Sanità

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di Maria Francesca Calvano

SAN LUCIDO – Casa Serena è un cantiere aperto? Sì, ma ancora per poco, tanto che l’Amministrazione comunale prospetta la conclusione dei lavori già nel prossimo aprile.

Gli interventi nel padiglione centrale della struttura procedono gradualmente. In sostanza i settori propriamente ancora in via di costruzione sono limitati alle aree basse. La zona attualmente in condizioni migliori è il terzo piano: qui le stanze, tutte dipinte d’azzurro (ogni livello ha il suo colore), si possono considerare quasi terminate, così come i lunghi corridoi che le collegano. La stessa cosa non si può ancora dire per i locali dei due piani sottostanti e per il piano terra, dove restano da effettuare diversi interventi.

Ecco le foto:

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di Maria Francesca Calvano

La Casa Serena ex Onpi di San Lucido

SAN LUCIDO – «Il clima si conferma positivo, l’atteggiamento della Regione continua ad essere di grande apertura»: così il sindaco Antonio Staffa ha commentato l’esito dell’incontro avuto lunedì con il dirigente del Dipartimento regionale per le Politiche sociali Giuseppe Nardi e il funzionario Sergio Rotella riguardo alla casa di riposo “Silvano De Rango”. Continua su Gazzetta del Sud in edicola oggi.

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di Maria Francesca Calvano

Una stanza del Centro

SAN LUCIDO - Federico si stringe al petto di sua madre giusto il tempo di mettere via l’iniziale, sana diffidenza che nutrono i piccoli verso gli sconosciuti. Poi si lascia andare ad un sorriso inaspettato. È il miracolo della fiducia che stupisce tutti meno i camici bianchi che circondano questo scricciolo dai capelli neri come la pece: di bambini come lui e di bei sorrisi, qui se ne vedono ogni giorno. Siamo nelle stanze del Centro per la riabilitazione di neuropsichiatria infantile. Continua su Gazzetta del Sud in edicola oggi.

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SAN LUCIDO – Non li scoraggia la calura estiva, né li distoglie dal nobile intento la voglia di starsene per ore a crogiolarsi in acqua o distesi al sole. Sono gli aspiranti volontari della Croce Rossa Italiana, una trentina di giovani, tra ragazzi e ragazze, che hanno scelto di spendere le vacanze frequentando il corso organizzato dall’Associazione nel centro tirrenico per formare le nuove leve.
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Lo stabilisce il protocollo d’intesa: al comune tocca ristrutturare l’edificio ed occuparsi della manutenzione, mentre all’Azienda sanitaria provinciale spetta preoccuparsi dell’arredo interno e dell’avvio e della gestione delle attività. Una volta distribuite le responsabilità, da parte sua la giunta di San Lucido, guidata da Antonio Staffa, ha mosso il primo passo. Con la delibera numero 69 del 13 aprile scorso l’esecutivo ha disposto di provvedere ai lavori d’impermeabilizzazione del tetto del centro di riabilitazione di località Pollella.

San Lucido vista dal mare

L’immobile, concesso in comodato d’uso all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza a fronte di un canone annuo di 15mila euro, è ormai fatiscente e necessita perciò di una ristrutturazione complessiva tanto esternamente, quanto al suo interno.

La delibera 69 dà il la all’iter che dovrebbe restituire alla comunità sanlucidana un edificio rinnovato e di nuovo accogliente. Sarà poi l’Asp ad arredare i locali e soprattutto a garantire ai ragazzi diversamente abili che frequentano il centro le più moderne attività di riabilitazione, logopedia e psicoterapia. C’è un però: i lavori non possono partire subito. Dal momento che le casse comunali non godono di buona salute, l’avvio effettivo degli interventi dipenderà dai tempi d’accredito del canone annuale da parte dell’Asp, che ne garantisce la copertura finanziaria.

©Maria Francesca Calvano – Tutti i diritti riservati

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Che aria tira a Cosenza? Il Dipartimento provinciale cosentino dell’Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Calabria, ha trasmesso all’amministrazione comunale della città bruzia il primo Rapporto sulla qualità dell’aria nel capoluogo di provincia, relativo al 2009. Dal documento – consultabile on line sul sito www.arpacal.it – emerge che tra gli inquinanti atmosferici monitorati solo il PM10, il particolato atmosferico del volume pari o inferiore a 10 micron, ha superato nel 2009, nella stazione di monitoraggio vicino allo svincolo dell’autostrada A3 Sa-Rc, la soglia di attenzione prevista dalla normativa vigente.

Cosenza - Fonte: Wikipedia

Il rapporto, annota la dirigente del servizio tematico Aria dell’Arpacal di Cosenza, descrive «le caratteristiche delle stazioni di monitoraggio presenti nel comune di Cosenza, una sintesi in forma tabellare dei valori limite di concentrazione in atmosfera fissati dalla normativa vigente per ciascuno degli inquinanti monitorati. E’ presente anche la descrizione dei singoli inquinanti ed il processo di validazione dei dati nonché dell’efficienza degli strumenti di rilevamento. Non mancano, ovviamente, le valutazioni finali, con l’analisi dei dati e le indicazioni complessive sullo stato della qualità dell’aria». «L’auspicio – conclude – è che questo lavoro risponda in maniera adeguata alla necessità di avere una conoscenza di buon livello delle problematiche legate alla qualità dell’aria nel territorio del Comune di Cosenza».

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Fino a qualche tempo fa, il fiore all’occhiello di San Lucido era la Casa Serena ex Onpi, una megastruttura per anziani che negli anni trascorsi ha rappresentato davvero un motivo di prestigio per la cittadina, per la sua capacità di attrarre ospiti da tutta Italia. Oggi la Casa Serena è un edificio immenso che per metà è in funzione e per l’altra metà è un cantiere perenne. Perciò è facile che il testimone passi ora al Centro Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori) che sta per nascere a San Lucido.

La delegazione sarà inaugurata il prossimo 2 marzo alle ore 16 alla presenza del sindaco Antonio Staffa, dell’assessore alle politiche sociali Antonella Gioia, del primario dell’unità operativa di oncologia dell’ospedale San Francesco di Paola e presidente della Lilt di Cosenza Gianfranco Filippelli, nonché di Miss Italia, Maria Perrusi, che farà da madrina all’evento.

Maria Perrusi

Dopo l’inaugurazione si terrà un convegno a Fiumefreddo Bruzio, presso la sala consiliare, sul tema “La diagnosi precoce dei tumori della mammella”, tenuto dallo stesso Filippelli e dal direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Franco Petramala.

La sede sarà ospitata presso il distretto sociosanitario di località Pollella, all’interno del campo sportivo, ed avrà come territorio di competenza l’intero Tirreno cosentino. Ne sarà responsabile lo stesso Filippelli.

Si tratta di un presidio di grande importanza per la tutela della salute pubblica, in special modo quella delle donne. Il centro infatti, in un primo momento, focalizzerà le proprie attività sulla prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della mammella. Le pazienti saranno sottoposte a visita, ecografia mammaria e mammografia, in modo tale da ottenere una diagnosi approfondita.

La locandina dell'evento

«Siamo molto soddisfatti di questo risultato – dichiara l’assessore Gioia. Offrire un servizio così importante alle concittadine sarà sicuramente da sprono per tutte le donne, che potranno sottoporsi alle visite necessarie in modo più veloce e senza doversi spostare in altri paesi. La presenza del centro a San Lucido – spiega Gioia – garantisce tempi più rapidi, personale altamente qualificato e macchinari all’avanguardia».

L’assessore coglie l’occasione per lanciare «un appello a tutte le donne, ricordando loro che la prevenzione è la prima arma a nostra disposizione per la lotta contro i tumori».

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domenica pensa alla salute

L’argomento di oggi è:

Il carcinoma della mammella

di Piero Alò

Il carcinoma della mammella è il tumore maligno più frequente nelle donne, la prima causa di morte per neoplasia nelle donne tra i 35-55 anni e la seconda causa di morte dopo le malattie cardio-vascolari nelle donne di età superiore ai 55 anni.

Visti così questi dati epidemiologici sono veramente allarmanti. Sfido chiunque a San Lucido di non essere stato a conoscenza di compaesane decedute per carcinoma mammario. Basta purtroppo andare al cimitero per rendersi conto di quante nostre concittadine sono decedute per tale tumore.

Tuttavia:

1) la mortalità per carcinoma della mammella è in diminuzione dagli anni 90 a causa della diffusione dei programmi di screening mammografico e di diagnosi precoce (ricordarsi che è un nostro diritto avvalerci dei programmi di screening che, ripeto, sono gratuiti e pagati con fondi regionali dedicati)

2) la mortalità per carcinoma della mammella è in diminuzione anche grazie alle innovazioni delle terapie chirurgiche e radianti e grazie all’uso di efficaci trattamenti sistemici adiuvanti.
Come per tutte le neoplasie anche i tumori della mammella, se intercettati precocemente posso essere sconfitti e la paziente può, nel tempo, seguendo determinati protocolli, guarire.

Esistono diversi centri italiani dotati delle cosiddette “breast unit” dove noi sanlucidani possiamo rivolgerci se un nostro familiare o conoscente ha una patologia della mammella. Questi centri sono caratterizzati da un approccio multi-disciplinare (clinico,radiologico,anatomo-patologico, chirurgico, oncologico o radio-terapico) nei confronti della donna per la prevenzione, diagnosi e cura del carcinoma mammario.

Consigli pratici per noi sanlucidani:

a) sottoporsi al programma di screening mammografico, soprattutto se vi è familiarità per neoplasia mammaria

b) sottoporsi di tanto in tanto ad autopalpazione (sin dai 16 anni) per evidenziare in fase precoce noduli, addensamenti della ghiandola, cute arrossata o presenza di capezzolo retratto e cute con aspetto cosiddetto a “buccia d’arancia”

c) controllarsi il reggiseno per evidenziare sangue rosso vivo o roseo che fuoriesce dal capezzolo

d) non minimizzare mai di fronte ad una modificazione della mammella

e) informarsi e non nascondere un problema mammario “per vergogna!?”

f) rivolgersi a professionalità dedicate e non a “santoni”

Prevenire, curare e guarire da un carcinoma mammario è un diritto per la persona ed un dovere per la propria famiglia e per la comunità. NON DIMENTICATELO SANLUCIDANE!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

domenica pensa alla salute

L’argomento di oggi è:

Nevi e melanomi

di Piero Alò

Arriva l’estate e ritengo sia opportuno fare un po’ di chiarezza sui danni che può determinare un’esposizione disordinata al sole alla nostra cute.

La cute (impropriamente detta pelle) è il rivestimento del nostro corpo. La parte della cute che è a diretto contatto con esterno (la cosiddetta epidermide) è costituita da 4 tipi di cellule. Uno di essi, i melanociti, sono cellule deputate alla produzione di una proteina, la melanina, che determina il colore e le varie tonalità della nostra cute. La produzione di melanina è stimolata da diversi fattori il più importante dei quali è l’esposizione ai raggi solari.

L’esposizione ai raggi in alcuni soggetti determina la produzione uniforme di melanina per tutto il corpo. In altri soggetti invece i melanociti proliferano esageratamente e localmente, determinando la comparsa di nodulini brunastri ben circoscritti apparentemente innocui che volgarmente chiamiamo nei. Il neo o più correttamente il nevo non è altro che un accumulo circoscritto di melanociti che in seguito a stimolo cronico ha proliferato nella cute.

Il nevo è quindi una lesione benigna non aggressiva che può localizzarsi, in qualsiasi parte del nostro corpo (preferenzialmente nelle zone esposte ai raggi), ed in genere non è unico. Il nevo può essere congenito o può manifestarsi in qualsiasi età (sarebbe meglio non in età adulta o avanzata).

Se abbiamo tanti nevi quando dobbiamo preoccuparci? Quando un nevo non è circoscritto, cambia colore o forma (tipo da piatto si solleva dalla cute), aumenta progressivamente di dimensioni, si arrossa o si ulcera. Una o più di queste modificazioni deve metterci in allerta perché potrebbe essere l’inizio di una trasformazione in un tumore maligno della cute (il cosiddetto melanoma).

Il melanoma che nel passato portava inevitabilmente a morte in brevissimo tempo (abbiamo avuto anche dei casi a San Lucido) se individuato e trattato in tempo è curabile. Conosco diversi sanlucidani con melanomi intercettati in fase iniziale che ora stanno benissimo. Di converso so pure di sanlucidani che sono morti per metastasi da melanoma non riconosciuti o non trattati in tempo.

Consigli pratici:

a) Non facciamo finta di niente se vediamo un nevo che dopo l’estate si è modificato, non facciamo gli sciocchi e difendiamoci dai raggi solari con creme protettive (da acquistare preferibilmente in farmacia)

b) Cerchiamo di prendere tutto il sole che vogliamo in maniera intelligente e se possibile nelle ore meno calde evitando di arrostirci (tipo dall’una alle quattro di pomeriggio).

c) Ognuno di noi ha una soglia massima di abbronzatura oltre la quale, nonostante un’ulteriore esposizione al sole, la nostra cute non va.

d) Sottoponiamoci almeno una volta l’anno a visita dermatologica (preferibilmente dai 26 anni in su) soprattutto se siamo chiari di carnagione e se la nostra cute è produttrice di nevi

e) Se notiamo modificazioni nelle caratteristiche del nevo favoriamone l’asportazione dello stesso invece di tenerlo “sotto controllo (?)”

f) Di converso non facciamoci asportare un nevo che non si modifica nel tempo e sta tranquillo (se volessimo togliere tutti i nostri nevi resteremmo decorticati e probabilmente squattrinati)

Si dice che la cosa più bella che abbiamo a San Lucido sia il mare ed il sole. Facciamo di tutto per godercelo dalla spiaggia e non dalla rotonda!

L’argomento della prossima puntata riguarderà il carcinoma della mammella. L’appuntamento è per domenica 21 giugno!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

domenica pensa alla salute

L’argomento di oggi è:

Il tumore della prostata

di Piero Alò

La prostata è un organo cavo simile ad una castagna la cui funzione è di, insieme alle vescichette seminali, produrre succo prostatico, sostanza che serve come nutrimento agli spermatozoi. La prostata è una ghiandola sotto il controllo degli ormoni sessuali e le sue dimensioni tendono a modificarsi soprattutto quando vi è squilibrio tra gli estrogeni (considerati ormoni femminili) ed il testosterone (considerato ormone maschile). Poiché nell’uomo con l’avanzare dell’età il rapporto estrogeni/progesterone tende a modificarsi a vantaggio degli estrogeni è quasi costante trovare negli anziani una prostata ingrandita.

La prostata ingrandita quasi mai è segno di tumore maligno e facilmente noi maschi ci rendiamo conto che abbiamo una prostata ingrandita quando andiamo a fare pipì e notiamo che il getto è ridotto rispetto al passato. Oppure nonostante uriniamo frequentemente sentiamo l’esigenza di andare spesso in bagno soprattutto di notte notando con disappunto che la quantità di urina è poca o che abbiamo sporcato il bagno. Tendenzialmente in questi casi si parla di “iperplasia prostatica” cioè di una prostata ingrandita ma benigna, diagnosi che viene confortata da un’ecografia o da un’esplorazione rettale. In genere l’intervento chirurgico di riduzione di massa prostatica è abbastanza semplice e sollieva il paziente dai piccoli fastidi giornalieri.

Ben più grave ed insidioso è il tumore maligno della prostata, il carcinoma prostatico, tumore che insorge in soggetti intorno ai 50 anni, è il tumore più frequente nell’uomo in Italia (e quindi anche San Lucido) e che raramente colpisce il paziente che come volgarmente si dice “ha la prostata”. Il carcinoma della prostata nelle fasi di esordio è senza sintomi se non in casi estremi quando si manifesta con dolori ossei o tosse segnali si sedi dove le metastasi di tali tumori amano albergare.

Il carcinoma della prostata è prevedibile e se piccolo aggredibile e curabile. Il test più attendibile è la valutazione sierica del PSA una proteina che ci indica come sta la nostra prostata. Tale parametro se alterato è il primo indizio per indagare più a fondo se la nostra prostata ha problemi e per orientare il paziente verso altre indagini (ecografia, esplorazione rettale, scintigrafia ossea etc.).

La diagnosi di certezza di carcinoma prostatico si fa solo con l’esame istologico! Sarà cura dell’urologo campionare bene la prostata (un urologo bravo deve fare almeno 13 prelievi) per vedere intanto se c’è il tumore, vedere quanto ce n’è e se il tumore è unico o multiplo). Tutte le notizie che l’anatomo-patologo fornirà serviranno per stabilire nel modo più articolato possibile la diagnosi ed orientare l’approccio terapeutico farmacologico, chirurgico conservativo o radicale (ricordarsi il problema della potenza sessuale che giustamente tiene moltissimo in apprensione il paziente che deve sottoporsi a trattamento terapeutico per carcinoma prostatico).

Consigli pratici:

a) sottoporsi, dai 45 anni in su, almeno una volta l’anno ad un prelievo di sangue per valutare il PSA (acronimo per Antigene Prostatico Specifico)

b) se dolori ossei o articolari o tosse persistente e non modificabili con trattamenti farmacologici pensare ad un’eventuale problema prostatico

c) non esimersi, seppur capisco che è sgradevole, se necessario, all’esplorazione rettale.

d) ricordarsi che il tumore della prostata è la neoplasia più frequente dell’uomo e non è detto che noi maschi sanlucidani ne siamo sicuramente immuni.

e) quanto prima si cura una prostata con carcinoma tanto prima si guarisce dal tumore evitando soprattutto modificazioni della potenza sessuale (complicanza frequente nei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore della prostata).

L’argomento della prossima puntata riguarderà i nevi e i melanomi.
L’appuntamento è per domenica 7 giugno!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

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