October 2008

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Ascoltando il disordinato intervento del segretario locale di Rifondazione comunista, Gianluca Veltri, in occasione dell’incontro tra amministratori e giovani che si è tenuto il 23 ottobre nella sala polifuzionale, si ha l’inquietante impressione di trovarsi di fronte non il giovane quale egli è, bensì i meno giovani che sembra rappresentare.

In pieno lancio della Consulta giovanile (costituita tramite atto del consiglio comunale e sogno di quel primo nucleo di ragazzi che, sotto la guida di Floriana Chiappetta, ha steso il programma amministrativo dei giovani che ha poi arricchito la proposta elettorale della lista Staffa), Veltri ha sostenuto in buona sostanza che tutto ruota intorno alla politica. E tale affermazione avrebbe forse incontrato il favore unanime degli astanti se non fosse stato per il fatto che col termine “politica” Veltri ha inteso indicare non l’impegno finalizzato al bene collettivo, ma la militanza nelle fila di un partito. Insomma l’equivalenza, per il segretario, è: politica uguale partito.

I giovani riunitisi per dare avvio ad un progetto che vuole raccoglierli tutti sotto un’unica bandiera rappresentata dall’attaccamento al proprio paese, si sono sentiti dire, in parole povere, che questo progetto non va bene, che non basta. Che dovrebbero fare qualcosa di più «serio». Qualcosa che, guarda caso, corrisponde all’adesione ad un partito politico. Magari al suo, a quello di Veltri, che, attualmente, per sua ammissione è a corto di giovani. Il segretario ha perciò tutto l’interesse ad ingrossarne le fila.

«C’è stato un periodo di allontanamento dei ragazzi – ha detto il segretario, prendendo la parola nel corso dell’incontro. Il mio è un piccolo partito oggi, bisogna dirlo, con la presenza di pochi giovani, ma che si confrontano e parlano di problemi che affliggono il nostro paese e sarei contento se pure i ragazzi che vedo qua si avvicinassero alla politica in modo più serio». Stupisce che nessuno dei giovani presenti abbia preso la parola per dichiarare la propria indignazione dinanzi alle affermazioni con cui un segretario di partito giovane, giovanissimo (di anni, ce lo ha ricordato con una nota recente, ne ha 27) dichiarava poco seria la stessa iniziativa che in quella sede si stava lanciando.

Ma se il silenzio di giovani poco avvezzi a parlare in pubblico può essere comprensibile, lo è meno quello del presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco, che ha aperto l’incontro e lanciato l’iniziativa: ci si sarebbe aspettati che ne difendesse la serietà. Così non è stato. Dunque Veltri ha continuato col suo sussultante discorso, sostenendo, in poche parole, che per fare politica bisogna «studiare» e che i giovani sanlucidani disconoscono i grandi problemi d’attualità. Moramarco gli ha fornito l’assist quando, in perfetto stile da interrogazione scolastica, ha chiesto ad uno dei giovani presenti cosa sapesse per esempio della riforma Gelmini. Data l’imprecisa risposta del ragazzo, ch’era convinto di partecipare alla prima riunione di una consulta e che invece si è ritrovato a rischiare un quattro sul registro del professore, Veltri ha potuto tenere una lezione, purtroppo non meno approssimativa, sull’argomento. Lezione terminata affermando che il giovane «non lo sa per cosa sta protestando».

Riassumendo, un gruppo di giovani senza tessera è un gruppo poco serio e all’oscuro dei grossi problemi di cui dovrebbe occuparsi. L’impegno nell’ambito di un partito è la sola garanzia di serietà.

È la medesima idea che sta alla base della reazione scomposta dello stesso gruppo Progetto democratico, al quale appartiene il partito di Veltri, alle dichiarazioni di un giovane senza partito come Federico Cimini, che tempo fa si era permesso di dire la sua sulla gestione della programmazione estiva nonostante non abbia mai messo piede in una sede di partito.

È la medesima idea che sta alla base della reazione dello stesso Veltri che, dinanzi al «confronto generazionale», sulla stampa aveva affermato: «Solo alcuni giovani, nel nostro paese, sono esposti in prima persona, avendo in tasca una tessera di partito, partecipando alla vita politica dei partiti, del nostro paese, della nostra provincia, della regione e della nostra nazione».

Ebbene: non possono essere questi i soli legittimati a fare politica. Tesserarsi è solo uno dei modi per fare politica. Iscriversi ad un partito significa scegliere di impegnarsi a fare il bene collettivo alla luce degli ideali da esso incarnati, ed è una scelta legittima, nobile. Ma non è l’unica. E Veltri, giovane com’è, dovrebbe saperlo. Certo, minore consapevolezza di ciò si può sospettare abbiano quelle personalità molto più navigate che lo circondano e delle quali s’è fatto strenuo difensore, prima sulla stampa e poi nel corso dell’incontro. Riporto qui soltanto le parole pronunciate da Veltri nel suo intervento del 23 ottobre e non anche quelle riportate sulla stampa giorno 9 perché sono sostanzialmente identiche, nonostante Veltri abbia affermato che le seconde sono state «fraintese», salvo poi esprimere in sala gli stessi concetti. Domandandomi se siano gli uomini, una volta divenuti politici, a perdere la capacità di spiegarsi oppure i giornalisti e i lettori a smarrire quella di comprendere la lingua italiana, trascrivo dunque testualmente le parole di Veltri durante l’assemblea del 23: «Ci deve essere il confronto anche con le minoranze, aprire il dialogo a loro, un confronto anche con queste persone. Quando mi sono avvicinato alla mia fase politica, ad alcune persone non mi avvicinavo perché sembrava a me di avere un distacco, oggi invece ho creato un rapporto di amicizia anche con persone che fanno politica da quarant’anni, di confronto, che magari porta la loro esperienza a dirmi qualcosa, però io in molti casi li contesto, anche in malo modo, e loro rispondono in maniera cordiale perché magari capiscono che hanno sbagliato su quell’aspetto del discorso». «Questa consulta deve far capire che ci vuole apertura verso le persone che non hanno la nostra stessa età, anche i minori perché tutti sanno i problemi di San Lucido, anche il bambino, come si dice, ha le proprie esigenze».

A questo punto, sarebbe cascata a fagiuolo un’altra affermazione di (ab)uso comune, del tipo: “si stava meglio quando si stava peggio”, ma Veltri ha stupito la sala scegliendone un’altra di più alto spessore, per cui bisogna «comunicare con tutti, avere rispetto di tutti, ma non quello che io non ci parlo perché è una persona più grande e magari mi tratta male. No, bisogna far valere le proprie idee, io penso di esserci riuscito in questo momento. E spero che voi non chiudiate, cioè la chiusura generazionale. Coinvolgete l’amministrazione, le minoranze, le persone più adulte che magari hanno varie esperienze in quel campo che possono fornire una serie di informazioni. Noi ragazzi dovremmo essere la classe dirigente del futuro, quindi dovremmo studiare alcuni aspetti».

In buona sostanza, dagli scafati politici alleati di Veltri non si prescinde.

Tantomeno si prescinde dalla tessera di partito. Il segretario ha fornito subito dopo un’altra ottima ragione per tornare, come il figliuol prodigo, alla segreteria del padre: «Io vi dico che voi fate bene a fare questo, però la politica oggi è alla base dell’amministrazione a tutti i livelli, perché oggi chi fa girare l’economia dei comuni purtroppo è la politica, perché non esistono più i settori come una volta che si chiamavano terziari diciamo, dove attingevi per raccogliere qualcosa. Oggi non esiste più, la politica è alla base di tutto». E dire che una famosa pubblicità ci avevi convinti che fossimo noi acquirenti, con la nostra spesa al supermercato, a far girare l’economia. Invece è la politica «alla base dell’amministrazione» a far «girare l’economia dei comuni» perché non ci sono più «i settori terziari» di una volta. La nuova teoria economica veltriana dovrebbe persuadere i giovani a tesserarsi in Rifondazione comunista. Non resta che attendere qualche tempo e poi verificare se nelle fila del partito sia comparso, nel frattempo, qualche volto imberbe per effetto di tale enunciazione. Intanto, un po’ di sana propaganda. Veltri ne ha approfittato per annunciare la nascita di «una nuova cellula» di Rifondazione «in un paese vicino, composta solo da giovani». «Vorrei che pure a San Lucido – ha detto testualmente Veltri, esprimendo un desiderio peraltro già chiaro – perché la politica è alla base di tutto».

Lo spot partitico è terminato quando Antonella Gioia, assessore alla cultura e alle politiche sociali del comune, dalla prima fila ha ripristinato in sala un clima da consulta. «Anch’io faccio parte di un partito politico. I giovani sono stanchi di sentire solo polemiche, attacchi personali. Loro vogliono fare qualcosa di diverso, vogliono costruire. Questo modo di fare politica li allontana, non li avvicina a noi perché sono stanchi di sentire sempre le stesse cose. Cominciamo ad essere costruttivi, facciamo proposte. Smettiamola con i diverbi personali, a loro questo fa paura. Loro non vogliono sentire polemiche, vecchie beghe politiche, vogliono un’altra aria, nuova, pulita. Se noi riusciremo a fare questo, saranno loro stessi ad avvicinarsi a noi, ne sono sicura, senza che noi lo chiediamo», ha detto rivolgendosi a Veltri, al quale è stato indirizzato anche l’intervento successivo, quello del consigliere di maggioranza Albino Sessa.

«È inopportuno parlare di questo, qui non sta nascendo un nuovo partito politico, non si devono inculcare delle idee – ha sostenuto. Sono dei giovani che si stanno avvicinando alla vita amministrativa di San Lucido, per risolvere dei problemi, per progredire. In questa fase parlare di partiti è fuori luogo. Col discorso che fai tu anticipi i tempi. Fai avvicinare i giovani, poi sarà il giovane stesso a fare le sue scelte, senza che nessuno che gli dica cosa fare». Ma soltanto pensare che possa esistere un aggregato autonomo dai gruppi di potere (che riesca o meno a mantenersi tale è circostanza verificabile soltanto in corso d’opera, vale a dire quando la Consulta avrà cominciato a lavorare) è evidentemente arduo per una parte della politica locale. Rileggiamo per esempio le dichiarazioni trasmesse qualche giorno fa da Franco Nunziata e Pino De Luca agli organi di stampa. I giovani, secondo i due, «demagogicamente, vengono usati sulla stampa» e «strumentalizzati», «senza offrire loro nessuna proposta concreta di sviluppo e di lavoro». Si fa largo la ragionevole certezza che Veltri sia tutto sommato d’accordo.

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L’incontro del 23 ottobre ha inaugurato la consulta giovanile, sogno di quel primo nucleo di ragazzi che, sotto la guida di Floriana Chiappetta, ha steso il programma amministrativo dei giovani che ha poi arricchito la proposta elettorale della lista Staffa. E una sintesi efficace dello spirito della consulta s’è potuto rintracciare proprio nel breve intervento di Chiappetta durante l’incontro di giovedì: «Sopra ogni cosa San Lucido. San Lucido è il partito che vi guida», ha detto.

Ed è questo il concetto espresso qua e là nei discorsi: «Finalmente noi giovani possiamo dare il nostro contributo. Per farlo non bisogna necessariamente identificarsi con uno schieramento politico, ma soltanto avere a cuore le sorti della nostra cittadina», ha detto per esempio il presidente del consiglio Giuseppe Moramarco.

La finalità della consulta è proprio quella di stabilire un contatto con l’organo amministrativo, affinché i giovani abbiano la possibilità di partecipare alla vita del comune e fornire il proprio apporto, preparandosi nello stesso tempo ad essere la classe dirigente di domani. L’organismo ovviamente non ha un colore politico né un’appartenenza. E se, da parte sua, il segreario Rc Gianluca Veltri ha sostenuto la necessità che i giovani agiscano invece nell’ambito dei partiti, sui “consultanti” nessuna bandiera: solo il cielo di San Lucido.

Verso la conclusione dei lavori, il sindaco Antonio Staffa ha evidenziato che la consulta «sopravvive ad assessori e consiglieri». In poche parole, l’amministratore passa, ma la consulta resta. «Autonoma nelle scelte, con le sue proposte ci aspettiamo che ci metta alla prova. Siate operativi, immediati e diretti; concentratevi su aspetti concreti e faremo nostri gli input», ha detto Staffa ai pochi, per ora, ragazzi presenti, augurandosi che il loro numero cresca.

Per il momento, vagheggiando di visitare il Parlamento europeo, si pensa di creare un sito del comune, di trasformare la biblioteca in una mediateca, cosicché la consulta possa disporre di un luogo di lavoro che la tenga sempre in contatto con l’amministrazione. Staffa ha infine assicurato ai giovani presenti, con l’auspicio che per loro sia lo stesso, che la sua squadra «è composta da anime diverse» e che in cinque mesi ha affrontato «molti problemi, ma non quello di non andare d’accordo».

Ascoltarne uno per sentirne cento

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Ascoltando il disordinato intervento del segretario locale di Rifondazione comunista, Gianluca Veltri, in occasione dell’incontro tra amministratori e giovani che si è tenuto il 23 ottobre nella sala polifuzionale, si ha l’inquietante impressione di trovarsi di fronte non il giovane quale egli è, bensì i meno giovani che sembra rappresentare.

In pieno lancio della Consulta giovanile, Veltri ha sostenuto in buona sostanza che tutto ruota intorno alla politica. E tale affermazione avrebbe forse incontrato il favore unanime degli astanti se non fosse stato per il fatto che col termine “politica” Veltri ha inteso indicare non l’impegno finalizzato al bene collettivo, ma la militanza nelle fila di un partito. Insomma l’equivalenza, per il segretario, è: politica uguale partito.

I giovani riunitisi per dare avvio ad un progetto che vuole raccoglierli tutti sotto un’unica bandiera rappresentata dall’attaccamento al proprio paese, si sono sentiti dire, in parole povere, che questo progetto non va bene, che non basta. Che dovrebbero fare qualcosa di più «serio». Qualcosa che, guarda caso, corrisponde all’adesione ad un partito politico. Magari al suo, a quello di Veltri, che, attualmente, per sua ammissione è a corto di giovani. Il segretario ha perciò tutto l’interesse ad ingrossarne le fila.

«C’è stato un periodo di allontanamento dei ragazzi – ha detto il segretario, prendendo la parola nel corso dell’incontro. Il mio è un piccolo partito oggi, bisogna dirlo, con la presenza di pochi giovani, ma che si confrontano e parlano di problemi che affliggono il nostro paese e sarei contento se pure i ragazzi che vedo qua si avvicinassero alla politica in modo più serio». Stupisce che nessuno dei giovani presenti abbia preso la parola per dichiarare la propria indignazione dinanzi alle affermazioni con cui un segretario di partito giovane, giovanissimo (di anni, ce lo ha ricordato con una nota recente, ne ha 27) dichiarava poco seria la stessa iniziativa che in quella sede si stava lanciando.

Ma se il silenzio di giovani poco avvezzi a parlare in pubblico può essere comprensibile, lo è meno quello del presidente del consiglio comunale Giuseppe Moramarco, che ha aperto l’incontro e lanciato l’iniziativa: ci si sarebbe aspettati che ne difendesse la serietà. Così non è stato. Dunque Veltri ha continuato col suo sussultante discorso, sostenendo, in poche parole, che per fare politica bisogna «studiare» e che i giovani sanlucidani disconoscono i grandi problemi d’attualità. Moramarco gli ha fornito l’assist quando, in perfetto stile da interrogazione scolastica, ha chiesto ad uno dei giovani presenti cosa sapesse per esempio della riforma Gelmini. Data l’imprecisa risposta del ragazzo, ch’era convinto di partecipare alla prima riunione di una consulta e che invece si è ritrovato a rischiare un quattro sul registro del professore, Veltri ha potuto tenere una lezione, purtroppo non meno approssimativa, sull’argomento. Lezione terminata affermando che il giovane «non lo sa per cosa sta protestando».

Riassumendo, un gruppo di giovani senza tessera è un gruppo poco serio e all’oscuro dei grossi problemi di cui dovrebbe occuparsi. L’impegno nell’ambito di un partito è la sola garanzia di serietà.

È la medesima idea che sta alla base della reazione scomposta dello stesso gruppo Progetto democratico, al quale appartiene il partito di Veltri, alle dichiarazioni di un giovane senza partito come Federico Cimini, che tempo fa si era permesso di dire la sua sulla gestione della programmazione estiva nonostante non abbia mai messo piede in una sede di partito.

È la medesima idea che sta alla base della reazione dello stesso Veltri che, dinanzi al «confronto generazionale», sulla stampa aveva affermato: «Solo alcuni giovani, nel nostro paese, sono esposti in prima persona, avendo in tasca una tessera di partito, partecipando alla vita politica dei partiti, del nostro paese, della nostra provincia, della regione e della nostra nazione».

Ebbene: non possono essere questi i soli legittimati a fare politica. Tesserarsi è solo uno dei modi per fare politica. Iscriversi ad un partito significa scegliere di impegnarsi a fare il bene collettivo alla luce degli ideali da esso incarnati, ed è una scelta legittima, nobile. Ma non è l’unica. E Veltri, giovane com’è, dovrebbe saperlo. Certo, minore consapevolezza di ciò si può sospettare abbiano quelle personalità molto più navigate che lo circondano e delle quali s’è fatto strenuo difensore, prima sulla stampa e poi nel corso dell’incontro. Riporto qui soltanto le parole pronunciate da Veltri nel suo intervento del 23 ottobre e non anche quelle riportate sulla stampa giorno 9 perché sono sostanzialmente identiche, nonostante Veltri abbia affermato che le seconde sono state «fraintese», salvo poi esprimere in sala gli stessi concetti. Domandandomi se siano gli uomini, una volta divenuti politici, a perdere la capacità di spiegarsi oppure i giornalisti e i lettori a smarrire quella di comprendere la lingua italiana, trascrivo dunque testualmente le parole di Veltri durante l’assemblea del 23: «Ci deve essere il confronto anche con le minoranze, aprire il dialogo a loro, un confronto anche con queste persone. Quando mi sono avvicinato alla mia fase politica, ad alcune persone non mi avvicinavo perché sembrava a me di avere un distacco, oggi invece ho creato un rapporto di amicizia anche con persone che fanno politica da quarant’anni, di confronto, che magari porta la loro esperienza a dirmi qualcosa, però io in molti casi li contesto, anche in malo modo, e loro rispondono in maniera cordiale perché magari capiscono che hanno sbagliato su quell’aspetto del discorso». «Questa consulta deve far capire che ci vuole apertura verso le persone che non hanno la nostra stessa età, anche i minori perché tutti sanno i problemi di San Lucido, anche il bambino, come si dice, ha le proprie esigenze».

A questo punto, sarebbe cascata a fagiuolo un’altra affermazione di (ab)uso comune, del tipo: “si stava meglio quando si stava peggio”, ma Veltri ha stupito la sala scegliendone un’altra di più alto spessore, per cui bisogna «comunicare con tutti, avere rispetto di tutti, ma non quello che io non ci parlo perché è una persona più grande e magari mi tratta male. No, bisogna far valere le proprie idee, io penso di esserci riuscito in questo momento. E spero che voi non chiudiate, cioè la chiusura generazionale. Coinvolgete l’amministrazione, le minoranze, le persone più adulte che magari hanno varie esperienze in quel campo che possono fornire una serie di informazioni. Noi ragazzi dovremmo essere la classe dirigente del futuro, quindi dovremmo studiare alcuni aspetti».

In buona sostanza, dagli scafati politici alleati di Veltri non si prescinde.

Tantomeno si prescinde dalla tessera di partito. Il segretario ha fornito subito dopo un’altra ottima ragione per tornare, come il figliuol prodigo, alla segreteria del padre: «Io vi dico che voi fate bene a fare questo, però la politica oggi è alla base dell’amministrazione a tutti i livelli, perché oggi chi fa girare l’economia dei comuni purtroppo è la politica, perché non esistono più i settori come una volta che si chiamavano terziari diciamo, dove attingevi per raccogliere qualcosa. Oggi non esiste più, la politica è alla base di tutto». E dire che una famosa pubblicità ci avevi convinti che fossimo noi acquirenti, con la nostra spesa al supermercato, a far girare l’economia. Invece è la politica «alla base dell’amministrazione» a far «girare l’economia dei comuni» perché non ci sono più «i settori terziari» di una volta. La nuova teoria economica veltriana dovrebbe persuadere i giovani a tesserarsi in Rifondazione comunista. Non resta che attendere qualche tempo e poi verificare se nelle fila del partito sia comparso, nel frattempo, qualche volto imberbe per effetto di tale enunciazione. Intanto, un po’ di sana propaganda. Veltri ne ha approfittato per annunciare la nascita di «una nuova cellula» di Rifondazione «in un paese vicino, composta solo da giovani». «Vorrei che pure a San Lucido – ha detto testualmente Veltri, esprimendo un desiderio peraltro già chiaro – perché la politica è alla base di tutto».

Lo spot partitico è terminato quando Antonella Gioia, assessore alla cultura e alle politiche sociali del comune, dalla prima fila ha ripristinato in sala un clima da consulta. «Anch’io faccio parte di un partito politico. I giovani sono stanchi di sentire solo polemiche, attacchi personali. Loro vogliono fare qualcosa di diverso, vogliono costruire. Questo modo di fare politica li allontana, non li avvicina a noi perché sono stanchi di sentire sempre le stesse cose. Cominciamo ad essere costruttivi, facciamo proposte. Smettiamola con i diverbi personali, a loro questo fa paura. Loro non vogliono sentire polemiche, vecchie beghe politiche, vogliono un’altra aria, nuova, pulita. Se noi riusciremo a fare questo, saranno loro stessi ad avvicinarsi a noi, ne sono sicura, senza che noi lo chiediamo», ha detto rivolgendosi a Veltri, al quale è stato indirizzato anche l’intervento successivo, quello del consigliere di maggioranza Albino Sessa.

«È inopportuno parlare di questo, qui non sta nascendo un nuovo partito politico, non si devono inculcare delle idee – ha sostenuto. Sono dei giovani che si stanno avvicinando alla vita amministrativa di San Lucido, per risolvere dei problemi, per progredire. In questa fase parlare di partiti è fuori luogo. Col discorso che fai tu anticipi i tempi. Fai avvicinare i giovani, poi sarà il giovane stesso a fare le sue scelte, senza che nessuno che gli dica cosa fare». Ma soltanto pensare che possa esistere un aggregato autonomo dai gruppi di potere (che riesca o meno a mantenersi tale è circostanza verificabile soltanto in corso d’opera, vale a dire quando la Consulta avrà cominciato a lavorare) è evidentemente arduo per una parte della politica locale. Rileggiamo per esempio le dichiarazioni trasmesse qualche giorno fa da Franco Nunziata e Pino De Luca agli organi di stampa. I giovani, secondo i due, «demagogicamente, vengono usati sulla stampa» e «strumentalizzati», «senza offrire loro nessuna proposta concreta di sviluppo e di lavoro». Si fa largo la ragionevole certezza che Veltri sia tutto sommato d’accordo.

Per la prima volta dall’insediamento dell’amministrazione comunale Staffa, parla il movimento Rinascita che la sostiene. «È ora di smetterla. Da troppo tempo pazientiamo davanti ai continui attacchi sui giornali da parte dei signori della minoranza. Attacchi peraltro ingiustificati, falsi, denigratori, che hanno il solo scopo di destabilizzare l’amministrazione comunale che, al contrario, continua a godere di ottima salute», esordisce Rinascita, che aggiunge di aver «pazientato» per la speranza «di veder collaborare maggioranza e minoranza per il bene del paese, di confrontarsi su azioni propositive e positive, lasciando da parte polemiche sterili, inutili e dannose. Ma evidentemente la minoranza ha dimostrato di non essere interessata a tutto ciò e continua a spargere veleni. Non hanno capito, i signori della minoranza, che tutto ciò che denunciano si ritorce come un boomerang contro di loro: i problemi che sbandierano sui giornali non sono altro che i problemi lasciati in eredità a quest’amministrazione, in tanti anni di malgoverno. Oggi si ergono a “paladini del paese” senza macchia e senza peccato, ma il loro ruolo è solo quello di mettere il bastone tra le ruote a chi con tanta buona volontà, con spirito di abnegazione, con onestà, sta cercando di far riaffiorare il nostro paese dalla palude in cui per tanti anni è andato sempre più affondando».

Il movimento si dichiara quindi «molto soddisfatto del lavoro svolto sinora dall’amministrazione e dei risultati ottenuti» e «fiero di questa maggioranza che è riuscita a rivoluzionare il modo sporco e ambiguo della vecchia politica, che nonostante stia lavorando da pochi mesi ha fatto sentire sempre la sua presenza responsabile, garante dei diritti dei cittadini, ha lavorato sempre con assiduo impegno, molte volte in emergenza (spesso volontariamente provocata)».

Poi l’invito ai concittadini «a ritornare indietro con la memoria: ricordiamoci di chi ha ridotto il nostro paese in questo stato».

Rinascita stringe infine l’inquadratura sul consiglio comunale del 16 ottobre, durante il quale si è discusso di debiti fuori bilancio. «Abbiamo assistito ad uno straordinario atto politico in controtendenza – sostiene il movimento. Questa maggioranza tutta non ha ritenuto di riconoscere per svariati motivi debiti fuori bilancio ereditati dalle passate amministrazioni. Il sindaco Staffa con tutti i consiglieri di maggioranza saranno ricordati dal popolo sanlucidano perché hanno interrotto un modo tacito e torbido di intendere la politica: quest’amministrazione infatti detta regole e presupposti tali da non arrecare danni al pubblico erario. Non si permetterà più il verificarsi delle “parcelle astronomiche” richieste in passato da alcuni professionisti per le loro prestazioni che poi si sono riversate solo a danno dei cittadini». Sul fronte dell’opposizione, «il gruppo di minoranza Amendola-Filippo non ha saputo far di meglio che abbandonare l’aula. Ci ha sorpreso particolarmente il comportamento del consigliere Roberto Filippo che in passato ha sempre perseguito politiche di rigore e dato battaglia ai debiti fuori bilancio. Il consigliere proviene da una formazione politica che si è sempre schierata per gli interessi collettivi, invece in quest’occasione si è lavato le mani come Pilato votando contro i principi da lui sempre sbandierati. Ci viene da pensare che gli elettori del consigliere Filippo non saranno stati certamente soddisfatti da tale atteggiamento».

«Cari sanlucidani – conclude il movimento Rinascita – riflettiamo su tutto ciò che sta accadendo nel nostro paese. Siamo convinti che soltanto con il confronto pacato e sereno si possa raggiungere lo scopo che accomuna gran parte di noi cittadini e cioè lo sviluppo economico-sociale del nostro paese».

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Mancano pochi giorni al 25 ottobre, quando la Volley San Lucido riprenderà il suo cammino in serie D. Nell’attesa del debutto, abbiamo incontrato il nuovo presidente della società, Marcello Esposito, che già durante l’estate appena trascorsa si è dato da fare «per riportare la pallavolo ad alti livelli». Ora, alle porte della nuova stagione, abbiamo chiesto al presidente quali sono i suoi progetti per il futuro. «Lavoreremo per raggiungere subito, in un tempo massimo di due anni, un’altra promozione con la squadra vincitrice del campionato scorso, formata solamente da ragazzi. In più inseriremo altri atleti, tutti sanlucidani, che sono rientrati dopo anni di esperienze presso squadre di alto livello. Non sottovaluteremo mai – ha promesso Esposito – il lavoro nei vivai, per avere un costante ricambio generazionale».

Il presidente ha tenuto inoltre a ringraziare il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di San Lucido, Manna, e il consiglio d’istituto «per la disponibilità dimostrata mettendo da subito a disposizione della squadra la palestra della scuola per gli allenamenti e le partite», ma senza nascondere l’aspirazione che la società nutre da sempre: poter usufruire di un palazzetto dello sport, magari per «festeggiare, chissà, un’altra promozione nella nuova struttura tanto desiderata». Marcello Esposito ha augurato infine un «buon lavoro alla società» e rivolto un «in bocca al lupo per l’anno sportivo in corso».

In attesa della sfida di sabato, può essere di buon auspicio ricordare, come ha fatto il presidente, che «da poco si è chiusa la prima fase della Coppa Calabria» e che nelle gare, «tutte contro squadre di serie superiore», «la Volley San Lucido non ha mal figurato, con una vittoria e due sconfitte».

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Oggi alle ore 19, nella sala polifunzionale, i giovani sanlucidani s’incontrano per «un momento di attenzione comune e condivisa» verso il paese e le sue problematiche. L’incontro, voluto dal presidente del consiglio Giuseppe Moramarco e dall’assessore ai servizi sociali e alla cultura Antonella Gioia, rappresenta nelle intenzioni degli amministratori antonella gioia«la prima, significativa tappa del progetto che vuole dare voce alla gioventù sanlucidana, perché essa abbia l’opportunità di essere ascoltata, di esprimere idee e proposte, di contribuire a “costruire” il futuro della propria cittadina, e di prepararsi ad essere la classe dirigente del domani. L’entusiasmo con cui i nostri giovani hanno accolto l’opportunità – si legge in una nota diffusa ieri – mostra quanto sia grande la volontà di partecipazione e di essere ascoltati, così come il desiderio di offrire il proprio contributo per l’avvio di un nuovo corso sociale ed amministrativo».

Quello odierno si pone come un «momento di discussione e di confronto» che sia «punto di partenza per approfondimenti, sia in termini di presa di coscienza dei bisogni delle nuove generazioni che di indicazione di proposte operative». Fulcro dell’iniziativa, «l’operato dell’amministrazione Staffa, l’informazione sull’attività svolta, sui progetti in itinere e sulla programmazione futura»; sua finalità, «il coinvolgimento nell’azione amministrativa in particolare della cittadinanza giovanile, contando sulle sue capacità di incrociare le esigenze di una comunità in divenire e di rinnovare il pensiero e il comportamento politico. Tutto ciò troverà espressione piena nella costituzione della consulta giovanile, organismo nuovo, atteso dai giovani e da una comunità che aspetta di intraprendere nuovi cammini e di crescere».

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La questione della compatibilità consiliare venne sollevata per la prima volta nel giugno scorso, quando l’ex assessore Giuseppe Cavaliere invitò l’assise ad occuparsene. Questa, riunitasi il 25 luglio, contestò la posizione di tre consiglieri: due di maggioranza, Franco Nesci e Armando Mazza, e uno d’opposizione, Vittorio Calomeni. Secondo il Testo unico degli enti locali, dal momento della contestazione, l’interessato ha dieci giorni di tempo per formulare osservazioni o per eliminare le cause di incompatibilità. Nesci e Mazza hanno presentato le proprie istanze tra il 30 luglio e il primo agosto; Calomeni il 27 agosto.

Sempre secondo legge, trascorsi i dieci giorni dalla contestazione il consiglio delibera in via definitiva. Tuttavia, dopo l’assise del 25 luglio sono stati celebrati altri due consessi (il 14 agosto e il 29 settembre) senza che la questione della compatibilità venisse inserita all’ordine del giorno. È stato necessario attendere il 15 ottobre perché l’assemblea si riunisse per discuterne. Dunque, dopo tre mesi dal primo consiglio (ma i tempi di legge per la maggioranza non sono vincolanti), l’assise ha dichiarato definitivamente compatibili con la carica Nesci e Mazza, e incompatibile Calomeni, che entro dieci giorni deve rimuovere la causa d’incompatibilità, pena la decadenza dalla carica.

Tuttavia Cavaliere ritiene che non ci siano più i presupposti per poterlo fare. «Per me Calomeni è decaduto – dichiara. A luglio si è tenuto un consiglio che ha prodotto una delibera: ha un senso oppure no? I tempi per eliminare l’incompatibilità – come intende fare Calomeni – non ci sono più. Non è questione di voler fare il consigliere a tutti i costi – aggiunge Cavaliere, che sostituirebbe Calomeni nel caso in cui dovesse decadere dalla carica – ma di legalità».

Decisamente accesa la seduta del consiglio comunale di San Lucido del 16 ottobre. Basti pensare al fatto che, in conclusione, l’opposizione ha invitato il sindaco Antonio Staffa a dimettersi, essendo stato «sfiduciato» dalla sua maggioranza. Che, da parte sua, ha confermato la compattezza della squadra amministrativa.

All’ordine del giorno, i debiti fuori bilancio. Staffa dà lettura del documento contabile elaborato dal responsabile del settore finanziario, il direttore generale Giuseppe Santoro, al quale è stato assegnato l’ufficio. Il funzionario ha calcolato che l’Ente ha circa 450mila euro di debiti fuori bilancio riconoscibili e 100mila non riconoscibili. Staffa precisa a più riprese, aprendo il dibattito sul punto, che «è il consiglio a decidere sui debiti da riconoscere e non riconoscere» e che quindi la proposta portata in assise potrebbe uscirne stravolta, laddove l’assemblea si pronunci diversamente.

Ma prima che si passi all’analisi delle singole voci, volta a valutare la riconoscibilità dei debiti, il gruppo di minoranza Progetto democratico, guidato da Mario Amendola, annuncia che al momento della votazione lascerà l’aula, adducendo una serie di motivi: il collegio dei revisori dei conti è assente, una recente pronuncia della Corte dei conti non è stata portata all’attenzione del consiglio (circostanza che a suo parere non permette di approvare la permanenza degli equilibri di bilancio) e «non è chiaro perché alcuni debiti siano considerati riconoscibili ed altri no». Per maggior chiarezza, Progetto suggerisce quindi di istituire una commissione finanze e tributi.

«Ben venga la proposta della commissione», risponde Staffa, che precisa però: «L’autorevole parere dei revisori non è richiesto ed è comunque successivo rispetto alla delibera del consiglio» e spiega: «Gli uffici hanno lasciato la libertà al consiglio di decidere se i debiti si possono riconoscere oppure no. Essi hanno espresso un parere per analogia perché l’anno scorso il commissario (prefettizio, Carlo Ponte, ndr) ha dichiarato le stesse parcelle riconoscibili e non riconoscibili in base al requisito della certezza». «Non è corretto – incalza quindi il sindaco, rivolgendosi ad Amendola e al suo collega Roberto Filippo – che ogni volta che c’è da votare vi alzate e ve ne andate. È un atteggiamento scorretto nei confronti di quest’assemblea. La cittadinanza vuole sapere come la pensate». Negli ultimi tre consigli comunali, il gruppo d’opposizione Progetto democratico si è astenuto dalla votazione, talora lasciando l’aula, di quasi tutti i punti, con l’eccezione delle approvazioni dei verbali delle sedute precedenti e della solidarietà ai popoli oppressi (più tardi prenderà parte al voto sulla permanenza degli equilibri finanziari). «Dica ai suoi elettori – aggiungerà in un secondo momento il sindaco, riprendendo il filo del discorso, durante uno scontro con Amendola – che votare i debiti fuori bilancio implica una responsabilità personale. Queste sono furbate».

Amendola e Filippo sono accusati cioè di scansare la responsabilità che comporta votare a favore o contro la riconoscibilità di un debito maturato dall’ente: esprimersi in merito significa infatti dichiararsi disposti o meno ad ammettere che il professionista che ha prestato un servizio (nella stragrande maggioranza dei casi i debiti corrispondono a parcelle legali ed a consulenze tecniche insolute) abbia diritto ad ottenere un compenso dal comune. Astenendosi dalla votazione, invece, non si prende alcuna posizione in proposito. Progetto giustifica la decisione col fatto che l’assemblea «non ha i crismi della legittimità», come afferma Amendola. Al quale non manca, in quest’occasione, l’assistenza di Roberto Pizzuti che, esprimendo «solidarietà ad Amendola e Filippo», dichiara anch’egli che «la votazione è illegittima» e ricorderà le «responsabilità dei singoli consiglieri» nell’approvazione dell’atto. Da qui la richiesta che gli atti del consiglio vengano inviati a Prefettura e Corte dei conti, com’è stato fatto, peraltro, per la maggior parte delle delibere d’assise, dall’insediamento ad oggi.

«Vedremo cosa diranno Prefettura e Corte dei conti», ribatte Staffa, sostenendo che «la seduta è legittima e ne è testimone la nostra presenza qui» e che «non è tollerabile che si parli ogni volta di illegittimità. Non avete le competenze per fare queste affermazioni».

L’adunanza riconosce 200mila euro circa di debiti, da finanziare in parte tramite l’avanzo di amministrazione, in parte negli esercizi finanziari 2009 e 2010. La maggioranza vota a favore, Pizzuti, unico rappresentante dell’opposizione, esprime invece voto contrario. Amendola e Filippo assistono alla votazione dal fondo della sala. Una volta conclusasi, tornano al loro posto. Dunque lo scontro.

«La tua maggioranza stasera ti ha sfiduciato», sostiene Amendola. «Fossi al tuo posto, mi dimetterei», cavalca l’onda Pizzuti. Ma Antonio Staffa e i suoi, tutt’altro che d’accordo, ribattono che «la maggioranza è unita e compatta» e che «consenso unanime» c’è stato sulle scelte operate nel corso dell’assemblea. Che non si chiude qui. Segue il voto sulla permanenza degli equilibri di bilancio: favorevole la maggioranza, contraria l’opposizione. Progetto compreso, stavolta.

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Compatibilità dei consiglieri, solidarietà ai popoli oppressi, commissione ambiente, acqua potabile, cimitero, acquisizione delle strade provinciali, regolamento per la disciplina delle attività estrattive. Sono gli argomenti affrontati nel corso del consiglio comunale che si è tenuto a San Lucido il 15 ottobre scorso, per un totale di nove punti all’ordine del giorno. Una seduta fiume lungo la quale si è parlato di questo, e di molto altro. Ma andiamo con ordine.

SI APRE LA SEDUTA. Un applauso di benvenuto al nuovo segretario comunale, nonché direttore generale, Giuseppe Santoro, apre la seduta, che prosegue tuttavia in tutt’altro clima. Infatti, dato avvio ai lavori, via con le richieste e le piccole polemiche che tradizionalmente precedono la trattazione dei punti all’ordine del giorno.

Il round d’inizio si svolge tra i due Roberto dell’opposizione: Pizzuti da una parte e Filippo dall’altra. Il primo, capogruppo di Direzione San Lucido, chiede che in una prossima seduta del consiglio si affronti l’argomento delle stabilizzazioni dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità impiegati presso il comune di San Lucido, e degli incarichi loro affidati. Il secondo tiene a sottolineare come il tema sia stato già portato all’attenzione dell’organo consiliare dal gruppo al quale appartiene, Progetto Democratico, guidato da Mario Amendola.

Il secondo round vede sul ring lo stesso Amendola contro Giuseppe Moramarco, presidente del consiglio. Tra i due, sin dal principio della consiliatura, non sono mancati i contrasti. Stavolta Amendola accusa Moramarco di fare quello che gli «fa comodo. Ha messo la seconda convocazione del consiglio di domenica, non sappiamo nulla delle altre commissioni, nulla del Psc (Piano strutturale comunale, ndr)».

Il terzo round vede di nuovo in campo Pizzuti e Filippo, che stavolta fanno fronte comune contro il sindaco Antonio Staffa nel sostenere che l’ordine del giorno del consiglio non poteva essere integrato con cinque nuovi punti «a meno di ventiquattr’ore». Ma Staffa guarda l’orologio e calcola che di ore, dalla notifica della convocazione all’ora dell’adunanza, ne sono trascorse ventiquattro e mezza ed annota che «su nove punti all’ordine del giorno, quattro sono stati inseriti su richiesta della minoranza».

L’APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLA SEDUTA PRECEDENTE. Conclusa la fase del riscaldamento, si passa al dibattito vero e proprio. Primo argomento in calendario: l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti. Filippo evidenzia come non sia mai stato effettuato questo passaggio per il verbale dell’assise del 25 luglio. Il segretario Santoro liquida il fatto come un probabile errore dell’ufficio, e si passa oltre: all’esame dell’incompatibilità dei consiglieri Armando Mazza, Franco Nesci e Vittorio Calomeni.

LA COMPATIBILITA’ DEI CONSIGLIERI. È Calomeni a prendere per primo la parola per chiarire subito che a suo parere «la causa d’incompatibilità non esiste» ma siccome la somma al quale rinuncerebbe annullando la lite non è poi significativa (ammonterebbe a 1500 euro) e «l’interesse a rimanere consigliere è abbastanza forte», Calomeni s’impegna ad eliminare la causa d’incompatibilità. Del resto la proposta di deliberazione della maggioranza è tesa a dichiararlo definitivamente incompatibile con la carica e a concedergli, secondo legge, dieci giorni di tempo per uscire dall’empasse.

Differente la posizione della maggioranza per quanto riguarda Mazza e Nesci. I documenti da questi presentati rispettivamente il 30 luglio e il primo agosto vengono ritenuti adatti a provare che i due non sono titolari di liti pendenti. Ma l’opposizione non ne è per nulla sicura. Per Amendola «sono stati sforati i termini di legge», visto che «la delibera del consiglio del 25 luglio», con cui è stata contestata la posizione dei tre consiglieri, «è stata notificata il 20 agosto» e «il consiglio doveva essere convocato entro dieci giorni, cioè il 30 agosto», invece ciò è avvenuto «con 45 giorni di ritardo. È regolare?», domanda il capogruppo di Progetto democratico, che conclude: «Tutta la proposta è pasticciata, riteniamo che sia illegittima perciò al momento della votazione ci allontaneremo». Direzione San Lucido invece sceglie l’astensione: «Non siamo soddisfatti della dichiarazione di Mazza perché priva di delucidazioni», sostiene Pizzuti, per il quale «non c’è protocollo nella dichiarazione resa da Mazza – datata primo luglio 2004 – peraltro ininfluente rispetto alla questione, in quanto Mazza non rinuncia alla causa ma agli emolumenti (che potrebbero derivarne, ndr)». «La causa è stata fatta dopo la rinuncia agli emolumenti e Mazza non c’ha rinunciato», aggiunge. Riguardo al documento presentato da Mazza, Amendola rincara la dose: «Chi ci dice che l’ha fatta nel 2004 e non nel 2009?».

Ma per Staffa questo è «un processo alle intenzioni» e «i termini dell’iter non sono perentori». La sua maggioranza vota favorevolmente la proposta. Mazza e Nesci vengono dichiarati compatibili con la carica; Calomeni incompatibile. Quest’ultimo dovrà regolarizzare la sua posizione entro dieci giorni. Se ciò non dovesse avvenire, sarà Giuseppe Cavaliere a prendere il suo posto in consiglio comunale.

LA SOLIDARIETA’ AI POPOLI OPPRESSI. Fila liscia la discussione, e non potrebbe essere altrimenti, sulla solidarietà ai popoli oppressi dai regimi dittatoriali. L’argomento è stato proposto da Progetto democratico, ritenendo che il consiglio non dovesse manifestare vicinanza soltanto al popolo tibetano, come fatto precedentemente.

LO STATUTO DELLA COMMISSIONE AMBIENTE. Relaziona il consigliere con delega al ramo Albino Sessa. «È il primo dei tanti statuti di commissione che si approveranno», annuncia. Si levano le proteste dai banchi dell’opposizione: «Questo statuto non è il frutto del lavoro di tutto il consiglio comunale, ma solo della maggioranza», sostiene Filippo. «Dello statuto si è già parlato con Amendola e Pizzuti ma non sono state fatte osservazioni», ribatte Sessa. «Non abbiamo fatto osservazioni perché ci sono cose più importanti di questa, come la commissione urbanistica, al personale, alla trasparenza, ai lavori pubblici», risponde Amendola. Così il dibattito si conclude col voto favorevole dell’intero consiglio e l’astensione dal voto di Progetto democratico. «Non lo votiamo perché riteniamo questo statuto modesto», dichiara Filippo; «lo potevi integrare quand’era il momento», ribatte Staffa.

La discussione sull’acqua potabile e quella sul cimitero non prevedono una votazione, ma non per questo il dibattito è meno acceso. Sia per l’uno, sia per l’altro argomento la maggioranza di Antonio Staffa si affida al parere dei tecnici.

IL DIBATTITO SULL’ACQUA POTABILE. Riguardo all’acqua potabile, Staffa rassicura gli abitanti di località Pollella, allarmati dai risultati delle analisi effettuate dall’Arpacal il 27 agosto scorso sull’acqua della vasca di raccoglimento che rifornisce la zona, notificati al comune di San Lucido il 25 settembre, con cui l’Agenzia chiedeva al sindaco di emettere un’ordinanza di non potabilità dell’acqua, che venne emessa lo stesso giorno. L’8 ottobre la Biochem ripete le analisi nelle località Cerasuolo, Acqualeone, Varco, Deuda, in Piazza Fiume e presso il serbatoio centrale. Da esse risulta che i valori sono nella norma. S’ipotizza che il problema sia sorto per circostanze momentanee (leggi scarsità d’acqua nel mese di agosto) o dovuto a prelievi errati. Staffa quindi dichiara che «si è tornati alla normalità», ma che chiederà «una relazione più dettagliata sulla zona di Pollella».

IL DIBATTITO SUL CIMITERO. Per quanto concerne invece il cimitero, sull’argomento gli ex sindaci Amendola, Pizzuti e il primo cittadino attuale Staffa si contendono i meriti. Tutto comincia quando l’assessore ai lavori pubblici Francesco Calvano sostiene che le condizioni del camposanto non erano delle migliori quando l’amministrazione s’è insediata, nel maggio scorso, e che perciò le responsabilità del degrado sarebbero piuttosto da ricondurre a chi avrebbe dovuto occuparsene in precedenza. Non bisogna attendere granché la replica di Pizzuti, sindaco e poi vicesindaco negli ultimi sette anni: «Non è vero che dal 2000 al 2006 non è stato fatto niente. Chi ricorda com’era il cimitero nel 1999 lo sa». E chi dice anni ‘90 dice Mario Amendola, all’epoca primo cittadino, che ribatte: «Le mie amministrazioni hanno ristrutturato il cimitero tre volte». Ma Staffa non è tipo da mandarle a dire: «Lei ha ristrutturato il cimitero tre volte in dieci anni – afferma rivolgendosi ad Amendola – io spero di farlo una volta sola in un anno». Già qualche minuto prima Staffa non aveva risparmiato staffilate agli avversari politici: «Quest’amministrazione, in carica da sei mesi, ha fatto scelte di natura economica tese a privilegiare il cimitero, dimostrando grande sensibilità nei confronti dei defunti. È paradossale leggere sul giornale che la disattenzione è nostra quando lor signori siedono in consiglio da una vita. Chi ha delle responsabilità forse è meglio che taccia», aveva affermato.

L’ACQUISIZIONE DELLE STRADE PROVINCIALI. Quando l’amministrazione Borsani, il 24 novembre 2006, aveva portato in consiglio la proposta di acquisire il territorio provinciale al patrimonio comunale, l’assise aveva dato sostanzialmente il proprio assenso, a patto che fosse la Provincia ad occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade. Il comune, in tal modo, avrebbe solo tratto guadagni dall’operazione, scrollandosi di dosso le spese che sarebbero dovute rimanere appannaggio della Provincia. Ma l’ente sovracomunale, interessato a ridurle le spese e non ad accollarsele senza ottenerne benefici, non ha accettato, proponendo al municipio una controfferta: della manutenzione si occupi il comune, dietro contributo di 100mila euro. «Questa cifra è niente rispetto ai costi», sostiene Filippo. «Abbiamo molte perplessità perché non siamo nelle condizioni di accollarci le spese di una strada lunghissima (sono 6 km in tutto, ndr). Facciamo un acquisto a perdere», aggiunge Amendola. Entrambi, per la terza volta, al momento delle alzate di mano, si asterranno dalla votazione. Il resto del consiglio voterà invece a favore, ma facendo sapere alla Provincia che l’acquisizione avverrà a condizione che «le strade siano consegnate in buono stato di manutenzione». Dunque le vie che oggi ricadono sotto la responsabilità provinciale (tratto di strada San Lucido – Falconara Albanese, dal piazzale della stazione in località Marina fino a località Croci in prossimità della galleria sulla Ss18; tratto di strada dal confine con il comune di Paola in località Deuda fino al bivio sud sulla Ss18) dovrebbero divenire a breve di proprietà del comune, a meno che la Provincia non accetti le condizioni del consiglio comunale.

L’APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE E DI CAVA. «Vogliamo regolarizzare una materia che in tanti anni non è stata affrontata»: è l’intenzione dichiarata da Albino Sessa, consigliere con delega all’ambiente, presentando al consiglio l’ultimo punto all’ordine del giorno. Sessa sottolinea a più riprese che il regolamento proposto «non interferisce con le competenze degli altri enti» e che lo stesso rappresenta «un passo storico per San Lucido» perché consente di «far progredire gli operatori del settore». Il documento fissa i costi delle attività estrattive sul territorio sotto forma di «compensazioni dei disagi dovuti» alle stesse attività. Sessa parla di «danno ambientale» riportato da simili operazioni, ma il sindaco Staffa preferisce poi sostituire l’espressione con «depauperamento del patrimonio ambientale». Viene rivista anche l’entità del contributo: da 20mila a 12mila euro annui. Le ditte che già esercitano l’attività sul territorio sono tenute ad adeguarsi alle nuove normative entro sei mesi dalla notifica del regolamento. Dall’opposizione, Amendola esprime «molte perplessità. Non so – ha detto – se il consiglio è abilitato a far pagare questo contributo, per cui il mio gruppo si astiene». È la quarta astensione. «Chi stabilisce i prezzi? Il consiglio non può imporli», sostiene Amendola. Filippo aggiunge che il regolamento «potrebbe essere fonte di contenzioso col privato». Pizzuti, da parte sua, decide di astenersi «per eccesso di spesa dei gestori»; Pastore esprime voto contrario per «illegittimità» della decisione.

Staffa rispone alle «perplessità» della minoranza affermando che sarebbe stata l’occasione per il consiglio per «fare gli interessi dell’Ente». All’interno della sua maggioranza, Renato Filippo si astiene dalla votazione perché esisterebbe «una fidejussione di 50mila euro» stipulata dalle ditte «per il ripristino dello stato dei luoghi».
Sul punto si raggiunge il picco delle astensioni (Amendola e Roberto Filippo, Pizzuti e Renato Filippo), ma la maggioranza si esprime a favore. Chiosa Staffa: «È il caso di dire che oggi è stata posta la prima pietra».

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L’ex consigliere comunale di minoranza Carlo Di Buono, già segretario della sezione locale del Prc, richiama l’attenzione sulla «crisi economica di San Lucido», ritenendo che non sia «di utilità primaria dibattere di conflitto generazionale in atto, di apprezzamento o meno di una programmazione estiva passata, di efficacia di un piano di viabilità da attuare, quando c’è una emergenza palese». La crisi economica, appunto. Nel diagnosticare la malattia, Di Buono prescrive la cura: alla crisi, sostiene, l’amministrazione comunale può rimediare investendo sulla vocazione “dimenticata” del territorio.

Secondo «dati statistici ufficiali» risalenti al 2004 «il numero di occupati a San Lucido è di 1.146 individui, pari al 19,40% della forza lavoro»: «una emergenza palese», ritiene Di Buono, da affrontare «in maniera improcrastinabile». carlo di buono«Un dato allarmante – afferma – che mi ha colpito come la prima volta che ho avuto modo di portarlo in discussione in Consiglio Comunale, e penso che sia l’ultimo in ordine di tempo di cui abbiamo conoscenza».

La percentuale dimostra, per Di Buono, che «nel nostro paese non circola denaro e la produzione di ricchezza è ferma a livelli insostenibili» e «se anche considerassimo obsoleta ed inattendibile la statistica citata basterebbe fare affidamento sull’esperienza personale di ognuno di noi, per rendersi conto del numero enorme di parenti, amici e conoscenti che sono disoccupati o addirittura inoccupati, del numero altrettanto spropositato di persone emigrate in cerca di lavoro. Forse la percentuale citata andrebbe allora rivisitata in pejus. Il dato politico è che a San Lucido lavorano in pochi, la ricchezza prodotta è largamente insufficiente, la capacità di spesa pressoché prossima allo zero, la capacità di investimento molto limitata, le possibilità di sviluppo a breve e medio periodo nulle. Si riesce ad “andare avanti”, come si dice comunemente, grazie alla proprietà immobiliare di cui gran parte dei cittadini godono, agli stipendi ed alle pensioni raggiunte durante l’ondata occupazionale che l’Italia ha conosciuto negli anni passati. Per ricominciare a crescere occorre dunque il coraggio di abbandonare i miti e le categorie che hanno dettato l’agenda politica negli ultimi 30 anni». E recuperare la vocazione del territorio.

Per Di Buono, infatti, la San Lucido di oggi «è un paese che ha perso l’anima, che non sa più qual è la sua vocazione. Se penso alla storia locale raccontatami durante gli anni, quando il nostro paese era il luogo di vacanza prediletto dell’intera regione, terra di fascino naturale e di interesse culturale e ricreativo – continua l’ex consigliere – non posso che ricordare, per certi versi, la situazione dell’Argentina: agli inizi del Novecento, l’Argentina era tra i Paesi più ricchi del mondo, di gran lunga più ricco dell’Italia, competitivo con le grandi nazioni industrializzate. Poi lo scenario internazionale mutò rapidamente, gli altri Paesi se ne resero conto e cambiarono le loro scelte economiche, ma gli argentini continuarono a pensare che per rimanere ricchi bastasse esportare grano e carne bovina». Da qui il parallelo con la nostra cittadina: «Allo stesso modo a San Lucido si continua a pensare di poter andare avanti con le seconde case affittate nei quindici giorni di agosto (avvenimento periodico che si continua a chiamare impropriamente turismo), con i lavoretti precari, con il sostentamento quotidiano dei giovani senza dare loro uno spiraglio di speranza».

Ma coloro che amministrano un comune hanno, per Di Buono, gli strumenti per rimediare alla stasi economica: «È deprimente che in tanti pensino che l’istituzione comunale non può far nulla per creare lavoro, incentivare gli investimenti, attrarre capitale, realizzare ricchezza, quando ciò è palesemente falso e frutto di una ignoranza di fondo», afferma l’ex consigliere. «Su scala diversa ma con i medesimi principi basilari, basta osservare quanto sta succedendo sullo scenario mondiale in questi giorni, per capire l’importanza degli investimenti pubblici nei momenti di crisi. Allievi e fanatici della “fede economica” della scuola di Chicago di Friedman (i famosi “Chicago Boys” che credevano ciecamente nel libero mercato e nella politica del laissez-faire), che di colpo si ritrovano sostenitori dell’intervento dello Stato in economia secondo gli antitetici dettami della teoria economica di Keynes. Allo stesso modo e con i dovuti distinguo, un’Amministrazione Comunale può scegliere nel breve e medio periodo la linea di sviluppo di un intero territorio investendo sulla vocazione cui decide di tendere».

Ma quale rivoluzione culturale, questa è un’involuzione. E’ quanto sostiene Gianluca Veltri, segretario locale di Rifondazione comunista, in risposta alle affermazioni del sindaco Antonio Staffa che, registrata la novità della partecipazione dei giovani alla vita politica cittadina, aveva sostenuto alcuni giorni fa che «la rivoluzione culturale è iniziata».

«Avendo 27 anni, facendo parte anche io della categoria dei giovani ed essendo il segretario del partito della Rifondazione comunista, sostengo che non siamo alle prese con una rivoluzione, ma che oggi, invece, siamo alle prese con una vera involuzione – sostiene Veltri. Solo alcuni giovani, nel nostro paese, sono esposti in prima persona, avendo in tasca una tessera di partito, partecipando alla vita politica dei partiti, del nostro paese, della nostra provincia, della regione e della nostra nazione. Aiutati a San Lucido dall’esperienza, dal confronto e dalle capacità dei pochi giovani e meno giovani nelle sezioni, per la crescita politica ed amministrativa che oggi è di fondamentale importanza nelle amministrazioni. La mia esperienza e vicinanza alla politica è iniziata circa 10 anni fa entrando in una sezione di partito, con il rilascio della mia prima tessera. Da allora ho frequentato le sedi e i luoghi della politica arrivando da qualche anno a ricoprire il ruolo di segretario nel mio partito, avendomi creato una cultura politica e amministrativa che mi ha permesso tutto ciò, dandomi tante soddisfazioni e tanta voglia di fare e di crescere. Nei partiti si cerca di portare un percorso politico, costruito e portato avanti da persone di diverse generazioni e estrazioni culturali, che si confrontano, studiano, crescono insieme, cercando soluzioni politiche adeguate alla risoluzione dei problemi».

Ma la rivoluzione culturale, intorno alla quale si discute oggi, consiste proprio nel fatto che i giovani, per la prima volta, si sentono protagonisti della vita cittadina e partecipano ad essa, indipendentemente dall’appartenenza ad un partito. Ma una parte della politica locale tende a non voler riconoscere e legittimare il ruolo dei “non addetti ai lavori”. Si ricorderà che, alcuni giorni fa, Mario Amendola e Franco Nunziata e relativi gruppi avevano reagito alla novità dei “giovani parlanti” chiedendosi cosa ne sappia di politica uno (leggi Federico Cimini) che non ha mai messo piede in una sede di partito.

Oggi Veltri, allo stesso modo, invita «tutti i giovani e meno giovani che hanno nel cuore le sorti di questo nostro paese e vogliono fare politica in modo sano, a partecipare alla vita attiva dei partiti, per far valere e portare avanti le proprie idee, rispettando quelle degli altri e trovare un punto di incontro per trovare le soluzioni per il bene della collettività. Creando quel confronto generazionale che oggi è minimo per formare i dirigenti e gli amministratori di oggi e di domani, non solo per San Lucido, ma anche per livelli politici di più alto valore. Abbandonando la politica ad personam, che non porta a nessuna crescita, né politica né culturale».

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