San Lucido – ‘Ndrangheta, la Dia esegue 14 arresti

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(ANSA) – COSENZA,10 SET – La Dia di Catanzaro e Reggio Calabria sta eseguendo 14 ordini di arresto per omicidio, estorsione, detenzione armi, e associazione mafiosa.Tra gli omicidi di cui sono stati scoperti i responsabili ci sarebbero quelli di Marcello Calvano, ritenuto a capo delle cosche della zona di Paola (Cosenza), e di Vittorio Marchio, esponente di vertice della criminalita’ cosentina, uccisi rispettivamente il 24 agosto del 1999 e il 26 novembre del 1999, il primo a San Lucido (Cosenza) e il secondo a Cosenza.

Cosenza, 10 set. – (Adnkronos) – E’ in corso dalle prime luci del giorno l’operazione denominata ”Terminator” condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria e coordinata dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo di Regione Mario Spagnuolo. In tutto sono 14 le persone colpite da ordinanza di custodia cautelare per i reati di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, armi. Gli inquirenti ritengono di aver individuato il contesto criminale in cui sono maturati gli omicidi di Marcello Calvano, avvenuto a San Lucido nell’agosto 1999 e quello di Vittorio Marchio, avvenuto a Cosenza nel novembre dello stesso anno. Tra i soggetti colpiti dal provvedimento figurano Domenico Cicero (51 anni), esponente di spicco della criminalita’ organizzata cosentina e gia’ in carcere da qualche mese in seguito alla maxi operazione ”Anaconda” condotta sempre dalla Dda di Catanzaro, Tommaso Gentile (50), considerato il capo della cosca di Amantea coinvolto nell’operazione ”Nepetia”, Domenico Andreoli (53), Guido Africano (42) di San Lucido, Luigi Muto (46), Mario Scofano (48), Walter Gianluca Marsico (41). Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra’ negli uffici della Dia alle 11 alla presenza del consigliere nazionale antimafia Emilio Le Donne. [fonte]

Omicidio, estorsione, violazione della legge sulle armi commessi con l’aggravante dell’appartenenza ad un’associazione mafiosa. Questi i reati contestati, a vario titolo, a 14 persone destinatarie di altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Catanzaro su richiesta della locale Dda ed eseguite stamani all’alba dagli uomini della Dia di Catanzaro e Reggio Calabria. L’operazione, denominata in codice “Terminator”, avrebbe consentito agli inquirenti di individuare i responsabili di alcuni omicidi consumati nella provincia di Cosenza tra il 1999 ed il 2000. Tra questi, l’eliminazione di marcello calvano, indicato come il capo delle cosche mafiose paolane, e di Vittorio Marchio, espponente di vertice della ‘ndrangheta cosentina.(AGI) – Catanzaro, 10 set. [fonte]

REGGIO CALABRIA (Reuters) – Gli agenti della direzione investiga antimafia di Reggio Calabria e Catanzaro stanno eseguendo oggi 14 mandati di cattura emessi nei confronti di presunti esponenti di vertice della n’drangheta cosentina. Lo riferiscono gli investigatori coinvolti nell’operazione. Al momento, gli arresti hanno raggiunto boss di primo piano della criminalità organizzata di Cosenza come il padrino Domenico Cicero, Tommaso Gentile, Domenico Andreoli, Luigi Muto, Mario Scofano e Walter Gialunca Marsico. Per loro le accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio ed estorsione. L’inchiesta sulla n’drangheta cosentina, dicono gli investigatori, è stata avviata dall’antimafia di Catanzaro sotto la direzione del pm Emilio Le Donne in seguito all’uccisione di Marcello Calvano, capocosca del paese di Paola, in provincia di Cosenza, e di Vittorio Marchio, esponente di vertice della criminalità organizzata locale. Secondo gli investigatori, gli omicidi dei due “padrini” rientravano infatti in un regolamento di conti innescato dalla necessità di creare una nuova struttura di vertice e riordinare le alleanze interne alla n’drangheta locale. “La ‘ndragheta cosentina, dopo lo scompaginamento subito a seguito di diverse ben note inchieste giudiziarie, aveva avviato una complessa riorganizzazione interna fatta di nuove alleanze che richiedeva l’eliminazione fisica di quanti vi si opponevano”, ha detto il capo delle direzione investigativa antimafia Cannarella. [fonte]

Vasta operazione alle prime luci dell’alba della Direzione investigativa antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria per dare attuazione a quattordici ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo. Nell’operazione, denominata Terminator, i reati contestati sono quelli di omicidio, estorsione e violazione della legge sulle armi, commessi con l’aggravante dell’appartenenza all’associazione mafiosa. L’indagine, che ha impegnato per oltre un anno la Dia di Catanzaro, è stata coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Mario Spagnuolo.
Tra gli omicidi di cui sono stati scoperti i responsabili ci sono quelli di Marcello Calvano, ritenuto a capo delle cosche della zona di Paola (Cosenza), e di Vittorio Marchio, esponente di vertice della criminalità cosentina, uccisi rispettivamente il 24 agosto del 1999 e il 26 novembre del 1999, il primo a San Lucido (Cosenza) e il secondo a Cosenza. La ‘ndrangheta cosentina, in quegli anni, come hanno avuto modo di accertare gli investigatori della Dia di Catanzaro, dopo lo scompaginamento subito a seguito di diverse inchieste giudiziarie aveva avviato una complessa riorganizzazione interna, fatta di nuove alleanze e che richiedeva l’eliminazione fisica di quanti vi si opponevano. Tra i soggetti colpiti dal provvedimento cautelare ne figurano alcuni ritenuti ai vertici delle organizzazioni criminali della provincia di Cosenza, come Domenico Cicero, di 51 anni, Tommaso Gentile (50), Domenico Andreoli (53), Guido Africano (42), Luigi Muto (46) e Mario Scofano (48). [fonte]

Un’unica organizzazione criminale capace di controllare il giro delle estorsioni nel cosentino, eliminando personaggi ritenuti scomodi e imponendo il proprio controllo sui più importanti appalti pubblici in itinere tra il 1999 e il 2000 nella provincia di Cosenza. È su questo che ha fatto piena luce l’operazione “Terminator”, portata a termine dalla Direzione investigativa antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria con l’esecuzione di 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Catanzaro, su richiesta della Dda del capoluogo calabrese. Un’operazione complessa e articolata, basata sui riscontri investigativi delle inchieste portate a termine sul finire degli anni Novanta nella provincia cosentina, con l’aggiunta di importanti collaborazioni di giustizia che hanno permesso di chiarire l’atteggiamento della criminalità e gli interessi posti in essere in quegli anni. Delle 14 ordinanze emesse, sette sono nei confronti di elementi delle cosche già in carcere, tre i latitanti sfuggiti almeno per ora alla cattura. Non solo esponenti mafiosi, ma nella rete della Dia sono finiti anche imprenditori e soggetti ritenuti collaterali alle cosche, come ha dichiarato il procuratore di Catanzaro, Murone. I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si è svolta, ieri mattina, nella sede della Dia di Catanzaro, alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Emilio Le Donne, del procuratore aggiunto antimafia, Mario Spagnuolo, del procuratore facente funzioni di Catanzaro, Salvatore Murone, del sostituto della Dda Lubero (che ha coordinato le indagini insieme al pm Sforza), dei resposabili della Dia di Catanzaro, Cannarella, e Reggio Calabria, Falbo. Grazie alle risultanze investigative è stato possibile fare luce sulla riorganizzazione delle cosche cosentine dopo le operazioni antimafia di quegli anni. La risposta allo Stato è risultata immediata, con la riorganizzazione “verso un modulo completamente nuovo”, così come ha evidenziato il procuratore Spagnuolo. “Un unico gruppo – ha aggiunto Spagnuolo – con una cosca federata, grazie ad un accordo sancito in carcere con il beneplacito di tutte le cosche calabresi”. L’obiettivo della nuova organizzazione era quello delle grandi estorsioni, con i tentacoli criminali che sarebbero finiti sugli appalti per i lavori del centro storico di Cosenza, della galleria di Amantea sull’autostrada A3, delle opere di urbanizzazione della fascia tirrenica. Un meccanismo semplice per portare a termine le estorsioni, come ha spiegato il pm Luberto, attraverso il controllo dei subappalti e l’utilizzo di ditte legate alla criminalità, con l’esclusione di quelle ritenute fuori dal giro delle cosche. A testimonianza del potere messo in atto dalla nuova organizzazione criminale, anche una lunga scia di sangue, scaturita dalla necessità di dare un segnale forte a chiunque potesse ostacolare in qualche modo gli interessi criminali. Primo fra tutti il duplice omicidio di Marcello Calvano, ritenuto a capo delle cosche di Paola, e Vittorio Marchio, ritenuto esponente di spicco della criminalità, ma anche il duplice omicidio dell’imprenditore Perri e della moglie, avvenuto una settimana dopo. Quattro assassini che, secondo gli inquirenti, sarebbero legati almeno da un dato: la sepoltura dell’auto utilizzata per il primo agguato proprio in un cantiere edile di Perri. Per i responsabili della Dia di Reggio e Catanzaro, Falbo e Cannarella, si è trattato di un’indagine che “ha ripercorso le fasi delle operazioni portate a termine in quegli anni, ricompattando le informazioni e incrociando i nuovi dati”. In gioco, quindi, sono entrate le inchieste “Garden”, “Tamburo”, “Squarcio”, “Nepetia” e la prima fase di “Terminator” tutte incentrate sui controlli della criminalità cosentina nel settore delle estorsioni, dei traffici illeciti e degli omicidi. A fornire ulteriori elementi e riscontri fondamentali, il ruolo dei collaboratori di giustizia, a partire da quello di Vincenzo De Dato, ritenuto uno dei due contabili del gruppo federato. Da lui sarebbero arrivate le informazioni più consistenti, con un riscontro importante legato alla presenza di una microspia nell’auto dello stesso De Dato, prima che questo diventasse un collaboratore di giustizia, consentendo oggi un riscontro alle sue affermazioni. Per il collaboratore anche la confessione di avere partecipato, come mandante o come organizzatore, ad alcuni omicidi di quegli anni. Quindi, anche la collaborazione dei Serpa, storico clan cosentino, e di alcuni collaboratori già attivi nella zona. Grazie alle dichiarazioni, svelate anche le alleanze poste in essere in quegli anni, con il gruppo federato capace di stringere accordi e allargare i propri confini anche nelle aree di Paola e Amantea. [fonte]