7 February 2008

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Anche la Corte d’Appello di Catanzaro, dopo il Tribunale di Paola, ha detto no all’architetto Santo Garofalo e alla sua richiesta di essere assunto a tempo indeterminato dal comune di San Lucido. Il dirigente del settore urbanistica, territorio e ambiente dell’area tecnica comunale a dicembre 2007 aveva infatti presentato appello a Catanzaro per la riforma della sentenza con cui il Tribunale di Paola aveva rigettato il suo ricorso, nel mese di settembre.

Anche questo secondo tentativo tuttavia si è rivelato infruttuoso per Garofalo. Questi, attualmente titolare di un contratto di due anni come istruttore tecnico che scadrà a fine anno, chiedeva l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sulla base di un documento che l’Ente ha sottoscritto nel 2004, durante la seconda amministrazione di Roberto Pizzuti, vale a dire un verbale di conciliazione firmato presso la Direzione provinciale del lavoro di Cosenza, volto alla trasformazione del rapporto a tempo determinato in indeterminato.

Quanto concordato in quella sede non è mai divenuto realtà, nonostante con un atto di precetto già nel 2004 Garofalo abbia intimato all’Ente l’assunzione entro dieci giorni, pena l’esecuzione forzata per vie legali, come poi è accaduto. Il professionista si è affidato infatti allo studio legale dell’avvocato Enrico Ambrogio.

Il Comune, da parte sua, ha già contestato in primo grado la validità del verbale di conciliazione, tramite l’avvocato Domenico Tonnera, che ha sostenuto due giorni fa la stessa tesi presso la Corte d’Appello di Catanzaro.

Nell’udienza che si è tenuta il 5 febbraio, i giudici del capoluogo hanno dunque rigettato nuovamente il ricorso di Garofalo, confermando la sentenza di primo grado, emessa dal giudice Roberta Attena della sezione lavoro del Tribunale di Paola. L’architetto Santo Garofalo continua dunque a ricoprire un posto di lavoro a tempo determinato presso il comune di San Lucido, fatte salve ulteriori iniziative legali.

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Un caso di meningite è stato segnalato a Cosenza. In un comunicato della direzione generale dell’azienda sanitaria provinciale del capoluogo bruzio, infatti si legge: “Segni clinici di meningite” sono stati riscontrati su una donna residente nella provincia di Cosenza, ricoverata all’ospedale del capoluogo”. La paziente risiede nella frazione Campora San Giovanni di Amantea (Cosenza). “Il dipartimento di prevenzione area ex as n. 1 di Paola – è scritto nella nota dell’Asp – pur nelle more della definizione diagnostica, ancora in corso, con imemdiatezza ha provveduto ad assicurare la chemioprofilassi dei contatti familiari e di quelli occasionali. Contestualmente – si comunica – sono state attivate le misure di disinfezioen degli automezzi adibiti al trasporto dell’inferma ed attivate le procedure di chemioprofilassi nei confronti dei sanitari che hanno effettuato il trasporto”. Nella nota si fa infine rilevare che “sono state attivate tutte le procedure di profilassi, monitoraggio e di inchiesta epidemiologica”.

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Un latitante è stato arrestato dai carabinieri di Cosenza mentre passeggiava tranquillamente nella strada che si trova di fronte alla caserma. Ghashi Adriatik, di nazionalità albanese, in realtà non sapeva di essere destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emesso dal tribunale di Napoli, perché era rientrato da poco in Italia dopo aver cambiato nome sui documenti d’identità in Albania. l’uomo viene descritto dagli inquirenti come un personaggio pericoloso e ha ricoperto un ruolo di spicco nel traffico di sostanze stupefacenti tra il suo paese e l’Italia.
In particolare l’uomo è l’anello di congiunzione tra la criminalità estera e quella italiana, con le cosche della Calabria, Campania e Toscana. Trattava gli affari direttamente con i capi del clan Forastefano di Cassano Jonio (Antonio Forastefano è in carcere dallo scorso mese di luglio quando venne arrestato insieme ad altre 60 persone nell’operazione Omnia). Gli incontri avvenivano nelle piazzole di sosta dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, dove tramite auto rubate avveniva il trasporto della sostanza stupefacente, per lo più marijuana. In un’altra operazione la Gdf di Reggio Calabria, ha tratto in arresto Giuseppe Barchetta, che il 29 gennaio scorso era sfuggito ad un’operazione della polizia di stato che aveva stroncato un giro di spaccio nella città capoluogo, facendo luce anche su tre omicidi.

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Tre colpi di pistola calibro 6,35 sono stati sparati da uno sconosciuto contro un ferroviere, Antonino Labate, nei pressi della stazione centrale della città dello stretto. Il Labate si trovava insieme alla sua compagna, è appena sceso dalla propria autovettura, è stato affrontato da un uomo che ha iniziato a sparare.
Sul posto sono giunti gli agenti della squadra mobile della questura reggina diretti da Renato Cortese che hanno avviato le indagini per tentare di stabilire l’esatta modalità del ferimento.
L’uomo, invece, è stato trasportato presso il nosocomio reggino dove i sanitari di turno lo stanno sottoponendo ad intervento chirurgico per l’estrazione dei proiettili dalle gambe. Antonio Labate, secondo quanto riferito dal capo della squadra mobile reggina Cortese, ha piccoli precedenti penali, ma non sembra legato ad alcun clan malavitoso della zona.
Per questo motivo le indagini seguono la pista della vita privata dell’uomo.
Gli stessi inquirenti non escludono che possa trattarsi di un regolamento di conti.

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Due bunker nel centro di San Luca (Reggio Calabria) sono stati scoperti dai carabinieri durante una operazione, ancora in corso, condotta per catturare latitanti e fiancheggiatori delle famiglie dei Nirta-Strangio e dei Pelle-Vottari, coinvolte nella strage di Duisburg. In questo momento sono in azione i Ros ed il reparto cacciatori eliportati. Un bunker, ricavato in un sottoscala è stato già sfondato; un altro, poco distante, è stato scoperto ed è in corso di sfondamento. L’operazione e’ coordinata dal sostituto della Dda di Reggio, Nicola Gratteri.

» fonte Apcom