Calabria

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Malpractice medica. Ne abbiamo parlato col dottor Leandro Mallamaci, pediatra e consulente tecnico del Tribunale di Paola.

Secondo lei si può fare qualcosa per arginare il fenomeno del contenzioso medico-legale?

«Per i medici non è certo facile ostacolare interessi professionali concorrenti o contrastanti, rappresentati nella peggiore accezione da studi legali che nel mondo anglosassone operano in sedi addirittura adiacenti al pronto soccorso. Rientra però nelle loro competenze il miglioramento della capacità di comunicare, elemento determinante nei rapporti con il paziente, con i mass media e con l’opinione pubblica. Gli ordini dei medici e le società scientifiche dovrebbero prendere delle iniziative culturali per contribuire a ristabilire il rapporto fiduciario medico-cittadino su basi nuove di trasparenza e condivisione di scelte e obiettivi terapeutici».
franco mallamaci

Come definisce la medicina moderna?

«La medicina non è una scienza esatta, pur essendo rigorosamente fondata su presupposti scientifici. I calcoli di una struttura in cemento armato risulteranno costanti, a parità di dati prefissati, indipendentemente dal tecnico che li avrà eseguiti. Altrettanto non può essere affermato nei confronti di una realtà a volte oscura (la malattia) che viene affrontata, di volta in volta, nella sua proiezione variabile (l’individuo affetto). Questo ampio margine di soggettività e la peculiarità del rapporto medico-paziente hanno costituito il punto di partenza per l’incremento di conflittualità in sede penale e civile per i casi di malpractice».

Come è cambiato il rapporto medico-paziente?

«La medicina attuale ha in parte perduto la caratteristica ippocratica del presupposto di beneficenza, per diventare sempre più medicina relazionale. Il dialogo con il paziente costituisce l’elemento centrale dell’opera medica. La prestazione medica è ormai quasi sempre considerata obbligazione contrattuale, ovunque sia resa, sia nel pubblico che nel privato, e si è manifestata la tendenza della giurisprudenza a pretendere l’obbligatorietà di risultato prescindendo dai limiti delle conoscenze e dei mezzi, sia in campo diagnostico che terapeutico».

Perché aumenta il contenzioso?

«I progressi della medicina soprattutto di quella preventiva, hanno spostato l’attenzione dall’individuo malato al sano, la cui aspettativa non è più quindi solo la salute, ma una migliore qualità di vita. La crescita delle possibilità diagnostiche e terapeutiche, è stata rapida e costante: molte malattie sono quasi scomparse o ne è stata ridimensionata la rilevanza sociale. I successi della medicina hanno portato a nuove aspettative nei confronti della salute e ad una diversa percezione della malattia. Questa, infatti è un evento spesso vissuto come drammatico nella vita psicologica, familiare e sociale di una persona, e obbliga tutti ad un difficile confronto con gli aspetti più dolorosi dell’esistenza, come la sofferenza, il dolore fisico, l’invalidità, la perdita e la morte. È vero che al medico è stato dato il compito di assistere la nascita e la morte di una vita umana, ma ritengo che lo scopo dell’organizzazione sanitaria non possa essere una onnipotente e narcisistica pretesa di sconfitta della morte».

Per l’Organizzazione mondiale della sanità, il sistema italiano è secondo solo a quello francese; ma allora perché tanta poca fiducia nella sanità? Ci confrontiamo con Leandro Mallamaci, medico pediatra e consulente tecnico d’ufficio del Tribunale di Paola.

«Il nostro servizio sanitario ha molti problemi – afferma – come la discontinuità territoriale, l’obbligo di pagamento di alcune prestazioni specialistiche e le liste d’attesa. Tuttavia – aggiunge – è incomprensibile che gli italiani non ne apprezzino a pieno le qualità ed i vantaggi».

leandro mallamaci

Pensa che il Piano sanitario dell’onorevole Lo Moro per la Calabria possa essere di beneficio?

«Il Piano sanitario è un’autentica riforma e messa a regime del sistema calabrese. Una riforma strutturale che consentirà di eliminare gli sprechi e, soprattutto, di dare ai calabresi una sanità di qualità, equamente distribuita sul territorio. È auspicabile che sia presto applicato e che entri in vigore con il pieno rispetto dei suoi dettami. E soprattutto bisognerà essere vigili affinchè il programma di accreditamento delle strutture private non segua logiche perverse che possano favorire infiltrazioni della criminalità organizzata».

La rivisitazione della rete ospedaliera la considera utile?

«La ritengo necessaria in sé, è funzionale all’obiettivo del rafforzamento dei servizi territoriali perché è destinata a liberare risorse economiche e strutture già esistenti non più necessarie alle funzioni ospedaliere».

Qual è secondo lei il punto più critico dell’organizzazione sanitaria calabrese?

«Uno dei punti critici della sanità calabrese è l’assoluta insufficienza dei servizi territoriali, per carenze di strutture e di risorse considerato che spesso quelle destinate formalmente al territorio vengono di fatto assorbite dalla spedalità e dalla spesa farmaceutica».

Dottore, secondo lei la mafia è bianca… “come i camici”?

«Non è una novità l’infiltrazione delle ‘ndrine nella sanità calabrese e la connivenza della nomenclatura politica e della dirigenza sanitaria con il potere mafioso. Sembra impossibile che poche persone possano barattare la salute di milioni di calabresi in cambio di favori. Nella nostra regione non esiste uno stato di diritto consolidato. Sono gli esponenti del malaffare e della malapolitica a rendere vani i sogni di sviluppo della nostra terra. I finanziamenti arrivano in Calabria ma qualcuno li divora, li spreca e li dirotta. “Dalla Calabria al centro dell’inferno” di Pino Arlacchi ne disegna il quadro allucinante e purtroppo realistico. La corruzione mafiosa è la morte della democrazia e della possibilità di sviluppo… e il suo colore è il nero».

Riprendiamo il dialogo sulla professione medica e sul futuro della sanità calabrese con Leandro Mallamaci, medico pediatra e consulente tecnico d’ufficio del tribunale di Paola.

Ritiene che in conseguenza dell’incapacità gestionale, da lei denunciata negli interventi precedenti, si arriverà ad un crollo della fiducia nei medici?

Leandro Mallamaci

«La situazione che stiamo vivendo potrebbe essere come un’onda violenta che si propaga all’infinito, ferendo la parte che, in verità, andrebbe protetta: il paziente.
L’utente potrebbe perdere la fiducia nella struttura pubblica, e richiedere maggiori controlli, accertamenti e cure ospedaliere, spesso prescindendo dalla loro stretta necessità in termini clinici.
La classe medica, a sua volta, si vedrebbe costretta ad accoglierne le richieste pressanti, sia per motivi di coscienza professionale che per cautelarsi dal continuo ed immotivato ricorso alla giustizia in caso di diniego.
Facendo ricorso ad esami clinici e strumentali, spesso inutili e costosi, già si registrano, con evidenza, notevoli aumenti della spesa sanitaria nella fase di accertamento diagnostico. A ciò va aggiunta l’ulteriore spesa per il momento terapeutico che, già isolatamente, rappresenta dei costi quasi insostenibili. Continuando a percorrere questa strada, si giungerebbe, ineluttabilmente, al crollo del sistema sanitario pubblico».

Perché, secondo lei, le notizie della cosiddetta “malasanità” trovano sistematicamente spazio sui giornali e nelle televisioni?

«Apparentemente si potrebbe supporre che l’opinione pubblica abbia un interesse particolare verso questo tipo di notizia per la curiosità di conoscere i retroscena di situazioni riportate come “scandalose” e socialmente non tollerabili. Si aggiunga che esiste ancora una forma di “accanimento” verso la classe medica, alla quale non viene concesso alcun margine di errore. La realtà potrebbe essere ben altra. Molte volte i mass media hanno la tendenza ad evidenziare i casi di presunta malpractice, trascurando di chiarire la reale portata dell’ assistenza sanitaria effettuata con efficacia in tutto il territorio nazionale anche in condizioni di disagio strutturale e carenza di organico. Vorrei sottolineare che “talora” i mass media rappresentano l’espressione di soggetti privati, caste, poteri forti che, nel nostro paese, supportano le strutture private con ingenti finanziamenti, depotenziando, in tal modo, il sistema pubblico».

Dunque quali sono le sue conclusioni a proposito?

«Partendo dal presupposto che il sistema sanitario italiano è tra i più efficienti del mondo e che la sanità pubblica nel nostro Paese è gratuita e gestita da una classe medica fra le più preparate dell’Occidente, sarebbe opportuno, da parte dei media, sottolineare tali e determinanti aspetti anzichè alimentare la sfiducia nelle Istituzioni Sanitarie Pubbliche con notizie allarmanti ed eccessivamente pessimistiche».

Ci eravamo lasciati parlando della necessità di rinnovare la professione medica, di recuperare un rapporto di fiducia coi pazienti, senza risparmiare qualche critica al sistema sanitario; ci ritroviamo, per questa nostra seconda intervista con Leandro Mallamaci, medico pediatra e consulente tecnico d’ufficio del tribunale, sul tema della responsabilità politica. Un argomento che scotta non poco, visto il momento decisamente negativo che vive oggi la sanità.

«La professionalità è la base del contratto tra medicina e società. Esso impegna il medico ad anteporre ai suoi gli interessi dei pazienti, a fissare e mantenere standard di competenza e integrità, ad offrire alla società consulenza esperta su questioni di salute e ad operare sia per il benessere del paziente sia in conformità ai princìpi fondamentali della giustizia sociale – ribadisce Mallamaci prima di iniziare. I princìpi e le responsabilità della professionalità medica devono essere ben chiari sia alla professione sia alla società. Essenziale al contratto è la fiducia del pubblico nei medici, la quale dipende dall’integrità dei singoli individui e dell’intera categoria».
medico

Ma la buona salute del sistema sanitario dipende davvero soltanto dai medici?

«Nel maldestro tentativo di ovattare responsabilità di natura prevalentemente politica e di metodo, è diventato oramai una stucchevole prassi quella di scaricare su una cattiva o disonesta azione dei medici la responsabilità e l’addebito di una gestione poco felice e corretta della sanità. Tali accuse o non trovano riscontro nella realtà oppure sono male interpretate e indicate».

Invece come stanno, secondo lei, le cose?

«In realtà il problema è a monte, ossia nell’incapacità gestionale di coloro i quali sono chiamati a dettare progetti organizzativi e soluzioni operative».

In poche parole, della politica. Come rimediare?

«Avvalendosi di manager preparati severamente, magari anche attraverso la creazione di apposite scuole, che siano idonei, con le loro scelte, a dare ampio respiro alla professionalità dei camici bianchi. Un sistema sanitario debole, in crisi da tempo, incapace di diventare una realtà efficiente a beneficio di tutti, avrebbe bisogno di rimedi abili ad irrobustirne la struttura, a rinforzarne l’apparato. Di drastiche e massicce dosi di cure atte a mettere nelle migliori condizioni possibili coloro i quali devono far funzionare, in pratica, tale struttura».

In cosa dovrebbe consistere questa “cura”?

«Nell’incremento di mezzi e di risorse, tanto umane quanto tecniche, da mettere in gioco al fine di creare strutture sanitarie in grado di erogare quei servizi che vengono richiesti. Ciò che si domanda è insomma, una politica gestionale che, attraverso un razionale e sapiente utilizzo di mezzi e risorse, riesca a tutelare i diritti del cittadino-utente, senza la quale qualsiasi processo di ristrutturazione, di riorganizzazione è destinato a sicuro fallimento».

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«Tutti devono sforzarsi, e con tutti i mezzi a disposizione, di onorare la mai troppo abusata retorica secondo la quale il medico esercita una missione».

Questo il cuore della nostra intervista con Leandro Mallamaci, medico pediatra e consulente tecnico d’ufficio di tribunale, che abbiamo incontrato in un periodo non facile per la sanità.
medico

Dottor Mallamaci, chi è il medico oggi?

«Molto si è discusso sulla figura del medico, analizzata tanto dal punto di vista della professionalità che da quello della sua moralità, o per meglio dire della sua umanità. Entrambi gli aspetti debbono partecipare e supportare il quotidiano operato del bravo medico.

Se è vero che la preparazione continuerà ad essere il parametro più valido per distinguere il medico più o meno abile, è altrettanto vero che la medicina non è fatta solo di farmaci e di procedure burocratiche, ma è anche fondata su una diagnosi accurata e sul rapporto tra medico di fiducia e paziente».

Che genere di approccio suggerisce?

«Non vi è più alcun dubbio, come la stessa letteratura scientifica ha più volte evidenziato, sull’utilità e sugli enormi benefici apportati ad una relazione medico-paziente che si basi sulla logica “confiance”, cioè su fiducia, confidenza e familiarità».

Quali sarebbero questi benefici?

«Il paziente si approssimerebbe alle cure e alle terapie con spirito di sicura collaborazione e favorevole predisposizione mentale, garantite dalla stima che egli nutre nei confronti del professionista, non più visto come “dispensatore” di servizi e favoritismi ma di salute. L’utente medio è ben lungi dal ricercare quelle prestazioni altamente professionali che i dirigenti sono in grado di fornire, quasi sempre si accontenta di prestazioni, per così dire, di tipo “clientelare”. Mi riferisco alla continua domanda di semplici ricette e prescrizioni, o addirittura veri e propri favori che poco hanno da spartire con la tutela della salute del cittadino».

Dovrebbe attuarsi una sorta di rivoluzione nel rapporto tra medico e paziente?

«Sì, ma va ribadito con forza che non è in discussione la salvaguardia della professionalità della categoria ma l’abbattimento di una mentalità ormai consolidata negli anni e spesso favorita dalla compiacenza di parte della categoria stessa. Nessuno intende negare le precise responsabilità che gravano sul singolo professionista, talvolta coinvolto in peccati tutt’altro che veniali».

È questo il segreto di un servizio sanitario efficiente?

«La creazione di un rinnovato rapporto tra medico e paziente è soltanto il primo passo dei tanti che occorrerebbe fare. Detto che un servizio sanitario è efficiente quando riesce ad assicurare la tutela della salute intesa come bene della collettività e detto anche che risulterebbe utopistico oltrechè pretenzioso configurare un sistema sanitario assolutamente perfetto, è pur vero che l’attuale organizzazione si caratterizza più per i propri demeriti e le proprie lacune che per i suoi pregi».

È una critica al sistema sanitario?

«Il processo di regionalizzazione del servizio sanitario sta risultando, alla prova dei fatti, sbagliato nella forma e nella sostanza. Se l’intento voleva essere quello di decentrare prestazioni e servizi ad un organo “più vicino” al cittadino, quindi maggiormente in grado di capirne e soddisfarne i bisogni, è indubitabile che l’unico effetto tangibile sia stato quello di provocare il timore che ci si stia avviando ineluttabilmente verso un sistema assicurativo privato che colpirà sempre più le classi sociali povere».

I due in gestione delle finanze sul registro della Corte dei Conti e i casi di «malagestione sanitaria», secondo la definizione che ne dà Franco Nunziata, sono abbastanza perché Loiero e Lo Moro e gli assessori regionali sentano «un maggiore senso di responsabilità amministrativa in occasione dell’imminente nomina dei direttori generali, sanitari ed amministrativi».

È quanto auspica lo stesso Nunziata, direttore sanitario già responsabile del settore presso l’ex Margherita provinciale: «Già nel passato ho avuto modo di contestare nomine di direttori senza requisiti, senza titoli e senza scrupoli, molti dei quali spacciati per grandi manager – si legge in una nota stampa del medico – ma non ho ottenuto dalla politica calabrese alcun riscontro, se non i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: morti in corsia, in sala operatoria ed in ambulanza; ritardi nei soccorsi, lunghissime liste d’attesa, disservizi, sprechi, inutili assunzioni e consulenze che sono aumentate anziché diminuire, aumenti della spesa farmaceutica e della mobilità passiva, buchi nei bilanci ed aumenti dei debiti anziché contrazioni della spesa e pareggio dei conti. Nessuno degli obiettivi dati dalla Regione Calabria è stato raggiunto dai direttori generali uscenti delle Aa.Ss».

Gli stessi, sottolinea Nunziata, che «dovevano essere sottoposti ad una verifica che non c’è mai stata» e che sono stati «bocciati dalla Corte dei Conti, dai cittadini calabresi e dai mass media». Ed invece «qualcuno di essi aspira ad una riconferma, qualche altro è stato già riciclato dalla Regione Calabria per gestire qualche fondazione anche di grande importanza o in grande difficoltà».

Condizioni che per Nunziata pregiudicano la possibilità che la gente si fidi della sanità calabrese, che invece «ha bisogno di manager con tutti i requisiti necessari per svolgere tali compiti», insomma di una «rivoluzione morale e professionale». Magari, si augura il medico, nell’ambito dell’annunciato «nuovo corso» della politica regionale.