San Lucido – La maggioranza Staffa perde tre consiglieri, amministrazione in bilico

Tre sono i consiglieri che la maggioranza di San Lucido ha perso col consesso di mercoledì. Franco Salerno, Franco Nesci e Renato Filippo sono passati all’opposizione. A questo punto, è sufficiente che ceda uno soltanto tra coloro che sono rimasti al fianco del primo cittadino per sfiduciare la maggioranza. Salerno, Nesci e Filippo, costituito il gruppo d’opposizione Rinascita, hanno motivato la loro scelta con la mancata istituzione di una serie di organismi, come l’ufficio legale e le commissioni consiliari, e con l’attuazione soltanto parziale del programma elettorale; accuse piuttosto pesanti sono state lanciate per quanto riguarda l’affidamento dei lavori e degli incarichi.

L’11 gennaio scorso il movimento aveva rimesso le deleghe assessoriali in mano al sindaco Staffa «in segno di protesta», «per capire i veri motivi dello stallo amministrativo e trovare nuove soluzioni». «Invece per il sindaco l’unica soluzione è stata la mia cacciata dalla giunta», ha detto Filippo. «In questo modo, non solo io, ma tutto il movimento Rinascita di cui sono capogruppo è stato cacciato». Il sindaco Staffa ha bollato le ragioni di Rinascita come insufficienti per determinare la caduta di un’amministrazione comunale: «Abbiamo litigato per una caramella ed ora volete farci credere che era un orologio Rolex», ha detto il primo cittadino, che ha poi rispedito al mittente tutte le accuse formulate dai nuovi oppositori, tra cui quella di non aver prodotto abbastanza in due anni di amministrazione: «Rinascita c’era con ben quattro rappresentanti, di cui tre assessori, e perciò poteva fare il bello ed il cattivo tempo, mentre oggi accusa la stessa maggioranza di cui è stata parte finora di non aver fatto questo o quello. E Rinascita dov’era?», ha replicato Staffa. «Probabilmente gli amici di Rinascita – ha osservato il primo cittadino – si sono accontentati di vincere le elezioni. Poi si sono resi conto di non reggere il peso di un’amministrazione ed hanno cercato di buttare in aria tutto quanto».

Dunque da ieri Rinascita siede all’opposizione, insieme con il gruppo Direzione San Lucido di Roberto Pizzuti e Loredana Pastore, con il gruppo Progetto Democratico di Mario Amendola e Roberto Filippo e con Vittorio Calomeni. Gli otto di minoranza dovranno vedersela ora con ben pochi avversari politici: nove soltanto, tanti quanti sono oggi i membri di maggioranza. Una maggioranza risicata dunque. Che, così ridimensionata, ha tuttavia deciso di andare avanti. Il sindaco Staffa e il vicesindaco Francesco Sgroi, pur sottolineando che «tecnicamente potremmo continuare ad amministrare anche in nove», hanno lanciato un appello alla collaborazione con le forze di minoranza «per evitare un altro commissariamento che non gioverebbe a nessuno». E sull’inopportunità di commissariare il comune – sarebbe la terza volta in dieci anni – si è detto d’accordo lo stesso Salerno, sostenendo che «questa maggioranza deve andare avanti». Tuttavia la nuova posizione assunta da lui e dai colleghi Nesci e Filippo getta di fatto ampie basi per un nuovo commissariamento.

E l’opposizione di sempre, quella di Calomeni, di Amendola e Filippo, di Pizzuti e Pastore, che ruolo ha avuto nel dibattito? Il ruolo dello spettatore. Di chi guarda e non favella ed infine scrive la morale della favola. «E’ il fallimento dell’improvvisazione – ha detto Roberto Filippo. Non avete voluto il nostro contributo, eppure le uniche amministrazioni portate a termine sono quelle di Mario Amendola». Il quale di giunte (altrui) ha contribuito a farne cadere più d’una e che ora potrebbe ripetere l’impresa con Staffa. Del resto, come egli ha sostenuto, il fatto che il comune venga commissariato non giustifica la permanenza forzata di una cattiva amministrazione. Contraria la posizione espressa, una sedia più in là, dal suo collega Filippo, per cui «il miglior commissario prefettizio non è meglio della peggior amministrazione».

Per il momento, sia Amendola sia Filippo si sono detti disponibili ad aprire il confronto «nell’interesse della collettività», ma non a passare nelle fila di maggioranza. Pizzuti e Pastore, hanno chiesto, da parte loro, le dimissioni dell’esecutivo. Richiesta evidentemente non accolta.