San Lucido

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Sta bene Tony Maiorana, il ventisettenne sanlucidano del quale non si avevano più notizie dal 9 maggio scorso. Il giovane ha contattato la famiglia nel pomeriggio di ieri. Si trova a Roma. La madre, i fratelli, gli zii e tutti i parenti, dopo otto interminabili giorni di angoscia, hanno potuto così tirare il sospiro di sollievo più bello della loro vita. Ma l’intera cittadinanza ha vissuto momenti di grande apprensione per la sorte del giovane.

Tony ha telefonato alla madre alle ore 17.30 circa di ieri, dicendole di aver smarrito il telefono cellulare e di non aver pensato di creare tanta preoccupazione col suo silenzio. I familiari hanno dunque avvisato del ritrovamento i carabinieri di San Lucido, che hanno seguito il caso coordinati da Antonella Lauri della Procura della Repubblica di Paola. Il comandante Antonio Cangeri ha consigliato al ragazzo di raggiungere il comando più vicino per farsi identificare. E chiudere così (per una volta felicemente) un caso che, da quando Calabria Ora ne ha dato notizia, il 15 maggio scorso, ha tenuto col fiato sospeso non soltanto la famiglia, ma tutti i sanlucidani, gli amici e i conoscenti del giovane.

La speranza nel lieto fine non si era affievolita nonostante le ore e i giorni trascorressero senza che Tony si facesse sentire. Gli attestati di vicinanza e di solidarietà alla famiglia non si possono contare. «Ringraziamo tutti per l’affetto dimostrato, il sindaco, l’amministrazione comunale, tutte le famiglie di San Lucido. Ringraziamo moltissimo le forze dell’ordine per il lavoro svolto», ci dice al telefono lo zio di Tony, Eugenio, a nome della famiglia.

I carabinieri, occupandosi della scomparsa del ragazzo, erano partiti dai tabulati telefonici relativi alla sua utenza cellulare per poi allargare l’attività d’indagine alla vita privata e lavorativa, nel tentativo di rintracciare una pista utile per risolvere un caso intricato e difficile. Tony è infatti conosciuto da tutti come un giovane gentile e cortese, pieno di amici. Incensurato e tranquillo, svolge una vita comune, priva di elementi che possano lasciare ipotizzare strane amicizie.

Era partito lo scorso 5 maggio da San Lucido per raggiungere i fratelli a Perugia. Lì era rimasto per quattro giorni, prima di rimettersi in viaggio per la Calabria, il 9 maggio. Durante il tragitto aveva telefonato alla madre dicendole di trovarsi a Battipaglia e che sarebbe tornato a San Lucido di lì a poche ore. Non è chiaro per quale motivo Tony abbia deciso invece di raggiungere Roma e quando abbia smarrito il suo cellulare. Ma sta bene, e i familiari non vedono l’ora di riabbracciarlo.

Parte dai tabulati telefonici la ricerca di Tony (all’anagrafe Antonio) Maiorana, ventisettenne di San Lucido, scomparso dallo scorso 9 maggio. Le indagini, coordinate dal pm Antonella Lauri della Procura della Repubblica di Paola, prendono il via dall’analisi delle operazioni telefoniche registrate sull’utenza cellulare del giovane. I carabinieri del comando di San Lucido hanno richiesto, martedì scorso, i dati alla compagnia telefonica alla quale appartiene la scheda sim utilizzata da Maiorana. Documenti in base ai quali sperano di aprire una pista d’indagine capace di risolvere un caso ancora avvolto nel mistero più fitto.

E se attualmente non è possibile escludere alcuna ipotesi sui motivi della scomparsa e sulla sorte del ragazzo, nemmeno si può basare l’attività investigativa su punti fermi. L’unica cosa certa ad oggi è che Tony ha usato il cellulare per telefonare alla madre intorno alle ore 16 del 9 maggio, secondo quanto la donna ha riferito agli inquirenti denunciando la scomparsa del figlio. Dopodiché, pare, nessuno è più riuscito a rintracciarlo. Il cellulare infatti risulta spento e il classico messaggio automatico raccomanda di lasciare un messaggio in segreteria. Ma Tony l’ascolterà mai? Il silenzio del giovane dura ormai da una settimana esatta.

Antonio Maiorana, da tutti conosciuto come Tony, 28 anni tra un mese, nato a Chicago il 15 giugno 1980, non dà più notizie di sé dallo scorso 9 maggio. Aveva lasciato la cittadina di San Lucido, dove risiede, quattro giorni prima, lunedì 5 maggio, partendo per Perugia, dove studiano e lavorano i suoi due fratelli: Salvatore, il maggiore, e Giovanni, il fratello minore. Il 9 maggio, nel primo pomeriggio, aveva telefonato alla madre annunciando l’imminente rientro a casa. Il giovane ha detto infatti di trovarsi a Battipaglia. Entro poche ore sarebbe dunque dovuto arrivare a San Lucido, invece non ha mai varcato la soglia di casa.

Non avendo notizie del figlio, trascorsi quattro giorni, il 13 maggio la madre ne ha denunciato la scomparsa presso il comando dei carabinieri di San Lucido. L’Arma ha quindi messo in moto la macchina investigativa richiedendo, poco dopo la denuncia, i tabulati riguardanti la sim utilizzata dal ragazzo alla compagnia telefonica alla quale appartiene la scheda. Carte utili, secondo gli inquirenti, per ricostruire i movimenti del giovane: attraverso la mappatura delle celle alle quali il telefonino si è agganciato durante gli spostamenti sul territorio, si potrebbe tracciare il percorso compiuto da Tony. Ammesso che egli avesse, in quell’arco temporale, il cellulare con sé.

Da venerdì 9 maggio non si hanno più notizie di Antonio Maiorana, per tutti Tony, ventisettenne di San Lucido. La famiglia ha perso i contatti con lui ormai da sei giorni. La madre ne ha denunciato la scomparsa due giorni fa al comando locale dei carabinieri. Fonti attendibili consentono di ricostruire i fatti per come dovrebbero essersi svolti.

L’ultima volta che Tony si fa sentire è il 9 maggio. È il primo pomeriggio, sono le ore 16 circa. Il ragazzo telefona alla madre dicendole di trovarsi a Battipaglia e che sarebbe rientrato a San Lucido di lì a poco, una volta sbrigate alcune faccende lì intorno. Partito da San Lucido, dove risiede, il 5 maggio, aveva trascorso quattro giorni a Perugia, dove studiano e lavorano i suoi due fratelli, Salvatore e Giovanni.

Tony è un commerciante. Viaggia molto col suo furgone bianco e vende prodotti alimentari. In paese, per esempio, commercia mozzarelle di bufala campana. È un bravo ragazzo, ha molti amici, è gentile e tranquillo. Fa vita da lavoratore. Ha 27 anni, è snello, in forma, rasato a zero.

Sua madre, che vive con lui, non lo vedrà varcare la soglia di casa. Non riceverà una sua telefonata, un sms. Nessuna notizia di Tony. Sabato, domenica, lunedì. Martedì la donna si presenta ai carabinieri per denunciarne la scomparsa. La speranza è che per un qualsiasi motivo il ragazzo non abbia la possibilità di farsi sentire. E naturalmente che torni a casa.

Ogni interrogativo rimane comunque aperto e non si può escludere, al momento, alcuna ipotesi. E se la vita tranquilla di Tony, incensurato, non lascerebbe spazio a strane amicizie, non è tuttavia possibile rispondere, per ora, ad alcun interrogativo, né fare luce sul mistero di questa scomparsa.

Tempi duri per la marineria sanlucidana. Che un giorno si ribella ai sequestri di spadare e quello seguente li subisce. L’ultimo, ieri mattina. Infatti, mentre nelle edicole Calabria Ora pubblicava la proposta di Franco Tonnera, armatore e presidente della cooperativa Santa Rita di San Lucido, di avviare «uno studio parallelo tra i sistemi di pesca con spadara e ferrettara per confrontare l’impatto ambientale», in alto mare la Capitaneria di porto confiscava proprio le sue reti. Le stesse, pare, che le forze dell’ordine avevano sequestrato tempo addietro, vietandone l’utilizzo, perché fuorilegge.

In seguito a quel provvedimento, Tonnera era giunto alla decisione, concretizzata domenica scorsa, di incatenarsi all’ingresso della Capitaneria di porto – Guardia costiera di Vibo Marina. Un gesto clamoroso per ribellarsi, più che alla confisca da parte degli ufficiali, «alle leggi troppo ferree che rischiano di mettere in ginocchio l’intera filiera della pesca in Calabria» e che, sostiene, «impediscono anche di poter svolgere l’attività basilare».

«So bene – dichiarava ieri il pescatore – che le reti spadare sono vietate dalla legge, ma con le normali reti a circolo e la ferrettara non ce la faccio: devo pur portare in tavola qualcosa, dar da mangiare alla mia famiglia e alle famiglie degli operai che lavorano con noi». Sono queste le ragioni dei pescatori, recitate sempre uguali da anni come disperati refrain, durante le numerose iniziative di protesta promosse dalla categoria.

Ragioni che però puntualmente si scontrano con la normativa di legge, che vieta l’uso delle spadare perché dannose per l’ambiente. «Chi scrive le leggi dovrebbe mettersi nei nostri panni. Non ho nulla contro la Capitaneria di porto che fa il proprio dovere, ma anch’io vorrei lavorare onestamente», affermava ieri Tonnera, chiedendo nello stesso tempo «la collaborazione della Capitaneria di porto, dell’assessorato regionale all’Ambiente, dell’assessorato alla pesca, della Provincia di Cosenza e della Prefettura» per l’attuazione della sua proposta.

Intanto però il lavoro delle forze dell’ordine procede, e ieri mattina ha portato al sequestro. Oltre alla Capitaneria di porto, è giunta presso il peschereccio di Tonnera una motovedetta dei carabinieri, mentre una squadra stazionava a riva.

Da due giorni tutto tace a San Lucido: la gente e la politica hanno scelto il silenzio in segno di rispetto per il lutto che ha colpito la famiglia della giovane Barbara De Luca, che due giorni fa ha perso la vita per la caduta da un ponte sulla Ss18. La lista Rinascita Democratica ha deciso di annullare il comizio che si sarebbe dovuto tenere ieri sera, rimandandolo a giovedì. Sono dunque giorni di grande dolore.

Ciononostante l’appuntamento con le urne si avvicina e la popolazione, chiamata ad assolvere i suoi doveri elettorali, dovrà pian piano riprendere il cammino verso l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Coi comizi inaugurali si è già chiusa una prima fase dei giochi. I cittadini hanno potuto ascoltare i discorsi dei quattro candidati sindaci e degli aspiranti consiglieri e individuare così, tra i tanti, coloro ai quali accordare la propria fiducia e il proprio voto.

Ma sono divenute chiare anche le linee adottate dalle liste per questa campagna elettorale.

La prima lista scesa in piazza, Rinascita Democratica di Antonio Staffa, al tavolo del croupier punta tutto sui giovani, sulla forza propulsiva che li ha portati a fare gruppo e sulla voglia di raggiungere traguardi lungamente agognati, come poter bere acqua potabile dal rubinetto delle case di periferia.

La seconda lista a salire sul palco della Piazzetta è stata Direzione San Lucido di Roberto Pizzuti, il bisindaco che invece scommette sugli alleati storici e loro parenti con l’aggiunta di alcune novità, riproponendosi di portare a termine un intero mandato come non gli è stato ancora concesso di fare.

Tutt’altra storia è stata quella del plurisindaco Mario Amendola che, nell’arco di quindici anni, ha invece portato ampiamente a compimento il ciclo delle sue amministrazioni e che, dopo dieci anni, vorrebbe ritornare ad essere sindaco di San Lucido. La lista Progetto Democratico, che ricalca grossomodo quello che fu Progetto San Lucido, punta su un certo mix tra esperienza ed inesperienza.

Per ultima è scesa in piazza la lista LiberaMente di Vittorio Calomeni che, proponendosi come il vero rinnovamento, ha scelto invece di giocare la partita sulla severa condanna di ciò che è stato e la critica di ciò che è, ritenendo le altre liste in campo o non altrettanto innovatrici oppure troppo antiquate.

Non è bastata la chiesa più grande a contenere l’affetto per Pasquale Ruffolo, il ragazzo scomparso domenica scorsa a soli 17 anni in seguito ad un incidente stradale.

L’intero paese si è riversato, ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giovanni Battista per prendere parte al suo funerale. La perdita improvvisa di questo ragazzo, dai capelli cortissimi e gli occhi dolci, ha scosso nell’animo tutta la cittadina.

consolazione - brescianini

Pasquale, strappato irragionevolmente presto alla vita e ai suoi cari, ha avuto restituito, nel giorno del suo funerale, tutto l’affetto che donava agli altri. I suoi amici, moltissimi, hanno scritto ognuno il proprio nome su palloncini bianchi e poi li hanno abbandonati al volo quando la bara ha lasciato la chiesa. Su uno c’era scritto «tvtttb», come in un sms che non potrai più inviargli, per dire a Pasquale che gli vuoi «tanto tanto tanto bene».

Ma ieri c’era anche chi Pasquale non lo conosceva, però ha voluto dirgli comunque, per la prima e ultima volta, «ciao», con la sua presenza discreta. Perché l’estremo saluto è stato pieno di un dolore atroce ma composto. Come una sinfonia al pianoforte lenta ma drammatica.

Centinaia di persone hanno riempito, della chiesa, banchi, navate e sagrato, tutte così silenziose che in quell’atmosfera surreale solo il vento aveva il coraggio di fare rumore, insieme con le parole del parroco don Franco Spadafora, che ha celebrato quasi sottovoce. Dalla folla assiepata sul piazzale neanche un bisbiglio per partecipare alla liturgia, perché nulla, nemmeno una flebile voce, potesse interrompere quel fluire di angoscia e incredulità.

«Nessuno può descrivere il dolore della morte di un ragazzo», ha detto il parroco, che ha lanciato, nella predica, un appello ai giovani perché vivano la loro vita senza accontentarsi dei brividi terreni, delle limitate gioie umane: «Aspirate alla festa di Dio», ha detto don Franco.

La grande folla, terminata la cerimonia, si è messa in fila per ore per esprimere cordoglio alla madre, al padre, al fratello minore straziati dal dolore. Un lungo applauso ha infine accompagnato la bara, salendo al cielo insieme con quel volo bianco di palloncini. Difficile anche lasciarlo andare, quel pensiero d’amore, quando avresti voluto donarlo a Pasquale potendolo guardare nei suoi occhi belli.

Ma «grande è la vostra ricompensa nei cieli», recita il Vangelo. Ora però è difficile pensare a quello che sarà; difficile per coloro che, finito tutto, ancora senza parlare, si sono incamminati verso le loro case; difficile per i familiari di Pasquale. È una ferita che fa male, questa, nel cuore di moltissimi.


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Le foto delle esequie


Nel riquadro: Consolazione di Franco Brescianini (link)

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Operazione della Gdf contro la ‘ndrangheta: 4 ordinanze di custodia cautelare contro presunti affiliati alla cosca Calvano. Tra i destinatari del provvedimento anche il capo del gruppo, Romeo Calvano, gia’ detenuto. Bloccato un progetto omicida che Romeo Calvano e i suoi presunti complici avevano elaborato nei confronti di alcuni elementi di un gruppo criminale responsabile dell’omicidio di Marcello Calvano, capo della cosca, oltre che cugino di Romeo Calvano.

Fonte Ansa


E’ stato sgominato un gruppo criminale appartenente alla ‘ndrangheta, nell’alto tirreno cosentino. L’operazione della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di quattro persone su ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Catanzaro Antonio Giglio.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha permesso di scoprire che Romeo Calvano, uno dei capi della ‘ndrangheta nella zona di San Lucido, stava preparando con i complici un omicidio per vendicare l’uccisione del boss Marcello Calvano, avvenuto qualche anno fa, e del cugino Romeo Calvano.

Tra i reati contestati c’è associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni e alla detenzione di armi da guerra.

I dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa prevista alle 12 presso il comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza alla presenza del procuratore nazionale antimafia Emilio Ledonne, il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Mario Spagnolo e del comandante regionale delle Fiamme Gialle, il generale Riccardo Piccinni.

Fonte: AliceNews


Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Romeo Calvano, 51 anni di San Lucido, ritenuto il capo del clan criminale (già detenuto in carcere), Stanislao Sicilia, 22 anni di Montalto Uffugo, Giuseppe Calabria, 27 anni di San Lucido, Gaetano Petrungaro, 39 anni di Falconara Albanese.

Gli arresti costituiscono la conclusione di un’attività d’indagine che prende origine dal sequestro di un kalashnikov e un revolver calibro 38 trovati in possesso di Carmine Cristini, 24 anni, il 22 settembre dell’anno scorso.

L’arsenale è stato ricondotto al clan capeggiato da Romeo Calvano, secondo gli investigatori doveva servire ad una nuova azione criminale finalizzata all’estorsione nei confronti di imprenditori della zona tirrenica cosentina.

Fonte: AliceNews

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Pasquale se n’è andato sotto il cielo grigio di una domenica mattina, quando il tempo scorre così lentamente che non lo senti passare e ti pare che in un giorno vacanziero come questo si riposino anche le lancette dell’orologio, e tutto sia così immobile che non possa accadere nulla.

Pasquale se n’è andato in un giorno così, e in un modo che non avrebbe potuto fare più rumore, nel silenzio inerte della domenica.
rosa

La notizia, quando speranzosa, quando drammatica, ha fatto presto a diffondersi tra le strade della piccola San Lucido, che in casi come questo diventa ancora più piccola. Fino a quando quella voce non è diventata una tragica certezza. Il paese allora si è tinto di un’angoscia triste.

Qui Pasquale, anche soltanto di vista, lo conoscevano tutti. Era un ragazzo dinamico come si può essere a diciassette anni compiuti da tre mesi soltanto. Come si può essere quando hai tutta una vita davanti e pensi che non può succederti nulla che t’impedisca di viverla. Che a te non possa succedere nulla, semplicemente.

Pasquale se n’è andato e non lo si vedrà più in giro, a bordo del suo motorino. Pasquale che aiutava suo padre, che di mestiere fa il muratore, nel portare avanti il lavoro. E che aveva la passione dei motori.

Nessuno poteva saperlo, né sua madre né suo padre né suo fratello minore, che ne piangono addolorati la scomparsa, nessuno poteva saperlo che proprio cavalcando quella sua passione Pasquale sarebbe andato, un giorno, incontro alla morte. Che ci sarebbe andato una domenica che non te l’aspetti, davanti ad un mare grigio come il cielo.


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SAN LUCIDO. È morto in un incidente stradale il diciassettenne P.R., di San Lucido. Il ragazzo si trovava a bordo del suo motorino quando sarebbe andato ad urtare violentemente contro un’automobile parcheggiata, per poi schiantarsi sull’asfalto.

Il fatto è avvenuto sul lungomare del paese, zona nord.

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SAN LUCIDO. Un ferito grave nell’incidente accaduto ieri mattina in corrispondenza del bivio nord di San Lucido, in località Deuda.

incrocio

Una Fiat Punto, una Citroen Saxo e un’Opel Corsa le automobili coinvolte nell’impatto, che stavolta, per fortuna, non ha mietuto vittime.

Perché su un’arteria come la Ss18 i finali infelici sono, purtroppo, molto più frequenti.

Tra l’insidia dell’incrocio in questione, che collega la zona a settentrione di San Lucido e quella a meridione di Paola con la strada statale, e la pioggia che da ieri torna a bagnare l’asfalto, gli automobilisti devono far la conta per sapere da cosa doversi guardare prima per non imbattersi in spiacevoli avvenimenti, come appunto quello d’ieri.

Intorno alle ore 10, all’altezza del bivio nord di San Lucido ci sono tre automobili. A bordo, soltanto i conducenti: sulla Punto c’è S.C., di Chieti; sulla Saxo, R.C., di Fuscaldo; sulla Corsa, V.E., di San Lucido.

Il duplice scontro frontale e laterale fra le tre vetture sarebbe accaduto allorquando la Corsa, uscendo dal centro sanlucidano, ha fatto per immettersi sulla Ss18.

In quel momento, la Punto e la Saxo stanno percorrendo la statale in direzione Amantea.

Forse per una questione di precedenza all’incrocio, forse a causa dell’asfalto reso scivoloso dalla pioggia, le tre auto sono dunque andate incontro all’impatto.

L’autista rimasto ferito, ora in stato di ricovero, dovrebbe cavarsela con quindici giorni di cure mediche.

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