Sulla carta, quello del 25 febbraio sarebbe dovuto essere un consiglio comunale tranquillo e propositivo. Certamente più dell’assise precedente, che di motivi perché maggioranza e opposizione facessero scintille ne offriva più d’uno. Difatti il pubblico, attendendosi scoppiettate, in quell’occasione accorse numeroso. Stavolta però tutto ci s’aspettava meno che il clima si facesse teso. Ma il consesso civico di giovedì ha sovvertito tutti i pronostici: fuoco e fiamme non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche tra opposizione e opposizione.
Non è certamente un momento facile per la politica cittadina. La giunta di Antonio Staffa, ridotta – dopo il salto all’opposizione di tre dei suoi membri – a nove componenti, va avanti seppure a fatica. La minoranza da parte sua, sebbene rafforzata dall’acquisto degli ex assessori dissidenti Renato Filippo, Franco Nesci e Franco Salerno, pare non riuscire a far fronte comune a causa delle diverse appartenenze politiche di coloro che la compongono. Difatti proprio la differente estrazione partitica è alla base degli attriti tra gli stessi consiglieri di minoranza cui s’è assistito durante il consiglio comunale del 25 febbraio.
Sono volate parole poco tenere tra i due Roberto dell’opposizione: Roberto Pizzuti, capogruppo di Direzione San Lucido, e Roberto Filippo del gruppo Progetto Democratico. L’uno berlusconiano, l’altro comunista; l’uno in maggioranza, l’altro all’opposizione nelle amministrazioni dell’ultimo decennio, Pizzuti e Filippo siedono oggi entrambi dietro i banchi di minoranza. Da lì, nel consiglio del 3 febbraio, avevano assistito alla guerriglia interna alla maggioranza Staffa che in quella circostanza vide tre dei suoi passare all’opposizione. Stavolta i ruoli si sono rovesciati: la maggioranza ha lasciato volentieri la scena per osservare in silenzio i due battersi in singolar tenzone.
Non che siano mancati gli scontri tra parti avverse. Anzi i battibecchi iniziano da subito, sin da quando il presidente del consiglio Giuseppe Moramarco propone di invertire i punti all’ordine del giorno, in modo da discutere prima le modifiche allo Statuto per la definizione dei servizi pubblici privi di rilevanza economica e poi le linee guida di attuazione del Piano strutturale comunale, «così – spiega Moramarco – da lasciare più spazio al Psc». Insorgono immediatamente Roberto Filippo e il suo capogruppo Mario Amendola, per sottolineare come Moramarco dimostri con la sua proposta di considerare il Psc «meno importante» delle modifiche allo Statuto. «Volevo solo dedicare più tempo alla discussione sul Psc che ad altro», precisa il presidente del consiglio. La proposta, prima ritirata e poi messa ai voti, viene infine approvata all’unanimità. Ma l’iniziale contrasto tra le parti lascia intuire il clima che si respirerà d’ora in avanti nella sala consiliare.
Invertito l’ordine dei punti, si comincia col discutere le modifiche allo Statuto per la definizione dei servizi pubblici comunali privi di rilevanza economica. Dà inizio al dibattito il sindaco Staffa, leggendo un documento in cui si sostiene che «l’acqua è un diritto universale», «un bene comune dell’umanità» che «appartiene a tutti» e che «non è proprietà di nessuno». Per questo viene respinta la possibilità di privatizzare l’acqua; di contro, si appoggia la proposta di affidare il servizio idrico integrato – oggi in mano alla Sorical, la Società che amministra le risorse idriche calabresi – ad un consorzio, «confermando il principio della proprietà e gestione pubblica dell’acqua secondo criteri di solidarietà».
Favorevoli Rinascita («Privatizzare l’acqua – afferma il capogruppo Renato Filippo – sarebbe un danno per i cittadini») e Progetto democratico. Contrari Pizzuti e Loredana Pastore che, pur sostenendo che «l’acqua deve rimanere pubblica», votano a sfavore, intravedendo nella proposta «un semplice accanimento verso le leggi statali». «Il fatto che sia strumentale o no nei confronti del governo non conta, se la proposta è di beneficio ai cittadini», ribatte Staffa, evidenziando come le tariffe siano, con l’attuale gestione Sorical, «più alte di quanto dovrebbero essere. Chiederemo un confronto tra le somme che dovremmo pagare e quelle che effettivamente paghiamo», fa sapere il primo cittadino.
Più serrato il confronto sul Piano strutturale comunale, illustrato nelle sue linee generali – con tanto di cartina – dall’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano. L’amministrazione intende puntare sullo sviluppo di due zone: la Ss18 e la strada provinciale. A monte e a valle delle due arterie dovrebbero sorgere attività produttive e turistiche. Si vorrebbe inoltre riaprire la cava comunale e realizzare un maneggio, un’isola ecologica, un mercato ittico ed uno ortofrutticolo coperti ed una chiesa nelle zone rurali. Calvano precisa comunque che il Psc «sarà discusso nel dettaglio quando si porterà in consiglio il progetto preliminare». L’assessore ventila inoltre la possibilità di «cambiare il livello di rischio delle zone che oggi sono franose o di trasformarle in zone agricole o boschive, in base a studi di geologi e agronomi». Ed è proprio su questo punto che si scatena lo scontro tra il sindaco Staffa ed Amendola.
Quest’ultimo ritiene «grave» che si parli di «agevolazioni» per quanto riguarda i terreni ritenuti franosi, denuncia «freddezza e disattenzione» nell’approntare lo strumento urbanistico e avanza «dubbi» sulla buona riuscita del Psc. Ad accendere la miccia è la replica del primo cittadino, che giudica polemico e per nulla propositivo l’intervento di Amendola: «Forse mi sono distratto ma non ho sentito nessuna indicazione, nessun contributo da parte sua», afferma Staffa. Amendola parte quindi in contropiede sostenendo che «tutto quello che ha detto l’assessore è aria fritta». Risponde Staffa affermando che «l’ordine del giorno, anche su indicazione di Amendola che l’ha più volte richiesto, è e rimane la discussione sulle linee guida». Ciò significa che ogni contenuto tecnico verrà trattato nel momento in cui sarà presentato al consiglio il progetto preliminare. Su toni duri e stizziti si è mantenuto il botta e risposta tra i due, che si è concluso con una serie di richieste da parte di Amendola, come quella che tutti i consiglieri dichiarino se possiedono direttamente o indirettamente proprietà interessate dal Psc.
Diverso l’atteggiamento di Roberto Pizzuti che, da una parte, ha espresso – così come Renato Filippo – perplessità sul rispetto dei tempi di presentazione del Psc; dall’altra ha portato all’attenzione del consiglio alcune proposte, come quella di creare un piccolo stadio per i giovani atleti sanlucidani. Staffa, raccogliendo i suggerimenti, ha invitato infine i consiglieri a presentare proposte e consigli proprio in questa fase che precede il piano preliminare, ed assicurato che i tempi saranno rispettati.












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