Molti di voi ricorderanno la vicenda del “mare nero”, riguardo alla quale si aprì un intenso dibattito su questo sito che per primo ne diede notizia. Ebbene, la Procura della Repubblica di Paola, che aveva disposto a suo tempo il sequestro delle aree interessate, ha aperto e concluso le indagini preliminari su quei fatti. Un riepilogo delle puntate precedenti per gli smemorati.
E’ la mattina del 28 maggio 2009 quando alcuni cittadini, percorrendo il lungomare di San Lucido all’altezza di località Giardini, appena a sud dello Scoglio, notano una chiazza scura espandersi sullo specchio d’acqua antistante. Poco prima, secondo il racconto da loro reso alle forze dell’ordine, mezzi pesanti provenienti dal porticciolo locale (che dista dai Giardini solo pochi chilometri) avevano trasportato sul luogo carichi di sabbia, accumulandoli nel solito punto di stoccaggio. Infatti, presso il porticciolo, dal mese di marzo si stanno effettuando lavori di ricostruzione e riqualificazione che prevedono anche il dragaggio di sabbia dal fondale marino e il deposito in diversi punti del litorale. La segnalazione alle forze dell’ordine è immediata.
Sul posto giungono prima i carabinieri della stazione di San Lucido, poi l’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano, il sindaco Antonio Staffa, i tecnici degli uffici comunali competenti, la Guardia costiera, il direttore dei lavori e un rappresentante della ditta appaltante. L’atteggiamento generale è di estrema prudenza: le autorità e gli addetti ai lavori centellinano le dichiarazioni o evitano di renderne. Sarà il direttore dei lavori Franco Anselmucci a parlare, a tarda mattinata, dinanzi alle proteste di alcuni cittadini, di un «errore», dal momento che quella sabbia, evidentemente sporca, sulla spiaggia (e in mare) non sarebbe mai dovuta arrivarci. Avrebbe dovuto, invece, percorrere altre rotte: verso lo smaltimento.
Trascorrono venti giorni dal fatto e i risultati delle analisi effettuate dall’Arpacal sui campioni di sabbia raccolti dalla Guardia Costiera approdano sulla scrivania della Capitaneria di porto di Cetraro. Il tenente di vascello Giuseppe Turiano informa che l’Agenzia ha rilevato «valori elevati di idrocarburi» nei campioni. La sabbia riversata in località Giardini, sulla base delle analisi dell’Arpacal, viene considerata un «rifiuto speciale» e perciò da smaltire.
Il sequestro dell’area del porticciolo in cui si stanno portando avanti le operazioni di dragaggio scatta immediatamente, su disposizione del pm Francesco Greco della Procura di Paola. Vengono interessati dal provvedimento anche i siti di stoccaggio in cui la sabbia, dopo il fatto, era stata trasportata.
Un anno dopo circa, la Procura ha notificato a Tullio Rossi, responsabile della ditta esecutrice dei lavori, Franco Anselmucci, direttore dei lavori, ed Elio Furioso, responsabile del settore lavori pubblici al tempo dei fatti, l’avviso di chiusura delle indagini preliminari sottoscritto dal pm Bruno Giordano. La procura contesta loro la violazione di una serie di articoli riguardanti la tutela ambientale. Per quanto riguarda in particolare Furioso, sarà il comune a rimborsare le spese legali sostenute dal dipendente coinvolto in procedimenti di responsabilità civile e penale, in base all’articolo 28 del Contratto collettivo nazionale del lavoro. Con la delibera 57 del 31 marzo scorso, la giunta ha preso atto del patrocinio legale.
Tags: inquinamento ambientale, inquinamento marino, mare nero
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…e pensare che molti accusarono chi sollevò il problema di fare terrorismo….


















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