Svelato l’arcano:
Ora che ho scoperto che Graziano Cecchini, l’uomo della Fontana di Trevi colorata di rosso e di Piazza di Spagna conquistata dalle palline colorate, è stato in Calabria il 22 maggio per l’inaugurazione di Largo Almirante a Cosenza, s’impone prepotente il dubbio che sia stato proprio lui a colorare di nero il mare di San Lucido.
“O mare nero, mare nero, mare ne…”. Si fosse stati tutti un po’ meno stonati di una campana, sarebbe stato proprio il caso di intonare in coro la celebre canzone di Lucio Battisti, davanti al mare di San Lucido. E non per romanticismo, per nostalgia di vecchie melodie indimenticabili, o per rendere meno faticoso il jogging quotidiano. Ci sarebbe stato da cantarla per un motivo ben diverso: perché stamattina il mare della ridente cittadina tirrenica ha cambiato colore per lungo tratto. Da azzurro, nero. Nero come la pece. Una chiazza scura e inquietante s’è estesa per circa duecento metri nel mare di località Giardini, sul lungomare sud.
Il fatto si sarebbe verificato, secondo quanto riferito alle forze dell’ordine da coloro i quali l’hanno segnalato, in seguito ad alcune operazioni effettuate nell’area da un mezzo pesante. Che per due volte sarebbe salito su quel grande promontorio di sabbia accumulata in due mesi sulla spiaggia di località Giardini. Dodicimila metri quadrati di inerti trasportati qui dal porticciolo locale, presso il quale dai primi di marzo si stanno effettuando lavori di riqualificazione che prevedono interventi di dragaggio. Una volta salito sulla montagna di sabbia, il camion avrebbe scaricato qui materiale intriso di una sostanza nera. Questo, finito in mare, sarebbe all’origine della chiazza scura che si è sparsa immediatamente sullo specchio d’acqua circostante, per qualche centinaio di metri, spostandosi lentamente a sud per effetto delle correnti.
Dinanzi al cupo spettacolo, alcuni passanti hanno segnalato il fatto ai carabinieri della stazione di San Lucido, ai comandi del maresciallo Vito Loiudice, e alla Guardia costiera di Paola, che sono giunti sul posto. Con loro, anche l’assessore ai lavori pubblici del comune di San Lucido, Francesco Calvano, il quale ha assicurato che la sabbia ammassata in località Giardini è pulita, come confermano le analisi eseguite qualche mese fa su alcuni campioni. Calvano ha poi aggiunto che ci sarebbe in progetto di rimpinguare, con lo stesso materiale, la spiaggia della zona, assecondando le richieste di titolari di lidi ai quali non dispiacerebbe affatto piantare qualche ombrellone in più, visto che da queste parti la spiaggia non è che un striscia sottilissima tra la battigia e il lungomare.
Le analisi di cui parla l’assessore Calvano sono alla base di un documento del gennaio scorso, firmato dal geologo Francesco Macrì, che il sindaco Antonio Staffa ha messo a disposizione dei cittadini perché sappiano che quella dragata dal porticciolo di San Lucido è «sabbia pulita». Il 2 gennaio 2009, Macrì ha raccolto tre campioni di materiale che da lì a poco sarebbe stato prelevato dal porto. Si tratta di una relazione particolarmente interessante alla luce dei fatti di oggi. Vi si legge infatti che «i materiali oggetto del futuro dragaggio, così come risulta dalle analisi chimiche, non riescono a trattenere eventuali residui di idrocarburi e/o altri inquinanti, in quanto continuamente sottoposti a lavaggi e controlavaggi legati ai movimenti ondosi, alle maree e alla variabilità delle correnti che dominano, in tutte le stagioni, all’interno del porticciolo».
Il riferimento agli idrocarburi è d’interesse per noi perché la sostanza della quale è intrisa la sabbia sembra essere proprio materiale di risulta da carburante: qualcosa che, secondo il geologo Macrì, il fondale del porto, continuamente spazzato dalle correnti, non avrebbe dovuto trattenere. Bisogna però precisare che le forze dell’ordine e i politici che stamattina si sono recati sul posto hanno usato estrema cautela nel definire che tipo di sostanza sia quella scaricata insieme con la sabbia. Il maresciallo della Guardia costiera ha ipotizzato, da parte sua, che possa trattarsi di «colorante biologico».
Ma com’è possibile che questo materiale, di qualsiasi cosa si tratti, provenga da un fondale marino definito «non contaminato da inquinanti»? Bisogna specificare, come fa Macrì nella sua relazione, che il campionamento è stato eseguito «dopo almeno due recenti fenomeni di mare particolarmente mosso (anche forza 10) verificatisi alla fine di novembre 2008 e nella seconda quindicina di dicembre 2008». Dunque, si potrebbe supporre che, nell’arco di tempo trascorso dal campionamento al dragaggio di stamane, il fondale del porticciolo si sia nuovamente riempito di materiali. Bisogna considerare che dalla data del campionamento ad oggi sono trascorsi cinque mesi e che nella relazione si precisa che «la rappresentatività dei risultati forniti non può considerarsi reale dopo intervalli di tempo superiori a 5-6 mesi dalla data del campionamento». E’ vero però che la zona del porticciolo è attualmente interdetta alle imbarcazioni. Perciò lo stato del fondale non avrebbe dovuto subire grandi modifiche da gennaio ad oggi.
Ma allora da dove proviene il nero che ha macchiato il mare di San Lucido? Così come hanno sostenuto l’assessore Calvano e l’architetto Anselmucci (il direttore dei lavori), esiste la reale possibilità di rinvenire materiale vario durante le operazioni di dragaggio. «E’ una cosa – hanno detto Calvano ed Anselmucci – che non si può prevedere». Un «imprevisto» dunque. Frutto del «caso». Infatti, dal fondale marino vengono prelevati tre campioni in punti rappresentativi; se nel dragaggio viene rinvenuto materiale diverso, questa viene considerata una circostanza nella quale è possibile imbattersi. Secondo il sindaco Staffa, il fatto sarebbe dovuto all’accumulo di materiali in una rete da pesca finita in qualche punto del fondale, rete che effettivamente si trovava presso lo scarico in mare.
Ma ammettiamo che la sabbia accumulata in località Giardini sia complessivamente pulita. Ammettiamo che rinvenire materiale diverso nel corso delle operazioni sia probabile, visto che non viene analizzato ogni chicco di sabbia del fondale ma soltanto tre campioni rappresentativi. Come si può giustificare il fatto che tale materiale, sebbene non sia pulito, finisca in mare? Perché, se ci si è accorti del fatto, non ci si è preoccupati di ripulire la sabbia? E chi avrebbe dovuto controllare affinché ciò avvenisse? Rivolte queste domande al direttore dei lavori, egli ha risposto che sarebbe questo un dovere dell’«assistente» di cantiere. Il quale però, ha riferito, stamattina era «irrintracciabile».
Prima che ad Anselmucci, abbiamo chiesto chiarimenti all’architetto Elio Furioso, dirigente del settore tecnico comunale per i lavori pubblici, che ha visitato l’area insieme con Fulvio Cassano, dirigente del settore ambiente, urbanistica e territorio, e il geometra Emilio Petrungaro. I tre sono però rimasti sul luogo ben poco, giusto il tempo di registrare l’accaduto, senza esprimersi in merito. Da Furioso abbiamo appreso che, nell’eventualità in cui fossero appurate responsabilità della ditta che sta eseguendo i lavori presso il porticciolo, scatterebbero sanzioni economiche.
Resta da capire come si rimedierebbe all’inquinamento marino, laddove fosse rilevata la presenza di sostanze nocive nella sabbia finita in acqua. E’ un aspetto, questo, che sarà chiarito dalle analisi che effettuerà l’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) sui campioni di sabbia che questa mattina ha prelevato la Guardia costiera in diversi punti.
Se si dovesse trattare di sostanze inquinanti, per pesare l’importanza del danno è necessario collocare la zona degli scarichi: si trova a poche centinaia di metri dallo Scoglio, il più caratteristico luogo della San Lucido marittima, un vero simbolo della cittadina. Un angolo di mare pieno zeppo di flora e fauna rare, presso il quale l’amministrazione locale vorrebbe creare un parco marino. Uomo permettendo. Intanto la stessa ditta che questa mattina ha scaricato il materiale lo ha rimosso perché venga (finalmente) ripulito. Con la speranza che non sia troppo tardi per rimediare al nero del mare.
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