Procura di Paola

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La verità dell’Inail arriva nella cassetta della posta un dì assolato di fine agosto. E, per la famiglia Carnevale che l’attende dai primi di luglio, è una verità dolorosa. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro l’affida ad una formula già impressa chissà quante volte, uguale come un timbro, in fondo a fogli bianchi intestati. Poche, studiate, precise e concise parole che stavolta servono per dire che quella di Francesco Carnevale, l’operaio instancabile, ma anche il capofamiglia, il marito, il padre, il nonno, non è stata una morte sul lavoro. francesco carnevaleFrancesco Carnevale, per tutti Ciccio, è morto «per il verificarsi di rischio generico incombente su tutti i cittadini e comune ad altre situazioni del vivere quotidiano».

Questa, insomma, per l’Inail, non è una morte bianca. È una morte e basta. Una morte che «non risulta» avvenuta «per rischio lavorativo». Alla famiglia, quindi, «non spetta alcuna indennità». Analoga comunicazione giunge al legale dei Carnevale: «Dagli elementi di indagine allo stato acquisiti, l’evento non può essere ammesso all’indennizzo, in quanto non vi è prova alcuna che il Carnevale sia deceduto in occasione di lavoro».

Dunque, per l’Istituto, se quel pomeriggio del 19 maggio l’uomo si è recato nel cantiere di San Lucido e si è messo alla guida dell’escavatore dal quale poi sarebbe caduto, battendo violentemente la testa contro una pietra e morendo sul colpo, non è stato per motivi di lavoro come sostiene la famiglia. Secondo la testimonianza resa agli ispettori dell’Istituto da parte dei familiari, Francesco Carnevale, nonostante fosse tornato da poco a casa, era uscito di nuovo per raggiungere il cantiere perché aveva ricevuto una telefonata da parte del datore di lavoro, il titolare di una ditta edile del posto, presso la quale lavorava, regolarmente assunto, dal 1999. Nessun elemento confermerebbe però tale circostanza. Si consideri che lo stesso datore di lavoro non avrebbe denunciato la morte del dipendente presso l’Inail, che si sarebbe quindi occupata di avviare le indagini d’ufficio. Partite all’inizio di luglio, si sono concluse a fine agosto. Con un esito che non è certo quello che la famiglia dell’operaio s’aspettava.

«Dal 19 maggio, in noi si alternano rabbia e incredulità», ci confida Alessandro, uno dei figli dell’operaio. «Ci sembra tutto surreale. Non posso credere che si verifichino fatti del genere. Io e la mia famiglia lotteremo con tutte le nostre forze e con ogni mezzo lecito affinché la giustizia terrena prevalga. Quella divina, ne sono certo, le idee le ha già chiarissime». E la giustizia terrena, intanto, fa il suo corso. La Procura della Repubblica di Paola infatti indaga tuttora sul caso: gli elementi raccolti dagli inquirenti potrebbero cambiare le carte in tavola. La famiglia Carnevale, da parte sua, affiancata dall’avvocato Patrizia Longo del Foro di Paola, si opporrà intanto al provvedimento dell’Istituto: infatti, così come da quest’ultimo comunicato al legale, «la decisione potrà essere rivista – entro i termini prescrizionali regolamentati dalla legge – ove, in prosieguo, dovessero emergere elementi tali da far ritenere l’evento indennizzabile».

L’indennizzo al quale la famiglia ritiene di aver diritto le consentirebbe di far fronte alle difficoltà economiche nelle quali versa da quando, con la morte del capofamiglia, è venuta a mancare l’unica fonte di reddito. Prima e più di ogni altra cosa, però, riconoscere quella di Ciccio Carnevale come una morte bianca pare significare, per la sua famiglia, per la moglie e per i figli, onorare un uomo che al lavoro ha dedicato l’intera sua vita.

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Francesco Carnevale, l’operaio morto in un incidente il 19 maggio a San Lucido, fu ricordato durante le esequie come un gran lavoratore. E lo era. Che abbia trascorso la vita con le maniche rimboccate lo sa bene chi lo conosceva. Ma che lavorando l’abbia pure perduta, la vita, pare sia da verificare: perché formalmente questa non potrebbe essere considerata una morte sul lavoro. Infatti, secondo i familiari dell’uomo, il datore di lavoro, titolare di una ditta edile del posto, non avrebbe denunciato presso l’Inail la morte del dipendente, regolarmente assunto dal 1999. La pratica, come avrebbe confermato lo stesso Istituto ai familiari della vittima, sarebbe stata invece aperta d’ufficio.

L’iter consente tra le altre cose di riconoscere alla famiglia un indennizzo, una volta acclarato che si tratti di una morte bianca. Ed è ciò che gli inquirenti dovranno fare: stabilire il motivo per il quale Carnevale si trovava sul posto di lavoro al momento dell’incidente. E proprio tali accertamenti volti a chiarire le circostanze dell’accaduto sono partiti il 9 luglio, con un ritardo rispetto alla data della morte che aveva preoccupato non poco la famiglia. Moglie e figli, privati non solo di un marito e di un padre, ma anche dell’unica fonte di reddito, si sono trovati di colpo in grosse difficoltà economiche.

In ogni caso, le verifiche Inail sono ora in corso. Mercoledì scorso gli ispettori hanno sentito i parenti della vittima. Secondo il loro racconto, Carnevale aveva da poco fatto rientro a casa dal cantiere quando una telefonata del datore di lavoro lo avrebbe portato nuovamente sul posto. L’uomo sarebbe quindi uscito promettendo di tornare presto a casa. Una promessa che non manterrà: cadendo dall’escavatore, Carnevale ha sbattuto la testa ed è morto. Una versione che, se confermata, permetterebbe di riconoscere alla famiglia il diritto ad un risarcimento. È quanto si augurano i parenti che, tramite l’avvocato Patrizia Longo del foro di Paola, chiedono giustizia, prima possibile.

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In seguito alla richiesta di rinvio a giudizio del pm Domenico Fiordalisi, presso il Tribunale di Paola si è riaperto il caso delle “gomme d’oro”. Il giudice per le indagini preliminari ha fissato per le ore 9.30 del 5 giugno prossimo l’udienza preliminare nella quale dovrà comparire l’imputato Santo Garofalo, attuale dirigente dell’area urbanistica dell’ufficio tecnico comunale di San Lucido e responsabile del settore all’epoca dei fatti, difeso dall’avvocato Francesco Scrivano del foro di Paola.

domenico fiordalisi

L’avviso di fissazione dell’udienza fa seguito alla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal pm il 26 febbraio, una volta esaminati gli atti del procedimento instaurato nei confronti di Garofalo, al quale si contesta il reato di abuso d’ufficio «per aver emesso le sei richieste di preventivo dal n. 12413 al n. 12418 del 21 novembre 2002 per la fornitura di pneumatici occorrenti allo scuolabus e all’autocarro comunale e per aver emesso la determinazione n. 382 del 26 novembre 2002 relativa all’impegno di spesa corrispondente, in violazione agli artt. 6,7 e 14 del titolo IV del Regolamento comunale per le forniture ed i servizi da eseguirsi in economia, per favorire la ditta Dalmazio De Virgilio di San Lucido, procurandole un vantaggio economico consistente nell’aggiudicazione della fornitura dei pneumatici dello scuolabus del comune di San Lucido ad un prezzo maggiore del 33,80% rispetto a quello offerto dalla ditta Eurogomme di Giuseppe Cavaliere. In particolare l’art. 6 del Regolamento prevedeva che per l’individuazione delle migliori offerte poteva seguirsi sia il sistema del prezzo più basso sia quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa».

Invece, si registra che «l’arch. Garofalo non fissava i criteri di preferenza con idoneo punteggio nelle richieste di preventivo; non seguiva il sistema del prezzo più basso; non indicava le caratteristiche tecniche equivalenti in relazione alle altre marche» e che «di fatto la previsione di più marche di pneumatici nelle richieste di preventivo veniva collegata ad una valutazione a posteriori, da svolgersi con criteri sconosciuti».

«Grazie a dette violazioni di legge – conclude la richiesta di rinvio a giudizio – e con immotivato ed irrazionale provvedimento di determina, la gara veniva aggiudicata alla ditta Dalmazio De Virgilio invece che alla ditta Eurogomme di Giuseppe Cavaliere, la quale avrebbe determinato per l’amministrazione un vantaggio di 110,40 euro ovvero un risparmio del 33,80 percento».

Dunque, in relazione a tale richiesta di rinvio a giudizio per Santo Garofalo, il giudice per le indagini preliminari ha fissato l’udienza per il 5 giugno. Sarà quindi compito del giudice per le udienze preliminari determinarsi su un rinvio o un proscioglimento.

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Bisognerà attendere ancora dieci giorni per sapere di più sulle cause che hanno portato alla morte di Giovanna Vicinanza, la tredicenne di Belvedere Marittimo deceduta sabato dopo una febbre durata un mese. Il medico legale che oggi ha eseguito l’autopsia, disposta dalla Procura di Paola, ha detto che è necessario ancora del tempo per compiere ulteriori accertamenti di laboratorio. All’autopsia hanno assistito anche due periti nominati dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. ”Siamo tranquillì’ è stato il commento del direttore generale dell’Azienda, Franco Petramala, al termine dell’autopsia.

» fonte Agr

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”Stiamo profondendo il massimo impegno perche’ sull’omicidio di Roberta Lanzino emerga la verita”’. Lo ha detto all’ANSA il pm della Procura di Paola Domenico Fiordalisi, titolare dell’inchiesta sull’omicidio della studentessa di Cosenza violentata ed uccisa il 26 luglio del 1988 a Falconara Albanese.
”Una verita’ necessaria – ha aggiunto il pm Fiordalisi – per dare la giuste risposte su un fatto la cui gravita’ ci ha indotto a non fermarci mai nell’attivita’ investigativa”. A distanza di 20 anni dall’omicidio di Roberta Lanzino potrebbe essere vicina, dunque, la verita’ su uno degli assassini piu’ efferati mai commessi in Calabria.
Accertata l’estraneita’ dei fratelli Giuseppe e Rosario Frangella, accusati in un primo tempo dell’omicidio ed assolti in via definitiva, la Procura di Paola ha indagato per l’omicidio della studentessa un imprenditore agricolo Francesco Sansone, di 46 anni.
Sansone e’ in carcere per scontare una condanna per due omicidi, quello di un maresciallo di polizia penitenziaria, suo omonimo, e quello di una donna, Rosaria Genovese. Sansone e’ attualmente in permesso, ma in questi giorni rientrera’ in carcere per scontare la condanna che gli e’ stata inflitta.
Per lo sviluppo delle indagini si sta rivelando determinante la testimonianza di una donna, che ha riferito di avere incontrato Roberta Lanzino il giorno dell’omicidio.

[fonte]

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Potrebbe essere la chiave per risolvere il giallo infinito della morte di Roberta Lanzino. Oppure l’ennesimo errore giudiziario, ma il pubblico ministero della procura di Paola, Domenico Fiordalisi, che ha riaperto l’inchiesta sulla tragica fine della studentessa di Rende crede che valga la pena di tentare. Così ieri, affiancato dal dirigente della squadra mobile Stefano Dodaro, ha interrogato in questura l’ultima persona iscritta nel registro degli indagati: Franco Sansone, il 45enne di Cerisano indicato dal pentito Franco Pino come autore (assieme a un complice di cui non si conosce il nome) di uno degli omicidi più efferati che l’Italia ricordi.

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La Procura di Paola indaga sui rapporti tra la Società e gli enti pubblici

SAN LUCIDO. Tutto quel che c’è sull’Appennino paolano. E’ quanto ieri mattina l’Arma ha chiesto al municipio di San Lucido.

carabinieriAnche il comune infatti è interessato dalle indagini dei carabinieri sulle pratiche relative alla Spa.

Contratti, proroghe, affidamenti temporanei, segnalazioni, richieste: i fascicoli sulla società pubblico-privata che gestisce i servizi di nettezza urbana a San Lucido come in molti altri paesi della costa tirrenico-cosentina non si possono contare.

Difatti il rapporto lavorativo tra la società e il Comune va avanti da molto, essendo stata stipulata inizialmente una convenzione della durata di due anni a partire dal 2 maggio 2003, rinnovata una prima volta fino al 31 dicembre 2005, una seconda fino al 31 dicembre 2006, una terza scaduta il 31 marzo scorso e una quarta il 30 giugno.

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SAN LUCIDO. Le ossa ci sono: quel che resta da scoprire è a chi appartengano.

L’ispezione del loculo indicato come prima collocazione di Carmine Esposito, l’uomo i cui resti sono stati dichiarati smarriti dai parenti che hanno sporto denuncia presso i carabinieri lo scorso 4 giugno, ha fornito per il momento una risposta soltanto all’interrogativo sul contenuto del sepolcro: si tratta di ossa appartenenti a due persone diverse, secondo quanto sostenuto dal medico legale nominato dal pm Antonella Lauri del Tribunale di Paola che coordina le indagini, il patologo Aldo Barbaro di Reggio Calabria.

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L’uomo defunto ottant’anni fa fu sepolto in quel posto

SAN LUCIDO. Non omonimia ma coincidenza d’identità.

Quel Carmine Esposito il cui nome è riportato sulla lastra consunta del vecchio cimitero sarebbe proprio il bisnonno di Ivana Amendola, la donna che in giugno ha denunciato lo smarrimento dei resti del congiunto.

Le indagini da allora effettuate dai carabinieri di San Lucido ai comandi di Antonio Cangeri e la documentazione acquisita dagli avvocati di parte Marco Chirizzi, Ferruccio Mariani e Simona Arcuri consentono di poter affermare che l’uomo defunto ottant’anni fa fu sepolto nel punto indicato come sua originaria destinazione.

Quando morì, insomma, è proprio lì che Esposito venne adagiato a riposare in pace.

Questo quanto risulta dal decreto col quale il pm del Tribunale di Paola Antonella Lauri che conduce le indagini ha disposto l’ispezione del loculo precedentemente sottoposto a sequestro per il 24 luglio.

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L’inchiesta penale interessa anche la selezione e l’ingaggio dell’architetto esterno

SAN LUCIDO. Se c’è uno che se ne può stare tranquillamente seduto nel suo ufficio senza tema di sfratto, a quanto pare quello è l’architetto Santo Garofalo.

Eugenio FacciollaLa sua posizione alla guida dell’Utc non pare infatti a rischio, s’è vero che il tipo di contratto del quale è titolare, essendo stato stipulato in seguito a una selezione, non è vincolato al mandato dell’amministrazione che lo ha assunto.

Rispetto al collega del settore lavori pubblici e manutenzione, l’ingegnere Carmine Presta, e alla neoresponsabile della Ragioneria, Antonella Mele (che restano sui cocci di bottiglia perché sul loro destino il commissario non ha ancora firmato disposizioni ufficiali), Garofalo può ritenersi in una botte di ferro. Almeno ancora per un anno e mezzo, cioè prima che scada il suo rapporto di lavoro con l’Ente.

Tuttavia la Procura della Repubblica di Paola indaga proprio sull’iter concorsuale che l’ha condotto dietro quella scrivania, oltre che sulla sua passata condotta proprio come dirigente dell’ufficio presso il quale è stato nuovamente assunto a dicembre 2006.

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Tutto sul concorso a dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di San Lucido

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