San Lucido – Incompatibilita’ in consiglio: chi ha (piu’) paura del Cavaliere?

Va bene che il suo nome non compariva espressamente nel testo dell’ordine del giorno, ma che Vittorio Calomeni non fosse al corrente del fatto che il consiglio comunale avrebbe discusso il suo (fino ad allora presunto) caso di amministratore incompatibile, come Mario Amendola e Roberto Filippo hanno sostenuto, pare probabile quanto la neve sugli ombrelloni a Ferragosto.
Il caso del candidato a sindaco della lista LiberaMente è esploso, tutt’altro che in sordina, due mesi fa,
quando qualcuno sostenne che avesse due cause in corso col comune di San Lucido che avrebbero potuto determinare la sua incompatibilità con la carica di consigliere. E il caso non scoppiò senza ch’egli se ne accorgesse, visto che ebbe modo di replicare e di sostenere di essere assolutamente compatibile, di non avere cause col comune, se non un certo decreto ingiuntivo, da lui considerato del tutto innocuo (ma che si sarebbe rivelato piuttosto insidioso). In municipio però, nonostante l’ostentata tranquillità dell’interessato, si cominciava a dare un’occhiata alle carte.
Le verifiche divennero più celeri in seguito al protocollo di una lettera indirizzata al sindaco Antonio Staffa, al presidente del consiglio Giuseppe Moramarco e al segretario Fedele Vena e firmata da Giuseppe Cavaliere, privato cittadino sì, ma anche colui che, se Calomeni dovesse decadere dalla carica, lo sostituirebbe dietro i banchi dell’opposizione. Cavaliere invitò formalmente a verificare le posizioni di tutti gli amministratori. E verifica fu.
L’indagine venne annunciata ufficialmente in assise il 20 giugno, circa un mese fa, e i risultati sono approdati in consiglio il 25 luglio. Primo punto all’ordine del giorno: l’esame della compatibilità dei consiglieri comunali. Nonostante l’argomento lo riguardasse molto da vicino, e sebbene fosse contenuto in un atto pubblico e ufficiale come la convocazione del consiglio comunale, Calomeni non si sarebbe sentito chiamato in causa. Ignaro, non al corrente, non informato: così lo hanno dipinto Amendola e Filippo nell’assise del 25 luglio. La tesi sostenuta: non leggendo il proprio nome, Calomeni non si è presentato. Dopotutto, cosa c’entra lui col discorso dell’incompatibilità?
Calomeni non c’è. Peccato, perché avrebbe potuto produrre documenti in sua difesa, osservano Amendola e Filippo, suggerendo inoltre, vista l’assenza, di non prendere alcuna decisione in merito. Di parlare così, tra amici, dell’avvincente e sempreverde tema dell’incompatibilità senza decidere nulla, senza contestare la posizione di qualcuno che non può nemmeno difendersi dall’infamante accusa, immobilizzato dalla sua stessa assenza. Suvvia, non è cortese.
Improvvisamente dunque diviene importante quanto il diretto interessato ha da dire in sua difesa. Se lo stesso principio “probatorio” fosse stato applicato ai consiglieri di maggioranza Armando Mazza e Franco Nesci, se egual rilevanza fosse stata attribuita ai documenti che questi hanno presentato per provare l’inconsistenza delle accuse mosse loro contro,
probabilmente ai due non sarebbero state contestate cause d’incompatibilità senza che ne abbiano.
Ma le cose sono andate diversamente. Mazza e Nesci sono incompatibili immaginari. Incompatibili dichiarati del tutto inutilmente, come per seguire il copione di una bizzarra messinscena, in cui l’imputato viene condannato proclamandone nello stesso tempo l’innocenza.
In fondo, sono loro, con i loro documenti infruttuosi ai fini della decisione, a pagare il prezzo del compromesso al quale la maggioranza ha deciso di giungere: dichiarare due dei suoi incompatibili per smontare l’accusa da parte di Amendola (che le rimprovera un certo dispotismo nelle decisioni) secondo la quale Staffa&Co. avevano già stabilito tutto. Potendo contare però sulla certezza di non subire le conseguenze dell’atto, proprio per l’inconsistenza delle basi su cui esso si fonda.
Amendola invece, se da una parte ha ottenuto che non solo l’alleato Calomeni portasse il marchio dell’incompatibilità ma che ugual destino toccasse a due avversari, dall’altra ha mancato l’obiettivo principale: evitare che si decidesse in merito. Non solo: la dichiarazione d’incompatibilità dei due consiglieri di maggioranza Nesci e Mazza è un generoso regalo a Roberto Pizzuti e Loredana Pastore, colleghi d’opposizione ma comunque antagonisti: erano stati loro, infatti, a puntare il dito contro i due. Le insistenze di Amendola e Filippo nel cercare di salvare Calomeni dalla dichiarazione d’incompatibilità hanno finito così per favorire Pizzuti e Pastore, che di fatto hanno vinto una battaglia considerata persa e nella quale avevano deposto le armi.
Ma la crociata pro Calomeni di Amendola e Filippo ha davvero del cavalleresco? Probabilmente l’assenza del diretto interessato avrebbe dovuto convincere l’assemblea a non determinarsi senza di lui, perché in fondo non è carino parlare (male) degli assenti. Cavalleria, dunque? In realtà, più che una questione di cavalleria, è una questione di Cavaliere.
Infatti, se Calomeni dovesse decadere dalla carica di consigliere comunale di minoranza, sarebbe Giuseppe Cavaliere a prendere il suo posto. Sarebbe lui a rappresentare l’ago della bilancia tra il gruppo Progetto Democratico (Mario Amendola e Roberto Filippo) e il gruppo Direzione San Lucido (Roberto Pizzuti e Loredana Pastore),
e questo sconvolgerebbe sicuramente gli equilibri interni all’opposizione. Se attualmente, con Calomeni, la bilancia pende chiaramente dalla parte di Amendola e Filippo, con Cavaliere sarebbe necessario tararla nuovamente. Egli infatti non ha mai rinunciato alla propria indipendenza di decisione (giusta o sbagliata che venga considerata), neppure quando rischiava di perdere (come poi è successo) l’ambitissima poltrona da assessore e la fiducia dei vertici, dal sindaco al vicesindaco fino a tutti i colleghi di giunta.
La sua posizione di “autonomo ad oltranza” rende certo più difficile il compito a quanti cercano di farne un alleato, con accordi più o meno sottobanco, palesi ma non palesati come quello tra Amendola, Filippo e Calomeni. È obiettivamente difficile che possa avvenire un avvicinamento rispetto a Pizzuti e Pastore, visti i gravi screzi fra loro quando appartenevano alla stessa maggioranza; più facile che tentino un approccio Amendola e Filippo, come avvenne quando, approfittando proprio di quei dissidi, si misero a corteggiarlo.
Non che Cavaliere necessariamente debba cedere. Anzi. La sua, probabilmente, sarebbe una figura terza e indipendente rispetto ai due gruppi d’opposizione. Una figura scomoda, sia per l’uno sia per l’altro. Con l’entrata di Cavaliere, Pizzuti e Pastore ci guadagnerebbero un nemico; Amendola e Filippo un alleato mancato. Chi, tra loro, ha (più) paura del Cavaliere?
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L’incompatibile KaloMan s’e’ tramutato per magia in compatito InvisibleMan. Vuolsi cosi’ cola’ dove s’Amendola. In fondo si sa, a volte anche i supereroi latitano.. probabilmente perche’ hanno da stirarsi la calzamaglia. Che poi, con l’ipotizzato ingresso di Cavaliere in consiglio, magari va a finire che tra i due litiganti il Sindaco gode :p
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