February 2008

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Per l’Organizzazione mondiale della sanità, il sistema italiano è secondo solo a quello francese; ma allora perché tanta poca fiducia nella sanità? Ci confrontiamo con Leandro Mallamaci, medico pediatra e consulente tecnico d’ufficio del Tribunale di Paola.

«Il nostro servizio sanitario ha molti problemi – afferma – come la discontinuità territoriale, l’obbligo di pagamento di alcune prestazioni specialistiche e le liste d’attesa. Tuttavia – aggiunge – è incomprensibile che gli italiani non ne apprezzino a pieno le qualità ed i vantaggi».

leandro mallamaci

Pensa che il Piano sanitario dell’onorevole Lo Moro per la Calabria possa essere di beneficio?

«Il Piano sanitario è un’autentica riforma e messa a regime del sistema calabrese. Una riforma strutturale che consentirà di eliminare gli sprechi e, soprattutto, di dare ai calabresi una sanità di qualità, equamente distribuita sul territorio. È auspicabile che sia presto applicato e che entri in vigore con il pieno rispetto dei suoi dettami. E soprattutto bisognerà essere vigili affinchè il programma di accreditamento delle strutture private non segua logiche perverse che possano favorire infiltrazioni della criminalità organizzata».

La rivisitazione della rete ospedaliera la considera utile?

«La ritengo necessaria in sé, è funzionale all’obiettivo del rafforzamento dei servizi territoriali perché è destinata a liberare risorse economiche e strutture già esistenti non più necessarie alle funzioni ospedaliere».

Qual è secondo lei il punto più critico dell’organizzazione sanitaria calabrese?

«Uno dei punti critici della sanità calabrese è l’assoluta insufficienza dei servizi territoriali, per carenze di strutture e di risorse considerato che spesso quelle destinate formalmente al territorio vengono di fatto assorbite dalla spedalità e dalla spesa farmaceutica».

Dottore, secondo lei la mafia è bianca… “come i camici”?

«Non è una novità l’infiltrazione delle ‘ndrine nella sanità calabrese e la connivenza della nomenclatura politica e della dirigenza sanitaria con il potere mafioso. Sembra impossibile che poche persone possano barattare la salute di milioni di calabresi in cambio di favori. Nella nostra regione non esiste uno stato di diritto consolidato. Sono gli esponenti del malaffare e della malapolitica a rendere vani i sogni di sviluppo della nostra terra. I finanziamenti arrivano in Calabria ma qualcuno li divora, li spreca e li dirotta. “Dalla Calabria al centro dell’inferno” di Pino Arlacchi ne disegna il quadro allucinante e purtroppo realistico. La corruzione mafiosa è la morte della democrazia e della possibilità di sviluppo… e il suo colore è il nero».

Sarà probabilmente a capo di una lista civica Roberto Pizzuti; l’annuncio arriva con una nota, ora che il Progetto Ribaltone è storia di ieri. «E così, ancora una volta i sanlucidani sono costretti a tornare alle urne per eleggere una compagine amministrativa che possa guidare, si spera questa volta per i 5 anni previsti dalla legge, le sorti del nostro Comune. Ciò in virtù di una sentenza, doppia, del Consiglio di Stato che ha applicato una legge (o una consuetudine, o una norma, non si capisce bene) che ha giudicato nulli, perché privi di diagnosi espressa, i voti di 61 elettori che avevano votato non autonomamente, ma facendosi accompagnare da persona di fiducia; gli stessi voti (tutti!!!) assegnati alla lista che aveva perduto le precedenti elezioni avrebbero consentito a questa stessa lista di vincere. Questo ipotetico modo di procedere potrebbe sembrare iniquo ad alcuni ma già due millenni orsono i nostri antenati romani, maestri di diritto, avevano sentenziato: “Dura lex, sed lex”».
roberto pizzuti

Ciò detto, Pizzuti aggiunge: «Già da qualche tempo l’aria elettorale si respira in San Lucido, in particolare nella Piazzetta Panoramica, ed è già attivo il totocandidato, diverse ipotesi si fanno su fantomatici accordi politici, familiari, amicali. Per la prima volta, ed è logico che sia così, anch’io vorrei esprimere una, seppur modesta e sommessa opinione. Credo che sia giunto il momento di dare un taglio decisivo alle illazioni, ai pettegolezzi di strada, alla ridda delle ipotesi più o meno credibili. Questa volta è necessario che coloro i quali hanno intenzione di lavorare seriamente alla risalita da una china particolarmente pericolosa della nostra comunità, si mettano insieme, al di là di ogni distinzione politica, ponendo al servizio del paese le loro intelligenze, esperienze, idee. Chi mi conosce sa che io amo affermare che a San Lucido si deve cercare di fare della buona e sana amministrazione, lasciando le grandi scelte politiche a consessi più elevati; credo che l’unico obbligo “politico” che attende chi andrà ad amministrare sia quello di ridurre il più possibile l’imposizione fiscale. Per quanto mi riguarda, io sono disponibile a cercare di creare una lista elettorale di alto profilo concettuale e pratico, formata da persone di buona volontà che abbiano la voglia di lavorare efficacemente ed in rapporto di squadra amichevole e consolidato (da soli non si combina niente). Ritengo che una lista così concepita ed attuata, potrebbe essere fortemente sostenuta da quei nostri concittadini che hanno a cuore le fortune, ora un po’ cagionevoli, della nostra comunità».

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Signori, si vota: il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani volto ad ottenere l’annullamento della sentenza con cui sono state invalidate le ultime elezioni comunali. Il verdetto col quale il CdS ha reso nullo il voto del 2006 resta dunque valido. Il collegio dei giudici presieduto da Sergio Santoro e composto da Cesare Lamberti, Claudio Marchitiello e Marco Lipari, con Vito Poli come relatore, ha confermato la sentenza del 26 giugno 2007 che, annullando il voto di un anno prima, aveva portato al commissariamento del comune.
Carlo Borsani

Ciò significa che la giunta Borsani non potrà tornare al governo per mezzo del capovolgimento della sentenza e che anche a San Lucido si terranno le elezioni amministrative. Già ieri mattina, insieme con l’ufficialità della decisione del CdS, dalla Prefettura di Cosenza è arrivato in municipio il decreto di indizione dei comizi elettorali per il 13 e 14 aprile prossimi. Tra un mese e mezzo dunque il popolo di San Lucido dovrà recarsi nuovamente alle urne per scegliere il sindaco e il consiglio comunale.

La cittadina è rimasta in attesa del verdetto per un giorno intero. L’udienza si è infatti tenuta nella mattinata del 26 febbraio ma l’ufficialità della decisione è giunta soltanto ventiquattr’ore dopo.

Immediato il commento dell’avvocato Oreste Morcavallo che, in quanto rappresentante di Roberto Filippo, depositario del controricorso, è uscito vittorioso dalla vertenza: «Sono particolarmente soddisfatto dell’esito giudiziale che conferma la validità delle mie tesi giuridiche e soprattutto il principio che non può essere proposto ricorso per revocazione su punti della controversia su cui si è dibattuto e vi è stato un pronunciamento del Giudice. La parola passa ora agli elettori».

È con quest’atto infatti che si conclude la saga del Progetto Ribaltone; giunge cioè al capolinea la battaglia giudiziaria intrapresa dall’ex minoranza per annullare le elezioni perse sfruttando un cavillo di legge relativo alla compilazione dei certificati medici per il voto assistito e dei verbali di seggio.

«I mestieranti della politica hanno avuto la meglio sulla nostra lotta per la dignità del voto popolare che è stato calpestato e penalizzato – commenta l’ex sindaco Borsani. I cittadini, depositando nell’urna il loro voto, avevano fatto una scelta diversa dal Ribaltone. Per me il voto era e resta legittimo, ma chiaramente accettiamo il verdetto dei giudici». I giochi elettorali, dunque, sono aperti.

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Floriana Chiappetta

Il Partito democratico di San Lucido convoca il popolo delle primarie per scegliere il candidato a sindaco. Oggi alle ore 17 nella sala polifunzionale del comune si terrà un’assemblea pubblica in cui tutti coloro che hanno votato alle primarie del 14 ottobre potranno esprimersi su programmi, lista e candidatura a sindaco del partito. Lo comunica una nota stampa di Floriana Chiappetta, costituente dell’assemblea regionale del partito, che invita alla partecipazione.

L’assemblea indicherà i nomi dei candidati a sindaco che si sottoporranno alle primarie del 2 marzo perché il voto popolare ne indichi uno soltanto.

«Si tratta di un appuntamento importante, anche perché costituisce un momento di incontro e confronto tra chi si riconosce nei principi del Pd – scrive Chiappetta. Le candidature a sindaco che saranno avanzate affronteranno domenica 2 marzo nella stessa sala del polifunzionale le elezioni primarie, da cui uscirà il nominativo di chi sarà alla guida della lista partitica. Le linee da seguire sono state indicate dal partito regionale in collaborazione con il partito provinciale, rappresentato dalla coordinatrice Maria Francesca Corigliano».

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Domani, giovedì 28 febbraio, nella sala conferenze del polifunzionale di San Lucido, si terrà un’assemblea pubblica in cui tutti coloro che hanno votato alle primarie del 14 ottobre potranno esprimersi rispetto ai programmi, alla composizione delle liste ed alla candidatura a sindaco del Partito democratico.

Le candidature a sindaco che saranno avanzate affronteranno domenica 2 marzo nella stessa sala del polifunzionale le elezioni primarie, da cui uscirà il nominativo di chi sarà alla guida della lista partitica.

Le linee da seguire sono state indicate dal partito regionale in collaborazione con il partito provinciale, rappresentato dalla coordinatrice Maria Francesca Corigliano.

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Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani per il riesame della sentenza di giugno 2007 con cui era stato annullato il voto del maggio 2006.

A San Lucido si voterà perciò ad aprile per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale.

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Elezioni, il giorno della svolta. L’udienza di oggi al Consiglio di Stato non rappresenta solo l’ultima puntata della saga Progetto Ribaltone, ma anche un passaggio decisivo per la politica sanlucidana. Infatti, nel momento in cui il collegio dei giudici deciderà se accogliere o meno il ricorso dell’ex sindaco Carlo Borsani contro il Progetto Ribaltone che ha mandato a casa lui e la sua maggioranza, determinerà anche se a San Lucido debbano tenersi o meno le elezioni amministrative.

Invalidare la sentenza di giugno 2007 con cui lo stesso CdS ha annullato il voto del maggio 2006, come chiede Borsani, eletto sindaco in quelle consultazioni, significa annullarne gli effetti. La maggioranza potrebbe perciò riavere indietro il mandato amministrativo scippatole dall’opposizione grazie ad un cavillo legale e tornare in municipio a governare il paese come se niente fosse successo.

In questo caso (considerato dai più piuttosto improbabile, vista l’ufficialità di alcune candidature e il fatto che altre liste sono in preparazione) la scialuppa Progetto Ribaltone naufragherebbe ingloriosamente proprio mentre i suoi marinai più navigati, da Bruno Bruno a Roberto Filippo, insieme con tutta l’opposizione, gridano “terra!” da prua.

Ma il viaggio intrapreso dall’opposizione proprio all’indomani (e a causa?) della sconfitta elettorale si concluderà oggi, secondo i più, con un approdo trionfale che non muterà le condizioni attuali, e sarà per un verdetto incontestabile della giustizia.

Certo, però, annullare le elezioni non è come vincerle. Partire da una pura formalità nella compilazione di certificati medici e verbali di seggio per tentare di rimediare alla sconfitta elettorale, come ha fatto Progetto San Lucido col Progetto Ribaltone, non è gratificante come arrivare al governo col solo voto dei cittadini. Ma forse in campagna elettorale, come in amore e in guerra, tutto è permesso. Anche il Ribaltone.

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Tra partiti, movimenti e gruppi proseguono incontri e consultazioni in vista delle elezioni amministrative come se fosse certo che in aprile si apriranno i seggi. Come se nessun Progetto Ribaltone mettesse in dubbio ciò che sarà. Alcune candidature a sindaco sono state addirittura ufficializzate, come quella di Vittorio Calomeni a capo di una lista civica appoggiata, tra gli altri, dall’ex assessore Giuseppe Cavaliere. Anche Franco Nunziata aveva resa nota la propria candidatura a primo cittadino in cima ad una lista civica, dichiarandosi poi disponibile a compiere un passo indietro nel caso in cui dovesse essere raggiunta l’unità del centrosinistra.

E di tante altre liste, più o meno verosimili, si parla nella cittadina, in una moltiplicazione di candidature che è consueta nella fase delle trattative ma che sicuramente non facilita la lettura del panorama elettorale. Se a sinistra si parla sempre più insistentemente di una lista capeggiata da Mario Amendola, a destra vige il riserbo assoluto.

In teoria, l’ex sindaco alleanzino (ormai pidiellino) Carlo Borsani, il vice Roberto Pizzuti e i suoi non dovrebbero lavorare a nessuna lista elettorale prima di martedì prossimo, visto che quel giorno il Consiglio di Stato si pronuncerà sul ricorso che proprio l’ex maggioranza ha presentato per tornarci lei, e nessun altro, al governo della cittadina. Altro che elezioni ad aprile.

Con l’udienza del 26 febbraio il CdS potrebbe non solo invalidare la sentenza con cui è stato annullato il voto del 2006, ma anche rimettere la fascia tricolore indosso all’ex sindaco Borsani e restituire il mandato amministrativo al consiglio comunale eletto con quelle consultazioni.

È dunque ancora una volta il Progetto Ribaltone a gettare la politica cittadina nell’incertezza più totale. Un’incertezza su ciò che accadrà tra due giorni della quale neanche i sostenitori più accaniti del Ribaltone, come Bruno Bruno, Roberto Filippo e Libero Presta che c’hanno messo la firma, non possono non tener conto.

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La questione rsu resterà irrisolta almeno fino al prossimo lunedì 25 febbraio. Quel giorno infatti il commissario prefettizio Carlo Ponte potrebbe determinarsi in merito. E probabilmente non sarà una decisione facile la sua, vista la strada tutta in salita che si prospetta.

Il fatto che la gara d’appalto indetta dal comune per l’affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani sia andata deserta ha rimesso in discussione il futuro della gestione, che l’Ente pareva aver chiaramente determinato con l’indizione della gara. È così che oggi non è più possibile definire esattamente quel che sarà della spazzatura sanlucidana.
municipio san lucido

Intanto è chiaro che fino a conclusione del mese in corso la gestione resterà in mano all’Appennino paolano Spa, la società pubblico-privata alla quale partecipa anche il comune di San Lucido, possedendone le azioni, titolare del servizio da quattro anni.

A partire dal primo marzo invece il compito di raccogliere e trasportare i rifiuti solidi urbani potrebbe passare in altre mani, che potrebbero essere quelle di una ditta alla quale ricorrere in emergenza per un periodo limitato. Sarebbe questa una soluzione che lascerebbe all’amministrazione futura la facoltà di determinarsi a più lungo termine. L’imminenza delle elezioni comunali suggerisce infatti di assumere decisioni in via temporanea, in modo che il governo eletto abbia poi le mani libere per determinarsi sul lungo periodo.

Tuttavia l’affidamento d’emergenza solleverebbe almeno due questioni. La prima riguarda i costi, che probabilmente saranno più elevati rispetto a quelli di una gestione ordinaria; la seconda concerne il futuro degli undici operai sanlucidani alle dipendenze dell’Appennino paolano: non rinnovare il contratto con la Spa significherebbe lasciarli senza lavoro, a meno che non si raggiungano accordi in tal senso con la ditta che dovrebbe gestire l’emergenza. Anche questi sono punti su cui sarebbe necessario fare chiarezza.

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«Davvero non servono a nulla i partiti politici, come affermano coloro che vogliono la rinascita di San Lucido, o tutto si limita a un’improbabile ricerca del candidato a sindaco? ». È quanto chiede il segretario del Pdci sanlucidano, Pietro Covelli, in una nota stampa, invitando a discutere in questi giorni di temi importanti per la cittadina piuttosto che dedicarsi al totosindaco.
Pietro Covelli Pdci San Lucido

«Forse avevo ragione io quando dicevo che questo è l’unico interesse dei non politici», afferma Covelli, che non manca di criticare «alcuni “esponenti locali”» del suo partito che «oggi si farebbero volentieri candidare alla guida del paese» pur avendo «disertato» impegni presi, così come «alcuni assessori regionali» che «sono venuti nel corso della precedente campagna elettorale a fare le solite promesse che fino ad oggi non hanno mantenuto, sebbene ufficialmente investiti del problema. Se dovessero tornare – promette Covelli – sicuramente ricorderemo loro tutto».

Il segretario comunista non dimentica poi le «altre forze politiche» e i «movimenti» che «si risvegliano solo in campagna elettorale e il giorno dopo le elezioni spariscono, come la neve di marzo, per ricomparire puntualmente alle prossime elezioni». Il tutto mentre si pone tutta una serie di «emergenze».

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