19 February 2008

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Ottavo di dieci fratelli, cinquantadue anni, due figlie, una laurea in ingegneria civile e un posto da insegnante a Roma, dove vive da sanlucidano. Perché, nonostante da ventisei anni abiti nella capitale, Vittorio Calomeni non ha interrotto i legami ed è rimasto cittadino di San Lucido, e qui torna il fine settimana. Ma promette che, se dovesse essere eletto sindaco, invertirà le abitudini, così da passare al paese i giorni feriali e a Roma quelli festivi.

L’aspirante primo cittadino, che guiderà una lista civica sostenuta tra gli altri anche da Giuseppe Cavaliere, ha le tasche vacanti di politica: «Non ho tessere di partito – dice. Mettersi dietro un simbolo non è una garanzia».

Più che la risposta civica ai partiti, Calomeni e i suoi si definiscono «la risposta antipolitica alla politica, intesa come sprone alla politica perché migliori. Per me candidarmi non è una necessità – dichiara – anzi ritengo sia una scelta importante che richiede spirito di sacrificio e che non può essere fatta con leggerezza. Nella rincorsa generale della candidatura a sindaco, io non mi sono autoproposto, ed è giusto che siano gli altri a riconoscerti dei meriti. Se scendiamo in campo è perché non vediamo alternative valide per la rinascita del paese. Bisogna rimboccarsi le maniche personalmente, prendersi delle responsabilità. Il nostro programma è restituire tranquillità al paese e cercare di fare qualcosa di utile per tutti».

Il cavallo di battaglia si chiama cambiamento. «Siamo un elemento destabilizzante nella politica locale, vogliamo scardinare le vecchie logiche». Niente discriminazioni tra eletti e non eletti della lista, tra assessori e consiglieri e tra maggioranza e opposizione e nessuna decisione imposta bensì, laddove interessi la collettività, discussa in consiglio comunale, riducendo all’osso le delibere di giunta: è questa la filosofia di Calomeni, che promette anche una lista «nuova, e competente» («Siamo l’unica risposta all’esigenza di cambiamento. Dall’altra parte, solo un rimpasto») e ironizza sulle critiche: «Dicono che ho scheletri nell’armadio. Nell’armadio ho guardato e al massimo ho trovato qualche scheletro di geko».

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