October 2007

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Non è bastata la chiesa più grande a contenere l’affetto per Pasquale Ruffolo, il ragazzo scomparso domenica scorsa a soli 17 anni in seguito ad un incidente stradale.

L’intero paese si è riversato, ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giovanni Battista per prendere parte al suo funerale. La perdita improvvisa di questo ragazzo, dai capelli cortissimi e gli occhi dolci, ha scosso nell’animo tutta la cittadina.

consolazione - brescianini

Pasquale, strappato irragionevolmente presto alla vita e ai suoi cari, ha avuto restituito, nel giorno del suo funerale, tutto l’affetto che donava agli altri. I suoi amici, moltissimi, hanno scritto ognuno il proprio nome su palloncini bianchi e poi li hanno abbandonati al volo quando la bara ha lasciato la chiesa. Su uno c’era scritto «tvtttb», come in un sms che non potrai più inviargli, per dire a Pasquale che gli vuoi «tanto tanto tanto bene».

Ma ieri c’era anche chi Pasquale non lo conosceva, però ha voluto dirgli comunque, per la prima e ultima volta, «ciao», con la sua presenza discreta. Perché l’estremo saluto è stato pieno di un dolore atroce ma composto. Come una sinfonia al pianoforte lenta ma drammatica.

Centinaia di persone hanno riempito, della chiesa, banchi, navate e sagrato, tutte così silenziose che in quell’atmosfera surreale solo il vento aveva il coraggio di fare rumore, insieme con le parole del parroco don Franco Spadafora, che ha celebrato quasi sottovoce. Dalla folla assiepata sul piazzale neanche un bisbiglio per partecipare alla liturgia, perché nulla, nemmeno una flebile voce, potesse interrompere quel fluire di angoscia e incredulità.

«Nessuno può descrivere il dolore della morte di un ragazzo», ha detto il parroco, che ha lanciato, nella predica, un appello ai giovani perché vivano la loro vita senza accontentarsi dei brividi terreni, delle limitate gioie umane: «Aspirate alla festa di Dio», ha detto don Franco.

La grande folla, terminata la cerimonia, si è messa in fila per ore per esprimere cordoglio alla madre, al padre, al fratello minore straziati dal dolore. Un lungo applauso ha infine accompagnato la bara, salendo al cielo insieme con quel volo bianco di palloncini. Difficile anche lasciarlo andare, quel pensiero d’amore, quando avresti voluto donarlo a Pasquale potendolo guardare nei suoi occhi belli.

Ma «grande è la vostra ricompensa nei cieli», recita il Vangelo. Ora però è difficile pensare a quello che sarà; difficile per coloro che, finito tutto, ancora senza parlare, si sono incamminati verso le loro case; difficile per i familiari di Pasquale. È una ferita che fa male, questa, nel cuore di moltissimi.


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Incidente a San Lucido, muore un diciassettenne – 28 ottobre 2007


Le foto delle esequie


Nel riquadro: Consolazione di Franco Brescianini (link)

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Operazione della Gdf contro la ‘ndrangheta: 4 ordinanze di custodia cautelare contro presunti affiliati alla cosca Calvano. Tra i destinatari del provvedimento anche il capo del gruppo, Romeo Calvano, gia’ detenuto. Bloccato un progetto omicida che Romeo Calvano e i suoi presunti complici avevano elaborato nei confronti di alcuni elementi di un gruppo criminale responsabile dell’omicidio di Marcello Calvano, capo della cosca, oltre che cugino di Romeo Calvano.

Fonte Ansa


E’ stato sgominato un gruppo criminale appartenente alla ‘ndrangheta, nell’alto tirreno cosentino. L’operazione della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di quattro persone su ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Catanzaro Antonio Giglio.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha permesso di scoprire che Romeo Calvano, uno dei capi della ‘ndrangheta nella zona di San Lucido, stava preparando con i complici un omicidio per vendicare l’uccisione del boss Marcello Calvano, avvenuto qualche anno fa, e del cugino Romeo Calvano.

Tra i reati contestati c’è associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni e alla detenzione di armi da guerra.

I dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa prevista alle 12 presso il comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza alla presenza del procuratore nazionale antimafia Emilio Ledonne, il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Mario Spagnolo e del comandante regionale delle Fiamme Gialle, il generale Riccardo Piccinni.

Fonte: AliceNews


Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Romeo Calvano, 51 anni di San Lucido, ritenuto il capo del clan criminale (già detenuto in carcere), Stanislao Sicilia, 22 anni di Montalto Uffugo, Giuseppe Calabria, 27 anni di San Lucido, Gaetano Petrungaro, 39 anni di Falconara Albanese.

Gli arresti costituiscono la conclusione di un’attività d’indagine che prende origine dal sequestro di un kalashnikov e un revolver calibro 38 trovati in possesso di Carmine Cristini, 24 anni, il 22 settembre dell’anno scorso.

L’arsenale è stato ricondotto al clan capeggiato da Romeo Calvano, secondo gli investigatori doveva servire ad una nuova azione criminale finalizzata all’estorsione nei confronti di imprenditori della zona tirrenica cosentina.

Fonte: AliceNews

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Pasquale se n’è andato sotto il cielo grigio di una domenica mattina, quando il tempo scorre così lentamente che non lo senti passare e ti pare che in un giorno vacanziero come questo si riposino anche le lancette dell’orologio, e tutto sia così immobile che non possa accadere nulla.

Pasquale se n’è andato in un giorno così, e in un modo che non avrebbe potuto fare più rumore, nel silenzio inerte della domenica.
rosa

La notizia, quando speranzosa, quando drammatica, ha fatto presto a diffondersi tra le strade della piccola San Lucido, che in casi come questo diventa ancora più piccola. Fino a quando quella voce non è diventata una tragica certezza. Il paese allora si è tinto di un’angoscia triste.

Qui Pasquale, anche soltanto di vista, lo conoscevano tutti. Era un ragazzo dinamico come si può essere a diciassette anni compiuti da tre mesi soltanto. Come si può essere quando hai tutta una vita davanti e pensi che non può succederti nulla che t’impedisca di viverla. Che a te non possa succedere nulla, semplicemente.

Pasquale se n’è andato e non lo si vedrà più in giro, a bordo del suo motorino. Pasquale che aiutava suo padre, che di mestiere fa il muratore, nel portare avanti il lavoro. E che aveva la passione dei motori.

Nessuno poteva saperlo, né sua madre né suo padre né suo fratello minore, che ne piangono addolorati la scomparsa, nessuno poteva saperlo che proprio cavalcando quella sua passione Pasquale sarebbe andato, un giorno, incontro alla morte. Che ci sarebbe andato una domenica che non te l’aspetti, davanti ad un mare grigio come il cielo.


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Incidente a San Lucido, muore un diciassettenne – 28 ottobre 2007

SAN LUCIDO. È morto in un incidente stradale il diciassettenne P.R., di San Lucido. Il ragazzo si trovava a bordo del suo motorino quando sarebbe andato ad urtare violentemente contro un’automobile parcheggiata, per poi schiantarsi sull’asfalto.

Il fatto è avvenuto sul lungomare del paese, zona nord.

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Undici è il numero dei lavoratori sanlucidani attualmente alle dipendenze dell’Appennino paolano Spa. In via teorica, e in virtù di impegni stesi nero su bianco, essi dovrebbero essere riassunti dalla ditta che si aggiudicherà la gara d’appalto dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e che comincerà a svolgere tali mansioni al posto della Spa a partire dal primo gennaio.

Fin qui parrebbe tutto felicemente normale: al passaggio del testimone dall’una all’altra ditta, gli operai della prima migrano indisturbati nell’elenco dipendenti della seconda, senza perdere lo stipendio e quindi, in molti casi, la possibilità di mantenere intere famiglie. lavoro

Peccato però non sia così. Infatti, gli operai che saranno probabilmente riassunti, una volta licenziati dall’Appennino paolano, non dovrebbero essere, nel migliore dei casi, più di sette. A voler essere precisi, potrebbero andare dai cinque ai sette.

Ciò significa che dai quattro ai sei lavoratori a partire dal primo gennaio potrebbero ritrovarsi disoccupati.

Se undici operai potrebbero essere considerati troppi per il “fabbisogno di personale” relativo ad un comune di piccole dimensioni come San Lucido, assumerne la metà significa lasciarne fuori altrettanti.

In ogni caso, la ditta che vincerà l’appalto è tenuta per clausola contrattuale ad assumere almeno alcuni tra gli attuali dipendenti dell’Appennino paolano. I criteri in base ai quali avverrà la scelta saranno prerogativa della stessa ditta. Possiamo immaginare, nel frattempo, che probabilmente quest’ultima s’orienterà verso i lavoratori titolari di un contratto un po’ meno precario, che dovrebbero essere soltanto tre o quattro, e che ad essi se ne aggiunga qualcun altro.

Sono supposizioni che, chiaramente, fanno dormire sonni poco tranquilli ai lavoratori sanlucidani, considerato che, come augurio per l’anno nuovo, potrebbero ricevere uno scintillante posto da disoccupato.

Come dire che al peggio non c’è mai fine: dopo il danno di mesi ad aspettare lo stipendio da parte dell’Appennino paolano, la beffa di non riceverne più uno.

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Riguardo al Progetto Ribaltone, le sole cose su cui, prima di oggi, era possibile avere un’idea chiara consistevano nei verdetti emessi sul ricorso in due gradi di giudizio, presso il Tar prima e il Consiglio di Stato poi.

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Per il resto, il tentativo in sede legale di annullare le elezioni aveva mantenuto, prima del 7 ottobre scorso, alcune zone d’ombra, sin da quando Progetto San Lucido l’aveva partorito, nel giugno 2006, ad elezioni appena perdute.

Di chiaro c’era il fine ultimo dell’iniziativa di minoranza: mandare a casa per la terza volta di seguito la maggioranza in carica, e mandarcela prima possibile.

Poco rumore l’opposizione aveva fatto invece sul mezzo scelto per arrivarci, quello di contestare la formula utilizzata per compilare i certificati medici per il voto assistito del quale, presumibilmente, hanno beneficiato, in stile bipartisan, l’una e l’altra parte, vincitori e vinti, dunque anche coloro che quegli stessi certificati li hanno poi portati davanti ai giudici per annullare il verdetto delle urne.

Si attendeva che qualcuno spiegasse ai sanlucidani che hanno votato per ottenere un governo l’iniziativa di farlo cadere, e di farlo cadere portando sotto processo proprio quei certificati, che peraltro nessuno aveva mai contestato nei seggi e che pare si siano rivelati irregolari agli occhi di Progetto San Lucido solo dopo aver perso le elezioni, improvvisamente.

Una risposta a tutto questo sarebbe dovuta arrivare da una manifestazione pubblica promessa subito dopo la presentazione del ricorso ma mai tenuta. La motivazione del Progetto Ribaltone è apparsa invece sulla stampa: è una questione di democrazia, disse Bruno Bruno; se le regole democratiche non sono state rispettate, la legge deve ripristinarle.

Ma è davvero da quest’incontrollabile esigenza di verifica dei certificati, del modo esatto di compilarli, che nasce il Progetto Ribaltone?

Mario Amendola, lo scorso 7 ottobre, nell’ambito della manifestazione pubblica che ha segnato il ritorno in “piazza” di Progetto San Lucido, ha affermato: «Abbiamo fatto cadere l’amministrazione perché eravamo convinti che, poiché questa era la fotocopia di quella precedente, avrebbe fatto ancora male a San Lucido».

E la questione democratica? E i certificati? Il Progetto Ribaltone è nato forse indipendentemente dall’una e dagli altri?

Stando a quanto ha dichiarato Amendola, pare di sì. In fondo si tratta di una questione di gusti. Naturalmente quelli dell’opposizione, alla quale certo la maggioranza eletta non poteva andare a genio.

Fonte immagine: Ca-gi.it.

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A marzo, quando l’assessore regionale all’Ambiente, Diego Tommasi, battezzò solennemente, durante una manifestazione pubblica, il progetto per la raccolta differenziata, già finanziato per 71mila euro e la cui partenza era stata prevista per maggio, avevamo espresso le nostre più vive speranze che lo stesso progetto non restasse sulla carta per ancora molto tempo.

girasole

Tuttavia, domandando all’assessore regionale quali sarebbero state le conseguenze se la raccolta differenziata non fosse partita entro il mese di maggio («Dovranno esserci restituiti i soldi», ci aveva risposto), avevamo ricevuto il rassicurante conforto dell’allora sindaco Carlo Borsani, che ci aveva garantito, un po’ seccato dal nostro scetticismo, che il progetto sarebbe partito regolarmente nei tempi previsti.

Da allora, di mesi ne sono trascorsi sette, e finalmente oggi possiamo registrare un atto formale volto alla concretizzazione del progetto.

Si tratta di un atto d’indirizzo con cui alcuni giorni fa il commissario prefettizio Carlo Ponte ha avviato formalmente l’iter burocratico che condurrà all’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti differenziati alla cooperativa sociale sanlucidana Il Girasole, che svolge già alcune mansioni per l’Ente.

Fino agli ultimi giorni della gestione Borsani (nel giugno scorso) era infatti incerto chi dovesse occuparsi del servizio; di definito c’era soltanto l’impiego di 18 dei 71mila euro regionali per l’acquisto dei materiali utili: sacchi biodegradabili di colore neutro per i rifiuti organici, bianchi per la carta e blu per materiali di vario tipo da distribuire mensilmente alle famiglie, ci aveva spiegato Borsani.

Oggi è chiaro che del servizio di raccolta si occuperà la cooperativa indicata e che il resto della somma (circa 40mila euro) sarà impiegato per finanziare il progetto per un anno. Lo smaltimento dei rifiuti differenziati resta invece, per ora, in mano all’Appennino paolano Spa, che svolge le restanti mansioni di nettezza urbana.


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Verso il Futuro si sta organizzando per essere più incisivo

SAN LUCIDO. «Abbiamo capito che la raccolta delle firme non è bastata, occorreranno altre forme di lotta, di cui sicuramente nei prossimi giorni si sentirà parlare, da parte di chi è molto più organizzato di noi, ma a cui non faremo mancare il nostro apporto».

Salvatore Minervino

Il movimento politico Verso il futuro, guidato da Salvatore Minervino, così si esprime in merito alla nota vicenda De Magistris – Why not?, della quale ha discusso nella riunione del 22 ottobre scorso, dopo aver promosso una raccolta firme in piazza in sostegno del magistrato.

«Vogliamo esternare tutta la nostra amarezza per la soluzione decisa da chi molto frettolosamente ha fatto bere agli amanti della giustizia questo calice amaro», afferma Minervino per tutti.

«Certamente non scenderemo in piazza come semplici tifosi pro De Magistris, come qualcuno ha scritto, ma come super tifosi per quello che De Magistris rappresenta, cioè la giustizia, la legge, quindi lo Stato. Perciò rivolgiamo un pensiero all’onorevole Mancini, esortandolo a continuare ad agire secondo il suo giusto pensiero. Il popolo calabrese dovrà solo ringraziarlo, specialmente se potrà dimostrare pubblicamente che ci sono persone i cui comportamenti sono indecenti. Essi suscitano in noi irritazione e rabbia, ancora più grande quando c’è chi dà spazio a queste persone: infastidisce la troppa attenzione che ricevono.

Noi di Verso il futuro non avremmo mai voluto leggere frasi come: “De Magistris fuori controllo” (invece che “spiato, controllato e intercettato”), “De Magistris stoppato” (invece che “incoraggiato a proseguire”), o “De Magistris il magistrato più chiacchierato del momento” (invece che “più coraggioso del momento”). Avremmo voluto e preferiremmo che l’indagine proseguisse ma con lo stesso pm». Verso il futuro sceglie adesso l’«assoluto silenzio stampa, in attesa di esiti di altre indagini, con la speranza che non vi siano nomi politici di spicco, altrimenti si sentiranno altre grida d’allarme e tamburi indiani».


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San Lucido è pro De Magistris – 1 ottobre 2007

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Ente e Spa, la storia mai finita. È quasi un anno che il Comune di San Lucido e l’Appennino paolano Spa si ritrovano seduti faccia a faccia per capire se quella tra di loro è una storia che può avere un futuro, o almeno tre mesi di vita ancora.

amore

Il loro rapporto, che dura da quattro anni, traballa, soprattutto all’approssimarsi della scadenza del rinnovo del contratto che li lega:

la Spa ricorda al Comune quanto siano convenienti i prezzi dei servizi prestati e i debiti che l’Ente avrebbe nei suoi confronti, ma rispetto ai quali si potrebbe pure trovare un punto d’incontro;

il Comune, da parte sua, fa presente all’Appennino quelli che a suo parere sono i difetti di gestione e i punti di disaccordo, e insieme le ambizioni di un servizio (e quindi di un paese) immacolato.

E dato che l’ultimo rinnovo contrattuale è scaduto il 30 settembre, riecco Appennino e Comune di nuovo alle prese col futuro nel summit tra l’amministratore delegato della Spa, Carlo Samà, il commissario prefettizio Carlo Ponte e il dirigente tecnico Carlo Zicarelli.

Stavolta però il Comune ha deciso di mettere l’Appennino di fronte alla precisa intenzione di chiuderla, questa storia.

Ci sarebbe un partner alternativo che risponde al nome di Alto Tirreno Cosentino e che non disdegnerebbe l’opportunità di sostituire l’Appennino nella sua funzione di raccogliere i rifiuti e svuotare i cassonetti.

Rompere con la Spa però non è facile, se non altro per ragioni di convenienza. A quanto pare, al di là di ogni altra valutazione, restare legati all’Appennino conviene, nonostante anche l’aumento dei prezzi per il servizio (oggi 21mila euro al mese per la raccolta dei rifiuti solidi urbani e 6mila per la raccolta differenziata) che la Spa avrebbe proposto al Comune insieme con un accordo sul debito di quest’ultimo per il trasporto dei rifiuti.

I punti d’accordo insomma si potrebbero ancora trovare, perciò è tutt’altro da escludere la possibilità che il rapporto tra Ente e Spa vada avanti. Per ora fino al 31 dicembre: la proroga del contratto dovrebbe infatti valere fino a conclusione dell’anno.


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SAN LUCIDO. Per l’ex presidente della convenzione comunale della Margherita di San Lucido, Franco Nunziata, «la nascita del Partito democratico deve costituire la pietra miliare che dovrà segnare una svolta reale nel comune tirrenico» perché «un partito nuovo che ha visto partecipare alle sue primarie una vasta rappresentanza del popolo sanlucidano non può deludere le speranze di chi crede nel cambiamento».

tutti insieme appassionatamente

Per questo motivo, secondo Nunziata occorre «ricompattare al più presto le varie anime del nuovo Pd sanlucidano, mettendo da parte le contrapposizioni del passato rispetto al prioritario interesse per la risoluzione dei gravi problemi che affliggono la cittadinanza; puntare alla ricostruzione più organizzata del centrosinistra locale, sforzandoci, se possibile, di realizzarlo con tutte le forze politiche che si richiamano al quadro politico nazionale e regionale; superare l’attuale formula di Progetto San Lucido allargando il tavolo alla partecipazione di altri gruppi che si richiamano all’Unione ed alla coalizione governativa, alla società civile ed al mondo dei giovani, del volontariato e dell’associazionismo».

E al Pd, che «dovrà trovare tutta la coesione possibile», Nunziata assegna un ruolo guida in «un nuovo e meno asfittico Progetto San Lucido che sappia respirare aria rinnovata, fresca e salutare per il paese».


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