Il sindaco Antonio Staffa e l’amministrazione esprimono «solidarietà nei confronti di Alessandro Vivace, giovane sottufficiale della Capitaneria di Porto, per il vile gesto subito». Dal governo cittadino arriva inoltre «la più convinta condanna dell’episodio, che rappresenta un pericoloso attacco all’istituzione e minaccia la sicurezza dei cittadini e della comunità». L’amministrazione si dichiara altresì «sicura che con uguale forza tutta la cittadinanza stigmatizzerà l’episodio» e si impegna «affinché la legalità venga pienamente rispettata attraverso interventi di controllo del territorio, in stretta collaborazione con le forze dell’ordine». Infine esprime «fiducia nel lavoro degli inquirenti che sapranno far luce sulle responsabilità dell’accaduto».
Il municipio cittadino condanna dunque senza mezzi termini quanto verificatosi nella notte tra l’8 e il 9 maggio a San Lucido, quando ignoti hanno dato alle fiamme l’automobile di Alessandro Ercole Vivace, sottufficiale della Capitaneria di Porto in servizio presso l’Ufficio locale marittimo di Paola.
Il giovane aveva preso parte attivamente, nella mattinata di giorno 8, al fermo di un motopesca nel mare di San Lucido, operato per rifiuto di obbedienza e resistenza a nave militare, e al relativo sequestro di dieci chilometri di reti illegali, comunemente chiamate spadare, e di tutto il pescato. All’operazione avevano partecipato le motovedette della Guardia costiera di Vibo Valentia Marina, l’Ufficio circondariale marittimo di Cetraro e quello locale di Paola, presso il quale è in servizio Alessandro Vivace.
La Capitaneria di Porto, nell’ambito di controlli programmati, aveva sorpreso il motopesca di San Lucido a circa quattro miglia a largo di Amantea con quattro persone a bordo, mentre effettuava attività di pesca con circa dieci chilometri di reti vietate dalla legge in quanto dannose per l’ambiente. I militari della motovedetta Cp265 di Vibo Valentia Marina avevano intimato all’equipaggio di dirigersi perso il porto di Vibo Valentia, senza successo. Contravvenendo agli ordini, il natante aveva tentato invece il rientro nel porticciolo di San Lucido, venendo qui bloccato dalle forze dell’ordine. Questo quanto si verificava nella mattina dell’8 maggio.
Scesa la notte, alle ore 2, l’auto di Vivace, parcheggiata nel cortile della propria abitazione in contrada San Giovanni a San Lucido, è stata data alle fiamme. Il fuoco, appiccato all’area posteriore della vettura, ha distrutto il telaio solo in parte grazie all’intervento dei Vigili del fuoco di Paola ai comandi del caposquadra Giuseppe Sabato, danneggiando tuttavia irrimediabilmente il mezzo. Sul caso indagano la Polizia stradale di Paola, la Polizia scientifica e i carabinieri di San Lucido.
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Nel ringraziare il Sindaco e la sua Giunta per la presa di posizione, mi chiedo perchè un fatto del genere debba ancora oggi accadere. Ed a chi poi. Alessandro è un ragazzo perbene che non ha mai fatto del male a nessuno, un semplice servitore dello Stato che ha sempre fatto il proprio dovere senza mai voler fare l’eroe, non che questo potesse neanche solo minimamente giustificare qualcosa.
Alessandro aveva un sogno: quello di tornare a San Lucido dopo anni di pellegrinaggio su e giù per l’Italia, ama il suo paese la sua gente le sue abitudini.
Siamo in tanti ad essere costretti a lasciare San Lucido per poter dare alle nostre vite un futuro.
Siamo in tanti lontani ad accarezzare ogni giorno il sogno di poter tornare.
Questi fatti non aiutano niente e nessuno, spero solo che non debbano mai più accadere. -
Aggiungo la mia personale solidarieta’.
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Aggiungo anche la mia solidarietà, contro un atto vile che si commenta da solo, anche se abbisognerebbe di cori di voci indignate … ma i tromboni dedicano più fiati a commentare, monitorandoli, i vagiti della neonata amministrazione (non governo, Signorina…): Respira? No, anzi si, adesso si muove, no sta fermo … Che noia!!
A monte del gesto vigliacco ai danni del sottufficiale Vivace, c’è un problema che sta da anni piegando la fibra dei nostri pescatori. Prova ne sia la notizia, riportata dai quotidiani calabri, della protesta di centinaia al porto di Bagnara Calabra. (e non sarebbe nemmeno la prima….)
Non si tratta di pescatori della domenica, tipo quelli che prendono il motore d’estate e tra un bagno e l’altro pescano la cena. Sono lavoratori che si trovano senza possibilità di guadagno. E da che mondo e mondo, si sa che la fame o l’incubo dell’insoluto son cattivi consiglieri. E fan compiere atti vili e privi di effetti positivi per la causa (sempre che ce ne sia una, e non si tratti di tutta una messa in scena….).
D’altra parte lo stesso WWF ” chiede sanzioni più severe per chi ancora utilizza mezzi banditi a livello internazionale e denunce per chi infrange la legge comunitaria. L’uso delle reti derivanti (le così dette spadare) è un reato sancito dalla normativa UE, è un crimine contro il mare per l’altissimo impatto ambientale che comporta. Sono mezzi vietati infatti sia dall’Europa sia dal CGPM (Commissione Generale Pesca Mediterraneo) dal 2002 e nel Mediterraneo intero sono state bandite dal 2005″A monte c’è una direttiva dell’UE (Unione Europea, non esclamazione di casa nostra…), che va rispettata e che ha vietato l’uso delle cosidette “spadare” in tutta Europa del Sud e del Nord. E se i nostri cugini francesci hanno risolto il problema cambiando il nome delle reti, da “spadare” a “thonaille”, mantenendole tutt’ora attive sulle loro imbarcazioni ben pericolose, come si vede da questo documento che comunque risale all’aprile del 2007: ( http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/AttaccoAlRanger.shtml), noi continuiamo imperterriti come se niente fosse, tranne poi incendiare la prima cosa che ci viene sotto mano…
Comunque, e finisco questo lungo sproloquio (e me ne scuso) trovo molto interessante questo pezzo di Enzo D’Antona scritto nel lontanissimo 1995, di cui allego il link: http://www.radicali.it/search_view.php?cms=38&id=143785&lang=IT
Cordiali saluti al caro interlocutore Ghost al quale rinnovo la mia stima. Saluti anche a Lei, Signorina, si dia da fare….

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