26 November 2008

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La casa cantoniera denominata Casello Cristiano potrebbe divenire presto di proprietà della Pro Loco di San Lucido. L’associazione turistica è infatti intenzionata ad acquisire al proprio patrimonio l’immobile, ubicato in località Deuda e ricadente nel territorio del comune di San Lucido, sottraendolo alla proprietà dell’Amministrazione provinciale di Cosenza. casello-cristiano.jpgI soci della Pro Loco, riunitisi in assemblea generale lo scorso 16 novembre presso la sala polifuzionale cittadina, hanno accolto la proposta del delegato Unpli (Unione nazionale Pro Loco d’Italia) Bonaventura Veltri, e deliberato di inserire nel bilancio di previsione associativo per il 2009 la spesa necessaria per l’acquisizione dell’immobile, ammontante a 13mila euro.

L’operazione s’inserisce in un più ampio progetto, illustrato nel corso della stessa assemblea, volto alla valorizzazione del Valico della Crocetta, presso il quale, tra l’altro, la Pro Loco celebra il 14 agosto di ogni anno la manifestazione “San Lucido Mare&Monti”. Si tratta dunque di un angolo del territorio montano particolarmente caro all’associazione, tuttavia non abbastanza valorizzato. Almeno fino ad oggi.

«La nostra azione è finalizzata a tentare di dare rilancio al nostro turismo progettando nuovi percorsi – si legge nella lettera con cui la Pro Loco informa del progetto il sindaco Antonio Staffa e l’assessore alle attività produttive Renato Filippo – sempre convinti che l’autonomia e la solidarietà istituzionale devono essere punti di riferimento di questo percorso». Laddove l’acquisizione dovesse andare a buon fine, essa potrebbe rappresentare un importante passo verso lo sviluppo di un nuovo turismo, di tipo montano. In una San Lucido che non è soltanto mare.

Da qualche giorno, la vista che si gode da dietro i vetri degli uffici del municipio non è più la stessa. La villa comunale, che ospita la sede dell’amministrazione cittadina, è sostanzialmente quella di sempre: un rettangolo di vegetazione nel cuore della cittadina nel cui perimetro serpeggiano sentieri e zampillano fontane. Qualcosa però, nel giro di tre giorni, è cambiato: alcuni alberi non esistono più, perché segati alla base; altri invece sono stati potati.

Oltrepassato, per esempio, uno degli ingressi laterali alla villa, il grande albero di prima, dai cui rami a Natale da anni pendevano luci, è un grande disco di legno tra mattonelle bianche. Alla stessa sorte sono andati incontro altri due esemplari. Gli alberi abbattuti, ci spiega un operaio dell’Afor, erano «marci dentro». Praticamente senza vita. Clinicamente morti. Perciò alla prima, violenta raffica di vento sarebbero potuti cadere rovinosamente sui passanti. Da qui la necessità di abbatterli, così da preservare l’incolumità cittadina. Numerosi altri alberi invece sono stati semplicemente potati, in alcuni casi per il medesimo motivo, in altri perché i loro rami sfioravano i fili tra i pali della corrente elettrica. Ma l’operazione ha suscitato proteste e polemiche in città. C’è chi ritiene che gli alberi abbattuti non dovessero essere toccati perché in buona salute.

Tuttavia, in base ad una conversazione telefonica con il consigliere Franco Salerno, il sindaco Antonio Staffa ha riferito che «direttamente dall’Afor è venuto il caposquadra della Forestale, D’Andrea» ad «individuare» gli alberi su cui intervenire, che il tutto è stato eseguito in base ad un «piano di lavoro» cui si starebbe lavorando già dal mese di settembre e che comunque l’intervento è stato realizzato da «operai specializzati dell’Afor», quindi da personale qualificato. Pur riponendo la stessa fiducia negli addetti, la presidente della stessa Afor, Franca Arlia, contattata telefonicamente, ha precisato che «non è competenza» dell’organismo fornire disposizioni in merito all’abbattimento di alberi (il discorso cambia invece per quanto riguarda la potatura) e che il caposquadra delle foreste demaniali D’Andrea «non ha confermato» le circostanze riferite. Quest’ultimo stamattina si recherà presso il municipio per ottenere chiarimenti in merito.


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