September 2008

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vignetta 300908 figli di einstein

vignetta 290908

esclusivo

Quando ho aperto la mia casella di posta elettronica ed ho trovato la mail con cui Federico Cimini esprimeva la volontà di intervenire nel dibattito cittadino, sono rimasta davvero sbalordita. Per la prima volta un giovane aveva deciso di prendere la parola proprio in quanto tale, e di esternare pubblicamente il suo punto di vista. Oltre le appartenenze, oltre gli interessi di parte. Oltre ogni cosa. In questo nuovo desiderio di partecipazione, ho visto la gioventù di San Lucido che reagisce, che si muove. Ma soprattutto che si sente chiamata a farlo, che vuole partecipare in prima persona alla costruzione del destino del proprio paese. E non ho fatto altro che cogliere l’occasione di permettere ad una persona di dire la propria semplicemente perché ha un’idea, e non perché rappresenta qualcosa o qualcuno.

Prima ancora di prendere in considerazione ciò che Federico voleva dire, ho pesato l’assoluta novità della sua iniziativa. Una novità che, prima di tutto, riguarda il sistema dell’informazione che, per la prima volta a mia memoria, ha aperto le porte ad uno che, dal punto di vista mediatico, è un perfetto sconosciuto. Uno che non è un segretario di partito, un assessore, un candidato. Uno che si presenta soltanto col suo nome e cognome, con la sua passione, con la sua idea. Che, semplicemente, vuole dire la sua, e al quale ho voluto dare la possibilità di farlo.

Per questi stessi motivi, l’intervento di Cimini rappresenta una novità anche nel panorama politico cittadino. Una parte di esso però (e fortunatamente solo una parte) non l’ha accolta come avrebbe dovuto. Tutt’altro: la risposta stizzita delle cosiddette «componenti del Partito democratico che si richiamano a Mario Amendola e Franco Nunziata» rivela l’esistenza di frange della politica locale per niente abituate, anzi persino refrattarie a conferire un qualche valore all’opinione di un sanlucidano qualsiasi che abbia qualcosa da dire.

Così, dinanzi alle dichiarazioni di «tale Federico Cimini», di «un giovane chitarrista che non si è mai visto in una sede di partito», la reazione di Nunziata e Amendola e delle loro componenti è stata quella di rimanere «palesemente perplessi circa l’autenticità del pensiero espresso». Insomma, se sei un signor nessuno digiuno di politica, puoi essere soltanto un prestanome. Come se un giovane, un ventenne, non fosse capace di agire di sua volontà, non fosse legittimato ad esprimere la propria idea, indipendentemente da tutto e tutti. Come se un giovane debba essere, in virtù di chissà quale forza maggiore, necessariamente pedina, o marionetta come Amendola e Nunziata amano dire, di qualcun altro.

Da qui parte tutta una digressione che tenta di trovare un perché, un motivo occulto, una ragione inconfessabile e inconfessata dietro l’intervento del signor nessuno. «Non abbiamo nulla contro i giovani, anzi ribadiamo di credere nel rinnovamento; a tal proposito avevamo proposto un accordo generazionale. Ma non possiamo tollerare che i giovani siano strumentalizzati da parte di furbastri d’età più matura; riteniamo maldestri quelli che armano la mano dei giovani e spingono all’odio ed al “divide et impera”, mentre noi auspichiamo la pace sociale, la ricostruzione dei partiti e del paese dopo anni di inadeguatezza amministrativa», scrivono Amendola e Nunziata e le loro componenti. Chi sono, per loro, i giovani? Marionette di soggetti innominati? È proprio quest’atteggiamento a smentire il rispetto sventolato nei loro confronti.

E allora: a cosa serve dichiarare: «i giovani come Federico Cimini ben vengano nel Pd ed in politica» se subito dopo si aggiunge: «ma con umiltà e senza arroganza e, soprattutto, con la capacità di non farsi abbindolare dalle sirene, dai furbi e dai pupari»? A cosa serve augurarsi che «siano proprio i giovani a portarci una musica nuova, quella della tolleranza, della comprensione reciproca e del rispetto democratico del giudizio altrui» se questi stessi valori non appartengono al resto delle dichiarazioni? Non è questo un atteggiamento che, di per sé, offende i giovani sanlucidani e i loro talenti? Si è veramente coscienti del valore dei giovani se, alla prima occasione, la loro opinione viene svilita, annullata, delegittimata?

È davvero così difficile, per alcuni, accettare che un’opinione sia svincolata da interessi e fazioni e si presenti nuda al pubblico? Dietro ad ogni iniziativa è proprio necessario intravedere “verità” nascoste, la “mano armata” di un altro? A quanto pare sì. Ma questo rifiuto ad accogliere il giovane come tale, a valorizzare appieno la sua idea, che impedisce a certuni di cogliere la bella novità della partecipazione giovanile alla vita cittadina e di farne tesoro, è uno di quegli scogli che, con la rivoluzione culturale auspicata, San Lucido dovrà lasciarsi alle spalle. Prima o poi.

Dinanzi alle critiche di Franco Nunziata e dei suoi riguardo alla stagione estiva appena conclusa, Federico Cimini, giovane protagonista dell’estate sanlucidana, aveva deciso qualche giorno fa di dire la sua. «L’estate è riuscita benissimo, dopo troppi anni», aveva sostenuto, aggiungendo che il giudizio «falso e ingiurioso» espresso da Nunziata e dai suoi è quello di «una classe politica che guarda caso risponde allo pseudo Pd sanlucidano, pseudo proprio perchè ha ben poco dei valori e degli ideali di questo partito». Un’affermazione che non è andata giù alle «componenti del Pd che a livello locale si richiamano a Mario Amendola ed a Franco Nunziata».

Accantonando il vero tema del dibattito, in una nota esse si rivolgono a «tale Federico Cimini, sedicente giovane del Pd che ha confuso la critica politica con quella personale». Cimini però non ha rilasciato le sue dichiarazioni in quanto esponente di partito, ma come giovane e membro dello staff del sito sanlucidocerasuolo.com.

«Nunziata ed i suoi amici, nella loro piena e “democratica”, per l’appunto, autonomia di pensiero, non hanno inteso assolutamente offendere i giovani sanlucidani, né i loro talenti artistici, pertanto definire “falso ed ingiurioso” un giudizio critico, peraltro ben motivato politicamente, o essere chiamati noi “pseudo Pd sanlucidano” da parte di un giovane chitarrista che non si è mai visto in una sede di partito, ci lascia perlplessi circa l’autenticità del pensiero da lui espresso sulla stampa – scrivono. Che ne sa Federico Cimini dei “valori e degli ideali di questo partito?”». E infine: «I giovani, come Cimini, ben vengano, ma con umiltà e senza arroganza».

» Il senso amendolo-nunziatiano per i giovani

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Quando ho aperto la mia casella di posta elettronica ed ho trovato la mail con cui Federico Cimini esprimeva la volontà di intervenire nel dibattito cittadino, sono rimasta davvero sbalordita. Per la prima volta un giovane aveva deciso di prendere la parola proprio in quanto tale, e di esternare pubblicamente il suo punto di vista. Oltre le appartenenze, oltre gli interessi di parte. Oltre ogni cosa. In questo nuovo desiderio di partecipazione, ho visto la gioventù di San Lucido che reagisce, che si muove. Ma soprattutto che si sente chiamata a farlo, che vuole partecipare in prima persona alla costruzione del destino del proprio paese. E non ho fatto altro che cogliere l’occasione di permettere ad una persona di dire la propria semplicemente perché ha un’idea, e non perché rappresenta qualcosa o qualcuno.

Prima ancora di prendere in considerazione ciò che Federico voleva dire, ho pesato l’assoluta novità della sua iniziativa. Una novità che, prima di tutto, riguarda il sistema dell’informazione che, per la prima volta a mia memoria, ha aperto le porte ad uno che, dal punto di vista mediatico, è un perfetto sconosciuto. Uno che non è un segretario di partito, un assessore, un candidato. Uno che si presenta soltanto col suo nome e cognome, con la sua passione, con la sua idea. Che, semplicemente, vuole dire la sua, e al quale ho voluto dare la possibilità di farlo.

Per questi stessi motivi, l’intervento di Cimini rappresenta una novità anche nel panorama politico cittadino. Una parte di esso però (e fortunatamente solo una parte) non l’ha accolta come avrebbe dovuto. Tutt’altro: la risposta stizzita delle cosiddette «componenti del Partito democratico che si richiamano a Mario Amendola e Franco Nunziata» rivela l’esistenza di frange della politica locale per niente abituate, anzi persino refrattarie a conferire un qualche valore all’opinione di un sanlucidano qualsiasi che abbia qualcosa da dire.

Così, dinanzi alle dichiarazioni di «tale Federico Cimini», di «un giovane chitarrista che non si è mai visto in una sede di partito», la reazione di Nunziata e Amendola e delle loro componenti è stata quella di rimanere «palesemente perplessi circa l’autenticità del pensiero espresso». Insomma, se sei un signor nessuno digiuno di politica, puoi essere soltanto un prestanome. Come se un giovane, un ventenne, non fosse capace di agire di sua volontà, non fosse legittimato ad esprimere la propria idea, indipendentemente da tutto e tutti. Come se un giovane debba essere, in virtù di chissà quale forza maggiore, necessariamente pedina, o marionetta come Amendola e Nunziata amano dire, di qualcun altro.

Da qui parte tutta una digressione che tenta di trovare un perché, un motivo occulto, una ragione inconfessabile e inconfessata dietro l’intervento del signor nessuno. «Non abbiamo nulla contro i giovani, anzi ribadiamo di credere nel rinnovamento; a tal proposito avevamo proposto un accordo generazionale. Ma non possiamo tollerare che i giovani siano strumentalizzati da parte di furbastri d’età più matura; riteniamo maldestri quelli che armano la mano dei giovani e spingono all’odio ed al “divide et impera”, mentre noi auspichiamo la pace sociale, la ricostruzione dei partiti e del paese dopo anni di inadeguatezza amministrativa», scrivono Amendola e Nunziata e le loro componenti. Chi sono, per loro, i giovani? Marionette di soggetti innominati? È proprio quest’atteggiamento a smentire il rispetto sventolato nei loro confronti.

E allora: a cosa serve dichiarare: «i giovani come Federico Cimini ben vengano nel Pd ed in politica» se subito dopo si aggiunge: «ma con umiltà e senza arroganza e, soprattutto, con la capacità di non farsi abbindolare dalle sirene, dai furbi e dai pupari»? A cosa serve augurarsi che «siano proprio i giovani a portarci una musica nuova, quella della tolleranza, della comprensione reciproca e del rispetto democratico del giudizio altrui» se questi stessi valori non appartengono al resto delle dichiarazioni? Non è questo un atteggiamento che, di per sé, offende i giovani sanlucidani e i loro talenti? Si è veramente coscienti del valore dei giovani se, alla prima occasione, la loro opinione viene svilita, annullata, delegittimata?

È davvero così difficile, per alcuni, accettare che un’opinione sia svincolata da interessi e fazioni e si presenti nuda al pubblico? Dietro ad ogni iniziativa è proprio necessario intravedere “verità” nascoste, la “mano armata” di un altro? A quanto pare sì. Ma questo rifiuto ad accogliere il giovane come tale, a valorizzare appieno la sua idea, che impedisce a certuni di cogliere la bella novità della partecipazione giovanile alla vita cittadina e di farne tesoro, è uno di quegli scogli che, con la rivoluzione culturale auspicata, San Lucido dovrà lasciarsi alle spalle. Prima o poi.

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La verità dell’Inail arriva nella cassetta della posta un dì assolato di fine agosto. E, per la famiglia Carnevale che l’attende dai primi di luglio, è una verità dolorosa. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro l’affida ad una formula già impressa chissà quante volte, uguale come un timbro, in fondo a fogli bianchi intestati. Poche, studiate, precise e concise parole che stavolta servono per dire che quella di Francesco Carnevale, l’operaio instancabile, ma anche il capofamiglia, il marito, il padre, il nonno, non è stata una morte sul lavoro. francesco carnevaleFrancesco Carnevale, per tutti Ciccio, è morto «per il verificarsi di rischio generico incombente su tutti i cittadini e comune ad altre situazioni del vivere quotidiano».

Questa, insomma, per l’Inail, non è una morte bianca. È una morte e basta. Una morte che «non risulta» avvenuta «per rischio lavorativo». Alla famiglia, quindi, «non spetta alcuna indennità». Analoga comunicazione giunge al legale dei Carnevale: «Dagli elementi di indagine allo stato acquisiti, l’evento non può essere ammesso all’indennizzo, in quanto non vi è prova alcuna che il Carnevale sia deceduto in occasione di lavoro».

Dunque, per l’Istituto, se quel pomeriggio del 19 maggio l’uomo si è recato nel cantiere di San Lucido e si è messo alla guida dell’escavatore dal quale poi sarebbe caduto, battendo violentemente la testa contro una pietra e morendo sul colpo, non è stato per motivi di lavoro come sostiene la famiglia. Secondo la testimonianza resa agli ispettori dell’Istituto da parte dei familiari, Francesco Carnevale, nonostante fosse tornato da poco a casa, era uscito di nuovo per raggiungere il cantiere perché aveva ricevuto una telefonata da parte del datore di lavoro, il titolare di una ditta edile del posto, presso la quale lavorava, regolarmente assunto, dal 1999. Nessun elemento confermerebbe però tale circostanza. Si consideri che lo stesso datore di lavoro non avrebbe denunciato la morte del dipendente presso l’Inail, che si sarebbe quindi occupata di avviare le indagini d’ufficio. Partite all’inizio di luglio, si sono concluse a fine agosto. Con un esito che non è certo quello che la famiglia dell’operaio s’aspettava.

«Dal 19 maggio, in noi si alternano rabbia e incredulità», ci confida Alessandro, uno dei figli dell’operaio. «Ci sembra tutto surreale. Non posso credere che si verifichino fatti del genere. Io e la mia famiglia lotteremo con tutte le nostre forze e con ogni mezzo lecito affinché la giustizia terrena prevalga. Quella divina, ne sono certo, le idee le ha già chiarissime». E la giustizia terrena, intanto, fa il suo corso. La Procura della Repubblica di Paola infatti indaga tuttora sul caso: gli elementi raccolti dagli inquirenti potrebbero cambiare le carte in tavola. La famiglia Carnevale, da parte sua, affiancata dall’avvocato Patrizia Longo del Foro di Paola, si opporrà intanto al provvedimento dell’Istituto: infatti, così come da quest’ultimo comunicato al legale, «la decisione potrà essere rivista – entro i termini prescrizionali regolamentati dalla legge – ove, in prosieguo, dovessero emergere elementi tali da far ritenere l’evento indennizzabile».

L’indennizzo al quale la famiglia ritiene di aver diritto le consentirebbe di far fronte alle difficoltà economiche nelle quali versa da quando, con la morte del capofamiglia, è venuta a mancare l’unica fonte di reddito. Prima e più di ogni altra cosa, però, riconoscere quella di Ciccio Carnevale come una morte bianca pare significare, per la sua famiglia, per la moglie e per i figli, onorare un uomo che al lavoro ha dedicato l’intera sua vita.

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Tiene banco a San Lucido il dibattito sulla stagione estiva. Che per la componente del Partito democratico che sostiene la giunta Staffa «è stata frutto di un impegno notevole da parte degli amministratori che, malgrado la scarsità finanziaria, hanno saputo ridare vitalità alla nostra cittadina e soprattutto creare un gioioso clima di solidarietà tra commercianti, operatori turistici, cittadini ed amministrazione. Lodevole risultato – si legge in una nota – per chi vuole davvero il bene di San Lucido. Non si era mai visto, ad esempio, un coinvolgimento così forte dei giovani, impegnati in prima persona o a sostegno di un progetto di rivitalizzazione delle serate sanlucidane».

Ed è proprio dalla «realizzazione di un clima di solidarietà e di coesione sociale» che la componente intende partire nella costruzione del partito. Senza dimenticare quella «valorizzazione della cultura» indispensabile «per creare sinergie volte ad un accrescimento dei valori socio-culturali, che contemplano soprattutto l’orgoglio delle proprie radici e quindi un impegno civico serio e costruttivo».

Significativa in questo senso, perciò apprezzata, la rassegna culturale Maree che ha chiuso il programma delle manifestazioni, «un itinerario – commenta il Pd – intorno ad una precisa tematica, quella del recupero dell’identità calabrese, ripercorrendo anche i sentieri più difficoltosi e i cieli meno sereni, ed ispirato dalla volontà di riflessione su tutto ciò che di bene e di male ha costituito la trama della nostra storia».

Lungo questo percorso, «la malinconica nenia dei canti arbereshe, che narrano della nostra terra, della sua sofferenza», «la fotografia di paesini la cui povertà è metafora di una Calabria capace di lottare», e poi «”Anime nere” di Gioacchino Criaco, che delinea il quadro di una terra martoriata dalla ‘ndrangheta, terribile piovra che sa avvinghiare coi suoi tentacoli le vite e le persone più normali. È questo il filone della cultura immaginato e organizzato con encomiabile impegno dal vicesindaco Francesco Sgroi e dall’assessore alla cultura Antonella Gioia, con l’evidente finalità di riflessione comune sull’essenza della nostra Calabria, ma per scoprirne la linfa vitale e le ragioni su cui costruire qualcosa di nuovo e di bello, a cominciare dalla nostra cittadina».

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Federico Cimini gli eventi della scorsa estate li ha vissuti da sopra il palco, per esserne stato spesso l’animatore, con la sua voce e la sua chitarra. Li ha vissuti da protagonista, insieme con lo staff del sito sanlucidocerasuolo.com, del quale fa parte, e coi tanti giovani direttamente coinvolti nell’organizzazione della bella stagione. federico ciminiPerciò, lette le recenti dichiarazioni di Franco Nunziata e dei suoi, per i quali la programmazione estiva è stata «scarsa» e di «scarsa portata», Federico ha deciso di dire la sua.

«Nunziata torna a parlare di estate esprimendo un giudizio non solo negativo e grave, ma anche falso e ingiurioso, non solo nei confronti dell’amministrazione, ma anche nei confronti dei giovani sanlucidani che si sono impegnati senza fini di lucro nell’organizzazione dell’estate, che è riuscita benissimo dopo troppi anni», sostiene Federico.

Per lui, quello espresso da Nunziata è «il giudizio di una classe politica che guarda caso risponde allo pseudo Pd sanlucidano, pseudo proprio perchè ha ben poco dei valori e degli ideali di questo partito. Guarda caso l’altra corrente del Pd – la componente del partito che sostiene l’amministrazione Staffa – ha detto che i giovani, dell’estate, sono stati la carta vincente».

E, nel caso in cui l’accusa di «clientelismo» lanciata da Nunziata si riferisse proprio al programma degli eventi estivi, Cimini replica: «La situazione economica non favoriva di certo l’organizzazione di serate a fini di lucro. L’unico motore che ha spinto noi giovani a proporre e sostenere gli eventi estivi è stato l’amore per il nostro paese, perciò ritengo che nei nostri confronti siano state usate parole non vere. Ma per fortuna – afferma infine Cimini – i fatti, l’affluenza di pubblico agli eventi, i consensi ricevuti, parlano da sè e bastano per smentire qualsiasi nota negativa a riguardo».

esclusivo www.mariafrancescacalvano.com

Che non ci sia un progetto nel futuro di San Lucido è chiaro da quando ben due “progetti”, Progetto San Lucido prima e Progetto Democratico poi (per non dire tre, se si considera anche il Progetto Ribaltone), sono stati bocciati dall’elettorato. Quindi ha indubbiamente ragione Franco Nunziata quando, in una nota pubblicata qualche giorno fa, afferma che «non un progetto» s’intravede nel futuro di San Lucido.

Sarebbe possibile esprimersi anche in merito ad altre affermazioni contenute nel documento, come quella per cui gli atti della giunta Staffa «sembrano caratterizzarsi solo per clientelismo», se esse non fossero alquanto ermetiche. Non è dato infatti conoscere gli atti concreti sui quali si basa tale accusa di clientelismo lanciata da Nunziata e dai suoi, perché nella nota non se ne fa menzione: senza queste informazioni fondamentali, risulterebbe a chiunque piuttosto difficile farsi una qualsiasi idea in proposito che abbia il pregio di fondarsi su qualche minimo dato di fatto.

Perciò, attendendo che Nunziata disperda le nubi, cercheremo un po’ di trasparenza nel resto del documento. Andiamo all’accusa di improvvisare l’attività d’amministrazione del paese, rivolta alla maggioranza del sindaco Antonio Staffa. Qui registriamo con molta gioia un passo in avanti: Nunziata e i suoi infatti stavolta approfondiscono l’anatema. C’è improvvisazione, spiegano, perché non esiste una programmazione adeguata per nessun settore. Non c’è pulizia, non c’è ordine, non c’è sicurezza. Non c’è un piano per la casa di riposo ex Onpi. Alt. Qui dobbiamo doverosamente fermarci. Quest’ultima mancanza, infatti, è piuttosto grave. Perché un piano per l’ex Onpi, Nunziata, ce l’aveva eccome.

Esso prevedeva la creazione di 150 (su 300 complessivi) nuovi posti di lavoro presso la struttura, e venne esposto dettagliatamente nel corso di un comizio elettorale, nell’aprile scorso. In quell’occasione, il medico sciorinò numeri che nemmeno all’estrazione del Lotto, con l’obiettivo di provare che comeno?sipuòfare. Le malelingue sotto il pulpito obiettarono subito che per impegnare tutti quei posti di lavoro sarebbe stato necessario importare disoccupati dai paesi vicini. Da parte loro gli elettori, forse perché presi da un certo scetticismo, o forse a causa di una sorta di insensibilità maturata di fronte alle promesse stratosferiche, o forse perché nemo profeta in patria o magari soltanto perché non ci sono più le mezze stagioni, non consegnarono la palma della vittoria alla lista nella quale Nunziata era candidato (quella di Mario Amendola), che pure, viste le prospettive, avrebbe dovuto raccogliere il voto della nutrita categoria dei disoccupati del paese.

Tuttavia, nonostante la bocciatura elettorale, Nunziata pare non aver mai smesso di carezzare il suo sogno per l’ex Onpi; così, nella sua nota recente, insiste e parla della Casa Serena come di «una possibile fonte occupazionale per i tanti disoccupati». È in questa definizione che riecheggia la promessa mai dimenticata di un incredibile miracolo in via Marina.

Si dà però il caso che per il sindaco Staffa tale promessa sia invece storia di ieri. Ha detto il primo cittadino replicando alle affermazioni di Nunziata: «Siamo aperti alle proposte, che non siano però come quelle per l’ex Onpi già bocciate dagli elettori». Caso chiuso. Forse.

A riaprilo ci pensa Pino De Luca. Per aiutare Nunziata a riprendersi dalla staffilata di Staffa, uno che non le manda certo a dire, De Luca afferma: «I posti di lavoro prospettati da Nunziata in campagna elettorale – scrive in una nota – non sono certamente “chiacchiere” di cui superficialmente parla Staffa o da ridicolizzare come ha fatto qualche altro in campagna elettorale: Nunziata dirige una struttura per anziani di appena 60 posti letto, con ben 72 dipendenti; immaginate la Casa Serena con almeno il doppio dei posti letto e con almeno 144 dipendenti». E, voglia Dio, con Nunziata alla direzione di quel grandioso piano di recupero della struttura che realizzi finalmente il sogno occupazionale. «Ma chi ha raccolto questi inviti del nostro gruppo per creare ordine, armonia ed occupazione a San Lucido?», chiede De Luca. L’elettorato certamente no, o almeno non abbastanza da incaricare Nunziata e i suoi di governare il paese. Tantomeno pare intenzionato a farlo Staffa.

Ma veniamo ad oggi. Ex Onpi a parte, appare chiara la volontà di Nunziata e dei suoi di sfidare Staffa sullo stesso campo di battaglia che l’ha visto vincitore: un campo grande quanto le zone sfornite d’acqua potabile.

Chiede Nunziata «cosa si sta programmando per l’acqua della zona Varco, per la frana di contrada Margherita, per il piano urbanistico, per il personale precario, per le zone rurali, per il lavoro dei giovani e soprattutto per il ripristino della legalità e dell’ordine pubblico nel paese». Se si “geografizzano” i punti elencati, si vede che almeno tre di essi riguardano le periferie e stanno dunque particolarmente a cuore ai loro abitanti. A quegli stessi sanlucidani che hanno portato il neo sindaco in braccio fino al portone municipale. Sostenere che proprio questi impegni non sono stati ancora rispettati significa tentare di aprire una breccia nell’elettorato di Staffa e della sua maggioranza.

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Continua il botta e risposta tra il sindaco di San Lucido, Antonio Staffa, e Franco Nunziata e i suoi amici. Alcuni giorni fa quest’ultimi avevano duramente criticato l’operato dell’amministrazione comunale; da parte sua, il primo cittadino aveva prontamente replicato. Oggi tocca a Pino De Luca, che firma una nota in qualità di componente di un «gruppo che si richiama ad una vasta e ben determinata area del Partito democratico sia a livello nazionale che regionale, gruppo che, avendo conquistato, nelle ultime elezioni amministrative, ben 221 preferenze (Nunziata, Cinelli, Polizza) non è poi certamente tanto “presunto” (come aveva affermato Staffa, ndr)».

«Se queste sono le risposte che il sindaco riesce a dare ai cittadini sulle gravi emergenze che affliggono il paese, siamo veramente alla frutta», scrive De Luca. «Alle argomentazioni critiche di carattere politico-amministrativo mosse dal gruppo Nunziata, il Sindaco controbatte con polemiche puerili e sterili, anziché far conoscere alla minoranza quello che vuole fare per il futuro della collettività. Di aver perso le elezioni e di essere minoranza ne abbiamo sicuramente preso atto a tempo debito, senza nessuna amarezza. Caro Sindaco, chi fa oramai politica da tempo conosce bene i suoi meccanismi, quindi nel rispetto dei ruoli e nella convinzione che l’azione amministrativa è fatta di chiarezza e trasparenza, ancora una volta ti invitiamo ad amministrare questo paese con il coinvolgimento di tutti. Noi abbiamo sempre lanciato segnali in questo senso, ma la critica lasciatecela fare, in un paese democratico, come d’altronde abbiamo fatto anche con le amministrazioni precedenti; riproponendo la necessità di ricostruire un tessuto politico a San Lucido, di creare un clima di pace sociale, di ricercare larghe intese sui grossi problemi del paese, a partire dall’ordine pubblico per finire allo sviluppo urbanistico del territorio ed al destino della casa di riposo ex Onpi, ove i posti di lavoro prospettati da Nunziata in campagna elettorale non sono certamente “chiacchiere” di cui superficialmente parla Staffa o da ridicolizzare come ha fatto qualche altro in campagna elettorale: Nunziata dirige una struttura per anziani di appena 60 posti letto, con ben 72 dipendenti; immaginate la Casa Serena con almeno il doppio dei posti letto e con almeno 144 dipendenti. Ma chi ha raccolto questi inviti del nostro gruppo per creare ordine, armonia ed occupazione a San Lucido? Neanche Staffa, politicamente sordo, più di altri Sindaci. Eppure la sua compagine amministrativa è giovane, tranne che, senza nessuna vena polemica, dietro questa paventata gioventù non si nasconda altro! Questo, amico Staffa, deve essere “il linguaggio vero della politica”, che deve caratterizzare quella tanto sbandierata “rivoluzione culturale” di cui ti sei fatto carico, accettando con umiltà le critiche e valutando ogni proposta della minoranza, soprattutto se fatta da uomini e politici che hanno anteposto come interesse primario il bene di San Lucido. Il paese ancora aspetta di conoscere il vostro programma politico-amministrativo. Nunziata non ha una “visione catastrofica, funesta o manichea della politica”. Caro Sindaco, i suoi messaggi lanciati “con passione e fervore” devono essere intesi più semplicisticamente come un contributo di idee, esperienza e di grande professionalità da parte di chi, come Lei, ama San Lucido».

Secca replica del sindaco Antonio Staffa alle affermazioni di Franco Nunziata, già candidato nella lista Progetto democratico di Mario Amendola oggi rappresentata dietro i banchi dell’opposizione. Nunziata, nel dirsi «disponibile» al «confronto costruttivo per il paese con i giovani amministratori», aveva accusato ieri la giunta Staffa sostanzialmente di «clientelismo e improvvisazione», di non avere «un progetto» o «un’idea» per San Lucido, di aver offerto ai villeggianti una programmazione estiva «di scarsa portata» e un paese e un mare «sporchi» e aggiunto di essere ancora in attesa della rivoluzione culturale promessa. antonio staffaMa la replica del sindaco Staffa non s’è fatta attendere.

«Leggo continuamente sulla stampa la sibillina disponibilità di Nunziata e del suo presunto gruppo a un confronto costruttivo con gli amministratori – ribatte il primo cittadino. Ho l’impressione che faccia solo chiacchiere, infatti non ha mai chiesto un incontro con questa amministrazione per aprire un dialogo, cosa che è avvenuta con altre forze. Così, mentre tende la mano sinistra, è pronto con la destra a sferrare un colpo: è la singolarità della sua vita politica. Questo esecutivo è aperto al dialogo con tutte le forze politiche che vogliono costruire qualcosa di concreto per il nostro paese», dichiara Staffa. Che, alla «grave» affermazione di Nunziata per cui gli atti amministrativi «sembrano caratterizzarsi solo per clientelismo e improvvisazione», risponde: «La rivoluzione culturale è anche il linguaggio della politica», e insieme respinge al mittente dichiarazioni dettate dall’«amarezza di aver perso le elezioni».

«In ogni modo – continua il sindaco – il confronto si costruisce su basi obiettive e su dati oggettivi e soprattutto sulla trasparenza. Nunziata ha sempre una visione catastrofica e tutto ciò che è proiezione di questa amministrazione è negativo a priori. Difatti ha vissuto una deludente stagione estiva e parla di scarsa programmazione e portata. I suoi interventi sono sempre funesti; ha una visione manichea dell’amministrare, da una parte c’è lui che dovrebbe amministrare bene e dall’altra i giovani che sono causa di ogni male, ma questa volta la rivoluzione culturale ha fatto girare la ruota. Certo San Lucido ha dei problemi, ma il pessimismo che mette nella penna non aiuta il paese. In realtà – chiarisce Staffa – i problemi che abbiamo avuto quest’estate sono stati legati al traffico e all’acqua. L’uno a causa dei mancati vincitori del concorso per vigili urbani (50 candidati) indetto da questa amministrazione, e l’altro legato ai più gravi problemi regionali sulle risorse idriche. Il paese, come abbiamo avuto modo di osservare, si è presentato pulito, così come la spiaggia e il mare. Per crescere e far crescere questo paese bisogna amarlo e mettere le pietre dove c’è da costruire, anche insieme. Nella nostra agenda ci sono tutti i problemi sentiti dalla cittadinanza, pertanto siamo aperti alle proposte, che non siano però come quelle per l’ex Onpi (Nunziata aveva promesso 300 posti di lavoro, ndr) già bocciate dagli elettori».

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