Decisamente accesa la seduta del consiglio comunale di San Lucido del 16 ottobre. Basti pensare al fatto che, in conclusione, l’opposizione ha invitato il sindaco Antonio Staffa a dimettersi, essendo stato «sfiduciato» dalla sua maggioranza. Che, da parte sua, ha confermato la compattezza della squadra amministrativa.
All’ordine del giorno, i debiti fuori bilancio. Staffa dà lettura del documento contabile elaborato dal responsabile del settore finanziario, il direttore generale Giuseppe Santoro, al quale è stato assegnato l’ufficio. Il funzionario ha calcolato che l’Ente ha circa 450mila euro di debiti fuori bilancio riconoscibili e 100mila non riconoscibili. Staffa precisa a più riprese, aprendo il dibattito sul punto, che «è il consiglio a decidere sui debiti da riconoscere e non riconoscere» e che quindi la proposta portata in assise potrebbe uscirne stravolta, laddove l’assemblea si pronunci diversamente.
Ma prima che si passi all’analisi delle singole voci, volta a valutare la riconoscibilità dei debiti, il gruppo di minoranza Progetto democratico, guidato da Mario Amendola, annuncia che al momento della votazione lascerà l’aula, adducendo una serie di motivi: il collegio dei revisori dei conti è assente, una recente pronuncia della Corte dei conti non è stata portata all’attenzione del consiglio (circostanza che a suo parere non permette di approvare la permanenza degli equilibri di bilancio) e «non è chiaro perché alcuni debiti siano considerati riconoscibili ed altri no». Per maggior chiarezza, Progetto suggerisce quindi di istituire una commissione finanze e tributi.
«Ben venga la proposta della commissione», risponde Staffa, che precisa però: «L’autorevole parere dei revisori non è richiesto ed è comunque successivo rispetto alla delibera del consiglio» e spiega: «Gli uffici hanno lasciato la libertà al consiglio di decidere se i debiti si possono riconoscere oppure no. Essi hanno espresso un parere per analogia perché l’anno scorso il commissario (prefettizio, Carlo Ponte, ndr) ha dichiarato le stesse parcelle riconoscibili e non riconoscibili in base al requisito della certezza». «Non è corretto – incalza quindi il sindaco, rivolgendosi ad Amendola e al suo collega Roberto Filippo – che ogni volta che c’è da votare vi alzate e ve ne andate. È un atteggiamento scorretto nei confronti di quest’assemblea. La cittadinanza vuole sapere come la pensate». Negli ultimi tre consigli comunali, il gruppo d’opposizione Progetto democratico si è astenuto dalla votazione, talora lasciando l’aula, di quasi tutti i punti, con l’eccezione delle approvazioni dei verbali delle sedute precedenti e della solidarietà ai popoli oppressi (più tardi prenderà parte al voto sulla permanenza degli equilibri finanziari). «Dica ai suoi elettori – aggiungerà in un secondo momento il sindaco, riprendendo il filo del discorso, durante uno scontro con Amendola – che votare i debiti fuori bilancio implica una responsabilità personale. Queste sono furbate».
Amendola e Filippo sono accusati cioè di scansare la responsabilità che comporta votare a favore o contro la riconoscibilità di un debito maturato dall’ente: esprimersi in merito significa infatti dichiararsi disposti o meno ad ammettere che il professionista che ha prestato un servizio (nella stragrande maggioranza dei casi i debiti corrispondono a parcelle legali ed a consulenze tecniche insolute) abbia diritto ad ottenere un compenso dal comune. Astenendosi dalla votazione, invece, non si prende alcuna posizione in proposito. Progetto giustifica la decisione col fatto che l’assemblea «non ha i crismi della legittimità», come afferma Amendola. Al quale non manca, in quest’occasione, l’assistenza di Roberto Pizzuti che, esprimendo «solidarietà ad Amendola e Filippo», dichiara anch’egli che «la votazione è illegittima» e ricorderà le «responsabilità dei singoli consiglieri» nell’approvazione dell’atto. Da qui la richiesta che gli atti del consiglio vengano inviati a Prefettura e Corte dei conti, com’è stato fatto, peraltro, per la maggior parte delle delibere d’assise, dall’insediamento ad oggi.
«Vedremo cosa diranno Prefettura e Corte dei conti», ribatte Staffa, sostenendo che «la seduta è legittima e ne è testimone la nostra presenza qui» e che «non è tollerabile che si parli ogni volta di illegittimità. Non avete le competenze per fare queste affermazioni».
L’adunanza riconosce 200mila euro circa di debiti, da finanziare in parte tramite l’avanzo di amministrazione, in parte negli esercizi finanziari 2009 e 2010. La maggioranza vota a favore, Pizzuti, unico rappresentante dell’opposizione, esprime invece voto contrario. Amendola e Filippo assistono alla votazione dal fondo della sala. Una volta conclusasi, tornano al loro posto. Dunque lo scontro.
«La tua maggioranza stasera ti ha sfiduciato», sostiene Amendola. «Fossi al tuo posto, mi dimetterei», cavalca l’onda Pizzuti. Ma Antonio Staffa e i suoi, tutt’altro che d’accordo, ribattono che «la maggioranza è unita e compatta» e che «consenso unanime» c’è stato sulle scelte operate nel corso dell’assemblea. Che non si chiude qui. Segue il voto sulla permanenza degli equilibri di bilancio: favorevole la maggioranza, contraria l’opposizione. Progetto compreso, stavolta.
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