Pasquale se n’è andato sotto il cielo grigio di una domenica mattina, quando il tempo scorre così lentamente che non lo senti passare e ti pare che in un giorno vacanziero come questo si riposino anche le lancette dell’orologio, e tutto sia così immobile che non possa accadere nulla.
Pasquale se n’è andato in un giorno così, e in un modo che non avrebbe potuto fare più rumore, nel silenzio inerte della domenica.
La notizia, quando speranzosa, quando drammatica, ha fatto presto a diffondersi tra le strade della piccola San Lucido, che in casi come questo diventa ancora più piccola. Fino a quando quella voce non è diventata una tragica certezza. Il paese allora si è tinto di un’angoscia triste.
Qui Pasquale, anche soltanto di vista, lo conoscevano tutti. Era un ragazzo dinamico come si può essere a diciassette anni compiuti da tre mesi soltanto. Come si può essere quando hai tutta una vita davanti e pensi che non può succederti nulla che t’impedisca di viverla. Che a te non possa succedere nulla, semplicemente.
Pasquale se n’è andato e non lo si vedrà più in giro, a bordo del suo motorino. Pasquale che aiutava suo padre, che di mestiere fa il muratore, nel portare avanti il lavoro. E che aveva la passione dei motori.
Nessuno poteva saperlo, né sua madre né suo padre né suo fratello minore, che ne piangono addolorati la scomparsa, nessuno poteva saperlo che proprio cavalcando quella sua passione Pasquale sarebbe andato, un giorno, incontro alla morte. Che ci sarebbe andato una domenica che non te l’aspetti, davanti ad un mare grigio come il cielo.
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