I capigruppo del centro-destra del consiglio Regionale della Calabria: Pino Gentile (Fi) , Michele Trematerra (Udc), Alberto Sarra (An), Sergio Abramo (Misto) e Francesco Galati (Nuovo Psi), dopo gli sviluppi dell’inchiesta Why Not, che questa mattina hanno visto coinvolto, tra gli altri, il presidente della giunta regionale Agazio Loiero, in una nota congiunta , pur affermando il diritto alla garanzian giudiziaria del presidente della Giunta regionale della Calabria, chiedono a Loiero di presentare le dimissioni.
“Noi – affermano – siamo garantisti, non a corrente alternata, e riteniamo sacrosanta la presunzione d’innocenza anche per chi non ha subito una condanna definitiva, figuriamoci per un semplice avviso di garanzia, ma il problema della Calabria è politico: il presidente Loiero, se avesse senso di responsabilità, staccherebbe adesso la spina consentendo ai calabresi di scegliere un nuovo governo e sottraendo la Calabria a questo stato comatoso”.
Il documento poi prosegue, con l’invito alla riflessione da parte di tutto il consiglio regionale: “C’è un esecutivo regionale – affermano i capigruppo – che sosteneva di basare la sua azione su due direttrici: il nuovo piano sanitario e la stazione unica appaltante: il primo è un libro dei sogni che tarda a tradursi in realtà, la seconda è stata cassata clamorosamente dal Governo nazionale che l’ha impugnata dinanzi alla Consulta.
La Regione è in coma – prosegue la nota- ed è lo specchio del fallimento di una stagione di centrosinistra che ha solo prodotto illusioni e seminato promesse irrealizzabili, non riuscendo in alcun modo a rappresentare i blocchi sociali intermedi.
Non può essere un’azione giudiziaria, per quanto assai inquietante negli aspetti prodromici – continuano i capigruppo- a scandire l’agenda politica: la magistratura merita rispetto e stima, ma la presunzione d’innocenza è un caposaldo che non può essere intaccato: Loiero non rappresenta più i calabresi perchè si è spenta ogni fase propulsiva della sua coalizione , trascinata da un’antica e desueta liturgia di crisi e di rimpasti, di immobilismi e diktat che hanno ridotto la sua gestione a duna mera e reiterata conduzione di potere monocratico”.
» fonte Apcom

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