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	<title>Comments on: San Lucido &#8211; Dissesto idrogeologico, la denuncia di Covelli: «La destra ha tagliato il finanziamento»</title>
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	<description>Le notizie che cerchi su San Lucido (e dintorni)</description>
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		<title>By: Apollo</title>
		<link>http://www.sanlucidocity.com/2008/11/05/san-lucido-dissesto-idrogeologico-la-denuncia-di-covelli-%c2%abla-destra-ha-tagliato-il-finanziamento%c2%bb/comment-page-1/#comment-1510</link>
		<dc:creator>Apollo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 17:04:32 +0000</pubDate>
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		<description>@ sanlucidomonamour

In merito a tuoi precedenti interventi
c&#039;e&#039; una tesi di un ingegnere civile indirizzo geotecnico relativa al dissesto idrogeologico 
su san lucido &quot;zona margherita&quot; con misurazioni GPS, e studi su morfologia del terreno, defluizione delle acque e giu&#039; di li&#039;.....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ sanlucidomonamour</p>
<p>In merito a tuoi precedenti interventi<br />
c&#8217;e&#8217; una tesi di un ingegnere civile indirizzo geotecnico relativa al dissesto idrogeologico<br />
su san lucido &#8220;zona margherita&#8221; con misurazioni GPS, e studi su morfologia del terreno, defluizione delle acque e giu&#8217; di li&#8217;&#8230;..</p>
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		<title>By: sanlucidomonamour</title>
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		<dc:creator>sanlucidomonamour</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 13:24:54 +0000</pubDate>
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		<description>Sulla stampa  sono comparse notizie dell&#039;adesione di molti comuni al progetto AMAMIR (per
 chi ne vuole sapere di più:  http://caronte.gndci.cs.cnr.it/web/guest/cosaeilprogettoamamir;jsessionid=EE787D77B7F4551DC23B9BD045865839).

Ho l&#039;impressione che  il problema  venga sottovalutato da più parti..... peccato!

Per i pigri: un estratto delle notizie dal sito sopra riportato

&quot; Il Progetto A.M.A.Mi.R. (Azioni di Monitoraggio Avanzato per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico) nasce nell’ambito di una convenzione avviata nel marzo 2007 tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (CNR - IRPI) ed il Comune di San Martino di Finita (CS). Responsabile scientifico del Progetto è il Dott. Carlo Tansi, Geologo Ricercatore presso l&#039;Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

   La complessa storia geologica della Calabria ha reso i terreni che la costituiscono fragili e particolarmente predisposti al dissesto idrogeologico. La regione vanta il non invidiabile primato di essere tra le più eposte al rischio da frana: quasi tutti i comuni montani sono interessati da dissesti che, in occasione di precipitazioni intense, possono riattivarsi sino a giungere, in alcuni casi, al collasso, come è accaduto a Cavallerizzo di Cerzeto.
   Le frane possono raggiungere notevoli dimensioni (SORRISO &amp; TANSI, 1996) fino ad interessare e mettere in serie condizioni di rischio interi centri abitati. È questo il caso di San Martino di Finita, il cui centro storico ricade interamente su un vasto fenomeno franoso del quale si hanno notizie già dai primi del ‘900: il dissesto si estende in superficie per circa 2 km2  e si sviluppa nel sottosuolo per oltre 60 metri di profondità.
 Per dissesti di tali entità, gli interventi cosiddetti “strutturali” (consolidamenti, muri di sostegni, palificate, ecc.) non sempre sono efficaci per la mitigazione del rischio da frana, finendo per risultare, in alcuni casi, addirittura controproducenti. In tali condizioni l’unica via percorribile per la riduzione del rischio, è rappresentata dal monitoraggio ai fini sia del controllo dell’evoluzione nel tempo della frana e sia dell’acquisizione di informazioni utili per la verifica dell’efficacia e la calibratura degli interventi di difesa idraulica.
   In alcuni casi il monitoraggio consente altresì di individuare le cause scatenanti dei dissesti, permettendo così di allertare preventivamente le strutture di soccorso (Protezione Civile, ecc.) in concomitanza di eventi meteorologici che possano innescare i fenomeni franosi.
   Generalmente i segni premonitori che annunciano un imminente distacco o movimento sono, in fase iniziale, lenti e impercettibili se non attraverso un’osservazione strumentale: pertanto solo un assiduo controllo del territorio permette di raccogliere queste preziose informazioni che, pur non potendo dare una data precisa dell’avvenimento, forniscono indizi su eventuali accelerazioni dei movimenti e delle deformazioni in atto.
   L’osservazione e la misura delle deformazioni del terreno è sicuramente il metodo più attendibile per valutare l’attività di una frana e l’imminenza del franamento. Con di particolari immagini satellitari, affiancate a strumenti di misura precisi, come i GPS, è possibile osservare le variazioni nella forma e nella topografia del terreno, l’apertura di fratture e crepe, ed è possibile misurare lo spostamento di punti fissi, a volte appositamente fissati nel terreno, rispetto a punti di osservazione non coinvolti nel movimento. Appositi strumenti (estensimentri, inclinometri, ecc.) permettono di valutare la progressiva apertura di fratture o la rotazione di edifici o di blocchi rocciosi da pareti acclivi, o di misurare le deformazioni in profondità, individuando così la posizione delle superfici di possibile scivolamento. Anche lo studio sul grado di imbibizione dei terreni fornisce dati importanti, poichè molti fenomeni franosi sono innescati proprio da questo fattore.
    La mitigazione del rischio da frana trova, pertanto, un utile alleato nel monitoraggio di tutte quelle grandezze fisiche che interferiscono con la stabilità dei pendii.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla stampa  sono comparse notizie dell&#8217;adesione di molti comuni al progetto AMAMIR (per<br />
 chi ne vuole sapere di più:  <a href="http://caronte.gndci.cs.cnr.it/web/guest/cosaeilprogettoamamir;jsessionid=EE787D77B7F4551DC23B9BD045865839)" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/comment/caronte.gndci.cs.cnr.it');" rel="nofollow">http://caronte.gndci.cs.cnr.it/web/guest/cosaeilprogettoamamir;jsessionid=EE787D77B7F4551DC23B9BD045865839)</a>.</p>
<p>Ho l&#8217;impressione che  il problema  venga sottovalutato da più parti&#8230;.. peccato!</p>
<p>Per i pigri: un estratto delle notizie dal sito sopra riportato</p>
<p>&#8220; Il Progetto A.M.A.Mi.R. (Azioni di Monitoraggio Avanzato per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico) nasce nell’ambito di una convenzione avviata nel marzo 2007 tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche &#8211; Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (CNR &#8211; IRPI) ed il Comune di San Martino di Finita (CS). Responsabile scientifico del Progetto è il Dott. Carlo Tansi, Geologo Ricercatore presso l&#8217;Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.</p>
<p>   La complessa storia geologica della Calabria ha reso i terreni che la costituiscono fragili e particolarmente predisposti al dissesto idrogeologico. La regione vanta il non invidiabile primato di essere tra le più eposte al rischio da frana: quasi tutti i comuni montani sono interessati da dissesti che, in occasione di precipitazioni intense, possono riattivarsi sino a giungere, in alcuni casi, al collasso, come è accaduto a Cavallerizzo di Cerzeto.<br />
   Le frane possono raggiungere notevoli dimensioni (SORRISO &amp; TANSI, 1996) fino ad interessare e mettere in serie condizioni di rischio interi centri abitati. È questo il caso di San Martino di Finita, il cui centro storico ricade interamente su un vasto fenomeno franoso del quale si hanno notizie già dai primi del ‘900: il dissesto si estende in superficie per circa 2 km2  e si sviluppa nel sottosuolo per oltre 60 metri di profondità.<br />
 Per dissesti di tali entità, gli interventi cosiddetti “strutturali” (consolidamenti, muri di sostegni, palificate, ecc.) non sempre sono efficaci per la mitigazione del rischio da frana, finendo per risultare, in alcuni casi, addirittura controproducenti. In tali condizioni l’unica via percorribile per la riduzione del rischio, è rappresentata dal monitoraggio ai fini sia del controllo dell’evoluzione nel tempo della frana e sia dell’acquisizione di informazioni utili per la verifica dell’efficacia e la calibratura degli interventi di difesa idraulica.<br />
   In alcuni casi il monitoraggio consente altresì di individuare le cause scatenanti dei dissesti, permettendo così di allertare preventivamente le strutture di soccorso (Protezione Civile, ecc.) in concomitanza di eventi meteorologici che possano innescare i fenomeni franosi.<br />
   Generalmente i segni premonitori che annunciano un imminente distacco o movimento sono, in fase iniziale, lenti e impercettibili se non attraverso un’osservazione strumentale: pertanto solo un assiduo controllo del territorio permette di raccogliere queste preziose informazioni che, pur non potendo dare una data precisa dell’avvenimento, forniscono indizi su eventuali accelerazioni dei movimenti e delle deformazioni in atto.<br />
   L’osservazione e la misura delle deformazioni del terreno è sicuramente il metodo più attendibile per valutare l’attività di una frana e l’imminenza del franamento. Con di particolari immagini satellitari, affiancate a strumenti di misura precisi, come i GPS, è possibile osservare le variazioni nella forma e nella topografia del terreno, l’apertura di fratture e crepe, ed è possibile misurare lo spostamento di punti fissi, a volte appositamente fissati nel terreno, rispetto a punti di osservazione non coinvolti nel movimento. Appositi strumenti (estensimentri, inclinometri, ecc.) permettono di valutare la progressiva apertura di fratture o la rotazione di edifici o di blocchi rocciosi da pareti acclivi, o di misurare le deformazioni in profondità, individuando così la posizione delle superfici di possibile scivolamento. Anche lo studio sul grado di imbibizione dei terreni fornisce dati importanti, poichè molti fenomeni franosi sono innescati proprio da questo fattore.<br />
    La mitigazione del rischio da frana trova, pertanto, un utile alleato nel monitoraggio di tutte quelle grandezze fisiche che interferiscono con la stabilità dei pendii.&#8221;</p>
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		<title>By: sanlucidomonamour</title>
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		<dc:creator>sanlucidomonamour</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 15:46:19 +0000</pubDate>
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		<description>Dissesto idrogeologico.........
Da quando abito a San Lucido ho sentito parlare di pericoli di questo genere;  mi chiedo, vista la difficoltà  di reperire  rapidamente informazioni al riguardo, se qualcuno  è a conoscenza  di quanto sinora è stato fatto  in merito. Ad esempio, esiste un piano di protezione civile? sono stati redatti progetti di intervento? quanto è stato ottenuto  come finanziamento e quanto è stato speso? Grazie  per i contributi</description>
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Da quando abito a San Lucido ho sentito parlare di pericoli di questo genere;  mi chiedo, vista la difficoltà  di reperire  rapidamente informazioni al riguardo, se qualcuno  è a conoscenza  di quanto sinora è stato fatto  in merito. Ad esempio, esiste un piano di protezione civile? sono stati redatti progetti di intervento? quanto è stato ottenuto  come finanziamento e quanto è stato speso? Grazie  per i contributi</p>
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