San Lucido – Porto, tre pescherecci in fiamme nella notte

Neanche finiamo di dirlo, o meglio di scriverlo, che a San Lucido un’automobile è finita in fiamme quando, ad inchiostro ancora fresco, giunge la notizia di tre pescherecci bruciati.

peschereccio bruciato

Proprio due giorni fa ci eravamo augurati che l’incendio della vettura di un giovane del posto fosse uno spiacevole incidente piuttosto che l’inizio di una nuova stagione dolosa. La notte successiva, più o meno allo stesso orario (l’una), tre pescherecci ormeggiati nel porticciolo di San Lucido sono andati distrutti dalle fiamme. Pare che sia stato dato fuoco ad uno di essi e che l’incendio si sia poi esteso alle barche vicine.

Il peschereccio che è finito nel mirino è quello di Benito Mazza, noto pescatore del luogo nonché ex assessore e consigliere comunale. Uno di quelli che quando c’è da fare battaglia non si tira indietro; che quando c’è da difendere le ragioni dei pescatori (e le ragioni dei pescatori sono quelle di molte famiglie) non si fa pregare per scendere sui binari, per occupare le stanze delle istituzioni o per partecipare ad una manifestazione.

Stavolta però è diverso, perché il suo ruolo in questa vicenda non è quello di protagonista, ma di vittima di un brutto episodio, di un genere di fatto che a San Lucido, purtroppo, non è infrequente.

Secondo il suo racconto, l’orologio segna mezzanotte e quaranta minuti quando i vicini di casa l’avvisano che il peschereccio “Sant’Antonio” va in fiamme. Mazza corre sul posto e trova il natante bruciare in mezzo al porticciolo. I vigili del fuoco fanno fatica a spegnere l’incendio, che distrugge praticamente tutto, con un danno di 100mila euro.

L’unica certezza di Mazza è l’origine dolosa del fatto che, per il resto, non riesce a spiegarsi, «anche perché – dice – personalmente non ho avuto da dire con nessuno, non ho sospetti sul conto di alcuno, né mi sono state fatte richieste di alcun genere».

Nella scorsa primavera, dopo diverse fasi d’allarme, gli incendi e i danni alle auto, ai mezzi da lavoro e anche alle reti da pesca erano diventati pane quotidiano per noi cronisti. Poi, lo dicevamo ieri, sembrava essere tornata la calma. È durata poco.

Ci pare urgente, prima che si sconfini nuovamente nel reato quotidiano, che i controlli da parte delle forze dell’ordine si facciano più pressanti; che, se necessario, venga intensificata l’opera di prevenzione e repressione, come del resto era stato deciso nel summit di giugno tra l’ex sindaco Borsani e il viceprefetto Covato. Ne va della già compromessa sicurezza cittadina.

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