February 2010

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L’incontro tra Antonella Gioia, Giuseppe Moramarco ed Albino Sessa col commissario del circolo del Partito democratico, Gerardo Carnevale, e la disponibilità da questi dichiarata ad appoggiare la giunta in carica hanno mandato su tutte le furie Franco Nunziata.

Lo scorso 11 febbraio l’assessore Antonella Gioia rende noto con un comunicato di aver incontrato, insieme con i colleghi di maggioranza Giuseppe Moramarco ed Albino Sessa, il commissario del circolo locale del Partito democratico, Gerardo Carnevale. Nella nota, che definisce «positivo» il summit, si sottolinea l’apertura mostrata da Carnevale verso la maggioranza. «Abbiamo tracciato insieme un percorso politico di coesione e di rinforzo verso l’azione amministrativa della giunta Staffa», si legge nel documento. «Ciò potrebbe avvenire soprattutto con l’auspicato ingresso in maggioranza del consigliere Mario Amendola, attualmente seduto fra i banchi dell’opposizione, il quale porterebbe senza dubbio un contributo considerevole, non solo nei riguardi della rappresentanza politico-istituzionale, ma soprattutto verso un partito che, attualmente diviso, rappresenta il 40 percento della forza amministrativa».

Antonella Gioia
Antonella Gioia

Il Pd, in tal modo, fa proprio l’appello alla coesione tra maggioranza e opposizione lanciato dal sindaco Antonio Staffa e dal vice Francesco Sgroi, volto a superare la crisi amministrativa. Nel rilanciarlo, Gioia, Moramarco e Sessa incontrano il favore del commissario del partito. Carnevale, in realtà, non fa che dare continuità alla scelta che da sempre il Pd porta avanti: quella di appoggiare la giunta Staffa, al cui interno il partito conta i propri rappresentanti. Una scelta che la «minoranza» – come da loro stessi definita – rappresentata da Nunziata e dai suoi amici non ha mai accettato. Rifiutandosi di adeguarsi alle linee del direttivo, essi hanno costituito una sorta di opposizione interna. A ciò si aggiunga il fatto che essi sono rappresentati in minoranza da Mario Amendola e Roberto Filippo del gruppo Progetto democratico.

Il 13 febbraio Nunziata reagisce a quanto reso noto dall’assessore Gioia. «L’assessore Gioia non riesce a capire che il Pd di San Lucido non è né lei, né tantomeno il gruppo consiliare in cui si ritrova», sostiene. «L’assessore Gioia non ha ancora capito che le linee guida di un percorso politico non possono essere tracciate né da lei, né dagli altri sue consiglieri del Pd, ma si devono preventivamente discutere ed elaborare all’interno di un partito, soprattutto se si chiama “democratico”». E ancora: «L’assessore Gioia non può parlare a nome di un partito, può farlo solo a titolo personale, non basta essere assessore alla cultura, peraltro di un piccolo paesino, o essere stata candidata alla Provincia, peraltro non eletta, per fare richiami alla coesione, senso di responsabilità ed unità». Dopodiché, mettendo in discussione la condotta politica e amministrativa della Gioia, Nunziata chiede un «atto di rinuncia» da parte sua, così come di Moramarco e Sessa: «I tre consiglieri del Pd devono dissociarsi da una maggioranza sulla quale aleggiano ombre e sospetti che nulla hanno a che fare con i princìpi che hanno ispirato la nascita del Partito democratico».

Antonella Gioia replica il 16 febbraio con una lettera aperta. «Caro Nunziata, il suo modo obsoleto di far politica ci allontana anni luce e mi intristisce», scrive l’assessore. «Mai un progetto, mai un contributo costruttivo, mai un minimo segnale di avvicinamento e collaborazione. Ma fortunatamente lei non è la politica, questa certezza mi dà la forza di credere ancora in un progetto di unione del partito, di avvicinamento dei giovani verso un’ideologia nuova e positiva ma soprattutto costruttiva». Dopodiché Gioia precisa: «Ciò che ho scritto riporta fedelmente il pensiero che ne è scaturito e quindi avallato assolutamente dallo stesso commissario Pd. Pertanto, la scelta di appoggiare la giunta Staffa non è arbitraria né tanto meno personale».

Gioia continua affermando: «Non permetto a nessuno di calunniare la mia persona, meno che mai il mio modo di approcciare la politica. Le ricordo che mi sono avvicinata al mondo politico da poco più di quattro anni con la costituzione del circolo “Nicetum” nella Margherita, poi traghettata nel Pd. Il gruppo di cui faccio parte ha sostenuto la mia candidatura alle ultime competizioni comunali, in una lista civica prettamente di centrosinistra come esponente del Pd e come tale ho avuto il privilegio di essere stata eletta dai cittadini di San Lucido (se ne faccia una ragione!). Sono pertanto fiera di essere assessore alla cultura e alle politiche sociali di questo piccolo paesino, come lei lo definisce, non certamente per pavoneggiarmi del titolo, ma per le tante opportunità di “fare” che questo mi offre. E poi, non era forse candidato anche lei?», chiede l’assessore. Poi: «Certo non ho un’esperienza politica lunga come la sua, né tuttavia, altrettanto irrequieta. Il percorso da me intrapreso fino ad ora è stato lineare e sempre proteso verso un solo partito, verso un ideale che rimane ben impresso nella mia mente e in quella del gruppo che oggi mi sostiene. Pertanto, sappia che siamo sempre pronti ad un confronto diretto per intraprendere un cammino comune, ma non le permetto nel modo più assoluto d’impartirmi lezioni di moralità», continua Gioia.

«Non possiedo certo la dialettica dei veri leaders politici, capaci d’incantare le menti e stravolgere i pensieri, ma se sciorinare argomenti inconsulti e altamente denigratori vuol dire essere un politico affermato le lascio volentieri questo appellativo. Io preferisco la politica del fare e mi creda, suo malgrado, sono pienamente soddisfatta. Per quanto riguarda la rinuncia alla “poltrona”, come lei la definisce, sarò ben lieta di farlo se necessario, ma non come atto distruttivo verso una maggioranza sulla quale da sempre vede aleggiare “ombre e sospetti”, bensì come rinforzo ad un’azione amministrativa verso cui siamo protesi e fortemente intenzionati a spenderci. Non c’è Nunziata che tenga». Gioia conclude la sua replica sostenendo: «Noi consiglieri di maggioranza del Pd siamo decisi oggi più che mai, grazie anche al supporto dichiarato dal nostro commissario, ad andare avanti: abbiamo tanto lavoro da fare, tanti progetti da realizzare e lei, non si offenda, rimane l’ultimo dei nostri pensieri».

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Cosa è cambiato dal consiglio comunale del 3 febbraio scorso ad oggi? Nulla. La maggioranza è rimasta maggioranza. L’opposizione è rimasta opposizione. Dunque l’appello lanciato in assise dal sindaco Antonio Staffa e dal vice Francesco Sgroi affinché la minoranza avvii una nuova era di collaborazione con la maggioranza «per il bene del paese» è rimasto tale. O almeno così riferisce Sgroi, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Vicesindaco, come mai dall’appello ad oggi nulla s’è mosso?

«Non è dall’oggi al domani che cambiano questo genere di cose. C’è bisogno di un iter complesso per mettere a punto un progetto politico comune, che si basi sul confronto e sulla condivisione delle linee per affrontare le problematiche più importanti con cui deve fare i conti questo paese. Non è da un giorno all’altro che si arriva a condividere un nuovo programma per San Lucido. Altro discorso sarebbe se la nostra fosse una semplice cooptazione di persone. Ma così non è».

Francesco Sgroi
Francesco Sgroi

Per amministrare avete comunque bisogno dei numeri. Perdendo tre consiglieri, siate rimasti in nove. È ad incrementare la squadra che state puntando?

«No, possiamo amministrare anche in nove. Certamente è difficile farlo in questo modo, perché inevitabilmente si risente di alcune deficienze. Allarghiamo alla minoranza non per avere un apporto numerico, ma per avviare un discorso che ha basi del tutto politiche, che porti infine alla condivisione di un progetto. Ricordo che già alla fine dell’estate avevamo provato a farlo, attraverso tre riunioni che tenemmo con i consiglieri di minoranza Mario Amendola e Roberto Filippo, conclusesi poi con un nulla di fatto. Sono le sorti del paese ad interessarci e non vogliamo sfuggire agli obiettivi che ci siamo preposti».

Per quale motivo la maggioranza ha rivolto il suo appello solo alle forze che si ritrovano nel centrosinistra? Dopotutto, se lo scopo è quello di fare il bene collettivo, perché non allargare anche ai consiglieri (di centrodestra) Roberto Pizzuti e Loredana Pastore?

«Chiaramente condividere un progetto politico significa condividere innanzitutto le idee. Qualcosa deve unirci. E chissà che non sia la volta buona per superare quelle divisioni che da troppo tempo regnano nel centrosinistra sanlucidano. Un progetto comune può fare da collante».

Nella prossima campagna elettorale, vicina o lontana che sia, questo vostro appello potrebbe essere presentato all’elettorato come la ricerca in extremis di un salvagente, come la resa di chi deve riconoscere di non poter amministrare senza l’apporto di coloro che hanno già una certa esperienza. Il consigliere Roberto Filippo ha già parlato di fallimento dell’inesperienza.

«Non può succedere che siamo tacciati d’inesperienza, perché, in quasi due anni, abbiamo prodotto molto, dimostrando coi fatti di aver saputo amministrare. Tantissime cose hanno preso corpo. Ultimamente abbiamo stabilizzato sedici lavoratori tra lpsu e lpu, per esempio, e credo che sia una cosa importantissima. Per questo non possiamo essere tacciati d’inesperienza. D’altronde non è per inesperienza se oggi ci troviamo in questa situazione, bansì semplicemente perché Rinascita ha deciso di lasciare la maggioranza, senza alcun dialogo».

Ora l’opposizione può decidere di accogliere l’appello o di non farlo. Cosa succederà nel secondo caso?

«Noi andremo avanti comunque, finché sarà possibile».

Crede che resterete in carica cinque anni?

«Credo che far cadere una giunta ogni due anni sia estremamente penalizzante per un comune, che per decenni rimane immobilizzato, senza avere la possibilità di programmare interventi a lungo termine. Ci sono tantissime opere ferme da anni. Ci auguriamo di restare qui per portale a compimento».

Come ci si sente da reduci?

«Essere rimasti in nove ci ha uniti ancora di più. Oggi possiamo dire di essere molto più compatti».

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Il commissario del Partito democratico cittadino, Gerardo Carnevale, ha incontrato lo scorso martedì 9 febbraio presso il municipio i rappresentanti del partito nella maggioranza: il presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco e gli assessori Antonella Gioia e Albino Sessa. Era stato invitato anche il consigliere di minoranza Mario Amendola, che però si troverebbe fuori San Lucido.

«Abbiamo tracciato insieme un percorso politico di coesione e di rinforzo verso l’azione amministrativa della giunta Staffa», rende noto un comunicato stampa del Pd che definisce positivo l’incontro. «Ciò potrebbe avvenire soprattutto con l’auspicato ingresso in maggioranza del consigliere Mario Amendola, attualmente seduto fra i banchi dell’opposizione, il quale – si legge nel documento – porterebbe senza dubbio un contributo considerevole, non solo nei riguardi della rappresentanza politico-istituzionale, ma soprattutto verso un partito che, attualmente diviso, rappresenta il 40 percento della forza amministrativa».

Antonella Gioia

Gli esponenti di maggioranza danno così man forte al sindaco Antonio Staffa e al vice Francesco Sgroi che, nel consiglio comunale del 3 febbraio scorso, avevano rivolto un appello alle forze d’opposizione di centrosinistra affinché partecipino all’attività amministrativa. Appello al quale lo stesso Amendola e Roberto Filippo, del gruppo Progetto Democratico, avevano risposto con un secco no. Già in passato, del resto, i vertici Pd avevano tentato di riunificare il partito, che appoggia la giunta Staffa e all’interno della quale conta i suoi rappresentanti, e di coinvolgere anche il consigliere Amendola, il quale però rimase saldamente all’opposizione. Ora il partito ci riprova.

«È certamente il momento giusto per cercare i unire finalmente il Pd cittadino, nonché tutto il centrosinistra – sostiene il partito nella nota – in una realtà in cui l’appartenenza politica è sì fortemente radicata, ma lacerata da continui conflitti interni. Ci appelliamo, pertanto, al giusto senso di responsabilità di ognuno, affinché si ottenga una grande affermazione di partito, capace di osservare, capire e cambiare in meglio la realtà in cui viviamo, per essere presente e propositivo sia nelle dinamiche globali che nei problemi concreti di tutti i giorni. Solo così potremo essere un partito davvero popolare in grado di incidere positivamente anche nell’azione amministrativa. Coesione, proponimenti e impulsi costruttivi: sono queste le parole d’ordine che dovranno caratterizzare il nuovo corso riformatore del Pd». Non resta che capire come Amendola reagirà all’appello – il secondo – della maggioranza in carica.

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Aprirà i battenti domani 11 febbraio e proseguirà fino al 15 aprile “Saper vedere”, secondo ciclo di incontri sulla fotografia patrocinato dalla Comunità Montana Alto Tirreno – Appennino Paolano di Verbicaro (Cs), a cura dell’Atelier du Faux Semblant ed in collaborazione con la Biennale fotografica Riviera dei Cedri e la Cooperativa Mondo Cultura Athena. “Saper vedere” si terrà presso il Museo Comunale di Praia a Mare, dove ogni settimana gli ospiti racconteranno il proprio percorso fotografico, fissaranno le linee essenziali e guideranno le esercitazioni pratiche, offrendo così un utile strumento di conoscenza del lavoro del fotografo.

L’esperienza rientra nelle iniziative collaterali della Biennale fotografica della Riviera dei Cedri di cui l’Atelier è animatore. Dieci incontri serali, a partire dalle ore 21.00, rivolti ad amatori e professionisti della fotografia o semplicemente curiosi dell’arte fotografica. Nell’arco delle lezioni, con l’aiuto di un facilitatore, i partecipanti avranno modo di ripercorrere la storia della fotografia, le tecniche di stampa in bianco e nero, la fotografia digitale e la sua elaborazione. Si discuterà di composizione dell’immagine e di alcune delle problematiche relative al contenuto dell’immagine fotografica, con la finalità di suscitare interesse per la fotografia come forma d’arte, approfondire espressioni e forme del linguaggio visivo contemporaneo, offrire strumenti di conoscenza delle tecniche fotografiche.

Il corso si propone di fare della fotografia un canale di espressione della propria emotività ed è articolato in moduli. Dopo un’introduzione sugli elementi compositivi dell’immagine, i segni, le forme ed i colori, si parlerà – tra le altre cose – della storia della fotografia e dei suoi maestri, della fotografia in bianco e nero, tematica – dal reportage al glamour – e digitale, passando per il funzionamento della macchina. Infine, svolti gli esercizi pratici, i lavori eseguiti saranno messi in mostra. Il corso si concluderà con uno stage all’estero.

Il primo appuntamento è fissato per giovedì 11 febbraio alle ore 20,30 al museo comunale di Praia a Mare. con l’inaugurazione della mostra “Cuba” del noto fotografo Ken Damy.

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L’ufficio legale si poteva, si può e si deve fare. A sostenerlo è l’ex assessore Renato Filippo che, insieme con Franco Salerno e Franco Nesci, lo scorso 3 febbraio è passato ai banchi dell’opposizione, costituendo il gruppo Rinascita. Filippo, apprese le posizioni espresse in merito su SanLucidoCity.com dal vicesindaco Francesco Sgroi, replica ad esse sulla base della normativa vigente.

Sgroi aveva sostenuto che creare l’ufficio legale interno non sarebbe possibile perché nell’organico comunale non esiste una figura professionale adeguata (che sia abilitata all’esercizio dell’avvocatura), ma che da diverso tempo è al vaglio dell’esecutivo la stipula di una convenzione con un team di avvocati esterni che curi l’intero contenzioso del municipio. Ed è proprio quest’ultima la soluzione caldeggiata dal capogruppo di Rinascita. Per due motivi almeno.

Il primo motivo è che «ciò garantirebbe un certo risparmio. Se oggi il comune spende 250mila euro in cause – sostiene Renato Filippo – con l’ufficio legale esterno ne spenderebbe cinque volte di meno. È quel che succede al comune di Montauro, in provincia di Catanzaro, per esempio. Lì un avvocato solo cura tutte le cause del comune per 20mila euro all’anno. Essendo San Lucido un centro più grande, arriveremmo al doppio, ma certamente ci sarebbe un risparmio considerevole». Il secondo motivo per cui Rinascita sostiene la creazione dell’ufficio legale esterno è che «potendo contare su avvocati convenzionati, l’amministrazione comunale da una parte e gli uffici di settore dall’altra beneficerebbero, oltre che della difesa in giudizio, anche di pareri altamente professionali, sui quali definire poi indirizzi politici precisi».

Filippo racconta che l’ex direttore generale Giuseppe Santoro fornì ampia documentazione sulla possibilità di costituire un ufficio legale esterno, sulla base dell’articolo 110 del Testo unico degli enti locali che disciplina l’affidamento di incarichi a contratto a figure esterne all’organico comunale. «Prima di firmare l’accordo del 7 agosto scorso, con cui si decide l’istituzione dell’ufficio legale, ci eravamo ben informati», racconta il capogruppo di Rinascita. «Del resto altri professionisti sono stati assunti proprio in base all’articolo 110 e all’articolo 34 del Regolamento comunale sugli uffici e i servizi, il quale prevede che si possono stipulare contratti a tempo determinato con esterni purché in assenza di analoga professionalità all’interno dell’ente e per un massimo del 5 percento rispetto alla dotazione organica. Dal momento che entrambe le condizioni sono rispettate – sostiene Filippo – l’ufficio legale esterno si può fare. La legge ed il regolamento l’avrebbero consentito e lo consentono».

Rinascita contesta dunque il fatto che la maggioranza, della quale ha fatto parte fino ad una settimana fa, non abbia adottato una misura che considera del tutto vantaggiosa per l’ente. Così come ritiene vantaggioso che il municipio affidi le cause solamente ad avvocati sanlucidani. «Su venticinque professionisti che si sono iscritti all’albo comunale, solo sette o otto sono di San Lucido. Restringere il campo ai legali del posto significa fare in modo che guadagnino il triplo: questo è importante perché farebbe girare l’economia», afferma il capogruppo Filippo.

Tuttavia l’affidamento delle cause è disciplinato dal Regolamento comunale per gli incarichi legali, che non prevede la scelta di soli avvocati del posto. Infatti tutti possono iscriversi all’albo dei nominativi al quale il comune attinge nell’intraprendere un’azione legale. Il documento è stato approvato all’unanimità dal consiglio comunale nel novembre del 2008. «Allora nessuno ha avuto da ridire sugli articoli del regolamento, perciò ritengo che tutte le polemiche sollevate oggi da Rinascita siano infondate», aveva affermato Sgroi alcuni giorni fa. «Dalla fine del 2008 all’agosto del 2009, quando abbiamo firmato il famoso accordo – replica Renato Filippo – sono successe molte cose che ci hanno indotto a sostenere che sia utile affidare le cause solo ad avvocati sanlucidani. È l’accordo di agosto che avrebbe dovuto essere rispettato. Così non è stato».

Da quando gli ex consiglieri di maggioranza Franco Salerno, Franco Nesci e Renato Filippo hanno sollevato la questione in consiglio comunale, non si parla che di contenzioso. I tre, scivolando dai banchi di maggioranza a quelli d’opposizione, hanno lamentato – tra le altre cose – la mancata istituzione dell’ufficio legale. L’organismo consentirebbe all’ente un notevole risparmio; ciononostante non è mai stato costituito. Per quale motivo? Siamo andati a chiederlo agli inquilini del municipio.

«La creazione dell’ufficio legale è allo studio da un anno – spiega il vicesindaco Francesco Sgroi – ma alcune condizioni oggettive non ci hanno permesso di costituirlo. Infatti l’ufficio legale comunale può essere istituito soltanto se nell’organico dell’ente c’è un dirigente abilitato all’esercizio della professione, e non è questo il caso di San Lucido». Ma se davvero creare l’ufficio è impossibile, come mai Rinascita ha posto la sua mancata costituzione tra i motivi fondanti la propria scelta di abbandonare la maggioranza? «Credo che l’ufficio legale sia stato soltanto un pretesto e che sull’argomento gli ex consiglieri non si siano informati abbastanza», sostiene Sgroi. «L’ufficio legale – replica il capogruppo di Rinascita, Renato Filippo, sentito sull’argomento – è stato proposto da noi il 7 agosto scorso ed è previsto dall’accordo sottoscritto quel giorno. Nessuno allora ha detto che l’ufficio legale non si può fare. Dopodiché ogni giorno si cambiava opinione: oggi si poteva fare, domani no. La verità è che nessuno voleva cambiare le cose».

Ma il vicesindaco ha prospettato una soluzione alternativa all’ufficio legale, anch’essa fonte di risparmio: affidare l’intero contenzioso ad un team di tre o quattro avvocati esterni per un dato periodo di tempo. Una possibilità che sarebbe attualmente al vaglio dell’esecutivo ma che – così come l’ufficio legale – potrebbe scontentare una trentina di professionisti che non riceverebbero più mandati dal comune. «Il nostro obiettivo deve essere quello di arrivare ad un risparmio per l’ente, mantenendo sotto controllo i costi dei contenziosi che oggi, purtroppo, sono una piaga per le casse comunali», sostiene l’assessore Antonella Gioia. «Il problema dei legali quindi non può essere per noi una priorità».

Sta di fatto che convenzione vuol dire risparmio e che il contenzioso accumulato dalla fine del 2008 ammonta a circa 230mila euro. La somma comprende cause da 400 euro e cause da 24mila euro. «E’ normale – sostiene Sgroi. Dipende dal loro valore. In ogni caso non possiamo certo preoccuparci di questo tipo di equilibri».

La mole del contenzioso può aumentare oppure diminuire a seconda di come si evolvono le varie liti. L’ente cerca di tenere la situazione sotto controllo stipulando una convenzione con i legali che obbliga quest’ultimi a definire le proprie parcelle in base ai minimi tariffari e, soprattutto, a sottoporre al comune un preventivo del compenso, che il municipio può approvare o meno. Il preventivo di parcella serve inoltre per conoscere da principio a quanto ammonta – all’incirca – la spesa per ogni causa. Inoltre, i tagli sull’onorario in caso di esito totalmente o parzialmente sfavorevole e l’eliminazione di alcune voci come le spese generali e la consultazione col cliente – che potrebbero far lievitare la parcella – consentono di tagliare ulteriormente i costi. «Questo ci permette, oltre ad un risparmio consistente, anche di tenere sempre sotto controllo le spese legali e di evitare brutte sorprese, contrariamente a quanto succedeva negli anni scorsi», osserva Sgroi. Meraviglie del Regolamento per gli incarichi legali che il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il 10 novembre 2008.

Il documento istituisce l’Albo degli avvocati, al quale si sono iscritti una ventina di legali. Tra di essi, l’ente sceglie colui al quale affidare una determinata causa in base al meccanismo della rotazione, tenendo conto comunque del tipo di contenzioso e dell’esperienza del professionista. I loro nomi sono tutti in un elenco che il sindaco Antonio Staffa, all’indomani del consiglio comunale, ha fatto pubblicare all’albo pretorio.

Gli avvocati che si sono iscritti non sono soltanto sanlucidani. Circostanza che ha dato motivo al gruppo Rinascita d’accusare gli ex colleghi di maggioranza di penalizzare i compaesani. «Nell’affidare cause piuttosto importanti – sostiene Filippo – avevamo proposto di sorteggiare avvocati di San Lucido. Invece, dopo la nostra fuoriuscita dalla giunta, non è andata così». «Il fatto che siano state affidate cause anche a paolani si deve a ciò che stabilisce il regolamento – afferma da parte sua Sgroi – regolamento che a novembre 2008 l’intero consiglio, all’unanimità, ha approvato. Dal momento che nessuno allora ha avuto da ridire, ritengo che tutte le polemiche sollevate oggi da Rinascita siano infondate. Invito comunque tutti i cittadini a venire in municipio per eventuali spiegazioni e preciso che il comune può decidere di gestire gli incarichi come ritiene, anche affidandoli ad un solo avvocato, senza per questo commettere soprusi. Nonostante ciò, hanno lavorato tutti i legali sanlucidani iscritti all’albo comunale».

L’analisi della situazione attuale e le prospettive future e nuove competenze dell’ente comunitario. Questo l’argomento del consiglio comunitario che si terrà giorno 8 febbraio alle ore 18.00 presso la sede della Comunità montana Alto Tirreno ed Appennino paolano di Verbicaro. La convocazione è stata estesa anche ai sindaci dei comuni di Aieta, Bonifati, Buonvicino, Fuscaldo, Grisolia, Guardia Piemontese, Maierà, Orsomarso, Santa Domenica Talao e Verbicaro. Inoltre sono stati invitati il commissario prefettizio del comune di Tortora; i presidenti delle comunità montane della Calabria; il presidente della giunta regionale; il presidente, gli assessori e i capigruppo della Provincia di Cosenza; il presidente dell’Uncem (Unione nazionale comuni e comunità montane) Calabria ed i segretari regionali Cgil, Cisl e Uil.

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La sezione di San Lucido del Partito dei comunisti italiani pone una serie di rilievi per quanto riguarda il progetto di risanamento ambientale approntato per località Margherita, alla periferia del paese. Il partito, incontrati alcune sere fa alcuni tra gli abitanti dell’area interessata dall’intervento, ritiene che «il progetto presentato non è adeguato allo studio redatto dal Genio Civile tramite la Protezione civile, né tantomeno alle indicazioni e raccomandazioni fornite. Lo studio della Protezione civile, eseguito con grande perizia – osserva il Pdci – fornisce dati certi sui rischi delle abitazioni, sulla presenza di sorgenti che affiorano e scompaiono, sulle sorgenti permanenti presenti e su una serie di altri dati documentati anche con relazione fotografica. Infatti, dall’osservazione delle tavole redatte dalla Protezione civile, si vede chiaramente che l’area di studio è compresa in un quadrilatero molto più ampio della zona d’intervento individuata dal progettista. Dalla discussione tra gli abitanti della zona è emersa chiaramente l’indicazione di ampliare la zona d’intervento comprendendo almeno i luoghi in cui visibilmente affiorano le sorgenti permanenti, in modo da metterle in sicurezza. Ebbene molte di queste zone sono escluse dalla proposta d’intervento presentata in quella sede. Inoltre non si capisce come mai non si è scelto come fosso di scarico delle acque il torrente Pesce che risulta molto più vicino alla zona d’intervento, poche decine di metri, preferendo un altro corso d’acqua lontano diverse centinaia di metri».

Ciò premesso, il segretario del partito Pietro Covelli propone di rivedere il progetto, in quanto «quello presentato andrebbe ad agire solo su una parte limitata del territorio, con una concentrazione d’interventi non solo inopportuna ma addirittura dannosa per il terreno dell’unico proprietario interessato. Inoltre risulta che una sola abitazione verrebbe a essere messa in sicurezza contro le altre decine che corrono seri e fondati pericoli». Covelli si chiede dunque «quali criteri abbiano influenzato le scelte dei tecnici. Spero che si verifichino le condizioni opportune – conclude – che permettano di rivedere il progetto con un sopralluogo dei tecnici».

Tre sono i consiglieri che la maggioranza di San Lucido ha perso col consesso di mercoledì. Franco Salerno, Franco Nesci e Renato Filippo sono passati all’opposizione. A questo punto, è sufficiente che ceda uno soltanto tra coloro che sono rimasti al fianco del primo cittadino per sfiduciare la maggioranza. Salerno, Nesci e Filippo, costituito il gruppo d’opposizione Rinascita, hanno motivato la loro scelta con la mancata istituzione di una serie di organismi, come l’ufficio legale e le commissioni consiliari, e con l’attuazione soltanto parziale del programma elettorale; accuse piuttosto pesanti sono state lanciate per quanto riguarda l’affidamento dei lavori e degli incarichi.

L’11 gennaio scorso il movimento aveva rimesso le deleghe assessoriali in mano al sindaco Staffa «in segno di protesta», «per capire i veri motivi dello stallo amministrativo e trovare nuove soluzioni». «Invece per il sindaco l’unica soluzione è stata la mia cacciata dalla giunta», ha detto Filippo. «In questo modo, non solo io, ma tutto il movimento Rinascita di cui sono capogruppo è stato cacciato». Il sindaco Staffa ha bollato le ragioni di Rinascita come insufficienti per determinare la caduta di un’amministrazione comunale: «Abbiamo litigato per una caramella ed ora volete farci credere che era un orologio Rolex», ha detto il primo cittadino, che ha poi rispedito al mittente tutte le accuse formulate dai nuovi oppositori, tra cui quella di non aver prodotto abbastanza in due anni di amministrazione: «Rinascita c’era con ben quattro rappresentanti, di cui tre assessori, e perciò poteva fare il bello ed il cattivo tempo, mentre oggi accusa la stessa maggioranza di cui è stata parte finora di non aver fatto questo o quello. E Rinascita dov’era?», ha replicato Staffa. «Probabilmente gli amici di Rinascita – ha osservato il primo cittadino – si sono accontentati di vincere le elezioni. Poi si sono resi conto di non reggere il peso di un’amministrazione ed hanno cercato di buttare in aria tutto quanto».

Dunque da ieri Rinascita siede all’opposizione, insieme con il gruppo Direzione San Lucido di Roberto Pizzuti e Loredana Pastore, con il gruppo Progetto Democratico di Mario Amendola e Roberto Filippo e con Vittorio Calomeni. Gli otto di minoranza dovranno vedersela ora con ben pochi avversari politici: nove soltanto, tanti quanti sono oggi i membri di maggioranza. Una maggioranza risicata dunque. Che, così ridimensionata, ha tuttavia deciso di andare avanti. Il sindaco Staffa e il vicesindaco Francesco Sgroi, pur sottolineando che «tecnicamente potremmo continuare ad amministrare anche in nove», hanno lanciato un appello alla collaborazione con le forze di minoranza «per evitare un altro commissariamento che non gioverebbe a nessuno». E sull’inopportunità di commissariare il comune – sarebbe la terza volta in dieci anni – si è detto d’accordo lo stesso Salerno, sostenendo che «questa maggioranza deve andare avanti». Tuttavia la nuova posizione assunta da lui e dai colleghi Nesci e Filippo getta di fatto ampie basi per un nuovo commissariamento.

E l’opposizione di sempre, quella di Calomeni, di Amendola e Filippo, di Pizzuti e Pastore, che ruolo ha avuto nel dibattito? Il ruolo dello spettatore. Di chi guarda e non favella ed infine scrive la morale della favola. «E’ il fallimento dell’improvvisazione – ha detto Roberto Filippo. Non avete voluto il nostro contributo, eppure le uniche amministrazioni portate a termine sono quelle di Mario Amendola». Il quale di giunte (altrui) ha contribuito a farne cadere più d’una e che ora potrebbe ripetere l’impresa con Staffa. Del resto, come egli ha sostenuto, il fatto che il comune venga commissariato non giustifica la permanenza forzata di una cattiva amministrazione. Contraria la posizione espressa, una sedia più in là, dal suo collega Filippo, per cui «il miglior commissario prefettizio non è meglio della peggior amministrazione».

Per il momento, sia Amendola sia Filippo si sono detti disponibili ad aprire il confronto «nell’interesse della collettività», ma non a passare nelle fila di maggioranza. Pizzuti e Pastore, hanno chiesto, da parte loro, le dimissioni dell’esecutivo. Richiesta evidentemente non accolta.

Ventuno mesi sono trascorsi dall’insediamento dell’amministrazione comunale, avvenuta nella primavera del 2008. Poco meno di due anni: più o meno il tempo di resistenza in carica di una giunta a San Lucido. Ciò considerato, la crisi di maggioranza, in fondo, se l’aspettavano un po’ tutti. E difatti la crisi è arrivata.

I tempi, si diceva. Prendiamo l’ultimo decennio. Nel 1999 s’insedia la giunta di Roberto Pizzuti: cade nel 2001. L’anno successivo Pizzuti ci riprova e vince; stavolta la permanenza in municipio dura un po’ più del solito: fino al 2005. Un record, se si pensa che l’amministrazione subito successiva, guidata da Carlo Borsani, ha circa un anno di vita: insediatasi nel 2006, resiste fino al 2007. Dopo un periodo di commissariamento, nel 2008 si torna alle urne. Vince Antonio Staffa, sindaco in carica e alle prese con una crisi interna che potrebbe condurre dritto alla disfatta. Dopo quasi due anni d’amministrazione. Non è detto che la crisi s’aggravi. Ma se così fosse, lo scioglimento del consiglio comunale rispetterebbe pienamente i tempi classici.

D’altronde, che una giunta rimanga alla guida del comune di San Lucido per un tempo oscillante tra uno e due anni è un fatto talmente noto che il cittadino elettore, appena fuori dal seggio, s’aspetta di tornarci molto presto: «Be’, ci vediamo tra un anno, massimo due», dice.

Ma a cosa è dovuta la scarsa longevità della giunta sanlucidana? Più che alle ipotesi, ci affidiamo alle statistiche. Prendiamo ancora l’ultimo decennio. In tutti i casi elencati (meno uno: si ricorderà il Progetto Ribaltone, che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per annullamento del voto), il fattore che ha determinato la caduta della giunta in carica si chiama sfiducia. Sia nel 2001, sia nel 2005 un numero sufficiente di esponenti di maggioranza ha sfiduciato il sindaco, a braccetto con un’opposizione festante. Una fase, questa, alla quale si giunge non senza fatica: spesso è un lungo e laborioso corteggiamento quello che la minoranza dedica ai rappresentanti di maggioranza meno convinti. I quali, magari per scontentezza o per rabbia o perché attratti dalle lusinghe degli ex avversari, finiscono per compiere il grande salto, sottoscrivendo la sfiducia e causando così lo scioglimento del consiglio. Salvo poi ritrovarsi – come molte volte succede – fuori dai giochi delle alleanze politiche per presunta inaffidabilità.

La sorte del sindaco Staffa sarà identica a quella dei suoi predecessori sfiduciati? Se durante il consiglio comunale di oggi Franco Salerno, Renato Filippo e Franco Nesci dovessero decidere di abbandonare la squadra per spostarsi all’opposizione, il primo cittadino potrebbe contare su otto consiglieri di maggioranza soltanto. Ed otto sarebbero anche i componenti la minoranza. Dunque se uno soltanto dei suoi dovesse passare dall’altra parte della barricata, il sindaco cadrebbe inesorabilmente sotto i colpi della sfiducia. A meno di due anni dal voto, naturalmente.

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