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C’era una volta (ed ora non c’è più) il contributo regionale per il risanamento della frana in località Margherita a San Lucido: sfumato, secondo quanto rende noto il segretario della sezione locale del Pdci, Pietro Covelli.

«I tagli della destra colpiscono in modo diretto anche il nostro piccolo paese», si legge in una nota diramata ieri. «Come ormai tutti sanno, l’Ici era stata tolta per le prime case dal governo Prodi per i cittadini con reddito basso per le fasce deboli». Ora la destra, sostiene il segretario, «ha voluto salvaguardare i ricchi e per questo ha eliminato l’Ici anche a lor signori. Di riflesso sono stati tagliati i fondi destinati al Meridione per accontentare la Lega e i suoi amici del nord».

Covelli elenca tagli equivalenti a: «375milioni di euro per la viabilità provinciale; 20 milioni per il 2008, 22 milioni per il 2009 e 7 milioni per il 2010 sulla Salerno – Reggio Calabria; 10 milioni per le autostrade del mare; 13,5 milioni per il porto di Gioia Tauro; 84 milioni per il porto di Villa San Giovanni; 265 milioni per l’ammodernamento della Strada Statale Sibari – Roseto, 106 Jonica; 25 milioni per il tratto Crotone – Cariati; 15 milioni per la tangenziale di Reggio Calabria; 150 milioni per la forestazione e protezione del territorio; 50 milioni per l’acquisto di aliscafi in servizio nello stretto di Messina; 231 milioni per il trasporto marino in alternativa al trasporto gommato sulla Sa-Rc».

Il totale calcolato è di «2 miliardi e 300 milioni di euro per la sola Calabria: tra questi – come anticipato – anche i 300mila euro stanziati dalla Regione e destinati al risanamento ambientale della frana in località Margherita». Così, commenta Covelli, la destra «ricompensa» la fiducia dei cittadini.

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Nel tracciare un bilancio della stagione estiva, ai primi di settembre Roberto Pizzuti, ex vicesindaco e oggi consigliere di minoranza, di fede berlusconiana, aveva parlato di «spettacoli vetero-comunisti realizzati nel centro storico negli ultimi giorni di agosto» che avrebbero «destato le proteste di numerosi cittadini che ritenevano che Rifondazione comunista, Piddicci, Verdi e loro epigoni fossero stati (almeno per il momento) allontanati dalla scena politica in seguito al voto degli italiani in aprile; c’è sempre un modo – aveva dichiarato Pizzuti – per tentare di riemergere».

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Giunge oggi la replica del segretario della sezione locale di uno dei partiti citati, il Pdci, Pietro Covelli (che tra l’altro – essendo rappresentato dal gruppo Progetto democratico – siede all’opposizione proprio come Pizzuti). Covelli fa sapere al consigliere che il ruolo dei comunisti «è fondamentale nella società» e che essi esisteranno «sempre, fin quando ci saranno da difendere i giusti e i deboli; noi siamo dalla loro parte». Tra «i pochi ad avere il coraggio di andare contro tendenza», i comunisti sono, nel Covelli pensiero, coloro che si fanno carico di combattere «certe false ideologie che puntualmente crollano, alle prime verifiche serie». Covelli fa riferimento alla crisi che ha investito il mondo della finanza.

«Questi primi anni del ventunesimo secolo – afferma – saranno ricordati negli annali della storia come il “crollo delle economie neoliberiste”, volute dai principali responsabili mondiali del capitalismo sfrenato e corrotto, che ha condotto un duro attacco ai diritti delle classi più deboli e indifese (o meno organizzate) della società contemporanea». «Il mito del capitalista (in Italia ne abbiamo un esempio clamoroso) che si “realizza” in mezza generazione (non importa con quali mezzi e quali danni per gli altri) cade in modo inesorabile. Però nel precipitare – evidenzia il segretario del Pdci – trascina nella crisi più profonda non i responsabili reali, con nomi e cognomi, ma società virtuali o fantasma che non possono e non devono rispondere di nulla. I debiti sono fatti pagare alla collettività. Così giustizia neoliberista è fatta. Occorrerebbe espropriare, invece, del mal tolto gli speculatori e ridistribuirlo ai truffati e ai bisognosi».

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Intitolare una via di San Lucido a Mihaela Petronela Mahu, perché il suo nome non venga dimenticato. Questa la proposta della sezione sanlucidana del Partito dei comunisti italiani, di cui è segretario Pietro Covelli, formulata a due mesi di distanza dai fatti del 13 giugno, quando mani ancora ignote diedero fuoco alla porta di casa della giovane, procurandole ferite tali da causarne la morte, il primo luglio, presso il Centro grandi ustionati di Brindisi.

«La proposta che voglio avanzare è quella di dedicare a questa povera ragazza rumena, vittima di un fatto gravissimo come mai era accaduto a San Lucido, una strada del paese, magari quella dove si trova la casa in cui abitava», suggerisce Covelli. Si tratta di una via del centro storico, a due passi dalla centralissima Piazza Fiume. «La nuova toponomastica non è stata ancora attuata, perciò si è ancora in tempo per cambiare nome alla via e intitolarla a lei», propone il segretario comunista. «Servirebbe anche ad aprire nell’opinione pubblica una riflessione sulla vita degli stranieri nel nostro paese, sulle condizioni in cui essi sono costretti a lavorare. Molti di loro vengono impiegati senza garanzie né tutele. Insomma sono lavoratori senza diritti che infine, quando non servono più, vengono scaricati come fossero animali».

Alla memoria di Mihaela Petronela l’amministrazione comunale di Antonio Staffa aveva voluto dedicare un manifesto, affisso ai muri del paese il 13 luglio, che così recitava: «Attonita nel silenzio della notte il 13 giugno 2008 la nostra San Lucido vedeva sfiorire un fiore i cui petali strappati dalla malvagità umana cadevano lentamente a terra in una tremenda agonia. Ad un mese dal compimento di un atto così ignobile e barbaro, l’Amministrazione Comunale di San Lucido non vuole dimenticare questo fiore il cui nome è Mihaela Mahu. Condannando aspramente ogni manifestazione di violenza, l’Amministrazione Comunale auspica che il nome di questa ragazza, che nella bella Italia tante speranze aveva riposto, non cada presto nell’abisso della dimenticanza, ma piuttosto divenga per tutti noi sanlucidani – e per le generazioni future – un monito: affinché mai più qualcuno nella nostra terra si chini alle logiche perverse del male, affinché mai più qualcuno nella nostra terra possa dimenticare le parole che i nostri padri posero a baluardo della nostra Rocca Nicetina: “Chiunque tu sia non temere dentro questa Rocca… vi sia qui una retta volontà e verso l’amico e verso la legge”».

LA NOTIZIA – 15 giugno 2008

L’incendio appiccato nella notte tra il 13 e il 14 giugno al portone di un’abitazione a San Lucido è la causa delle gravi ustioni riportate da Mihaela Petronela, 28 anni, che si trova ora ricoverata in prognosi riservata presso il Centro grandi ustionati di Brindisi. La donna, inserviente in un ristorante, abita in un monolocale del centro storico con il marito, Daniel Muhu, 33 anni, manovale presso una ditta edile del luogo. Rumeni entrambi, risiedono e lavorano a San Lucido da due anni.

Le gravi ustioni riportate dalla donna sono dovute al suo tentativo di uscire dall’appartamento una volta accortasi che andava a fuoco il portone in legno. miheala mahu incendio san lucido porta casa donnaProprio passando attraverso l’uscio, dopo che il marito aveva già lasciato il monolocale riportando lievi ustioni, Mihaela è stata avvolta dalle fiamme che hanno intaccata la coperta con la quale aveva pensato di proteggersi dal fuoco. Invece il tessuto si è incendiato, e in un attimo il fuoco l’ha avvolta completamente.

Le sue urla hanno richiamato l’attenzione di alcuni giovani del posto che, con un estintore e dell’acqua, sono riusciti a spegnere le fiamme e a salvarla da più gravi ustioni. Nello stesso tempo sono state allertate le forze dell’ordine e i pompieri e sono partite le chiamate al 118. Sul posto sono giunti i carabinieri di San Lucido e di Paola, oltre ai vigili del fuoco. L’ambulanza ha trasportato la donna presso il vicino ospedale San Francesco di Paola, per poi essere trasferita in elisoccorso, a causa delle gravi ferite riportate, al Centro grandi ustionati di Brindisi, dove si trova in prognosi riservata.

Gli inquirenti, in base a tale ricostruzione dei fatti, addebitano ai responsabili il reato di danneggiamento a mezzo incendio ed, escludendo moventi razzisti, legano piuttosto l’accaduto a motivi passionali. I carabinieri della Compagnia di Paola hanno sentito alcune persone che conoscono Mihaela e intendono verificare se avesse un legame sentimentale con un uomo sposato. Le indagini sono affidate ai carabinieri di San Lucido, ai comandi di Antonio Cangeri, e coordinate da Francesco Greco della Procura della Repubblica di Paola. Il sindaco della cittadina, Antonio Staffa, augurando alla donna una pronta guarigione, ha fermamente condannato l’accaduto.

L’APPROFONDIMENTO

Sono le due di notte circa. Sull’uscio di una casa del centro storico di San Lucido, qualcuno sparge benzina sul portone in legno dell’abitazione, poi gli dà fuoco. È l’ingresso del monolocale dei coniugi Daniel e Mihaela Mahu, che a quest’ora dormono. Lasciato il loro paese d’origine, la Romania, due anni fa sono arrivati a San Lucido, dove risiedono e lavorano regolarmente. Daniel ha 33 anni e fa il manovale; Mihaela ne ha 28 ed è inserviente in un ristorante. È lei, che da poco è rientrata a casa, a svegliarsi per l’acre odore di fumo. Si accorge che la porta brucia rapidamente. Il marito lascia il monolocale per primo. La donna, per proteggersi dalle fiamme, si mette addosso una coperta. Ma, uscendo, il fuoco intacca subito il tessuto e, in un attimo, l’avvolge. Mihaela chiama aiuto, ma in piena notte è difficile che qualcuno possa sentire, nonostante qui, nel centro storico, le case siano addossate l’una all’altra. Terrorizzata, grida con tutta la forza che ha in corpo per richiamare l’attenzione.

Alessia fa la fioraia e stanotte deve lavorare: bisogna infatti che ogni cosa sia pronta in tempo per il matrimonio dell’indomani mattina. Ma sono quasi le due e sua madre, ch’è con lei, propone di andare a dormire: dopotutto non rimane molto da fare. Alessia però insiste per restare in negozio altri cinque minuti. All’improvviso delle grida, ma non fa molto caso: saranno i soliti rumori dalla piazza vicina. Però quelle che sente sembrano essere urla di donna e di dolore. Si accosta ad una piccola finestra sul retro del negozio che dà sui vicoli del centro storico: è come se qualcosa stesse bruciando. Quindi corre a vedere cosa succede e trova alcuni ragazzi, allertati come lei dalle urla. Sono quelle di Mihaela avvolta dalle fiamme. Alessia torna in negozio e prende l’estintore. È uno di quei ragazzi ad usarlo per spegnere il fuoco che strazia la ragazza, salvandole la vita.

Mentre partono le telefonate di allarme, si riempiono secchi d’acqua per domare l’incendio. Mihaela sta male. Qualcuno l’avrebbe sentita domandare perché, perché proprio lei, che non ha fatto niente a nessuno. I carabinieri, i pompieri e l’ambulanza arrivano sul posto. Mihaela, trasportata in ambulanza all’ospedale San Francesco di Paola, viene trasferita immediatamente in elisoccorso al Centro grandi ustionati di Brindisi per le gravi bruciature riportate su gran parte del corpo. Il marito invece rimane lievemente ustionato.

Gli inquirenti, in base a questa ricostruzione dei fatti, addebitano ai responsabili il reato di danneggiamento a mezzo incendio ed, escludendo moventi razzisti, legano piuttosto l’accaduto a motivi passionali. Secondo le agenzie battute nella giornata di ieri, i carabinieri della Compagnia di Paola hanno sentito alcune persone che conoscono la donna e intendono verificare se la giovane avesse un legame sentimentale con un uomo sposato.

Le indagini sono affidate ai carabinieri di San Lucido, ai comandi di Antonio Cangeri, e coordinate da Francesco Greco della Procura della Repubblica di Paola.

La cittadina è sotto shock e mostra tra l’altro una certa «indignazione» perché la zona dell’accaduto, con le coperte, il sangue e i capelli della donna, non è stata posta sotto sequestro.

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Da parte sua, l’amministrazione comunale, augurando alla donna «una pronta guarigione», fermamente «condanna l’accaduto e attende i risultati delle indagini – ha dichiarato il sindaco Antonio Staffa – per poi decidere come intervenire».

LE INDAGINI – 16 giugno 2008

Gli inquirenti contano di rintracciare nella vita privata di Mihaela Mahu, la donna di 28 anni rimasta gravemente ustionata a causa dell’incendio appiccato alla porta della sua abitazione nella notte tra il 13 e il 14 giugno scorsi a San Lucido, una traccia che possa condurre fino al movente che ha spinto persone ancora ignote a compiere il gesto. I carabinieri della stazione locale, ai comandi di Antonio Cangeri, coordinati dal pm Francesco Greco della Procura della Repubblica di Paola, nella settimana in corso potrebbero dunque cercare una prima pista d’indagine nell’analisi dei tabulati relativi all’utenza cellulare della donna. Attraverso la mappatura dei suoi contatti telefonici gli inquirenti potrebbero ricostruire le relazioni personali della ragazza e cercare di capire chi possa serbare astio nei suoi confronti o verso il marito, Daniel Mahu, di 33 anni.

I due, entrambi di origine rumena, coniugati, vivono insieme in un monolocale del centro storico di San Lucido, dove lavorano. Lei è inserviente presso un ristorante locale, lui fa il manovale per una ditta edile. Gli esecutori del fatto hanno dato alle fiamme nottetempo proprio il portone di legno del loro appartamento, una volta cosparso di benzina. I coniugi, che a quell’ora dormivano, accortisi del fumo si sono precipitati fuori casa. L’uomo ha riportato lievi ustioni, mentre la donna, nell’attraversare l’uscio, è stata avvolta dalle fiamme, le quali hanno intaccata la coperta che la ragazza si era messa addosso per cercare protezione dal fuoco. Il tessuto della coperta si è incendiato, causandole gravi ustioni.

Per una serie di circostanze fortunose, Mihaela Mahu, urlando, è riuscita a richiamare l’attenzione di alcuni giovani del paese, che si trovavano nelle vicinanze. Sono loro che, coraggiosamente, hanno provveduto con un estintore a spegnere il fuoco che avvolgeva la donna e le fiamme che intanto divoravano il portone della sua casa con secchi d’acqua. Mihaela tuttavia era già ferite gravemente all’arrivo dell’ambulanza, tanto da richiederne l’immediato trasferimento in elisoccorso dall’ospedale San Francesco di Paola, dov’è stata trasportata in un primo momento, al Centro grandi ustionati di Brindisi, presso il quale si trova ricoverata in condizioni gravi ma stazionarie.

Nella cittadina sanlucidana, oltre ad un sentimento di indignazione per l’accaduto, c’è forte la speranza che la ragazza possa presto riprendersi. Il sindaco Antonio Staffa ha formulato gli auguri di pronta guarigione da parte dell’amministrazione comunale e attende l’esito delle indagini degli inquirenti. Indagini che da subito, come dicevamo, hanno imboccato la pista passionale, concentrandosi sulla vita privata della donna. Infatti i carabinieri della Compagnia di Paola, subito dopo il fatto, hanno sentito alcune persone che conoscono la donna e intendono verificare se questa avesse un legame sentimentale con un uomo sposato.

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«Davvero non servono a nulla i partiti politici, come affermano coloro che vogliono la rinascita di San Lucido, o tutto si limita a un’improbabile ricerca del candidato a sindaco? ». È quanto chiede il segretario del Pdci sanlucidano, Pietro Covelli, in una nota stampa, invitando a discutere in questi giorni di temi importanti per la cittadina piuttosto che dedicarsi al totosindaco.
Pietro Covelli Pdci San Lucido

«Forse avevo ragione io quando dicevo che questo è l’unico interesse dei non politici», afferma Covelli, che non manca di criticare «alcuni “esponenti locali”» del suo partito che «oggi si farebbero volentieri candidare alla guida del paese» pur avendo «disertato» impegni presi, così come «alcuni assessori regionali» che «sono venuti nel corso della precedente campagna elettorale a fare le solite promesse che fino ad oggi non hanno mantenuto, sebbene ufficialmente investiti del problema. Se dovessero tornare – promette Covelli – sicuramente ricorderemo loro tutto».

Il segretario comunista non dimentica poi le «altre forze politiche» e i «movimenti» che «si risvegliano solo in campagna elettorale e il giorno dopo le elezioni spariscono, come la neve di marzo, per ricomparire puntualmente alle prossime elezioni». Il tutto mentre si pone tutta una serie di «emergenze».

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Unire la sinistra. Questo, in linea con l’indirizzo nazionale, il prossimo traguardo per Comunisti italiani, Rifondazione comunista e Sinistra Democratica di San Lucido, i cui rappresentanti «si riconoscono nel progetto Arcobaleno».

Le forze politiche, accomunate dall’obiettivo unitario, si sono riunite lo scorso 18 gennaio «per discutere delle relative problematiche sia a livello nazionale, regionale e provinciale, ove si stanno muovendo i primi ma importanti passi per la costituzione della sinistra unita». È quanto rende noto un comunicato stampa diramato ieri.

«Dopo ampio e approfondito dibattito, si è unanimemente convenuto di continuare a lavorare per la costituzione di una proposta di adesione al progetto Arcobaleno», si legge nel documento che porta all’attenzione della cittadinanza gli intenti unitari intorno ai quali si compatta oggi la politica “rossa” di San Lucido.

I Comunisti italiani rappresentati da Pietro Covelli, Rifondazione comunista coordinata da Gianluca Veltri e Sinistra Democratica rappresentata da Walter Santoro potrebbero dunque giungere ad un’alleanza che, oltre che sul piano politico, riveste rilevanza anche sul piano elettorale, vista la prossimità del voto amministrativo.

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Se è l’assessore all’Urbanistica e al Governo del territorio della Regione Calabria a dirlo, c’è da preoccuparsi. «A tutt’oggi nulla è stato fatto e ciò ha determinato un peggioramento», scrive Michelangelo Tripodi al governatore della Regione Calabria, Agazio Loiero, all’assessore ai lavori pubblici Luigi Incarnato, all’assessore all’ambiente Diego Tommasi, al professore Giuseppe Fragomeni, dirigente generale del Dipartimento di Presidenza, all’ingegnere Giovanni Ricca, segretario generale dell’Autorità di bacino.
Michelangelo Tripodi

La questione della quale nessuno si è ancora occupato è quella del dissesto idrogeologico che interessa le zone Acquabianca e Margherita del comune di San Lucido, un problema seguito con particolare attenzione dal segretario del Pdci, Pietro Covelli.

Richiamando la nota del 18 giugno 2007, con la quale aveva già segnalato la difficile situazione, con una nuova missiva, datata 21 gennaio, Tripodi sollecita l’erogazione di finanziamenti volti a ripristinare e salvaguardare le zone in dissesto.

«Risulta che a tutt’oggi nulla è stato fatto e ciò ha determinato un peggioramento del già grave dissesto idrogeologico, destando preoccupazione tra gli abitanti del comune interessato», scrive l’assessore, sollecitando interventi urgenti «affinché vengano attivate tutte le procedure necessarie per giungere ad un rapido e risolutivo intervento di ripristino e salvaguardia ambientale e messa in sicurezza del centro urbano e delle infrastrutture viarie».

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«Il tentativo di riunire il centrosinistra locale è fallito (per ora) per avidità, presunzione, prepotenza e squallidi giochi di potere dei soliti che farebbero bene a mettersi da parte una volta per tutte».

Una nota stampa di Pietro Covelli (Pdci) picchia duro sul centrosinistra che, da parte sua, sulla carta sventola pace e unità. Covelli parla invece di «esclusione con metodi vari come minacce più o meno velate, alzate di voci, rendite di pozione, complotti politici e ricatti di qualsiasi genere».

Pietro Covelli

«Il marcio è sempre in agguato – afferma. La bravura dei temerari è quella di smascherare i vili e coloro che agiscono da sempre per interessi personali o di gruppi di potere. La cosa non è facile in quanto i vecchi volponi conoscono bene le altrui debolezze». E dai «vecchi volponi» si passa ai «giovani rampanti, più pericolosi dei vecchi marpioni. Infatti questi “giovani” hanno capito che è, per loro, essenziale al fine del successo personale non avere bastoni fra le ruote. Per tale motivo chiedono, in nome della libertà d’azione e di pensiero (?) di berlusconiana memoria, campo libero (senza l’apporto dei partiti) e fiducia incondizionata (tacciando di tradimento chi chiede garanzie precise). Se, malauguratamente, dovessero trovarsi alla guida (comando) di un paese, ne farebbero un sol boccone, e in poco tempo».

Un «arrivismo» che per Covelli si potrebbe arginare, come aveva già proposto, affidando la candidatura a sindaco ad un rappresentante delle periferie, in modo da «sostituire la politica delle case chiuse o delle Piazzette con la partecipazione popolare».

«Chi chiede uno sforzo d’umiltà deve essere cosciente che il primo a sacrificarsi deve essere lui stesso – sostiene Covelli. È ora che la politica o chi crede di avere aspirazioni di far politica “nuova” metta al primo punto gli obiettivi primari della collettività e non personalismi sfrenati con un unico obiettivo: essere sindaco. Chiunque può fare una lista. Certamente fa comodo senza regole e controlli, ma non è la via migliore».

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Il segretario del Pdci sostiene la tesi di una coalizione unita e felice

SAN LUCIDO. Pietro Covelli, segretario dei Comunisti italiani, replica così al nostro articolo d’ieri che evidenziava come le spaccature interne al centrosinistra sanlucidano siano causa della sua puntuale disfatta elettorale:

Pietro Covelli

«Non è vero che il centrosinistra è litigioso; durante il dibattito che si è svolto al polifunzionale a tutti è parso che sia iniziata una nuova fase di “patto sociale”, come mi piace definirla, tra tutti i partiti del centrosinistra.

I dissensi di Cavaliere, che sicuramente non è di centrosinistra né sicuramente faceva parte di Progetto San Lucido, non sono da annoverare fra i componenti del centrosinistra.

Pertanto sarebbe stato più opportuno riportare anche e soprattutto gli interventi propositivi, sia da parte dei cittadini che da parte dei politici.

Devo apprezzare, fra tutti gli interventi, quello del professore Grande e di Nunziata, che, anche se a titolo personale, ha dimostrato saggezza e correttezza nei confronti del centrosinistra.

Auspicio è quindi che tutto il centrosinistra si possa ricompattare intorno ad un programma per il bene supremo di San Lucido. Per quanto riguarda il ricorso, rientriamo perfettamente nei canoni istituzionali, tant’è che il CdS ha valutato accettabile il ricorso. Spero che una volta per tutte finisca questa storia del Ribaltone, anche perché il ricorso proposto al Tar dagli amministratori è stato respinto.

Pensiamo invece tutti quanti a ricostruire il centrosinistra con questo o con un altro nome, non è importante, senza cercare di fare le prime donne, perché non servono a nessuno, tantomeno alla collettività».


Leggi sullo stesso argomento:

Amministrative, sinistra litigiosa – 10 ottobre 2007

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SAN LUCIDO. «Basta coi medici-sindaco». Una cosa è certa per Pietro Covelli, segretario dei Comunisti italiani di San Lucido: se c’è qualcuno che non è adatto a governare il paese, quello è il medico di professione.

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Sarà che gli ultimi esempi di questo tipo si chiamano Carlo Borsani e Roberto Pizzuti e che si tratta di militanti in partiti come Alleanza nazionale il primo e Forza Italia il secondo, ma Covelli ne è convinto: «Un medico non può fare il sindaco».

Il motivo è rappresentato dal fatto che «i medici hanno la cultura della cura e non della prevenzione, che invece è necessaria per una cittadina come la nostra. Alla malattia infatti non bisogna nemmeno arrivare, perché, lo sanno tutti, prevenire è meglio che curare».

E allora, se Covelli non discute Borsani o Pizzuti «in quanto persone, ci mancherebbe», li contesta «come medici che si candidano a sindaco».

E per provare che non è solo un escamotage per coprire un antagonismo legato piuttosto all’appartenenza politica, Covelli contesta pure Francesco Romeo, anch’egli medico ed ex sindaco, ma di sinistra.

Alla luce di queste esperienze, per il segretario Pdci «bisogna escludere i medici dalla candidatura alla guida del paese per le prossime elezioni».

Covelli guarda invece ad un primo cittadino figlio delle periferie, «un vero rappresentante dei problemi che riguardano quelle zone, che finora, con sindaci di diversa provenienza, non sono stati risolti».

A questo punto, se Roberto Pizzuti può tranquillamente continuare a risiedere in contrada Varco e Carlo Borsani in quel di Paola (più in periferia di così, rispetto a San Lucido, non si può), ad entrambi non rimane che cambiare mestiere.

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Il dirigente comunista: «Altro che vittoria meschina»

SAN LUCIDO. Lui l’aveva avvisato che dire gatto prima di averlo nel sacco porta sfortuna. E, da scaramantico qual è, avrebbe dovuto crederci. E forse un po’ il timore che avesse ragione gli è balenato in testa facendo gli scongiuri. Ma a quanto pare non è bastato.

Sfera di cristalloE’ così che Pietro Covelli stavolta può atteggiarsi da Cassandra della situazione e ricordare a Carlo Borsani quel che gli aveva detto quattro giorni prima della sentenza del Consiglio di Stato.

«Io li avevo informati che vantarsi prima portava male e i loro scongiuri non hanno sortito effetto. Oggi danno la colpa all’ex minoranza», afferma con un che di trionfante. «E’ veramente singolare come possano cambiare gli umori delle persone in pochi momenti. Il 22 giugno ex sindaco e giunta di San Lucido erano tracotanti di certezze per il futuro della loro attività politica. L’ex minoranza era snobbata e ignorata. Erano certi di poter continuare a fare danni amministrativi per ancora lungo tempo come hanno fatto fino all’ultimo giorno».

zoomLeggi tutti gli articoli sul Progetto Ribaltone, per sapere tutto sul ricorso, dalla A alla Z!

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