli bene», afferma.

Naturalmente, ciò presupporrebbe di non avanzare nessuna richiesta di riesame, sulla quale Cavaliere dichiara: «Bisogna avere abbastanza elementi per chiederla. A quanto ne so, gli avvocati ai quali si erano rivolti non hanno accettato», aggiunge.

L’ex assessore contesta anche i tempi con cui Borsani e i suoi hanno promosso il riesame della sentenza: «Se ne avevano intenzione, potevano farlo subito, senza aspettare molti mesi, allungando così i tempi prima delle elezioni – sostiene. Quando sono in ballo gli interessi pubblici, bisogna valutare bene le cose; non si tratta di fatti privati. Penso che così non sia stato, e sono i cittadini a farne le spese. Insomma tra i due litiganti il terzo, cioè la cittadinanza, perde. Vorrei proprio sapere cosa ne pensa l’opposizione e perché tace».

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