
L’argomento di oggi è:
Il tumore della prostata
di Piero Alò
La prostata è un organo cavo simile ad una castagna la cui funzione è di, insieme alle vescichette seminali, produrre succo prostatico, sostanza che serve come nutrimento agli spermatozoi. La prostata è una ghiandola sotto il controllo degli ormoni sessuali e le sue dimensioni tendono a modificarsi soprattutto quando vi è squilibrio tra gli estrogeni (considerati ormoni femminili) ed il testosterone (considerato ormone maschile). Poiché nell’uomo con l’avanzare dell’età il rapporto estrogeni/progesterone tende a modificarsi a vantaggio degli estrogeni è quasi costante trovare negli anziani una prostata ingrandita.
La prostata ingrandita quasi mai è segno di tumore maligno e facilmente noi maschi ci rendiamo conto che abbiamo una prostata ingrandita quando andiamo a fare pipì e notiamo che il getto è ridotto rispetto al passato. Oppure nonostante uriniamo frequentemente sentiamo l’esigenza di andare spesso in bagno soprattutto di notte notando con disappunto che la quantità di urina è poca o che abbiamo sporcato il bagno. Tendenzialmente in questi casi si parla di “iperplasia prostatica” cioè di una prostata ingrandita ma benigna, diagnosi che viene confortata da un’ecografia o da un’esplorazione rettale. In genere l’intervento chirurgico di riduzione di massa prostatica è abbastanza semplice e sollieva il paziente dai piccoli fastidi giornalieri.
Ben più grave ed insidioso è il tumore maligno della prostata, il carcinoma prostatico, tumore che insorge in soggetti intorno ai 50 anni, è il tumore più frequente nell’uomo in Italia (e quindi anche San Lucido) e che raramente colpisce il paziente che come volgarmente si dice “ha la prostata”. Il carcinoma della prostata nelle fasi di esordio è senza sintomi se non in casi estremi quando si manifesta con dolori ossei o tosse segnali si sedi dove le metastasi di tali tumori amano albergare.
Il carcinoma della prostata è prevedibile e se piccolo aggredibile e curabile. Il test più attendibile è la valutazione sierica del PSA una proteina che ci indica come sta la nostra prostata. Tale parametro se alterato è il primo indizio per indagare più a fondo se la nostra prostata ha problemi e per orientare il paziente verso altre indagini (ecografia, esplorazione rettale, scintigrafia ossea etc.).
La diagnosi di certezza di carcinoma prostatico si fa solo con l’esame istologico! Sarà cura dell’urologo campionare bene la prostata (un urologo bravo deve fare almeno 13 prelievi) per vedere intanto se c’è il tumore, vedere quanto ce n’è e se il tumore è unico o multiplo). Tutte le notizie che l’anatomo-patologo fornirà serviranno per stabilire nel modo più articolato possibile la diagnosi ed orientare l’approccio terapeutico farmacologico, chirurgico conservativo o radicale (ricordarsi il problema della potenza sessuale che giustamente tiene moltissimo in apprensione il paziente che deve sottoporsi a trattamento terapeutico per carcinoma prostatico).
Consigli pratici:
a) sottoporsi, dai 45 anni in su, almeno una volta l’anno ad un prelievo di sangue per valutare il PSA (acronimo per Antigene Prostatico Specifico)
b) se dolori ossei o articolari o tosse persistente e non modificabili con trattamenti farmacologici pensare ad un’eventuale problema prostatico
c) non esimersi, seppur capisco che è sgradevole, se necessario, all’esplorazione rettale.
d) ricordarsi che il tumore della prostata è la neoplasia più frequente dell’uomo e non è detto che noi maschi sanlucidani ne siamo sicuramente immuni.
e) quanto prima si cura una prostata con carcinoma tanto prima si guarisce dal tumore evitando soprattutto modificazioni della potenza sessuale (complicanza frequente nei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore della prostata).
L’argomento della prossima puntata riguarderà i nevi e i melanomi.
L’appuntamento è per domenica 7 giugno!
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Piero Luigi Alò si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia. Nel 1989 ha conseguito la specializzazione in Anatomia patologica e nel 1993 quella in Oncologia. Professore di Anatomia patologica, direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica e dell’Uoc Anatomia patologica dell’Asl di Frosinone. È autore di circa 150 lavori indexati, con peculiare attenzione verso nuovi marcatori prognostici delle neoplasie umane. Riconoscimenti all’estero: Visiting Scientist Johns Hopkins School of Medicine Baltimora (USA).

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