San Lucido – Assunzione del capo dell’Utc, a conclusione il caso “politico”
Quando l’8 giugno 2004 il comune di San Lucido firmò il verbale di conciliazione con l’architetto Santo Garofalo presso la Direzione provinciale del lavoro di Cosenza al fine di risolvere il contrasto col professionista che chiedeva la trasformazione del suo contratto di lavoro a tempo determinato in indeterminato, in consiglio comunale si scatenò il putiferio.
Dall’opposizione si sollevarono dure polemiche per la firma di un documento che avrebbe potuto avere conseguenze significative per l’Ente, rappresentando potenzialmente la base sulla quale l’architetto Garofalo avrebbe potuto far sì che venisse riconosciuto il proprio diritto ad ottenere un posto a tempo indeterminato presso il comune di San Lucido come dirigente del settore tecnico.
Venne diffuso pure un volantino in cui si sosteneva che la «fiducia» che l’allora sindaco Roberto Pizzuti aveva riposto in Garofalo gli si sarebbe ritorta «(almeno formalmente) contro». Si leggeva inoltre nel documento: «La soluzione conciliativa accettata dal sindaco prevede la definitiva trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, e la rinuncia del ricorrente al risarcimento danni, nonostante il componente designato dal comune al collegio di conciliazione (l’attuale responsabile del primo settore) avesse esternato parere sfavorevole alla soluzione proposta e poi accettata da Pizzuti»; si aggiungeva inoltre che anche il segretario comunale, allora Alfio Bonaventura, aveva fatto presente al sindaco «che l’accesso al pubblico impiego deve avvenire tramite pubblico concorso, e che è impossibile trasformare a tempo indeterminato i contratti di lavoro a tempo determinato».
Il documento riportava infine: «Grazie alla fiducia del sindaco, il nostro comune deve affrontare l’ennesimo giudizio. Per noi è l’ennesima vergogna. Chiediamo che venga immediatamente rescisso il contratto di diritto privato con l’attuale dirigente utc, che venga revocata ogni responsabilità di servizio e procedimento, che il segretario comunale si adoperi affinché questa causa venga vinta. Lo chiede la nostra dignità, la coscienza civile di San Lucido».
Se la richiesta di interrompere il rapporto di lavoro con l’architetto non sarebbe mai stata accolta da Pizzuti,sul fronte legale è proprio questo il modo in cui si è conclusa la vicenda. Come dicevamo ieri, la Corte d’Appello di Catanzaro, alla quale si è rivolto Garofalo tramite l’avvocato Enrico Ambrogio, ha infatti rigettato l’appello e confermato la sentenza di primo grado, emessa dalla Sezione lavoro del Tribunale di Paola.
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