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E’ una vita che ti candidi o fai candidare alle elezioni e non riesci a vincere? Hai perso e fatto dolorosamente esperienza di quanto può costare caro mettere in atto un piano per annullare il voto? Hai dovuto fare collette varie per coprire le spese e il tuo conto in banca è in rosso? Sei ancora provato dallo sforzo economico? Sei alla ricerca di strategie alternative, che siano adattabili ad ogni tipo di competizione elettorale e soprattutto GRATIS?

Noi sappiamo come aiutarti! La soluzione di tutti i problemi si chiama:

DECALOGO DEL RIBALTONISTA PROFESSIONISTA

Quattro semplici parole, quattro semplici piani che ti permetteranno di non perdere mai più un’elezione! Leggi attentamente i nostri consigli e assapora già ora il gusto dolce della vittoria!

E se sei già stato sconfitto e non vuoi rassegnarti, no problem! Puoi ancora salvare la situazione, grazie al decalogo del ribaltonista professionista!

Attua i nostri piani, il successo è assicurato! Hanno nomi facili da ricordare, perché tu possa sempre tenere a mente il tuo obiettivo!

E ricorda: NON C’E’ DEMOCRAZIA CHE TENGA!

IL DECALOGO DEL RIBALTONISTA PROFESSIONISTA

Piano A, “PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE”: consiste nel fare in modo che il temibile avversario non arrivi affatto a candidarsi. Quando si tratta di candidature interne a qualche gruppo o partito o movimento o simili, uno dei modi più utilizzati per raggiungere tale obiettivo è la cosiddetta strategia del Superamento Name. Consiste nel tentare di sostituire il candidato indesiderato col proprio uomo facendo credere a tutti che il proprio uomo metta tutti d’accordo. In realtà si tratta semplicemente di un’imposizione della propria volontà sotto mentite spoglie. Laddove il temibile avversario dovesse non accettare il Superamento Name, si può sempre dire che non ha voluto dialogare.

Pro: in caso di successo, hai risolto un grande problema. Infatti, senza il temibile avversario in campo, la strada verso l’elezione sarà molto più facile.

Contro: in caso di insuccesso, sarà chiaro a tutti che per te il temibile avversario è appunto temibile.

Piano B, “NON ESISTE ALTRO CANDIDATO AL DI FUORI DEL TUO”: consiste nel fare in modo che la gente creda che il temibile avversario non sia candidato, quando invece lo è. In tal modo, le persone saranno convinte che non esiste candidato al di fuori del tuo, perciò non potranno che votare quest’ultimo.

Pro: in caso di successo, così come per il piano A, si può dire di aver risolto il problema più grande. Nello stesso modo, infatti, sarà avvenuta di fatto l’eliminazione dell’avversario.

Contro: si tratta di una strategia molto rischiosa in quanto è molto facile che la verità venga a galla e il piano smascherato. Il dato “candidatura” è infatti di tipo ufficiale, perciò difficilmente lo si può nascondere o dissimulare, a meno che gli strumenti d’informazione non ti diano una mano, prendendo per buona ogni cosa che esce dalla tua bocca.

Piano C, “LA LEGGE SEI TU”: ostacolare il normale procedimento elettorale, inventando vizi di forma vari. Concluse le operazioni di voto, dirai che i vizi di forma sollevati sono reali SOLTANTO se avrai perso le elezioni, che quindi considererai nulle. Segue ricorso al piano D. Se avrai vinto le elezioni, considererai il voto assolutamente regolare poiché avrai già raggiunto il tuo obiettivo.

Pro: considerato che il cavillo ha la sua importanza nella legge italiana, utilizzarlo per mettere in discussione un iter o un verdetto elettorale è spesso garanzia di successo, perciò la pratica va molto di moda. Se qualche volta dovessi dubitare della bontà del piano, ripensa al Progetto Ribaltone.

Contro: attuare il piano richiede un’indole molto sospettosa per quanto riguarda tutto ciò che compie il temibile avversario e una grande dose di attenzione per ogni minimo movimento dello stesso. Inoltre, facilmente il piano può essere smascherato perché sarà evidente che il tuo atteggiamento è strumentale. Si richiede dunque notevole discrezione.

Piano D, “COSTI QUEL CHE COSTI”: consiste nell’utilizzare il cavillo per mettere discussione l’iter o il risultato elettorale, laddove le procedure di voto siano proseguite nonostante le tue interferenze.

Pro: se tutto va secondo il piano, ci sarà qualcuno a darti ragione e il risultato raggiunto dal temibile avversario verrà annullato e con esso l’espressione democratica di voto degli elettori. Tu avrai così raggiunto il tuo obiettivo di invalidare la vittoria del temibile avversario.

Contro: il piano D potrebbe avere un costo, dal momento che probabilmente dovrai ricorrere ad un legale per far trionfare il cavillo. Inoltre, laddove gli elettori avessero una qualche consapevolezza democratica, essi condannerebbero senza pietà i tuoi piani e ti punirebbero nelle elezioni future. Ti ricordo che, infatti, il fine ultimo è quello di andare tu al potere al posto del temibile avversario, per quanto già invalidare il trionfo del temibile avversario possa essere per te motivo di grande godimento.

NOTA BENE: dal momento che viviamo in democrazia, l’unico modo per raggiungere il potere è quello di prendere più voti degli altri. Il ricorso ai piani finora elencati, una volta noto agli elettori, potrebbe pregiudicare la possibilità che ciò avvenga, dal momento che gli abitanti di un paese democratico non gradiscono, spesso, le macchinazioni sottobanco. Si raccomanda dunque di tenere il ricorso a tali piani nella più attenta segretezza. Al limite, laddove gli elettori dovessero prendere coscienza del fatto, si consiglia vivamente di negare, negare, negare.

E RICORDA: se vuoi vincere, NON C’E’ DEMOCRAZIA CHE TENGA!

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Cari lettori,

col 2009 arriva una novità per me e per voi, come potete vedere dalla nuova grafica. Da quando questo blog ha preso vita, nel febbraio 2006, molte cose sono cambiate. La novità più importante consiste sicuramente nel “cambio di destinazione”.

Il sito è nato come un angolo per me, proponendosi di rappresentare un riassunto del mio lavoro di giornalista. Lentamente, invece, è divenuto vostro. Un luogo di dibattito, di confronto, di analisi; un posto per voi, dove ritrovarvi tutti: i sanlucidani che sono rimasti e coloro che sono lontani. Una grande sala virtuale in cui scambiarsi opinioni sull’attualità che prima non esisteva.

Visto l’evolversi delle cose, è giusto che, a questo punto, il sito cambi nome, e che mariafrancescacalvano.com ritorni ad essere ciò che era all’inizio di questo cammino. Da oggi, quindi, tutti i contenuti del sito mariafrancescacalvano.com si spostano su sanlucidocity.com.

Ne approfitto per ringraziarvi tutti, uno per uno, per l’attenzione che avete voluto dedicarmi sin dal principio. Perciò mi rivolgo a voi che mi avete scritto anche solo per un saluto e a voi che mi avete fermata per strada e stretto la mano con affetto pur essendo una perfetta sconosciuta; a voi che mi avete dato insegnamenti e suggerimenti preziosi, a voi che mi avete confortata nei tanti momenti di stanca, a voi che mi avete inviato i vostri contributi. Se questo sito è oggi la fonte principale d’informazione sul paese, è per il vostro tempo, per la vostra partecipazione, per la vostra collaborazione, che spero vorrete concedermi ancora.

Un ringraziamento speciale va ai sanlucidani lontani. Tante volte la consapevolezza di poter rappresentare un modo perché sentissero un po’ meno la nostalgia della loro terra mi ha ridato slancio. Ringrazio infine coloro che nel tempo hanno speso parole di apprezzamento e di incoraggiamento, i colleghi giornalisti, e in modo particolare Franco Cascio per il suo bellissimo articolo.

Buona navigazione. L’appuntamento, da oggi, è su sanlucidocity.com :)

Maria Francesca

p.s: Mi scuso per i disagi che il trasloco comporta. Vi chiedo un po’ di pazienza, grazie.

p.s. 2: www.mariafrancescacalvano.com è di nuovo online!

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Ascoltando il disordinato intervento del segretario locale di Rifondazione comunista, Gianluca Veltri, in occasione dell’incontro tra amministratori e giovani che si è tenuto il 23 ottobre nella sala polifuzionale, si ha l’inquietante impressione di trovarsi di fronte non il giovane quale egli è, bensì i meno giovani che sembra rappresentare.

In pieno lancio della Consulta giovanile (costituita tramite atto del consiglio comunale e sogno di quel primo nucleo di ragazzi che, sotto la guida di Floriana Chiappetta, ha steso il programma amministrativo dei giovani che ha poi arricchito la proposta elettorale della lista Staffa), Veltri ha sostenuto in buona sostanza che tutto ruota intorno alla politica. E tale affermazione avrebbe forse incontrato il favore unanime degli astanti se non fosse stato per il fatto che col termine “politica” Veltri ha inteso indicare non l’impegno finalizzato al bene collettivo, ma la militanza nelle fila di un partito. Insomma l’equivalenza, per il segretario, è: politica uguale partito.

I giovani riunitisi per dare avvio ad un progetto che vuole raccoglierli tutti sotto un’unica bandiera rappresentata dall’attaccamento al proprio paese, si sono sentiti dire, in parole povere, che questo progetto non va bene, che non basta. Che dovrebbero fare qualcosa di più «serio». Qualcosa che, guarda caso, corrisponde all’adesione ad un partito politico. Magari al suo, a quello di Veltri, che, attualmente, per sua ammissione è a corto di giovani. Il segretario ha perciò tutto l’interesse ad ingrossarne le fila.

«C’è stato un periodo di allontanamento dei ragazzi – ha detto il segretario, prendendo la parola nel corso dell’incontro. Il mio è un piccolo partito oggi, bisogna dirlo, con la presenza di pochi giovani, ma che si confrontano e parlano di problemi che affliggono il nostro paese e sarei contento se pure i ragazzi che vedo qua si avvicinassero alla politica in modo più serio». Stupisce che nessuno dei giovani presenti abbia preso la parola per dichiarare la propria indignazione dinanzi alle affermazioni con cui un segretario di partito giovane, giovanissimo (di anni, ce lo ha ricordato con una nota recente, ne ha 27) dichiarava poco seria la stessa iniziativa che in quella sede si stava lanciando.

Ma se il silenzio di giovani poco avvezzi a parlare in pubblico può essere comprensibile, lo è meno quello del presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco, che ha aperto l’incontro e lanciato l’iniziativa: ci si sarebbe aspettati che ne difendesse la serietà. Così non è stato. Dunque Veltri ha continuato col suo sussultante discorso, sostenendo, in poche parole, che per fare politica bisogna «studiare» e che i giovani sanlucidani disconoscono i grandi problemi d’attualità. Moramarco gli ha fornito l’assist quando, in perfetto stile da interrogazione scolastica, ha chiesto ad uno dei giovani presenti cosa sapesse per esempio della riforma Gelmini. Data l’imprecisa risposta del ragazzo, ch’era convinto di partecipare alla prima riunione di una consulta e che invece si è ritrovato a rischiare un quattro sul registro del professore, Veltri ha potuto tenere una lezione, purtroppo non meno approssimativa, sull’argomento. Lezione terminata affermando che il giovane «non lo sa per cosa sta protestando».

Riassumendo, un gruppo di giovani senza tessera è un gruppo poco serio e all’oscuro dei grossi problemi di cui dovrebbe occuparsi. L’impegno nell’ambito di un partito è la sola garanzia di serietà.

È la medesima idea che sta alla base della reazione scomposta dello stesso gruppo Progetto democratico, al quale appartiene il partito di Veltri, alle dichiarazioni di un giovane senza partito come Federico Cimini, che tempo fa si era permesso di dire la sua sulla gestione della programmazione estiva nonostante non abbia mai messo piede in una sede di partito.

È la medesima idea che sta alla base della reazione dello stesso Veltri che, dinanzi al «confronto generazionale», sulla stampa aveva affermato: «Solo alcuni giovani, nel nostro paese, sono esposti in prima persona, avendo in tasca una tessera di partito, partecipando alla vita politica dei partiti, del nostro paese, della nostra provincia, della regione e della nostra nazione».

Ebbene: non possono essere questi i soli legittimati a fare politica. Tesserarsi è solo uno dei modi per fare politica. Iscriversi ad un partito significa scegliere di impegnarsi a fare il bene collettivo alla luce degli ideali da esso incarnati, ed è una scelta legittima, nobile. Ma non è l’unica. E Veltri, giovane com’è, dovrebbe saperlo. Certo, minore consapevolezza di ciò si può sospettare abbiano quelle personalità molto più navigate che lo circondano e delle quali s’è fatto strenuo difensore, prima sulla stampa e poi nel corso dell’incontro. Riporto qui soltanto le parole pronunciate da Veltri nel suo intervento del 23 ottobre e non anche quelle riportate sulla stampa giorno 9 perché sono sostanzialmente identiche, nonostante Veltri abbia affermato che le seconde sono state «fraintese», salvo poi esprimere in sala gli stessi concetti. Domandandomi se siano gli uomini, una volta divenuti politici, a perdere la capacità di spiegarsi oppure i giornalisti e i lettori a smarrire quella di comprendere la lingua italiana, trascrivo dunque testualmente le parole di Veltri durante l’assemblea del 23: «Ci deve essere il confronto anche con le minoranze, aprire il dialogo a loro, un confronto anche con queste persone. Quando mi sono avvicinato alla mia fase politica, ad alcune persone non mi avvicinavo perché sembrava a me di avere un distacco, oggi invece ho creato un rapporto di amicizia anche con persone che fanno politica da quarant’anni, di confronto, che magari porta la loro esperienza a dirmi qualcosa, però io in molti casi li contesto, anche in malo modo, e loro rispondono in maniera cordiale perché magari capiscono che hanno sbagliato su quell’aspetto del discorso». «Questa consulta deve far capire che ci vuole apertura verso le persone che non hanno la nostra stessa età, anche i minori perché tutti sanno i problemi di San Lucido, anche il bambino, come si dice, ha le proprie esigenze».

A questo punto, sarebbe cascata a fagiuolo un’altra affermazione di (ab)uso comune, del tipo: “si stava meglio quando si stava peggio”, ma Veltri ha stupito la sala scegliendone un’altra di più alto spessore, per cui bisogna «comunicare con tutti, avere rispetto di tutti, ma non quello che io non ci parlo perché è una persona più grande e magari mi tratta male. No, bisogna far valere le proprie idee, io penso di esserci riuscito in questo momento. E spero che voi non chiudiate, cioè la chiusura generazionale. Coinvolgete l’amministrazione, le minoranze, le persone più adulte che magari hanno varie esperienze in quel campo che possono fornire una serie di informazioni. Noi ragazzi dovremmo essere la classe dirigente del futuro, quindi dovremmo studiare alcuni aspetti».

In buona sostanza, dagli scafati politici alleati di Veltri non si prescinde.

Tantomeno si prescinde dalla tessera di partito. Il segretario ha fornito subito dopo un’altra ottima ragione per tornare, come il figliuol prodigo, alla segreteria del padre: «Io vi dico che voi fate bene a fare questo, però la politica oggi è alla base dell’amministrazione a tutti i livelli, perché oggi chi fa girare l’economia dei comuni purtroppo è la politica, perché non esistono più i settori come una volta che si chiamavano terziari diciamo, dove attingevi per raccogliere qualcosa. Oggi non esiste più, la politica è alla base di tutto». E dire che una famosa pubblicità ci avevi convinti che fossimo noi acquirenti, con la nostra spesa al supermercato, a far girare l’economia. Invece è la politica «alla base dell’amministrazione» a far «girare l’economia dei comuni» perché non ci sono più «i settori terziari» di una volta. La nuova teoria economica veltriana dovrebbe persuadere i giovani a tesserarsi in Rifondazione comunista. Non resta che attendere qualche tempo e poi verificare se nelle fila del partito sia comparso, nel frattempo, qualche volto imberbe per effetto di tale enunciazione. Intanto, un po’ di sana propaganda. Veltri ne ha approfittato per annunciare la nascita di «una nuova cellula» di Rifondazione «in un paese vicino, composta solo da giovani». «Vorrei che pure a San Lucido – ha detto testualmente Veltri, esprimendo un desiderio peraltro già chiaro – perché la politica è alla base di tutto».

Lo spot partitico è terminato quando Antonella Gioia, assessore alla cultura e alle politiche sociali del comune, dalla prima fila ha ripristinato in sala un clima da consulta. «Anch’io faccio parte di un partito politico. I giovani sono stanchi di sentire solo polemiche, attacchi personali. Loro vogliono fare qualcosa di diverso, vogliono costruire. Questo modo di fare politica li allontana, non li avvicina a noi perché sono stanchi di sentire sempre le stesse cose. Cominciamo ad essere costruttivi, facciamo proposte. Smettiamola con i diverbi personali, a loro questo fa paura. Loro non vogliono sentire polemiche, vecchie beghe politiche, vogliono un’altra aria, nuova, pulita. Se noi riusciremo a fare questo, saranno loro stessi ad avvicinarsi a noi, ne sono sicura, senza che noi lo chiediamo», ha detto rivolgendosi a Veltri, al quale è stato indirizzato anche l’intervento successivo, quello del consigliere di maggioranza Albino Sessa.

«È inopportuno parlare di questo, qui non sta nascendo un nuovo partito politico, non si devono inculcare delle idee – ha sostenuto. Sono dei giovani che si stanno avvicinando alla vita amministrativa di San Lucido, per risolvere dei problemi, per progredire. In questa fase parlare di partiti è fuori luogo. Col discorso che fai tu anticipi i tempi. Fai avvicinare i giovani, poi sarà il giovane stesso a fare le sue scelte, senza che nessuno che gli dica cosa fare». Ma soltanto pensare che possa esistere un aggregato autonomo dai gruppi di potere (che riesca o meno a mantenersi tale è circostanza verificabile soltanto in corso d’opera, vale a dire quando la Consulta avrà cominciato a lavorare) è evidentemente arduo per una parte della politica locale. Rileggiamo per esempio le dichiarazioni trasmesse qualche giorno fa da Franco Nunziata e Pino De Luca agli organi di stampa. I giovani, secondo i due, «demagogicamente, vengono usati sulla stampa» e «strumentalizzati», «senza offrire loro nessuna proposta concreta di sviluppo e di lavoro». Si fa largo la ragionevole certezza che Veltri sia tutto sommato d’accordo.

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Quando ho aperto la mia casella di posta elettronica ed ho trovato la mail con cui Federico Cimini esprimeva la volontà di intervenire nel dibattito cittadino, sono rimasta davvero sbalordita. Per la prima volta un giovane aveva deciso di prendere la parola proprio in quanto tale, e di esternare pubblicamente il suo punto di vista. Oltre le appartenenze, oltre gli interessi di parte. Oltre ogni cosa. In questo nuovo desiderio di partecipazione, ho visto la gioventù di San Lucido che reagisce, che si muove. Ma soprattutto che si sente chiamata a farlo, che vuole partecipare in prima persona alla costruzione del destino del proprio paese. E non ho fatto altro che cogliere l’occasione di permettere ad una persona di dire la propria semplicemente perché ha un’idea, e non perché rappresenta qualcosa o qualcuno.

Prima ancora di prendere in considerazione ciò che Federico voleva dire, ho pesato l’assoluta novità della sua iniziativa. Una novità che, prima di tutto, riguarda il sistema dell’informazione che, per la prima volta a mia memoria, ha aperto le porte ad uno che, dal punto di vista mediatico, è un perfetto sconosciuto. Uno che non è un segretario di partito, un assessore, un candidato. Uno che si presenta soltanto col suo nome e cognome, con la sua passione, con la sua idea. Che, semplicemente, vuole dire la sua, e al quale ho voluto dare la possibilità di farlo.

Per questi stessi motivi, l’intervento di Cimini rappresenta una novità anche nel panorama politico cittadino. Una parte di esso però (e fortunatamente solo una parte) non l’ha accolta come avrebbe dovuto. Tutt’altro: la risposta stizzita delle cosiddette «componenti del Partito democratico che si richiamano a Mario Amendola e Franco Nunziata» rivela l’esistenza di frange della politica locale per niente abituate, anzi persino refrattarie a conferire un qualche valore all’opinione di un sanlucidano qualsiasi che abbia qualcosa da dire.

Così, dinanzi alle dichiarazioni di «tale Federico Cimini», di «un giovane chitarrista che non si è mai visto in una sede di partito», la reazione di Nunziata e Amendola e delle loro componenti è stata quella di rimanere «palesemente perplessi circa l’autenticità del pensiero espresso». Insomma, se sei un signor nessuno digiuno di politica, puoi essere soltanto un prestanome. Come se un giovane, un ventenne, non fosse capace di agire di sua volontà, non fosse legittimato ad esprimere la propria idea, indipendentemente da tutto e tutti. Come se un giovane debba essere, in virtù di chissà quale forza maggiore, necessariamente pedina, o marionetta come Amendola e Nunziata amano dire, di qualcun altro.

Da qui parte tutta una digressione che tenta di trovare un perché, un motivo occulto, una ragione inconfessabile e inconfessata dietro l’intervento del signor nessuno. «Non abbiamo nulla contro i giovani, anzi ribadiamo di credere nel rinnovamento; a tal proposito avevamo proposto un accordo generazionale. Ma non possiamo tollerare che i giovani siano strumentalizzati da parte di furbastri d’età più matura; riteniamo maldestri quelli che armano la mano dei giovani e spingono all’odio ed al “divide et impera”, mentre noi auspichiamo la pace sociale, la ricostruzione dei partiti e del paese dopo anni di inadeguatezza amministrativa», scrivono Amendola e Nunziata e le loro componenti. Chi sono, per loro, i giovani? Marionette di soggetti innominati? È proprio quest’atteggiamento a smentire il rispetto sventolato nei loro confronti.

E allora: a cosa serve dichiarare: «i giovani come Federico Cimini ben vengano nel Pd ed in politica» se subito dopo si aggiunge: «ma con umiltà e senza arroganza e, soprattutto, con la capacità di non farsi abbindolare dalle sirene, dai furbi e dai pupari»? A cosa serve augurarsi che «siano proprio i giovani a portarci una musica nuova, quella della tolleranza, della comprensione reciproca e del rispetto democratico del giudizio altrui» se questi stessi valori non appartengono al resto delle dichiarazioni? Non è questo un atteggiamento che, di per sé, offende i giovani sanlucidani e i loro talenti? Si è veramente coscienti del valore dei giovani se, alla prima occasione, la loro opinione viene svilita, annullata, delegittimata?

È davvero così difficile, per alcuni, accettare che un’opinione sia svincolata da interessi e fazioni e si presenti nuda al pubblico? Dietro ad ogni iniziativa è proprio necessario intravedere “verità” nascoste, la “mano armata” di un altro? A quanto pare sì. Ma questo rifiuto ad accogliere il giovane come tale, a valorizzare appieno la sua idea, che impedisce a certuni di cogliere la bella novità della partecipazione giovanile alla vita cittadina e di farne tesoro, è uno di quegli scogli che, con la rivoluzione culturale auspicata, San Lucido dovrà lasciarsi alle spalle. Prima o poi.

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Che non ci sia un progetto nel futuro di San Lucido è chiaro da quando ben due “progetti”, Progetto San Lucido prima e Progetto Democratico poi (per non dire tre, se si considera anche il Progetto Ribaltone), sono stati bocciati dall’elettorato. Quindi ha indubbiamente ragione Franco Nunziata quando, in una nota pubblicata qualche giorno fa, afferma che «non un progetto» s’intravede nel futuro di San Lucido.

Sarebbe possibile esprimersi anche in merito ad altre affermazioni contenute nel documento, come quella per cui gli atti della giunta Staffa «sembrano caratterizzarsi solo per clientelismo», se esse non fossero alquanto ermetiche. Non è dato infatti conoscere gli atti concreti sui quali si basa tale accusa di clientelismo lanciata da Nunziata e dai suoi, perché nella nota non se ne fa menzione: senza queste informazioni fondamentali, risulterebbe a chiunque piuttosto difficile farsi una qualsiasi idea in proposito che abbia il pregio di fondarsi su qualche minimo dato di fatto.

Perciò, attendendo che Nunziata disperda le nubi, cercheremo un po’ di trasparenza nel resto del documento. Andiamo all’accusa di improvvisare l’attività d’amministrazione del paese, rivolta alla maggioranza del sindaco Antonio Staffa. Qui registriamo con molta gioia un passo in avanti: Nunziata e i suoi infatti stavolta approfondiscono l’anatema. C’è improvvisazione, spiegano, perché non esiste una programmazione adeguata per nessun settore. Non c’è pulizia, non c’è ordine, non c’è sicurezza. Non c’è un piano per la casa di riposo ex Onpi. Alt. Qui dobbiamo doverosamente fermarci. Quest’ultima mancanza, infatti, è piuttosto grave. Perché un piano per l’ex Onpi, Nunziata, ce l’aveva eccome.

Esso prevedeva la creazione di 150 (su 300 complessivi) nuovi posti di lavoro presso la struttura, e venne esposto dettagliatamente nel corso di un comizio elettorale, nell’aprile scorso. In quell’occasione, il medico sciorinò numeri che nemmeno all’estrazione del Lotto, con l’obiettivo di provare che comeno?sipuòfare. Le malelingue sotto il pulpito obiettarono subito che per impegnare tutti quei posti di lavoro sarebbe stato necessario importare disoccupati dai paesi vicini. Da parte loro gli elettori, forse perché presi da un certo scetticismo, o forse a causa di una sorta di insensibilità maturata di fronte alle promesse stratosferiche, o forse perché nemo profeta in patria o magari soltanto perché non ci sono più le mezze stagioni, non consegnarono la palma della vittoria alla lista nella quale Nunziata era candidato (quella di Mario Amendola), che pure, viste le prospettive, avrebbe dovuto raccogliere il voto della nutrita categoria dei disoccupati del paese.

Tuttavia, nonostante la bocciatura elettorale, Nunziata pare non aver mai smesso di carezzare il suo sogno per l’ex Onpi; così, nella sua nota recente, insiste e parla della Casa Serena come di «una possibile fonte occupazionale per i tanti disoccupati». È in questa definizione che riecheggia la promessa mai dimenticata di un incredibile miracolo in via Marina.

Si dà però il caso che per il sindaco Staffa tale promessa sia invece storia di ieri. Ha detto il primo cittadino replicando alle affermazioni di Nunziata: «Siamo aperti alle proposte, che non siano però come quelle per l’ex Onpi già bocciate dagli elettori». Caso chiuso. Forse.

A riaprilo ci pensa Pino De Luca. Per aiutare Nunziata a riprendersi dalla staffilata di Staffa, uno che non le manda certo a dire, De Luca afferma: «I posti di lavoro prospettati da Nunziata in campagna elettorale – scrive in una nota – non sono certamente “chiacchiere” di cui superficialmente parla Staffa o da ridicolizzare come ha fatto qualche altro in campagna elettorale: Nunziata dirige una struttura per anziani di appena 60 posti letto, con ben 72 dipendenti; immaginate la Casa Serena con almeno il doppio dei posti letto e con almeno 144 dipendenti». E, voglia Dio, con Nunziata alla direzione di quel grandioso piano di recupero della struttura che realizzi finalmente il sogno occupazionale. «Ma chi ha raccolto questi inviti del nostro gruppo per creare ordine, armonia ed occupazione a San Lucido?», chiede De Luca. L’elettorato certamente no, o almeno non abbastanza da incaricare Nunziata e i suoi di governare il paese. Tantomeno pare intenzionato a farlo Staffa.

Ma veniamo ad oggi. Ex Onpi a parte, appare chiara la volontà di Nunziata e dei suoi di sfidare Staffa sullo stesso campo di battaglia che l’ha visto vincitore: un campo grande quanto le zone sfornite d’acqua potabile.

Chiede Nunziata «cosa si sta programmando per l’acqua della zona Varco, per la frana di contrada Margherita, per il piano urbanistico, per il personale precario, per le zone rurali, per il lavoro dei giovani e soprattutto per il ripristino della legalità e dell’ordine pubblico nel paese». Se si “geografizzano” i punti elencati, si vede che almeno tre di essi riguardano le periferie e stanno dunque particolarmente a cuore ai loro abitanti. A quegli stessi sanlucidani che hanno portato il neo sindaco in braccio fino al portone municipale. Sostenere che proprio questi impegni non sono stati ancora rispettati significa tentare di aprire una breccia nell’elettorato di Staffa e della sua maggioranza.

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La kermesse “San Lucido in centro, con retrogusto alla mandorla” si è chiusa da soli due giorni e già la cittadina si prepara al prossimo importante appuntamento: il concerto della Bandabardò che si terrà oggi alle ore 22.00 sulla Piazzetta Panoramica. bandabardòPatrocinato dall’amministrazione comunale, l’evento odierno è una conquista del Gruppo Giovani di San Lucido, che così presenta gli ospiti di questa sera: «Rock, ska, folk, melodie latine, acustica da primi della classe: questo è il grande mix musicale proposto dalla ormai conosciutissima band toscana, il cui nome è un omaggio a Brigitte Bardot». I Giovani promettono: la Banda riuscirà a creare sul palco «la stessa atmosfera delle suonate tra amici». «Questa notte cadranno le stelle, la Banda – assicurano – vi farà saltare alti per prenderle».

Ma prima del concerto, appuntamento alle ore 21,00 sul lungomare nord, dove va in scena il quarto Gran Gala della danza sportiva, organizzato dalla Fly Dance School di Maria Lucia Cinelli in collaborazione col lido Copacabana. Canti, balli, accenni di moda e un ospite d’eccezione segretissimo sono gli ingredienti di una manifestazione già affermata che quest’anno tuttavia si veste di nuovo, di uno spettacolo all’insegna del divertimento e dell’arte, tra stelle, musica e danzatrici fluttuanti.

Aggiornamento

» Guarda i video del concerto della Bandabardò

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Il volo di cento palloncini ha chiuso la tre giorni “San Lucido in centro, con retrogusto alla mandorla”, tappa locale della rassegna Profumi e sapori del Tirreno cosentino a cura dell’assessorato alle attività produttive della Provincia di Cosenza, organizzata dall’amministrazione comunale e dalla Pro Loco cittadina e svoltasi dal 5 al 7 agosto. La kermesse, tenuta a battesimo dallo stesso presidente della Provincia, Mario Oliverio, e dal vice Domenico Bevacqua, e ricca di appuntamenti, è riuscita a richiamare a San Lucido moltissime persone, attirate tanto dall’ampia esposizione di oggetti artigianali dei più vari generi, dai gioielli ai cestini in vimini, quanto dal rinomato gelato alla mandorla, offerto gratuitamente ai visitatori.

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Tutte le piazze e le viuzze del centro storico, cuore della manifestazione, per tre giorni si sono trasformate in tavolozze di colori, tra coperte e arazzi affacciati da finestre e balconi, angoli fantasiosamente addobbati, antichi abiti sgargianti, presepi realizzati a mano e bottiglie dipinte d’azzurro mare.

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Varia l’offerta: serate di musica folk, coi Taranta Terapy e I briganti della Sila; spettacoli rock, con la cover band di Vasco Rossi, gli Etilico 69; cenacoli culturali, con la presentazione del nuovo libro di don Raimondo Verduci, “Il credo di un biologo. Jean Rostand”; intrattenimento per bambini, con il Teatro dei burattini del Centre Mode Culture et Tourisme di Pina Gioia, e il concorso di disegno organizzato dalla Volley San Lucido; storia e memoria, con la mostra fotografica della Pro Loco e i lavori e i documenti di Franco Petrungaro.

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Presentazione del nuovo libro di don Raimondo Verduci, Il credo di un biologo. Jean Rostand. Certezze e dubbi

» Don Raimondo Verduci

» Antonio Staffa

» Don Pietro De Luca

Il Teatro dei burattini del Centre Mode Culture et Tourisme

Etilico 69 in concerto

» Un senso – Vasco Rossi

» Siamo soli – Vasco Rossi

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Alla presenza del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, e del vice Domenico Bevacqua, ha preso il via il 5 agosto la manifestazione “San Lucido in centro, con retrogusto alla mandorla”, tappa locale della rassegna “Profumi&Sapori del Tirreno cosentino”, a cura dell’assessorato provinciale alle attività produttive: tre giorni dedicati interamente all’artigianato, all’arte, all’enogastronomia sanlucidana, ma anche alla musica e ai talenti calabresi, nonché ai capolavori tessili di Longobucco.

«Il centro storico di San Lucido è uno dei più belli del Tirreno cosentino, e questo è un modo per valorizzarlo e per conoscerlo. Sono queste le iniziative che la cittadinanza cerca, che rispondono a reali esigenze, sentite e vissute col cuore», ha detto il sindaco Antonio Staffa nell’accogliere Oliverio e Bevacqua nel salottino allestito nel cuore del centro storico.

Mauro Zumpano della Confederazione nazionale artigianato della Provincia di Cosenza ha sottolineato quindi la necessità di «puntare su prodotti unici» e di «unire le forze perché nessuno da solo può fare nulla».

Bevacqua ha motivato l’individuazione di San Lucido come tappa locale della rassegna: «L’abbiamo scelta perché ha un centro storico che ancora vive nonostante le difficoltà e perché ha una classe dirigente moderna: senza questa capacità di essere al passo coi tempi diventa difficile prospettare un futuro per i nostri figli. Che San Lucido diventi, a partire da quest’iniziativa, la porta del Basso Tirreno cosentino».

Le conclusioni sono state affidate ad Oliverio, che prima di lasciare la cittadina di San Lucido ha assaggiato il gelato alla mandorla locale e visitato tutti gli stand della fiera: «Quest’iniziativa si colloca in un più ampio progetto di rivalutazione del nostro territorio a partire dai centri storici. Puntiamo a ridestare l’attenzione rispetto a questo grande patrimonio, che costituisce il cuore del recupero della nostra identità; vogliamo fare in modo che esso si incontri con le produzioni tipiche. Così il turista ha la possibilità di scoprire l’identità di San Lucido. Il mare non basta».

Nel corso della manifestazione sono stati consegnati tre riconoscimenti: all’artigiano Franco Petrungaro, ad una nota azienda del posto, famosa per la produzione del gelato alla mandorla, e alla Pro Loco.

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Va bene che il suo nome non compariva espressamente nel testo dell’ordine del giorno, ma che Vittorio Calomeni non fosse al corrente del fatto che il consiglio comunale avrebbe discusso il suo (fino ad allora presunto) caso di amministratore incompatibile, come Mario Amendola e Roberto Filippo hanno sostenuto, pare probabile quanto la neve sugli ombrelloni a Ferragosto.

Il caso del candidato a sindaco della lista LiberaMente è esploso, tutt’altro che in sordina, due mesi fa, vittorio calomeniquando qualcuno sostenne che avesse due cause in corso col comune di San Lucido che avrebbero potuto determinare la sua incompatibilità con la carica di consigliere. E il caso non scoppiò senza ch’egli se ne accorgesse, visto che ebbe modo di replicare e di sostenere di essere assolutamente compatibile, di non avere cause col comune, se non un certo decreto ingiuntivo, da lui considerato del tutto innocuo (ma che si sarebbe rivelato piuttosto insidioso). In municipio però, nonostante l’ostentata tranquillità dell’interessato, si cominciava a dare un’occhiata alle carte.

Le verifiche divennero più celeri in seguito al protocollo di una lettera indirizzata al sindaco Antonio Staffa, al presidente del consiglio Giuseppe Moramarco e al segretario Fedele Vena e firmata da Giuseppe Cavaliere, privato cittadino sì, ma anche colui che, se Calomeni dovesse decadere dalla carica, lo sostituirebbe dietro i banchi dell’opposizione. Cavaliere invitò formalmente a verificare le posizioni di tutti gli amministratori. E verifica fu.

L’indagine venne annunciata ufficialmente in assise il 20 giugno, circa un mese fa, e i risultati sono approdati in consiglio il 25 luglio. Primo punto all’ordine del giorno: l’esame della compatibilità dei consiglieri comunali. Nonostante l’argomento lo riguardasse molto da vicino, e sebbene fosse contenuto in un atto pubblico e ufficiale come la convocazione del consiglio comunale, Calomeni non si sarebbe sentito chiamato in causa. Ignaro, non al corrente, non informato: così lo hanno dipinto Amendola e Filippo nell’assise del 25 luglio. La tesi sostenuta: non leggendo il proprio nome, Calomeni non si è presentato. Dopotutto, cosa c’entra lui col discorso dell’incompatibilità?

Calomeni non c’è. Peccato, perché avrebbe potuto produrre documenti in sua difesa, osservano Amendola e Filippo, suggerendo inoltre, vista l’assenza, di non prendere alcuna decisione in merito. Di parlare così, tra amici, dell’avvincente e sempreverde tema dell’incompatibilità senza decidere nulla, senza contestare la posizione di qualcuno che non può nemmeno difendersi dall’infamante accusa, immobilizzato dalla sua stessa assenza. Suvvia, non è cortese.

Improvvisamente dunque diviene importante quanto il diretto interessato ha da dire in sua difesa. Se lo stesso principio “probatorio” fosse stato applicato ai consiglieri di maggioranza Armando Mazza e Franco Nesci, se egual rilevanza fosse stata attribuita ai documenti che questi hanno presentato per provare l’inconsistenza delle accuse mosse loro contro, minoranza senza calomeni consiglio 250708probabilmente ai due non sarebbero state contestate cause d’incompatibilità senza che ne abbiano.

Ma le cose sono andate diversamente. Mazza e Nesci sono incompatibili immaginari. Incompatibili dichiarati del tutto inutilmente, come per seguire il copione di una bizzarra messinscena, in cui l’imputato viene condannato proclamandone nello stesso tempo l’innocenza.

In fondo, sono loro, con i loro documenti infruttuosi ai fini della decisione, a pagare il prezzo del compromesso al quale la maggioranza ha deciso di giungere: dichiarare due dei suoi incompatibili per smontare l’accusa da parte di Amendola (che le rimprovera un certo dispotismo nelle decisioni) secondo la quale Staffa&Co. avevano già stabilito tutto. Potendo contare però sulla certezza di non subire le conseguenze dell’atto, proprio per l’inconsistenza delle basi su cui esso si fonda.

Amendola invece, se da una parte ha ottenuto che non solo l’alleato Calomeni portasse il marchio dell’incompatibilità ma che ugual destino toccasse a due avversari, dall’altra ha mancato l’obiettivo principale: evitare che si decidesse in merito. Non solo: la dichiarazione d’incompatibilità dei due consiglieri di maggioranza Nesci e Mazza è un generoso regalo a Roberto Pizzuti e Loredana Pastore, colleghi d’opposizione ma comunque antagonisti: erano stati loro, infatti, a puntare il dito contro i due. Le insistenze di Amendola e Filippo nel cercare di salvare Calomeni dalla dichiarazione d’incompatibilità hanno finito così per favorire Pizzuti e Pastore, che di fatto hanno vinto una battaglia considerata persa e nella quale avevano deposto le armi.

Ma la crociata pro Calomeni di Amendola e Filippo ha davvero del cavalleresco? Probabilmente l’assenza del diretto interessato avrebbe dovuto convincere l’assemblea a non determinarsi senza di lui, perché in fondo non è carino parlare (male) degli assenti. Cavalleria, dunque? In realtà, più che una questione di cavalleria, è una questione di Cavaliere.

Infatti, se Calomeni dovesse decadere dalla carica di consigliere comunale di minoranza, sarebbe Giuseppe Cavaliere a prendere il suo posto. Sarebbe lui a rappresentare l’ago della bilancia tra il gruppo Progetto Democratico (Mario Amendola e Roberto Filippo) e il gruppo Direzione San Lucido (Roberto Pizzuti e Loredana Pastore), giuseppe cavalieree questo sconvolgerebbe sicuramente gli equilibri interni all’opposizione. Se attualmente, con Calomeni, la bilancia pende chiaramente dalla parte di Amendola e Filippo, con Cavaliere sarebbe necessario tararla nuovamente. Egli infatti non ha mai rinunciato alla propria indipendenza di decisione (giusta o sbagliata che venga considerata), neppure quando rischiava di perdere (come poi è successo) l’ambitissima poltrona da assessore e la fiducia dei vertici, dal sindaco al vicesindaco fino a tutti i colleghi di giunta.

La sua posizione di “autonomo ad oltranza” rende certo più difficile il compito a quanti cercano di farne un alleato, con accordi più o meno sottobanco, palesi ma non palesati come quello tra Amendola, Filippo e Calomeni. È obiettivamente difficile che possa avvenire un avvicinamento rispetto a Pizzuti e Pastore, visti i gravi screzi fra loro quando appartenevano alla stessa maggioranza; più facile che tentino un approccio Amendola e Filippo, come avvenne quando, approfittando proprio di quei dissidi, si misero a corteggiarlo.

Non che Cavaliere necessariamente debba cedere. Anzi. La sua, probabilmente, sarebbe una figura terza e indipendente rispetto ai due gruppi d’opposizione. Una figura scomoda, sia per l’uno sia per l’altro. Con l’entrata di Cavaliere, Pizzuti e Pastore ci guadagnerebbero un nemico; Amendola e Filippo un alleato mancato. Chi, tra loro, ha (più) paura del Cavaliere?

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Serata “informativa” per i sanlucidani. L’amministrazione comunale incontrerà oggi la cittadinanza, a partire dalle ore 20.30 presso la sala polifunzionale, al fine di rendere note le iniziative promosse dalla data d’insediamento ad oggi. La discussione partirà dalla descrizione delle condizioni in cui i nuovi amministratori hanno trovato il comune nel maggio scorso, quando per la prima volta vi hanno messo piede, dopo dieci mesi di commissariamento prefettizio. Si proseguirà quindi con l’illustrazione dei programmi futuri.

Il primo cittadino Antonio Staffa, gli assessori e i consiglieri con delega interverranno dunque, ognuno relativamente al proprio settore, per ragguagliare i sanlucidani sullo stato delle cose al momento del loro arrivo in municipio e su quanto è stato fatto e faranno nei prossimi mesi. Si discuterà perciò di tutto un po’: antonio staffadallo sport al turismo allo spettacolo; dal sociale alla pubblica istruzione, dalla cultura al personale, dai lavori pubblici agli affari rurali, fino all’urbanistica, all’ambiente e alle attività produttive.

L’iniziativa cade a distanza di qualche giorno dalle dichiarazioni stampa del gruppo d’opposizione Progetto Democratico, coordinato da Mario Amendola, secondo cui «stiamo assistendo ad una strana e preoccupante fase di involuzione politica determinata da una certa chiusura al dialogo con l’opposizione, le organizzazioni sindacali, il personale, la cittadinanza». E probabilmente la serata rappresenterà anche l’occasione, per il sindaco Staffa e la sua maggioranza, di replicare a queste e ad altre affermazione degli avversari.

Inoltre, considerato che quello attuale è un periodo tutt’altro che quieto per la politica sanlucidana e che si tratta del primo rendez-vous tra i novelli amministratori e i cittadini, la manifestazione avrà senz’altro ampia eco e fornirà numerosi spunti al dibattito. Che però dovrà tenersi in altre sedi, visto che, a quanto pare, l’iniziativa ha uno scopo puramente informativo: all’esposizione non seguirà cioè un dibattito.

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