San Lucido

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Abbiamo imparato a conoscere il Gruppo giovani prima durante la campagna elettorale di un anno fa a sostegno della lista capeggiata da Antonio Staffa, vincitrice alle elezioni, e poi nella preparazione delle manifestazioni dell’estate scorsa. Sono giovani ma non tutti li considerano tali. Già all’indomani del verdetto elettorale, ma ancor prima, nell’era dei comizi, qualcuno li chiamava giovani sì, ma tra virgolette, come per dire che tanto giovani poi non sono. Tra questi, Franco Nunziata, che fa tuttora generosamente uso del “cosiddetti” quando si tratta d’indicarli. L’ultima occasione s’è presentata ieri. Nunziata ha inviato ai giornali la classica nota, e i giornali l’hanno pubblicata. E riecco i cosiddetti giovani.

Nunziata, che interviene in qualità di “dissidente del Pd”, titolo coniato all’occorrenza, critica le modalità attraverso le quali è stato organizzato dall’amministrazione comunale l’incontro-dibattito del 23 aprile scorso, definendolo «l’ennesima presa in giro per la cittadinanza», «un monologo» del sindaco, «un appuntamento propagandistico» al quale erano presenti «solo gli addetti ai lavori ed i fans dell’amministrazione, una sola parte del paese, massimamente fatta scendere dalla zona Varco». Nunziata lamenta inoltre il fatto che l’opposizione non sia stata «espressamente invitata» a partecipare all’incontro, «ed è per questa scorrettezza che la minoranza non ha inteso presenziare ad un monologo così come, di fatto, è stato e si è risolto il cosiddetto dibattito». In sala, tuttavia, c’è chi ha avvistato le facce di Pietro Covelli e di Gianluca Veltri, rispettivamente i segretari del Partito dei comunisti italiani e di Rifondazione comunista, rappresentati all’opposizione. Saranno stati invitati?

Ma il Gruppo giovani cosa c’entra con tutto questo? C’entra perché c’era e, avendo partecipato all’incontro, considera «grave che parli di un monologo Nunziata che era assente». La manifestazione, che è durata oltre tre ore, ha dato spazio, oltre che alla lunga relazione iniziale del sindaco, anche agli interventi degli assessori Francesco Calvano per i lavori pubblici, Antonella Gioia per la cultura e le politiche sociali, Franco Salerno per il personale e l’ex Onpi, Renato Filippo per le attività produttive, Carmelo Sciammarella per gli affari rurali, del vicesindaco Francesco Sgroi e del presidente del consiglio Giuseppe Moramarco. Dal pubblico hanno invece preso la parola il sindaco dei ragazzi Valentina Sarpa, Franco Filippo, don Raimondo Verduci, Floriana Chiappetta e Francesco Giachetti. Più che un monologo, dunque, è stato un plurilogo.

Il Gruppo giovani, chiedendosi se Nunziata parli «a titolo personale o a nome di un gruppo», ritiene ch’egli abbia «mancato per la seconda volta – dopo il primo incontro tra amministratori e cittadini, che ha avuto luogo nel luglio 2008 – l’occasione di potersi confrontare direttamente con la giunta e coi gruppi che la sostengono», come quello dei giovani appunto. «Avrebbe potuto intervenire come hanno fatto molti altri e chiedere spiegazioni. C’eravamo tutti. Quella poteva essere l’occasione per Nunziata per avere risposte e non sempre attraverso la stampa».

Il Gruppo giovani gli ricorda poi che «le decisioni unilaterali sono prese dal sindaco e dall’amministrazione democraticamente elette, se ne faccia una ragione» e che «non esistono cittadini del Varco o del centro, ma solo cittadini di San Lucido. Proponiamo che il prossimo incontro-dibattito sia fatto in località Varco». Riguardo agli inviti all’opposizione, il Gruppo giovani ricorda che «la minoranza ha occasione di esprimersi in consiglio comunale, per cui non ha bisogno d’invito. I consiglieri sono prima di tutto cittadini, per cui invitati come da manifesto».

Nunziata aveva concluso il suo intervento sostenendo che «impegnarsi per i problemi del paese costituisce un dovere di ogni amministratore, quanto meno in cambio di una indennità di carica, soprattutto da quelli che precedentemente erano disoccupati», commetando la scelta della giunta Staffa di rinunciare al 40 per cento della propria indennità mensile al fine di rimpinguare il capitolo di bilancio per le politiche sociali, giunto a quota 21mila euro. Anche su quest’argomento arriva la replica del Gruppo giovani: «Indennità e guadagni sono il motivo comune degli articoli di Nunziata. Gli amministratori hanno rinunciato al 40 per cento per il fondo sociale, cosa mai successa prima. L’amministrazione, a quanto pare, guarda solo ai risultati».

Quella del 23 aprile è stata per l’amministrazione comunale di San Lucido una serata fuori dal comune. Geograficamente parlando. Una serata fuori dal comune per incontrare la gente ad un anno dalle elezioni che hanno portato Antonio Staffa dritto sulla poltrona da primo cittadino, lasciata vuota dal commissario prefettizio Carlo Ponte e ancor prima dall’ex sindaco Carlo Borsani. Affiancato dal vicesindaco Francesco Sgroi e dagli assessori Francesco Calvano, Antonella Gioia, Franco Salerno, Renato Filippo e Carmelo Sciammarella, Staffa ha aperto intorno alle ore 19 l’incontro-dibattito, che si è poi protratto per oltre tre ore. Lo stesso tempo era stato necessario quando, nel luglio 2008, l’amministrazione, insediatasi da tre mesi, aveva incontrato per la prima volta i cittadini.

Dopo il sindaco, tutti gli assessori e il presidente del consiglio Giuseppe Moramarco hanno preso la parola, ognuno per rendere noti i compiti già svolti e quelli che ancora attendono nello zainetto. In più, alcuni sono intervenuti dalle fila del pubblico, stipato nella sala polifunzionale.

Ma torniamo alla relazione del sindaco. «Dopo un anno di lavoro abbiamo voluto incontrare la cittadinanza – ha esordito Staffa. È stato un anno molto difficile, però abbiamo lavorato e dato il massimo». Il primo cittadino ha focalizzato il suo discorso su una serie di punti, in molti casi replicando alle accuse che nel corso di questo primo anno d’amministrazione la minoranza ha rivolto alla sua squadra. Più volte Staffa ha sottolineato, per esempio, che «le porte del comune sono state sempre aperte; abbiamo cercato – ha sostenuto – di venire incontro alle tante esigenze della cittadinanza. Certo non per tutte ci siamo riusciti, ma abbiamo molto in programma. Anche noi non siamo del tutto soddisfatti perché dobbiamo ancora vedere i frutti di questo grosso lavoro». L’opposizione ha infatti più volte puntato il dito contro la maggioranza, ravvisando una certa «chiusura» nel suo atteggiamento. Motivo delle rimostranze è stata per esempio la regolarizzazione dell’accesso al municipio da parte del pubblico.

Allo stesso modo, Staffa ha ribadito a più riprese che la sua è una squadra «vivace», come usa spesso definirla, ma «compatta»; una maggioranza che perciò non correrebbe il rischio di sbriciolarsi sotto la spinta dei contrasti interni. «Per qualcuno saremmo dovuti cadere subito: prima dopo pochi giorni, poi dopo pochi mesi. Non saremmo nemmeno dovuti arrivare a mangiare il panettone di Natale e la colomba di Pasqua, invece siamo qui e ci proponiamo a voi con la forza di un anno fa. In questo periodo, i nostri avversari ci hanno creato difficoltà, abbiamo superato un percorso ad ostacoli. C’è stato un accanimento esasperato nei confronti di questa maggioranza, soprattutto nel primo periodo. Oggi invece iniziano a parlare male di noi, sostengono che abbiamo degli interessi. Ma gli atti sono a disposizione di tutti, cittadini e minoranza, e tutti possono vederli: risponderemo a chiunque, per qualsiasi chiarimento. E se qualcuno sbaglia, non è detto che debba per forza restare in quest’amministrazione. Si può dimettere e se ne può andare. Non si può buttare l’acqua sporca e il bambino, perché in questo progetto abbiamo creduto e stiamo lavorando per il bene del paese».

Staffa si è dunque augurato che da qui al secondo anniversario s’instauri un clima «più sereno. È arrivato il momento di sentire l’amministrazione come quella di tutti e di capire se si lavora o no nell’interesse dell’Ente. Se tra quattro anni penserete che non l’avremo fatto, non ci candideremo o non ci voterete», ha detto il primo cittadino. Non sono mancate poi le battute sul più classico degli addebiti sul conto degli amministratori in carica: quello di essere inesperti in fatto di gestione di un ente pubblico. È questo uno dei cavalli di battaglia dell’opposizione, ch’è formata in gran parte da politici che hanno una lunghissima esperienza alle spalle, il cui esordio si perde oramai nella notte dei tempi, come per Mario Amendola, Roberto Filippo e Roberto Pizzuti. «Irregolarità» e «illegittimità» negli atti amministrativi sono da questi continuamente segnalate, tanto che, se per gioco dovessimo stilare una classifica dei termini più utilizzati in politica nell’ultimo anno, sarebbero senz’altro questi a piazzarsi ai primissimi posti.

Dall’accusa la maggioranza non s’è mai difesa molto strenuamente, sostenendo che la fase iniziale è pur sempre quella del rodaggio. Oggi però la squadra di Antonio Staffa, dichiarando ufficialmente concluso il periodo introduttivo («Oggi, a distanza di un anno, abbiamo una visione complessiva dell’Ente»), sfoggia i risultati raggiunti. «Abbiamo dato il massimo. I numeri parlano chiaro. Da un bilancio di previsione di 7milioni di euro nel 2008, siamo passati a 14milioni di euro nel 2009. Esattamente il doppio. Quest’amministrazione ha ottenuto quest’anno finanziamenti da parte degli organi superiori per un milione e 650mila euro. E siamo persone “inesperte”», ha detto il sindaco, con un filo d’ironia.

Per il resto, il suo intervento è stato incentrato in larga parte sui temi delle finanze e dei lavori pubblici. «Abbiamo vigilato e vigileremo sulle spese e il bilancio perché solo così si possono fare scelte forti. L’evasione e l’elusione sono molto alte. Bisogna intervenire sui tributi per pagare meno», ha detto Staffa, per poi passare ad elencare le iniziative promosse, tra cui la creazione delle commissioni consiliari, l’adozione del nuovo piano di viabilità, gli interventi sulle opere pubbliche. Entro l’estate, sono previsti inoltre lavori sulle strade e sulla rete d’illuminazione rurali e urbane e dovranno essere portati a compimento i lavori al porto e al lungomare.

Dopo Staffa, gli assessori hanno illustrato nello specifico l’attività amministrativa, ognuno per il proprio ramo. Si sono quindi susseguite le relazioni di Francesco Calvano per i lavori pubblici, Antonella Gioia per la cultura e le politiche sociali, Franco Salerno per il personale e l’ex Onpi, Renato Filippo per le attività produttive, Carmelo Sciammarella per gli affari rurali, del vicesindaco Francesco Sgroi e del presidente del consiglio Giuseppe Moramarco. Dal pubblico hanno invece preso la parola il sindaco dei ragazzi Valentina Sarpa, Franco Filippo, don Raimondo Verduci, Floriana Chiappetta e Francesco Giachetti.

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Grazie al mio amico Umberto per le foto.

Poco più di cent’anni fa, il terribile terremoto di Messina e Reggio Calabria stese fino a San Lucido i suoi tentacoli di distruzione e ne rase al suolo il castello feudale, quell’imponente palazzo fortificato dal quale almeno quattro volte nel corso dei secoli è passata la Storia. Qui fu proclamata la prima crociata per l’intera Calabria. Da qui partì la marcia contro Manfredi per volontà di papa Clemente IV. Qui fu riconosciuta la congregazione fondata da San Francesco di Paola. E qui nacque Fabrizio Ruffo, colui che avrebbe poi guidato la rivoluzione sanfedista.

Il castello ha visto insomma i suoi aristocratici inquilini toccare tappe fondamentali della storia calabrese e italiana; tuttavia dal 1908 è un luogo senza occhi e senza orecchie. Nulla è più accaduto nelle sue stanze, perché esse, abbandonate dai nobili, si sono aperte a visitatori occasionali tutt’altro che dalle buone intenzioni, i quali di tanto in tanto ne hanno varcate le soglie per depredare il palazzo di beni, magari quadri e suppellettili. Dopo il terremoto, quindi, gli unici ad aver messo piede nel castello sono stati ladri e ladruncoli, ai quali da sempre si aggiungono i curiosi, con la smania di vedere i ruderi da vicino e di verificare se davvero ci sono botole che, come dicono, si aprono non appena ci poggi piede e poi ti fanno fare un volo tremendo, giù fino ai sotterranei.

Pur abbandonato, invaso, saccheggiato e dimenticato, il castello di San Lucido non ha tuttavia perso il suo appeal, continuando ad esercitare il suo fascino tramite i libri che lo ricordano e gli occhi di coloro che, visitando il paese, hanno ammirato le sue rovine alte sul mare. Tramite le mani di chi, come il maestro artigiano Franco Petrungaro, ne ha realizzato una miniatura, e tramite le commemorazioni. Come quella del 1999, quando l’amministrazione comunale volle apporre una targa ai piedi dell’antico ponte in pietra che ricorda almeno uno dei motivi, la nascita del cardinale Fabrizio Ruffo, per i quali il castello feudale costituisce di diritto un luogo d’indiscussa rilevanza storica. Qualche giorno dopo, qualcuno sporcò la targa di spray nero, nel tentativo di cancellare quanto di significativo è avvenuto. Qualcun altro, in seguito, ripulì la targa dalla vernice. E con essa la memoria.

L’entourage dell’attuale amministrazione comunale, guidata da Antonio Staffa, ha oggi un piano per il castello, pensato per ripopolarne le stanze, almeno quelle vagamente recuperabili, e a fare del palazzo un punto d’attrazione turistica e di riferimento per il mondo della cultura. Si tratta di attuare una serie di interventi finalizzati ad assegnare al castello un «ruolo di polarità d’eccellenza del territorio», come si legge nel progetto preliminare stilato dall’architetto Elio Furioso, responsabile del settore lavori pubblici dell’ufficio tecnico comunale.

Gli ambienti del palazzo, una volta ristrutturati, dovrebbero essere destinati ad un utilizzo di tipo culturale, con la creazione di spazi dove tenere manifestazioni e allestire un museo. Tuttavia soltanto una volta completate le operazioni di bonifica e di messa in sicurezza dell’intero edificio verrà definita l’esatta destinazione d’uso dei vari ambienti. Essi saranno resi raggiungibili attraverso percorsi a cui si accederà da tre punti e lungo i quali si apriranno punti panoramici che daranno da una parte sul mare e dall’altra sul centro storico. Infine un sistema di luci valorizzerà gli scorci più suggestivi e renderà nel contempo sicuri gli ambienti.

Gli interventi da effettuare per ottenere il risultato finale sono stati suddivisi, nel progetto, fra tre cantieri, in modo da poter usufruire in tempi brevi di alcuni spazi almeno e restituire prima possibile alla collettività sanlucidana luoghi che «per troppo tempo le sono stati negati».

Il progetto preliminare è stato approvato dalla giunta comunale il 18 marzo scorso con la delibera numero 74. Contestualmente è stata avviata la procedura per gli espropri, per i quali il comune ha stanziato 2mila euro circa.

Immediata la reazione all’atto dell’esecutivo da parte dei consiglieri d’opposizione Roberto Pizzuti e Loredana Pastore del gruppo Direzione San Lucido che, ravvisando alcuni nei nella delibera, la ritengono «illegittima» e ne hanno richiesto formalmente la revoca e l’annullamento immediati. «Non credo che i rilievi tecnici sollevati siano fondati e comunque possono essere sanati – replica il sindaco Staffa – perciò secondo me la questione è politica. La nostra è una scelta programmatica. Forse i consiglieri non ritengono sia giusto acquisire al patrimonio dell’Ente e ristrutturare un castello di quest’importanza».

L’iter comunque è ancora allo start. La realizzazione dei lavori (responsabile del procedimento è Emilio Petrungaro) dipende infatti dalle decisioni della Regione Calabria, che dovrà finanziare l’intervento di «riqualificazione e recupero dell’antica Rocca Nicetina» per 3milioni e 700mila euro (ai quali, come si diceva, si aggiungeranno fondi comunali per 2mila euro circa, finalizzati al risarcimento degli espropri). È una cifra astronomica, senza dubbio; ma è quella che serve per liberare dalle erbacce e dall’incuria un luogo di estremo interesse. Non soltanto per San Lucido, ma per la Calabria intera.

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Da Verso il futuro un’analisi a trecentosessanta gradi della vita cittadina. Il movimento politico si è riunito lo scorso giovedì 29 gennaio per l’investitura dei vertici. Gli aderenti, con voto unanime, hanno confermato Salvatore Minervino nella carica di coordinatore e Roberto Sgroi in quella di vice. Farà da cassiere Marcello Malito.

Una nota stampa informa sui contenuti della riunione. «Si è discusso dei problemi della vita cittadina, rivolgendo un’attenzione particolare alla situazione politico-amministrativa. In particolare – si legge nel documento – salvatore minervinoè emersa la gravità della situazione economica in questo paese (e in tutt’Italia)». Alla luce di ciò, il movimento di Minervino invita l’amministrazione comunale «a mettere in moto tutti i meccanismi per impedire che danni irreparabili possano abbattersi sulla fragile economia locale». Nel corso dell’assemblea, è stata inoltre espressa «viva preoccupazione per il numero crescente di disoccupati, specialmente nel settore commerciale, in favore del quale chiediamo che l’amministrazione comunale faccia un sacrificio e detassi del 50 percento i contributi per l’acqua e la spazzatura (almeno per il 2008 o il 2009), così da far respirare gli addetti ai lavori».

Si è discusso poi di lavoratori di pubblica utilità, socialmente utili e co.co.co. Verso il futuro attende in proposito «serie risposte da parte dell’amministrazione per questi lavoratori, che sono ormai la forza trainante dei comuni, senza tentennamenti». Il movimento invita inoltre l’amministrazione «ad affrontare in modo incisivo» le problematiche relative all’ex Onpi, «in riguardo al quale vige il silenzio assoluto», al lungomare, al ripascimento della spiaggia e a lavorare da subito ad una «seria programmazione estiva». «Su queste problematiche – promette il movimento – torneremo in modo più dettagliato in futuro».

Intanto, «un plauso a quest’amministrazione per aver risolto dopo quattro anni il problema dell’illuminazione: è bastato un serio interessamento del vicesindaco Francesco Sgroi per evitare seri pericoli che avrebbero messo a repentaglio l’incolumità dei cittadini. C’è da tremare al pensiero che dopo quattro anni la zona Pollella si è illuminata dopo quattro giorni dall’interessamento del vicesindaco. Altro che bassa tensione e nuovi contratti Enel. Tutte balle».

Inoltre, Verso il futuro suggerisce all’amministrazione comunale, «per un ottimo andamento della stessa», di istituire le commissioni consiliari, «per far sì che ai cittadini sia garantita la più ampia trasparenza».

Prima di concludere la riunione, l’assemblea si è soffermata sulle tematiche dell’edilizia pubblica e privata. Si è cominciato con quella pubblica: «In primis il cimitero. Il movimento è molto soddisfatto di come procedono i lavori. Ricordiamo a noi stessi che la civiltà di un paese si rispecchia, per noi, nell’attenzione data a cimiteri e ambienti sportivi. Non a caso abbiamo menzionato anche la piscina. Speriamo che in questo paese ci sarà anche la possibilità di avere un palazzetto dello sport».

Dunque la discussione è prseguita sull’edilizia privata. «Abbiamo già scritto che per l’occupazione siamo speranzosi che riaprano e si inaugurino vecchi e nuovi hotel e alberghi, ai quali sono state rilasciate le licenze. Invitiamo per questo l’amministrazione ad essere vigile, a far rispettare tempi e destinazioni d’uso. Ritorneremo ancora a discutere di questi argomenti importanti per San Lucido, per i suoi cittadini, che devono essere informati in modo completo su quello che potrebbe accadere a loro insaputa».

Infine il movimento Verso il futuro ha rivolto «un augurio di buon lavoro alla dottoressa Floriana Chiappetta per la sua elezione a segretario del Partito democratico sanlucidano». E per concludere: «All’amministrazione comunale garantiamo un corretto sostegno, come corretto è stato il suo comportamento nei confronti del nostro movimento politico».

Sarà stato per assicurare una certa continuità ai lavori del consiglio, ma lo scontro tra le parti è stato il grande protagonista anche durante la discussione dell’ultimo punto all’ordine del giorno, così come di quello precedente. Tra l’uno e l’altro, tutto un fiorir di richieste di dimissioni.

Mario Amendola ha da pochi minuti chiesto le dimissioni del consigliere di maggioranza Albino Sessa, quando il collega Roberto Pizzuti, prendendo la parola dalla poltrona accanto, chiede quelle dell’assessore Renato Filippo. Ma Pizzuti era stato preceduto proprio da Sessa, che aveva auspicato le dimissioni di Amendola e del compagno Roberto Filippo. Se tutti i desideri espressi fossero stati infine esauditi, avremmo potuto contare ben quattro dimissioni nello spazio di un’ora. Ma le cose sono andate diversamente: né in maggioranza, né all’opposizione si sono verificati abbandoni di poltrone. Certamente in diversi momenti s’è avuta l’impressione che stesse per volarne qualcuna, ma neanche questo è avvenuto. Trionfo del self control.

L’ultimo argomento di discussione all’ordine del giorno è succulento. Si parla delle missive che il consigliere di maggioranza Albino Sessa ha inviato, nel mese di dicembre, a diversi uffici municipali, lamentando una serie di circostanze e parlando di dissapori con l’assessore Antonella Gioia. Le lettere, arrivate tra le dita dei consiglieri d’opposizione, giungono all’attenzione degli organi d’informazione locali e infine dei cittadini attraverso la loro pubblicazione. Il gruppo di minoranza Progetto democratico, rappresentato da Mario Amendola e Roberto Filippo, ha chiesto dunque che la vicenda venisse discussa in consiglio comunale. E così è stato.

L’INTERVENTO DI ALBINO SESSA. «Ringrazio i consiglieri Amendola e Filippo per aver richiesto di inserire questo punto all’ordine del giorno, credendo di creare problemi», afferma Albino Sessa che, rivolgendosi ai due consiglieri, aggiunge: «Potete stare tranquilli perché i problemi sono stati chiariti. Non avete perso tempo a scrivere a testate giornalistiche, pubblicando quelle che erano missive personali. Anche nelle migliori famiglie ci possono essere divergenze. I disguidi sono stati chiariti già il 18 dicembre, due giorni dopo. Con tante richieste che avreste potuto fare su argomenti più importanti, credendo di far cadere questa maggioranza avete chiesto un consiglio su missive vecchie e superate. Chiedo le vostre dimissioni – conclude Sessa – lasciate il posto a chi meglio di voi può svolgere il vostro lavoro», conclude il consigliere di maggioranza, parlando di violazione del «segreto professionale» sugli atti amministrativi.

LE RAGIONI DI PROGETTO DEMOCRATICO. Ma i diretti interessati, dietro i banchi dell’opposizione, sogghignano, durante e dopo l’intervento di Sessa. «Vorrei sorridere e non rispondere – dice Amendola – ma siccome il punto all’ordine del giorno l’abbiamo chiesto noi, abbiamo il dovere preciso di spiegare perché. Non vogliamo fare nessuna speculazione, nessuno sciacallaggio. Noi – precisa il capogruppo di Progetto, rivolgendosi a Sessa – abbiamo il diritto e il dovere di sapere la verità sulle accuse pesantissime che hai lanciato nei confronti di un altro consigliere comunale. Non abbiamo violato nessun segreto perché non si trattava di un documento riservato. Anzi sarebbe dovuto arrivarci per posta. Hai screditato tu la tua amministrazione, non noi. Questa lettera avrebbero dovuto mandarla alla Procura della Repubblica di Paola. Sei arrivato a dire che ti hanno buttato una bottiglia di acqua in viso e poi trovano la scusa che hanno bevuto vino. E’ un fatto gravissimo». Per Amendola e Roberto Filippo quelli citati sono fatti di rilevanza pubblica, dunque non coperti da alcun «segreto professionale».

L’INTERVENTO DI PIZZUTI. Li appoggia Pizzuti: «Stiamo attraversando un momento buio di questo consiglio e della storia di San Lucido. Fa male al cuore leggere affermazioni gravissime che espongono il nostro paese al pubblico ludibrio», sostiene. Poi l’ennesima richiesta di dimissioni: «Sono costretto a chiedere fermamente le dimissioni dell’assessore Renato Filippo e, nel caso in cui queste non dovessero venire, chiedo al sindaco di prendere provvedimenti. Non intendo entrare nel merito della faccenda Sessa-Gioia perché sono cose che succedono. Non si può leggere che un assessore di San Lucido aveva qualche bicchiere di vino in più. Mi vergogno di essere sanlucidano e di appartenere a questo consiglio».

LA DIFESA DI RENATO FILIPPO. Ma Renato Filippo non intende abbandonare il suo posto in giunta: «La versione del consigliere Sessa è stata ampiamente dibattuta – precisa – tant’è vero che la faccenda è stata chiarita al di fuori del consiglio comunale. E’ stato solo un malinteso, e non penso che sia la prima volta. So che negli anni scorsi è successo pure di peggio. Non mi dimetto, chiedo solo una rettifica di quello che è stato pubblicato. A offesa dovranno seguire scuse di ugual misura».

LA REPLICA DI STAFFA. Da parte sua, il sindaco Antonio Staffa, appuntate due o tre dichiarazioni altrui sull’agenda, prende la parola per replicare prima a Pizzuti: «Non credo che stiamo passando un periodo buio, anzi c’è vivacità e democrazia. I consiglieri esprimono il loro pensiero e quando succede questo possono nascere dei diverbi», poi ad Amendola: «Questo punto è stato inserito all’ordine del giorno da una parte della minoranza, ma ognuno si prende la responsabilità di quello che chiede. Penso sia stato di cattivo gusto fare una richiesta che sicuramente aveva l’intenzione di inclinare una maggioranza che nasce eterogenea, che è vivace ma unita. In passato sicuramente non era così, per cui abbiamo assistito ad un appiattimento. La cittadinanza è sicuramente più interessata ad altre cose. Nella lettera del consigliere Sessa sono riportati avvenimenti di vita privata che non riguardano i cittadini e non hanno rilievo per la vita pubblica. Abbiamo voluto inserire il punto per democrazia, ma non siamo d’accordo. Qui di politica non c’è nulla, sono fatti personali, peraltro chiariti immediatamente».

LA MEDIAZIONE DI SGROI. Segue a ruota il vicesindaco Francesco Sgroi che, vestiti gli abituali panni da mediatore tra maggioranza e opposizione, dichiara: «La minoranza dà sempre un contributo prezioso al consiglio comunale, su questo sono pienamente d’accordo. Le discussioni ci sono, anche accese, ma sono costruttive al massimo. Però mi associo a quello che ha detto il sindaco: io, a parti invertite, questo punto all’ordine del giorno non l’avrei mai chiesto perché non riguarda gli interessi della collettività. Avrei chiesto di parlare di altre cose più importanti».

LE RASSICURAZIONI DI GIOIA. In conclusione di seduta, l’assessore Gioia tranquillizza tutti: «Il diverbio con il consigliere Sessa si è chiarito dopo due giorni. Abbiamo avuto un contrasto di vedute che è stato costruttivo. Penso che in futuro succederanno ancora queste cose, perché è bene che ognuno esprima il proprio punto di vista. Non si è trattato di un fatto che potesse interessare in alcun modo i cittadini perché è una questione privata subito chiarita, altrimenti – dichiara – avrei risposto anche a mezzo stampa».

ULTIME BATTUTE. Ma Amendola insiste sul fatto che lo scontro Sessa-Gioia rappresenta un fatto di interesse pubblico. L’ultima parola è di Franco Salerno: «Non ci spaventate attaccandoci su queste cose: sono state già risolte al nostro interno».

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Quanto pacifico è stato il dibattito tra le parti per quanto riguarda le case popolari, tanto acceso lo scambio di vedute – lo si chiami così – sul punto successivo, riguardante il «clima ambientale di intimidazione e di calunnie coperte da anonimato in atto nel comune di San Lucido», come definito nell’ordine del giorno.

LE CASE POPOLARI. La buona notizia è che le case popolari potrebbero essere presto consegnate agli aventi diritto, dal momento che il comune ha già redatto una graduatoria provvisoria. La cattiva notizia è che bisognerà attendere che l’Agenzia territoriale per l’edilizia residenziale pubblica (Aterp) stili quella definitiva, che proceda all’assegnazione degli appartamenti e infine che li ristrutturi, essendo abbandonati a se stessi da decenni.

Secondo quanto riferito al consiglio dal sindaco Antonio Staffa, l’argomento case popolari ha fatto discutere le televisioni locali, la cui attenzione sul caso è stata richiamata da una cittadina che da troppo tempo attende la consegna di un alloggio. «San Lucido è andata a finire su Ten e su RaiTre – fa sapere Staffa all’assise – grazie all’intervento di una cittadina sanlucidana che aspettava da tempo questi alloggi. Ci sembrava giusto perciò comunicare al consiglio l’iter del procedimento». Approvato il 29 settembre dello scorso anno lo schema di convenzione con l’Aterp, si attende ora che l’Agenzia lo sottoscriva e che compia una serie di passaggi, fino alla graduatoria definitiva e alla consegna e ristrutturazione degli alloggi. «Probabilmente verrà presto fatto, in quanto l’intervento della televisione ha permesso che si ripulisse il piazzale. Dunque l’intervento di questa cittadina è stato positivo», sostiene Staffa, che evidenzia inoltre: «Dopo dodici giorni che l’Aterp ci sollecitava, abbiamo approvato lo schema di convenzione. E’ il caso di ricordare che l’Aterp aveva fatto comunicazione nel ‘99, 2001, 2002, 2003, 2007».

«Quando si fa una cosa è sempre poco per questo paese – afferma Mario Amendola dai banchi dell’opposizione. Ci fa immensamente piacere che l’amministrazione si stia prodigando per l’assegnazione delle case». Il capogruppo di Progetto democratico inoltre chiede in quali condizioni si trovano gli alloggi; Staffa risponde che «all’interno non sembra ci siano danni. Possiamo immaginare che sia tutto come alla consegna».

DANNEGGIAMENTI E VOLANTINI. Tutt’altro clima in Assise durante la discussione del quinto punto, riguardante i danni alle proprietà di alcuni consiglieri e i volantini anonimi diffusi tra la cittadinanza. Fatti questi che «denigrano purtroppo coloro che hanno cercato prima di noi di dare un’identità pulita al nostro paese», dichiara il presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco, introducendo il dibattito sull’argomento. «Spero con tutto il cuore – si augura quindi – che i colpevoli possano essere trovati. La nostra società è sana e deve distinguersi come tale. Questo è il mio auspicio per il futuro».

Dopo di lui, il consigliere di maggioranza Albino Sessa, bersaglio di un volantino, nel leggere un documento che verrà poi allegato al verbale della seduta, parla di «attacchi vili alle persone», «non per condannare eventuali brogli o scorrettezze politiche, ma tesi a discreditare l’onore, l’orgoglio, l’operato e l’operosità di chi lavora e di chi si presta a titolo gratuito per migliorare San Lucido». Sessa nota che «un simile attentato è potuto scaturire solo da qualcuno che è vicino. Sono state citate parole dette da me e solo chi era a conoscenza le poteva sapere». «Finora – si difende il consigliere – ho cercato di apportare il mio modesto ed onesto contributo. Se qualcuno crede il contrario, si faccia avanti e non vigliaccamente sparli di notte e alle spalle. Invito tutto il consiglio comunale, maggioranza e minoranza, all’impegno comune per giungere all’obiettivo dello sviluppo di San Lucido, emarginando chi butta fango sull’operato di quest’amministrazione».

Ma, nel suo intervento, Sessa parla anche di «clima di intimidazione, con un profondo imbarbarimento della vita politica. Anche in qualche consiglio comunale si è tenuto un atteggiamento scurrile, secondo me non corretto e coerente con quello che dovrebbe essere lo status di consigliere, nei confronti del direttore generale».

E proprio su queste parole si scatena il putiferio. Amendola chiede «quali sono stati gli atteggiamenti scurrili nei confronti del segretario», osserva che «se uno ha atteggiamenti scurrili non è degno di stare in consiglio comunale», non ricorda di averne mai visti in assise e, rivolgendosi con toni alquanto accesi a Sessa, criticandone le affermazioni, afferma: «Ti prego di mandarmi la cassetta dove sono espressioni scurrili e mi dimetto subito, se no dovrai farlo tu».

L’intero periodo incriminato viene infine cancellato dal documento su proposta di Staffa, «in modo tale da uscire in maniera unanime sulla condanna del clima dell’ultimo periodo. Altrimenti si svuota di significato il punto. Non ha senso condannare determinati atteggiamenti e poi entrare in polemica. E’ importante che il consiglio comunale che rappresenta tutta la cittadinanza condanni questo clima. Per prevenire questi atteggiamenti, chi li compie deve sapere che tutti quanti siamo contrari».

(continua…)

Approvazioni scontate. Comunicazioni di servizio. Proclami retorici. Sarebbero dovuti essere questi gli unici ingredienti del consiglio comunale del 26 gennaio scorso, stando all’agenda dei lavori. Dunque una seduta tutto sommato tranquilla, eccetto il pepe aggiunto dall’ultimo punto, sul quale si sarebbe dovuto scatenare lo scontro interno alla maggioranza. Ma tutte le previsioni sono state disattese.

INIZIO IN SORDINA. Primo punto, approvazione dei verbali della seduta precedente, quella del 29 dicembre. Inizio in sordina. Il presidente del consiglio Giuseppe Moramarco elenca i verbali da approvare. Dall’opposizione Mario Amendola, capogruppo di Progetto democratico, solleva «con sommo rincrescimento» alcune eccezioni a proposito della mancata modifica di un testo; il collega Roberto Pizzuti, capogruppo di Direzione San Lucido, chiede la revoca di una delibera alla luce dei rilievi della Corte dei conti che si andranno a discutere subito dopo. Motivi questi in base ai quali la minoranza (assente Vittorio Calomeni) vota contro l’approvazione dei verbali. Favorevole la maggioranza.

NUOVE REGOLE SUGLI INCARICHI. Si passa all’adeguamento del regolamento comunale per il conferimento di incarichi sulla base delle determinazioni della Corte dei conti dell’8 gennaio scorso. Tra le altre cose, la Corte impone al comune: «Affinché i provvedimenti di affidamento degli incarichi non rischino di risultare inficiati da vizio di eccesso di potere, occorre che il regolamento prescriva che i singoli bandi debbano assegnare e rendere previamente pubblici riferimenti ponderati precisi ai singoli criteri prescelti, in modo da assicurare comunque la trasparenza e l’oggettiva verificabilità della scelta del soggetto cui conferire l’incarico». La maggioranza di Antonio Staffa chiede al consiglio comunale di «recepire integralmente le eccezioni della Corte dei conti» e di dare indirizzo alla giunta per la modifica del regolamento.

LE OBIEZIONI DELLA MINORANZA. La proposta della maggioranza viene accolta di buon grado dal gruppo Direzione San Lucido, che vota favorevolmente, a patto che «le modifiche apportate al regolamento dalla giunta siano rese note al consiglio affinché ne prenda atto» e che s’intervenga su alcune delibere d’assise collegate al regolamento stesso. Differente la posizione del gruppo Progetto democratico. «Votiamo contro poiché la maggioranza non ha inteso portare in consiglio comunale le determinazioni specifiche ordinate dalla Corte dei conti. Di conseguenza il consiglio comunale non è nelle condizioni di poter deliberare sugli specifici rilievi mossi dalla stessa Corte, ma su intendimenti generici da parte della maggioranza», dichiara Amendola. Egli chiede inoltre alla maggioranza se «ha intenzione di assumere personale esterno per l’organo di direzione politica», il cosiddetto staff, considerato che «il regolamento lo prevede».

NIENTE STAFF PER STAFFA. «Non è nostra intenzione avvalercene – chiarisce il primo cittadino – ma questo è evidente, dal momento che non l’abbiamo fatto. Non ne abbiamo bisogno. Il riferimento agli articoli 90 e 110 sta ad indicare che il regolamento non tratta questa materia». «E’ così – gli dà man forte il vicesindaco Francesco Sgroi. Le collaborazioni in base a tali articoli non sono disciplinate dal regolamento».

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO. Punti tre e quattro: “comunicazione sullo stato d’attuazione del procedimento inerente il Piano strutturale comunale” e “comunicazione sullo stato d’attuazione del procedimento inerente l’assegnazione e la consegna degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”. Sulla carta, due semplici, pacifiche, miti informative al consiglio. Nei fatti, altra cosa, almeno per quanto riguarda il primo punto. Sull’informazione al consiglio riguardante le case popolari non c’è – e non ci potrebbe essere, del resto – spazio per la polemica; la stessa cosa non può dirsi per quanto concerne invece il Piano strutturale comunale.

LA RELAZIONE TECNICA. L’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano dà lettura della relazione stilata dall’architetto Elio Furioso, dirigente di uno dei due settori tecnici comunali, incaricato della redazione del Piano e del Regolamento edilizio urbanistico annesso. Nel documento, Furioso scrive che si provvederà ad individuare le figure del geologo e dell’agronomo, indispensabili per la stesura del Piano, entro quindici giorni. Dopodiché verrà dato avvio agli studi preliminari dai quali scaturirà una prima stesura del Piano da adottare in consiglio comunale «entro il termine presunto della fine di marzo 2009»; man mano si seguirà dunque l’iter, fino all’adozione definitiva che dovrà avvenire entro il 19 giugno 2010.

I DUBBI DELL’OPPOSIZIONE. L’opposizione, da parte sua, nutre dubbi essenzialmente sui tempi – che a suo avviso non potranno essere rispettati – e sui costi – che finiranno per lievitare – della redazione del Piano. Visto che «non c’è nessun impegno preciso» sulle scadenze, osserva Amendola, i tempi di adozione del Piano potrebbero non essere rispettati. Il capogruppo di Progetto democratico inoltre sottolinea come il reclutamento tramite concorso di un altro professionista che vada a sostituire Furioso presso l’Utc, renderebbe quest’ultimo un tecnico esterno: ciò farebbe lievitare la sua parcella professionale. Dunque la spesa per la redazione del Piano e del Regolamento urbanistico potrebbe aumentare notevolmente. «Pagheremo per dieci volte», profetizza Amendola. «Non ce la faremo a fare tutto nei tempi e con la somma stabilita (che ammonta a 45mila euro, ndr)», aggiunge Pizzuti. «Diamoci una mossa», esorta quindi.

LA DIFESA DELLA MAGGIORANZA. Ma per l’assessore Calvano non c’è motivo di preoccuparsi: «Faremo il possibile perché il Piano venga redatto entro i termini – assicura. L’impegno in tal senso dell’architetto non è formale, ma faremo di tutto perché venga rispettato. Non penso che siamo così in ritardo o che la situazione sia drammatica come si vuole far pensare alla gente». Rassicurazioni anche da Staffa: «Certamente i 45mila euro stanziati non saranno sufficienti ma certamente non arriveremo ai 110mila del bando che lei aveva fatto», sostiene il sindaco rivolgendosi a Pizzuti. «Per quanto riguarda i tempi, sebbene il termine sia solo presunto, non penso che ce ne andremo al 2010». Non basta tuttavia per convincere Amendola e il collega Filippo: «Sono molto perplesso», afferma il primo. «Mi sta passando la voglia di fare politica», aggiunge il secondo.

LA PARTECIPAZIONE. Polemiche dall’opposizione anche per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini alla redazione del Piano. «Gli altri comuni hanno fatto decine di incontri con la cittadinanza e voi ancora dovete nominare geologo e agronomo. Vogliamo sapere quello che volete fare di San Lucido. In consiglio comunale dobbiamo discutere degli strumenti urbanistici, come si fa da quarant’anni», assicura Amendola, attingendo alla sua innegabilmente lunga esperienza dietro i banchi dell’assise. «In quest’occasione, come si può evincere chiaramente dall’ordine del giorno, che parla di una semplice comunicazione al consiglio, l’amministrazione vuole soltanto informare sullo stato d’attuazione del Piano», replica Staffa. «Intendiamo portare ancora il punto in consiglio comunale, proprio per discutere assieme di quello che vogliamo fare per il paese. Ci aspettiamo un contributo da parte di tutti», ha detto Franco Salerno. «La comunicazione di oggi vuole proprio creare l’opportunità di coinvolgere il consiglio. E’ un atto di rispetto nei confronti dell’assise», ha aggiunto Renato Filippo.

DI’ QUALCOSA DI POLITICO. Il sindaco si è poi rivolto direttamente ad Amendola: «Ha ripetuto cose burocratiche, perdendo un’ottima occasione per dire qualcosa di politico sul Piano. Quest’amministrazione e il sindaco, una volta concluso l’iter, diranno cosa pensano in proposito. In quell’occasione anche lei potrà dire la sua», ha detto Staffa.

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Floriana Chiappetta è stata eletta con le primarie tenutesi oggi segretario del circolo locale del Partito democratico. Staccato di cento voti l’altro candidato Pino De Luca. Questi i numeri:

Floriana Chiappetta – voti 191
Pino De Luca – voti 98
Schede nulle – 37
Schede bianche – 13

Questi invece i risultati della votazione per l’assemblea provinciale:

Lista Cittadini Democratici – voti 177
Lista Democratici del Sud – voti 99
Schede nulle – 41
Schede bianche – 22

Floriana Chiappetta è candidata alla carica di segretario del circolo Pd di San Lucido. La dirigente regionale rettifica quanto pubblicato ieri sugli organi di stampa locali sulla base di una nota di amendoliani e nunziatiani, in merito al voto di oggi. Chiappetta smentisce che Pino De Luca è l’”unico candidato”.

«Esprimo grande meraviglia per la falsa informazione propinata addirittura sulle candidature, pubblicizzando l’esistenza di un unico candidato alla segreteria del circolo di San Lucido per le elezioni primarie di oggi, quando le candidature sono ufficialmente due. Tale intervento, pieno di falsità, è ovviamente frutto del timore di perdere, ma non giustifica un comportamento che va in tutt’altra direzione dei principi e dei valori sani che il Partito democratico vuole riaffermare, per giunta in nome del Partito democratico.

La verità sull’incontro citato è che io non ho mai parlato di liste contrapposte, ma solo di offrire la possibilità a iscritti ed aderenti di esprimere il proprio voto su tutte le candidature da essi stessi legittimamente indicate e di evitare forzati accordi che finirebbero col tradire lo spirito democratico insito nelle primarie. Non ho escluso nessuna possibilità di incontro tra le cosiddette “anime” del partito, anzi ho invitato a costruire tutti insieme un programma politico condiviso dal 26 in poi, purché fortemente incentrato sugli ideali di una politica nuova che fa della democrazia il suo vessillo vero e del rispetto verso la persona il suo itinerario principe.

La mia candidatura è stata richiesta dalla maggior parte della cittadinanza aderente ed iscritta ed io ho accettato con grande spirito di servizio, immaginando di affrontare una competizione serena e rispettosa e di offrire agli elettori una pluralità di scelta non solo su persone ma anche su scelte politiche, che sono evidentemente diverse; e l’intervento fatto a nome di Nunziata, Amendola, Cinelli, Cassano e De Luca dimostra ancora di più quanto questi ultimi siano lontani dalla volontà di costruire quella politica che dicono di voler nuova.

Il Partito democratico che voglio costruire aborrisce tatticismi, imbrogli e strategie meschine e sceglie la via della lealtà, della trasparenza e del rispetto. Il mio programma prevede la costituzione, accanto all’organo direttivo, ma parte integrante dello stesso, dell’organizzazione giovanile, che sarà gestita da un folto numero di giovani professionisti e studenti, e dell’organizzazione delle donne. Donne e giovani sapranno apportare un alto contributo in sensibilità ed idealità per una politica realmente nuova nella nostra comunità».

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Anche Rinascita prende le distanze dalla versione dei fatti resa nota da amendoliani e nunziatiani in merito alle primarie del Partito democratico. «Rinascita è un movimento autonomo, di rinnovamento della politica, conta centinaia di sostenitori di varie estrazioni politiche, tutti stufi, scontenti, angosciati del modo in cui i partiti e quindi la classe dirigente ha finalizzato l’azione politica fino ad oggi», si legge in una nota del movimento.

«Guardiamo con attenzione al nascente Partito democratico, soprattutto se saprà rinnovare sia negli uomini che nel modo di fare politica. Nuovi dirigenti che quotidianamente per passione vivino la politica, che rappresentino esclusivamente gli interessi collettivi e siano capaci di dare un taglio netto al vecchio modo torbido di fare politica. In attesa che ciò avvenga, noi del movimento Rinascita ribadiamo ancora una volta la nostra autonomia: siamo un movimento contro, molto critico versi la politica partitica personalizzata, un movimento che ha posto come prerogativa il rinnovamento ed il ritorno dell’eticità negli uomini che intendono fare politica. Trasparenza, onestà ed interessi collettivi: questi sono i valori in cui crediamo».

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