January 2008

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Lettere con minacce inviate a Paolo Mieli (Corriere della sera), Ezio Mauro (La Repubblica), Ferruccio De Bortoli (Il Sole 24 ore), Emanuele Giacoia (Quotidiano della Calabria) e Paolo Pollichieni (Calabria Ora). Si sospetta che si tratti di mitomani. Solidarietà delle forze politiche ai giornalisti
minacciati.

Una busta contenente due proiettili è stata inviata al direttore del quotidiano Calabria Ora, Paolo Pollichieni. La missiva è dello stesso tipo inviata ai direttori del Corriere della Sera, del Sole 24 Ore e del Quotidiano della Calabria. A renderlo noto, con una dichiarazione, è stato lo stesso Pollichieni. “Ieri mattina il postino, dimostrando la disarmante assuefazione che ormai la Calabria ha verso alcune forme di intimidazione mafiosa – afferma Pollichieni – ha consegnato alla nostra redazione centrale una lettera indirizzata al ‘direttore di Calabria Ora’. Non c’era bisogno di aprirla per saggiare il contenuto, nella busta, di due proiettili di grosso calibro. Venti minuti più tardi avevamo già provveduto, come era nostro dovere, a consegnare busta, lettera e proiettili alla Squadra mobile di Cosenza. E’ una lettera che non pubblicheremo. Trasuda volgarità e violenza e si pone come elogio di quel cancro, che è la ‘ndrangheta, che uccide il futuro della Calabria. Trentaquattro righe di delirio tendenti ad accreditare le cosche mafiose come elemento di stabilita’ e di sicurezza per gli imprenditori locali, nonché come ‘giustizieri’ da attivare per vendicarsi di supposti torti subiti. Di più, la sfrontatezza degli anonimi spedizionieri, che pure si firmano come “un gruppo di commercianti, imprenditori, artigiani della provincia di Crotone”, si spinge fino al tentare di trasformare questo giornale in strumento di richieste estorsive, perché di questo si tratta quando si intima a tre persone citate con nome, cognome e qualifica, di versare i soldi suppostamente dovuti, minacciando nel caso contrario l’intervento vendicatore della ‘ndrangheta”. “Chi ha spedito tale lettera a Calabria Ora – conclude Pollichieni – con la speranza di trovare in questo giornale una cassa di risonanza utile ai suoi progetti criminali, ha fatto male i suoi calcoli”.

» fonte Ansa

«La gestione del commissario Ponte, figura fortemente voluta da alcuni membri di Progetto San Lucido, non sembra discostarsi dalla linea dei pizzutiani». Questo in sintesi il bilancio di sei mesi di commissariamento del comune di San Lucido tracciato dall’ex assessore Giuseppe Cavaliere, che considera l’attività alla guida del municipio del vice prefetto Carlo Ponte non differente da quella dell’ex sindaco Carlo Borsani.
Giuseppe Cavaliere

Cavaliere sottolinea inoltre le contraddizioni di «quei signori dotati di macchina fotografica che nel 2006 facevano i reportage e oggi sono finiti non si sa dove». Ci si riferisce ai rappresentanti di minoranza che, a pochi mesi dalle elezioni perse, oltre a partorire il Progetto Ribaltone per tentare di annullarle (come poi è avvenuto), partorirono anche, nell’ambito di una complessivamente scarna attività d’opposizione, un catalogo di foto sullo stato dell’ex Onpi e sulla spazzatura che invadeva le strade. Allora, sullo scranno comunale sedeva l’avversario politico.

Oggi, a distanza di sei mesi dal commissariamento dell’ente, Cavaliere si domanda dove siano finiti «i signori fotografi di allora. Evidentemente documentare allora la spazzatura era solo una questione di convenienza. Non si possono fare le battaglie solo quando al comune c’è il “nemico”: se si crede che ci siano questioni giuste da affrontare, lo si deve fare sia col “nemico” in comune sia senza. Per esempio, se si vuole vedere il paese pulito, ci si attiva sia con una maggioranza sia con un commissario. Una battaglia giusta infatti – sostiene Cavaliere – è valida sempre».

L’”immobilismo” attuale dimostra per Cavaliere «che non si fa l’interesse dei cittadini, ma si cerca solo gloria e vittoria quando si viene sconfitti. Ma evidentemente o questi signori ex fotografi hanno smesso di interessarsi dei problemi di San Lucido oppure non possono permettersi di dire una parola sulla gestione del commissario, visto che è una figura fortemente voluta da loro, che sono loro ad avere messo il paese in queste condizioni».

Fumano ancora le buste di spazzatura, per i roghi del giorno prima, quando i vertici del comune di San Lucido decidono di affrontare l’emergenza. Così ieri mattina il subcommissario prefettizio Stefano Tenuta, il direttore generale Fedele Vena e l’architetto Santo Garofalo, dirigente del settore ambiente, territorio e urbanistica dell’area tecnica, si riuniscono per un summit urgente sulla nettezza urbana.

Con loro ci sono due ospiti, i rappresentanti della ditta Servizi Ambiente Srl di Torano (che risulta iscritta nell’albo degli smaltitori rifiuti della provincia di Cosenza) e che quindi non sono lì solo per assistere all’interessante discussione. Il comune infatti sta esplorando la possibilità di ricorrere ad una misura d’emergenza per ripulire le strade invase dai rifiuti.

Non sarebbe la prima volta, del resto, che lo sciopero degli operai dell’Appennino paolano Spa mette in ginocchio la macchina comunale in fatto di nettezza urbana, costringendola all’affidamento urgente dei servizi rsu. Periodicamente, gli operai non vengono pagati quindi scioperano, e così l’Ente si ritrova a dover cercare qualcuno che faccia il loro lavoro. L’emergenza è così prevedibile che si potrebbe pensare di preparare un rimedio al quale ricorrere regolarmente.

Anche stavolta bisogna raccogliere le innumerevoli buste di spazzatura che fanno da contorno ai cassonetti; bisogna liberare l’asfalto (e i polmoni degli abitanti) dalla cenere che l’incendio di quell’immondizia ha sparso in giro; bisogna impedire che i roghi si ripetano, anche perché col passare delle ore la mole di spazzatura non fa (e non può) che crescere. Bisogna mettere una toppa sulla macchia all’immagine cittadina che l’emergenza rifiuti di questi giorni ha inevitabilmente procurato.

La risposta a tutto questo è sempre ricorrere a una ditta capace di compiere il miracolo di un paese pulito, in grado di farlo subito. Costi quel che costi. Ed è proprio il caso di dirlo, visto che spesso affidare un incarico in urgenza significa anche pagarlo caro. In ogni caso, chiunque sia a farlo, qualcuno dovrebbe presto liberare San Lucido dall’immondizia.

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L’Osservatorio del Viminale ha inviato una diffida al Cosenza chiedendo di non ripetere piu’ appelli politici prima delle partite. Lo scrive la Provincia cosentina, riferendosi a quanto accaduto prima dell’incontro con la Rosarnese del 13 gennaio, quando ‘lo speaker diffuse messaggi di invito per le manifestazioni del 1 febbraio con Silvia Baraldini e del 2 con i no global’. Il quotidiano informa che l’Osservatorio ha trasmesso gli atti per competenza alla procura della Figc.

» fonte Ansa

Le foto scattate lo scorso 29 gennaio sotto piazzetta San Pio, a pochi metri dal municipio cittadino. Qui la photogallery.

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Secondo la Direzione nazionale antimafia, che fa il punto sulle indagini che riguardano i mandanti dell’omicidio di Franco Fortugno, ”la gravita’ della mancata soluzione non risiede solo nella impunita’ che ne conseguirebbe per gli ignoti committenti (ed esecutori nel caso del tentato omicidio di Saverio Zavettieri), ma anche nella impossibilita’ di uscire dalla logica criminale e mafiosa da cui sembra avviluppata e condizionata la Regione (Calabria ndr), e ancora nella mancata individuazione dei collegamenti tra poteri politici, occulti e mafiosi, che si intuiscono sullo sfondo degli eventi”. La procura nazionale sottolinea una fase particolare che non ha trovato sbocco nella societa’ calabrese: ”La sensazione diffusa che la fase di rinnovamento e di riscatto che sembrava inaugurata dopo l’omicidio Fortugno (di cui era emblema il movimento dei ragazzi di Locri) si sia rapidamente conclusa e senza il raggiungimento di alcuno dei frutti sperati.

» fonte Ansa

”Una studiata recita a soggetto, messa in atto con fredda determinazione, cosi’ da sferrare un tremendo colpo basso alla moralita’ del defunto Francesco Fortugno”. A compierla, secondo i magistrati della Dda di Reggio Calabria, e’ stato Domenico Crea, il consigliere regionale di centrodestra arrestato ieri nell’inchiesta sui rapporti mafia-politica nella sanita’, nel corso della famosa intervista ”rubata” andata in onda su Annozero. I pm antimafia, prendendo spunto dalle intercettazioni ambientali fatte dai carabinieri e nelle quali si sente Crea fare la contabilita’ dei fondi a disposizione dei vari assessorati e dell’importanza per i suoi collaboratori che ci sia lui in un posto di vertice, lo descrivono come ‘’spigliato, freddo e smaliziato: un vero ‘boss’ che tratta con il proprio ‘consigliori’. Tutt’altra persona – sottolineano poi – rispetto al Crea-parvenu, impacciato ed a disagio, restituito dalla famosa intervista ‘rubata’ di Annozero, durante la quale addirittura bacia il giornalista scambiandolo per un ‘compare”’. ”Anzi – affermano i pm – a questo punto viene da pensare che il Crea di Annozero fosse frutto di una studiata recita a soggetto fingendo di non accorgersi che la telecamera ed il microfono erano in agguato, cosi’ da poter sferrare un tremendo colpo basso alla moralita’ di Fortugno, della cui morte Crea fornisce la propria bieca spiegazione collegandola a non meglio precisati impegni ‘presi e non mantenuti’. Senza ovviamente dire da chi ne’ quando”.

» fonte Ansa

È VIVA o morta la Calabria? “Attaccata al respiratore di una macchina mangiasoldi. Da deputato eletto a Catanzaro vedevo gente famelica starmi accanto, senza nessun senso del bene comune. Ho preso la valigia e sono tornato da dove ero venuto. Adesso sono consigliere comunale a Torino, eletto nella lista di Chiamparino”. Massimo Mauro, quindici anni nel pallone, racconta la sua disfatta politica: “Inadeguato nel ruolo, inconsapevole che quella terra ha una fame che le ruba dignità. Impossibile vivere a casa mia, impensabile continuare a fare politica lì”.

In Calabria il bene e il male sono l’uno addossato all’altro: “Per una cosa che fai buona ne guasti dieci. Sembra di raccontare storie dell’altro mondo”. Lo dice Agazio Loiero, il presidente di un governo regionale che più di una volta, per evitare i questuanti, e forse molto altro ancora, si è riunito in sedi diverse e anonime pur di non mostrarsi, non ricevere gente e non stringere mani. Ah, le mani… “La cosa veramente stressante – racconta Matteo Cosenza, direttore del Quotidiano di Calabria – è l’intreccio familistico. È continuo, ripetuto. In ogni occasione, qualunque sia la posta in gioco, la devianza sociale si manifesta attraverso questa suprema logica da clan”.

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Prima conversazione. “Mentre in alcune cose, il settore è circoscritto e si possono… Qua è una regione che parte da Cosenza a Reggio Calabria; chi c… sa l’intervento che ha fatto qua o l’intervento che hai fatto ad Amantea o quello che puoi fare a Reggio Calabria? Nessuno. Nessuno è all’altezza … Te capì? O non te capì?”. A parlare è il consigliere regionale calabrese Domenico Crea, arrestato nell’ambito dell’operazione “Onorata Sanità”, in un colloquio con il suo collaboratore Antonio Iacopino intercettato dagli investigatori il 3 agosto 2007.

“Un faccendiere come a quello, come a Enzo – aggiunge Crea – in un mestiere come questo, lo sai che faceva? Rendeva il 100%. Senti quello che ti dice Mimmo; e non l’ha mai capito, si sentono intelligenti, ma a me mi possono tenere le p…., la gente. A me la gente, quelli che si sentono intelligenti, mi possono tenere le p…, se mi seguono… E lo sai quando … che mi servivano lo sai come, alla perfezione… cioè alla perfezione e non… non si muovevano di una virgola… ed io sfondavo. Non mi tradivano e lavoravano, non so se sono… Ti parlo del ‘95, ‘96, quando io ero un Dio che dopo ti fanno la corte pure quelli che hai intorno. Non quando sei solo”.

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