Contenziosi

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I promotori del Progetto Ribaltone, cioè Libero Presta, Roberto Filippo e Bruno Bruno, non si sono costituiti in giudizio per opporsi al ricorso presentato presso il Consiglio di Stato dall’ex sindaco Carlo Borsani per annullare la sentenza del 26 giugno 2007 con cui lo stesso CdS ha invalidato le elezioni comunali del 2006.

Coloro che hanno firmato il primo ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro nel giugno 2006, appena incassata la sconfitta elettorale, e poi l’appello al Consiglio di Stato per il giudizio di secondo grado, non hanno fatto lo stesso per opporsi al riesame della sentenza finale.

Nessuna costituzione in giudizio, quindi, da parte di Progetto San Lucido o di ciò che rimane di esso. Almeno finora. Il fatto di abbandonare il Progetto Ribaltone proprio al terzo e ultimo match da parte di quelli che l’hanno partorito, battezzato e accarezzato fino a riuscire a mandare a casa gli avversari politici a suon di sentenze, può essere dovuto ad alcuni ordini di motivi.

Probabilmente Progetto San Lucido ritiene scontato l’esito del ricorso, considerando che si risolva in un nulla di fatto, e quindi pensa che sia ininfluente una sua costituzione in giudizio (ammesso, ovviamente, che una sicurezza possa esistere sul verdetto dei giudici).

Oppure si tratta ancora una volta di una questione economica, in poche parole della difficoltà di mettere insieme quanto serve per la parcella dell’avvocato, com’è già successo per il primo e per il secondo grado di giudizio.

Fatto sta che, ad oggi, non è stata ufficializzata, a quanto ci risulta, nessuna costituzione in giudizio da parte di Progetto San Lucido. Si tratta, in ogni caso, di un’iniziativa possibile fino alla data dell’udienza, fissata per il prossimo 26 febbraio. La partita, dunque, è ancora aperta.

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Quando l’8 giugno 2004 il comune di San Lucido firmò il verbale di conciliazione con l’architetto Santo Garofalo presso la Direzione provinciale del lavoro di Cosenza al fine di risolvere il contrasto col professionista che chiedeva la trasformazione del suo contratto di lavoro a tempo determinato in indeterminato, in consiglio comunale si scatenò il putiferio.

Dall’opposizione si sollevarono dure polemiche per la firma di un documento che avrebbe potuto avere conseguenze significative per l’Ente, rappresentando potenzialmente la base sulla quale l’architetto Garofalo avrebbe potuto far sì che venisse riconosciuto il proprio diritto ad ottenere un posto a tempo indeterminato presso il comune di San Lucido come dirigente del settore tecnico.

Venne diffuso pure un volantino in cui si sosteneva che la «fiducia» che l’allora sindaco Roberto Pizzuti aveva riposto in Garofalo gli si sarebbe ritorta «(almeno formalmente) contro». Si leggeva inoltre nel documento: «La soluzione conciliativa accettata dal sindaco prevede la definitiva trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, e la rinuncia del ricorrente al risarcimento danni, nonostante il componente designato dal comune al collegio di conciliazione (l’attuale responsabile del primo settore) avesse esternato parere sfavorevole alla soluzione proposta e poi accettata da Pizzuti»; si aggiungeva inoltre che anche il segretario comunale, allora Alfio Bonaventura, aveva fatto presente al sindaco «che l’accesso al pubblico impiego deve avvenire tramite pubblico concorso, e che è impossibile trasformare a tempo indeterminato i contratti di lavoro a tempo determinato».

Il documento riportava infine: «Grazie alla fiducia del sindaco, il nostro comune deve affrontare l’ennesimo giudizio. Per noi è l’ennesima vergogna. Chiediamo che venga immediatamente rescisso il contratto di diritto privato con l’attuale dirigente utc, che venga revocata ogni responsabilità di servizio e procedimento, che il segretario comunale si adoperi affinché questa causa venga vinta. Lo chiede la nostra dignità, la coscienza civile di San Lucido».

Se la richiesta di interrompere il rapporto di lavoro con l’architetto non sarebbe mai stata accolta da Pizzuti,sul fronte legale è proprio questo il modo in cui si è conclusa la vicenda. Come dicevamo ieri, la Corte d’Appello di Catanzaro, alla quale si è rivolto Garofalo tramite l’avvocato Enrico Ambrogio, ha infatti rigettato l’appello e confermato la sentenza di primo grado, emessa dalla Sezione lavoro del Tribunale di Paola.

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Anche la Corte d’Appello di Catanzaro, dopo il Tribunale di Paola, ha detto no all’architetto Santo Garofalo e alla sua richiesta di essere assunto a tempo indeterminato dal comune di San Lucido. Il dirigente del settore urbanistica, territorio e ambiente dell’area tecnica comunale a dicembre 2007 aveva infatti presentato appello a Catanzaro per la riforma della sentenza con cui il Tribunale di Paola aveva rigettato il suo ricorso, nel mese di settembre.

Anche questo secondo tentativo tuttavia si è rivelato infruttuoso per Garofalo. Questi, attualmente titolare di un contratto di due anni come istruttore tecnico che scadrà a fine anno, chiedeva l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sulla base di un documento che l’Ente ha sottoscritto nel 2004, durante la seconda amministrazione di Roberto Pizzuti, vale a dire un verbale di conciliazione firmato presso la Direzione provinciale del lavoro di Cosenza, volto alla trasformazione del rapporto a tempo determinato in indeterminato.

Quanto concordato in quella sede non è mai divenuto realtà, nonostante con un atto di precetto già nel 2004 Garofalo abbia intimato all’Ente l’assunzione entro dieci giorni, pena l’esecuzione forzata per vie legali, come poi è accaduto. Il professionista si è affidato infatti allo studio legale dell’avvocato Enrico Ambrogio.

Il Comune, da parte sua, ha già contestato in primo grado la validità del verbale di conciliazione, tramite l’avvocato Domenico Tonnera, che ha sostenuto due giorni fa la stessa tesi presso la Corte d’Appello di Catanzaro.

Nell’udienza che si è tenuta il 5 febbraio, i giudici del capoluogo hanno dunque rigettato nuovamente il ricorso di Garofalo, confermando la sentenza di primo grado, emessa dal giudice Roberta Attena della sezione lavoro del Tribunale di Paola. L’architetto Santo Garofalo continua dunque a ricoprire un posto di lavoro a tempo determinato presso il comune di San Lucido, fatte salve ulteriori iniziative legali.

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L’architetto Santo Garofalo non si arrende e prosegue la battaglia in tribunale per essere assunto definitivamente dal comune di San Lucido. Infatti il suo avvocato, Enrico Ambrogio, ha presentato ricorso presso la Corte d’Appello di Catanzaro, dopo il no del giudice monocratico Roberta Attena della sezione lavoro del Tribunale di Paola.
Ufficio tecnico comunale San Lucido Area urbanistica, territorio e ambiente Santo Garofalo

Il ricorso in appello è stato notificato al comune il 4 dicembre 2007, e lo scorso 22 gennaio l’Ente si è costituito in giudizio, affidandosi alla difesa di Domenico Tonnera che l’ha già assistito in primo grado, ottenendo la vittoria della causa presso il Tribunale di Paola. Il giudice monocratico ha infatti dichiarato l’inesistenza del diritto di Garofalo all’esecuzione forzata delle sue richieste nei confronti del comune.

La possibilità che la Corte d’Appello dia invece ragione all’architetto «esporrebbe il comune ad un notevole aggravio economico oltre che alla costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato», si legge nell’atto di costituzione in giudizio dell’Ente.

In ballo infatti c’è un posto al comune di San Lucido fino ad età pensionabile: Garofalo, titolare di un contratto di due anni come istruttore tecnico che scadrà a fine anno, chiede l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sulla base di un documento che l’Ente ha sottoscritto nel 2004, vale a dire un verbale di conciliazione firmato presso la Direzione provinciale del lavoro di Cosenza, volto alla trasformazione del rapporto a tempo determinato in indeterminato.

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«Quali provvedimenti ha assunto o ha intenzione di assumere nei confronti dell’architetto Garofalo per il recupero dei maggiori compensi da lui illegittimamente riscossi» è quanto vorrebbe sapere l’ex assessore Giuseppe Cavaliere dal commissario prefettizio Carlo Ponte.

I fatti cui si fa riferimento risalgono ad alcuni giorni fa. «La stampa locale ha riportato nei giorni scorsi la notizia della condanna dell’architetto Garofalo Santo – dirigente del settore urbanistica, territorio e ambiente dell’area tecnica – a nove mesi per truffa nei confronti dell’Amministrazione Comunale per aver egli indebitamente percepito dei compensi superiori al dovuto per la sua attività di Responsabile del Procedimento nei lavori di costruzione della piscina comunale», premette Cavaliere in una missiva protocollata ieri e indirizzata per conoscenza anche al segretario Fedele Vena.

L’ex assessore parte «dalla lettura della Merloni ter e del Regolamento Comunale» per sostenere che «anche ammettendo che il dirigente abbia agito in buona fede, rimane ferma la circostanza che lo stesso ha percepito una somma superiore a quanto a lui dovuto».

Per questi motivi Cavaliere chiede di sapere le iniziative previste «per il recupero dei maggiori compensi riscossi», e in una dichiarazione aggiunge: «È necessario che in questa vicenda si facciano gli interessi dei cittadini che non sono a conoscenza dei fatti, e si facciano presto. Il recupero delle somme non dovute deve essere immediato. Per dimostrare alla cittadinanza di essere in buona fede come ci si augura, Garofalo dovrebbe fare un auto-controllo sulle somme percepite nell’ambito dei lavori per i quali ha avuto la responsabilità del procedimento».

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Chiunque decida di fare un salto in municipio in questi giorni può appurare che metà degli atti pubblici affissi all’albo pretorio riguarda pagamenti di parcelle legali. E c’era da immaginare che la lista della spesa fosse tale, visto che, con delibera del 30 novembre, il comune aveva riconosciuto come debiti fuori bilancio ben 200mila euro di spese legali. Gradualmente gli uffici stanno quindi provvedendo a liquidare le parcelle. Dal 22 al 24 gennaio scorso, il direttore generale Fedele Vena ha firmato a questo proposito una pila di determine; l’oggetto del documento è uguale per tutti gli atti prodotti, e comincia non a caso con la parola «liquidazione».

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Carlo Borsani

L’ultimo atto del Progetto Ribaltone va in scena il prossimo 26 febbraio. Questa la data in cui la Quinta Sezione del Consiglio di Stato si riunirà in udienza per discutere la richiesta di riesame della sentenza della stessa sezione con cui sono state annullate le elezioni del 2006, emessa esattamente otto mesi prima, il 26 giugno 2007.

Il sindaco uscente, Carlo Borsani, insieme con alcuni tra i suoi, si è rivolto infatti ad uno studio legale di Genova specializzato in questo tipo di contenzioso, in particolare all’avvocato Maria Luisa Sarni, per invalidare la sentenza, proseguendo in tal modo sulla strada dello scontro legale coi promotori del Ribaltone.

Un’ultima, risolutiva battaglia tra toghe questa, dopo il primo giudizio del Tar che ha respinto il ricorso di Progetto San Lucido, l’appello al CdS che l’ha accolto (mandando a casa Borsani con la sua giunta) e la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso dell’ex giunta per il reintegro al governo del paese.

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Altra sconfitta per l’amministrazione comunale sciolta dal Consiglio di Stato

SAN LUCIDO. «Sono particolarmente soddisfatto per l’esito positivo del giudizio, che pone fine ai tam tam quasi quotidiani degli ex amministratori e del loro rappresentante che preannunciavano una immediata reintegra nelle cariche. Non abbiamo mai ritenuto di replicare alle dichiarazioni apparse sulla stampa perché eravamo certi della manifesta inammissibilità del ricorso; e così è stato».

Il commento dell’avvocato Oreste Morcavallo sull’esito della discussione in Camera di Consiglio presso il Tar Calabria, svoltasi ieri, suona come le campane il giorno della festa.

Perché il tribunale catanzarese, sotto la presidenza di Mastrocola (relatore Verlengia) ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco del comune di San Lucido, Carlo Borsani, dal suo vice Roberto Pizzuti e dagli ex assessori Maria Rosaria Losso, Nicola Montagnese e Loredana Pastore, rappresentati dall’avvocato Marco Chirizzi, contro il decreto di nomina di Carlo Ponte a commissario del Comune da parte della Prefettura di Cosenza.

I rappresentanti della maggioranza uscente, ritenendo privo di validità effettiva il dispositivo di sentenza con cui il Consiglio di Stato ha annullato in giugno le elezioni comunali del maggio 2006, hanno presentato ricorso al Tar chiedendo la sospensiva della nomina e, di conseguenza, di essere reintegrati al governo del paese.

Il Tribunale però «dopo articolata discussione, ha pienamente accolto le tesi difensive svolte dall’avv. Oreste Morcavallo, nell’interesse di Roberto Filippo e dell’Avvocatura dello Stato nell’interesse della Prefettura di Cosenza», comunica il legale uscito vittorioso dall’ennesima contesa giudiziaria legata al caso sanlucidano.

Leggi sullo stesso argomento:

Ricorso al Tar, si pronunciano i giudici – 13 settembre 2007
Consesso sciolto, si va al Tar – 7 settembre 2007
Progetto ribaltone, i «pizzutiani» al Tar – 2 agosto 2007


Nel riquadro: Il naufragio di Ugo Tapparini.

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Oggi i giudici si pronunceranno sull’invio di Ponte al Comune

SAN LUCIDO. A Borsani e ai suoi conviene sperare che l’amministrazione della giustizia sia uno di quegli ambiti della vita umana impermeabili rispetto agli influssi della numerologia.

giudice

Se così non fosse, non sarebbe certo buon segno il fatto che la Camera di Consiglio del Tar Calabria si riunisca proprio oggi, giorno 13 giorno infausto, per discutere il ricorso presentato.

Ai seguaci della cabala (e di Borsani) spettano dunque gli scongiuri del caso; per tutti gli altri si tratta di attendere che la giustizia faccia normalmente il suo lavoro, lontano dalle credenze su numeri e numeretti.

Coloro i quali sentiranno più interminabili i minuti prima che notizie certe arrivino dal tribunale catanzarese saranno forse i promotori del ricorso: l’ex sindaco Carlo Borsani, il vice Roberto Pizzuti e i suoi assessori Maria Rosaria Losso, Loredana Pastore e Nicola Montagnese.

Oggi i giudici decideranno se accogliere o meno la loro richiesta di sospendere il decreto prefettizio di nomina del commissario Carlo Ponte al governo di San Lucido e dunque le tesi dell’avvocato Marco Chirizzi del Foro di Paola.

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Consesso sciolto, si va al Tar – 7 settembre 2007
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Il gruppo di Borsani contro l’ordinanza di nomina del commissario Ponte

SAN LUCIDO. Il giorno decisivo per le speranze di riscossa della maggioranza uscente è il 13 settembre, quando si riunirà la Camera di Consiglio presso il Tribunale amministrativo regionale della Calabria che stabilirà se accogliere o meno il ricorso di Borsani e i suoi contro il decreto di nomina del commissario prefettizio Carlo Ponte, incaricato dalla Prefettura di reggere il municipio di San Lucido fino a prossima elezione degli organi di governo cittadino.

municipio di san lucido

L’ex sindaco Carlo Borsani, il vice Roberto Pizzuti e i suoi assessori Maria Rosaria Losso, Loredana Pastore e Nicola Montagnese si sono opposti al decreto dopo che il Consiglio di Stato, il 26 giugno, si è espresso per l’annullamento delle elezioni comunali del maggio 2006.

Il legale al quale è stata affidata la vertenza, l’avvocato Marco Chirizzi, sostiene «l’illegittimità del decreto del Prefetto» essendo stato emesso «sulla base del solo dispositivo di sentenza che si configura come un provvedimento di carattere temporaneo» che precede la sentenza vera e propria: dal momento che solo quest’ultima renderebbe valida a tutti gli effetti la decisione dei giudici, prima che venga emessa ogni atto sarebbe irregolare perché «illegittimo e intempestivo».

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Progetto ribaltone, i «pizzutiani» al Tar – 2 agosto 2007

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