direzione san lucido

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Poco più di cent’anni fa, il terribile terremoto di Messina e Reggio Calabria stese fino a San Lucido i suoi tentacoli di distruzione e ne rase al suolo il castello feudale, quell’imponente palazzo fortificato dal quale almeno quattro volte nel corso dei secoli è passata la Storia. Qui fu proclamata la prima crociata per l’intera Calabria. Da qui partì la marcia contro Manfredi per volontà di papa Clemente IV. Qui fu riconosciuta la congregazione fondata da San Francesco di Paola. E qui nacque Fabrizio Ruffo, colui che avrebbe poi guidato la rivoluzione sanfedista.

Il castello ha visto insomma i suoi aristocratici inquilini toccare tappe fondamentali della storia calabrese e italiana; tuttavia dal 1908 è un luogo senza occhi e senza orecchie. Nulla è più accaduto nelle sue stanze, perché esse, abbandonate dai nobili, si sono aperte a visitatori occasionali tutt’altro che dalle buone intenzioni, i quali di tanto in tanto ne hanno varcate le soglie per depredare il palazzo di beni, magari quadri e suppellettili. Dopo il terremoto, quindi, gli unici ad aver messo piede nel castello sono stati ladri e ladruncoli, ai quali da sempre si aggiungono i curiosi, con la smania di vedere i ruderi da vicino e di verificare se davvero ci sono botole che, come dicono, si aprono non appena ci poggi piede e poi ti fanno fare un volo tremendo, giù fino ai sotterranei.

Pur abbandonato, invaso, saccheggiato e dimenticato, il castello di San Lucido non ha tuttavia perso il suo appeal, continuando ad esercitare il suo fascino tramite i libri che lo ricordano e gli occhi di coloro che, visitando il paese, hanno ammirato le sue rovine alte sul mare. Tramite le mani di chi, come il maestro artigiano Franco Petrungaro, ne ha realizzato una miniatura, e tramite le commemorazioni. Come quella del 1999, quando l’amministrazione comunale volle apporre una targa ai piedi dell’antico ponte in pietra che ricorda almeno uno dei motivi, la nascita del cardinale Fabrizio Ruffo, per i quali il castello feudale costituisce di diritto un luogo d’indiscussa rilevanza storica. Qualche giorno dopo, qualcuno sporcò la targa di spray nero, nel tentativo di cancellare quanto di significativo è avvenuto. Qualcun altro, in seguito, ripulì la targa dalla vernice. E con essa la memoria.

L’entourage dell’attuale amministrazione comunale, guidata da Antonio Staffa, ha oggi un piano per il castello, pensato per ripopolarne le stanze, almeno quelle vagamente recuperabili, e a fare del palazzo un punto d’attrazione turistica e di riferimento per il mondo della cultura. Si tratta di attuare una serie di interventi finalizzati ad assegnare al castello un «ruolo di polarità d’eccellenza del territorio», come si legge nel progetto preliminare stilato dall’architetto Elio Furioso, responsabile del settore lavori pubblici dell’ufficio tecnico comunale.

Gli ambienti del palazzo, una volta ristrutturati, dovrebbero essere destinati ad un utilizzo di tipo culturale, con la creazione di spazi dove tenere manifestazioni e allestire un museo. Tuttavia soltanto una volta completate le operazioni di bonifica e di messa in sicurezza dell’intero edificio verrà definita l’esatta destinazione d’uso dei vari ambienti. Essi saranno resi raggiungibili attraverso percorsi a cui si accederà da tre punti e lungo i quali si apriranno punti panoramici che daranno da una parte sul mare e dall’altra sul centro storico. Infine un sistema di luci valorizzerà gli scorci più suggestivi e renderà nel contempo sicuri gli ambienti.

Gli interventi da effettuare per ottenere il risultato finale sono stati suddivisi, nel progetto, fra tre cantieri, in modo da poter usufruire in tempi brevi di alcuni spazi almeno e restituire prima possibile alla collettività sanlucidana luoghi che «per troppo tempo le sono stati negati».

Il progetto preliminare è stato approvato dalla giunta comunale il 18 marzo scorso con la delibera numero 74. Contestualmente è stata avviata la procedura per gli espropri, per i quali il comune ha stanziato 2mila euro circa.

Immediata la reazione all’atto dell’esecutivo da parte dei consiglieri d’opposizione Roberto Pizzuti e Loredana Pastore del gruppo Direzione San Lucido che, ravvisando alcuni nei nella delibera, la ritengono «illegittima» e ne hanno richiesto formalmente la revoca e l’annullamento immediati. «Non credo che i rilievi tecnici sollevati siano fondati e comunque possono essere sanati – replica il sindaco Staffa – perciò secondo me la questione è politica. La nostra è una scelta programmatica. Forse i consiglieri non ritengono sia giusto acquisire al patrimonio dell’Ente e ristrutturare un castello di quest’importanza».

L’iter comunque è ancora allo start. La realizzazione dei lavori (responsabile del procedimento è Emilio Petrungaro) dipende infatti dalle decisioni della Regione Calabria, che dovrà finanziare l’intervento di «riqualificazione e recupero dell’antica Rocca Nicetina» per 3milioni e 700mila euro (ai quali, come si diceva, si aggiungeranno fondi comunali per 2mila euro circa, finalizzati al risarcimento degli espropri). È una cifra astronomica, senza dubbio; ma è quella che serve per liberare dalle erbacce e dall’incuria un luogo di estremo interesse. Non soltanto per San Lucido, ma per la Calabria intera.

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Sarà stato per assicurare una certa continuità ai lavori del consiglio, ma lo scontro tra le parti è stato il grande protagonista anche durante la discussione dell’ultimo punto all’ordine del giorno, così come di quello precedente. Tra l’uno e l’altro, tutto un fiorir di richieste di dimissioni.

Mario Amendola ha da pochi minuti chiesto le dimissioni del consigliere di maggioranza Albino Sessa, quando il collega Roberto Pizzuti, prendendo la parola dalla poltrona accanto, chiede quelle dell’assessore Renato Filippo. Ma Pizzuti era stato preceduto proprio da Sessa, che aveva auspicato le dimissioni di Amendola e del compagno Roberto Filippo. Se tutti i desideri espressi fossero stati infine esauditi, avremmo potuto contare ben quattro dimissioni nello spazio di un’ora. Ma le cose sono andate diversamente: né in maggioranza, né all’opposizione si sono verificati abbandoni di poltrone. Certamente in diversi momenti s’è avuta l’impressione che stesse per volarne qualcuna, ma neanche questo è avvenuto. Trionfo del self control.

L’ultimo argomento di discussione all’ordine del giorno è succulento. Si parla delle missive che il consigliere di maggioranza Albino Sessa ha inviato, nel mese di dicembre, a diversi uffici municipali, lamentando una serie di circostanze e parlando di dissapori con l’assessore Antonella Gioia. Le lettere, arrivate tra le dita dei consiglieri d’opposizione, giungono all’attenzione degli organi d’informazione locali e infine dei cittadini attraverso la loro pubblicazione. Il gruppo di minoranza Progetto democratico, rappresentato da Mario Amendola e Roberto Filippo, ha chiesto dunque che la vicenda venisse discussa in consiglio comunale. E così è stato.

L’INTERVENTO DI ALBINO SESSA. «Ringrazio i consiglieri Amendola e Filippo per aver richiesto di inserire questo punto all’ordine del giorno, credendo di creare problemi», afferma Albino Sessa che, rivolgendosi ai due consiglieri, aggiunge: «Potete stare tranquilli perché i problemi sono stati chiariti. Non avete perso tempo a scrivere a testate giornalistiche, pubblicando quelle che erano missive personali. Anche nelle migliori famiglie ci possono essere divergenze. I disguidi sono stati chiariti già il 18 dicembre, due giorni dopo. Con tante richieste che avreste potuto fare su argomenti più importanti, credendo di far cadere questa maggioranza avete chiesto un consiglio su missive vecchie e superate. Chiedo le vostre dimissioni – conclude Sessa – lasciate il posto a chi meglio di voi può svolgere il vostro lavoro», conclude il consigliere di maggioranza, parlando di violazione del «segreto professionale» sugli atti amministrativi.

LE RAGIONI DI PROGETTO DEMOCRATICO. Ma i diretti interessati, dietro i banchi dell’opposizione, sogghignano, durante e dopo l’intervento di Sessa. «Vorrei sorridere e non rispondere – dice Amendola – ma siccome il punto all’ordine del giorno l’abbiamo chiesto noi, abbiamo il dovere preciso di spiegare perché. Non vogliamo fare nessuna speculazione, nessuno sciacallaggio. Noi – precisa il capogruppo di Progetto, rivolgendosi a Sessa – abbiamo il diritto e il dovere di sapere la verità sulle accuse pesantissime che hai lanciato nei confronti di un altro consigliere comunale. Non abbiamo violato nessun segreto perché non si trattava di un documento riservato. Anzi sarebbe dovuto arrivarci per posta. Hai screditato tu la tua amministrazione, non noi. Questa lettera avrebbero dovuto mandarla alla Procura della Repubblica di Paola. Sei arrivato a dire che ti hanno buttato una bottiglia di acqua in viso e poi trovano la scusa che hanno bevuto vino. E’ un fatto gravissimo». Per Amendola e Roberto Filippo quelli citati sono fatti di rilevanza pubblica, dunque non coperti da alcun «segreto professionale».

L’INTERVENTO DI PIZZUTI. Li appoggia Pizzuti: «Stiamo attraversando un momento buio di questo consiglio e della storia di San Lucido. Fa male al cuore leggere affermazioni gravissime che espongono il nostro paese al pubblico ludibrio», sostiene. Poi l’ennesima richiesta di dimissioni: «Sono costretto a chiedere fermamente le dimissioni dell’assessore Renato Filippo e, nel caso in cui queste non dovessero venire, chiedo al sindaco di prendere provvedimenti. Non intendo entrare nel merito della faccenda Sessa-Gioia perché sono cose che succedono. Non si può leggere che un assessore di San Lucido aveva qualche bicchiere di vino in più. Mi vergogno di essere sanlucidano e di appartenere a questo consiglio».

LA DIFESA DI RENATO FILIPPO. Ma Renato Filippo non intende abbandonare il suo posto in giunta: «La versione del consigliere Sessa è stata ampiamente dibattuta – precisa – tant’è vero che la faccenda è stata chiarita al di fuori del consiglio comunale. E’ stato solo un malinteso, e non penso che sia la prima volta. So che negli anni scorsi è successo pure di peggio. Non mi dimetto, chiedo solo una rettifica di quello che è stato pubblicato. A offesa dovranno seguire scuse di ugual misura».

LA REPLICA DI STAFFA. Da parte sua, il sindaco Antonio Staffa, appuntate due o tre dichiarazioni altrui sull’agenda, prende la parola per replicare prima a Pizzuti: «Non credo che stiamo passando un periodo buio, anzi c’è vivacità e democrazia. I consiglieri esprimono il loro pensiero e quando succede questo possono nascere dei diverbi», poi ad Amendola: «Questo punto è stato inserito all’ordine del giorno da una parte della minoranza, ma ognuno si prende la responsabilità di quello che chiede. Penso sia stato di cattivo gusto fare una richiesta che sicuramente aveva l’intenzione di inclinare una maggioranza che nasce eterogenea, che è vivace ma unita. In passato sicuramente non era così, per cui abbiamo assistito ad un appiattimento. La cittadinanza è sicuramente più interessata ad altre cose. Nella lettera del consigliere Sessa sono riportati avvenimenti di vita privata che non riguardano i cittadini e non hanno rilievo per la vita pubblica. Abbiamo voluto inserire il punto per democrazia, ma non siamo d’accordo. Qui di politica non c’è nulla, sono fatti personali, peraltro chiariti immediatamente».

LA MEDIAZIONE DI SGROI. Segue a ruota il vicesindaco Francesco Sgroi che, vestiti gli abituali panni da mediatore tra maggioranza e opposizione, dichiara: «La minoranza dà sempre un contributo prezioso al consiglio comunale, su questo sono pienamente d’accordo. Le discussioni ci sono, anche accese, ma sono costruttive al massimo. Però mi associo a quello che ha detto il sindaco: io, a parti invertite, questo punto all’ordine del giorno non l’avrei mai chiesto perché non riguarda gli interessi della collettività. Avrei chiesto di parlare di altre cose più importanti».

LE RASSICURAZIONI DI GIOIA. In conclusione di seduta, l’assessore Gioia tranquillizza tutti: «Il diverbio con il consigliere Sessa si è chiarito dopo due giorni. Abbiamo avuto un contrasto di vedute che è stato costruttivo. Penso che in futuro succederanno ancora queste cose, perché è bene che ognuno esprima il proprio punto di vista. Non si è trattato di un fatto che potesse interessare in alcun modo i cittadini perché è una questione privata subito chiarita, altrimenti – dichiara – avrei risposto anche a mezzo stampa».

ULTIME BATTUTE. Ma Amendola insiste sul fatto che lo scontro Sessa-Gioia rappresenta un fatto di interesse pubblico. L’ultima parola è di Franco Salerno: «Non ci spaventate attaccandoci su queste cose: sono state già risolte al nostro interno».

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Approvazioni scontate. Comunicazioni di servizio. Proclami retorici. Sarebbero dovuti essere questi gli unici ingredienti del consiglio comunale del 26 gennaio scorso, stando all’agenda dei lavori. Dunque una seduta tutto sommato tranquilla, eccetto il pepe aggiunto dall’ultimo punto, sul quale si sarebbe dovuto scatenare lo scontro interno alla maggioranza. Ma tutte le previsioni sono state disattese.

INIZIO IN SORDINA. Primo punto, approvazione dei verbali della seduta precedente, quella del 29 dicembre. Inizio in sordina. Il presidente del consiglio Giuseppe Moramarco elenca i verbali da approvare. Dall’opposizione Mario Amendola, capogruppo di Progetto democratico, solleva «con sommo rincrescimento» alcune eccezioni a proposito della mancata modifica di un testo; il collega Roberto Pizzuti, capogruppo di Direzione San Lucido, chiede la revoca di una delibera alla luce dei rilievi della Corte dei conti che si andranno a discutere subito dopo. Motivi questi in base ai quali la minoranza (assente Vittorio Calomeni) vota contro l’approvazione dei verbali. Favorevole la maggioranza.

NUOVE REGOLE SUGLI INCARICHI. Si passa all’adeguamento del regolamento comunale per il conferimento di incarichi sulla base delle determinazioni della Corte dei conti dell’8 gennaio scorso. Tra le altre cose, la Corte impone al comune: «Affinché i provvedimenti di affidamento degli incarichi non rischino di risultare inficiati da vizio di eccesso di potere, occorre che il regolamento prescriva che i singoli bandi debbano assegnare e rendere previamente pubblici riferimenti ponderati precisi ai singoli criteri prescelti, in modo da assicurare comunque la trasparenza e l’oggettiva verificabilità della scelta del soggetto cui conferire l’incarico». La maggioranza di Antonio Staffa chiede al consiglio comunale di «recepire integralmente le eccezioni della Corte dei conti» e di dare indirizzo alla giunta per la modifica del regolamento.

LE OBIEZIONI DELLA MINORANZA. La proposta della maggioranza viene accolta di buon grado dal gruppo Direzione San Lucido, che vota favorevolmente, a patto che «le modifiche apportate al regolamento dalla giunta siano rese note al consiglio affinché ne prenda atto» e che s’intervenga su alcune delibere d’assise collegate al regolamento stesso. Differente la posizione del gruppo Progetto democratico. «Votiamo contro poiché la maggioranza non ha inteso portare in consiglio comunale le determinazioni specifiche ordinate dalla Corte dei conti. Di conseguenza il consiglio comunale non è nelle condizioni di poter deliberare sugli specifici rilievi mossi dalla stessa Corte, ma su intendimenti generici da parte della maggioranza», dichiara Amendola. Egli chiede inoltre alla maggioranza se «ha intenzione di assumere personale esterno per l’organo di direzione politica», il cosiddetto staff, considerato che «il regolamento lo prevede».

NIENTE STAFF PER STAFFA. «Non è nostra intenzione avvalercene – chiarisce il primo cittadino – ma questo è evidente, dal momento che non l’abbiamo fatto. Non ne abbiamo bisogno. Il riferimento agli articoli 90 e 110 sta ad indicare che il regolamento non tratta questa materia». «E’ così – gli dà man forte il vicesindaco Francesco Sgroi. Le collaborazioni in base a tali articoli non sono disciplinate dal regolamento».

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO. Punti tre e quattro: “comunicazione sullo stato d’attuazione del procedimento inerente il Piano strutturale comunale” e “comunicazione sullo stato d’attuazione del procedimento inerente l’assegnazione e la consegna degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”. Sulla carta, due semplici, pacifiche, miti informative al consiglio. Nei fatti, altra cosa, almeno per quanto riguarda il primo punto. Sull’informazione al consiglio riguardante le case popolari non c’è – e non ci potrebbe essere, del resto – spazio per la polemica; la stessa cosa non può dirsi per quanto concerne invece il Piano strutturale comunale.

LA RELAZIONE TECNICA. L’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano dà lettura della relazione stilata dall’architetto Elio Furioso, dirigente di uno dei due settori tecnici comunali, incaricato della redazione del Piano e del Regolamento edilizio urbanistico annesso. Nel documento, Furioso scrive che si provvederà ad individuare le figure del geologo e dell’agronomo, indispensabili per la stesura del Piano, entro quindici giorni. Dopodiché verrà dato avvio agli studi preliminari dai quali scaturirà una prima stesura del Piano da adottare in consiglio comunale «entro il termine presunto della fine di marzo 2009»; man mano si seguirà dunque l’iter, fino all’adozione definitiva che dovrà avvenire entro il 19 giugno 2010.

I DUBBI DELL’OPPOSIZIONE. L’opposizione, da parte sua, nutre dubbi essenzialmente sui tempi – che a suo avviso non potranno essere rispettati – e sui costi – che finiranno per lievitare – della redazione del Piano. Visto che «non c’è nessun impegno preciso» sulle scadenze, osserva Amendola, i tempi di adozione del Piano potrebbero non essere rispettati. Il capogruppo di Progetto democratico inoltre sottolinea come il reclutamento tramite concorso di un altro professionista che vada a sostituire Furioso presso l’Utc, renderebbe quest’ultimo un tecnico esterno: ciò farebbe lievitare la sua parcella professionale. Dunque la spesa per la redazione del Piano e del Regolamento urbanistico potrebbe aumentare notevolmente. «Pagheremo per dieci volte», profetizza Amendola. «Non ce la faremo a fare tutto nei tempi e con la somma stabilita (che ammonta a 45mila euro, ndr)», aggiunge Pizzuti. «Diamoci una mossa», esorta quindi.

LA DIFESA DELLA MAGGIORANZA. Ma per l’assessore Calvano non c’è motivo di preoccuparsi: «Faremo il possibile perché il Piano venga redatto entro i termini – assicura. L’impegno in tal senso dell’architetto non è formale, ma faremo di tutto perché venga rispettato. Non penso che siamo così in ritardo o che la situazione sia drammatica come si vuole far pensare alla gente». Rassicurazioni anche da Staffa: «Certamente i 45mila euro stanziati non saranno sufficienti ma certamente non arriveremo ai 110mila del bando che lei aveva fatto», sostiene il sindaco rivolgendosi a Pizzuti. «Per quanto riguarda i tempi, sebbene il termine sia solo presunto, non penso che ce ne andremo al 2010». Non basta tuttavia per convincere Amendola e il collega Filippo: «Sono molto perplesso», afferma il primo. «Mi sta passando la voglia di fare politica», aggiunge il secondo.

LA PARTECIPAZIONE. Polemiche dall’opposizione anche per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini alla redazione del Piano. «Gli altri comuni hanno fatto decine di incontri con la cittadinanza e voi ancora dovete nominare geologo e agronomo. Vogliamo sapere quello che volete fare di San Lucido. In consiglio comunale dobbiamo discutere degli strumenti urbanistici, come si fa da quarant’anni», assicura Amendola, attingendo alla sua innegabilmente lunga esperienza dietro i banchi dell’assise. «In quest’occasione, come si può evincere chiaramente dall’ordine del giorno, che parla di una semplice comunicazione al consiglio, l’amministrazione vuole soltanto informare sullo stato d’attuazione del Piano», replica Staffa. «Intendiamo portare ancora il punto in consiglio comunale, proprio per discutere assieme di quello che vogliamo fare per il paese. Ci aspettiamo un contributo da parte di tutti», ha detto Franco Salerno. «La comunicazione di oggi vuole proprio creare l’opportunità di coinvolgere il consiglio. E’ un atto di rispetto nei confronti dell’assise», ha aggiunto Renato Filippo.

DI’ QUALCOSA DI POLITICO. Il sindaco si è poi rivolto direttamente ad Amendola: «Ha ripetuto cose burocratiche, perdendo un’ottima occasione per dire qualcosa di politico sul Piano. Quest’amministrazione e il sindaco, una volta concluso l’iter, diranno cosa pensano in proposito. In quell’occasione anche lei potrà dire la sua», ha detto Staffa.

(continua…)

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Compatibilità dei consiglieri, solidarietà ai popoli oppressi, commissione ambiente, acqua potabile, cimitero, acquisizione delle strade provinciali, regolamento per la disciplina delle attività estrattive. Sono gli argomenti affrontati nel corso del consiglio comunale che si è tenuto a San Lucido il 15 ottobre scorso, per un totale di nove punti all’ordine del giorno. Una seduta fiume lungo la quale si è parlato di questo, e di molto altro. Ma andiamo con ordine.

SI APRE LA SEDUTA. Un applauso di benvenuto al nuovo segretario comunale, nonché direttore generale, Giuseppe Santoro, apre la seduta, che prosegue tuttavia in tutt’altro clima. Infatti, dato avvio ai lavori, via con le richieste e le piccole polemiche che tradizionalmente precedono la trattazione dei punti all’ordine del giorno.

Il round d’inizio si svolge tra i due Roberto dell’opposizione: Pizzuti da una parte e Filippo dall’altra. Il primo, capogruppo di Direzione San Lucido, chiede che in una prossima seduta del consiglio si affronti l’argomento delle stabilizzazioni dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità impiegati presso il comune di San Lucido, e degli incarichi loro affidati. Il secondo tiene a sottolineare come il tema sia stato già portato all’attenzione dell’organo consiliare dal gruppo al quale appartiene, Progetto Democratico, guidato da Mario Amendola.

Il secondo round vede sul ring lo stesso Amendola contro Giuseppe Moramarco, presidente del consiglio. Tra i due, sin dal principio della consiliatura, non sono mancati i contrasti. Stavolta Amendola accusa Moramarco di fare quello che gli «fa comodo. Ha messo la seconda convocazione del consiglio di domenica, non sappiamo nulla delle altre commissioni, nulla del Psc (Piano strutturale comunale, ndr)».

Il terzo round vede di nuovo in campo Pizzuti e Filippo, che stavolta fanno fronte comune contro il sindaco Antonio Staffa nel sostenere che l’ordine del giorno del consiglio non poteva essere integrato con cinque nuovi punti «a meno di ventiquattr’ore». Ma Staffa guarda l’orologio e calcola che di ore, dalla notifica della convocazione all’ora dell’adunanza, ne sono trascorse ventiquattro e mezza ed annota che «su nove punti all’ordine del giorno, quattro sono stati inseriti su richiesta della minoranza».

L’APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLA SEDUTA PRECEDENTE. Conclusa la fase del riscaldamento, si passa al dibattito vero e proprio. Primo argomento in calendario: l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti. Filippo evidenzia come non sia mai stato effettuato questo passaggio per il verbale dell’assise del 25 luglio. Il segretario Santoro liquida il fatto come un probabile errore dell’ufficio, e si passa oltre: all’esame dell’incompatibilità dei consiglieri Armando Mazza, Franco Nesci e Vittorio Calomeni.

LA COMPATIBILITA’ DEI CONSIGLIERI. È Calomeni a prendere per primo la parola per chiarire subito che a suo parere «la causa d’incompatibilità non esiste» ma siccome la somma al quale rinuncerebbe annullando la lite non è poi significativa (ammonterebbe a 1500 euro) e «l’interesse a rimanere consigliere è abbastanza forte», Calomeni s’impegna ad eliminare la causa d’incompatibilità. Del resto la proposta di deliberazione della maggioranza è tesa a dichiararlo definitivamente incompatibile con la carica e a concedergli, secondo legge, dieci giorni di tempo per uscire dall’empasse.

Differente la posizione della maggioranza per quanto riguarda Mazza e Nesci. I documenti da questi presentati rispettivamente il 30 luglio e il primo agosto vengono ritenuti adatti a provare che i due non sono titolari di liti pendenti. Ma l’opposizione non ne è per nulla sicura. Per Amendola «sono stati sforati i termini di legge», visto che «la delibera del consiglio del 25 luglio», con cui è stata contestata la posizione dei tre consiglieri, «è stata notificata il 20 agosto» e «il consiglio doveva essere convocato entro dieci giorni, cioè il 30 agosto», invece ciò è avvenuto «con 45 giorni di ritardo. È regolare?», domanda il capogruppo di Progetto democratico, che conclude: «Tutta la proposta è pasticciata, riteniamo che sia illegittima perciò al momento della votazione ci allontaneremo». Direzione San Lucido invece sceglie l’astensione: «Non siamo soddisfatti della dichiarazione di Mazza perché priva di delucidazioni», sostiene Pizzuti, per il quale «non c’è protocollo nella dichiarazione resa da Mazza – datata primo luglio 2004 – peraltro ininfluente rispetto alla questione, in quanto Mazza non rinuncia alla causa ma agli emolumenti (che potrebbero derivarne, ndr)». «La causa è stata fatta dopo la rinuncia agli emolumenti e Mazza non c’ha rinunciato», aggiunge. Riguardo al documento presentato da Mazza, Amendola rincara la dose: «Chi ci dice che l’ha fatta nel 2004 e non nel 2009?».

Ma per Staffa questo è «un processo alle intenzioni» e «i termini dell’iter non sono perentori». La sua maggioranza vota favorevolmente la proposta. Mazza e Nesci vengono dichiarati compatibili con la carica; Calomeni incompatibile. Quest’ultimo dovrà regolarizzare la sua posizione entro dieci giorni. Se ciò non dovesse avvenire, sarà Giuseppe Cavaliere a prendere il suo posto in consiglio comunale.

LA SOLIDARIETA’ AI POPOLI OPPRESSI. Fila liscia la discussione, e non potrebbe essere altrimenti, sulla solidarietà ai popoli oppressi dai regimi dittatoriali. L’argomento è stato proposto da Progetto democratico, ritenendo che il consiglio non dovesse manifestare vicinanza soltanto al popolo tibetano, come fatto precedentemente.

LO STATUTO DELLA COMMISSIONE AMBIENTE. Relaziona il consigliere con delega al ramo Albino Sessa. «È il primo dei tanti statuti di commissione che si approveranno», annuncia. Si levano le proteste dai banchi dell’opposizione: «Questo statuto non è il frutto del lavoro di tutto il consiglio comunale, ma solo della maggioranza», sostiene Filippo. «Dello statuto si è già parlato con Amendola e Pizzuti ma non sono state fatte osservazioni», ribatte Sessa. «Non abbiamo fatto osservazioni perché ci sono cose più importanti di questa, come la commissione urbanistica, al personale, alla trasparenza, ai lavori pubblici», risponde Amendola. Così il dibattito si conclude col voto favorevole dell’intero consiglio e l’astensione dal voto di Progetto democratico. «Non lo votiamo perché riteniamo questo statuto modesto», dichiara Filippo; «lo potevi integrare quand’era il momento», ribatte Staffa.

La discussione sull’acqua potabile e quella sul cimitero non prevedono una votazione, ma non per questo il dibattito è meno acceso. Sia per l’uno, sia per l’altro argomento la maggioranza di Antonio Staffa si affida al parere dei tecnici.

IL DIBATTITO SULL’ACQUA POTABILE. Riguardo all’acqua potabile, Staffa rassicura gli abitanti di località Pollella, allarmati dai risultati delle analisi effettuate dall’Arpacal il 27 agosto scorso sull’acqua della vasca di raccoglimento che rifornisce la zona, notificati al comune di San Lucido il 25 settembre, con cui l’Agenzia chiedeva al sindaco di emettere un’ordinanza di non potabilità dell’acqua, che venne emessa lo stesso giorno. L’8 ottobre la Biochem ripete le analisi nelle località Cerasuolo, Acqualeone, Varco, Deuda, in Piazza Fiume e presso il serbatoio centrale. Da esse risulta che i valori sono nella norma. S’ipotizza che il problema sia sorto per circostanze momentanee (leggi scarsità d’acqua nel mese di agosto) o dovuto a prelievi errati. Staffa quindi dichiara che «si è tornati alla normalità», ma che chiederà «una relazione più dettagliata sulla zona di Pollella».

IL DIBATTITO SUL CIMITERO. Per quanto concerne invece il cimitero, sull’argomento gli ex sindaci Amendola, Pizzuti e il primo cittadino attuale Staffa si contendono i meriti. Tutto comincia quando l’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano sostiene che le condizioni del camposanto non erano delle migliori quando l’amministrazione s’è insediata, nel maggio scorso, e che perciò le responsabilità del degrado sarebbero piuttosto da ricondurre a chi avrebbe dovuto occuparsene in precedenza. Non bisogna attendere granché la replica di Pizzuti, sindaco e poi vicesindaco negli ultimi sette anni: «Non è vero che dal 2000 al 2006 non è stato fatto niente. Chi ricorda com’era il cimitero nel 1999 lo sa». E chi dice anni ‘90 dice Mario Amendola, all’epoca primo cittadino, che ribatte: «Le mie amministrazioni hanno ristrutturato il cimitero tre volte». Ma Staffa non è tipo da mandarle a dire: «Lei ha ristrutturato il cimitero tre volte in dieci anni – afferma rivolgendosi ad Amendola – io spero di farlo una volta sola in un anno». Già qualche minuto prima Staffa non aveva risparmiato staffilate agli avversari politici: «Quest’amministrazione, in carica da sei mesi, ha fatto scelte di natura economica tese a privilegiare il cimitero, dimostrando grande sensibilità nei confronti dei defunti. È paradossale leggere sul giornale che la disattenzione è nostra quando lor signori siedono in consiglio da una vita. Chi ha delle responsabilità forse è meglio che taccia», aveva affermato.

L’ACQUISIZIONE DELLE STRADE PROVINCIALI. Quando l’amministrazione Borsani, il 24 novembre 2006, aveva portato in consiglio la proposta di acquisire il territorio provinciale al patrimonio comunale, l’assise aveva dato sostanzialmente il proprio assenso, a patto che fosse la Provincia ad occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade. Il comune, in tal modo, avrebbe solo tratto guadagni dall’operazione, scrollandosi di dosso le spese che sarebbero dovute rimanere appannaggio della Provincia. Ma l’ente sovracomunale, interessato a ridurle le spese e non ad accollarsele senza ottenerne benefici, non ha accettato, proponendo al municipio una controfferta: della manutenzione si occupi il comune, dietro contributo di 100mila euro. «Questa cifra è niente rispetto ai costi», sostiene Filippo. «Abbiamo molte perplessità perché non siamo nelle condizioni di accollarci le spese di una strada lunghissima (sono 6 km in tutto, ndr). Facciamo un acquisto a perdere», aggiunge Amendola. Entrambi, per la terza volta, al momento delle alzate di mano, si asterranno dalla votazione. Il resto del consiglio voterà invece a favore, ma facendo sapere alla Provincia che l’acquisizione avverrà a condizione che «le strade siano consegnate in buono stato di manutenzione». Dunque le vie che oggi ricadono sotto la responsabilità provinciale (tratto di strada San Lucido – Falconara Albanese, dal piazzale della stazione in località Marina fino a località Croci in prossimità della galleria sulla Ss18; tratto di strada dal confine con il comune di Paola in località Deuda fino al bivio sud sulla Ss18) dovrebbero divenire a breve di proprietà del comune, a meno che la Provincia non accetti le condizioni del consiglio comunale.

L’APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE E DI CAVA. «Vogliamo regolarizzare una materia che in tanti anni non è stata affrontata»: è l’intenzione dichiarata da Albino Sessa, consigliere con delega all’ambiente, presentando al consiglio l’ultimo punto all’ordine del giorno. Sessa sottolinea a più riprese che il regolamento proposto «non interferisce con le competenze degli altri enti» e che lo stesso rappresenta «un passo storico per San Lucido» perché consente di «far progredire gli operatori del settore». Il documento fissa i costi delle attività estrattive sul territorio sotto forma di «compensazioni dei disagi dovuti» alle stesse attività. Sessa parla di «danno ambientale» riportato da simili operazioni, ma il sindaco Staffa preferisce poi sostituire l’espressione con «depauperamento del patrimonio ambientale». Viene rivista anche l’entità del contributo: da 20mila a 12mila euro annui. Le ditte che già esercitano l’attività sul territorio sono tenute ad adeguarsi alle nuove normative entro sei mesi dalla notifica del regolamento. Dall’opposizione, Amendola esprime «molte perplessità. Non so – ha detto – se il consiglio è abilitato a far pagare questo contributo, per cui il mio gruppo si astiene». È la quarta astensione. «Chi stabilisce i prezzi? Il consiglio non può imporli», sostiene Amendola. Filippo aggiunge che il regolamento «potrebbe essere fonte di contenzioso col privato». Pizzuti, da parte sua, decide di astenersi «per eccesso di spesa dei gestori»; Pastore esprime voto contrario per «illegittimità» della decisione.

Staffa rispone alle «perplessità» della minoranza affermando che sarebbe stata l’occasione per il consiglio per «fare gli interessi dell’Ente». All’interno della sua maggioranza, Renato Filippo si astiene dalla votazione perché esisterebbe «una fidejussione di 50mila euro» stipulata dalle ditte «per il ripristino dello stato dei luoghi».
Sul punto si raggiunge il picco delle astensioni (Amendola e Roberto Filippo, Pizzuti e Renato Filippo), ma la maggioranza si esprime a favore. Chiosa Staffa: «È il caso di dire che oggi è stata posta la prima pietra».

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Torna a farsi sentire il gruppo di minoranza Direzione San Lucido che, in una nota firmata da Roberto Pizzuti, radiografa l’attività estiva della maggioranza di Antonio Staffa. Si parte dal bando per la redazione del Piano strutturale comunale e del regolamento edilizio urbano, relativamente al quale Direzione ha avanzato formalmente una serie di obiezioni, e che avrebbe suscitato «ferme proteste» anche da parte di «numerosi professionisti locali che si sono rivolti ai presidenti degli ordini professionali provinciali, i quali hanno chiesto l’immediata revoca del bando per palesi illegittimità».

Analoghe reazioni, ma da parte di ditte specializzate di San Lucido, sarebbero seguite all’approvazione del capitolato d’oneri per la manutenzione dell’impianto di pubblica illuminazione comunale «per la cifra di 4mila euro annui», cioè «320 euro al mese».

Sempre in tema di bassi oneri, «è stato affidato ad un professionista locale il progetto preliminare per la realizzazione dell’opera infrastrutturale viaria di collegamento fra la località Acquabianca e la Ss107» che «permetterà un collegamento diretto fra San Lucido e Cosenza e diminuirà grandemente il traffico sullo svincolo della Cosenza-Paola sulla Ss18; ebbene il compenso stabilito per il predetto progetto è di 160 euro più Iva, totale 200 euro; non si riesce a determinare se è più da condannare chi ha deciso un simile vergognoso compenso o chi lo ha accettato», osserva Pizzuti, domandandosi «cosa c’è sotto».

Tutt’altro costo avrebbe avuto il servizio di nettezza urbana effettuato dall’Alto Tirreno tra giugno e luglio: 39mila euro. «Purtroppo nell’ordinanza non era stato stabilito il compenso per l’intervento e conseguentemente – commenta Direzione – il costo è lievitato». Inoltre, «quanto all’assunzione dei vigli urbani cosiddetti “estivi”, com’era stato pronosticato non ne è stato assunto nessuno» e «la comandante dei vigili ha denunciato penalmente il sindaco alla Procura della Repubblica».

Infine aggiunge Pizzuti: «È opportuno tacere sugli spettacoli vetero-comunisti realizzati nel centro storico negli ultimi giorni di agosto, che hanno destato le proteste di numerosi cittadini che ritenevano che Rifondazione comunista, Piddicci, Verdi e loro epigoni fossero stati (almeno per il momento) allontanati dalla scena politica in seguito al voto degli italiani in aprile; c’è sempre un modo per tentare di riemergere».

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Si riunisce questa sera alle ore 20.00 il consiglio comunale di San Lucido. Quattro i punti all’ordine del giorno. A parte il secondo (solidarietà “al popolo tibetano e alla politica non violenta di dialogo”), gli altri punti riguardano più da vicino la vita cittadina. Innanzitutto la compatibilità degli amministratori.

Il capitolo sull’argomento si era aperto a poche settimane dall’insediamento, quando era scoppiato il caso Calomeni. vittorio calomeniIl consigliere di minoranza aveva allora smentito le voci: «Non esiste alcuna incompatibilità e chi sostiene il contrario lo fa per interessi personali». L’unica pratica in corso, aveva aggiunto, «è un decreto ingiuntivo promosso due anni fa, che non credo possa determinare incompatibilità».

Un mese dopo Giuseppe Cavaliere, da privato cittadino, aveva protocollato in municipio formale richiesta di verifica della compatibilità di tutti gli amministratori, richiesta che il presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco dichiarò accolta, annunciando di aver avviato un’indagine interna.

Nell’attesa di conoscerne i risultati, dall’opposizione il gruppo Direzione San Lucido, coordinato da Roberto Pizzuti, due settimane fa aveva dichiarato incompatibili due consiglieri di maggioranza: Franco Nesci e Armando Mazza. Il primo in quanto «parte attrice» in una causa civile e il secondo «ricorrente nei confronti del Comune di San Lucido per il riconoscimento della morte, a suo dire derivante da causa di servizio, del proprio genitore Mazza Franco, già dipendente comunale».

Questi tuttavia respingono le accuse. «Ci si aggiorni meglio perché non ho nessun contenzioso col comune», sostiene Mazza. «La causa si è già risolta anni fa», dichiara Nesci. Tornando ai punti all’ordine del giorno, rilevante quello sull’approvazione di statuto e regolamento della consulta giovanile.

Infine, un argomento che farà senz’altro discutere: l’integrazione del programma triennale dei lavori pubblici e del programma annuale.

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Intento dichiarato, svecchiare gli uffici municipali; intento inespresso, colpire l’avversario politico: questo, secondo i maliziosi, il significato recondito dei “giri di valzer” in cima alla pianta organica del comune di San Lucido, vale a dire delle nuove attribuzioni di responsabilità di settore disposte dal sindaco Antonio Staffa. Ma andiamo con ordine.

Lo scorso 22 luglio il primo cittadino ha firmato i decreti di nomina dei responsabili di settore, attuando una piccola rivoluzione in organico: infatti, pensionati i vecchi dirigenti Fulvio Cassano (primo settore, amministrativo e demografico; mario amendolaa lui tuttavia il posto era stato destinato in un primo momento), Ivana Cosco (quarto, sicurezza e vigilanza) e Rosanna Carbone (quinto, politiche sociali), Staffa ha deciso di puntare su personalità alternative, «nell’ambito – dichiarava due giorni fa – delle disponibilità dell’ente» e «all’insegna del rinnovamento». Si tratta di Carmine Leonardis (marito di Carbone e nuovo responsabile del primo settore), Bruno Bruno (al quarto) e Arturo Bertolasi (al quinto), che ieri hanno preso servizio.

Ma per quali motivi tali nomine dovrebbero servire, nei piani della maggioranza, per nuocere all’avversario? Sempre secondo i maliziosi, il sindaco Staffa vorrebbe creare in questo modo una spaccatura tra gli amendoliani, visto che Leonardis, Bertolasi e Bruno sono tutti uomini vicini al plurisindaco e capo del gruppo d’opposizione Progetto Democratico, Mario Amendola. I tre, una volta incaricati, passerebbero dalla sfera d’influenza dell’opposizione a quella della maggioranza.

Staffa però, da noi interrogato sull’argomento, smentisce categoricamente: «Non abbiamo proprio pensato a queste cose. Alla base delle nomine c’è unicamente la volontà di rinnovamento e di rendere più efficienti gli uffici». Secondo altri, lo scopo della manovra del sindaco sarebbe un altro ancora: emarginare quella parte della minoranza che ha deciso di fare opposizione dura, a colpi di denuncia (Direzione San Lucido di Roberto Pizzuti e Loredana Pastore) ingraziandosi l’altra (Progetto Democratico).

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«Finalmente è notizia ufficiale: il concorso per l’assunzione di tre vigili urbani allo scopo di potenziare il servizio per il periodo estivo non si farà!». Si apre così una nota stampa di Roberto Pizzuti e Loredana Pastore diramata nella serata di ieri, con la quale i due consiglieri di minoranza commentano gli ultimi sviluppi sul concorso pubblico per l’assunzione a tempo determinato di tre vigili urbani che era stato indetto dalla giunta Staffa il 5 giugno scorso.

«Dopo tanti palleggiamenti e rinvii, dopo tante determine pubblicate e revocate, dopo tante commissioni nominate ed annullate, rinominate inutilmente per improvvide aspettative, oggi è stata affissa all’Albo Pretorio del Comune di San Lucido la deliberazione della Giunta Comunale n. 40 dell’ 8 luglio 2008 che ha per oggetto:roberto pizzuti “Richiesta alla Comunità Montana Medio Tirreno e Pollino inerente l’applicazione presso questo Ente di personale a tempo indeterminato”. Nel corpo della delibera vengono richieste all’Ente Montano tre unità lavorative di categoria C da adibire all’attività di Vigile Urbano».

Ciò considerato, scrivono Pizzuti e Pastore: «Bisogna essere moralmente vicini ai cinquantatre giovani nostri concittadini che avevano fatto domanda, pagando anche la tassa d’iscrizione di 3.80 euro e la tassa postale di 1 euro; a prescindere dalle speranze deluse, speriamo che almeno vengano rimborsati della somme spese; chissà quando si finirà di illudere e prendere in giro le persone».

I consiglieri d’opposizione aggiungono che con la stessa delibera numero 40 «viene inoltre chiesto “di voler disporre l’applicazione presso questo Ente della Responsabile del Servizio finanziario”. Sembrano necessarie alcune precisazioni: per quanto riguarda il Responsabile del Servizio di Ragioneria e Finanze, in sede di deliberazione di fabbisogno del personale, che ha accompagnato il Bilancio di Previsione, per la copertura del posto era stato previsto un pubblico concorso; anche durante la campagna elettorale la compagine che sta amministrando aveva promesso, pubblicizzato e sbandierato ai quattro venti che finalmente si sarebbero indetti concorsi pubblici; come al solito tutto rimangiato per un superiore pseudo interesse pubblico, peraltro tutto da verificare».

Per Pizzuti e Pastore, «ormai dobbiamo abituarci… le cose andranno sempre così con decisioni prese e rinnegate, con promesse fatte e non mantenute, con incarichi professionali affidati in dispregio di tutte le leggi e le normative, con iniziative improvvide alle quali si è successivamente dovuto rinunciare suscitando lo scontento di tutti. Ed a questo proposito, molto probabilmente fra giorni ne sentiremo delle belle (sic) a proposito di illuminazioni e lampadine».

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Stavolta Roberto Pizzuti e Loredana Pastore puntano il dito contro la delibera numero 23 con cui la giunta Staffa ha affidato l’incarico di dirigere l’area lavori pubblici e manutenzione dell’ufficio tecnico comunale all’architetto Elio Furioso e contro la delibera numero 32 riguardante il progetto definitivo di un’opera pubblica. Atti, secondo quanto i due componenti il gruppo consiliare d’opposizione Direzione San Lucido scrivono in una lettera spedita ieri al prefetto di Cosenza, al sindaco Antonio Staffa e al segretario comunale Fedele Vena, inficiati da «gravi illegittimità».

L’affidamento diretto dell’incarico a Furioso violerebbe innanzitutto una serie di articoli di legge; in secondo luogo non godrebbe della necessaria copertura economica in quanto «basato su un finanziamento promesso “per le vie brevi” dal presidente della Comunità montana Medio Tirreno e Pollino, finanziamento che è appunto solo una promessa»; in terzo luogo, secondo Pizzuti e Pastore, sarebbe «falsa» l’affermazione secondo la quale mancavano tra il personale municipale le figure professionali in grado di elaborare il progetto». I due consiglieri evidenziano inoltre che «esiste nel comune di San Lucido un settore tecnico terzo bis (urbanistica) cui è preposto un architetto».

Per quanto riguarda la delibera 32, Direzione San Lucido sottolinea che «la giunta municipale non individua il responsabile unico del procedimento, figura indispensabile nell’iter procedurale di ogni lavoro pubblico» e che è invece «citata la figura del direttore generale, non presente nè nell’organigramma del comune, né fra i consulenti del sindaco e della giunta in quanto – come già evidenziato in una delle ormai numerose lettere al prefetto – dalla data di insediamento dell’attuale amministrazione ad oggi non è stato emanato alcun decreto sindacale in merito alla nomina di un direttore generale od all’affidamento delle funzioni al segretario comunale e nemmeno è stato deliberato l’indispensabile parere preventivo della giunta».

Pizzuti e Pastore ribadiscono inoltre che «nessuna legge o statuto vigente in Italia prevede che il segretario comunale possa rivestire il ruolo o le funzioni di responsabile di settore, se non in casi eccezionali e dopo aver esplorato ogni altra diversa soluzione», e «non sembra essere questo il caso». Infine si domandano come mai il parere tecnico da allegare alla delibera 32 sia stato espresso da Vena piuttosto che da Furioso se questi aveva già preso servizio al momento dell’affissione dell’atto all’albo pretorio (ma la redazione della delibera è precedente alla data d’inizio del contratto). Direzione San Lucido, ciò considerato, chiede al prefetto di «esaminare gli atti in questione e di voler assumere i provvedimenti del caso».

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Questo bilancio non s’ha da approvare. Roberto Pizzuti e Loredana Pastore del gruppo consiliare di minoranza Direzione San Lucido giocano anche la carta dell’incompatibilità per fermare la maggioranza di Antonio Staffa nel compiere il suo primo e più importante passo: l’approvazione del bilancio di previsione, avvenuta nel consiglio del 20 giugno.

Questa mattina Pizzuti e Pastore invieranno al Prefetto di Cosenza, al sindaco e al segretario comunale Fedele Vena una lettera nella quale denunciano «gravi illegittimità che si stanno verificando nel nostro Ente». loredana pastoreSi legge nella missiva: «Occorre sottolineare quanto deriva dalla presenza, fra i consiglieri eletti nelle file della maggioranza che amministra il Comune, dei signori Franco Nesci, parte attrice nella causa civile contro il Comune di San Lucido, iscritta al n. 1358/2003 RGAC e Mazza Armando, anch’egli ricorrente nei confronti del Comune di San Lucido per il riconoscimento della morte, a suo dire derivante da causa di servizio, del proprio genitore Mazza Franco, già dipendente comunale, con giudizio ancora pendente».

Per Pizzuti e Pastore, «i sopracitati signori Nesci e Mazza sono incompatibili con la carica di consigliere comunale a San Lucido e conseguentemente la loro presenza ha reso illegittimo l’intero iter amministrativo delle deliberazioni approvate nei consigli comunali tenutisi in data 3 maggio, 11 giugno e 20 giugno 2008, fra le quail, prima fra tutte – è questo il passaggio fondamentale della lettera – l’approvazione del bilancio preventivo dell’Ente, che pertanto risulta essere nullo». In base a tali considerazioni, Direzione San Lucido chiede al Prefetto, al sindaco e al segretario comunale «di attuare, nei più brevi tempi tecnici, tutti i provvedimenti che riterranno opportuni».

Ma Pizzuti e Pastore non sono i primi a sollevare la questione della compatibilità: se già dopo l’insediamento della nuova amministrazione il problema si era posto per quanto riguarda il consigliere di minoranza Vittorio Calomeni, lo scorso 19 giugno Giuseppe Cavaliere aveva scritto agli uffici municipali per chiedere formalmente una verifica delle posizioni dell’intero consiglio. Direzione San Lucido alza il tiro e si rivolge al prefetto: in ballo infatti c’è la stessa sopravvivenza dell’amministrazione. Infatti un governo che non approva il bilancio è un governo a scadenza: la maggioranza avrebbe venti giorni di tempo per tentare di riapprovarlo. In caso contrario, lo stesso prefetto scioglierebbe il consiglio. Per quanto riguarda l’incompatibilità, dal momento della contestazione delle liti pendenti, l’amministratore in conflitto d’interessi ha dieci giorni di tempo per rinunciarvi, pena decadenza dalla carica.

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