October 2008

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Immediata la replica del sindaco di San Lucido, Antonio Staffa, alle accuse mosse contro la sua amministrazione dai consiglieri d’opposizione Roberto Pizzuti e Loredana Pastore riguardo al cimitero cittadino. Staffa si rivolge in particolare a Pizzuti. «Non finisce mai di sorprendere. È paradossale che chi è stato Sindaco dal 1999 al 2005 e vice negli ultimi due anni, oggi dia lezioni di buona amministrazione. antonio staffaGli scempi che oggi si vedono al cimitero, sono frutto della sua cattiva gestione, visto che solo a 5 mesi dalle elezioni questo esecutivo – rende noto il primo cittadino, la cui giunta si è insediata nel maggio scorso – ha disposto prima un’ordinanza di inibizione ai luoghi per tutelare la salute dei cittadini e il decoro, poi l’intervento di una ditta specializzata, l’Eternità, per l’estumulazione delle salme e contestualmente la costruzione di 104 nuovi loculi nella parte nuova del cimitero, e altri loculi sono in progettazione nella zona inibita ai cittadini. I tecnici comunali infatti, alla fine delle operazioni di rito per la bonifica del sito, così come prevede l’ordinanza, e dopo l’abbattimento delle nicchie, procederanno alla realizzazione di nuovi loculi. Questa maggioranza ha fatto delle scelte ben precise in merito al cimitero, anche con sacrifici economici, ma riteniamo che anche il nostro Paese abbia diritto ad avere un luogo che sia veramente degno del riposo di tutti i nostri cari defunti».

Tornando quindi all’iniziativa dei consiglieri di minoranza, Staffa aggiunge: «La cosa più grave è che mentre gli ex amministratori Pizzuti e Pastore erano impegnati a stare comodi sulle poltrone – entrambi hanno amministrato, con ruoli diversi, il paese negli scorsi anni – il cimitero continuava ad essere luogo di degrado, e oggi hanno pure il coraggio di associare il loro nome a quelle foto, bene se si tratta di una autodenuncia (sic!). Sarebbe stato più decoroso, in sinergia con la maggioranza, se le foto da pubblicare fossero state quelle di un cimitero che assomigli più ad un parco, e noi stiamo lavorando per questo».

Per quanto riguarda in particolare la richiesta che l’assessore al ramo si dimetta, avanzata da Pastore, Staffa oppone un netto rifiuto. «Il consigliere Pastore chiede le dimissioni di un assessore che lavora alla realizzazione e al risanamento, in tempi brevi, dell’area cimiteriale avvalendosi di una ditta specializzata, allora che si dimetta prima Lei visto che dal suo esecutivo non si è visto un minimo sforzo in tal senso. Il suo contributo, se è questo, non è necessario, ma ci dica, prima, come mai in passato non si è fatto nulla, e a quale ditta specializzata si è rivolta in passato l’amministrazione, e a quale scopo tutte quelle cappelle sontuose che hanno tolto spazio ai loculi, costringendo molti a ripiegare per quelli vecchi e fatiscenti?».

Conclude quindi Staffa: «Noi vogliamo essere l’amministrazione del fare, che in silenzio e umiltà costruisce, con grande senso di responsabilità per il risanamento di tutto paese, senza accusare nessuno, ma è il caso di dire che gli scheletri dagli armadi escono sempre. Invito i consiglieri Pizzuti e Pastore ad essere più costruttivi e lasciare alle spalle il passato, il loro passato, per il bene del paese».

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Il 18 settembre scorso è stato notificato al consigliere di minoranza Roberto Pizzuti (vicesindaco all’epoca dei fatti) il provvedimento con il quale, in data 25 luglio, il Tribunale di Cosenza, nella persona del giudice per le indagini preliminari Loredana De Franco, giuseppe porcoha condannato l’ex assessore Giuseppe Cavaliere al pagamento di cento euro di multa per aver offeso la reputazione di Pizzuti. Questi, ritenendo vi fossero i motivi per querelare Cavaliere per diffamazione, a suo tempo aveva sporto denuncia presso la caserma dei carabinieri di San Lucido. Notificatogli dunque il provvedimento, l’ex vicesindaco, nel dichiararsi «particolarmente soddisfatto» per l’esito, si era riservato di «adire il Tribunale Civile per la conseguente azione risarcitoria del danno subito».

Ma la vicenda potrebbe prendere per ora una piega diversa. Infatti il legale di Cavaliere, l’avvocato Giuseppe Porco, rende noto: «Il mio assistito che in questi giorni si è visto notificare un decreto penale di condanna emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza ha già presentato idonea opposizione avverso il provvedimento (che non è una sentenza di primo grado, siccome erroneamente scritto dalla stampa giorni addietro) chiedendo di proseguire e affrontare la questione in dibattimento con il rito del giudizio ordinario. Ciò significa che il provvedimento del Gip non diventerà esecutivo e che il Cavaliere potrà difendersi, dall’accusa mossagli, in un pubblico processo e con tutte le garanzie che lo stesso offre, diversamente dal decreto penale che viene emesso esclusivamente su richiesta del Pubblico Ministero all’insaputa dell’indagato».

«La rivoluzione culturale che noi auspicavamo e che in molti non vedono o non vogliono vedere è iniziata e le pagine dei quotidiani di questi ultimi giorni ne sono una testimonianza più che evidente». Lo afferma il sindaco di San Lucido, Antonio Staffa, all’indomani del debutto mediatico (e successivi), su Calabria Ora, della gioventù cittadina, tramite il ventenne Federico Cimini. Gioventù ch’era già stata decisiva, del resto, nelle consultazioni dell’aprile scorso: antonio staffaproprio la sua discesa in campo ne ha determinato l’esito, capovolgendo i pronostici. «A pochi mesi dall’elezione della nuova amministrazione echeggiano le voci dei molti giovani sostenitori, è difficile dimenticare quei visi soddisfatti e felici – ricorda il primo cittadino. Sono stati tutti loro il punto di forza della vittoria».

Ma veniamo ad oggi. «I giovani che sembravano non avere fiducia nella politica e nelle istituzioni, che avevano rinunciato a credere negli ideali che hanno accompagnato le generazioni precedenti, abituati a vedere la politica come un’entità che non gli appartiene e che va osservata a distanza, oggi si fanno sentire, portando avanti una politica giovanile». C’è un ma. «Quei giovani che hanno degli ideali politici non vengono incoraggiati a sufficienza a portare avanti le proprie idee. È necessario, invece, un tipo di educazione diversa, che abitui le persone a porsi in relazione con gli altri. Questo è certamente il primo passo per far comprendere l’importanza della politica come strumento di aiuto alla collettività. Sono convinto della necessità di un radicale cambiamento politico e culturale che determini un’inversione di tendenza in un paese stanco della solita “minestra”».

Le speranze della giunta Staffa sono risposte dunque nei «giovani, anello fondamentale di questo processo», ma anche in «quanti nella comunità civile e politica capiscono la necessità di una “scossa epocale”. Questo processo è necessario per San Lucido e lo si può fare con l’aiuto di quanti hanno fatto della politica la loro vita professionale, veri cultori ed intellettuali, ma anche tanti giovani che hanno della politica una visione moderna e di rilancio della nostra società. Quello che i giovani chiedono è un modello nel quale identificarsi, aspettando risposte concrete insieme a proposte che parlino di certezze. La classe politica – sostiene Staffa – deve capire che bisogna ridare fiducia ad una generazione, eliminare questo pessimismo e questo distacco ascoltando le loro ragioni e dare loro il modo di esprimersi, ridandogli quelle certezze che danno la forza di continuare a credere nella politica».

Staffa sostiene che «c’è bisogno di una svolta, solo così si potrà contare sull’appoggio dei giovani e solo così si potrà dare alle nuove generazioni la speranza di un futuro migliore, perché politica e giovani hanno bisogno l’uno dell’altro. La strada da percorrere, per invertire la rotta, non è facile. Ma non si deve gettare la spugna. Gli strumenti per offrire iniezioni di fiducia ci sono, bisogna solo riconoscerli ed applicarli». «La rivoluzione culturale alla quale ci siamo ispirati è quella che prevede la “partecipazione” come arma formidabile del cambiamento. Quello che sicuramente non serve alla vita politica e civile sanlucidana è uno scontro generazionale. Per cui un grazie particolare al giovane Federico Cimini, i suoi interventi sono sinonimo di partecipazione e di attaccamento alle sorti del nostro paese e del rilancio di una politica giovanile».

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Nel tracciare un bilancio della stagione estiva, ai primi di settembre Roberto Pizzuti, ex vicesindaco e oggi consigliere di minoranza, di fede berlusconiana, aveva parlato di «spettacoli vetero-comunisti realizzati nel centro storico negli ultimi giorni di agosto» che avrebbero «destato le proteste di numerosi cittadini che ritenevano che Rifondazione comunista, Piddicci, Verdi e loro epigoni fossero stati (almeno per il momento) allontanati dalla scena politica in seguito al voto degli italiani in aprile; c’è sempre un modo – aveva dichiarato Pizzuti – per tentare di riemergere».

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Giunge oggi la replica del segretario della sezione locale di uno dei partiti citati, il Pdci, Pietro Covelli (che tra l’altro – essendo rappresentato dal gruppo Progetto democratico – siede all’opposizione proprio come Pizzuti). Covelli fa sapere al consigliere che il ruolo dei comunisti «è fondamentale nella società» e che essi esisteranno «sempre, fin quando ci saranno da difendere i giusti e i deboli; noi siamo dalla loro parte». Tra «i pochi ad avere il coraggio di andare contro tendenza», i comunisti sono, nel Covelli pensiero, coloro che si fanno carico di combattere «certe false ideologie che puntualmente crollano, alle prime verifiche serie». Covelli fa riferimento alla crisi che ha investito il mondo della finanza.

«Questi primi anni del ventunesimo secolo – afferma – saranno ricordati negli annali della storia come il “crollo delle economie neoliberiste”, volute dai principali responsabili mondiali del capitalismo sfrenato e corrotto, che ha condotto un duro attacco ai diritti delle classi più deboli e indifese (o meno organizzate) della società contemporanea». «Il mito del capitalista (in Italia ne abbiamo un esempio clamoroso) che si “realizza” in mezza generazione (non importa con quali mezzi e quali danni per gli altri) cade in modo inesorabile. Però nel precipitare – evidenzia il segretario del Pdci – trascina nella crisi più profonda non i responsabili reali, con nomi e cognomi, ma società virtuali o fantasma che non possono e non devono rispondere di nulla. I debiti sono fatti pagare alla collettività. Così giustizia neoliberista è fatta. Occorrerebbe espropriare, invece, del mal tolto gli speculatori e ridistribuirlo ai truffati e ai bisognosi».

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«Non sapevo che per esprimere la propria opinione su un partito politico bisogna essere tesserati in qualche partito o quanto meno presentarsi in “sede” in modo tale da essere visto e quindi ricevere l’autorizzazione a parlare». Lucida la risposta di Federico Cimini alle «componenti del Pd che si richiamano a Mario Amendola e Franco Nunziata». federico cimini Queste ultime avevano giudicato «scarsa» la programmazione estiva; Cimini, che ne è stato protagonista, aveva sostenuto invece il contrario e ritenuto perciò il giudizio espresso «falso e ingiurioso», frutto di «una classe politica che guarda caso risponde allo pseudo Pd sanlucidano, pseudo proprio perchè ha ben poco dei valori e degli ideali di questo partito». Le componenti avevano reagito con stizza alle affermazioni di quello che hanno definito «un giovane chitarrista che non si è mai visto in una sede di partito», domandando: «Che ne sa Federico Cimini dei “valori e degli ideali di questo partito?”».

Pronta la replica: «Leggere la risposta alle mie dichiarazioni, rilasciate in quanto libero cittadino sentitosi chiamato in causa in seguito a frasi non vere riguardanti l’estate sanlucidana, da parte una delle due frange del Pd, mi ha fatto rimanere abbastanza sbalordito ma anche divertito. Non sapevo infatti, che per esprimere la propria opinione nei confronti di un partito politico bisogna essere tesserati in qualche partito o quanto meno presentarsi in “sede” in modo tale da essere visto e quindi ricevere l’autorizzazione a parlare. Voglio prendermi ancora una volta, se possibile, questo lusso e “l’arroganza” di dire nuovamente la mia, per chiarire le mie precedenti dichiarazioni».

Scrive Cimini in una nota: «Ritengo che la politica sia la voce del popolo e non la voce dei politici, per cui ognuno è libero di esprimere la propria opinione. Non c’è bisogno di far parte di “sedi di partito” per capire quali sono gli ideali e i valori di una parte politica: sono noti, ad esempio, ideali e valori del Partito Democratico, un partito nuovo, fresco, che si è subito aperto a tutte le forme di dialogo, che ha spalancato le porte ai giovani, e pronto ad ammettere l’oggettiva riuscita delle cose, senza nascondersi dietro le strategie dell’opposizione, per il semplice bene dei cittadini.

Leggendo le ultime dichiarazioni circa l’andamento della stagione estiva, mi sono sentito tirato in mezzo in quanto giovane e protagonista, insieme ad altri ragazzi come me, della stagione appena trascorsa, cercando di chiarire che alla gente (e parlano i fatti) l’estate è piaciuta e, dopo troppi anni, finalmente è stata ricca di eventi di cui i giovani ne sono stati il fulcro. Proprio per questo ho ritenuto il giudizio falso e ingiurioso, poiché ho voluto precisare che Noi non siamo stati la “scarsa portata dell’estate”. Mi sono sentito tirato in mezzo nel momento in cui ho letto che gli atti amministrativi “sembrano caratterizzarsi solo per clientelismo e improvvisazione”, con il dubbio che tra questi atti ci fossero gli eventi che hanno visto anche me al centro, in quanto ho avuto modo di esibirmi più volte, e ho precisato che non essendoci una certa disponibilità economica gli atti clientelari risultavano impossibili. Tutto ciò che ho detto precedentemente, insomma, ha delle basi fondate e io avevo il diritto di parlare e di chiarire tutto ciò che non ho ritenuto vero, con assoluta umiltà e senza arroganza (questa l’accusa rivoltagli, ndr). So benissimo di non essere nessuno e non ho intenzione di intraprendere discorsi politici, perché la politica attiva non mi interessa».

Riguardo alle componenti amendoliane e nunziatiane, Cimini, sostenendo ancora una volta che di «pseudo Pd» si tratti, chiarisce che la sua è una posizione «personale; non era mia intenzione rivolgere accuse pubbliche».

Infine aggiunge: «Ritengo tuttavia offensivo ciò che è stato detto nei miei confronti “circa l’autenticità” del mio pensiero: perché pensare che le parole espresse da un giovane debbano essere manovrate da “furbastri di età più matura”? davvero credete che ci lasciamo “abbindolare dalle sirene, dai furbi e dai pupari”? perché pensare che ci siano alla base interessi materiali e personali? Questo è un modo di pensare che non appartiene a noi giovani, è un modo di agire che appartiene ai “giovani” della Prima Repubblica, quindi, al passato. Siamo responsabili delle nostre azioni in quanto parte attiva della società e siamo abbastanza maturi per poterci esprimere liberamente basandoci sulle nostre conoscenze intellettuali e culturali».

In vista del voto amministrativo, Franco Andreotti, già sindaco della cittadina, propone alcuni «presupposti qualificanti per una futura amministrazione al fine di affrontare al meglio le elezioni di primavera a Fiumefreddo Bruzio». Innanzitutto «coloro che si propongono come futuri amministratori devono essere in grado di garantire un’attività di gestione fatta di scelte rapide ed oculate rispondenti alle esigenze dei cittadini di oggi, con un’attenta programmazione che garantisca anche la qualità della vita di quelli di domani». A tal proposito, «gli elettori dovranno fare molta attenzione alla concretezza, alle prospettive reali, alla serietà ed alle competenze amministrative dei soggetti (non è più tempo di improvvisazioni)», premiando «persone che sanno dove Fiumefreddo può andare e soprattutto sanno come raggiungere gli obiettivi in quanto sono a conoscenza delle leve amministrative da muovere per dar vita ad un paese vivibile».

Per la redazione del «programma elettorale ideale», Andreotti suggerisce di «dare la parola alla gente comune», perché il documento riesca a creare «un clima di progettualità diffuso e intenso». «Donne e uomini trovino il gusto di lavorare in un rapporto progettuale vero con il paese, il piacere di lavorare insieme senza steccati, per il bene comune. Ognuno deve finalmente offrire il proprio contributo di idee, progetti, esperienze, conoscenza dei problemi per diventare così protagonista dell’azione amministrativa». Che, sostiene Andreotti, dev’essere ispirata ad alcuni «principi di gestione efficiente». Per prima cosa, bisogna attuare «una serie di modifiche affinché la macchina burocratica comunale assuma strutturalmente e culturalmente il punto di vista dell’utenza»; in secondo luogo, è necessario «riconoscere e tutelare i diritti dei cittadini», evitando il rischio che diventino vittime «dei meccanismi clientelari in grado di trasformare in favore ciò che è diritto e servizio. Solo l’affermazione di regole certe per tutti potrà favorire la nascita di una moderna e sana gestione della cosa pubblica».

Infine, Andreotti propone di improntare l’azione amministrativa, che dev’essere «seria, verificabile, non fatta di bugie e di effimere promesse», ad un codice etico che si basi su tre elementi essenziali: «trasparenza, economicità, equità».

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