C’era una volta (ed ora non c’è più) il contributo regionale per il risanamento della frana in località Margherita a San Lucido: sfumato, secondo quanto rende noto il segretario della sezione locale del Pdci, Pietro Covelli.
«I tagli della destra colpiscono in modo diretto anche il nostro piccolo paese», si legge in una nota diramata ieri. «Come ormai tutti sanno, l’Ici era stata tolta per le prime case dal governo Prodi per i cittadini con reddito basso per le fasce deboli». Ora la destra, sostiene il segretario, «ha voluto salvaguardare i ricchi e per questo ha eliminato l’Ici anche a lor signori. Di riflesso sono stati tagliati i fondi destinati al Meridione per accontentare la Lega e i suoi amici del nord».
Covelli elenca tagli equivalenti a: «375milioni di euro per la viabilità provinciale; 20 milioni per il 2008, 22 milioni per il 2009 e 7 milioni per il 2010 sulla Salerno – Reggio Calabria; 10 milioni per le autostrade del mare; 13,5 milioni per il porto di Gioia Tauro; 84 milioni per il porto di Villa San Giovanni; 265 milioni per l’ammodernamento della Strada Statale Sibari – Roseto, 106 Jonica; 25 milioni per il tratto Crotone – Cariati; 15 milioni per la tangenziale di Reggio Calabria; 150 milioni per la forestazione e protezione del territorio; 50 milioni per l’acquisto di aliscafi in servizio nello stretto di Messina; 231 milioni per il trasporto marino in alternativa al trasporto gommato sulla Sa-Rc».
Il totale calcolato è di «2 miliardi e 300 milioni di euro per la sola Calabria: tra questi – come anticipato – anche i 300mila euro stanziati dalla Regione e destinati al risanamento ambientale della frana in località Margherita». Così, commenta Covelli, la destra «ricompensa» la fiducia dei cittadini.
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Dissesto idrogeologico………
Da quando abito a San Lucido ho sentito parlare di pericoli di questo genere; mi chiedo, vista la difficoltà di reperire rapidamente informazioni al riguardo, se qualcuno è a conoscenza di quanto sinora è stato fatto in merito. Ad esempio, esiste un piano di protezione civile? sono stati redatti progetti di intervento? quanto è stato ottenuto come finanziamento e quanto è stato speso? Grazie per i contributi -
Sulla stampa sono comparse notizie dell’adesione di molti comuni al progetto AMAMIR (per
chi ne vuole sapere di più: http://caronte.gndci.cs.cnr.it/web/guest/cosaeilprogettoamamir;jsessionid=EE787D77B7F4551DC23B9BD045865839).Ho l’impressione che il problema venga sottovalutato da più parti….. peccato!
Per i pigri: un estratto delle notizie dal sito sopra riportato
“ Il Progetto A.M.A.Mi.R. (Azioni di Monitoraggio Avanzato per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico) nasce nell’ambito di una convenzione avviata nel marzo 2007 tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (CNR – IRPI) ed il Comune di San Martino di Finita (CS). Responsabile scientifico del Progetto è il Dott. Carlo Tansi, Geologo Ricercatore presso l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
La complessa storia geologica della Calabria ha reso i terreni che la costituiscono fragili e particolarmente predisposti al dissesto idrogeologico. La regione vanta il non invidiabile primato di essere tra le più eposte al rischio da frana: quasi tutti i comuni montani sono interessati da dissesti che, in occasione di precipitazioni intense, possono riattivarsi sino a giungere, in alcuni casi, al collasso, come è accaduto a Cavallerizzo di Cerzeto.
Le frane possono raggiungere notevoli dimensioni (SORRISO & TANSI, 1996) fino ad interessare e mettere in serie condizioni di rischio interi centri abitati. È questo il caso di San Martino di Finita, il cui centro storico ricade interamente su un vasto fenomeno franoso del quale si hanno notizie già dai primi del ‘900: il dissesto si estende in superficie per circa 2 km2 e si sviluppa nel sottosuolo per oltre 60 metri di profondità.
Per dissesti di tali entità, gli interventi cosiddetti “strutturali” (consolidamenti, muri di sostegni, palificate, ecc.) non sempre sono efficaci per la mitigazione del rischio da frana, finendo per risultare, in alcuni casi, addirittura controproducenti. In tali condizioni l’unica via percorribile per la riduzione del rischio, è rappresentata dal monitoraggio ai fini sia del controllo dell’evoluzione nel tempo della frana e sia dell’acquisizione di informazioni utili per la verifica dell’efficacia e la calibratura degli interventi di difesa idraulica.
In alcuni casi il monitoraggio consente altresì di individuare le cause scatenanti dei dissesti, permettendo così di allertare preventivamente le strutture di soccorso (Protezione Civile, ecc.) in concomitanza di eventi meteorologici che possano innescare i fenomeni franosi.
Generalmente i segni premonitori che annunciano un imminente distacco o movimento sono, in fase iniziale, lenti e impercettibili se non attraverso un’osservazione strumentale: pertanto solo un assiduo controllo del territorio permette di raccogliere queste preziose informazioni che, pur non potendo dare una data precisa dell’avvenimento, forniscono indizi su eventuali accelerazioni dei movimenti e delle deformazioni in atto.
L’osservazione e la misura delle deformazioni del terreno è sicuramente il metodo più attendibile per valutare l’attività di una frana e l’imminenza del franamento. Con di particolari immagini satellitari, affiancate a strumenti di misura precisi, come i GPS, è possibile osservare le variazioni nella forma e nella topografia del terreno, l’apertura di fratture e crepe, ed è possibile misurare lo spostamento di punti fissi, a volte appositamente fissati nel terreno, rispetto a punti di osservazione non coinvolti nel movimento. Appositi strumenti (estensimentri, inclinometri, ecc.) permettono di valutare la progressiva apertura di fratture o la rotazione di edifici o di blocchi rocciosi da pareti acclivi, o di misurare le deformazioni in profondità, individuando così la posizione delle superfici di possibile scivolamento. Anche lo studio sul grado di imbibizione dei terreni fornisce dati importanti, poichè molti fenomeni franosi sono innescati proprio da questo fattore.
La mitigazione del rischio da frana trova, pertanto, un utile alleato nel monitoraggio di tutte quelle grandezze fisiche che interferiscono con la stabilità dei pendii.” -
@ sanlucidomonamour
In merito a tuoi precedenti interventi
c’e’ una tesi di un ingegnere civile indirizzo geotecnico relativa al dissesto idrogeologico
su san lucido “zona margherita” con misurazioni GPS, e studi su morfologia del terreno, defluizione delle acque e giu’ di li’…..

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