L’ex consigliere comunale di minoranza Carlo Di Buono, già segretario della sezione locale del Prc, richiama l’attenzione sulla «crisi economica di San Lucido», ritenendo che non sia «di utilità primaria dibattere di conflitto generazionale in atto, di apprezzamento o meno di una programmazione estiva passata, di efficacia di un piano di viabilità da attuare, quando c’è una emergenza palese». La crisi economica, appunto. Nel diagnosticare la malattia, Di Buono prescrive la cura: alla crisi, sostiene, l’amministrazione comunale può rimediare investendo sulla vocazione “dimenticata” del territorio.
Secondo «dati statistici ufficiali» risalenti al 2004 «il numero di occupati a San Lucido è di 1.146 individui, pari al 19,40% della forza lavoro»: «una emergenza palese», ritiene Di Buono, da affrontare «in maniera improcrastinabile».
«Un dato allarmante – afferma – che mi ha colpito come la prima volta che ho avuto modo di portarlo in discussione in Consiglio Comunale, e penso che sia l’ultimo in ordine di tempo di cui abbiamo conoscenza».
La percentuale dimostra, per Di Buono, che «nel nostro paese non circola denaro e la produzione di ricchezza è ferma a livelli insostenibili» e «se anche considerassimo obsoleta ed inattendibile la statistica citata basterebbe fare affidamento sull’esperienza personale di ognuno di noi, per rendersi conto del numero enorme di parenti, amici e conoscenti che sono disoccupati o addirittura inoccupati, del numero altrettanto spropositato di persone emigrate in cerca di lavoro. Forse la percentuale citata andrebbe allora rivisitata in pejus. Il dato politico è che a San Lucido lavorano in pochi, la ricchezza prodotta è largamente insufficiente, la capacità di spesa pressoché prossima allo zero, la capacità di investimento molto limitata, le possibilità di sviluppo a breve e medio periodo nulle. Si riesce ad “andare avanti”, come si dice comunemente, grazie alla proprietà immobiliare di cui gran parte dei cittadini godono, agli stipendi ed alle pensioni raggiunte durante l’ondata occupazionale che l’Italia ha conosciuto negli anni passati. Per ricominciare a crescere occorre dunque il coraggio di abbandonare i miti e le categorie che hanno dettato l’agenda politica negli ultimi 30 anni». E recuperare la vocazione del territorio.
Per Di Buono, infatti, la San Lucido di oggi «è un paese che ha perso l’anima, che non sa più qual è la sua vocazione. Se penso alla storia locale raccontatami durante gli anni, quando il nostro paese era il luogo di vacanza prediletto dell’intera regione, terra di fascino naturale e di interesse culturale e ricreativo – continua l’ex consigliere – non posso che ricordare, per certi versi, la situazione dell’Argentina: agli inizi del Novecento, l’Argentina era tra i Paesi più ricchi del mondo, di gran lunga più ricco dell’Italia, competitivo con le grandi nazioni industrializzate. Poi lo scenario internazionale mutò rapidamente, gli altri Paesi se ne resero conto e cambiarono le loro scelte economiche, ma gli argentini continuarono a pensare che per rimanere ricchi bastasse esportare grano e carne bovina». Da qui il parallelo con la nostra cittadina: «Allo stesso modo a San Lucido si continua a pensare di poter andare avanti con le seconde case affittate nei quindici giorni di agosto (avvenimento periodico che si continua a chiamare impropriamente turismo), con i lavoretti precari, con il sostentamento quotidiano dei giovani senza dare loro uno spiraglio di speranza».
Ma coloro che amministrano un comune hanno, per Di Buono, gli strumenti per rimediare alla stasi economica: «È deprimente che in tanti pensino che l’istituzione comunale non può far nulla per creare lavoro, incentivare gli investimenti, attrarre capitale, realizzare ricchezza, quando ciò è palesemente falso e frutto di una ignoranza di fondo», afferma l’ex consigliere. «Su scala diversa ma con i medesimi principi basilari, basta osservare quanto sta succedendo sullo scenario mondiale in questi giorni, per capire l’importanza degli investimenti pubblici nei momenti di crisi. Allievi e fanatici della “fede economica” della scuola di Chicago di Friedman (i famosi “Chicago Boys” che credevano ciecamente nel libero mercato e nella politica del laissez-faire), che di colpo si ritrovano sostenitori dell’intervento dello Stato in economia secondo gli antitetici dettami della teoria economica di Keynes. Allo stesso modo e con i dovuti distinguo, un’Amministrazione Comunale può scegliere nel breve e medio periodo la linea di sviluppo di un intero territorio investendo sulla vocazione cui decide di tendere».
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Come non notare l’interesse della popolazione sanlucidana (almeno)presente sul web al dramma quotidiano della disoccupazione o inoccupazione, delineato da Di Buono? Intelligente, persipace e penso anche attuale, purtroppo! Bravo, se ci fossero persone come lui avrei qualche speranza .
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diagnosi….?? cure…?? statistiche…??
c’e’ crisi ok ma se abbiamo 1 cura proponiamola a bush cosi’ risolleviamo l’economia mondiale..
in una statistica non si mette cio’ ke si vuole.
lavoratori in nero?
extracomunitari??
rumeni aumentati in modo esponenziale negli ultimi anni???
vengono a san lucido in vacanza????
boo…!!!
molti piu’ fattori e varianti vanno considerate……
e quindi.. un’amministrazione comunale NUOVA da poco insediata senza “na’ lira” puo’ osare tanto!!!??? perspicaci!!!!

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