«La cinica deposizione della calunnia dinanzi al Tribunale, descritta con diabolica disinvoltura; la tragicomica passerella di un nutrito gruppo di suore e parenti di Suor Tania che ha invaso i corridoi del Tribunale, bivaccando, sbirciando ed origliando dalle porte semichiuse; le dissacranti dichiarazioni della madre generale, Suor Tiziana Merletti, “di essere stanca di ricevere fango e minacce”».
Padre Fedele Bisceglia, l’ex frate francescano accusato di aver violentato, come il suo segretario Antonio Gaudio, una suora ospite dell’Oasi Francescana da lui fondata e diretta a Cosenza,
commenta così l’udienza fiume celebrata a porte chiuse il 9 luglio scorso presso il Tribunale della città bruzia nell’ambito del processo a suo carico, nel corso della quale la religiosa ha confermato il racconto di «quei cinque episodi» in cui padre Fedele le avrebbe usato violenza.
Bisceglia, da parte sua, non solo respinge le accuse, ma scrive una lettera aperta direttamente a Papa Benedetto XVI per «chiedere, umilmente, ma con determinazione e forza, che si faccia luce al più presto su questa incresciosa, tenebrosa e dolorosa vicenda, per cancellare una delle pagine più tristi, dolorose e sanguinanti che sta scrivendo la Chiesa cosentina». Uno scandalo che per Padre Fedele non è che il frutto di un «terrificante complotto»; perciò il sacerdote ex francescano (che firma la lettera come “Fra Fedele Bisceglia Francesco, medico missionario”) continua a sostenere la propria «innocenza» ed «estraneità» rispetto «all’infamante accusa di Suor Tania Alesci delle Suore Francescane dei poveri». Ciò di cui lo si incolpa, afferma, è «un peccato mai pensato».
Attendendo che la giustizia faccia il suo corso, «purtroppo lungo», Padre Fedele trascorre le vacanze a San Lucido, nella provincia di Cosenza: «Qui ho un amico. Mi serve per ricaricare le batterie: questo sarà un settembre duro», dice. E tra un bagno e l’altro, alla vigilia di Ferragosto, lancia il suo appello al Papa e alle autorità ecclesiastiche: al Segretario dello Stato Vaticano, al Prefetto Cei, cardinale Bagnasco, al Prefetto della Congregazione dei religiosi, all’Arcivescovo di Cosenza. La richiesta: «l’avvento di Visitatori Apostolici di provata saggezza e spiritualità» perché vigilino «sull’agire dei Superiori Maggiori, Provinciali e Generali dell’Ordine dei Cappuccini» e «nell’ambito della Congregazione delle Suore Francescane dei poveri» alla quale appartiene suor Tania. Padre Fedele accusa la Congregazione di aver «schiaffeggiato un innocente sacerdote religioso francescano, contro i canoni del Vangelo e dello spirito di Francesco d’Assisi».
«La Chiesa – scrive Padre Fedele al Papa – deve intervenire. Ulteriori silenzi e limitazioni all’innocente aggraverebbero l’ormai noto scandalo. Frenate questo nefando tsunami. Io sono pronto a salire anche sul rogo, ma griderò con forza sempre, fino alla morte, la mia innocenza e predicherò fino allo spasimo la conversione di religiose e religiosi che hanno partecipato a questo terrificante complotto che ha scosso l’opinione pubblica mondiale».
Chiedendo al Santo Padre «benedizioni e preghiere» e «rinnovando il perdono a Suor Tania, alle sue consorelle, ai miei confratelli», Padre Fedele esprime infine «solennemente» il desiderio di celebrare la Santa Messa e difendere «gli ammalati, specialmente quelli del Papa Giovanni (l’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, ndr)», «donne e bambini abbandonati e tutti i deviati della nostra società».

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