Guardia costiera

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La Guardia costiera c’è. La delegazione di spiaggia di San Lucido riapre dopo ben diciannove anni di assenza. Venne chiusa il 31 agosto 1981. Da quel giorno la marineria sanlucidana, rimasta orfana di un punto d’appoggio dietro casa, è stata costretta a raggiungere gli uffici della vicina Paola per qualsiasi pratica burocratica. Storia vecchia ormai: c’è la sede nuova. L’amministrazione comunale di San Lucido ha restituito al paese la “sua” Guardia costiera. E’, questo nuovo, un presidio di tutto rispetto: affidato al comandante Francesco Liguori, sotto la sua giurisdizione ricade un territorio di venti chilometri circa, fino al comune di Longobardi.

La sede si trova, naturalmente, a pochi metri dal mare. Dal mare, tra l’altro, di una delle zone più suggestive del litorale cittadino e molto probabilmente di tutta la costa tirrenica: località Scoglio, un triangolo di scogli che la gente chiama Grande, Rotondo e Scunsularu e che rappresenta il simbolo di San Lucido. Per questo è facile immaginare che da oggi molte delle sedi marinaie sparse in Italia avranno un panorama da invidiare alla delegazione sanlucidana.

All’inaugurazione di ieri mattina c’erano tutti. Il vicesindaco Francesco Sgroi per l’amministrazione comunale, eminenti rappresentanti della Capitaneria di porto, i carabinieri di Paola, nella persona del comandante Marco Gagliardo, e di San Lucido, i vigili urbani e i vigili del fuoco, il Corpo forestale, la Guardia di finanza, le associazioni dei marinai, dei combattenti e reduci, dei carabinieri, i pescatori. C’erano anche le autorità religiose: don Raimondo Verduci e monsignor Canonaco. Solenne la cerimonia, che s’è aperta, sotto una pioggia inclemente e incessante, con l’alzabandiera e la preghiera del marinaio. Dopodiché, via con gli interventi, molti dei quali hanno fatto cenno alla vicenda, inquietante e preoccupante, delle navi dei veleni affondate nel nostro mare. Alle forze dell’ordine si chiede un maggiore controllo. «Dare una mano alla nostra Capitaneria e alla nostra Marina è un dovere – ha detto Gaetano Quintieri dell’Anmi, l’Associazione nazionale marinai italiani, di Cittadella del Capo – ma che esse cerchino di proteggerci un po’ di più e tutelino le persone oneste che lavorano, come noi». «Dobbiamo difendere il nostro mare – ha esortato il vicesindaco Sgroi – perché amiamo la nostra terra».

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Da più parti è stata espressa soddisfazione per la riapertura della sede sanlucidana. Carlo Borsani, ex sindaco della cittadina e presidente della sezione locale dell’Anmi, dopo aver ricordato il professore Gaetano Morelli, recentemente scomparso all’età di novantanove anni, come «un uomo che ci ha insegnato a vivere», ha definito l’inaugurazione della delegazione «un momento bellissimo per San Lucido, che desiderava avere una rappresentanza della Marina sul territorio. E’ questo il risultato di tre anni di lavoro tra la Guardia costiera di Vibo, la sede di Cetraro e il comune di San Lucido», ch’egli ha governato fino a due anni fa. Il comandante del compartimento marittimo di Vibo Valentia, tenente colonnello Luigi Piccioli, ha invece esaltato l’impegno dell’attuale amministrazione comunale: «Gran parte del merito – ha detto Piccioli – si deve alla tenacia del sindaco Antonio Staffa, che ha fortemente voluto che la Guardia costiera tornasse sul territorio». Ringraziamenti per la «fattiva collaborazione» dell’amministrazione sono stati espressi anche dal capitano di vascello Virgilio Muriana, in un messaggio di saluto, cui ha dato lettura Piccioli. Da parte sua, il comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Cetraro, Giuseppe Turiano, a margine della manifestazione, ha evidenziato come la presenza della Guardia costiera a San Lucido garantisca «un punto di riferimento e un senso di legalità più forte sul territorio». Che è, d’altronde, ciò che i cittadini, nel periodo estremamente delicato che stiamo attraversando, chiedono a gran voce.

Scoperta la targa e una volta tagliato il nastro come da protocollo, la cerimonia s’è conclusa con la benedizione della sede da parte di monsignor Canonaco e don Verduci. «Siete qui posti come sentinelle – ha detto monsignor Canonaco. Oggi la popolazione si sente più protetta». Infine un pensiero ai militari italiani uccisi a Kabul la scorsa settimana. «Ma dobbiamo confidare nella diplomazia – ha aggiunto il prelato – perché riesca a trovare i giusti equilibri per la pace tra i popoli».

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Idrocarburi. Questo il tipo di sostanza finita nel mare di San Lucido, insieme con la sabbia riversata sul litorale: è quanto stabiliscono le analisi effettuate dall’Arpacal sui campioni di materiale prelevati dalla Guardia costiera. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria ha rilevato una forte presenza di idrocarburi nella sabbia. Ma andiamo con ordine.

E’ la mattina del 28 maggio quando alcuni cittadini, percorrendo il lungomare di San Lucido all’altezza di località Giardini, appena a sud dello Scoglio, notano una chiazza scura espandersi sullo specchio d’acqua antistante. Poco prima, secondo il racconto da loro reso alle forze dell’ordine, mezzi pesanti provenienti dal porticciolo locale (che dista dai Giardini solo pochi chilometri) avevano trasportato sul luogo carichi di sabbia, accumulandoli nel solito punto di stoccaggio. Infatti, presso il porticciolo, dallo scorso marzo si stanno effettuando lavori di ricostruzione e riqualificazione che prevedono anche il dragaggio di sabbia dal fondale marino e il deposito in diversi punti del litorale. La segnalazione alle forze dell’ordine è immediata.

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Sul posto giungono prima i carabinieri della stazione di San Lucido, poi l’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano, il sindaco Antonio Staffa, i tecnici degli uffici comunali competenti, la Guardia costiera, il direttore dei lavori e un rappresentante della ditta appaltante. L’atteggiamento generale è di estrema prudenza: le autorità e gli addetti ai lavori centellinano le dichiarazioni o evitano di renderne. Sarà il direttore dei lavori a parlare, a tarda mattinata, dinanzi alle proteste di alcuni cittadini, di un «errore», dal momento che quella sabbia, evidentemente sporca, sulla spiaggia (e in mare) non sarebbe mai dovuta arrivarci. Avrebbe dovuto, invece, percorrere altre rotte: verso lo smaltimento.

La cautela regna sovrana soprattutto sulla natura di quella sostanza nera che emana odore di benzina o simili. Ma tutti, almeno in un primo momento, si guardano bene dall’affermare che di questo si tratti. Sarà il sindaco Staffa, a fine mattinata, a pronunciare per primo la parola «idrocarburi», ipotizzando ch’essi siano finiti tra le maglie di una rete da pesca insabbiata. Ma rimirando il cupo mar, c’è pure chi immagina che il nero sia dovuto a colorante biologico, come fosse una specie di esperimento futuristico alla Graziano Cecchini che di rosso tinse Fontana di Trevi. E probabilmente molti cittadini, impensieriti, si sono augurati che così fosse.

Ma secondo l’Arpacal così non è. Trascorrono venti giorni dal fatto e i risultati delle analisi approdano ieri sulla scrivania della Capitaneria di porto di Cetraro. Il tenente di vascello Giuseppe Turiano ci informa che l’Agenzia ha rilevato «valori elevati di idrocarburi» nei campioni. La sabbia perciò viene considerata un «rifiuto speciale» e dovrà essere smaltita. Il sequestro dell’area del porticciolo in cui si stanno portando avanti le operazioni di dragaggio scatta immediatamente, su disposizione del pm Francesco Greco della Procura di Paola. Vengono interessati dal provvedimento anche i siti di stoccaggio in cui la sabbia, dopo il fatto, era stata trasportata. I lavori di ricostruzione del lungomare invece possono proseguire regolarmente.

Il comune conta ora di ottenere dalla Procura il dissequestro dell’area, come fa sapere il vicesindaco Francesco Sgroi, «per poter ripulire la sabbia ed utilizzarla». Ma quali sono le conseguenze sulla salute del mare? Sempre secondo il vicesindaco, l’Arpacal avrebbe dichiarato pulito il mare di località Giardini, lo stesso che tre settimane fa ha cambiato colore. Quindi il municipio (contrariamente a quanto affermato due settimane fa), davanti ai risultati poco confortanti delle analisi, non ritiene d’interdire la balneazione nello specchio d’acqua interessato: «L’Arpacal invia periodicamente dati sulla balneabilità del mare, e quella zona è pulita», sostiene Sgroi, aggiungendo che a suo parere non c’è da preoccuparsi, perché i residui degli idrocarburi li avrà portati via il mare già da un pezzo. Quanto è accaduto il 28 maggio, insomma, non rappresenta per il comune un evento in grado di cambiare la geografia classica dei luoghi in cui è possibile fare il bagno e farlo in tranquillità. Chissà se i bagnanti – quelli informati, s’intende – la pensano allo stesso modo.

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Mare nero. Rispondendo alle domande in merito, il sindaco Antonio Staffa recita la stessa formula come un mantra: «E’ stato previsto un sito di stoccaggio per la sabbia e, se inquinata, sarà smaltita secondo la normativa». Questo quanto il municipio ha disposto dopo il 28 maggio, quando il tratto di mare a sud dello Scoglio, in località Giardini, s’è tinto di nero in seguito ad alcuni sversamenti di sabbia in zona. Sabbia che sarebbe stata riversata, come raccontano coloro che hanno denunciato il fatto alle forze dell’ordine, dai mezzi della ditta che sta svolgendo i lavori di riqualificazione del porticciolo di San Lucido, sul lungomare nord. Fino a quel momento, i migliaia di metri cubi di materiale sabbioso accumulati sulla spiaggia di località Giardini non avevano causato effetti simili. Ma quando tutto lo specchio d’acqua circostante s’è tinto di nero, i passanti, allarmati, hanno segnalato il fatto alle autorità.

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«Una cosa la voglio dire – dichiara il sindaco – se no viene male interpretato il pensiero: io sono a favore di tutti i cittadini che fanno segnalazioni, perché alto senso civico significa fare segnalazioni. Però nessuno deve andare al di là delle proprie competenze. Esse devono rimanere circoscritte nelle proprie competenze personali, perché quando si parla di inquinamento deve essere sempre l’autorità preposta ad intervenire. Nessuno può dire se la sabbia è inquinata o no, se non le autorità preposte. Questo è anche un alto senso civico. Fanno bene i cittadini a segnalare qualsiasi disfunzione sul territorio, però non devono andare al di là delle proprie competenze, così come fanno gli amministratori, che registrano e si assumono le proprie responsabilità se di propria competenza o danno incarico alle autorità preposte. Questo è fondamentale, altrimenti succede che si passa da un eccesso all’altro: dall’omertà assoluta all’intervento eccessivo. Io sono a favore dei cittadini che fanno segnalazioni, questo è il mio pensiero, non solo come sindaco, ma come Antonio Staffa. Poi gli altri sono liberi di pensare come vogliono, anche all’interno della stessa maggioranza». Che qualcun altro non abbia accolto favorevolmente la denuncia del fatto?

In ogni caso, segnalato l’accaduto, sono subito partiti gli accertamenti. La Guardia costiera, durante un sopralluogo, ha raccolto campioni di sabbia affinché venissero analizzati dall’Arpacal, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria. Saranno le analisi, ancora non pervenute, a stabilire di quale sostanza era intrisa la sabbia riversata sul litorale: se si tratta di idrocarburi, come ipotizzato, o di altro. Comunque il materiale incriminato, come ha precisato anche l’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano, è stato rimosso e depositato nei siti di stoccaggio.

Se dalle analisi dovesse risultare che si tratta di sostanze inquinanti, per prima cosa scatterebbe il divieto di balneazione in località Giardini, poco distante dallo Scoglio. Ma non sarebbe forse il caso di vietare da subito il bagno nel tratto di mare, nell’attesa di avere dati certi dalle analisi? A quanto pare, infatti, la scorsa domenica molte persone, ignare o incuranti dell’accaduto noir, hanno fatto il bagno nello stesso specchio d’acqua che una settimana prima aveva cambiato colore.

Contrari al divieto preventivo il consigliere di maggioranza Armando Mazza e l’assessore Calvano. Quest’ultimo, preferendo confidare in quel 50 per cento di possibilità che l’acqua non sia inquinata, sostiene che nel frattempo non si debba adottare nessuna misura cautelativa, anche perché, afferma, «io ho delle analisi preventive che dicono che la sabbia era buona». Calvano fa riferimento alle analisi effettuate il 2 gennaio da un geologo per conto del comune, secondo le quali la sabbia del fondale del porticciolo è pulita. Tuttavia le analisi sono state condotte su tre soli punti significativi del fondale, come lo stesso assessore Calvano e il direttore dei lavori Anselmucci hanno precisato la mattina del 28 maggio. Ciò significa che la possibilità che in un altro punto del fondale si rintracci materiale di diverso tipo non è da escludere; anzi è reale la probabilità che ci si imbatta in sostanze particolari. Che però dovrebbero essere smaltite. «Lo sbaglio della ditta c’è stato. Se ci saranno dei danni ambientali il responsabile ne pagherà le conseguenze», ha detto Calvano. «Anselmucci ha censurato l’atteggiamento della ditta», ha fatto sapere Staffa.

Rispetto al divieto di balneazione preventivo, il sindaco Staffa s’è mostrato invece inizialmente favorevole: «Penseremo anche a questa soluzione», ha detto, prima di precisare però che «sarebbe il caso di attendere le analisi, sperando che arrivino in tempo utile». Insomma, il comune preferirebbe adottare, eventualmente, il provvedimento sulla base di dati certi, cioè solo dopo che saranno arrivati i risultati delle analisi, ma non esclude la possibilità di dichiarare l’area non balneabile se questi dovessero farsi attendere per molto tempo ancora. «Il sindaco non ha valutazioni indipendenti, deve sempre basarsi su dati tangibili, perché se no potrebbe impazzire e mettere divieti di balneazione dove vuole», afferma Staffa. Pare quindi più probabile che ogni decisione infine verrà rinviata. Attendendo missive dall’Arpacal.

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Svelato l’arcano:

Ora che ho scoperto che Graziano Cecchini, l’uomo della Fontana di Trevi colorata di rosso e di Piazza di Spagna conquistata dalle palline colorate, è stato in Calabria il 22 maggio per l’inaugurazione di Largo Almirante a Cosenza, s’impone prepotente il dubbio che sia stato proprio lui a colorare di nero il mare di San Lucido.

“O mare nero, mare nero, mare ne…”. Si fosse stati tutti un po’ meno stonati di una campana, sarebbe stato proprio il caso di intonare in coro la celebre canzone di Lucio Battisti, davanti al mare di San Lucido. E non per romanticismo, per nostalgia di vecchie melodie indimenticabili, o per rendere meno faticoso il jogging quotidiano. Ci sarebbe stato da cantarla per un motivo ben diverso: perché stamattina il mare della ridente cittadina tirrenica ha cambiato colore per lungo tratto. Da azzurro, nero. Nero come la pece. Una chiazza scura e inquietante s’è estesa per circa duecento metri nel mare di località Giardini, sul lungomare sud.

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Il fatto si sarebbe verificato, secondo quanto riferito alle forze dell’ordine da coloro i quali l’hanno segnalato, in seguito ad alcune operazioni effettuate nell’area da un mezzo pesante. Che per due volte sarebbe salito su quel grande promontorio di sabbia accumulata in due mesi sulla spiaggia di località Giardini. Dodicimila metri quadrati di inerti trasportati qui dal porticciolo locale, presso il quale dai primi di marzo si stanno effettuando lavori di riqualificazione che prevedono interventi di dragaggio. Una volta salito sulla montagna di sabbia, il camion avrebbe scaricato qui materiale intriso di una sostanza nera. Questo, finito in mare, sarebbe all’origine della chiazza scura che si è sparsa immediatamente sullo specchio d’acqua circostante, per qualche centinaio di metri, spostandosi lentamente a sud per effetto delle correnti.

Dinanzi al cupo spettacolo, alcuni passanti hanno segnalato il fatto ai carabinieri della stazione di San Lucido, ai comandi del maresciallo Vito Loiudice, e alla Guardia costiera di Paola, che sono giunti sul posto. Con loro, anche l’assessore ai lavori pubblici del comune di San Lucido, Francesco Calvano, il quale ha assicurato che la sabbia ammassata in località Giardini è pulita, come confermano le analisi eseguite qualche mese fa su alcuni campioni. Calvano ha poi aggiunto che ci sarebbe in progetto di rimpinguare, con lo stesso materiale, la spiaggia della zona, assecondando le richieste di titolari di lidi ai quali non dispiacerebbe affatto piantare qualche ombrellone in più, visto che da queste parti la spiaggia non è che un striscia sottilissima tra la battigia e il lungomare.

Le analisi di cui parla l’assessore Calvano sono alla base di un documento del gennaio scorso, firmato dal geologo Francesco Macrì, che il sindaco Antonio Staffa ha messo a disposizione dei cittadini perché sappiano che quella dragata dal porticciolo di San Lucido è «sabbia pulita». Il 2 gennaio 2009, Macrì ha raccolto tre campioni di materiale che da lì a poco sarebbe stato prelevato dal porto. Si tratta di una relazione particolarmente interessante alla luce dei fatti di oggi. Vi si legge infatti che «i materiali oggetto del futuro dragaggio, così come risulta dalle analisi chimiche, non riescono a trattenere eventuali residui di idrocarburi e/o altri inquinanti, in quanto continuamente sottoposti a lavaggi e controlavaggi legati ai movimenti ondosi, alle maree e alla variabilità delle correnti che dominano, in tutte le stagioni, all’interno del porticciolo».

Il riferimento agli idrocarburi è d’interesse per noi perché la sostanza della quale è intrisa la sabbia sembra essere proprio materiale di risulta da carburante: qualcosa che, secondo il geologo Macrì, il fondale del porto, continuamente spazzato dalle correnti, non avrebbe dovuto trattenere. Bisogna però precisare che le forze dell’ordine e i politici che stamattina si sono recati sul posto hanno usato estrema cautela nel definire che tipo di sostanza sia quella scaricata insieme con la sabbia. Il maresciallo della Guardia costiera ha ipotizzato, da parte sua, che possa trattarsi di «colorante biologico».

Ma com’è possibile che questo materiale, di qualsiasi cosa si tratti, provenga da un fondale marino definito «non contaminato da inquinanti»? Bisogna specificare, come fa Macrì nella sua relazione, che il campionamento è stato eseguito «dopo almeno due recenti fenomeni di mare particolarmente mosso (anche forza 10) verificatisi alla fine di novembre 2008 e nella seconda quindicina di dicembre 2008». Dunque, si potrebbe supporre che, nell’arco di tempo trascorso dal campionamento al dragaggio di stamane, il fondale del porticciolo si sia nuovamente riempito di materiali. Bisogna considerare che dalla data del campionamento ad oggi sono trascorsi cinque mesi e che nella relazione si precisa che «la rappresentatività dei risultati forniti non può considerarsi reale dopo intervalli di tempo superiori a 5-6 mesi dalla data del campionamento». E’ vero però che la zona del porticciolo è attualmente interdetta alle imbarcazioni. Perciò lo stato del fondale non avrebbe dovuto subire grandi modifiche da gennaio ad oggi.

L'assessore e i tecnici Dialoghi sul promontorio Campionamento Campioni neri Guardia costiera al lavoro Guardia costiera al lavoro 2 Un po' tutti Pacchetto vantaggioso

Ma allora da dove proviene il nero che ha macchiato il mare di San Lucido? Così come hanno sostenuto l’assessore Calvano e l’architetto Anselmucci (il direttore dei lavori), esiste la reale possibilità di rinvenire materiale vario durante le operazioni di dragaggio. «E’ una cosa – hanno detto Calvano ed Anselmucci – che non si può prevedere». Un «imprevisto» dunque. Frutto del «caso». Infatti, dal fondale marino vengono prelevati tre campioni in punti rappresentativi; se nel dragaggio viene rinvenuto materiale diverso, questa viene considerata una circostanza nella quale è possibile imbattersi. Secondo il sindaco Staffa, il fatto sarebbe dovuto all’accumulo di materiali in una rete da pesca finita in qualche punto del fondale, rete che effettivamente si trovava presso lo scarico in mare.

Ma ammettiamo che la sabbia accumulata in località Giardini sia complessivamente pulita. Ammettiamo che rinvenire materiale diverso nel corso delle operazioni sia probabile, visto che non viene analizzato ogni chicco di sabbia del fondale ma soltanto tre campioni rappresentativi. Come si può giustificare il fatto che tale materiale, sebbene non sia pulito, finisca in mare? Perché, se ci si è accorti del fatto, non ci si è preoccupati di ripulire la sabbia? E chi avrebbe dovuto controllare affinché ciò avvenisse? Rivolte queste domande al direttore dei lavori, egli ha risposto che sarebbe questo un dovere dell’«assistente» di cantiere. Il quale però, ha riferito, stamattina era «irrintracciabile».

Prima che ad Anselmucci, abbiamo chiesto chiarimenti all’architetto Elio Furioso, dirigente del settore tecnico comunale per i lavori pubblici, che ha visitato l’area insieme con Fulvio Cassano, dirigente del settore ambiente, urbanistica e territorio, e il geometra Emilio Petrungaro. I tre sono però rimasti sul luogo ben poco, giusto il tempo di registrare l’accaduto, senza esprimersi in merito. Da Furioso abbiamo appreso che, nell’eventualità in cui fossero appurate responsabilità della ditta che sta eseguendo i lavori presso il porticciolo, scatterebbero sanzioni economiche.

Resta da capire come si rimedierebbe all’inquinamento marino, laddove fosse rilevata la presenza di sostanze nocive nella sabbia finita in acqua. E’ un aspetto, questo, che sarà chiarito dalle analisi che effettuerà l’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) sui campioni di sabbia che questa mattina ha prelevato la Guardia costiera in diversi punti.

Se si dovesse trattare di sostanze inquinanti, per pesare l’importanza del danno è necessario collocare la zona degli scarichi: si trova a poche centinaia di metri dallo Scoglio, il più caratteristico luogo della San Lucido marittima, un vero simbolo della cittadina. Un angolo di mare pieno zeppo di flora e fauna rare, presso il quale l’amministrazione locale vorrebbe creare un parco marino. Uomo permettendo. Intanto la stessa ditta che questa mattina ha scaricato il materiale lo ha rimosso perché venga (finalmente) ripulito. Con la speranza che non sia troppo tardi per rimediare al nero del mare.

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Capitaneria di Porto in azione lungo le coste di S. Lucido, Paola e Cetraro

SAN LUCIDO. Ore di ispezioni, poi il sequestro. Intensa l’attività della Guardia costiera di Vibo Valentia, Cetraro e Paola ieri mattina presso il porticciolo di San Lucido.

porticciolo san lucidoDue motovedette e numerose pattuglie di militari hanno raggiunto l’area di approdo che recentemente è stata dissequestrata per consentirne l’uso (lecito solo per pochi mesi, fino a settembre) durante la stagione estiva.

Sono dunque scattati subito i controlli sulle dieci imbarcazioni in quel momento presenti sullo specchio d’acqua, per la maggior parte appartenenti a pescatori sanlucidani.

Il risultato è stato una pioggia di multe e di sequestri inflitti in base al divieto di detenere spadare a bordo. Secondo quanto riferito, i marinai hanno portato via reti di lunghezza compresa fra i due e i sei chilometri tra spadare e ferrettare.

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Benito Mazza ed il suo equipaggio hanno riportato l’uomo a riva sano e salvo

SAN LUCIDO. Quando si dice che non tutto il male vien per nuocere.

uomo in mare salvato dai pescatori di San LucidoIeri, mentre la Guardia costiera effettuava i suoi controlli presso il porticciolo di San Lucido, è arrivata dai carabinieri di Fiumefreddo Bruzio la richiesta di soccorso pervenuta da un uomo in difficoltà in mezzo al mare grosso. Nel porticciolo di San Lucido, ci sono barche sequestrate per detenzione di spadare ma anche barche utili all’occorrenza.

Dal porticciolo di San Lucido parte un’imbarcazione con Benito Mazza, noto pescatore del posto, e suo nipote Andrea. Destinazione: motoscafo di sette metri con uomo di nazionalità straniera a bordo, pare inglese o belga, sulla quarantina, rimasto fermo col timone rotto a largo di Fiumefreddo.

Quando viene raggiunto da Benito Mazza ed equipaggio, questi ultimi provvedono a rimorchiare il motoscafo. Difficile capirsi ma quello che si sa è che il signore, che parla solo inglese, ha allertato le forze dell’ordine appena accortosi del guasto e che gira il Mediterraneo con la sua imbarcazione. E soprattutto che, fortunatamente, sta bene, nonostante il pericolo del mare agitato.

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