San Lucido

You are currently browsing the archive for the San Lucido category.

Benito Mazza ed il suo equipaggio hanno riportato l’uomo a riva sano e salvo

SAN LUCIDO. Quando si dice che non tutto il male vien per nuocere.

uomo in mare salvato dai pescatori di San LucidoIeri, mentre la Guardia costiera effettuava i suoi controlli presso il porticciolo di San Lucido, è arrivata dai carabinieri di Fiumefreddo Bruzio la richiesta di soccorso pervenuta da un uomo in difficoltà in mezzo al mare grosso. Nel porticciolo di San Lucido, ci sono barche sequestrate per detenzione di spadare ma anche barche utili all’occorrenza.

Dal porticciolo di San Lucido parte un’imbarcazione con Benito Mazza, noto pescatore del posto, e suo nipote Andrea. Destinazione: motoscafo di sette metri con uomo di nazionalità straniera a bordo, pare inglese o belga, sulla quarantina, rimasto fermo col timone rotto a largo di Fiumefreddo.

Quando viene raggiunto da Benito Mazza ed equipaggio, questi ultimi provvedono a rimorchiare il motoscafo. Difficile capirsi ma quello che si sa è che il signore, che parla solo inglese, ha allertato le forze dell’ordine appena accortosi del guasto e che gira il Mediterraneo con la sua imbarcazione. E soprattutto che, fortunatamente, sta bene, nonostante il pericolo del mare agitato.

Tags: ,

Prosegue l’inchiesta penale sulla tomba scomparsa

SAN LUCIDO. Secondo le carte, è lui. Le spoglie di Carmine Esposito, irrintracciabili ufficialmente dal 4 giugno, sarebbero proprio quelle conservate in un vecchio loculo del cimitero cittadino.

E’ così che a distanza di un mese dall’apertura delle indagini da parte della Procura di Paola, condotte dal pm Antonella Lauri, potrebbe chiudersi un caso che ha fatto scalpore.

Infatti gli accertamenti dei carabinieri di San Lucido e le linee seguite dai legali delle parti avrebbero consentito di raccogliere dati sufficienti da poter ritenere che i resti di Esposito siano da identificare con quelli contenuti in un loculo situato nella zona vecchia del cimitero.

approfondimenti
Le puntate precedenti!

Tags:

SAN LUCIDO. Stamattina nel centro tirrenico sono stati perquisiti case e locali di amministratori, tecnici e professionisti. I Carabinieri di tutta la provincia di Cosenza hanno eseguito le disposizioni della Procura della Repubblica di Paola.

aggiornamentoAggiornamento: le perquisizioni hanno riguardato 9 persone e 12 tra case, uffici e locali.

Tags: ,

Marocchino preso a bastonate durante la fiera di S. Giovanni

SAN LUCIDO. Due giovani di San Lucido sono stati tratti in arresto dai carabinieri per rissa e lesioni aggravate.

Si tratta di Marco Abate e Andrea Chianello, trentenni, entrambi del posto, che si trovano ora in stato di fermo per aver malmenato un extracomunitario, venditore ambulante, di nazionalità marocchina. A quanto pare l’uomo, che è rimasto ferito, sarebbe stato aggredito con un bastone.

Il fatto è accaduto nella tarda serata del 23 giugno. I militari dell’Arma che erano di pattuglia, allertati, sono intervenuti subito cogliendo i due sul fatto.

Abate e Chianello sono stati immediatamente identificati e sono tuttora in corso le indagini per l’individuazione di eventuali coautori. Il pm Eugenio Facciola del Tribunale di Paola ne ha dunque disposto la traduzione in carcere, e attualmente i due sono detenuti presso la casa circondariale di Paola.

Tags:

Circa 40mila euro di danni al leader dei pescatori: «Lascio la mia terra»

SAN LUCIDO. Tremilacinquecento metri di rete da posta fissa distrutti; dai 30 ai 40 mila euro il danno stimato.

Libero PolizzaQuesto il bilancio di quanto accaduto nella notte tra il 24 e il 25 maggio: ignoti hanno dato alle fiamme una grossa rete di proprietà di Libero Polizza, consigliere nella maggioranza del sindaco Carlo Borsani, dirigente forzista e pescatore di mestiere.

Costantemente in prima linea per i diritti umani, Polizza ha guidato importanti battaglie.

Nel momento in cui si è accorto di quanto messo in atto, alle ore due mentre si accingeva ad uscire in mare, la sua rete era ormai ridotta ad un mucchio di cenere.

Non tanto per il danno economico, quanto per il fatto d’essere vittima di un atto così «vile» che Polizza non nasconde al telefono uno sconforto profondo.

In foto: Libero Polizza

Tags: ,

Automobile bruciataSAN LUCIDO. E’ stato arrestato ieri in flagranza di reato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Paola, ai comandi di Salvatore Amodio, in collaborazione con la stazione di San Lucido, un uomo di nazionalità rumena, T. V., di 30 anni.

Sarebbe lui il responsabile dell’incendio appiccato, nella notte tra il 16 e il 17 maggio, ad un’automobile nel centro di San Lucido.

L’uomo sarà processato oggi per direttissima.

Le manette sono scattate nell’ambito di controlli mirati da parte delle forze dell’ordine.

In foto: l’automobile bruciata [clicca qui per ingrandire]

foto
Tutte le fotografie dell’automobile

Dopo l’ultimo atto incendiario si ripropone la questione della sicurezza

SAN LUCIDO. Ordine pubblico e sicurezza cercansi disperatamente.

Era durante il consiglio comunale del 13 marzo che il sindaco Carlo Borsani affermò che il problema della sicurezza pubblica «non può essere sminuito dedicando ad esso dieci minuti».

Si trattava della risposta da parte della sua maggioranza alla richiesta dell’opposizione di discutere in via ufficiale di quanto era accaduto una settimana prima, nella notte tra il 7 e l’8 marzo, quando ignoti avevano squarciato tre pneumatici dell’automobile di proprietà del consigliere di minoranza Roberto Filippo.

Dinanzi alla proposta del gruppo guidato da Mario Amendola di inserire la discussione in merito tra i lavori dell’assise, la maggioranza aveva preferito impegnarsi per la convocazione di una seduta consiliare ad hoc da tenersi, aveva detto il primo cittadino, «prima di Pasqua», così da dedicare all’argomento un’ampia e approfondita analisi.

Da allora sono trascorsi quasi due mesi ma nessun consiglio è stato riunito all’uopo. O almeno nessuno che preveda una discussione ufficiale sull’ordine e la sicurezza pubblici.

Ed ecco che, a dispetto delle dimenticanze municipali, il problema si ripresenta.

Ieri sono stati i danni ad un privato, oggi quelli ad una ditta che effettua lavori per il comune di San Lucido.

E’ chiaro che l’adozione di misure preventive e all’occorrenza repressive, a protezione di quanti vivono e lavorano sul territorio, non può più essere procrastinata.

In foto: la ruspa al lavoro, pochi giorni prima che venisse data alle fiamme


Il video della ruspa al lavoro

Tags: , ,

Il papà scrive al sindaco: ora servono più controlli

SAN LUCIDO. Succede a San Lucido che un bimbo di nove anni venga investito da un motorino, e che ciò accada dopo ripetute segnalazioni a mezzo stampa del pericolo, più che altro da parte di chi vive da protagonista l’agone politico, perciò in virtù di un interesse pubblico.

Oggi è un papà a prendere la parola. E’ il padre di quel bimbo investito.

Damiano Paletta ha deciso di scrivere una lettera al sindaco Carlo Borsani, inviata per conoscenza ai comandi locali di polizia e carabinieri, perché quanto accaduto, fortunatamente senza conseguenze irreparabili, non si ripeta.

Tags: ,

Il mezzo della ditta Ventura non ha provocato danni

SAN LUCIDO. Nella notte tra il 16 e il 17 marzo, intorno alle ore 2, un veicolo per la manutenzione dei binari ferroviari è uscito fuori dalle piste all’altezza della stazione di San Lucido.

Per fortuna senza causare danni a persone o cose né problemi di circolazione dei treni che hanno percorso regolamenre la tratta. Sul posto, appena accaduto il fatto, è intervenuta la Polizia ferroviaria di Paola, insieme con gli addetti della ditta proprietaria del mezzo.

In foto: il cartello ferroviario di San Lucido Marina

Tags:

Ieri la visita del ministro brasiliano Vannuchi per il prelievo del Dna materno

SAN LUCIDO. Svegliarsi la mattina sapendo che verrà un uomo a portarti via qualcosa, ma non per togliere, anzi. Forse per restituirti tutto. Per ridarti la parte tua più profonda. Un figlio.

Con questo pensiero deve aver aperto i suoi grandi occhi chiari sul 14 marzo quella donna piccola, minuscola ma forte che è Elena Gibertini, madre di Libero Castiglia.

Desaparecido in Brasile più di trent’anni fa, suo figlio forse le verrà restituito. Dopo troppi anni e non come una madre vorrebbe veder tornare il suo ragazzo.
Libero Joca Castiglia

Ma ancora una volta, da mamma, gli darà vita, in un certo senso, e un nome, tramite una parte di sè. Gli archetti d’unghia delle sue dita sottili e lunghe, tre gocce del suo sangue e della sua saliva: conservati in piccoli sacchetti trasparenti, gireranno mezzo mondo.

Alla fine però arriveranno in Brasile. Lì, dove forse sono i resti del suo Libero. E ci arriveranno nella ventiquattr’ore di un uomo che è venuto apposta per acquisire le tracce del suo dna e poi compararlo con quello di un ragazzo torturato e ucciso, molti anni fa, dalla dittatura brasiliana.

Elena Gibertini Paulo Vannuchi Wanda Castiglia - Visita Ministro Diritti Umani Brasile Governo Lula

Potrebbe essere lui, ma solo gli esami del dna daranno finalmente una risposta chiara.

Quell’uomo con la ventiquattr’ore è il ministro della Segreteria speciale per i diritti umani del governo brasiliano di Lula, Paulo De Tarso Vannuchi. E’ atterrato a Lamezia Terme nella serata del 13 marzo e ha messo piede a San Lucido il giorno dopo, di buon mattino, accompagnato dal segretario dell’Ambasciata brasiliana in Italia, Hilton Catanzaro Guimarães.

Un politico importante per uno scopo importante: restituire alle famiglie le spoglie dei figli, dei fratelli, dei padri sulle quali genitori, sorelle e figli non hanno potuto piangere per decenni.

segretario ambasciata brasile hilton catanzaro guimares

Un uomo importante dai modi quotidiani. Si siede al tavolo da pranzo con quella donna minuta che lo guarda senza parlare, sapendo che da lui forse riavrà suo figlio, e che, salutandolo, lo bacia. E gli ripete grazie.

Il ministro l’abbraccia forte, come Wanda, Antonio, Lara e tutti i familiari di Libero grazie ai quali si è giunti all’importante risultato.

“Il governo brasiliano ha un debito con 150 famiglie alle quali devono essere restituiti i loro cari – afferma Vannuchi appena incontra la signora Elena. Quello che suo figlio ha fatto appartiene un po’ anche a me. Per cinque anni anch’io sono stato prigioniero e ammiro suo figlio che ha lottato in terra straniera per la giustizia e la libertà”.

Ministro Vannuchi Momento Visita Castiglia

Lei lo ascolta in silenzio, commossa; poi pronuncia soltanto: “Mio figlio mi disse: mamma, devo lottare per questo mondo bellissimo ma molto povero. Gli risposi: fa’ quello che vuoi”.

La stessa forza nel patire un dolore infinitamente più lieve, quando l’ago del prelievo le buca la pelle. Uno sguardo alle vecchie foto appese, gli omaggi, i saluti.

Poi il ministro riparte, verso l’aeroporto. Lo stesso da dove un giorno, forse, Libero tornerà.


In foto: la prima in alto ritrae Libero Castiglia; subito in basso, l’incontro tra il ministro per i diritti umani del governo Lula ed Elena Gibertini, madre di Libero Castiglia, e la sorella di quest’ultimo, Wanda Castiglia; la terza foto ritrae il segretario dell’Ambasciata brasiliana in Italia, Hilton Catanzaro Guimarães, al momento del suo arrivo a San Lucido; infine un momento della visita a casa Castiglia: da sinistra a destra, Antonio Perrotta, marito di Wanda Castiglia; Lara Perrotta, loro figlia; il ministro Paulo Vannuchi; di spalle, Elena Gibertini.


Ripropongo ai lettori un mio articolo su Libero Castiglia pubblicato agli inizi del gennaio 2004 sul quotidiano La provincia cosentina. Contiene in dettaglio la storia del sanlucidano desaparecido.

Il circolo di San Lucido del Partito di Rifondazione Comunista è intitolato a “Joca”. Così era chiamato Libero Giancarlo Castiglia, nato a San Lucido nel 1944 e ivi vissuto fino all’età di dieci anni, quando emigrò con tutta la sua famiglia in Brasile, stabilendosi nel quartiere Vila Da Penha della capitale. Trovò lavoro a Rio de Janeiro come operaio specializzato.

Una storia molto vicina a quella di molti che, tra Ottocento e Novecento, lasciarono la propria terra, per cercare nel continente americano una vita nuova. Quella di Libero Castiglia, però, non è una storia a lieto fine, di quelle con l’ultima scena in una villetta nel quartiere “in” della città, con un cane scodinzolante e bambini per casa.

Anzi, a pensarci bene, la storia di Libero non ha mai avuto veramente una fine.

La sua, é la storia di un “desaparecido”, di un uomo scomparso senza lasciare traccia come, nel suo caso, gli altri 67 che, come lui, furono ammazzati perché dissidenti verso la dittatura militare del generale Lacerdo in Brasile.

Libero era comunista. Fu intorno al 1967 che si avvicinò all’azione politica del PcdB, Partito Comunista del Brasile, che, naturalmente, in un’epoca di dittatura militare, era dichiarato fuorilegge.

Libero aderì in pieno alle rivendicazioni sociali e politiche del Partito, ricoprendo da subito un ruolo di responsabilità all’interno del direttivo. Insieme coi vertici del Partito, Elza Monerat e Mauricio Grabois, si occupò del settore Sicurezza, per poi venir incaricato di organizzare la guerriglia nella regione di Marabà in Araguaia.

E’ qui che si verificò un giorno un’imponente azione militare chiamata “Operazione Pulizia” da parte dell’Esercito brasiliano, teso ad eliminare tutti i dissidenti, che, in quella zona, pare fossero un numero di 68. Tutti morti.

Della strage, non si sa nulla, se non il perché sia avvenuta. Nessuno dei corpi è stato mai ritrovato, nessuno mai identificato: tutti dichiarati “desaparecidos”. Spariti.

Ma come può una famiglia rassegnarsi a non avere, dei propri defunti, nemmeno ossa, ceneri, su cui piangere? E quando si tratta di esseri umani scomparsi nel nulla, come foglie nel vento, è ancor più difficile farsi ragione di una morte.

Alle famiglie dei 68 scomparsi è rimasta solo una data, del tutto convenzionale, fissata dall’odierno governo brasiliano, a cui far risalire i 68 decessi: il 25 dicembre 1973. Non è stato tuttavia specificato un luogo di morte, di seppellimento del corpo, o delle cause.

Le stesse famiglie sono state indennizzate, in quanto colpite da quella che è stata riconosciuta come una feroce azione terroristica. Poca cosa se, fino ad oggi, nulla era stato fatto per riuscire a trovare i resti delle vittime, e, perdipiù, i colpevoli continuavano tranquillamente a ricoprire importanti ruoli all’interno dello stesso organismo governativo.

Se dal Ministero degli Affari Esteri era partita, su apposita istanza, una comunicazione al Consolato Generale d’Italia in Brasile, senza ottenere da quest’ultimo nessuna risposta, è la battaglia sociale apertasi in Brasile sulla questione che ha agitato le acque tanto da incaricare una Commissione per i Diritti Umani della Camera dei Deputati in Brasile di scoprire che fine abbiano fatto i corpi delle vittime della Guerriglia dell’Araguaia.

Insieme con Socorro Gomes del Partito Comunista brasiliano, José Eduardo Reis, capo del Laboratorio Antropologia Forense dell’Istituto di Medicina Legale di Brasilia, un’équipe di geologi specializzati ed alcuni familiari delle vittime, il deputato Luiz Eduardo Greenhalgh, che coordina i lavori della Commissione, si è recato più volte in Araguaia alla ricerca dei resti.

L’operazione è stata resa possibile soprattutto grazie alla testimonianza di Pedro Correa Cabral, ex colonnello dell’Esercito, pilota d’elicottero durante l’Operazione Pulizia.

Un’importante conquista per la famiglia Castiglia, quasi quanto quella di aver potuto lanciare un appello direttamente al presidente Lula e lasciare un campione di sangue affinché i dati genetici possano consentire l’identificazione, in caso resti umani venissero ritrovati.

Per farlo, il fratello di Libero, Antonio, dall’Australia ha raggiunto il Brasile, nella convinzione che “solo il governo di Lula può riscattare questa storia”.

Sulla figura di Libero, il militante comunista clandestino amante della letteratura, della musica classica, dei libri di scienza politica, che viaggiò per il mondo, arrivando fino in Cina per addestrarsi alla guerriglia, Myriam Luiz Alves, giornalista e consulente della Commissione per i Diritti Umani, sta scrivendo un libro che ne vuol essere la biografia.



Il reportage fotografico della visita del Ministro Vannuchi alla famiglia Castiglia, a cura dell’amico e collega giornalista Angelo Pagliaro di Paola (CS).


« Older entries § Newer entries »