In vista del voto amministrativo, Franco Andreotti, già sindaco della cittadina, propone alcuni «presupposti qualificanti per una futura amministrazione al fine di affrontare al meglio le elezioni di primavera a Fiumefreddo Bruzio». Innanzitutto «coloro che si propongono come futuri amministratori devono essere in grado di garantire un’attività di gestione fatta di scelte rapide ed oculate rispondenti alle esigenze dei cittadini di oggi, con un’attenta programmazione che garantisca anche la qualità della vita di quelli di domani». A tal proposito, «gli elettori dovranno fare molta attenzione alla concretezza, alle prospettive reali, alla serietà ed alle competenze amministrative dei soggetti (non è più tempo di improvvisazioni)», premiando «persone che sanno dove Fiumefreddo può andare e soprattutto sanno come raggiungere gli obiettivi in quanto sono a conoscenza delle leve amministrative da muovere per dar vita ad un paese vivibile».
Per la redazione del «programma elettorale ideale», Andreotti suggerisce di «dare la parola alla gente comune», perché il documento riesca a creare «un clima di progettualità diffuso e intenso». «Donne e uomini trovino il gusto di lavorare in un rapporto progettuale vero con il paese, il piacere di lavorare insieme senza steccati, per il bene comune. Ognuno deve finalmente offrire il proprio contributo di idee, progetti, esperienze, conoscenza dei problemi per diventare così protagonista dell’azione amministrativa». Che, sostiene Andreotti, dev’essere ispirata ad alcuni «principi di gestione efficiente». Per prima cosa, bisogna attuare «una serie di modifiche affinché la macchina burocratica comunale assuma strutturalmente e culturalmente il punto di vista dell’utenza»; in secondo luogo, è necessario «riconoscere e tutelare i diritti dei cittadini», evitando il rischio che diventino vittime «dei meccanismi clientelari in grado di trasformare in favore ciò che è diritto e servizio. Solo l’affermazione di regole certe per tutti potrà favorire la nascita di una moderna e sana gestione della cosa pubblica».
Infine, Andreotti propone di improntare l’azione amministrativa, che dev’essere «seria, verificabile, non fatta di bugie e di effimere promesse», ad un codice etico che si basi su tre elementi essenziali: «trasparenza, economicità, equità».

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