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Ascoltando il disordinato intervento del segretario locale di Rifondazione comunista, Gianluca Veltri, in occasione dell’incontro tra amministratori e giovani che si è tenuto il 23 ottobre nella sala polifuzionale, si ha l’inquietante impressione di trovarsi di fronte non il giovane quale egli è, bensì i meno giovani che sembra rappresentare.

In pieno lancio della Consulta giovanile (costituita tramite atto del consiglio comunale e sogno di quel primo nucleo di ragazzi che, sotto la guida di Floriana Chiappetta, ha steso il programma amministrativo dei giovani che ha poi arricchito la proposta elettorale della lista Staffa), Veltri ha sostenuto in buona sostanza che tutto ruota intorno alla politica. E tale affermazione avrebbe forse incontrato il favore unanime degli astanti se non fosse stato per il fatto che col termine “politica” Veltri ha inteso indicare non l’impegno finalizzato al bene collettivo, ma la militanza nelle fila di un partito. Insomma l’equivalenza, per il segretario, è: politica uguale partito.

I giovani riunitisi per dare avvio ad un progetto che vuole raccoglierli tutti sotto un’unica bandiera rappresentata dall’attaccamento al proprio paese, si sono sentiti dire, in parole povere, che questo progetto non va bene, che non basta. Che dovrebbero fare qualcosa di più «serio». Qualcosa che, guarda caso, corrisponde all’adesione ad un partito politico. Magari al suo, a quello di Veltri, che, attualmente, per sua ammissione è a corto di giovani. Il segretario ha perciò tutto l’interesse ad ingrossarne le fila.

«C’è stato un periodo di allontanamento dei ragazzi – ha detto il segretario, prendendo la parola nel corso dell’incontro. Il mio è un piccolo partito oggi, bisogna dirlo, con la presenza di pochi giovani, ma che si confrontano e parlano di problemi che affliggono il nostro paese e sarei contento se pure i ragazzi che vedo qua si avvicinassero alla politica in modo più serio». Stupisce che nessuno dei giovani presenti abbia preso la parola per dichiarare la propria indignazione dinanzi alle affermazioni con cui un segretario di partito giovane, giovanissimo (di anni, ce lo ha ricordato con una nota recente, ne ha 27) dichiarava poco seria la stessa iniziativa che in quella sede si stava lanciando.

Ma se il silenzio di giovani poco avvezzi a parlare in pubblico può essere comprensibile, lo è meno quello del presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco, che ha aperto l’incontro e lanciato l’iniziativa: ci si sarebbe aspettati che ne difendesse la serietà. Così non è stato. Dunque Veltri ha continuato col suo sussultante discorso, sostenendo, in poche parole, che per fare politica bisogna «studiare» e che i giovani sanlucidani disconoscono i grandi problemi d’attualità. Moramarco gli ha fornito l’assist quando, in perfetto stile da interrogazione scolastica, ha chiesto ad uno dei giovani presenti cosa sapesse per esempio della riforma Gelmini. Data l’imprecisa risposta del ragazzo, ch’era convinto di partecipare alla prima riunione di una consulta e che invece si è ritrovato a rischiare un quattro sul registro del professore, Veltri ha potuto tenere una lezione, purtroppo non meno approssimativa, sull’argomento. Lezione terminata affermando che il giovane «non lo sa per cosa sta protestando».

Riassumendo, un gruppo di giovani senza tessera è un gruppo poco serio e all’oscuro dei grossi problemi di cui dovrebbe occuparsi. L’impegno nell’ambito di un partito è la sola garanzia di serietà.

È la medesima idea che sta alla base della reazione scomposta dello stesso gruppo Progetto democratico, al quale appartiene il partito di Veltri, alle dichiarazioni di un giovane senza partito come Federico Cimini, che tempo fa si era permesso di dire la sua sulla gestione della programmazione estiva nonostante non abbia mai messo piede in una sede di partito.

È la medesima idea che sta alla base della reazione dello stesso Veltri che, dinanzi al «confronto generazionale», sulla stampa aveva affermato: «Solo alcuni giovani, nel nostro paese, sono esposti in prima persona, avendo in tasca una tessera di partito, partecipando alla vita politica dei partiti, del nostro paese, della nostra provincia, della regione e della nostra nazione».

Ebbene: non possono essere questi i soli legittimati a fare politica. Tesserarsi è solo uno dei modi per fare politica. Iscriversi ad un partito significa scegliere di impegnarsi a fare il bene collettivo alla luce degli ideali da esso incarnati, ed è una scelta legittima, nobile. Ma non è l’unica. E Veltri, giovane com’è, dovrebbe saperlo. Certo, minore consapevolezza di ciò si può sospettare abbiano quelle personalità molto più navigate che lo circondano e delle quali s’è fatto strenuo difensore, prima sulla stampa e poi nel corso dell’incontro. Riporto qui soltanto le parole pronunciate da Veltri nel suo intervento del 23 ottobre e non anche quelle riportate sulla stampa giorno 9 perché sono sostanzialmente identiche, nonostante Veltri abbia affermato che le seconde sono state «fraintese», salvo poi esprimere in sala gli stessi concetti. Domandandomi se siano gli uomini, una volta divenuti politici, a perdere la capacità di spiegarsi oppure i giornalisti e i lettori a smarrire quella di comprendere la lingua italiana, trascrivo dunque testualmente le parole di Veltri durante l’assemblea del 23: «Ci deve essere il confronto anche con le minoranze, aprire il dialogo a loro, un confronto anche con queste persone. Quando mi sono avvicinato alla mia fase politica, ad alcune persone non mi avvicinavo perché sembrava a me di avere un distacco, oggi invece ho creato un rapporto di amicizia anche con persone che fanno politica da quarant’anni, di confronto, che magari porta la loro esperienza a dirmi qualcosa, però io in molti casi li contesto, anche in malo modo, e loro rispondono in maniera cordiale perché magari capiscono che hanno sbagliato su quell’aspetto del discorso». «Questa consulta deve far capire che ci vuole apertura verso le persone che non hanno la nostra stessa età, anche i minori perché tutti sanno i problemi di San Lucido, anche il bambino, come si dice, ha le proprie esigenze».

A questo punto, sarebbe cascata a fagiuolo un’altra affermazione di (ab)uso comune, del tipo: “si stava meglio quando si stava peggio”, ma Veltri ha stupito la sala scegliendone un’altra di più alto spessore, per cui bisogna «comunicare con tutti, avere rispetto di tutti, ma non quello che io non ci parlo perché è una persona più grande e magari mi tratta male. No, bisogna far valere le proprie idee, io penso di esserci riuscito in questo momento. E spero che voi non chiudiate, cioè la chiusura generazionale. Coinvolgete l’amministrazione, le minoranze, le persone più adulte che magari hanno varie esperienze in quel campo che possono fornire una serie di informazioni. Noi ragazzi dovremmo essere la classe dirigente del futuro, quindi dovremmo studiare alcuni aspetti».

In buona sostanza, dagli scafati politici alleati di Veltri non si prescinde.

Tantomeno si prescinde dalla tessera di partito. Il segretario ha fornito subito dopo un’altra ottima ragione per tornare, come il figliuol prodigo, alla segreteria del padre: «Io vi dico che voi fate bene a fare questo, però la politica oggi è alla base dell’amministrazione a tutti i livelli, perché oggi chi fa girare l’economia dei comuni purtroppo è la politica, perché non esistono più i settori come una volta che si chiamavano terziari diciamo, dove attingevi per raccogliere qualcosa. Oggi non esiste più, la politica è alla base di tutto». E dire che una famosa pubblicità ci avevi convinti che fossimo noi acquirenti, con la nostra spesa al supermercato, a far girare l’economia. Invece è la politica «alla base dell’amministrazione» a far «girare l’economia dei comuni» perché non ci sono più «i settori terziari» di una volta. La nuova teoria economica veltriana dovrebbe persuadere i giovani a tesserarsi in Rifondazione comunista. Non resta che attendere qualche tempo e poi verificare se nelle fila del partito sia comparso, nel frattempo, qualche volto imberbe per effetto di tale enunciazione. Intanto, un po’ di sana propaganda. Veltri ne ha approfittato per annunciare la nascita di «una nuova cellula» di Rifondazione «in un paese vicino, composta solo da giovani». «Vorrei che pure a San Lucido – ha detto testualmente Veltri, esprimendo un desiderio peraltro già chiaro – perché la politica è alla base di tutto».

Lo spot partitico è terminato quando Antonella Gioia, assessore alla cultura e alle politiche sociali del comune, dalla prima fila ha ripristinato in sala un clima da consulta. «Anch’io faccio parte di un partito politico. I giovani sono stanchi di sentire solo polemiche, attacchi personali. Loro vogliono fare qualcosa di diverso, vogliono costruire. Questo modo di fare politica li allontana, non li avvicina a noi perché sono stanchi di sentire sempre le stesse cose. Cominciamo ad essere costruttivi, facciamo proposte. Smettiamola con i diverbi personali, a loro questo fa paura. Loro non vogliono sentire polemiche, vecchie beghe politiche, vogliono un’altra aria, nuova, pulita. Se noi riusciremo a fare questo, saranno loro stessi ad avvicinarsi a noi, ne sono sicura, senza che noi lo chiediamo», ha detto rivolgendosi a Veltri, al quale è stato indirizzato anche l’intervento successivo, quello del consigliere di maggioranza Albino Sessa.

«È inopportuno parlare di questo, qui non sta nascendo un nuovo partito politico, non si devono inculcare delle idee – ha sostenuto. Sono dei giovani che si stanno avvicinando alla vita amministrativa di San Lucido, per risolvere dei problemi, per progredire. In questa fase parlare di partiti è fuori luogo. Col discorso che fai tu anticipi i tempi. Fai avvicinare i giovani, poi sarà il giovane stesso a fare le sue scelte, senza che nessuno che gli dica cosa fare». Ma soltanto pensare che possa esistere un aggregato autonomo dai gruppi di potere (che riesca o meno a mantenersi tale è circostanza verificabile soltanto in corso d’opera, vale a dire quando la Consulta avrà cominciato a lavorare) è evidentemente arduo per una parte della politica locale. Rileggiamo per esempio le dichiarazioni trasmesse qualche giorno fa da Franco Nunziata e Pino De Luca agli organi di stampa. I giovani, secondo i due, «demagogicamente, vengono usati sulla stampa» e «strumentalizzati», «senza offrire loro nessuna proposta concreta di sviluppo e di lavoro». Si fa largo la ragionevole certezza che Veltri sia tutto sommato d’accordo.

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Oggi alle ore 19, nella sala polifunzionale, i giovani sanlucidani s’incontrano per «un momento di attenzione comune e condivisa» verso il paese e le sue problematiche. L’incontro, voluto dal presidente del consiglio Giuseppe Moramarco e dall’assessore ai servizi sociali e alla cultura Antonella Gioia, rappresenta nelle intenzioni degli amministratori antonella gioia«la prima, significativa tappa del progetto che vuole dare voce alla gioventù sanlucidana, perché essa abbia l’opportunità di essere ascoltata, di esprimere idee e proposte, di contribuire a “costruire” il futuro della propria cittadina, e di prepararsi ad essere la classe dirigente del domani. L’entusiasmo con cui i nostri giovani hanno accolto l’opportunità – si legge in una nota diffusa ieri – mostra quanto sia grande la volontà di partecipazione e di essere ascoltati, così come il desiderio di offrire il proprio contributo per l’avvio di un nuovo corso sociale ed amministrativo».

Quello odierno si pone come un «momento di discussione e di confronto» che sia «punto di partenza per approfondimenti, sia in termini di presa di coscienza dei bisogni delle nuove generazioni che di indicazione di proposte operative». Fulcro dell’iniziativa, «l’operato dell’amministrazione Staffa, l’informazione sull’attività svolta, sui progetti in itinere e sulla programmazione futura»; sua finalità, «il coinvolgimento nell’azione amministrativa in particolare della cittadinanza giovanile, contando sulle sue capacità di incrociare le esigenze di una comunità in divenire e di rinnovare il pensiero e il comportamento politico. Tutto ciò troverà espressione piena nella costituzione della consulta giovanile, organismo nuovo, atteso dai giovani e da una comunità che aspetta di intraprendere nuovi cammini e di crescere».

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Bilancio del consiglio comunale riunitosi a San Lucido il 25 luglio scorso: ufficializzazione di una nomina a capogruppo di maggioranza e tre incompatibilità. La nomina è quella di Francesco Sgroi, già vicesindaco e assessore; le incompatibilità invece riguardano il consigliere di minoranza Vittorio Calomeni, ch’era assente ingiustificato, e i consiglieri di maggioranza Franco Nesci e Armando Mazza. Gli ultimi due hanno sostenuto, documenti alla mano, di non essere incompatibili con la carica ricoperta: la causa di Nesci si è conclusa nel 2003; Mazza ha fatto sapere di aver rinunciato ad ogni emolumento derivante da un contenzioso col comune aperto dalla madre, comunque ritenuto da questi non rilevante.

Ciononostante, è stata contestata la loro compatibilità esattamente come per Calomeni, risultato titolare di una lite pendente col comune per non aver raggiunto un accordo con l’Ente relativamente all’importo di un lavoro effettuato. I suoi colleghi d’opposizione Mario Amendola e Roberto Filippo del gruppo Progetto Democratico hanno sostenuto la necessità di «prendere tempo», di «fare solo una discussione generale e poi nella prossima tornata scrivere nome e cognome (sull’ordine del giorno, ritenuto impreciso, ndr) in modo che uno si possa preparare». A loro parere infatti Calomeni non si è presentato in assise perché non era al corrente che sarebbe stato discusso il suo caso (ma il presidente del consiglio Giuseppe Moramarco ha precisato che ci sono state comunicazioni verbali con lui sull’argomento), altrimenti avrebbe prodotto documentazione in sua difesa, come hanno fatto Mazza e Nesci. Atto che a poco è servito, dato che infine il consiglio ha contestato la posizione di tutti e tre, su proposta di Sgroi avallata da Moramarco. Mazza, Nesci e Calomeni dovranno perciò eliminare, laddove esistenti, le cause d’incompatibilità entro dieci giorni.

Amendola e Filippo si sono astenuti dal voto. Roberto Pizzuti e Loredana Pastore hanno invece votato a favore, come la maggioranza.

La solidarietà al popolo tibetano (alla quale prossimamente si aggiungerà quella a tutti i popoli oppressi, come richiesto da Filippo e promesso da Staffa) è stata l’occasione per i gruppi di minoranza per esprimere anche solidarietà nei confronti di lsu e lpu in servizio presso l’ente (un consiglio comunale informale sulla vicenda si terrà il prossimo 4 agosto, quando si discuterà anche sul Piano strutturale comunale) e alla comandante dei vigili urbani, Ivana Cosco, che avrebbe presentato una denuncia alla Procura della Repubblica.

Filippo ha sostenuto infatti che la nomina da parte del sindaco Antonio Staffa di Bruno Bruno come responsabile del settore vigilanza e security equivalga a quella di un comandante della comandante, analogamente a quanto fece Pizzuti anni or sono incaricando Francesco Sbano. E lo stesso Pizzuti ha sostenuto che «per aver compiuto un atto uguale» è stato «esposto a pubblico ludibrio. La prendo – ha dichiarato – come una giustificazione».

Istituita anche la consulta giovanile, lodata dall’assessore al sociale Antonella Gioia, illustrata dalla consigliera di maggioranza Debora Alò e apprezzata dai gruppi di minoranza. Filippo e Amendola tuttavia hanno proposto l’istituzione di una consulta degli anziani per far tesoro della loro esperienza. Inoltre l’assessore Gioia ha fatto sapere che la commissione per le pari opportunità approderà presto in consiglio.

Infine sono state approvate a maggioranza le integrazioni al piano annuale e a quello triennale dei lavori pubblici. Staffa ha chiarito alcuni punti relativi agli incarichi; Amendola ha parlato di «illegittimità» nell’approvazione delle integrazioni.

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Si riunisce questa sera alle ore 20.00 il consiglio comunale di San Lucido. Quattro i punti all’ordine del giorno. A parte il secondo (solidarietà “al popolo tibetano e alla politica non violenta di dialogo”), gli altri punti riguardano più da vicino la vita cittadina. Innanzitutto la compatibilità degli amministratori.

Il capitolo sull’argomento si era aperto a poche settimane dall’insediamento, quando era scoppiato il caso Calomeni. vittorio calomeniIl consigliere di minoranza aveva allora smentito le voci: «Non esiste alcuna incompatibilità e chi sostiene il contrario lo fa per interessi personali». L’unica pratica in corso, aveva aggiunto, «è un decreto ingiuntivo promosso due anni fa, che non credo possa determinare incompatibilità».

Un mese dopo Giuseppe Cavaliere, da privato cittadino, aveva protocollato in municipio formale richiesta di verifica della compatibilità di tutti gli amministratori, richiesta che il presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco dichiarò accolta, annunciando di aver avviato un’indagine interna.

Nell’attesa di conoscerne i risultati, dall’opposizione il gruppo Direzione San Lucido, coordinato da Roberto Pizzuti, due settimane fa aveva dichiarato incompatibili due consiglieri di maggioranza: Franco Nesci e Armando Mazza. Il primo in quanto «parte attrice» in una causa civile e il secondo «ricorrente nei confronti del Comune di San Lucido per il riconoscimento della morte, a suo dire derivante da causa di servizio, del proprio genitore Mazza Franco, già dipendente comunale».

Questi tuttavia respingono le accuse. «Ci si aggiorni meglio perché non ho nessun contenzioso col comune», sostiene Mazza. «La causa si è già risolta anni fa», dichiara Nesci. Tornando ai punti all’ordine del giorno, rilevante quello sull’approvazione di statuto e regolamento della consulta giovanile.

Infine, un argomento che farà senz’altro discutere: l’integrazione del programma triennale dei lavori pubblici e del programma annuale.

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