Sanità

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Lo stabilisce il protocollo d’intesa: al comune tocca ristrutturare l’edificio ed occuparsi della manutenzione, mentre all’Azienda sanitaria provinciale spetta preoccuparsi dell’arredo interno e dell’avvio e della gestione delle attività. Una volta distribuite le responsabilità, da parte sua la giunta di San Lucido, guidata da Antonio Staffa, ha mosso il primo passo. Con la delibera numero 69 del 13 aprile scorso l’esecutivo ha disposto di provvedere ai lavori d’impermeabilizzazione del tetto del centro di riabilitazione di località Pollella.

San Lucido vista dal mare

L’immobile, concesso in comodato d’uso all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza a fronte di un canone annuo di 15mila euro, è ormai fatiscente e necessita perciò di una ristrutturazione complessiva tanto esternamente, quanto al suo interno.

La delibera 69 dà il la all’iter che dovrebbe restituire alla comunità sanlucidana un edificio rinnovato e di nuovo accogliente. Sarà poi l’Asp ad arredare i locali e soprattutto a garantire ai ragazzi diversamente abili che frequentano il centro le più moderne attività di riabilitazione, logopedia e psicoterapia. C’è un però: i lavori non possono partire subito. Dal momento che le casse comunali non godono di buona salute, l’avvio effettivo degli interventi dipenderà dai tempi d’accredito del canone annuale da parte dell’Asp, che ne garantisce la copertura finanziaria.

©Maria Francesca Calvano – Tutti i diritti riservati

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Che aria tira a Cosenza? Il Dipartimento provinciale cosentino dell’Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Calabria, ha trasmesso all’amministrazione comunale della città bruzia il primo Rapporto sulla qualità dell’aria nel capoluogo di provincia, relativo al 2009. Dal documento – consultabile on line sul sito www.arpacal.it – emerge che tra gli inquinanti atmosferici monitorati solo il PM10, il particolato atmosferico del volume pari o inferiore a 10 micron, ha superato nel 2009, nella stazione di monitoraggio vicino allo svincolo dell’autostrada A3 Sa-Rc, la soglia di attenzione prevista dalla normativa vigente.

Cosenza - Fonte: Wikipedia

Il rapporto, annota la dirigente del servizio tematico Aria dell’Arpacal di Cosenza, descrive «le caratteristiche delle stazioni di monitoraggio presenti nel comune di Cosenza, una sintesi in forma tabellare dei valori limite di concentrazione in atmosfera fissati dalla normativa vigente per ciascuno degli inquinanti monitorati. E’ presente anche la descrizione dei singoli inquinanti ed il processo di validazione dei dati nonché dell’efficienza degli strumenti di rilevamento. Non mancano, ovviamente, le valutazioni finali, con l’analisi dei dati e le indicazioni complessive sullo stato della qualità dell’aria». «L’auspicio – conclude – è che questo lavoro risponda in maniera adeguata alla necessità di avere una conoscenza di buon livello delle problematiche legate alla qualità dell’aria nel territorio del Comune di Cosenza».

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Fino a qualche tempo fa, il fiore all’occhiello di San Lucido era la Casa Serena ex Onpi, una megastruttura per anziani che negli anni trascorsi ha rappresentato davvero un motivo di prestigio per la cittadina, per la sua capacità di attrarre ospiti da tutta Italia. Oggi la Casa Serena è un edificio immenso che per metà è in funzione e per l’altra metà è un cantiere perenne. Perciò è facile che il testimone passi ora al Centro Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori) che sta per nascere a San Lucido.

La delegazione sarà inaugurata il prossimo 2 marzo alle ore 16 alla presenza del sindaco Antonio Staffa, dell’assessore alle politiche sociali Antonella Gioia, del primario dell’unità operativa di oncologia dell’ospedale San Francesco di Paola e presidente della Lilt di Cosenza Gianfranco Filippelli, nonché di Miss Italia, Maria Perrusi, che farà da madrina all’evento.

Maria Perrusi

Dopo l’inaugurazione si terrà un convegno a Fiumefreddo Bruzio, presso la sala consiliare, sul tema “La diagnosi precoce dei tumori della mammella”, tenuto dallo stesso Filippelli e dal direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Franco Petramala.

La sede sarà ospitata presso il distretto sociosanitario di località Pollella, all’interno del campo sportivo, ed avrà come territorio di competenza l’intero Tirreno cosentino. Ne sarà responsabile lo stesso Filippelli.

Si tratta di un presidio di grande importanza per la tutela della salute pubblica, in special modo quella delle donne. Il centro infatti, in un primo momento, focalizzerà le proprie attività sulla prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della mammella. Le pazienti saranno sottoposte a visita, ecografia mammaria e mammografia, in modo tale da ottenere una diagnosi approfondita.

La locandina dell'evento

«Siamo molto soddisfatti di questo risultato – dichiara l’assessore Gioia. Offrire un servizio così importante alle concittadine sarà sicuramente da sprono per tutte le donne, che potranno sottoporsi alle visite necessarie in modo più veloce e senza doversi spostare in altri paesi. La presenza del centro a San Lucido – spiega Gioia – garantisce tempi più rapidi, personale altamente qualificato e macchinari all’avanguardia».

L’assessore coglie l’occasione per lanciare «un appello a tutte le donne, ricordando loro che la prevenzione è la prima arma a nostra disposizione per la lotta contro i tumori».

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domenica pensa alla salute

L’argomento di oggi è:

Il carcinoma della mammella

di Piero Alò

Il carcinoma della mammella è il tumore maligno più frequente nelle donne, la prima causa di morte per neoplasia nelle donne tra i 35-55 anni e la seconda causa di morte dopo le malattie cardio-vascolari nelle donne di età superiore ai 55 anni.

Visti così questi dati epidemiologici sono veramente allarmanti. Sfido chiunque a San Lucido di non essere stato a conoscenza di compaesane decedute per carcinoma mammario. Basta purtroppo andare al cimitero per rendersi conto di quante nostre concittadine sono decedute per tale tumore.

Tuttavia:

1) la mortalità per carcinoma della mammella è in diminuzione dagli anni 90 a causa della diffusione dei programmi di screening mammografico e di diagnosi precoce (ricordarsi che è un nostro diritto avvalerci dei programmi di screening che, ripeto, sono gratuiti e pagati con fondi regionali dedicati)

2) la mortalità per carcinoma della mammella è in diminuzione anche grazie alle innovazioni delle terapie chirurgiche e radianti e grazie all’uso di efficaci trattamenti sistemici adiuvanti.
Come per tutte le neoplasie anche i tumori della mammella, se intercettati precocemente posso essere sconfitti e la paziente può, nel tempo, seguendo determinati protocolli, guarire.

Esistono diversi centri italiani dotati delle cosiddette “breast unit” dove noi sanlucidani possiamo rivolgerci se un nostro familiare o conoscente ha una patologia della mammella. Questi centri sono caratterizzati da un approccio multi-disciplinare (clinico,radiologico,anatomo-patologico, chirurgico, oncologico o radio-terapico) nei confronti della donna per la prevenzione, diagnosi e cura del carcinoma mammario.

Consigli pratici per noi sanlucidani:

a) sottoporsi al programma di screening mammografico, soprattutto se vi è familiarità per neoplasia mammaria

b) sottoporsi di tanto in tanto ad autopalpazione (sin dai 16 anni) per evidenziare in fase precoce noduli, addensamenti della ghiandola, cute arrossata o presenza di capezzolo retratto e cute con aspetto cosiddetto a “buccia d’arancia”

c) controllarsi il reggiseno per evidenziare sangue rosso vivo o roseo che fuoriesce dal capezzolo

d) non minimizzare mai di fronte ad una modificazione della mammella

e) informarsi e non nascondere un problema mammario “per vergogna!?”

f) rivolgersi a professionalità dedicate e non a “santoni”

Prevenire, curare e guarire da un carcinoma mammario è un diritto per la persona ed un dovere per la propria famiglia e per la comunità. NON DIMENTICATELO SANLUCIDANE!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

domenica pensa alla salute

L’argomento di oggi è:

Nevi e melanomi

di Piero Alò

Arriva l’estate e ritengo sia opportuno fare un po’ di chiarezza sui danni che può determinare un’esposizione disordinata al sole alla nostra cute.

La cute (impropriamente detta pelle) è il rivestimento del nostro corpo. La parte della cute che è a diretto contatto con esterno (la cosiddetta epidermide) è costituita da 4 tipi di cellule. Uno di essi, i melanociti, sono cellule deputate alla produzione di una proteina, la melanina, che determina il colore e le varie tonalità della nostra cute. La produzione di melanina è stimolata da diversi fattori il più importante dei quali è l’esposizione ai raggi solari.

L’esposizione ai raggi in alcuni soggetti determina la produzione uniforme di melanina per tutto il corpo. In altri soggetti invece i melanociti proliferano esageratamente e localmente, determinando la comparsa di nodulini brunastri ben circoscritti apparentemente innocui che volgarmente chiamiamo nei. Il neo o più correttamente il nevo non è altro che un accumulo circoscritto di melanociti che in seguito a stimolo cronico ha proliferato nella cute.

Il nevo è quindi una lesione benigna non aggressiva che può localizzarsi, in qualsiasi parte del nostro corpo (preferenzialmente nelle zone esposte ai raggi), ed in genere non è unico. Il nevo può essere congenito o può manifestarsi in qualsiasi età (sarebbe meglio non in età adulta o avanzata).

Se abbiamo tanti nevi quando dobbiamo preoccuparci? Quando un nevo non è circoscritto, cambia colore o forma (tipo da piatto si solleva dalla cute), aumenta progressivamente di dimensioni, si arrossa o si ulcera. Una o più di queste modificazioni deve metterci in allerta perché potrebbe essere l’inizio di una trasformazione in un tumore maligno della cute (il cosiddetto melanoma).

Il melanoma che nel passato portava inevitabilmente a morte in brevissimo tempo (abbiamo avuto anche dei casi a San Lucido) se individuato e trattato in tempo è curabile. Conosco diversi sanlucidani con melanomi intercettati in fase iniziale che ora stanno benissimo. Di converso so pure di sanlucidani che sono morti per metastasi da melanoma non riconosciuti o non trattati in tempo.

Consigli pratici:

a) Non facciamo finta di niente se vediamo un nevo che dopo l’estate si è modificato, non facciamo gli sciocchi e difendiamoci dai raggi solari con creme protettive (da acquistare preferibilmente in farmacia)

b) Cerchiamo di prendere tutto il sole che vogliamo in maniera intelligente e se possibile nelle ore meno calde evitando di arrostirci (tipo dall’una alle quattro di pomeriggio).

c) Ognuno di noi ha una soglia massima di abbronzatura oltre la quale, nonostante un’ulteriore esposizione al sole, la nostra cute non va.

d) Sottoponiamoci almeno una volta l’anno a visita dermatologica (preferibilmente dai 26 anni in su) soprattutto se siamo chiari di carnagione e se la nostra cute è produttrice di nevi

e) Se notiamo modificazioni nelle caratteristiche del nevo favoriamone l’asportazione dello stesso invece di tenerlo “sotto controllo (?)”

f) Di converso non facciamoci asportare un nevo che non si modifica nel tempo e sta tranquillo (se volessimo togliere tutti i nostri nevi resteremmo decorticati e probabilmente squattrinati)

Si dice che la cosa più bella che abbiamo a San Lucido sia il mare ed il sole. Facciamo di tutto per godercelo dalla spiaggia e non dalla rotonda!

L’argomento della prossima puntata riguarderà il carcinoma della mammella. L’appuntamento è per domenica 21 giugno!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

domenica pensa alla salute

L’argomento di oggi è:

Il tumore della prostata

di Piero Alò

La prostata è un organo cavo simile ad una castagna la cui funzione è di, insieme alle vescichette seminali, produrre succo prostatico, sostanza che serve come nutrimento agli spermatozoi. La prostata è una ghiandola sotto il controllo degli ormoni sessuali e le sue dimensioni tendono a modificarsi soprattutto quando vi è squilibrio tra gli estrogeni (considerati ormoni femminili) ed il testosterone (considerato ormone maschile). Poiché nell’uomo con l’avanzare dell’età il rapporto estrogeni/progesterone tende a modificarsi a vantaggio degli estrogeni è quasi costante trovare negli anziani una prostata ingrandita.

La prostata ingrandita quasi mai è segno di tumore maligno e facilmente noi maschi ci rendiamo conto che abbiamo una prostata ingrandita quando andiamo a fare pipì e notiamo che il getto è ridotto rispetto al passato. Oppure nonostante uriniamo frequentemente sentiamo l’esigenza di andare spesso in bagno soprattutto di notte notando con disappunto che la quantità di urina è poca o che abbiamo sporcato il bagno. Tendenzialmente in questi casi si parla di “iperplasia prostatica” cioè di una prostata ingrandita ma benigna, diagnosi che viene confortata da un’ecografia o da un’esplorazione rettale. In genere l’intervento chirurgico di riduzione di massa prostatica è abbastanza semplice e sollieva il paziente dai piccoli fastidi giornalieri.

Ben più grave ed insidioso è il tumore maligno della prostata, il carcinoma prostatico, tumore che insorge in soggetti intorno ai 50 anni, è il tumore più frequente nell’uomo in Italia (e quindi anche San Lucido) e che raramente colpisce il paziente che come volgarmente si dice “ha la prostata”. Il carcinoma della prostata nelle fasi di esordio è senza sintomi se non in casi estremi quando si manifesta con dolori ossei o tosse segnali si sedi dove le metastasi di tali tumori amano albergare.

Il carcinoma della prostata è prevedibile e se piccolo aggredibile e curabile. Il test più attendibile è la valutazione sierica del PSA una proteina che ci indica come sta la nostra prostata. Tale parametro se alterato è il primo indizio per indagare più a fondo se la nostra prostata ha problemi e per orientare il paziente verso altre indagini (ecografia, esplorazione rettale, scintigrafia ossea etc.).

La diagnosi di certezza di carcinoma prostatico si fa solo con l’esame istologico! Sarà cura dell’urologo campionare bene la prostata (un urologo bravo deve fare almeno 13 prelievi) per vedere intanto se c’è il tumore, vedere quanto ce n’è e se il tumore è unico o multiplo). Tutte le notizie che l’anatomo-patologo fornirà serviranno per stabilire nel modo più articolato possibile la diagnosi ed orientare l’approccio terapeutico farmacologico, chirurgico conservativo o radicale (ricordarsi il problema della potenza sessuale che giustamente tiene moltissimo in apprensione il paziente che deve sottoporsi a trattamento terapeutico per carcinoma prostatico).

Consigli pratici:

a) sottoporsi, dai 45 anni in su, almeno una volta l’anno ad un prelievo di sangue per valutare il PSA (acronimo per Antigene Prostatico Specifico)

b) se dolori ossei o articolari o tosse persistente e non modificabili con trattamenti farmacologici pensare ad un’eventuale problema prostatico

c) non esimersi, seppur capisco che è sgradevole, se necessario, all’esplorazione rettale.

d) ricordarsi che il tumore della prostata è la neoplasia più frequente dell’uomo e non è detto che noi maschi sanlucidani ne siamo sicuramente immuni.

e) quanto prima si cura una prostata con carcinoma tanto prima si guarisce dal tumore evitando soprattutto modificazioni della potenza sessuale (complicanza frequente nei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore della prostata).

L’argomento della prossima puntata riguarderà i nevi e i melanomi.
L’appuntamento è per domenica 7 giugno!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

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L’argomento di oggi è:

La patologia tiroidea

di Piero Alò

La patologia tiroidea in Italia risulta in continuo aumento tanto nei suoi aspetti funzionali che in quelli tumorali. Evidenze epidemiologiche documentano che nel nostro Paese la patologia tiroidea deve essere considerata endemica, interessando circa il 10% della popolazione, con particolare coinvolgimento di soggetti di età inferiore ai 40 anni.

Entrando nel dettaglio della patologia tumorale, l’incidenza dei tumori tiroidei risulta raddoppiata nel periodo 1996-2203 con una netta prevalenza, oltre il 50%, in soggetti di età inferiore ai 54 anni. D’altra parte anche la sopravvivenza a 5 anni è risultata in aumento, passando dal 75% al 90% nello stesso periodo, verosimilmente in relazione ad un maggiore controllo della popolazione e della possibilità di una diagnosi precoce tramite screening ecografico ed indagine citologica su ago-aspirato.

In Calabria ed in particolare nella provincia di Cosenza non è possibile ottenere dati maggiormente circostanziati; a mia conoscenza mancano dati pubblicati in letteratura ed un registro per i tumori della tiroide. Tuttavia dagli operatori del settore è stata soggettivamente riscontrata un’aumentata incidenza pur in assenza di dati oggettivi.

La citologia è considerata attualmente il più importante strumento di prevenzione pre-operatorio per il tumore della tiroide. Infatti noduli clinicamente sospetti possono essere punti mediante ago-aspirazione. Tale indagine viene effettuata nell’ambulatorio endocrinologico sotto guida ecografica. La valutazione dei preparati citologici al momento del prelievo permette di valutare la congruità del materiale e di formulare “seduta stante” una diagnosi.

La discussione del caso in maniera multi-disciplinare permette di ottimizzare l’inquadramento anatomo-clinico e di stabilire il percorso terapeutico per il paziente. A Ceccano (Fr), fra i pochi in Italia, esiste la cosiddetta Unità Multi-disciplinare di Patologia Tiroidea (Thyroid Unit) la quale si avvale di questo approccio con coinvolgimento di chirurghi, medici nucleari, radiologici, endocrinologi ed anatomo-aptologi dedicati. La patologia tiroidea è facilmente gestibile, se aggredita in tempo ed in maniera razionale, sia nei suoi aspetti funzionali che neoplastici.

Consigli pratici:

a) Stimolare il medico di base a dare sempre un’occhiata alla tiroide (vista l’estrema eterogeneità della sua sintomatologia)

b) Nel sospetto di patologia della tiroide sottoporsi ad esami sierologici e/o strumentali
c) Rivolgersi a centri multi-disciplinari di patologia tiroidea

d) Non rivolgersi in prima istanza al chirurgo generale. La chirurgia nell’ambito della patologia tiroidea deve essere l’ultima opzione e non la prima in presenza di noduli tiroidei e di tiroide cosiddetta “ingrossata”.

L’argomento della prossima puntata riguarderà la patologia prostatica.
L’appuntamento è per domenica 31 maggio!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

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L’argomento di oggi è:

La tubercolosi

di Piero Alò

La tubercolosi è una malattia cronica contagiosa che colpisce principalmente i polmoni; tuttavia qualsiasi altro organo del corpo umano può essere interessato. La lesione caratteristica è un granuloma rotondeggiante con un’area centrale caseosa. La tubercolosi è causata principalmente dal Micobatterio tubercolare (bacillo di Koch) umano. In qualche caso può essere causato dal Micobatterio bovino. Il Micobatterio tubercolare umano è un bacillo sottile, perlato, immobile. In coltura cresce lentamente e si raddoppia in 24 ore.

La tubercolosi è diffusa in tutto il mondo. E’ una delle principali malattie infettive nell’uomo. Il rischio di infezione è alto nei pazienti HIV positivi, negli emarginati, nei malnutriti e nelle aree dove la malattia è endemica. In Italia la città con maggiore incidenza è Prato a causa della presenza di alcune etnie a scarsa educazione igienica.

A San Lucido oggi è rara, negli anni 20-30 era frequente. Il micobatterio si trasmette mediante la tosse, starnuti, gli sputi, il parlare. In tali situazioni vengono liberate goccioline di secrezione respiratoria che evaporando lasciano il micobatterio libero nell’aria. Il micobatterio bovino invece si contrae per infezione da latte infetto.

La tubercolosi polmonare può essere asintomatica o può portare a morte. Ciò dipende dalla carica batterica e dalle difese immunitarie dell’ospite. Può dar sintomi in seguito a prima infezione o dopo molti anni (infezione secondaria). Situazioni che predispongono alla riattivazione della tubercolosi sono tumori, chemioterapie, terapie immuno-soppressive, AIDS).

I sintomi più frequenti sono febbricola, tosse, malessere generale, perdita di peso, sudorazione notturna, sangue nell’espettorato.

La tubercolosi intestinale si contrae in seguito ad ingestione dei micobatteri presenti nel cibo o in seguito ad ingestione di saliva infetta ( bacio, bicchieri non puliti etc). Si localizza nell’intestino tenue, nel colon o nell’appendice. Si manifesta con dolore addominale cronica o con l’evidenza di una massa nell’addome. L’intestino in casi gravi può ulcerarsi, fistolizzarsi o perforarsi portando a morte il paziente. Altre sedi comuni di infezione sono infine le vertebre toraciche (malattia di Pott) le meningi e l’encefalo.

La diagnosi si fa mediante RX torace (TBC polmonare) e/o mediante la ricerca del batterio nell’espettorato. Negli organi interni può essere utile la TAC, la RMN o il prelievo tessutale per indagine anatomo-patologica.

Consigli pratici:
- controllare se vi è stato contatto con il micobatterio
- evitare contatti con persone o ambienti a rischio per infezione
- evitare o almeno vaccinarsi se si reca in viaggio in zone endemiche.

L’argomento della prossima puntata riguarderà la patologia tiroidea.
L’appuntamento è per domenica 24 maggio!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

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L’argomento di oggi è:

Il tumore della vescica

di Piero Alò

La vescica è un organo cavo simile ad una sacca la cui funzione è di raccogliere l’urina prima di essere emessa all’esterno tramite la minzione. La vescica modifica le sue dimensioni in base alla presenza o meno di contenuto al suo interno. Per permettere la distensione delle parete dell’organo la vescica ha un rivestimento interno che si chiama epitelio di transizione fatto di strati cellulari che si sovrappongono e si distendono al bisogno. Sotto l’epitelio giace tessuto muscolare abbastanza spesso che serve per favorire la contrazione dell’organo.

Il tumore (carcinoma) della vescica rappresenta circa il 4% di tutti i tumori umani. Esso colpisce soprattutto le persone anziane.

Le cause che determinano i carcinomi della vescica sono diverse e rispecchiano l’area geografica di provenienza del paziente affetto. Mentre in Africa il carcinoma della vescica può insorgere in soggetti affetti da infestazioni parassitarie (ad esempio schisostomiasi) nei paesi industrializzati sono diversi i fattori che lo determinano. Il tipo di lavoro, la regione di provenienza (ad esempio, in Italia, in Campania, nel salernitano si è osservato un alto numero di carcinomi vescicali a causa dell’uso di diserbanti nella coltivazione dei pomodori o nel Lazio, in Ciociaria a causa dell’inquinamento da sostanze chimiche del fiume Sacco) .

I sintomi possono essere subdoli o addirittura si possono avere tumori vescicali, anche di grandi dimensioni asintomatici. Il segno più evidente è la presenza del sangue nelle urine (ematuria) che può essere evidente (macro-ematuria) o evidenziabile solo in seguito ad esame clinico (micro-ematuria). Dal punto di vista patologico il tumore della vescica si presenta come un cavolfiore o può essere piatto. La gravità del tumore dipende non tanto dalla forma del tumore o dalle dimensioni dello stesso ma dalla multifocalità o dalla capacità che ha il tumore di interessare il muscolo o di invadere altre strutture profonde della parete o di superare la parete della vescica stessa.

Come si fa diagnosi di tumore vescicale? Mediante l’esame citologico delle urine. Tale esame, che è consigliabile fare una volta l’anno nei soggetti adulti consiste nella raccolta di 3 campioni di citologia urinaria per 3 giorni consecutivamente onde evidenziare la presenza di cellule sospette. Se l’anatomo-patologo segnala la presenza di cellule sospette il passo successivo è la cistoscopia che mediante sonda permette di apprezzare l’intero involucro vescicale per evidenziare lesioni. Dalla cistoscopia si possono prelevare frammenti di tessuto da analizzare al microscopio onde confermare la presenza o meno di tumore e soprattutto vedere se il muscolo è o meno coinvolto. La presenza di coinvolgimento muscolare è fondamentale per stabilire il tipo di approccio terapeutico (farmacologico vs chirurgico).

Consigli pratici:
a) sottoporsi, se asintomatici, almeno una volta l’anno ad esame urine
b) evitare, per quanto possibile, esposizioni a fattori favorenti l’insorgenza del tumore
c) pretendere la lettura dell’esame citologico dall’anatomo-patologo
d) rivolgersi se necessario a centri di uropatologia dedicati

L’argomento della prossima puntata riguarderà la tubercolosi.
L’appuntamento è per domenica 17 maggio!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

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L’argomento di oggi è:

Le patologie linfo-proliferative

di Piero Alò

Le malattie linfoproliferative sono un gruppo di malattie derivate dalla proliferazione, per lo più tumorale, di una popolazione di cellule appartenenti al sistema linforeticolare.

Si manifestano 7500-8000 nuovi casi all’anno, la cui incidenza in Italia si attesta su 3 casi ogni 10000 abitanti.

Rispetto all’età anagrafica l’incidenza è bassa nelle persone troppo giovani (meno di 10 anni) o negli anziani (maggiore di 60 anni), mentre il picco di manifestazione lo si trova verso la seconda-terza decade di vita, con maggiore incidenza nell’uomo rispetto alla donna.

Le malattie linfoproliferative possono essere brevemente definite nel modo seguente:

● Le neoplasie linfoidi comprendono un gruppo eterogeneo di entità. In molti casi, ma non in tutti, l’aspetto delle cellule neoplastiche richiama da vicino quello di un particolare stadio della normale differenziazione linfocitaria.

● Le neoplasie mieloidi derivano dalle cellule staminali ematopoietiche che danno origine a cellule della linea mieloide (cioè eritroide, granulocitaria e trombocitaria). Si riconoscono tre categorie di neoplasie mieloidi: leucemie acute mieloidi, in cui nel midollo osseo si accumulano cellule progenitrici immature; sindromi mielodisplastiche, associate ad ematopoiesi inefficace e alla conseguente citopenia nel sangue periferico; e disordini mieloproliferativi cronici, in cui l’aumentata produzione di uno o più elementi mieloidi terminali differenziati (ad esempio granulociti) porta di solito ad un aumento delle conte cellulari nel sangue periferico.

● Le istiocitosi sono lesioni proliferative degli istiociti che comprendono rare neoplasie che si presentano come linfomi maligni. Una speciale categoria di istiociti, detti cellule di Langerhans, danno origine a uno spettro di lesioni neoplastiche, alcune delle quali si comportano come tumori maligni disseminati, altri come proliferazioni localizzate benigne.

Questo gruppo prende il nome di istiocitosi a cellule di Langerhans.

I fattori associati ad un aumentato rischio di insorgenza di istiocitosi sono l’età avanzata, il sesso maschile, la razza bianca e lo stato socio-economico avanzato.

Per la diagnosi di tali malattie è necessario un emocromo ed esami ematochimici completi, un RX torace, un eco-addome e una biopsia linfonodale.

Per stabilire una corretta prognosi bisogna valutare alcuni aspetti fra cui la presenza di determinati sintomi e la presenza contemporanea di altre malattie.

Ognuno di noi può adottare dei comportamenti che riducano le possibilità di avere queste malattie:

- dicendo di no al fumo;

- privilegiando un’alimentazione corretta;

- evitando esposizioni continue protratte a radiazioni ionizzanti;

- facendo attività fisica;

- sottoponendosi a controllo medico urgente in presenza di un ingrossamento linfonodale non dovuto ad infezione in atto.

Tuttavia per le malattie linfoproliferative non esiste a tutt’oggi, purtroppo una vera e propria prevenzione.

L’argomento della prossima puntata riguarderà il tumore della vescica.
L’appuntamento è per domenica 10 maggio!

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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

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