Sarà stato per assicurare una certa continuità ai lavori del consiglio, ma lo scontro tra le parti è stato il grande protagonista anche durante la discussione dell’ultimo punto all’ordine del giorno, così come di quello precedente. Tra l’uno e l’altro, tutto un fiorir di richieste di dimissioni.
Mario Amendola ha da pochi minuti chiesto le dimissioni del consigliere di maggioranza Albino Sessa, quando il collega Roberto Pizzuti, prendendo la parola dalla poltrona accanto, chiede quelle dell’assessore Renato Filippo. Ma Pizzuti era stato preceduto proprio da Sessa, che aveva auspicato le dimissioni di Amendola e del compagno Roberto Filippo. Se tutti i desideri espressi fossero stati infine esauditi, avremmo potuto contare ben quattro dimissioni nello spazio di un’ora. Ma le cose sono andate diversamente: né in maggioranza, né all’opposizione si sono verificati abbandoni di poltrone. Certamente in diversi momenti s’è avuta l’impressione che stesse per volarne qualcuna, ma neanche questo è avvenuto. Trionfo del self control.
L’ultimo argomento di discussione all’ordine del giorno è succulento. Si parla delle missive che il consigliere di maggioranza Albino Sessa ha inviato, nel mese di dicembre, a diversi uffici municipali, lamentando una serie di circostanze e parlando di dissapori con l’assessore Antonella Gioia. Le lettere, arrivate tra le dita dei consiglieri d’opposizione, giungono all’attenzione degli organi d’informazione locali e infine dei cittadini attraverso la loro pubblicazione. Il gruppo di minoranza Progetto democratico, rappresentato da Mario Amendola e Roberto Filippo, ha chiesto dunque che la vicenda venisse discussa in consiglio comunale. E così è stato.
L’INTERVENTO DI ALBINO SESSA. «Ringrazio i consiglieri Amendola e Filippo per aver richiesto di inserire questo punto all’ordine del giorno, credendo di creare problemi», afferma Albino Sessa che, rivolgendosi ai due consiglieri, aggiunge: «Potete stare tranquilli perché i problemi sono stati chiariti. Non avete perso tempo a scrivere a testate giornalistiche, pubblicando quelle che erano missive personali. Anche nelle migliori famiglie ci possono essere divergenze. I disguidi sono stati chiariti già il 18 dicembre, due giorni dopo. Con tante richieste che avreste potuto fare su argomenti più importanti, credendo di far cadere questa maggioranza avete chiesto un consiglio su missive vecchie e superate. Chiedo le vostre dimissioni – conclude Sessa – lasciate il posto a chi meglio di voi può svolgere il vostro lavoro», conclude il consigliere di maggioranza, parlando di violazione del «segreto professionale» sugli atti amministrativi.
LE RAGIONI DI PROGETTO DEMOCRATICO. Ma i diretti interessati, dietro i banchi dell’opposizione, sogghignano, durante e dopo l’intervento di Sessa. «Vorrei sorridere e non rispondere – dice Amendola – ma siccome il punto all’ordine del giorno l’abbiamo chiesto noi, abbiamo il dovere preciso di spiegare perché. Non vogliamo fare nessuna speculazione, nessuno sciacallaggio. Noi – precisa il capogruppo di Progetto, rivolgendosi a Sessa – abbiamo il diritto e il dovere di sapere la verità sulle accuse pesantissime che hai lanciato nei confronti di un altro consigliere comunale. Non abbiamo violato nessun segreto perché non si trattava di un documento riservato. Anzi sarebbe dovuto arrivarci per posta. Hai screditato tu la tua amministrazione, non noi. Questa lettera avrebbero dovuto mandarla alla Procura della Repubblica di Paola. Sei arrivato a dire che ti hanno buttato una bottiglia di acqua in viso e poi trovano la scusa che hanno bevuto vino. E’ un fatto gravissimo». Per Amendola e Roberto Filippo quelli citati sono fatti di rilevanza pubblica, dunque non coperti da alcun «segreto professionale».
L’INTERVENTO DI PIZZUTI. Li appoggia Pizzuti: «Stiamo attraversando un momento buio di questo consiglio e della storia di San Lucido. Fa male al cuore leggere affermazioni gravissime che espongono il nostro paese al pubblico ludibrio», sostiene. Poi l’ennesima richiesta di dimissioni: «Sono costretto a chiedere fermamente le dimissioni dell’assessore Renato Filippo e, nel caso in cui queste non dovessero venire, chiedo al sindaco di prendere provvedimenti. Non intendo entrare nel merito della faccenda Sessa-Gioia perché sono cose che succedono. Non si può leggere che un assessore di San Lucido aveva qualche bicchiere di vino in più. Mi vergogno di essere sanlucidano e di appartenere a questo consiglio».
LA DIFESA DI RENATO FILIPPO. Ma Renato Filippo non intende abbandonare il suo posto in giunta: «La versione del consigliere Sessa è stata ampiamente dibattuta – precisa – tant’è vero che la faccenda è stata chiarita al di fuori del consiglio comunale. E’ stato solo un malinteso, e non penso che sia la prima volta. So che negli anni scorsi è successo pure di peggio. Non mi dimetto, chiedo solo una rettifica di quello che è stato pubblicato. A offesa dovranno seguire scuse di ugual misura».
LA REPLICA DI STAFFA. Da parte sua, il sindaco Antonio Staffa, appuntate due o tre dichiarazioni altrui sull’agenda, prende la parola per replicare prima a Pizzuti: «Non credo che stiamo passando un periodo buio, anzi c’è vivacità e democrazia. I consiglieri esprimono il loro pensiero e quando succede questo possono nascere dei diverbi», poi ad Amendola: «Questo punto è stato inserito all’ordine del giorno da una parte della minoranza, ma ognuno si prende la responsabilità di quello che chiede. Penso sia stato di cattivo gusto fare una richiesta che sicuramente aveva l’intenzione di inclinare una maggioranza che nasce eterogenea, che è vivace ma unita. In passato sicuramente non era così, per cui abbiamo assistito ad un appiattimento. La cittadinanza è sicuramente più interessata ad altre cose. Nella lettera del consigliere Sessa sono riportati avvenimenti di vita privata che non riguardano i cittadini e non hanno rilievo per la vita pubblica. Abbiamo voluto inserire il punto per democrazia, ma non siamo d’accordo. Qui di politica non c’è nulla, sono fatti personali, peraltro chiariti immediatamente».
LA MEDIAZIONE DI SGROI. Segue a ruota il vicesindaco Francesco Sgroi che, vestiti gli abituali panni da mediatore tra maggioranza e opposizione, dichiara: «La minoranza dà sempre un contributo prezioso al consiglio comunale, su questo sono pienamente d’accordo. Le discussioni ci sono, anche accese, ma sono costruttive al massimo. Però mi associo a quello che ha detto il sindaco: io, a parti invertite, questo punto all’ordine del giorno non l’avrei mai chiesto perché non riguarda gli interessi della collettività. Avrei chiesto di parlare di altre cose più importanti».
LE RASSICURAZIONI DI GIOIA. In conclusione di seduta, l’assessore Gioia tranquillizza tutti: «Il diverbio con il consigliere Sessa si è chiarito dopo due giorni. Abbiamo avuto un contrasto di vedute che è stato costruttivo. Penso che in futuro succederanno ancora queste cose, perché è bene che ognuno esprima il proprio punto di vista. Non si è trattato di un fatto che potesse interessare in alcun modo i cittadini perché è una questione privata subito chiarita, altrimenti – dichiara – avrei risposto anche a mezzo stampa».
ULTIME BATTUTE. Ma Amendola insiste sul fatto che lo scontro Sessa-Gioia rappresenta un fatto di interesse pubblico. L’ultima parola è di Franco Salerno: «Non ci spaventate attaccandoci su queste cose: sono state già risolte al nostro interno».