San Lucido – Chi ha paura di Mario Amendola?

Chi ha paura di Mario Amendola? A leggere il suo ultimo intervento sulla stampa, Pino De Luca. Egli sembra infatti guardare con sospetto i movimenti del capogruppo di Progetto democratico che rappresenta all’opposizione lui, Nunziata e tutta la compagnia. E ne avrebbe ragione: potrebbero derivarne straordinarie evoluzioni, e non soltanto negli schieramenti consiliari.

Amendola è chiamato a rispondere all’appello lanciato dalla maggioranza nell’assise del 3 febbraio, quando quest’ultima si è rivolta «a quella parte dell’opposizione che si riconosce nel centrosinistra» affinché le sia di appoggio nel mezzo della crisi che l’ha investita col salto in minoranza dei tre assessori Renato Filippo, Franco Nesci e Franco Salerno. In realtà il capogruppo di Progetto ha già risposto picche alla chiamata: tanto lui, quanto il collega Roberto Filippo in consiglio hanno rifiutato l’offerta. Ma le cose andranno realmente così?

Mario Amendola
Mario Amendola

Non dev’esserne convinto De Luca, se ieri in una nota stampa lamentava «il silenzio assordante di qualcuno che non ha ancora chiarito come la pensa». Che cosa vorrà fare Amendola? Resterà all’opposizione o passerà in maggioranza? La seconda ipotesi ci pare, in verità, piuttosto improbabile. Ma ammettiamo che le cose vadano proprio così. Se il capogruppo di Progetto democratico, nonché sindaco di San Lucido per ben quindici anni, dovesse passare in maggioranza, si ritroverebbe a vestire i comodi panni del supereroe, di chi interviene – lui solo può – per salvare in extremis una situazione critica, grazie alla pluridecennale esperienza maturata in pluridecennali consiliature. Tutto ciò non farebbe che avvalorare ciò che lo stesso Amendola e tutti i candidati della sua lista alle ultime elezioni hanno ripetuto a gran voce: che per guidare un comune ci vuole qualcuno d’esperienza, che amministratori non ci s’improvvisa, che fare il sindaco o l’assessore non è così facile come sembra, eccetera. Senz’altro, tornando alle urne, gli elettori si ricorderebbero che proprio Amendola, da nostromo esperto della politica, ha dovuto lanciare un salvagente ai marinai inesperti della nave che affonda. Nulla di più facile che, al prossimo appuntamento col voto, i cittadini scelgano l’esperienza. Quella del capogruppo di Progetto democratico magari. Si consideri anche che, date le cattive acque in cui naviga oggi la maggioranza, l’approdo alla cabina elettorale potrebbe essere molto vicino.

Ora torniamo al punto da cui siamo partiti: ad Amendola e a De Luca. Poniamo il caso che il primo scelga di approfittare della crisi per salvare la patria: quali scenari si aprirebbero dinanzi agli occhi increduli dell’altro? Se Amendola dovesse traslocare con armi e bagagli in maggioranza, De Luca – rappresentato proprio da Amendola in consiglio – dovrebbe seguirlo insieme con l’amico Franco Nunziata. E seguirlo significherebbe non solo appoggiare la criticatissima maggioranza Staffa, ma anche e soprattutto unirsi ad Antonella Gioia, a Giuseppe Moramarco e ad Albino Sessa che compongono il gruppo consiliare del suo stesso partito: il Pd. Ciò vuol dire che De Luca, Nunziata e gli altri dovrebbero riconoscere ai tre di maggioranza il ruolo che ricoprono legittimamente, nonostante si affannino a sostenere il contrario.

In tutto ciò, Amendola – seppure risentendo della virata – ne ricaverebbe certamente un beneficio in termini elettorali: al momento del voto, infatti, potrebbe far valere finalmente tutto il peso della propria esperienza. Nunziata e De Luca e i loro amici, invece, dovrebbero rimangiarsi ciò che da tempo immemore trasmettono agli organi di stampa – vale a dire che non esistono altri democratici al di fuori di loro – e senza ricavarne sostanzialmente gran guadagno. «I gruppi consiliari del Pd, a meno di clamorose decisioni dell’ultima ora – fa i conti De Luca – ad oggi sono due, uno di minoranza e l’altro di maggioranza». Lo rassicuri Amendola: quel «silenzio assordante di qualcuno che non ha ancora chiarito come la pensa» un po’ fa paura.

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