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Ventuno mesi sono trascorsi dall’insediamento dell’amministrazione comunale, avvenuta nella primavera del 2008. Poco meno di due anni: più o meno il tempo di resistenza in carica di una giunta a San Lucido. Ciò considerato, la crisi di maggioranza, in fondo, se l’aspettavano un po’ tutti. E difatti la crisi è arrivata.

I tempi, si diceva. Prendiamo l’ultimo decennio. Nel 1999 s’insedia la giunta di Roberto Pizzuti: cade nel 2001. L’anno successivo Pizzuti ci riprova e vince; stavolta la permanenza in municipio dura un po’ più del solito: fino al 2005. Un record, se si pensa che l’amministrazione subito successiva, guidata da Carlo Borsani, ha circa un anno di vita: insediatasi nel 2006, resiste fino al 2007. Dopo un periodo di commissariamento, nel 2008 si torna alle urne. Vince Antonio Staffa, sindaco in carica e alle prese con una crisi interna che potrebbe condurre dritto alla disfatta. Dopo quasi due anni d’amministrazione. Non è detto che la crisi s’aggravi. Ma se così fosse, lo scioglimento del consiglio comunale rispetterebbe pienamente i tempi classici.

D’altronde, che una giunta rimanga alla guida del comune di San Lucido per un tempo oscillante tra uno e due anni è un fatto talmente noto che il cittadino elettore, appena fuori dal seggio, s’aspetta di tornarci molto presto: «Be’, ci vediamo tra un anno, massimo due», dice.

Ma a cosa è dovuta la scarsa longevità della giunta sanlucidana? Più che alle ipotesi, ci affidiamo alle statistiche. Prendiamo ancora l’ultimo decennio. In tutti i casi elencati (meno uno: si ricorderà il Progetto Ribaltone, che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per annullamento del voto), il fattore che ha determinato la caduta della giunta in carica si chiama sfiducia. Sia nel 2001, sia nel 2005 un numero sufficiente di esponenti di maggioranza ha sfiduciato il sindaco, a braccetto con un’opposizione festante. Una fase, questa, alla quale si giunge non senza fatica: spesso è un lungo e laborioso corteggiamento quello che la minoranza dedica ai rappresentanti di maggioranza meno convinti. I quali, magari per scontentezza o per rabbia o perché attratti dalle lusinghe degli ex avversari, finiscono per compiere il grande salto, sottoscrivendo la sfiducia e causando così lo scioglimento del consiglio. Salvo poi ritrovarsi – come molte volte succede – fuori dai giochi delle alleanze politiche per presunta inaffidabilità.

La sorte del sindaco Staffa sarà identica a quella dei suoi predecessori sfiduciati? Se durante il consiglio comunale di oggi Franco Salerno, Renato Filippo e Franco Nesci dovessero decidere di abbandonare la squadra per spostarsi all’opposizione, il primo cittadino potrebbe contare su otto consiglieri di maggioranza soltanto. Ed otto sarebbero anche i componenti la minoranza. Dunque se uno soltanto dei suoi dovesse passare dall’altra parte della barricata, il sindaco cadrebbe inesorabilmente sotto i colpi della sfiducia. A meno di due anni dal voto, naturalmente.

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E’ una vita che ti candidi o fai candidare alle elezioni e non riesci a vincere? Hai perso e fatto dolorosamente esperienza di quanto può costare caro mettere in atto un piano per annullare il voto? Hai dovuto fare collette varie per coprire le spese e il tuo conto in banca è in rosso? Sei ancora provato dallo sforzo economico? Sei alla ricerca di strategie alternative, che siano adattabili ad ogni tipo di competizione elettorale e soprattutto GRATIS?

Noi sappiamo come aiutarti! La soluzione di tutti i problemi si chiama:

DECALOGO DEL RIBALTONISTA PROFESSIONISTA

Quattro semplici parole, quattro semplici piani che ti permetteranno di non perdere mai più un’elezione! Leggi attentamente i nostri consigli e assapora già ora il gusto dolce della vittoria!

E se sei già stato sconfitto e non vuoi rassegnarti, no problem! Puoi ancora salvare la situazione, grazie al decalogo del ribaltonista professionista!

Attua i nostri piani, il successo è assicurato! Hanno nomi facili da ricordare, perché tu possa sempre tenere a mente il tuo obiettivo!

E ricorda: NON C’E’ DEMOCRAZIA CHE TENGA!

IL DECALOGO DEL RIBALTONISTA PROFESSIONISTA

Piano A, “PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE”: consiste nel fare in modo che il temibile avversario non arrivi affatto a candidarsi. Quando si tratta di candidature interne a qualche gruppo o partito o movimento o simili, uno dei modi più utilizzati per raggiungere tale obiettivo è la cosiddetta strategia del Superamento Name. Consiste nel tentare di sostituire il candidato indesiderato col proprio uomo facendo credere a tutti che il proprio uomo metta tutti d’accordo. In realtà si tratta semplicemente di un’imposizione della propria volontà sotto mentite spoglie. Laddove il temibile avversario dovesse non accettare il Superamento Name, si può sempre dire che non ha voluto dialogare.

Pro: in caso di successo, hai risolto un grande problema. Infatti, senza il temibile avversario in campo, la strada verso l’elezione sarà molto più facile.

Contro: in caso di insuccesso, sarà chiaro a tutti che per te il temibile avversario è appunto temibile.

Piano B, “NON ESISTE ALTRO CANDIDATO AL DI FUORI DEL TUO”: consiste nel fare in modo che la gente creda che il temibile avversario non sia candidato, quando invece lo è. In tal modo, le persone saranno convinte che non esiste candidato al di fuori del tuo, perciò non potranno che votare quest’ultimo.

Pro: in caso di successo, così come per il piano A, si può dire di aver risolto il problema più grande. Nello stesso modo, infatti, sarà avvenuta di fatto l’eliminazione dell’avversario.

Contro: si tratta di una strategia molto rischiosa in quanto è molto facile che la verità venga a galla e il piano smascherato. Il dato “candidatura” è infatti di tipo ufficiale, perciò difficilmente lo si può nascondere o dissimulare, a meno che gli strumenti d’informazione non ti diano una mano, prendendo per buona ogni cosa che esce dalla tua bocca.

Piano C, “LA LEGGE SEI TU”: ostacolare il normale procedimento elettorale, inventando vizi di forma vari. Concluse le operazioni di voto, dirai che i vizi di forma sollevati sono reali SOLTANTO se avrai perso le elezioni, che quindi considererai nulle. Segue ricorso al piano D. Se avrai vinto le elezioni, considererai il voto assolutamente regolare poiché avrai già raggiunto il tuo obiettivo.

Pro: considerato che il cavillo ha la sua importanza nella legge italiana, utilizzarlo per mettere in discussione un iter o un verdetto elettorale è spesso garanzia di successo, perciò la pratica va molto di moda. Se qualche volta dovessi dubitare della bontà del piano, ripensa al Progetto Ribaltone.

Contro: attuare il piano richiede un’indole molto sospettosa per quanto riguarda tutto ciò che compie il temibile avversario e una grande dose di attenzione per ogni minimo movimento dello stesso. Inoltre, facilmente il piano può essere smascherato perché sarà evidente che il tuo atteggiamento è strumentale. Si richiede dunque notevole discrezione.

Piano D, “COSTI QUEL CHE COSTI”: consiste nell’utilizzare il cavillo per mettere discussione l’iter o il risultato elettorale, laddove le procedure di voto siano proseguite nonostante le tue interferenze.

Pro: se tutto va secondo il piano, ci sarà qualcuno a darti ragione e il risultato raggiunto dal temibile avversario verrà annullato e con esso l’espressione democratica di voto degli elettori. Tu avrai così raggiunto il tuo obiettivo di invalidare la vittoria del temibile avversario.

Contro: il piano D potrebbe avere un costo, dal momento che probabilmente dovrai ricorrere ad un legale per far trionfare il cavillo. Inoltre, laddove gli elettori avessero una qualche consapevolezza democratica, essi condannerebbero senza pietà i tuoi piani e ti punirebbero nelle elezioni future. Ti ricordo che, infatti, il fine ultimo è quello di andare tu al potere al posto del temibile avversario, per quanto già invalidare il trionfo del temibile avversario possa essere per te motivo di grande godimento.

NOTA BENE: dal momento che viviamo in democrazia, l’unico modo per raggiungere il potere è quello di prendere più voti degli altri. Il ricorso ai piani finora elencati, una volta noto agli elettori, potrebbe pregiudicare la possibilità che ciò avvenga, dal momento che gli abitanti di un paese democratico non gradiscono, spesso, le macchinazioni sottobanco. Si raccomanda dunque di tenere il ricorso a tali piani nella più attenta segretezza. Al limite, laddove gli elettori dovessero prendere coscienza del fatto, si consiglia vivamente di negare, negare, negare.

E RICORDA: se vuoi vincere, NON C’E’ DEMOCRAZIA CHE TENGA!

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Che non ci sia un progetto nel futuro di San Lucido è chiaro da quando ben due “progetti”, Progetto San Lucido prima e Progetto Democratico poi (per non dire tre, se si considera anche il Progetto Ribaltone), sono stati bocciati dall’elettorato. Quindi ha indubbiamente ragione Franco Nunziata quando, in una nota pubblicata qualche giorno fa, afferma che «non un progetto» s’intravede nel futuro di San Lucido.

Sarebbe possibile esprimersi anche in merito ad altre affermazioni contenute nel documento, come quella per cui gli atti della giunta Staffa «sembrano caratterizzarsi solo per clientelismo», se esse non fossero alquanto ermetiche. Non è dato infatti conoscere gli atti concreti sui quali si basa tale accusa di clientelismo lanciata da Nunziata e dai suoi, perché nella nota non se ne fa menzione: senza queste informazioni fondamentali, risulterebbe a chiunque piuttosto difficile farsi una qualsiasi idea in proposito che abbia il pregio di fondarsi su qualche minimo dato di fatto.

Perciò, attendendo che Nunziata disperda le nubi, cercheremo un po’ di trasparenza nel resto del documento. Andiamo all’accusa di improvvisare l’attività d’amministrazione del paese, rivolta alla maggioranza del sindaco Antonio Staffa. Qui registriamo con molta gioia un passo in avanti: Nunziata e i suoi infatti stavolta approfondiscono l’anatema. C’è improvvisazione, spiegano, perché non esiste una programmazione adeguata per nessun settore. Non c’è pulizia, non c’è ordine, non c’è sicurezza. Non c’è un piano per la casa di riposo ex Onpi. Alt. Qui dobbiamo doverosamente fermarci. Quest’ultima mancanza, infatti, è piuttosto grave. Perché un piano per l’ex Onpi, Nunziata, ce l’aveva eccome.

Esso prevedeva la creazione di 150 (su 300 complessivi) nuovi posti di lavoro presso la struttura, e venne esposto dettagliatamente nel corso di un comizio elettorale, nell’aprile scorso. In quell’occasione, il medico sciorinò numeri che nemmeno all’estrazione del Lotto, con l’obiettivo di provare che comeno?sipuòfare. Le malelingue sotto il pulpito obiettarono subito che per impegnare tutti quei posti di lavoro sarebbe stato necessario importare disoccupati dai paesi vicini. Da parte loro gli elettori, forse perché presi da un certo scetticismo, o forse a causa di una sorta di insensibilità maturata di fronte alle promesse stratosferiche, o forse perché nemo profeta in patria o magari soltanto perché non ci sono più le mezze stagioni, non consegnarono la palma della vittoria alla lista nella quale Nunziata era candidato (quella di Mario Amendola), che pure, viste le prospettive, avrebbe dovuto raccogliere il voto della nutrita categoria dei disoccupati del paese.

Tuttavia, nonostante la bocciatura elettorale, Nunziata pare non aver mai smesso di carezzare il suo sogno per l’ex Onpi; così, nella sua nota recente, insiste e parla della Casa Serena come di «una possibile fonte occupazionale per i tanti disoccupati». È in questa definizione che riecheggia la promessa mai dimenticata di un incredibile miracolo in via Marina.

Si dà però il caso che per il sindaco Staffa tale promessa sia invece storia di ieri. Ha detto il primo cittadino replicando alle affermazioni di Nunziata: «Siamo aperti alle proposte, che non siano però come quelle per l’ex Onpi già bocciate dagli elettori». Caso chiuso. Forse.

A riaprilo ci pensa Pino De Luca. Per aiutare Nunziata a riprendersi dalla staffilata di Staffa, uno che non le manda certo a dire, De Luca afferma: «I posti di lavoro prospettati da Nunziata in campagna elettorale – scrive in una nota – non sono certamente “chiacchiere” di cui superficialmente parla Staffa o da ridicolizzare come ha fatto qualche altro in campagna elettorale: Nunziata dirige una struttura per anziani di appena 60 posti letto, con ben 72 dipendenti; immaginate la Casa Serena con almeno il doppio dei posti letto e con almeno 144 dipendenti». E, voglia Dio, con Nunziata alla direzione di quel grandioso piano di recupero della struttura che realizzi finalmente il sogno occupazionale. «Ma chi ha raccolto questi inviti del nostro gruppo per creare ordine, armonia ed occupazione a San Lucido?», chiede De Luca. L’elettorato certamente no, o almeno non abbastanza da incaricare Nunziata e i suoi di governare il paese. Tantomeno pare intenzionato a farlo Staffa.

Ma veniamo ad oggi. Ex Onpi a parte, appare chiara la volontà di Nunziata e dei suoi di sfidare Staffa sullo stesso campo di battaglia che l’ha visto vincitore: un campo grande quanto le zone sfornite d’acqua potabile.

Chiede Nunziata «cosa si sta programmando per l’acqua della zona Varco, per la frana di contrada Margherita, per il piano urbanistico, per il personale precario, per le zone rurali, per il lavoro dei giovani e soprattutto per il ripristino della legalità e dell’ordine pubblico nel paese». Se si “geografizzano” i punti elencati, si vede che almeno tre di essi riguardano le periferie e stanno dunque particolarmente a cuore ai loro abitanti. A quegli stessi sanlucidani che hanno portato il neo sindaco in braccio fino al portone municipale. Sostenere che proprio questi impegni non sono stati ancora rispettati significa tentare di aprire una breccia nell’elettorato di Staffa e della sua maggioranza.

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Il 23 maggio Calabria Ora ha pubblicato una nota di Mario Amendola, capogruppo di Progetto Democratico, riguardante la prima seduta del consiglio comunale (tenutasi il 3 maggio) riguardo alla quale, ricordo ai miei lettori, ho scritto tre articoli: il primo del 4, il secondo dell’8 e il terzo del 10 maggio. Recita la nota: «L’assemblea si è svolta in maniera molto civile ed i nostri due rappresentanti – uno dei quali è lo stesso Mario Amendola che firma la nota, l’altro è Roberto Filippo – hanno doverosamente esternato gli auguri di buon lavoro al sindaco e alla giunta. L’unico episodio negativo si è verificato quando il presidente dell’assemblea appena eletto ha negato la parola al nostro capogruppo, senza alcun motivo».

Passando oltre le solite divisioni in buoni e cattivi, andiamo alla parte più interessante per me e per voi lettori che avete seguito con un certo trasporto la vicenda: l’intesa Amendola-Calomeni sull’eventualità di promuovere insieme un Progetto Ribaltone 2 nel caso, poi verificatosi, in cui avessero perso le elezioni. Amendola e Progetto Democratico smentiscono nella nota l’avvicinamento a Calomeni, salvo poi votare tutti insieme appassionatamente in consiglio comunale, come evidenziato nell’articolo dell’8 maggio.

«Ripetitivo e stucchevole appare ricordare le denunce fatte da Filippo ad Amendola venti anni or sono», scrive il capogruppo. Tuttavia fu proprio Calomeni a rispolverare quelle denunce. L’articolo ha riportato, virgolettandole, le dichiarazioni da lui rese dai palchi dei comizi, quindi già nel corso della campagna elettorale.

«A San Lucido, come in tutta Italia, le alleanze si fanno e disfanno ad ogni competizione elettorale e l’ultima lo dimostra in maniera eloquente», sostiene Amendola. Certo nessuno si stupirebbe se coloro che stringono tali alleanze non rappresentassero centinaia di persone che, col loro voto, hanno dato mandato agli eletti di sostenere in consiglio comunale le loro posizioni, idee e ideali. Gli elettori, i simpatizzanti, i candidati della lista Calomeni hanno affermato a gran voce la volontà di sbattere la porta in faccia alla vecchia politica. Calomeni, allineando il proprio voto a quello di Amendola e Filippo, ha di fatto spalancato quella porta.

Infine, e non per la necessità di replicare a quanto pubblicato, vista l’estraneità rispetto all’argomento degli articoli, Amendola aggiunge: «Una cosa però è certa: né Amendola né Filippo hanno fatto diventare i propri terreni da franosi a fabbricabili».

Quanti, tra coloro che, alle ultime elezioni comunali, si sono candidati nella lista di Vittorio Calomeni, o ne sono stati promotori (e soprattutto elettori), avrebbero pronosticato la futura alleanza (più o meno palese) tra il candidato a sindaco e la vecchia guardia della politica locale? Chi avrebbe scommesso sul suo avvicinamento agli stessi rappresentanti accusati, nei comizi della lista, di non aver saputo governare efficacemente, né in maggioranza né in minoranza?
minoranza

La contrapposizione rispetto a coloro, si diceva, che «hanno avuto vent’anni per fare quello che promettono e non l’hanno fatto» era così marcata che ai vecchi politici che accusavano Calomeni, insieme coi suoi, di non avere esperienza amministrativa, egli rispondeva: «Basterà non fare quello che hanno fatto gli altri».

Quest’inderogabile esigenza di chiudere col passato, stendardo di un’intera campagna, non poteva certo far pensare che Calomeni, perse le elezioni, sarebbe andato a braccetto proprio con Roberto Filippo e Mario Amendola. Un po’ meno «improponibile» rispetto a un mese fa deve oggi apparire ai suoi occhi il patto tra i due, già stigmatizzato per esser stato Filippo «sottoscrittore di molte denunce» a carico di Amendola; allo stesso modo, meno stravaganti devono sembrargli l’alleanza tra Amendola e Franco Nunziata e il «berlusconismo» di quest’ultimo nel promettere ai sanlucidani 300 posti di lavoro in cinque anni («Li avremo nel 2008 o nel 2058?», chiedeva Calomeni quattro settimane or sono).

Pare che Amendola e Calomeni, a seggi ancora aperti (ma fiutando l’imminente, comune sconfitta), avessero già trovato l’intesa sull’eventualità di promuovere un nuovo Progetto Ribaltone (cioè un ricorso per annullare la vittoria altrui); ma il sodalizio tra i due si è manifestato solo col consiglio comunale del 3 maggio.

Infatti, se si analizzano le espressioni di voto in assise, si nota chiaramente che 3 preferenze per Filippo sono valse la sua investitura come membro effettivo della commissione elettorale, che 3 voti per Calomeni hanno deciso la sua nomina a supplente e a componente della commissione giudici popolari, e che l’unica scheda lasciata in bianco nell’elezione dei rappresentanti presso la Comunità montana è stata determinante per Amendola che, avendo ottenuto 2 voti come Pizzuti (sostenuto da Pastore), è stato scelto per anzianità.

È chiaro dunque: Calomeni, tra le coppie Amendola-Filippo e Pizzuti-Pastore, costituisce l’ago della bilancia. Che per ora pende a sinistra.

La gigantografia di Vittorio Calomeni non domina più su Piazzetta Panoramica quando, a meno di ventiquattr’ore dal suo comizio, parla l’avversario Roberto Pizzuti. comizio lista direzione san lucido roberto pizzuti foto 6 aprile 2008Che, per prima cosa, replica proprio alle affermazioni dei componenti della lista LiberaMente, che candida Calomeni a sindaco, e in particolare all’ex assessore Giuseppe Cavaliere: «La logica del sospetto non paga: forse le sue parole sono condizionate da cattivi consiglieri, da errate frequentazioni, ma è sbagliato ricercare la malafede in ogni mio comportamento. Piuttosto paghi i debiti fuori bilancio non riconosciuti, da lui solo creati, per “eurini” – è un’espressione che utilizza solitamente Cavaliere – 17.227,86», dichiara Pizzuti, che cita anche il Progetto Ribaltone, indicandolo come una serie di «ricorsi ingiusti e dai più non condivisi» e «fraudolenti» perché «i firmatari sapevano che la responsabilità del rilascio dei certificati è dell’Azienda sanitaria provinciale che aveva voluto privilegiare la legge sulla privacy, che gli stessi certificati riguardavano elettori che avevano votato per entrambe le liste e che è stata penalizzata una compagine amministrativa assolutamente incolpevole. È facile quindi capire chi sono i veri colpevoli di uno dei periodi più bui della nostra storia amministrativa».

«Sarebbe stato molto più dignitoso – sostiene l’ex assessore Loredana Pastore – accettare la sconfitta elettorale piuttosto che voler vincere a tutti i costi». Critiche dunque alla lista Amendola che conta i promotori del Ribaltone e in particolare a Franco Nunziata: «Il progetto che doveva capitanare lei, dottor Nunziata, non è decollato, chissà perché», ricorda Pastore, ribadendo inoltre la propria «estraneità rispetto ad ogni ipotesi accusatoria» che era sfociata nel sequestro del 26 giugno 2007, poi annullato dal Tribunale del Riesame.

Oltre ai giovani Andrea Chianello e Alessandro Aloe, interviene anche Claudio Marchese, dichiarando di aver aderito alla lista Direzione San Lucido dopo quello che Pizzuti definisce «un lungo corteggiamento» e solo in virtù del «programma e di nient’altro».


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video youtube comizio lista pizzuti 6 aprile 2008

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Facce nuove e conosciute si sono alternate sul palco del comizio della lista Direzione San Lucido, tenutosi il 30 marzo. Il candidato a sindaco Roberto Pizzuti, vicesindaco uscente e già due volte primo cittadino di San Lucido, ha aperto e chiuso la manifestazione, che ha segnato da una parte l’esordio di nuove figure nella politica locale, alcune delle quali figlie e mogli di consiglieri uscenti, ma anche il ritorno alla vita pubblica degli ex assessori Leverino Bruno, Maria Rosaria Losso e Loredana Pastore.

lista pizzuti presentazione

Queste ultime hanno rinnovato la propria fiducia nella persona di Pizzuti; inoltre Pastore ha voluto sottolineare che «giovane non sempre è sinonimo di capacità e vecchio di trapassato; alla base della vita ci sono i valori», rispondendo forse a quanti sostengono la necessità del ricambio generazionale nell’amministrazione comunale. Losso e Bruno, quest’ultimo in particolare, non hanno nascosto l’amarezza per gli eventi accaduti nell’ultimo anno di governo, dal Progetto Ribaltone che ha determinato lo scioglimento del consiglio comunale al blitz dei carabinieri in municipio e nelle abitazioni di alcuni amministratori.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che Pizzuti ha alzato la voce, per ribadire che, riguardo alle perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Paola, il Tribunale della Libertà ha ordinato nel novembre 2007 il dissequestro degli atti a favore di Pizzuti, Borsani e Pastore che avevano presentato ricorso «in quanto non si ravvisavano i motivi del sequestro; praticamente hanno detto che non c’è niente, e non c’è niente non perché l’ha detto un giudice, ma perché me lo dice la mia coscienza: io sono e sarò sempre una persona onesta», ha affermato Pizzuti.

E per quanto riguarda la questione della sua eleggibilità, secondo alcuni illegittima per l’impossibilità di ricoprire tre mandati consecutivi, Pizzuti ha ribadito che tra i due mandati precedenti e questa terza candidatura «c’è di mezzo un anno di governo in cui il sindaco non sono stato io» e che comunque esiste una sentenza della Cassazione che gli darebbe ragione.

«Cercate di contrapporvi alla mia persona e alla nostra lista con argomentazioni più serie e veritiere – ha detto a quanti lo attaccano su questo punto – senza arrampicarvi sugli specchi».

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roberto pizzuti youtube

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La probabile candidatura a sindaco di Roberto Pizzuti, già due volte primo cittadino di San Lucido nonché vicesindaco uscente, è ufficiale da ieri ma già da qualche tempo era oggetto di indiscrezioni. Tuttavia anche questa candidatura, così come le altre, non poteva dirsi certa fino all’esito del ricorso al Consiglio di Stato che avrebbe potuto rendere non necessaria la celebrazione delle elezioni comunali. Lo stesso Pizzuti infatti, se tale esito fosse stato positivo, sarebbe tornato ad amministrare la cittadina perché reintegrato nelle sue funzioni di vicesindaco.

Invece il Progetto Ribaltone ha trionfato ancora una volta, salvaguardando il vuoto amministrativo; e così agli ex componenti di maggioranza spodestati che volessero tornare a governare non resta che prender parte alla gara elettorale per la riconquista del municipio. A guidarli sarà dunque Roberto Pizzuti, a meno che l’ex sindaco Carlo Borsani (che pare seguirà una strada diversa dal primo) non metta insieme una squadra propria con alcuni componenti della maggioranza uscente. Tale possibilità sembra comunque piuttosto remota.

Dall’altra parte, nel centrosinistra, sussiste l’arcipelago delle liste, dovuta alla forte frammentazione dello scenario politico. La candidatura a sindaco di Mario Amendola è ormai certa; la sua lista avrebbe l’appoggio di quel che resta di Progetto San Lucido, in particolare di parte di Rifondazione comunista e di ex diessini come Arturo Bertolasi che hanno deciso di non seguire la soluzione delle primarie per scegliere il candidato a sindaco, come stabilito dal Partito democratico.

Scricchiola invece la candidatura dell’ex diellino Franco Nunziata, che si è riservato di prendere decisioni in merito dopo aver scelto, come Amendola, di non partecipare alle primarie del Pd.

Seguono la lista civica di Vittorio Calomeni, sostenuta per esempio dall’ex assessore Giuseppe Cavaliere, e quella capeggiata da Antonio Staffa, scelto per rappresentare un gruppo di cittadini di contrada Varco. Finora sono dunque quattro le liste che si possono dire certe, sebbene non ufficiali. Da qui a una settimana comunque il quadro dovrà definirsi.

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Sarà probabilmente a capo di una lista civica Roberto Pizzuti; l’annuncio arriva con una nota, ora che il Progetto Ribaltone è storia di ieri. «E così, ancora una volta i sanlucidani sono costretti a tornare alle urne per eleggere una compagine amministrativa che possa guidare, si spera questa volta per i 5 anni previsti dalla legge, le sorti del nostro Comune. Ciò in virtù di una sentenza, doppia, del Consiglio di Stato che ha applicato una legge (o una consuetudine, o una norma, non si capisce bene) che ha giudicato nulli, perché privi di diagnosi espressa, i voti di 61 elettori che avevano votato non autonomamente, ma facendosi accompagnare da persona di fiducia; gli stessi voti (tutti!!!) assegnati alla lista che aveva perduto le precedenti elezioni avrebbero consentito a questa stessa lista di vincere. Questo ipotetico modo di procedere potrebbe sembrare iniquo ad alcuni ma già due millenni orsono i nostri antenati romani, maestri di diritto, avevano sentenziato: “Dura lex, sed lex”».
roberto pizzuti

Ciò detto, Pizzuti aggiunge: «Già da qualche tempo l’aria elettorale si respira in San Lucido, in particolare nella Piazzetta Panoramica, ed è già attivo il totocandidato, diverse ipotesi si fanno su fantomatici accordi politici, familiari, amicali. Per la prima volta, ed è logico che sia così, anch’io vorrei esprimere una, seppur modesta e sommessa opinione. Credo che sia giunto il momento di dare un taglio decisivo alle illazioni, ai pettegolezzi di strada, alla ridda delle ipotesi più o meno credibili. Questa volta è necessario che coloro i quali hanno intenzione di lavorare seriamente alla risalita da una china particolarmente pericolosa della nostra comunità, si mettano insieme, al di là di ogni distinzione politica, ponendo al servizio del paese le loro intelligenze, esperienze, idee. Chi mi conosce sa che io amo affermare che a San Lucido si deve cercare di fare della buona e sana amministrazione, lasciando le grandi scelte politiche a consessi più elevati; credo che l’unico obbligo “politico” che attende chi andrà ad amministrare sia quello di ridurre il più possibile l’imposizione fiscale. Per quanto mi riguarda, io sono disponibile a cercare di creare una lista elettorale di alto profilo concettuale e pratico, formata da persone di buona volontà che abbiano la voglia di lavorare efficacemente ed in rapporto di squadra amichevole e consolidato (da soli non si combina niente). Ritengo che una lista così concepita ed attuata, potrebbe essere fortemente sostenuta da quei nostri concittadini che hanno a cuore le fortune, ora un po’ cagionevoli, della nostra comunità».

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Signori, si vota: il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani volto ad ottenere l’annullamento della sentenza con cui sono state invalidate le ultime elezioni comunali. Il verdetto col quale il CdS ha reso nullo il voto del 2006 resta dunque valido. Il collegio dei giudici presieduto da Sergio Santoro e composto da Cesare Lamberti, Claudio Marchitiello e Marco Lipari, con Vito Poli come relatore, ha confermato la sentenza del 26 giugno 2007 che, annullando il voto di un anno prima, aveva portato al commissariamento del comune.
Carlo Borsani

Ciò significa che la giunta Borsani non potrà tornare al governo per mezzo del capovolgimento della sentenza e che anche a San Lucido si terranno le elezioni amministrative. Già ieri mattina, insieme con l’ufficialità della decisione del CdS, dalla Prefettura di Cosenza è arrivato in municipio il decreto di indizione dei comizi elettorali per il 13 e 14 aprile prossimi. Tra un mese e mezzo dunque il popolo di San Lucido dovrà recarsi nuovamente alle urne per scegliere il sindaco e il consiglio comunale.

La cittadina è rimasta in attesa del verdetto per un giorno intero. L’udienza si è infatti tenuta nella mattinata del 26 febbraio ma l’ufficialità della decisione è giunta soltanto ventiquattr’ore dopo.

Immediato il commento dell’avvocato Oreste Morcavallo che, in quanto rappresentante di Roberto Filippo, depositario del controricorso, è uscito vittorioso dalla vertenza: «Sono particolarmente soddisfatto dell’esito giudiziale che conferma la validità delle mie tesi giuridiche e soprattutto il principio che non può essere proposto ricorso per revocazione su punti della controversia su cui si è dibattuto e vi è stato un pronunciamento del Giudice. La parola passa ora agli elettori».

È con quest’atto infatti che si conclude la saga del Progetto Ribaltone; giunge cioè al capolinea la battaglia giudiziaria intrapresa dall’ex minoranza per annullare le elezioni perse sfruttando un cavillo di legge relativo alla compilazione dei certificati medici per il voto assistito e dei verbali di seggio.

«I mestieranti della politica hanno avuto la meglio sulla nostra lotta per la dignità del voto popolare che è stato calpestato e penalizzato – commenta l’ex sindaco Borsani. I cittadini, depositando nell’urna il loro voto, avevano fatto una scelta diversa dal Ribaltone. Per me il voto era e resta legittimo, ma chiaramente accettiamo il verdetto dei giudici». I giochi elettorali, dunque, sono aperti.

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