San Lucido

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Quella del 15 maggio scorso è stata, dal punto di vista elettorale, una giornata piuttosto impegnativa per i sanlucidani. Presso la sala polifunzionale del comune infatti si sono susseguiti i rappresentanti di due diversi schieramenti, i quali hanno proposto all’elettorato le proprie idee sulle competizioni provinciali del 6 e 7 giugno. Prima il Popolo della libertà, con Domenico de Rosa, Basilio Ferrari, Jole Santelli e Loredana Pastore. Poi la lista di centrosinistra di Mario Oliverio, affiancato da diversi candidati del collegio Paola-San Lucido, tra cui quali Graziano di Natale, Antonella Gioia e Francesco Sgroi.

Ecco le foto:

Popolo sovrano Il De Rosa saluto Pdl al femminile Il De Rosa discorso D'accordo Santelli style Chi sorride acconsente Ferrari-De Rosa Applauso Dimenticavo Mario Oliverio a San Lucido Visti da qui Antonella Gioia Francesco Sgroi Va' pensiero Penultima fila Riflettere Ragionamenti politici Sì, è lui Moltiplica per tre Dialogo

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All’assemblea degli iscritti del Partito democratico aperta alla cittadinanza che s’è tenuta ieri nella sala polifunzionale di San Lucido (nel corso della quale s’è tenuto un dibattito sulle tematiche della scuola) hanno partecipato eccezionalmente anche l’assessore provinciale e responsabile Pd per la scuola Donatella Laudadio e la portavoce del segretario provinciale Franco Bruno, Maria Francesca Corigliano. Con loro al tavolo dei relatori, la segretaria cittadina Floriana Chiappetta, il sindaco Antonio Staffa e l’assessore comunale alla cultura, alla scuola e alle politiche sociali Antonella Gioia.

Ha aperto i lavori proprio la segretaria Floriana Chiappetta che, per prima cosa, ha resa nota ufficialmente la decisione del direttivo del partito sulle candidature alle elezioni provinciali del 6 e 7 giugno prossimi. I vertici del Pd locale hanno individuato nella figura di Antonella Gioia, assessore del comune di San Lucido, colei che correrà per il partito nel collegio Paola-San Lucido per la carica di consigliere nell’amministrazione provinciale di Cosenza. «Il direttivo ha vagliato bene l’importanza di questa campagna elettorale. Abbiamo scelto la persona in questo momento più rappresentativa del partito, una persona che ha validamente espresso le sue capacità politiche e amministrative e che sta svolgendo benissimo il suo ruolo. Ecco perché la nostra scelta è ricaduta sull’assessore Antonella Gioia. È stata una scelta unanime che, se approvata questa sera (ieri sera, ndr) dalla direzione provinciale del partito, rappresenterà per noi una candidatura prestigiosissima, capace di dare vero lustro al nostro paese», ha detto Chiappetta.

Gioia, prendendo la parola, ha ringraziato la segretaria Chiappetta e la direzione «per la fiducia. Metterò tutto il mio impegno per assolvere al meglio questo importante compito. Certo non mi sarei mai aspettata che solo a un anno dal lavoro amministrativo sarei stata chiamata in campo per questo compito – ha detto Gioia. Questo inizialmente mi ha messo paura. Il Pd di San Lucido invece ha voluto candidare me. Metterò grinta e entusiasmo al servizio del partito, per dimostrare che ci siamo, che siamo forti e uniti».

Entrando poi nel vivo del dibattito sulla scuola, Chiappetta ha motivato l’iniziativa sostenendo che «il Pd vuole uscire dall’autoreferenzialità dei partiti tradizionali per essere aperto alla partecipazione di tutta la comunità. Ecco perché questa è un’assemblea pubblica. Abbiamo scelto la tematica della scuola perché molto attuale». La segretaria ha sottolineato l’«importanza dell’istituzione scolastica nell’attuale società della conoscenza» e affermato che con la riforma Gelmini «si torna indietro di quarant’anni, annullando i miglioramenti legislativi che avevano portato la nostra scuola a raggiungere traguardi importanti. È oggi meno garantita la formazione dei nostri ragazzi, perciò dobbiamo tentare di seguire percorsi diversi. Le nostre scuole hanno bisogno di attenzione vera sul piano pedagogico, didattico e strutturale». Chiappetta ha dunque invitato a firmare la petizione che il Pd ha promosso per dire no alla riforma Gelmini. Lo stesso invito è stato formulato subito dopo sia da Donatella Laudadio, sia da Maria Francesca Corigliano.

Prima che le esponenti Pd prendessero la parola, il saluto del sindaco Antonio Staffa, che è un aderente al partito, il quale ha espresso il proprio placet sull’iniziativa: «Siamo contenti che oggi si parli di scuola, grazie alla sensibilità del Pd e dell’assessore Gioia. Quest’amministrazione ha cercato da sempre di valorizzare la sala con diverse iniziative, e questa s’inserisce in pieno nella nostra programmazione, al di là della campagna elettorale alle porte».

Di scuola, ma anche di elezioni, hanno parlato Laudadio e Corigliano. Donatella Laudadio ha ribadito l’importanza del ruolo della scuola nella società, «perché, come diceva Gramsci, la cultura rende liberi. Per questo la scuola dev’essere un servizio rigorosamente pubblico, che dev’essere garantito da un governo che si dica democratico. Non è possibile che l’unico principio sia quello del risparmio e che a scrivere una riforma della scuola sia il ministro dell’economia – ha sostenuto l’assessore provinciale. La cultura non è un bene negoziabile, tuttavia viene mercificata e ridotta a mera considerazione economica. Questa è la visione della scuola di un governo che viene da una concezione neocapitalista e neoliberista per cui tutto è merce, anche la scuola e anche la cultura. Ma la scuola non è un’azienda, ma asseconda processi di formazione in direzione democratica». Laudadio ha inoltre evidenziato le ricadute che i tagli previsti dalla riforma Gelmini avranno infine sulla provincia di Cosenza, con «1650 posti di lavoro in meno» e molte scuole a rischio chiusura, considerato che «125 su 155 comuni della provincia di Cosenza hanno meno di 5mila abitanti». «È in pericolo – ha detto Laudadio – lo stesso diritto allo studio», invitando dunque a firmare la petizione del partito.

Infine, Maria Francesca Corigliano, entrando nel merito della riforma scolastica, «che – ha osservato – non è nemmeno tale, perché non ha riformato nulla, ha solo tagliato posti di lavoro», ha sostenuto, tra le altre cose, che «il ritorno al maestro unico è una follia, e non è vero che gli italiani lo vogliono. Il maestro unico risponde alla precisa volontà di portare l’Italia ad un arretramento culturale di trent’anni. La scuola è il luogo dove la mente si apre, è la fucina dei cervelli, che però nell’Italia di Berlusconi non sono necessari, sono di disturbo». Corigliano ha inoltre evidenziato l’importanza del tempo pieno come «opportunità di democrazia» e proposto la figura del mediatore culturale per i bambini stranieri, rifiutando l’idea delle «classi ghetto» e del «preside spia, ultima trovata della Lega». Dunque l’ultimo invito alla firma della petizione, «per poterla trasformare in proposta di legge e poter dibattere in parlamento sulla scuola. È in pericolo il futuro del Paese».

Il dibattito, aperto al pubblico, è proseguito con gli interventi di Gigi Provenzano, Mario Gnisci e Pina Greco.

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Il circolo del Partito democratico di San Lucido ha reso noto ieri, con una nota stampa, il nome del candidato, o meglio della candidata, alle elezioni provinciali prossime: Antonella Gioia, assessore alla cultura, alla scuola e alle problematiche sociali. La sua candidatura sarà ufficializzata domani, in occasione di un’assemblea pubblica degli iscritti che sfocerà tra l’altro in un convegno su temi scolastici. Il nome di Gioia va ad aggiungersi a quello di Graziano Di Natale, candidato anch’egli nel collegio Paola-San Lucido per il Pd.

L’appuntamento con l’ufficializzazione della candidatura è per domani 7 maggio alle ore 18,00 nella sala convegni del polifunzionale. antonella gioiaCome si diceva, nella stessa occasione si terrà un incontro-dibattito. La manifestazione, dal titolo “Per una scuola capace di futuro”, «verterà sulla tematica della scuola, inquadrata negli attuali ordinamenti legislativi e vista attraverso le proposte del Partito democratico – annuncia la nota del Pd. La scelta della tematica risponde all’esigenza avvertita nella nostra comunità di riflessione comune sulle prospettive che l’istituzione scolastica manifesta per il presente ed il futuro dei nostri bambini e ragazzi, considerando la stessa volano per eccellenza della formazione e quindi dello sviluppo complessivo della società».

Sarà un dibattito tutto al femminile. Se si esclude infatti la partecipazione del sindaco Antonio Staffa, a relazionare saranno soltanto donne. Così, se l’introduzione è affidata al segretario cittadino Floriana Chiappetta, relatrici saranno Maria Francesca Corigliano, portavoce del segretario provinciale, Donatella Laudadio, responsabile provinciale del Dipartimento scuola, e Stefania Covello, assessore provinciale alla scuola e alla cultura. «E’ questo – si legge ancora nella nota del circolo Pd – l’ambito ideale per la presentazione della candidatura di Antonella Gioia, amministratrice eccellente ed impegnatissima in questo campo. Ella è infatti punto di riferimento certo per gli operatori e gli utenti della scuola di San Lucido, anche perché sempre accorta ed attenta ascoltatrice delle esigenze e dei problemi e pronta al soddisfacimento ed alla risoluzione delle richieste, pur nelle ristrettezze economiche in cui versa l’Ente».

«La scelta di Antonella Gioia – fa sapere infine il Pd – è nata all’unanimità all’interno del Partito ed è stata indicata come massima rappresentatività dello stesso. La sua candidatura, che si aggiunge a quella, anch’essa di grande rilievo, di Graziano Di Natale, indicata dal partito paolano, dà lustro al Partito democratico sanlucidano e troverà sicuramente nell’ambito del Collegio il consenso necessario per una sua elezione a consigliere provinciale».

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Lo rende noto un comunicato stampa del Partito democratico di San Lucido: sabato scorso il circolo locale ha ospitato l’onorevole Mario Pirillo, candidato alle elezioni europee. «L’incontro – si legge nella nota – è stato molto partecipato ed ha posto sicuramente le basi per un lavoro proficuo del Pd, impegnato nella costruzione di un partito che saprà dare voce a tutti ed essere espressione di tutte le forze che lo compongono, attraverso lo strumento del confronto e del dialogo costruttivo al suo interno».

Ad aprire i lavori dello scorso sabato, il segretario cittadino Floriana Chiappetta, la quale ha sottolineato innanzitutto «l’importanza del prossimo appuntamento elettorale e della responsabilità pirillo-mario.jpgdel Partito democratico per il futuro dell’Italia e dei nostri territori, che non possono essere lasciati in balia del centrodestra se non si vuole l’affossamento degli stessi e specialmente del nostro Sud» e ins econdo luogo «la forza della candidatura di Mario Pirillo, che sicuramente saprà far valere nell’ambito del Parlamento europeo la qualità del suo intervento, la propria esperienza politica e la disponiblità all’impegno politico ed amministrativo di cui ha sempre offerto esempio». Chiappetta ha quindi assicurato «l’impegno di tutto il partito nel sostegno alla candidatura di Mario Pirillo, auspicando una sua elezione e quindi la presenza viva ed attiva di un parlamentare calabrese in Europa».

Pirillo, da parte sua, ha delineato le linee del suo programma elettorale. «Il suo impegno in Europa vedrà la sua assoluta dedizione perché egli saprà essere in prima linea per la risoluzione delle problematiche e per la massima proposizione». Il candidato alle elezioni europee, sottolineando «la nuova forza attrattiva del Pd», ha posto in evidenza come essa sia «costituita dagli organismi eletti democraticamente e quindi meritevoli di rispetto da parte di tutti». Infine dunque l’invito, rivolto all’intero circolo, al «massimo coinvolgimento per le elezioni provinciali e per le elezioni europee, in direzione ovviamente dell’affermazione del centrosinistra e del Partito democratico, unica speranza per il nostro futuro».

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Oggi Dario Franceschini, prima di fare capolinea a Cosenza, ha fatto capolino alla stazione di San Lucido. Il segretario nazionale del Partito democratico ha percorso in treno la costa tirrenica, e alle 15.15 si è fermato alla stazione ferroviaria cittadina, dove ad attenderlo c’era una rappresentanza del circolo locale, di cui è segretaria Floriana Chiappetta.

Il popolo del Pd ha atteso l’arrivo di Franceschini al binario 3 e l’ha accolto sventolando bandiere e bandierine. Il segretario, sceso dal treno, ha stretto la mano ai presenti per un solo minuto, accompagnato dal deputato Franco Laratta e dall’assessore regionale Mario Pirillo e dalle camere delle televisioni: «Ma siete tanti, il treno riparte», ha detto Franceschini, che è dunque subito risalito sul treno per continuare il suo viaggio, seguito anche da alcuni ragazzi sanlucidani.

Franceschini è arrivato a Cosenza alle ore 16. Nel capoluogo l’attendevano il presidente della Provincia, ricandidato, Mario Oliverio, il sindaco Salvatore Perugini, ed i cronisti. Per dieci minuti ha illustrato, nella sala d’attesa della stazione, le linee fondamentali della proposta di legge che riguarda il rinnovamento del materiale rotabile delle ferrovie. Infine Franceschini è salito su un autobus urbano della città di Cosenza alla volta del Cinema Teatro Citrigno, dove s’è poi tenuto un incontro pubblico al quale hanno partecipato anche Franco Bruno e Marco Minniti.

Ti stai chiedendo come ha atteso il Pd di San Lucido l’arrivo di Franceschini?
Guarda qui:

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Abbiamo imparato a conoscere il Gruppo giovani prima durante la campagna elettorale di un anno fa a sostegno della lista capeggiata da Antonio Staffa, vincitrice alle elezioni, e poi nella preparazione delle manifestazioni dell’estate scorsa. Sono giovani ma non tutti li considerano tali. Già all’indomani del verdetto elettorale, ma ancor prima, nell’era dei comizi, qualcuno li chiamava giovani sì, ma tra virgolette, come per dire che tanto giovani poi non sono. Tra questi, Franco Nunziata, che fa tuttora generosamente uso del “cosiddetti” quando si tratta d’indicarli. L’ultima occasione s’è presentata ieri. Nunziata ha inviato ai giornali la classica nota, e i giornali l’hanno pubblicata. E riecco i cosiddetti giovani.

Nunziata, che interviene in qualità di “dissidente del Pd”, titolo coniato all’occorrenza, critica le modalità attraverso le quali è stato organizzato dall’amministrazione comunale l’incontro-dibattito del 23 aprile scorso, definendolo «l’ennesima presa in giro per la cittadinanza», «un monologo» del sindaco, «un appuntamento propagandistico» al quale erano presenti «solo gli addetti ai lavori ed i fans dell’amministrazione, una sola parte del paese, massimamente fatta scendere dalla zona Varco». Nunziata lamenta inoltre il fatto che l’opposizione non sia stata «espressamente invitata» a partecipare all’incontro, «ed è per questa scorrettezza che la minoranza non ha inteso presenziare ad un monologo così come, di fatto, è stato e si è risolto il cosiddetto dibattito». In sala, tuttavia, c’è chi ha avvistato le facce di Pietro Covelli e di Gianluca Veltri, rispettivamente i segretari del Partito dei comunisti italiani e di Rifondazione comunista, rappresentati all’opposizione. Saranno stati invitati?

Ma il Gruppo giovani cosa c’entra con tutto questo? C’entra perché c’era e, avendo partecipato all’incontro, considera «grave che parli di un monologo Nunziata che era assente». La manifestazione, che è durata oltre tre ore, ha dato spazio, oltre che alla lunga relazione iniziale del sindaco, anche agli interventi degli assessori Francesco Calvano per i lavori pubblici, Antonella Gioia per la cultura e le politiche sociali, Franco Salerno per il personale e l’ex Onpi, Renato Filippo per le attività produttive, Carmelo Sciammarella per gli affari rurali, del vicesindaco Francesco Sgroi e del presidente del consiglio Giuseppe Moramarco. Dal pubblico hanno invece preso la parola il sindaco dei ragazzi Valentina Sarpa, Franco Filippo, don Raimondo Verduci, Floriana Chiappetta e Francesco Giachetti. Più che un monologo, dunque, è stato un plurilogo.

Il Gruppo giovani, chiedendosi se Nunziata parli «a titolo personale o a nome di un gruppo», ritiene ch’egli abbia «mancato per la seconda volta – dopo il primo incontro tra amministratori e cittadini, che ha avuto luogo nel luglio 2008 – l’occasione di potersi confrontare direttamente con la giunta e coi gruppi che la sostengono», come quello dei giovani appunto. «Avrebbe potuto intervenire come hanno fatto molti altri e chiedere spiegazioni. C’eravamo tutti. Quella poteva essere l’occasione per Nunziata per avere risposte e non sempre attraverso la stampa».

Il Gruppo giovani gli ricorda poi che «le decisioni unilaterali sono prese dal sindaco e dall’amministrazione democraticamente elette, se ne faccia una ragione» e che «non esistono cittadini del Varco o del centro, ma solo cittadini di San Lucido. Proponiamo che il prossimo incontro-dibattito sia fatto in località Varco». Riguardo agli inviti all’opposizione, il Gruppo giovani ricorda che «la minoranza ha occasione di esprimersi in consiglio comunale, per cui non ha bisogno d’invito. I consiglieri sono prima di tutto cittadini, per cui invitati come da manifesto».

Nunziata aveva concluso il suo intervento sostenendo che «impegnarsi per i problemi del paese costituisce un dovere di ogni amministratore, quanto meno in cambio di una indennità di carica, soprattutto da quelli che precedentemente erano disoccupati», commetando la scelta della giunta Staffa di rinunciare al 40 per cento della propria indennità mensile al fine di rimpinguare il capitolo di bilancio per le politiche sociali, giunto a quota 21mila euro. Anche su quest’argomento arriva la replica del Gruppo giovani: «Indennità e guadagni sono il motivo comune degli articoli di Nunziata. Gli amministratori hanno rinunciato al 40 per cento per il fondo sociale, cosa mai successa prima. L’amministrazione, a quanto pare, guarda solo ai risultati».

Quella del 23 aprile è stata per l’amministrazione comunale di San Lucido una serata fuori dal comune. Geograficamente parlando. Una serata fuori dal comune per incontrare la gente ad un anno dalle elezioni che hanno portato Antonio Staffa dritto sulla poltrona da primo cittadino, lasciata vuota dal commissario prefettizio Carlo Ponte e ancor prima dall’ex sindaco Carlo Borsani. Affiancato dal vicesindaco Francesco Sgroi e dagli assessori Francesco Calvano, Antonella Gioia, Franco Salerno, Renato Filippo e Carmelo Sciammarella, Staffa ha aperto intorno alle ore 19 l’incontro-dibattito, che si è poi protratto per oltre tre ore. Lo stesso tempo era stato necessario quando, nel luglio 2008, l’amministrazione, insediatasi da tre mesi, aveva incontrato per la prima volta i cittadini.

Dopo il sindaco, tutti gli assessori e il presidente del consiglio Giuseppe Moramarco hanno preso la parola, ognuno per rendere noti i compiti già svolti e quelli che ancora attendono nello zainetto. In più, alcuni sono intervenuti dalle fila del pubblico, stipato nella sala polifunzionale.

Ma torniamo alla relazione del sindaco. «Dopo un anno di lavoro abbiamo voluto incontrare la cittadinanza – ha esordito Staffa. È stato un anno molto difficile, però abbiamo lavorato e dato il massimo». Il primo cittadino ha focalizzato il suo discorso su una serie di punti, in molti casi replicando alle accuse che nel corso di questo primo anno d’amministrazione la minoranza ha rivolto alla sua squadra. Più volte Staffa ha sottolineato, per esempio, che «le porte del comune sono state sempre aperte; abbiamo cercato – ha sostenuto – di venire incontro alle tante esigenze della cittadinanza. Certo non per tutte ci siamo riusciti, ma abbiamo molto in programma. Anche noi non siamo del tutto soddisfatti perché dobbiamo ancora vedere i frutti di questo grosso lavoro». L’opposizione ha infatti più volte puntato il dito contro la maggioranza, ravvisando una certa «chiusura» nel suo atteggiamento. Motivo delle rimostranze è stata per esempio la regolarizzazione dell’accesso al municipio da parte del pubblico.

Allo stesso modo, Staffa ha ribadito a più riprese che la sua è una squadra «vivace», come usa spesso definirla, ma «compatta»; una maggioranza che perciò non correrebbe il rischio di sbriciolarsi sotto la spinta dei contrasti interni. «Per qualcuno saremmo dovuti cadere subito: prima dopo pochi giorni, poi dopo pochi mesi. Non saremmo nemmeno dovuti arrivare a mangiare il panettone di Natale e la colomba di Pasqua, invece siamo qui e ci proponiamo a voi con la forza di un anno fa. In questo periodo, i nostri avversari ci hanno creato difficoltà, abbiamo superato un percorso ad ostacoli. C’è stato un accanimento esasperato nei confronti di questa maggioranza, soprattutto nel primo periodo. Oggi invece iniziano a parlare male di noi, sostengono che abbiamo degli interessi. Ma gli atti sono a disposizione di tutti, cittadini e minoranza, e tutti possono vederli: risponderemo a chiunque, per qualsiasi chiarimento. E se qualcuno sbaglia, non è detto che debba per forza restare in quest’amministrazione. Si può dimettere e se ne può andare. Non si può buttare l’acqua sporca e il bambino, perché in questo progetto abbiamo creduto e stiamo lavorando per il bene del paese».

Staffa si è dunque augurato che da qui al secondo anniversario s’instauri un clima «più sereno. È arrivato il momento di sentire l’amministrazione come quella di tutti e di capire se si lavora o no nell’interesse dell’Ente. Se tra quattro anni penserete che non l’avremo fatto, non ci candideremo o non ci voterete», ha detto il primo cittadino. Non sono mancate poi le battute sul più classico degli addebiti sul conto degli amministratori in carica: quello di essere inesperti in fatto di gestione di un ente pubblico. È questo uno dei cavalli di battaglia dell’opposizione, ch’è formata in gran parte da politici che hanno una lunghissima esperienza alle spalle, il cui esordio si perde oramai nella notte dei tempi, come per Mario Amendola, Roberto Filippo e Roberto Pizzuti. «Irregolarità» e «illegittimità» negli atti amministrativi sono da questi continuamente segnalate, tanto che, se per gioco dovessimo stilare una classifica dei termini più utilizzati in politica nell’ultimo anno, sarebbero senz’altro questi a piazzarsi ai primissimi posti.

Dall’accusa la maggioranza non s’è mai difesa molto strenuamente, sostenendo che la fase iniziale è pur sempre quella del rodaggio. Oggi però la squadra di Antonio Staffa, dichiarando ufficialmente concluso il periodo introduttivo («Oggi, a distanza di un anno, abbiamo una visione complessiva dell’Ente»), sfoggia i risultati raggiunti. «Abbiamo dato il massimo. I numeri parlano chiaro. Da un bilancio di previsione di 7milioni di euro nel 2008, siamo passati a 14milioni di euro nel 2009. Esattamente il doppio. Quest’amministrazione ha ottenuto quest’anno finanziamenti da parte degli organi superiori per un milione e 650mila euro. E siamo persone “inesperte”», ha detto il sindaco, con un filo d’ironia.

Per il resto, il suo intervento è stato incentrato in larga parte sui temi delle finanze e dei lavori pubblici. «Abbiamo vigilato e vigileremo sulle spese e il bilancio perché solo così si possono fare scelte forti. L’evasione e l’elusione sono molto alte. Bisogna intervenire sui tributi per pagare meno», ha detto Staffa, per poi passare ad elencare le iniziative promosse, tra cui la creazione delle commissioni consiliari, l’adozione del nuovo piano di viabilità, gli interventi sulle opere pubbliche. Entro l’estate, sono previsti inoltre lavori sulle strade e sulla rete d’illuminazione rurali e urbane e dovranno essere portati a compimento i lavori al porto e al lungomare.

Dopo Staffa, gli assessori hanno illustrato nello specifico l’attività amministrativa, ognuno per il proprio ramo. Si sono quindi susseguite le relazioni di Francesco Calvano per i lavori pubblici, Antonella Gioia per la cultura e le politiche sociali, Franco Salerno per il personale e l’ex Onpi, Renato Filippo per le attività produttive, Carmelo Sciammarella per gli affari rurali, del vicesindaco Francesco Sgroi e del presidente del consiglio Giuseppe Moramarco. Dal pubblico hanno invece preso la parola il sindaco dei ragazzi Valentina Sarpa, Franco Filippo, don Raimondo Verduci, Floriana Chiappetta e Francesco Giachetti.

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Grazie al mio amico Umberto per le foto.

Poco più di cent’anni fa, il terribile terremoto di Messina e Reggio Calabria stese fino a San Lucido i suoi tentacoli di distruzione e ne rase al suolo il castello feudale, quell’imponente palazzo fortificato dal quale almeno quattro volte nel corso dei secoli è passata la Storia. Qui fu proclamata la prima crociata per l’intera Calabria. Da qui partì la marcia contro Manfredi per volontà di papa Clemente IV. Qui fu riconosciuta la congregazione fondata da San Francesco di Paola. E qui nacque Fabrizio Ruffo, colui che avrebbe poi guidato la rivoluzione sanfedista.

Il castello ha visto insomma i suoi aristocratici inquilini toccare tappe fondamentali della storia calabrese e italiana; tuttavia dal 1908 è un luogo senza occhi e senza orecchie. Nulla è più accaduto nelle sue stanze, perché esse, abbandonate dai nobili, si sono aperte a visitatori occasionali tutt’altro che dalle buone intenzioni, i quali di tanto in tanto ne hanno varcate le soglie per depredare il palazzo di beni, magari quadri e suppellettili. Dopo il terremoto, quindi, gli unici ad aver messo piede nel castello sono stati ladri e ladruncoli, ai quali da sempre si aggiungono i curiosi, con la smania di vedere i ruderi da vicino e di verificare se davvero ci sono botole che, come dicono, si aprono non appena ci poggi piede e poi ti fanno fare un volo tremendo, giù fino ai sotterranei.

Pur abbandonato, invaso, saccheggiato e dimenticato, il castello di San Lucido non ha tuttavia perso il suo appeal, continuando ad esercitare il suo fascino tramite i libri che lo ricordano e gli occhi di coloro che, visitando il paese, hanno ammirato le sue rovine alte sul mare. Tramite le mani di chi, come il maestro artigiano Franco Petrungaro, ne ha realizzato una miniatura, e tramite le commemorazioni. Come quella del 1999, quando l’amministrazione comunale volle apporre una targa ai piedi dell’antico ponte in pietra che ricorda almeno uno dei motivi, la nascita del cardinale Fabrizio Ruffo, per i quali il castello feudale costituisce di diritto un luogo d’indiscussa rilevanza storica. Qualche giorno dopo, qualcuno sporcò la targa di spray nero, nel tentativo di cancellare quanto di significativo è avvenuto. Qualcun altro, in seguito, ripulì la targa dalla vernice. E con essa la memoria.

L’entourage dell’attuale amministrazione comunale, guidata da Antonio Staffa, ha oggi un piano per il castello, pensato per ripopolarne le stanze, almeno quelle vagamente recuperabili, e a fare del palazzo un punto d’attrazione turistica e di riferimento per il mondo della cultura. Si tratta di attuare una serie di interventi finalizzati ad assegnare al castello un «ruolo di polarità d’eccellenza del territorio», come si legge nel progetto preliminare stilato dall’architetto Elio Furioso, responsabile del settore lavori pubblici dell’ufficio tecnico comunale.

Gli ambienti del palazzo, una volta ristrutturati, dovrebbero essere destinati ad un utilizzo di tipo culturale, con la creazione di spazi dove tenere manifestazioni e allestire un museo. Tuttavia soltanto una volta completate le operazioni di bonifica e di messa in sicurezza dell’intero edificio verrà definita l’esatta destinazione d’uso dei vari ambienti. Essi saranno resi raggiungibili attraverso percorsi a cui si accederà da tre punti e lungo i quali si apriranno punti panoramici che daranno da una parte sul mare e dall’altra sul centro storico. Infine un sistema di luci valorizzerà gli scorci più suggestivi e renderà nel contempo sicuri gli ambienti.

Gli interventi da effettuare per ottenere il risultato finale sono stati suddivisi, nel progetto, fra tre cantieri, in modo da poter usufruire in tempi brevi di alcuni spazi almeno e restituire prima possibile alla collettività sanlucidana luoghi che «per troppo tempo le sono stati negati».

Il progetto preliminare è stato approvato dalla giunta comunale il 18 marzo scorso con la delibera numero 74. Contestualmente è stata avviata la procedura per gli espropri, per i quali il comune ha stanziato 2mila euro circa.

Immediata la reazione all’atto dell’esecutivo da parte dei consiglieri d’opposizione Roberto Pizzuti e Loredana Pastore del gruppo Direzione San Lucido che, ravvisando alcuni nei nella delibera, la ritengono «illegittima» e ne hanno richiesto formalmente la revoca e l’annullamento immediati. «Non credo che i rilievi tecnici sollevati siano fondati e comunque possono essere sanati – replica il sindaco Staffa – perciò secondo me la questione è politica. La nostra è una scelta programmatica. Forse i consiglieri non ritengono sia giusto acquisire al patrimonio dell’Ente e ristrutturare un castello di quest’importanza».

L’iter comunque è ancora allo start. La realizzazione dei lavori (responsabile del procedimento è Emilio Petrungaro) dipende infatti dalle decisioni della Regione Calabria, che dovrà finanziare l’intervento di «riqualificazione e recupero dell’antica Rocca Nicetina» per 3milioni e 700mila euro (ai quali, come si diceva, si aggiungeranno fondi comunali per 2mila euro circa, finalizzati al risarcimento degli espropri). È una cifra astronomica, senza dubbio; ma è quella che serve per liberare dalle erbacce e dall’incuria un luogo di estremo interesse. Non soltanto per San Lucido, ma per la Calabria intera.

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Da Verso il futuro un’analisi a trecentosessanta gradi della vita cittadina. Il movimento politico si è riunito lo scorso giovedì 29 gennaio per l’investitura dei vertici. Gli aderenti, con voto unanime, hanno confermato Salvatore Minervino nella carica di coordinatore e Roberto Sgroi in quella di vice. Farà da cassiere Marcello Malito.

Una nota stampa informa sui contenuti della riunione. «Si è discusso dei problemi della vita cittadina, rivolgendo un’attenzione particolare alla situazione politico-amministrativa. In particolare – si legge nel documento – salvatore minervinoè emersa la gravità della situazione economica in questo paese (e in tutt’Italia)». Alla luce di ciò, il movimento di Minervino invita l’amministrazione comunale «a mettere in moto tutti i meccanismi per impedire che danni irreparabili possano abbattersi sulla fragile economia locale». Nel corso dell’assemblea, è stata inoltre espressa «viva preoccupazione per il numero crescente di disoccupati, specialmente nel settore commerciale, in favore del quale chiediamo che l’amministrazione comunale faccia un sacrificio e detassi del 50 percento i contributi per l’acqua e la spazzatura (almeno per il 2008 o il 2009), così da far respirare gli addetti ai lavori».

Si è discusso poi di lavoratori di pubblica utilità, socialmente utili e co.co.co. Verso il futuro attende in proposito «serie risposte da parte dell’amministrazione per questi lavoratori, che sono ormai la forza trainante dei comuni, senza tentennamenti». Il movimento invita inoltre l’amministrazione «ad affrontare in modo incisivo» le problematiche relative all’ex Onpi, «in riguardo al quale vige il silenzio assoluto», al lungomare, al ripascimento della spiaggia e a lavorare da subito ad una «seria programmazione estiva». «Su queste problematiche – promette il movimento – torneremo in modo più dettagliato in futuro».

Intanto, «un plauso a quest’amministrazione per aver risolto dopo quattro anni il problema dell’illuminazione: è bastato un serio interessamento del vicesindaco Francesco Sgroi per evitare seri pericoli che avrebbero messo a repentaglio l’incolumità dei cittadini. C’è da tremare al pensiero che dopo quattro anni la zona Pollella si è illuminata dopo quattro giorni dall’interessamento del vicesindaco. Altro che bassa tensione e nuovi contratti Enel. Tutte balle».

Inoltre, Verso il futuro suggerisce all’amministrazione comunale, «per un ottimo andamento della stessa», di istituire le commissioni consiliari, «per far sì che ai cittadini sia garantita la più ampia trasparenza».

Prima di concludere la riunione, l’assemblea si è soffermata sulle tematiche dell’edilizia pubblica e privata. Si è cominciato con quella pubblica: «In primis il cimitero. Il movimento è molto soddisfatto di come procedono i lavori. Ricordiamo a noi stessi che la civiltà di un paese si rispecchia, per noi, nell’attenzione data a cimiteri e ambienti sportivi. Non a caso abbiamo menzionato anche la piscina. Speriamo che in questo paese ci sarà anche la possibilità di avere un palazzetto dello sport».

Dunque la discussione è prseguita sull’edilizia privata. «Abbiamo già scritto che per l’occupazione siamo speranzosi che riaprano e si inaugurino vecchi e nuovi hotel e alberghi, ai quali sono state rilasciate le licenze. Invitiamo per questo l’amministrazione ad essere vigile, a far rispettare tempi e destinazioni d’uso. Ritorneremo ancora a discutere di questi argomenti importanti per San Lucido, per i suoi cittadini, che devono essere informati in modo completo su quello che potrebbe accadere a loro insaputa».

Infine il movimento Verso il futuro ha rivolto «un augurio di buon lavoro alla dottoressa Floriana Chiappetta per la sua elezione a segretario del Partito democratico sanlucidano». E per concludere: «All’amministrazione comunale garantiamo un corretto sostegno, come corretto è stato il suo comportamento nei confronti del nostro movimento politico».

Sarà stato per assicurare una certa continuità ai lavori del consiglio, ma lo scontro tra le parti è stato il grande protagonista anche durante la discussione dell’ultimo punto all’ordine del giorno, così come di quello precedente. Tra l’uno e l’altro, tutto un fiorir di richieste di dimissioni.

Mario Amendola ha da pochi minuti chiesto le dimissioni del consigliere di maggioranza Albino Sessa, quando il collega Roberto Pizzuti, prendendo la parola dalla poltrona accanto, chiede quelle dell’assessore Renato Filippo. Ma Pizzuti era stato preceduto proprio da Sessa, che aveva auspicato le dimissioni di Amendola e del compagno Roberto Filippo. Se tutti i desideri espressi fossero stati infine esauditi, avremmo potuto contare ben quattro dimissioni nello spazio di un’ora. Ma le cose sono andate diversamente: né in maggioranza, né all’opposizione si sono verificati abbandoni di poltrone. Certamente in diversi momenti s’è avuta l’impressione che stesse per volarne qualcuna, ma neanche questo è avvenuto. Trionfo del self control.

L’ultimo argomento di discussione all’ordine del giorno è succulento. Si parla delle missive che il consigliere di maggioranza Albino Sessa ha inviato, nel mese di dicembre, a diversi uffici municipali, lamentando una serie di circostanze e parlando di dissapori con l’assessore Antonella Gioia. Le lettere, arrivate tra le dita dei consiglieri d’opposizione, giungono all’attenzione degli organi d’informazione locali e infine dei cittadini attraverso la loro pubblicazione. Il gruppo di minoranza Progetto democratico, rappresentato da Mario Amendola e Roberto Filippo, ha chiesto dunque che la vicenda venisse discussa in consiglio comunale. E così è stato.

L’INTERVENTO DI ALBINO SESSA. «Ringrazio i consiglieri Amendola e Filippo per aver richiesto di inserire questo punto all’ordine del giorno, credendo di creare problemi», afferma Albino Sessa che, rivolgendosi ai due consiglieri, aggiunge: «Potete stare tranquilli perché i problemi sono stati chiariti. Non avete perso tempo a scrivere a testate giornalistiche, pubblicando quelle che erano missive personali. Anche nelle migliori famiglie ci possono essere divergenze. I disguidi sono stati chiariti già il 18 dicembre, due giorni dopo. Con tante richieste che avreste potuto fare su argomenti più importanti, credendo di far cadere questa maggioranza avete chiesto un consiglio su missive vecchie e superate. Chiedo le vostre dimissioni – conclude Sessa – lasciate il posto a chi meglio di voi può svolgere il vostro lavoro», conclude il consigliere di maggioranza, parlando di violazione del «segreto professionale» sugli atti amministrativi.

LE RAGIONI DI PROGETTO DEMOCRATICO. Ma i diretti interessati, dietro i banchi dell’opposizione, sogghignano, durante e dopo l’intervento di Sessa. «Vorrei sorridere e non rispondere – dice Amendola – ma siccome il punto all’ordine del giorno l’abbiamo chiesto noi, abbiamo il dovere preciso di spiegare perché. Non vogliamo fare nessuna speculazione, nessuno sciacallaggio. Noi – precisa il capogruppo di Progetto, rivolgendosi a Sessa – abbiamo il diritto e il dovere di sapere la verità sulle accuse pesantissime che hai lanciato nei confronti di un altro consigliere comunale. Non abbiamo violato nessun segreto perché non si trattava di un documento riservato. Anzi sarebbe dovuto arrivarci per posta. Hai screditato tu la tua amministrazione, non noi. Questa lettera avrebbero dovuto mandarla alla Procura della Repubblica di Paola. Sei arrivato a dire che ti hanno buttato una bottiglia di acqua in viso e poi trovano la scusa che hanno bevuto vino. E’ un fatto gravissimo». Per Amendola e Roberto Filippo quelli citati sono fatti di rilevanza pubblica, dunque non coperti da alcun «segreto professionale».

L’INTERVENTO DI PIZZUTI. Li appoggia Pizzuti: «Stiamo attraversando un momento buio di questo consiglio e della storia di San Lucido. Fa male al cuore leggere affermazioni gravissime che espongono il nostro paese al pubblico ludibrio», sostiene. Poi l’ennesima richiesta di dimissioni: «Sono costretto a chiedere fermamente le dimissioni dell’assessore Renato Filippo e, nel caso in cui queste non dovessero venire, chiedo al sindaco di prendere provvedimenti. Non intendo entrare nel merito della faccenda Sessa-Gioia perché sono cose che succedono. Non si può leggere che un assessore di San Lucido aveva qualche bicchiere di vino in più. Mi vergogno di essere sanlucidano e di appartenere a questo consiglio».

LA DIFESA DI RENATO FILIPPO. Ma Renato Filippo non intende abbandonare il suo posto in giunta: «La versione del consigliere Sessa è stata ampiamente dibattuta – precisa – tant’è vero che la faccenda è stata chiarita al di fuori del consiglio comunale. E’ stato solo un malinteso, e non penso che sia la prima volta. So che negli anni scorsi è successo pure di peggio. Non mi dimetto, chiedo solo una rettifica di quello che è stato pubblicato. A offesa dovranno seguire scuse di ugual misura».

LA REPLICA DI STAFFA. Da parte sua, il sindaco Antonio Staffa, appuntate due o tre dichiarazioni altrui sull’agenda, prende la parola per replicare prima a Pizzuti: «Non credo che stiamo passando un periodo buio, anzi c’è vivacità e democrazia. I consiglieri esprimono il loro pensiero e quando succede questo possono nascere dei diverbi», poi ad Amendola: «Questo punto è stato inserito all’ordine del giorno da una parte della minoranza, ma ognuno si prende la responsabilità di quello che chiede. Penso sia stato di cattivo gusto fare una richiesta che sicuramente aveva l’intenzione di inclinare una maggioranza che nasce eterogenea, che è vivace ma unita. In passato sicuramente non era così, per cui abbiamo assistito ad un appiattimento. La cittadinanza è sicuramente più interessata ad altre cose. Nella lettera del consigliere Sessa sono riportati avvenimenti di vita privata che non riguardano i cittadini e non hanno rilievo per la vita pubblica. Abbiamo voluto inserire il punto per democrazia, ma non siamo d’accordo. Qui di politica non c’è nulla, sono fatti personali, peraltro chiariti immediatamente».

LA MEDIAZIONE DI SGROI. Segue a ruota il vicesindaco Francesco Sgroi che, vestiti gli abituali panni da mediatore tra maggioranza e opposizione, dichiara: «La minoranza dà sempre un contributo prezioso al consiglio comunale, su questo sono pienamente d’accordo. Le discussioni ci sono, anche accese, ma sono costruttive al massimo. Però mi associo a quello che ha detto il sindaco: io, a parti invertite, questo punto all’ordine del giorno non l’avrei mai chiesto perché non riguarda gli interessi della collettività. Avrei chiesto di parlare di altre cose più importanti».

LE RASSICURAZIONI DI GIOIA. In conclusione di seduta, l’assessore Gioia tranquillizza tutti: «Il diverbio con il consigliere Sessa si è chiarito dopo due giorni. Abbiamo avuto un contrasto di vedute che è stato costruttivo. Penso che in futuro succederanno ancora queste cose, perché è bene che ognuno esprima il proprio punto di vista. Non si è trattato di un fatto che potesse interessare in alcun modo i cittadini perché è una questione privata subito chiarita, altrimenti – dichiara – avrei risposto anche a mezzo stampa».

ULTIME BATTUTE. Ma Amendola insiste sul fatto che lo scontro Sessa-Gioia rappresenta un fatto di interesse pubblico. L’ultima parola è di Franco Salerno: «Non ci spaventate attaccandoci su queste cose: sono state già risolte al nostro interno».

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