
L’argomento di oggi è:
Le patologie linfo-proliferative
di Piero Alò
Le malattie linfoproliferative sono un gruppo di malattie derivate dalla proliferazione, per lo più tumorale, di una popolazione di cellule appartenenti al sistema linforeticolare.
Si manifestano 7500-8000 nuovi casi all’anno, la cui incidenza in Italia si attesta su 3 casi ogni 10000 abitanti.
Rispetto all’età anagrafica l’incidenza è bassa nelle persone troppo giovani (meno di 10 anni) o negli anziani (maggiore di 60 anni), mentre il picco di manifestazione lo si trova verso la seconda-terza decade di vita, con maggiore incidenza nell’uomo rispetto alla donna.
Le malattie linfoproliferative possono essere brevemente definite nel modo seguente:
● Le neoplasie linfoidi comprendono un gruppo eterogeneo di entità. In molti casi, ma non in tutti, l’aspetto delle cellule neoplastiche richiama da vicino quello di un particolare stadio della normale differenziazione linfocitaria.
● Le neoplasie mieloidi derivano dalle cellule staminali ematopoietiche che danno origine a cellule della linea mieloide (cioè eritroide, granulocitaria e trombocitaria). Si riconoscono tre categorie di neoplasie mieloidi: leucemie acute mieloidi, in cui nel midollo osseo si accumulano cellule progenitrici immature; sindromi mielodisplastiche, associate ad ematopoiesi inefficace e alla conseguente citopenia nel sangue periferico; e disordini mieloproliferativi cronici, in cui l’aumentata produzione di uno o più elementi mieloidi terminali differenziati (ad esempio granulociti) porta di solito ad un aumento delle conte cellulari nel sangue periferico.
● Le istiocitosi sono lesioni proliferative degli istiociti che comprendono rare neoplasie che si presentano come linfomi maligni. Una speciale categoria di istiociti, detti cellule di Langerhans, danno origine a uno spettro di lesioni neoplastiche, alcune delle quali si comportano come tumori maligni disseminati, altri come proliferazioni localizzate benigne.
Questo gruppo prende il nome di istiocitosi a cellule di Langerhans.
I fattori associati ad un aumentato rischio di insorgenza di istiocitosi sono l’età avanzata, il sesso maschile, la razza bianca e lo stato socio-economico avanzato.
Per la diagnosi di tali malattie è necessario un emocromo ed esami ematochimici completi, un RX torace, un eco-addome e una biopsia linfonodale.
Per stabilire una corretta prognosi bisogna valutare alcuni aspetti fra cui la presenza di determinati sintomi e la presenza contemporanea di altre malattie.
Ognuno di noi può adottare dei comportamenti che riducano le possibilità di avere queste malattie:
- dicendo di no al fumo;
- privilegiando un’alimentazione corretta;
- evitando esposizioni continue protratte a radiazioni ionizzanti;
- facendo attività fisica;
- sottoponendosi a controllo medico urgente in presenza di un ingrossamento linfonodale non dovuto ad infezione in atto.
Tuttavia per le malattie linfoproliferative non esiste a tutt’oggi, purtroppo una vera e propria prevenzione.
L’argomento della prossima puntata riguarderà il tumore della vescica.
L’appuntamento è per domenica 10 maggio!
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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).


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